NON ANDARE VIA di Sharla Lovelace


UN LIBRO CHE AVREBBE POTUTO PASSARE INOSSERVATO NELL'INSIEME DELLE VARIE USCITE ROMANCE DEL MOMENTO, SE NON SE NE FOSSE PARLATO PER CASO SU UN GRUPPO FB, MENTRE SI TRATTA DI UNA STORIA CHE UNA VOLTA TANTO NON PARLA DI ADOLESCENTI O POST ADOLESCENTI MA DI PERSONE MATURE... KEIKO E SAMANTHA L'HANNO LETTO E CE NE PARLANO.

Autrice: Sharla Lovelace
Titolo originale: Don't let go
Traduttrice: Marialuisa Amodio
Genere: Contemporaneo
Ambientazione: Copper Falls, Texas (USA)
Pubblicazione originale: Montlake Romance, giugno 2015, pagg. 352
Pubblicazione italiana: Newton Compton, agosto  2016, pagg. 337 ,
Parte di una serie: No
Livello di sensualità: Medio
Disponibile in ebook : Si, euro 0,99
Riconoscimenti: Vincitore del  ''Kindle Book Award for romance 2014''

TRAMA: Noah Ryan e Jules Doucette stanno insieme da sempre, prima come migliori amici di infanzia, poi come giovani amanti. Hanno programmato tutto il loro futuro, ma un’incredibile decisione finisce per separarli. 
Ventisei anni dopo, Jules sta vivendo la vita che qualcun altro ha pensato per lei. Gestisce il negozio di sua madre, vive in casa sua, segue le sue regole e tiene i segreti che lei le ha fatto seppellire. 
Poi Noah torna a casa, e porta il caos. Il suo ritorno fa molto di più che risvegliare vecchi ricordi: costringe anche Jules a guardare la sua vita con occhi nuovi e scoprire segreti di cui non sospettava l’esistenza. Ma il potere del vero amore può trionfare su anni di dolore e bugie?



Strano imbattersi di questi tempi in un romance che abbia dei protagonisti veramente adulti avendo Noah e Jules più di quarant'anni. Strano, anche, che data la loro età non abbiamo a che fare con il solito milionario arrogante e disturbato e con la sua fedele e sottomessa ancella. Ci troviamo,invece, sorprendentemente di fronte ad una storia realistica di perdita, bugie, maturazione e immenso amore, di quell'amore che supera gli anni e la lontananza, immutato nella sua grandezza ma adesso consapevole degli errori commessi e proprio per
questo finalmente realizzabile ed indistruttibile.
Noah e Jules si sono conosciuti bambini, cresciuti insieme, si sono innamorati negli anni sognanti dell'adolescenza ma un evento più grande di loro scombina il normale corso delle loro vite e li farà separare per più di 20 anni. Il romance prende il via proprio da questo nuovo incontro, lui più duro e freddo per la vita militare che ha condotto, accompagnato nel suo ritorno a casa da una fidanzata più giovane ed incinta. Jules, divorziata e madre di una figlia adolescente e problematica, passa il suo tempo tra casa e il lavoro nella libreria di sua proprietà, intrattenendo una relazione con un uomo che desidera ma non ama, turbata però da rimpianti e ricordi.
Ciò che avviene per il resto del libro è l'evoluzione lenta del loro riscoprirsi, parlando di ciò che è stato, cercando inizialmente di andare avanti con le loro vite odierne tenendo però a bada un'attrazione che non si è mai sopita. Pian piano vengono fuori delle scomode verità circa gli eventi passati che li farà riflettere sugli errori commessi e sulle possibilità perdute. Un romance intenso, intimista, romantico, profondo nelle tematiche e soprattutto scritto in modo tale che tutti gli elementi che lo compongono raggiungano il lettore con la giusta forza. Un libro che fa commuovere ed intenerire, che emoziona a tutto tondo e che vale la pena di leggere per ricordarci come un buon romance possa essere una lettura che scalda il cuore.

*****

Domenica mattina di fine Agosto, caffè biscotti e smartphone, stavo vagando su facebook quando mi imbatto in un titolo che non conosco, ma che alcune persone avendolo già letto definisco molto bello. Che faccio? Provo a leggerlo?
Certo la copertina non invita proprio: due ragazzotti che si baciano, uguale a centinaia di altre di questo editore. Leggendo la sinossi però la mia attenzione viene subito catturata, si tratta di una storia sulle seconde possibilità, le mie preferite.
Jules e Noah si sono amati da adolescenti, un sentimento puro e totalizzante, che non ammette errori, ma un evento più grande di loro riesce a separarli a un passo dal diploma.
Più di vent'anni dopo il destino decide per loro facendoli rincontrare, Jules una donna separata con una figlia adolescente, porta avanti il sogno della madre continuando a lavorare nella sua libreria pur non amandola. Noah un ex soldato torna a casa con una fidanzata giovane, brillante, simpatica e incinta. A far da contorno alla loro riscoperta troviamo alcuni personaggi secondari molto ben delineati che interagiscono con i nostri protagonisti in un racconto di vita pieno di emozioni, fino all'epilogo quando tutte le carte saranno sul tavolo e i segreti non saranno più tali.
Se amate i libri che scatenino forti e intense emozioni, che vi facciano sentire partecipi della storia dei personaggi con il cuore, questo è il libro che fa per voi.
Ho riso, ho pianto e ho gioito con Jules e Noah. Una storia semplice, una storia di gente comune, qui non troverete milionari o rockstar maledette, ma solo gli abitanti di una piccola anonima città del Texas che vi resteranno nel cuore per molto tempo.

COME INIZIA IL ROMANZO...

Capitolo 1
Adoro il rosso. È il mio colore preferito in assoluto.
Ho una macchina rossa, una caffettiera rossa; qualche volta ho persino indossato una borsetta rossa, e in salotto ho una parete decorativa rosso scuro. L’ho dipinta così in parte per farmi un regalo quando io e mia figlia ci siamo trasferite nella vecchia casa di mia madre, e in parte per farle un grosso dispetto, perché mia madre odiava il rosso, e così ho preso due piccioni con una fava.
In certi periodi dell’anno, tuttavia, questo colore mi mette a disagio.
A fine gennaio, per esempio.
Gennaio, in effetti, è un mese morto. Sempre la solita tiritera: la fine delle vacanze natalizie, la gente che torna al lavoro, costretta a fare i doppi turni per estinguere i debiti accumulati con le carte di credito. I buoni propositi per l’anno nuovo che di solito falliscono dopo poche settimane. C’è solo freddo. E umidità.
In Texas, è raro che il freddo umido si tinga di bianco. Il cielo è sempre grigio. Infatti, ho visto la neve soltanto quattro volte nella mia vita. Una quando mia figlia era in prima media e chiusero tutte le scuole a causa di quel filo di bianco che si era posato. I bambini si lanciavano le palle di neve nel parco giochi e gli studenti più grandi avevano organizzato una vera e propria battaglia nel campo di calcio. Ne parlarono persino i notiziari locali, e non erano nemmeno dieci centimetri di neve.
La maggior parte dei miei inverni sono stati una desolante alternanza di pioggia, gelo e nebbia, con qualche ingannevole bella giornata in cui la gente decideva di festeggiare il carnevale, ritenendola un’idea grandiosa.
Il carnevale a Copper Falls è un putiferio: tutto viene tinto di rosso in onore della gara culinaria di chili con carne, e di bianco per l’assurda parata con i costumi da fiocco di neve. Non c’è altro da dire.
Tutti perdono la testa per questa baraonda. Costruiscono i carri allegorici per la parata, seguita dai giri sulla giostra nella pioggia gelata che trasformerà in poltiglia le creazioni di cartapesta e sapone. Ogni anno la stessa storia.
Tutti, eccetto me e la mia nonnina, Mae: entrambe pensiamo che questa festa con la sfilata dei fiocchi di neve in una città a due passi dal Golfo del Messico sia proprio una stupidaggine. Tranne la gara di chili con carne. Quella è proprio una bella iniziativa, e Georgette Pruitt, la fiorista, di solito prepara il piatto migliore, se si ignora lo sfavillante cappello a forma di fiocco di neve che si ostina a indossare.
Ma non si tratta neppure di questo. Non sono soltanto il freddo, il nevischio appiccicoso e la gente che impazzisce per una stupida festa che, di fatto, non significa nulla. Non è nemmeno perché tutti gli anni devo assistere ai miei vicini diversamente intelligenti che discutono se il chili con la carne di cervo sia più gustoso di quello con il manzo, o che cercano di superarsi l’un l’altro con mille modi diversi di creare un fiocco di neve per i loro carri. No, per me questo è solo un altro modo di sentire freddo.
Ho un motivo molto personale per starmene in disparte quando si festeggia il carnevale. Gli eventi pacchiani, le luci, la musica, i volantini rossi appesi a ogni palo; l’odore del chili, dei biscotti e delle candele artigianali; e le settimane precedenti in cui non si parla d’altro. Questi sono semplicemente segnali. Grandi e fastidiosi cartelli appesi davanti alla mia faccia per ricordarmi proprio quel motivo.
E poi, quest’anno, non è solo la preparazione del carnevale a sembrarmi diversa. Sono io che mi sento strana.
Avrei dovuto prendermi un po’ di ferie dal lavoro in libreria per leggere o mettere in ordine o svuotare gli armadi per la grande vendita comunitaria in garage, uno degli eventi del carnevale. Fare qualcosa di stupido che non richiedesse attenzione o coordinazione tra mani e occhi. Avrei dovuto ma, come al solito, non l’ho fatto. E i miei nervi hanno ceduto.
Quella mattina era cominciata male. Come quando ti svegliano di soprassalto da un bel riposino pomeridiano. È una cosa che ti scombussola un po’, anche quando non è causata da vicini troppo zelanti. Feci schioccare le dita e ruotai il collo, cercando di schiarirmi la testa annebbiata.
Bam… bam… bam-bam…
Strinsi i denti mentre il muro alle mie spalle vibrava, e risposi con una forte gomitata. Seguì un altro colpo, un rumore che mi ricordava quello di un bastone battuto sulle pareti sottili che separavano la libreria dalla tavola calda della porta accanto. Un bastone di cedro, per la precisione. Con l’impugnatura a testa d’anatra. Sentii i battiti nelle orecchie e feci un respiro profondo per calmarmi.
La mia saggia nonna cajun diceva sempre: «Nascondi la tua pazzia, ragazza mia. A nessuno piace vedere certe cose».
La nonna morì di infarto a sessantadue anni. L’altra mia nonna, Mae, che non è di etnia cajun né particolarmente saggia, campa ancora ed è bella arzilla all’età di ottantacinque anni: perché ha sfogato la sua pazzia, così sostiene.
Mentre facevo ruotare la testa avanti e indietro, sentendola schioccare per la tensione accumulata, cominciai a pensare che la scelta più intelligente fosse quella di nonna Mae. Trattenere la mia linguaccia da ragazza del Sud e continuare a sorridere di fronte ai drammi di un’adolescente lunatica e alle bizze quotidiane del vecchio della porta accanto, un vero e proprio Scrooge dickensiano, non sembrava affatto una buona ricetta per la longevità. Per non parlare della gente che dava un’importanza esagerata alla logistica dei carri di cartapesta. Forse mi conveniva dar sfogo a un po’ di pazzia.
Bam… bam…
«Basta!», urlai tra i denti, verso il muro.
Un’anziana signora con un tailleur rosa che ricordava un flacone di ammorbidente mi squadrò con disapprovazione dalla poltrona su cui era seduta a leggere un romanzetto d’amore.
Incredibile. Non le dava fastidio tutto quel frastuono?
«Mi scusi, signora Chatalain», mormorai in tono sommesso, tornando a sorridere e ricacciando indietro la pazzia.
Il mio stomaco gorgogliò, ricordandomi che era giunta l’ora di pranzo ma avevo dimenticato a casa gli avanzi. Mi massaggiai le tempie, che mi pulsavano sin da quando mi ero svegliata. C’era qualcosa che mi rendeva nervosa. Per me è sempre stato il periodo peggiore dell’anno, perciò me lo aspettavo. Non ero sorpresa. Eppure, c’era qualcosa di diverso.
«Che ti prende oggi?», chiese una voce alla mia sinistra. Ruthie, la mia collega, arrivò dal retro del negozio con il suo basco nero e le mani infilate nelle tasche di un lungo maglione nero e aderente che le conferiva un’aria molto bohémien. Essendo di corporatura minuta, sembrava nuotarci dentro.
Scossi la testa. Non se lo ricorda, pensai. L’ha dimenticato, ma va bene così. La gente ha bisogno di essere normale, ogni tanto.
«Johnny Mack e il suo stupido bastone», dissi sottovoce, indicando il muro. «Non abbiamo acceso lo stereo nemmeno per un minuto oggi».
Ruthie ridacchiò. «Si diverte così, Jules», spiegò facendomi l’occhiolino, poi qualcos’altro attirò la sua attenzione. «Oh, guarda un po’ chi c’è».
Seguii il suo sguardo verso la vetrina, decorata con la neve spray, di fianco all’ingresso della libreria: s’intravedeva una ragazza con un taglio di capelli molto asimmetrico.
«Dannazione», borbottai.
Il campanello suonò quando l’adolescente aprì la porta. Mi accorsi che la signora Chatalain scrutava con un’espressione severa gli occhi imbrattati di eyeliner della ragazza, i capelli neri e lucidi più lunghi da una parte che dall’altra, e la maglietta blu con la scritta: “Tu ridi perché sono diversa. Io rido perché sei come gli altri”. ...



L'AUTRICE
Sharla Lovelace è autrice di romanzi di successo, fra cui la serie  Heart of the Storm incentrata sulle avventure sentimentali, erotiche e divertenti di alcuni cittadini di na piccola città. Essendo una texana doc, Sharla è orgogliosa di dire che vive nel sud est del Texas con il marito , due bastardini un po' pazzi e un'auto da golf modificata. Sharla ama il contatto con i suoi lettori e la potete trovare sul suo SITO: www.sharlalovelace.com dove troverete la lista completa dei suoi libri e notizie sulle nuove uscite e suoi futuri incontri coi suoi fans. La potete inoltre seguire come @sharlalovelace su Twitter, Facebook, e Goodreads.

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7 commenti:

  1. Finalmente. Adoro le seconde possibilità, sopratutto se legate a persone mature che hanno dovuto rinunciare ai propri sogni per senso del dovere o hanno seguito la strada della ribellione o hanno fatto scelte sbagliate. Ho letto solo le recensioni, di proposito non ho voluto leggere il capitolo proposto, perché ho tutte le intenzioni di leggere il libro senza fermarmi! Grazie

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  2. Finalmente gente adulta lo leggerò

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  3. l'avevo già acquistato, chissà quando avrò il tempo per dedicarmici!!!

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  4. Non era un libro di ragazzini? Con quella copertina non lo avrei detto

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  5. Le recensioni invogliano all'acquisto. Penso che lo metterò in wishlist.

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  6. Uno dei miei prossimi acquisti. L'avevo già occhiato anch'io grazie a delle segnalazioni su fb perchè se fosse stato per la copertina sarei passata oltre senza pensarci due volte. Mi chiedo chi sceglie le copertine....forse estraggono a sorte almeno ci sarebbe una scusante!

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