VENDETTA D'AMORE di Anna Grieco e Irene Grazzini (Leggereditore)

Autrice: Anna Grieco e Irene Grazzini
Genere:  Storico
Ambientazione:  Inghilterra, 1868
Pubblicazione: Leggereditore, ebook: 2 febbraio 2017, cartaceo: non ancora pubblicato
Livello sensualità: ALTO
Disponibile in ebook: sì, € 4,99

TRAMA: Londra, XIX secolo. La contessina Elizabeth Clarendon ha preso la sua decisione: rinuncerà agli agi del suo rango per fuggire insieme all’uomo che ama, Kenneth, anche se è solo un umile stalliere. Non ha fatto però i conti con il padre, uomo egoista e meschino, che minaccia di far uccidere l’innamorato. Per salvarlo, Elizabeth è costretta ad allontanarlo da sé con l’inganno, a costo di spezzargli il cuore. Un anno dopo, Kenneth è diventato il nono duca di Wellesley e ha un solo pensiero: vendicarsi dell’umiliazione subita. Ma è davvero ciò che vuole? E allora perché l’unica cosa cui riesce a pensare sono quegli occhi di zaffiro capaci di accendergli il sangue nelle vene? Ed Elizabeth, ora che il suo amore è tornato, si ritrova nuovamente attanagliata tra sentimenti e obblighi, in una stretta che le imporrà una nuova scelta.
Ambientato tra gli splendori e le ombre della Londra vittoriana, un romance storico che terrà le lettrici con il fiato sospeso fino alla fine.


Il 30 giugno 2016 il gruppo editoriale Fanucci annunciava un durissimo testa a testa tra due romanzi che si contendevano la vittoria del primo premio letterario Leggereditore. Il 15 luglio venne proclamato vincitore il romance storico vittoriano “Vendetta d’amore”,  scritto da Anna Grieco e Ilaria Grazzini, autrici che avevo già avuto modo di conoscere in un ebook edito da Harper & Collins, ambientato nella Scozia del 1748 (vedi più sotto). Era un libro ben scritto e venato di sfumature paranormal, con qualche sbavatura e alcune idee mutuate da altre scrittrici famose, ma, diciamocelo, nel romance l’originalità è veramente difficile da perseguire.
Di primo acchito anche la sinossi di "Vendetta d'amore" non è originalissima,  ricorda infatti molto da vicino quella di un notissimo romance di Lisa Kleypas “Magia di un Amore”, prequel della serie delle “Audaci Zitelle”. Quello che mi ha fatto storcere subito il naso, però non è stata tanto la storia quanto l’uso della parola “contessina” contestualizzata nella rigidissima tradizione dell’aristocrazia inglese.
Non volendo farmi condizionare da questo primo passo falso ho cominciato la mia lettura. La trama ricalca la migliore tradizione del genere e non è affatto male: la protagonista, nobile e giovane, è innamorata di un popolano ed è costretta a lasciarlo dal padre, debosciato e violento. Ma già nel primo capitolo c’è una gran confusione tra i titoli nobiliari e appellativi dei vari personaggi.
Dispiace rimarcarlo, ma quando si ambienta un romance in un determinato periodo storico e in un paese come l’Inghilterra, bisognerebbe  rispettare le regole dei titoli nobiliari inglesi, universalmente riconosciute. Perciò, il Conte di Clarendon non può diventare Sir Arthur e neanche Lord Arthur Clarendon, ma solo Lord Clarendon. Non si capisce inoltre se Clarendon sia il cognome o il titolo visto che la figlia, erroneamente detta contessina, viene nominata come Elizabeth Clarendon. Il suo appellativo avrebbe dovuto essere Lady Elizabeth, mentre sua madre Lady Clarendon.
Lo stesso discorso vale per Justine, amica di Elizabeth, figlia anch’essa di un conte e personaggio secondario dell’altra storia d’amore descritta nel libro, che si innamora del più caro amico del protagonista: David Fitzgerald. Lui è erroneamente chiamato Visconte ma il figlio di un Visconte non può essere Visconte a sua volta, se non alla morte del genitore. Sarebbe stato corretto chiamarlo l’Onorevole David Fitzgerald.
Il nostro protagonista poi, da umile aiuto stalliere, viene elevato al rango di duca. Forse nelle favole… In Inghilterra i figli dei nobili nati al di fuori del matrimonio, anche se riconosciuti, non avrebbero mai potuto ereditare un ducato, tanto meno a loro insaputa. Per sua stessa ammissione Kenneth, figlio di una lavandaia, è sempre vissuto di espedienti al margine della società ma, nel giro di un anno diventa ricco, ricercato dal ton e perfettamente introdotto nella ristretta cerchia della più alta nobiltà inglese, nonché  esperto in commercio estero.
Un’ultima annotazione… e poi finisco con le critiche storiche: a un certo punto del libro si legge che il Visconte Fitzgerald, padre di David, rientra da un lungo periodo trascorso sul continente come ambasciatore di Sua Maestà la Regina Vittoria…
Capitolo 10
«Figliolo, è tutto pronto per il ricevimento di questo pomeriggio?»
Al suono di quella voce, David alzò la testa dal foglio che stava studiando e lanciò un’occhiata a suo padre, in piedi sulla soglia dello studio, dritto e fiero esattamente come lo ricordava. Un sorriso gli affiorò sulle labbra.Quattro anni.Quattro anni erano passati da quando lord Robert Fitzgerald era partito, con la benedizione della regina Vittoria, come ambasciatore nella lontana Prussia dell’imperatore Francesco Giuseppe. Per tutto quel tempo, David aveva ricevuto sue notizie soltanto per mezzo delle missive che il padre gli inviava periodicamente, promettendo ogni volta che sarebbe tornato ‘non appena la delicata situazione politica lo avesse permesso’. Sì, c’era tutta quella storia del neonato Regno d’Italia a complicare i delicati equilibri europei, ma da parte sua David aveva sempre avuto l’impressione che fosse stato qualcosa di più dell’improvviso amore per la politica a spingere suo padre a lasciare Londra.

Ora, qui non si tratta di finezze stilistiche, ma di semplici conoscenze storiche da scuola media o scuola superiore: Francesco Giuseppe era l’imperatore d’Austria e Re d’Ungheria, il Re di Prussia era Guglielmo I.
Lo so, quelli che noi amiamo leggere non sono saggi, ma se un autore si cimenta in un romance di questo genere, dovrebbe documentarsi sugli usi e costumi e sui modi di dire e di agire di quel determinato periodo. Se non si vuole perdere tempo a fare ricerche in rete o sui libri, si possono sempre scrivere fantasy-storici, come il Trono di Spade, ambientati in un medioevo di fantasia, romanzi steampunk, oppure ucronie o distopie.
Le autrici di storico hanno la responsabilità di rispettare la Storia,  così come dovrebbero fare anche gli editor di una casa editrice quando si trovano tra le mani il manoscritto che hanno deciso di pubblicare. Errori e inesattezze presenti in questo libro, infatti, avrebbero potuto essere evitati  con un po’più  di attenzione e professionalità e, forse, con un po’ di dimestichezza con questo genere, affascinante ma impegnativo.
Un’ultima annotazione, ma non meno rilevante: in tutto il romance troviamo un linguaggio un po’ troppo moderno e poco consono a dei nobili dell’epoca vittoriana. 
In conclusione, le idee alla base della trama di questo romanzo come ad esempio il desiderio di vendetta di Kenneth, la dannazione del Conte di Clarendon e la tensione erotica tra i protagonisti non sono affatto male, ma è la forma a rovinare  tutta l’atmosfera. Non mi sento però di dare l’intera colpa di questi problemi alle autrici;  se ci fossero stati beta readers, proof readers e editor esperti di romance storici, sviste, anacronismi, imprecisioni e linguaggio non consono al ceto sociale descritto si sarebbero potuti evitare facilmente. Sfortunatamente, così com'è, "Vendetta d’amore"come romance Regency per quanto mi riguarda  non è classificabile.







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ANNA GRIECO E IRENE GRAZZINI
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Scozia, 1748 - Venduta dal fratello per scampare alla bancarotta, Lady Julia Harmon giunge in Scozia, nel castello del marito sposato per procura, decisa a non lasciare il proprio destino in mani altrui: lei è una nobildonna inglese fiera e indomita e non permetterà a nessuno, tantomeno a un laird scozzese, di trattarla alla stregua di merce da scambio. L'impatto con la nuova vita non è però semplice: non solo Kieran sembra ignorarla di proposito e gli abitanti del luogo temerla, ma fatti misteriosi funestano le notti di luna piena. Nessuno, tranne lei, sembra preoccuparsene, perfino quando un lupo nero riesce a entrare nella sua stanza da letto e cerca di ucciderla. Julia non è donna da cedere facilmente alla paura e, con il passare dei mesi, riesce a far breccia nei cuori della gente e ad attirare l'attenzione del marito, che prova per lei un desiderio così indomabile che l'unica soluzione è tenerla a distanza. Kieran, infatti, nasconde un segreto terribile che, se scoperto, potrebbe portare alla rovina tutta la sua stirpe...
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LE AUTRICI
Anna Grieco, quarantaquattro anni, è nata e vive in Puglia. Editor, madre e moglie a tempo pieno, le sue più grandi passioni sono la scrittura, la cucina, i libri e le serie tv. Ha diverse pubblicazioni all’attivo, tra le quali la saga Le Cronache degli Arcangeli, edita da HarperCollins Italia, Un principe da (odiare) amare, Sei mia, Vortice di passioni e L’Ordine delle Sette Spade.


Irene Grazzini, classe 1985, è medico e vive ad Arezzo insieme alla famiglia e al suo cavallo Emiltom. La notte ama inventare altri mondi e nuove storie. Collabora con la rivista Fantasy Magazine e ha pubblicato tre romanzi, con i rispettivi prequel: Mutation e Pre-Mutation, I Signori dei cavalli e Il primo sogno di Ishtar e Colpo Grosso, nonché numerosi racconti. 
Il suo sito ufficiale è www.irenegrazzini.it.
Insieme, Anna e Irene hanno firmato per HarperCollins Italia Indomabile desiderio.ConVendetta d’amore fanno il loro esordio nel catalogo Leggereditore.

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Grazie a chi collabora con noi condividendo questa recensione sulle sue pagine social.

9 commenti:

  1. Concordo appieno con la recensione. E non mi metterò a leggere un romanzo pieno di errori simili, un po' per protesta, un po' per principio. Anche io ho avuto modo di leggere 'indomabile desiderio': non mi aveva convinta al 100%, ma tutto sommato non mi era dispiaciuto, forse proprio per quello punta di paranormale che lo rendeva originale

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  2. Fanucci sempre peggio complimenti

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  3. Ricordo che un post su Facebook, relativo all'erroraccio su Francesco Giuseppe (forse era proprio tuo), mi aveva convinto a non acquistare il romance in questione. La recensione mi conforta nella decisione.

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  4. Questo dimostra per l'ennesima volta quanta poca considerazione abbia l'Editoria Italiana per questo genere e per Noi Lettrici,come si possa pensare che sia semplice scrivere uno storico,e che non si pretenda un minimo di dettagli del periodo descritto,che non si sappia,poi certo tutto il resto è romance ok va bene così, ma ben scritto di qualità,né approfittano visto in lingua Italiana la carenza di scelta..Mi spiace che la Leggeditore aveva iniziato bene con questo genere,per poi dimenticarlo o quasi con sporadiche pubblicazioni che non ho più acquistato, spero ci ripensi,ma naturalmente le nostre opinioni non contano per Loro,diversamente non ci troveremo a questo punto...Grazie per la recensione e continuate così, Io diversamente probabilmente vista la trama accattivante lo avrei acquistato...

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  5. Avevo già ordinato il libro in uscita il 23 febbraio ma proprio stamattina dopo aver letto la recensione l'ho disdetto. E mi dispiace molto perché adoro i romance storici. Il poco riguardo che diverse case editrici dimostrano verso i lettori mi fa arrabbiare non poco, visto anche il costo dei libri. Non se ne può più di romance poco accurati, di refusi, di lingua italiana martoriata e di copertine che nella quasi totalità dei casi nulla hanno a che vedere con l'opera in questione. Perché non rifarsi a quelle straniere che sono sempre così accattivanti? Inoltre, e concludo lo sfogo, scrivere uno storico non è affatto facile. Si presuppone che ogni autore prima di cimentarsi in una tale prova si documenti, studi, approfondisca la materia. La questione dei titoli nobiliari inglesi poi è esemplare. Più di una volta ho riscontrato inesattezze nell'attribuire un titolo piuttosto che un altro. E una ripassata agli eventi storici o personaggi famosi è d'obbligo. Grazie ancora una volta al blog per il prezioso lavoro che svolge.

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    1. Cara Lady grazie dei complimenti, noi ce la mettiamo tutta. E spero sia chiaro a chi legge che il nostro intento non è mai affossare questa o quella autrice, ma puntare alla qualità del prodotto per cui chiamiamo in causa anche e soprattutto la casa editrice. Se queste autrici si fossero autopubblicate la colpa della poca accuratezza sarebbe interamente loro.In questo caso c'è una CE di mezzo, una CE che ci ha anche regalato un gran numero di bei romanzi, ma che in questo caso, purtroppo,non ha lavorato come avrebbe dovuto sull'editing.
      Inoltre, concordo con te che scrivere regency è tutt'altro che facile, forse le autrici avrebbero dovuto scegliere un altro genere con cui cimentarsi. Ci saranno poi sicuramente lettrici che apprezzeranno il romanzo al di là dei vari errori, ma da Debora del genere Samantha non è riuscita a dare al romanzo un giudizio, semplicemente perché NON É un regency.

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  6. Ottima recensione, grazie, avevo infatti il sospetto che fosse proprio come tu l'hai descritto. Complimenti per il coraggio nel leggerlo, io confesso di essermi fermata alla sinossi, più precisamente alla parola "contessina", mi è venuta la pelle d'oca, come a scuola quando il gesso scorreva male sulla lavagna.

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    1. Esempio perfetto delle sensazione Lady....brrrrrrrrrrrr!!!

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  7. Al di là degli errori storici macroscopici,io ho interrotto la lettura di questo libro perché il linguaggio Dei personaggi è fastidioso, stonato, anacronistico per i tempi e per la classe sociale ivi rappresentata.Suona, almeno per me,tutto sbagliato. È come se in un contemporaneo si facessero parlare i protagonisti come altolocati di fine secolo.

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