Christmas in Love 2016 : "A NATALE TUTTO E' POSSIBILE" di Mariangela Camocardi


IL SECONDO RACCONTO DI CHRISTMAS IN LOVE 2016 E' FIRMATO DA MARIANGELA CAMOCARDI, VERA ANTESIGNANA DEL ROMANCE ITALIANO, CHE SIAMO FELICI E ONORATE DI OSPITARE NELLA NOSTRA RASSEGNA NATALIZIA.
CONOSCIUTA E APPREZZATA SOPRATTUTTO PER I SUOI ROMANZI STORICI, IN "A NATALE TUTTO E' POSSIBILE" MARIANGELA HA VOLUTO REGALARCI UNA ROMANTICA STORIA CONTEMPORANEA...BUONA LETTURA!



Zoe indugiò alcuni istanti sul portone quando scese in strada. Appendevano le luminarie per le festività di fine anno e sorrise notando che, invece delle solite girandole o arabeschi, erano state scelte delle figure angeliche, con l’aureola e fluttuanti tuniche. Gli angeli erano perfettamente in carattere con il periodo dell’Avvento che si approssimava, e a lei era sempre piaciuto il periodo natalizio. La gente era più cordiale e ai bambini brillavano gli occhi davanti alle vetrine scintillante di luci dei negozi di giocattoli. Zoe aveva ancora la casa delle bambole, una serie di Barbie abbastanza mal ridotte, i pattini e altri giochi che aveva voluto conservare. La sua infanzia era costellata di Natali indimenticabili. Mamma era una giovane vedova e per Zoe, di anno in anno, aveva voluto rendere speciale quella ricorrenza che riuniva le famiglie davanti a presepi e abeti addobbati. Se n’era andata presto anche lei, lasciando un vuoto che pulsava ancora di rimpianto.
Era riuscita a superare la tristezza dedicandosi ai personaggi di fantasia che animavano le fiabe che lei scriveva e illustrava da sé, inserendoli in mondi immaginari dove tutti erano felici e contenti. Pubblicare storie destinate ai piccoli era un vero privilegio per Zoe. Non esisteva un lavoro più adatto e altrettanto appagante per la sua vena creativa. Certo, non guadagnava cifre astronomiche ma per lei andava bene lo stesso. Le rinunce non le pesavano e preferiva una comoda tuta a un abito da sera. La invitavano con regolarità nelle scuole materne per raccontare ai bimbi le straordinarie avventure dei simpatici Ghirigori, gli gnomi di una serie che era particolarmente gradita ai ragazzini, ma anche l’unicorno Clovis era molto quotato dai ragazzini dell’asilo, talmente spontanei e traboccanti di energia che Zoe si congedava da loro con una bella scorta di buonumore.
Come sempre il visetto di Awad le saettò nella mente, e a Zoe sentì una stretta al cuore pensando a lui e a Uday.
Avrebbero potuto essere insieme, adesso, e invece...

**
Era in un asilo privato che aveva conosciuto Awad, un ragazzino di quattro anni dalla pelle color caffelatte e gli occhi scuri come la polvere di cacao, mobilissimi. Inizialmente lui l’aveva ignorata ma Zoe gli sorrideva ogni volta che incrociava il suo sguardo. La maestra le aveva confidato che era un bambino dal carattere chiuso e, oltretutto, sembrava nutrire un’estrema diffidenza verso gli estranei. I suoi compagni, al contrario, le si affollavano intorno non appena lei spuntava carica di libri da regalare loro alla fine della rappresentazione, battendo impazienti le manine quando accendeva il computer per proiettare le immagini di fate, folletti e streghe che, sullo schermo del salone, davano vita a una favola animata. Lei aveva montato diversi video per divertire il suo pubblico, ma Awad si isolava di proposito continuando a disegnare per conto suo. La direttrice dell’asilo, amica di Zoe, le aveva confidato che era il papà a occuparsi del figlioletto. Lia non avrebbe saputo dire se fosse divorziato o altro. Sui documenti il nome della madre non era menzionato e il padre del bambino, uomo ombroso quanto Awad, se non di più, oltre che scarsamente loquace, si era limitato a riferire che l’unico genitore era lui, senza spiegare perché.
Zoe non faceva alcuna fatica a coinvolgere i suoi spettatori nelle spassose peripezie di Clovis, il goffo puledro di unicorno che ambiva volare ma che non sapeva usare le ali e ne combinava di belle, mentre tentava di librarsi nel cielo. I bambini l’ascoltavano rapiti e non si perdevano una virgola su come Madama Aquila, Mister Falco e i Germani reali tentassero invano di insegnargli un metodo per scorazzare nell’infinito, proprio come facevano loro, con un esito disastroso. La quarta o la quinta volta che Zoe si era presentata nella classe di Awad per proiettare un recente video di Clovis, a un certo punto si era resa conto che lui si era avvicinato e, l’espressione concentrata, osservava affascinato i salti all’insù e le buffissime capriole dell’impacciato unicorno. Una strana emozione si era impadronita di lei. Era contenta di essere riuscita a colpire la curiosità di quel ragazzino così poco disposto ad aprirsi agli altri. La sua maestra doveva aver pensato la medesima cosa perché appariva altrettanto piacevolmente stupita.
Da allora lei e Awad avevano fatto amicizia e Zoe aveva ammesso con se stessa di avere un debole per lui. Strappargli un sorriso la colmava di una gioiosa, intima soddisfazione, e benché fosse sempre stata estremamente scrupolosa nell’approcciarsi in modo imparziale ai suoi giovanissimi amici, con Awad doveva trattenersi dall’abbracciarlo. Quando lui le aveva fatto omaggio di un coloratissimo disegno a pennarello che li ritraeva insieme su un prato verde punteggiato di fiori variopinti, si era commossa e gli aveva dato un bacio. Il lato materno di Zoe prendeva il sopravvento con Awad, e quello, ne era consapevole, la induceva ad agire quasi irrazionalmente nei riguardi di un cucciolo dal carattere introverso e affamato di tenerezza. Amava i bambini e non avendone di suoi, compensava quel bisogno stando il più possibile a contatto con quelli altrui. Avrebbe voluto averne almeno tre, come sognava dall’adolescenza, se il bilancio sentimentale non fosse stato un fallimento conclamato. Era esteticamente banale, con curve taglia small e un fondoschiena che difficilmente attirava l’ammirazione maschile. Aveva il fisico androgino ereditato dalla mamma, più che
uno alla Marilyn Monroe, e in un mondo nel quale l’apparenza contava più della sostanza, le conquiste latitavano. Zoe non si era mai crucciata di non poter ambire al titolo di miss Universo e tagliato il trentasettesimo traguardo da single, si era rassegnata al fatto che sul versante fidanzati, per ciò che la riguardava, scarseggiava la materia prima. Nessun spasimante avrebbe sgomitato per lei e l’unico vero rammarico era la mancanza di un figlio, questo sì. Aveva riflettuto sulla fecondazione assistita, ovviamente, per poi scartare con decisione quell’opportunità. Era un’idealista e una romanticona vecchio stampo, di conseguenza il concepimento, per il suo modo di vedere la vita, doveva essere qualcosa di naturale, creato cioè da un atto d’amore tra un uomo e una donna. Il desiderio di essere madre era destinato a restare inappagato, quindi, e il potenziale affettivo che lei aveva da offrire sarebbe rimasto inutilizzato in quel suo cuore che nessuno voleva. ...

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A NATALE TUTTO E' POSSIBILE



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APPUNTAMENTO A GIOVEDI' 22 DICEMBRE PER UN NUOVO RACCONTO INEDITO DI CHRISTMAS IN LOVE 2016 ...PASSATE PAROLA E NON MANCATE!


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