E INFINE LA BESTIA INCONTRO' BELLA di Viviana Giorgi (Emma Books)

E INFINE LA BESTIA INCONTRO' BELLA
Autrice: Viviana Giorgi
Genere: Contemporaneo
Ambientazione: Denver (Colorado), USA
Pubblicazione: Emma Books;  14 dicembre 2016, pp.364, solo in ebook: € 4,99
Livello sensualità: MEDIO

TRAMA: Ray predatore Raider, attaccante di punta degli Ice Breakers di Denver, è un uomo arrabbiato, più furioso di una bestia feroce chiusa in gabbia. E non che non ne abbia ragione. In un assurdo incidente automobilistico non solo si è fracassato un ginocchio, cosa che non gli permetterà mai più di stringere un bastone da hockey, ma ha pure investito un bambino. Il piccolo giace ora in coma in un letto di ospedale e lui darebbe anche l’altro ginocchio perché si risvegliasse…
Bella Satton scrive di moda sulle pagine del “Tribune” di Denver, ma non ne può più di abiti e stilisti. Così, quando il direttore le offre di prendere parte alla misteriosa Operazione Grande Fratello, lei accetta senza pensarci troppo: in un periodo in cui la privacy di tutti è minacciata da un onniveggente occhio digitale, Bella dovrà letteralmente sparire per un mese e dimostrare così che chiunque può trasformarsi in un’ombra invisibile. Ci riuscirà?


Una bella commedia divertente. Bella e Ray si incontrano in un ripostiglio di un ospedale. Tutti e due non vogliono farsi vedere dai giornalisti per ragioni diverse. Lei, per una scommessa, deve essere irrintracciabile per un mese da tutto ciò che un hacker può fare per seguire una persona attraverso carte di credito, telefonate dal cellulare o telecamere sparse in tutta la città, lui è un giocatore di hockey molto noto, fermo da due mesi a causa di un incidente.
E così inizia un'avventura che li porterà a cambiare la loro vita.
Come sempre la Giorgi rende una storia accattivante, allegra, ricca di brio e con personaggi principali e di contorno molto simpatici e attraenti. Nel leggere il romanzo scappa qualche risata visto che i dialoghi sono frizzanti tanto da vedere davanti agli occhi Bella, Ray e tutti gli altri attori in un ambiente molto particolare. E' un libro fresco, semplice, che tratta i sentimenti e la passione con rispetto. I vari personaggi sono ben tratteggiati e mi sono ritrovata a pensare che mi piacerebbe visitare questo paese montano "fantastico" dal bellissimo panorama.
Lo consiglio decisamente.







COME INIZIA IL ROMANZO...
15 ottobre 2015
Denver
 

I tacchi di Bella risuonavano impertinenti sul corridoio di finto marmo. Dodici centimetri. Semplicemente un altro strumento per non sentirsi persa, e non solo fisicamente, in un mondo di gargantua. Temibili, paurosi gargantua.
Per Bella riuscire a fissare il prossimo negli occhi – quasinegli occhi in caso di superamento della barriera dei 180 centimetri – era una necessità e spesso ci riusciva solo grazie alle Jimmy Choo o alle Manolo, un fringe benefit che la sua posizione di responsabile della moda del Denver Tribune le assicurava. Gli stilisti, compresi Choo e Manolo, la omaggiavano delle loro ultime creazioni? Lei certo non le rifiutava.
Come ogni mattina alle nove si infilò nell’ascensore più per darsi una controllatina allo specchio che per risparmiarsi la rampa di scale che la separava dall’ultimo piano, quello della direzione.
Sì, era tutto a posto, camicetta di seta bianca e gonna nera, più le Jimmy Choo di vernice rossa da togliere il fiato. Capelli castani appena ondulati sciolti sulle spalle, perle alle orecchie e al collo, un po’ di mascara sulle ciglia a evidenziare i suoi occhi verdi, e labbra più rosse del diavolo, in perfetta nuance con le Jimmy Choo. Il solito travestimento, insomma, che l’avrebbe messa al sicuro da ogni tentativo dei suoi colleghi di irrompere nella sua vita.
Branco di animali.
E che la chiamassero pure Miss Algida o Ghiacciolo alla moda o, ancora, 32, sottintendendo Fahrenheit (ovvero il punto di congelamento dell’acqua), o Italian Job – lavoretto italiano – sottintendendo qualcosa di più volgare, la cosa non la toccava per nulla. Forse solo un pochino, ma se ne infischiava.
L’ascensore si fermò e le porte si aprirono portando sino a lei il vocio dei suoi colleghi, probabilmente intenti a bere caffè e a rimpinzarsi di ciambelle. Dio! Sembrava che non vivessero che per i carboidrati, quando lei…
Una sola ciambella – non che non ne avesse una voglia sconfinata – e forse sarebbe ricaduta nel tunnel di Hänsel e Gretel, come lo chiamava lei. No, meglio neanche sniffarli i carboidrati se voleva che il suo fisico, che un tempo lei trattava così male, rimanesse abbastanza elegante e sottile da oscillare senza difficoltà su delle vertiginose Jimmy Choo o da permetterle di fasciarlo nell’ultima creazione di Donna Karan.
Ecco la sala riunioni. Prese un gran respiro ed entrò.
Caporedattore e capiservizio, tutti con un iPad davanti, tutti collegati in Rete.
«Buongiorno!» salutò con un bel sorriso, appena spruzzato di sarcasmo.
«Ciao 32!»
«Chissà perché all’improvviso si gela…» commentò il responsabile dello sport, suscitando qualche risata.
«Ghiaccioli in questa stagione?» chiese un altro.
«I ghiaccioli italiani sono i migliori, non lo sapevi?» rispose un altro ancora, riferendosi alla nazionalità di Bella.
La quale, come tutte le mattine, non diede alcun segno di offendersi o anche solo di prendersela un pochino. Sorrise fingendosi divertita dallo sfottò e con un «Molto spiritosi, come sempre» andò a servirsi una tazza di caffè, sforzandosi di non guardare le ciambelle.
Che si fottessero anche quelle.
Prese posto vicino a Elizabeth e Maddie, gli altri due esseri umani nella stanza privi di cromosoma Y.
«Sei uscita con quel Tom, ieri sera?» le chiese Maddie mentre il direttore faceva il suo ingresso nella sala come se fosse inseguito da un Attila piuttosto inviperito invece che dalla sua assistente.
«Mark, si chiama, e sì, ci sono uscita.»
«Ehhhhh?» si inserì Elizabeth curiosa.
«Ehhhh… niente.»
«Neppure un bacio? Così, tanto per provare se ti scongelava un po’.»
Bella alzò gli occhi al cielo ripensando a come l’avesse liquidato prima che lui potesse solo pensare di baciarla.
«Se le signore fossero così gentili da concedermi la loro attenzione…»
La voce in falsetto del direttore.
Lewis-faccia da schiaffi-Cards, a essere gentili. Ribattezzato House of Cards non per niente, visto che avrebbe ucciso la madre per salire un gradino, anche uno piccolo piccolo, nella scala del successo.
Non lo sopportava più.
Del tutto ricambiata, visto che lui non sopportava lei dopo che, udite udite, aveva osato respingerlo. Da quella sera nel suo ufficio, un paio di mesi prima, quando si era liberata di lui con un ceffone e lui l’aveva definita stronza di merda, una tautologia tanto inutile quanto poco raffinata, anche il loro rapporto professionale si era comprensibilmente arenato. Da allora Cards aveva cominciato a tormentarla affidandole compiti da poco, che non solo con la moda e lo stile non avevano niente a che vedere, ma che avevano spesso lo scopo di umiliarla. Notiziole tappabuchi che neppure uno stagista del blog del giornale avrebbe accettato di scrivere.
Mobbing?
Forse. In ogni caso niente che non potesse affrontare dopo essersi passata sulle mani una bella dose di disinfettante.
Così, senza mai smettere il tacco dodici, aveva accettato di stare al gioco di quell’omuncolo, anche perché, se non l’avesse fatto, Cards sarebbe stato più che felice di liberarsi di lei e del ricordo di quelle cinque dita stampate sulla faccia.
«Cominciamo…»
Il solito confronto con i giornali della concorrenza, le solite invettive per le notizie bucate e la soddisfazione per gli scoop, il tutto prima che il caporedattore prendesse la parola, seguito, uno dopo l’altro, dai capiservizio. Insomma, la solita trafila per mettere a punto l’edizione dell’indomani.
Ogni volta era come un puzzle da comporre, lavoro affascinante ma irto di difficoltà, dove la diplomazia del caporedattore era essenziale per evitare duelli all’ultimo sangue fra i suoi sottoposti. Esteri contro interni, politica contro cultura, spettacolo contro cronaca, salute contro costume, sport contro tutti.
Non era un tipo di tenzone che coinvolgeva Bella, e non solo perché amava il quieto vivere.
In fondo era caposervizio di se stessa e di un paio di freelance e sapeva che i suoi pezzi avrebbero trovato spazio se e forse ci fosse stata un’esigenza pubblicitaria o fosse rimasta libera una mezza pagina, a volte tra gli articoli di costume, a volte tra le pagine della cultura o della cronaca. Sapeva anche che, come sempre, quella mattina sarebbe stata l’ultima a esporre la sua scaletta, che non prevedeva che un’intervista al responsabile di un’importante boutique della città. Una vera barba, ma il negozio spendeva ogni anno un sacco di soldi in pubblicità e bisognava tenerselo buono.
Ma non sarebbe andata sempre così. Per quanto adorasse il suo mestiere, era stanca della moda, voleva scrivere di qualcosa di più stimolante delle ultime sfilate.
Fingendo di seguire la programmazione sul suo iPad, si stampò un’espressione interessata sul volto e attese pazientemente il suo turno che, puntuale, arrivò mentre gli altri capiservizio già cominciavano a raccogliere le proprie cose per correre in redazione e assegnare i pezzi ai redattori.
Come al solito parlò senza essere ascoltata da nessuno, tanto che, se avesse affermato che gli uomini la prossima stagione avrebbero indossato crinolina e corsetto, nessuno se ne sarebbe accorto. Il suo pezzo venne come sempre approvato visto che i suoi articoli procuravano al giornale un discreto apporto pubblicitario. E a quel punto, come da manuale, altri pezzi, benché non di sua competenza, le piovvero addosso come tante mannaie. D’altronde, la sua temperatura esterna poteva essere sì di 32 gradi Fahrenheit, ma quando si trattava di riempire i vuoti nelle scalette dei suoi colleghi, di colpo diventava la cocca di tutti. ...
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L'AUTRICE
Ex giornalista, milanese, amante dei bassotti e dei gatti rossi, Viviana Giorgi scrive per lo più commedie romantiche contemporanee, più speziate che sfumate, con eroine decise, ma un po’ imbranate e non certo sofisticate, ed eroi gloriosamente da sballo. Tra una romantic comedy e l’altra, ogni tanto si lascia tentare anche dal lato più sorridente e vivace del romance storico, suo primo indimenticato amore. Il lieto fine per lei? Obbligatorio e altamente glicemico, sia che la sua eroina vesta in jeans o in stile impero. Perché, come ripete spesso: se si deve sognare, meglio farlo alla grande, no?Per Emma Books ha pubblicato romanzi e novelle.

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1 commento:

  1. Grazie Iaia, e grazie Biblioteca Romantica! Che bella recensione!
    Auguro a tutte un anno felice, pieno di belle letture.
    Un abbraccio
    Viv

    RispondiElimina

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