NEL NOME DEL PADRE di Edoardo B. (ErosCultura) - Recensione


Autore: Edoardo B.
Casa Editrice: ErosCultura – 21 settembre 2016
Genere: M/M contemporaneo
Ambientazione: Veneto – Italia 
Pagine: 315
Livello di sensualità: MOLTO ALTO
Prezzo: € 5.99 e-book solo su Amazon
Parte di una serie: No

TRAMA: Un romanzo sull’amore e sesso tra uomini. Nulla di nuovo. Un romanzo sul sesso dei sacerdoti gay. Nulla di sconosciuto dopo i tanti coming-out di preti coperti dalla lobby gay del Vaticano, però scritto bene, molto bene da un giovane autore veneto che sa evitare la blasfemia e ci propone una storia di vero amore tra un sacerdote, che amerete per la sua simpatia e umanità e un suo giovane parrocchiano, affamato più di affetto che di sesso, nonostante le apparenze. Una bella storia, emozionante e assai verosimile, passionale come sempre deve essere l’amore, anche tra sessi identici, basta solo che sia sincero, e quello tra Mauro e Luca lo è di certo. A chi avesse qualcosa da ridire, rammentiamo le parole di Papa Francesco sui gay: “CHI SONO IO PER GIUDICARE?” Ricordatele sempre. ADATTO A UN PUBBLICO ADULTO

Per giudicare un uomo bisogna almeno conoscere il segreto del suo pensiero, delle sue sventure, delle sue emozioni. (Honoré de Balzac)
Attenzione spoilers!

Come possiamo noi essere giudici di chiunque, solo in base a ciò che gli occhi vedono? Eppure è un male comune, il giudizio, quella smania irrefrenabile di puntare il dito e trarre conclusioni perché abituati a incasellare le persone e gli accadimenti secondo schemi prestabiliti da una società che impone norme, veti e divieti, non solo per ciò che riguarda il benessere comune, dove la regola è essenziale, quanto invece per ciò che riguarda il privato di ognuno di noi.
La storia a cui ci troviamo di fronte è bene espressa dalla sinossi; don Mauro, un prete di trentotto anni, è in forze in una piccola parrocchia di circa settecento anime, è un uomo gay che non rinnega gli impulsi e che espleta il suo incarico con cura e dedizione. A un certo del romanzo le sue parole circa la sua vocazione danno una chiave di lettura del tutto particolare, ma significativa, del perché abbia scelto la strada del sacerdozio:
«No, non ho avuto nessuna vocazione. Non che sia così per tutti. Ne ho conosciuti di seminaristi davvero convinti. […] Tuttavia, certi, come me, lo fanno per mestiere. Non è male essere preti sai? Si fa una vita piena ma tranquilla, si aiutano le persone… e concluso il mio lavoro posso divertirmi a modo mio.»
È un uomo che vive il quotidiano con dovizia e serietà, ma è anche consapevole che è un essere umano e, per definizione imposta, debole, che di fronte agli impulsi sessuali non intende trattenersi. Ha perciò una doppia vita, quella del prete e quella del single che va a caccia di uomini.
Dall’altra parte abbiamo Luca, un teenager cresciuto troppo in fretta, con una famiglia disagiata alle spalle, una madre alcolizzata e una sorella più piccola di cui prendersi cura. Questo quadro però non lo mette in una situazione di bravo ragazzo che matura conoscendo bene la fatica di andare avanti con pochi soldi e tante responsabilità. Per niente. Luca è un quasi diciasettenne arrivista, furbo, egoista e presuntuoso. Tutte caratteristiche dovute probabilmente anche all’età; la presunzione stessa che sfodera sempre di fronte a Mauro è frutto di un egocentrismo tipico degli adolescenti, che vogliono tenere la situazione sotto controllo con la sfrontatezza e i capricci.
«Tu sei mio perché l’ho deciso io molto prima che ti mi vedessi.» Un bacio a stampo. «Ti ho fatto mio non appena mi hai visto, ricordatelo sempre. Nessuno mi guarda come mi guardi tu.»
I punti di rottura di questo romanzo sono principalmente due: la promiscuità in cui vive don Mauro e il gap generazionale. Non credo che Mauro sia un prete atipico nel suo genere, credo piuttosto che mettere certe situazioni nero su bianco sia stato atipico, nonché coraggioso. Da sempre è pensare comune che un prete non possa vivere in castità e gli accadimenti degli ultimi anni, all’interno del mondo ecclesiastico, hanno avvalorato questa tesi. Quello che, al limite, avrebbe potuto destare scalpore, è il gran numero di preti omosessuali, ma se si guarda il fatto che la chiesa è totalmente maschile, questo non dovrebbe essere così strano. L’autore ha costruito un personaggio che si accosta moltissimo alla realtà, ha dato un’impronta al prete e all’uomo in maniera equilibrata, unendo le due parti senza creare attrito tra di loro. Don Mauro non vive di sensi di colpa, non ha remore nel cercare il sesso, non nasconde quello che è, se non ai parrocchiani, ma nello stesso tempo svolge le sue funzioni da ministro, ha a cuore le sorti delle persone accanto a lui e vive il sacerdozio in tutte le sue parti.  Non che tutti i preti agiscano così, ma, a mio avviso, quando uno di loro decide di assecondare le pulsioni fisiche, è questa la vita che conduce.
Il fatto che Luca sia minorenne è destabilizzante e preoccupante, ma fino a un certo punto. Man mano che la storia prosegue abbiamo una visione di Luca piuttosto inquietante, a causa della realtà cruda che è la sua vita. Per buona parte del libro il ragazzo sembra quasi anaffettivo, incapace di provare sentimenti sinceri, salvo poi rivelarsi verso la fine, quando il suo mondo crolla a causa della morte della madre. È un personaggio dalle mille sfaccettature, molto più complesso di Mauro, e più lo si conosce, meno si pensa a quella che è la sua vera età. Luca sceglie la via più facile (forse) per ottenere ciò che vuole: si prostituisce per soldi, ma non solo perché in casa sua scarseggiano il cibo o i vestiti, lo fa anche fa il superfluo, per i vizi e perché gli piace il sesso. Anche se l’incontro con don Mauro ha un impatto forte su di lui, non cambia modo di vivere, anzi, usa il ricatto emotivo per trattenere accanto a sé l’uomo.
"Nel nome del Padre" è un libro complicato, dove viene messa a nudo quella parte di vita del clero che per secoli è stata occultata accuratamente. Certo, alcune situazioni potrebbero sembrare forzate; quando la parte spirituale viene deposta e rimane quella umana, l’uomo si presenta per quello che è, sia esso un semplice prete, o un vescovo. Non è sicuramente un libro politicamente corretto, non ci sono le mezze misure o le scusanti per determinate situazioni, solo la realtà dei fatti che più volte anche la cronaca ha portato alla luce. D’altra parte, credo che l’autore volesse dare la visione di uno spaccato di vita, che fino a qualche tempo fa era impensabile che ci fosse o, se se ne sospettava l’esistenza, veniva taciuta in virtù di quella morale cattolica che la chiesa impone.
La costruzione dei personaggi è graduale, alcune delle caratteristiche che permettono di avere un’opinione positiva su di loro, nonostante tutto, vengono fornite al momento opportuno, man mano che la storia prosegue. È difficile non provare simpatia per Luca, a dispetto del suo atteggiamento a volte irritante, sfrontato e soprattutto scostante. È un ragazzo un po’ dispotico e arrogante, che pensa di avere il coltello dalla parte del manico, poiché conosce la profondità dei sentimenti che Mauro prova per lui, ma che deve piegarsi alla sua minore età, quando la sua vita viene sconvolta dalla morte della madre. È lì che lo si rivaluta per l’adolescente che è, in balia di situazioni più grandi di lui, anche se alcune create da lui stesso. È lì che, seppure senza palesarli, dimostra quali siano veramente i suoi sentimenti nei confronti di Mauro e quanto profondamente siano radicati in lui.
Ho letto vari commenti in giro sui social dove si chiedeva all’autore il proseguo della storia. Se posso esprimere la mia opinione, direi di no. Il finale è dolce amaro, ma assolutamente credibile. La scoperta dell’amore reciproco, la disperazione di Mauro per la perdita dell’unico ragazzo di cui si sia mai innamorato, a causa del trasferimento a casa dei parenti, l’inflessibilità di Luca nel voler troncare ogni cosa, poiché i rapporti a distanza logorano, e poi, a distanza di due anni, una volta maggiorenne, Luca che ritorna, perché Mauro è il suo uomo. Ecco io non credo che ci sia bisogno di altro. Non abbiamo bisogno di sapere se Mauro lascerà il sacerdozio, se proseguiranno la loro vita insieme o meno. Qualunque sia il modo in cui decideranno di continuare le loro vite, sarà una decisione che riguarderà soltanto loro. Io personalmente non sento la necessità di saperlo.
Questo libro ha creato parecchio scalpore per l’argomento trattato poiché ci sono due tabù piuttosto forti, a farla da padrone: un prete, un minorenne. Non mi sono posta nessun limite prima di cominciare a leggerlo, non ho letto recensioni e ho evitato gli spoiler, proprio per non avere preconcetti né idee già formate, perciò non sapevo cosa mi aspettasse. Quello che è certo è che non ho trovato morbosità o stupro. C’è indecenza, erotismo, promiscuità, corruzione, il tutto inserito in una bella trama, con un buon sviluppo, con delle situazioni oltre il limite della morale comune, ma ben strutturate e motivate. Di certo non posso dire che sia un libro adatto a chiunque, perciò il mio ‘leggetelo che ne vale la pena’ è rivolto a una determinata fetta di lettrici che possono trovare piacevole questo tipo di lettura. Posso dire anche che il mio giudizio è più che positivo, poiché l’autore ha saputo districarsi in situazioni spinose con garbo, senza scadere nel ridicolo e nei luoghi comuni.









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L'AUTORE
Edoardo B., classe ’89, è un perfezionista con l’animo del sognatore. Neolaureato in Psicologia, le sue passioni sono il cinema, la letteratura e le lunghe camminate all’aria aperta. Da buon veneto, ama anche il Prosecco. Scrive con costanza da tempi immemori e dal 2011 è moderatore di uno dei più frequentati forum italiani di aspiranti scrittori. Questo (Nel nome del Padre) è il primo romanzo che pubblica.

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2 commenti:

  1. Sono l'editore di Eroscultura e di conseguenza del romanzo Nel nome del Padre, vorrei ringraziare Alexandra per il fatto di aver perfettamente compreso il senso di questo stupefacente romanzo. Se la mia CE si chiamasse Mondadori, oggi tutta Italia ne parlerebbe e forse io dovrei evitare di transitare per piazza San Pietro... invece sono orgoglioso di aver pubblicato un romanzo coraggioso, che ha richiesto 3 anni di lavoro, di studio dei dettagli, di approfondimenti, piccola frecciatina verso chi spesso autopubblica romanzi scritti in 3 mesi, anche se c'è posto per tutti. Ho pubblicato altri 150 ebook, spero che mi leggerete ancora.

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  2. Caro Daniele, se la sua CE si chiamasse Mondarori, un libro così non lo avrebbe pubblicato, ci sono troppe variabili di mezzo e troppe persone da tenere buone ;) Ma sono felice che lo abbia fatto lei con ErosCultura, così io ho potuto conoscere e apprezzare Edoardo e il suo stile davvero brillante, perché, al di là della storia, che può o meno piacere, l'autore ha delle ottima capacità di scrittura.

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