LADY OSCAR, ANCORA LEI

Chi è Lady Oscar, anime giapponese e cosa significa anime? La parola nasce dall'abbreviazione di animēshon (traslitterazione della parola inglese animation). Il neologismo nasce in Giappone alla fine degli anni settanta del XX secolo e con esso si indicano l'animazione e i film d'animazione fino ad allora chiamati dōga eiga o manga (film di fumetti).

Titolo originale: Versailles no Bara (La rosa di Versailles)
Titolo versione italiana: Lady Oscar
Regia: Tadao Nagahama (ep.1-12), Osamu Dezaki (ep.13-42)
Soggetto: fumetto originale di Riyoko Ikeda
Character Design: Shingo Araki, Michi Himeno, Akio Sugino (ep.13-42)
Musiche: Koji Magaino
Studio: Tokyo Movie Shinsha
Formato: serie televisiva di 42 episodi (durata ep. 25 min. circa)
Anni di trasmissione: 1979 – 1980
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video

TRAMA: Parigi, fine XVIII secolo. Addestrata fin da tenera età all'arte della spada attraverso una rigida educazione maschile, Oscar François de Jarjayes, di nobile famiglia francese, diviene presto capitano della guardia reale della regina Maria Antonietta, stringendo con lei rispettosa amicizia. Assieme al fido amico d'infanzia André Grandier, innamorato di lei, vivrà diverse avventure difendendo la regina dagli intrighi di corte, le quali le faranno anche conoscere le condizioni di estrema povertà nelle quali riversano i sudditi. Distrutta dalle incertezze sulla sua identità maschile e irresistibilmente attratta dal conte Hans Axel Von Fersen, già amante della sua regina, Oscar dovrà capire quale strada scegliere per la sua vita, ma anche da quale parte schierarsi durante i terribili, drammatici eventi della Rivoluzione Francese.


Grande festa alla corte di Francia, c'è nel regno una bimba in più

biondi capelli e rosa di guancia,

Oscar ti chiamerai tu.

Il buon padre voleva un maschietto, ma ahimè sei nata tu, nella culla ti ha messo un fioretto,

Lady dal fiocco blu.

Oh Lady, Lady Lady Oscar tutti fanno festa quando passi tu…



Confessate: la state già canticchiando, eh? Lo so, lo so è irresistibile e questa sigla ha segnato un’epoca. Epoca in cui guardare i cartoni animati dava emozioni travolgenti, io per esempio avevo sempre la lacrima. Oggi i miei nipoti quando guardano i cartoni hanno la faccia da sogliole lesse. Non parliamo poi dell’alto tenore emotivo di Peppa Pig, una scheggia di cristallo di rocca ha più pathos o dei contenuti intellettuali di “Quella scimmia del mio amico”. Ma lasciamo stare, non voglio pensare al futuro di tante generazioni che resteranno segnate dai disegni di un cartone come Clarence. Quando penso alle decine di disegnatori della Disney che consumavano le loro giornate sui tavoli da disegni per regalarci meravigliosi sogni... Ma tant’è, anche Athene Donald, professoressa di fisica a Cambridge, quando si è insediata nella sua illustre cattedra, ha dichiarato che i giochi plasmano il nostro destino, nel bene e nel male. Pensate un po’ al potere di un cartone.



Quelle sopra, per chi non le avesse ancora riconosciute, sono le parole iniziali della sigla del cartone animato Lady Oscar, come venne intitolata la serie una volta esportata dal paese del Sol Levante, anime diretto nel 1979 da Osamu Dezaki e Tadao Nagahama, animato dalla Shingo Araki Production e ispirato al fumetto di Ryoko Ikeda "Versailles no bara", ovvero La Rosa di Versailles, racconto romanzato per immagini del regno di re Luigi XVI e sua moglie la regina Maria Antonietta, all'alba della Rivoluzione Francese.


L’idea della Ikeda nacque nel lontano 1972. Allora aveva ventiquattro anni ed era una perfetta sconosciuta che aveva appena finito di leggere una biografia molto romanzata di Maria Antonietta, dal titolo: Maria Antonietta - Una vita involontariamente eroica scritta da Stefan Zweig nel 1932 e oggi riconosciuta come poco attendibile dagli storici.


Ebbene, la nostra Riyoko rimase colpita dall’affascinante personalità della sovrana austriaca che governava la Francia, odiata dai parigini e da tutti i francesi ma che, durante i grandi turbamenti sociali di fine diciottesimo secolo, seppe ritrovare infine dignità affrontando la ghigliottina con un coraggio e una determinazione che, in altre occasioni, le erano mancate. La giovane disegnatrice giapponese decise quindi di tributare alla vita di questa regina una versione a fumetti, una storia per ragazze ad ambientazione storica che avesse come sfondo la Parigi del tempo e come protagonisti eroi ed eroine indimenticabili.

Ci riuscì, eccome. Riyoko fu tra le prime a creare l'archetipo della protagonista gender bender, ovvero un’eroina femminile che assume identità e atteggiamenti dell'altro sesso (il primo fu La Principessa Zaffiro di Tezuka, fumetto del 1953). Ma con Maria Antonietta non poteva mischiare troppo le carte quindi inventò un personaggio immaginario, Oscar François de Jarjayes, una giovane aristocratica educata dal padre come un uomo, divenuta con gli anni spadaccina e in seguito capitano della guardia reale per la sua abilità e confidente della regina, grazie alla sua forte empatia. Ed è qui che Riyoko mostra la sua, di abilità: non potendo raccontare la storia in prima persona, rischiando di cadere nelle classiche trappole quando si tratta di narrare di un personaggio storico famoso come la Regina Maria Antonietta, lo fa tramite Lady Oscar ed è dal cuore e dalla mente della giovane donna con abiti maschili che ricaviamo il ritratto della regina, o meglio della donna che si nasconde dietro questo personaggio pubblico così tanto contestato.


Ma poteva la nostra Riyoko trascurare la trama per eccellenza, il tema che è presente in quasi tutte le storie indimenticabili che segnano la cultura mondiale? No, non poteva e quindi tesse, nella trama già piena di pathos perché tutti conosciamo la tragica fine della sovrana, una storia d'amore tra i diversi strati della società francese del tempo, in un epoca di crudo realismo di cui la Francia fu teatro, in quella fine del 1700. Una storia d’amore di quelle struggenti e indimenticabili, dove la sofferenza dei protagonisti entra nell’anima e nel cuore di chi assiste ai loro errori, ai ripensamenti, ai gesti d’amore e a quelli di speranza. Per merito del carisma dei protagonisti, della trama realistica in cui nulla è risparmiato e per il ritratto storico sorprendentemente fedele alla realtà per essere un cartone animato, Lady Oscar ebbe in Europa, e soprattutto in Italia, un clamoroso successo diventando un autentico fenomeno sociale.


Siamo nel 1979, Riyoko ha rifiutato più volte la trasposizione animata ma finalmente lo Tokyo Movie Shinsha riesce a mettere le mani sul fumetto e ne fa una serie, con alcuni tocchi magistrali, eliminando il tocco umoristico usato dall’autrice per stemperare i vari drammi, approfondendo la psicologia dei personaggi, modificando la trama per rendere ancora più drammatica la vicenda e inserendo infine nella trama personaggi marginali o addirittura assenti del manga originale, come il duca d'Orléans o i famosi rivoluzionari Maximilien de Robespierre e Louis de Saint-Just. Tocchi da maestro, che limano e rendono il cartone un fiore composito, fatto di tanti petali dalle tante sfumature e dal profumo avvolgente, proprio come quella rosa che dà il titolo originale all cartone.



Ma conosciamo meglio la nostra Oscar François de Jarjayes, l’eroina/eroe: in lei generazioni di bambine hanno visto concretizzati i loro sogni, ovvero di essere forti, imbattibili e coraggiose pur conservando il fascino e il mistero della loro femminilità. Oscar è un personaggio a tutto tondo, figlia di nobili nata in una casa in cui il capofamiglia aspirava ad avere un erede maschio a cui far compiere una fulgida carriera militare alla corte di Francia. Invece si trova con nella culla una femmina che spezza i suoi sogni. Ma non tutto è perduto: con la solita pervicacia maschile, questo padre deluso fa della bambina un ragazzo, fin da neonata. 

Chiamata con un nome da uomo, Oscar riesce a inserirsi nell’ambiente precluso alle donne come se fosse padrona dei generi, come se la sua identità interiore non esistesse e il suo aspetto androgino che gli rivela lo specchio non fosse un impedimento ma un vantaggio e così la sua vita sarebbe perfetta se… se…  quella sadica Riyoko non mettesse sulla sua strada l’amore e credetemi, è un amore con la A maiuscola.

La sua destrezza nella spada, il suo coraggio, la passione che cela sotto il ferreo controllo quasi senza rendersene conto non la aiuteranno nella caduta e sarà una caduta rovinosa, in cui tutto il suo mondo, costruito su una menzogna, crollerà miseramente prendendo contorni tragici.
Non dimentichiamo che a lei si ascrivono alcune delle eroine che poi cinema e letteratura ci hanno offerto negli anni successivi per saldare quella sorta di debito con la storia, quell’apartheid a cui gli la Natura, gli uomini e la tradizione culturale mondiale hanno sempre relegato il genere femminile: come non paragonare la nostra spadaccina a  Ellen Ripley del film di fantascienza Alien, diretto da Ridley Scott nel 1979 o in Kill Bill di Quentin Tarantino del 2003, in cui Beatrix Kiddo (una Uma Thurman in ottima forma) veste il ruolo della Sposa incarnando le donne che riescono a farsi apprezzare per coraggio e abilità e non per la fragile e ipocrita etichetta di "maschiaccio".
Un percorso quello di Oscar, dal cambiamento fisico a quello emotivo e nella difficile ricerca della propria identità sessuale, considerato uno dei più affascinanti mai visti in una serie a fumetti prima e animata poi: la spada di Lady Oscar ha trafitto molti cuori e non solo nel cartone. Perché alla fine (NO SPOILER, tranquille…) che qui non svelo per chi non lo avesse mai visto e volesse godersi questo capolavoro, tutti avrete bisogno di fazzolettini di carta. Un pacchetto bello grosso, va là.
Per chi invece lo avesse già visto e conoscesse il finale, ebbene sappiate che la nostra sofferenza è scritta nel nostro subconscio collettivo, di tutti coloro che da bambini hanno vissuto e sofferto insieme a Oscar, André, Fersen e la Regina, che un po’ di quei personaggi è rimasto tra noi, quella briciola, quella parte di lacrime che nulla, nemmeno la vita e le sue esperienze, possono cancellare.
Grazie Oscar, grazie a te per aver prevaricato le mode (la versione italiana, censuratissima, ha sempre cercato di nascondere la forte ambiguità sessuale del personaggio), per averci fatto sognare in un modo così puro e impuro allo stesso tempo, grazie perché la tua bellezza universale, che il tempo non potrà mai profanare, passa anche attraverso il desiderio di altre donne per te e attraverso il tuo innamoramento per Fersen, che ti considera solo carissimo "amico". Grazie perché hai sempre snobbato l’uomo perfetto, ovvero il tuo amico fraterno, uno dei pochi a conoscere la tua identità e che ti ha amata. Grazie per questo amante disperato per eccellenza e di cui inconsciamente sei sempre stata innamorata scoprendolo solo quel giorno, il 13 luglio del 1789.
Noi tutti ne eravamo innamorate e abbiamo tifato per lui. È da lì, forse che è nato in noi, ormai oggi donne mature e consapevoli, l’amore per i sogni e i principi che non esistono. O forse sì? In ogni caso, grazie anche Riyoko Ikeda, mamma indimenticabile di Oscar!









AVETE MAI VISTO QUESTO STORICO CARTONE ANIMATO? VI PIACEREBBE CHE LO RIPROGRAMMASSERO MAGARI IN VERSIONE RIMASTERIZZATA? PERCHE' SECONDO VOI CONTINUA AD AVERE COSI' TANTO SEGUITO?



21 commenti:

  1. Visto?!? Ci sono cresciuta insieme!!! E snobbando Candy Candy e tante altre, era il mio preferito, forse perché immerso in un periodo storico così importante o forse perché il personaggio di lady Oscar era molto rassicurante per la bambina di allora cui venivano ancora imposti dei limiti legati al sesso di appartenenza.

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  2. Sono cresciuta con Lady Oscar, con la sua forza e ho sofferto con lei. Leggendo quest articolo mi sorge spontanea una domanda... il mio essere maschiaccio, la mia passione per le armi, i cavalli, il voler essere forte e alla pari con gli amici maschi con cui da ragazzina rivaleggiavo più che flirtare... viene forse da qui ??? La mia storia ha un finale diverso, x fortuna ma quanto di lei ha influito nella mia vita?? Probabilmente tanto.

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    1. Dimenticavo. Sono Luisa

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  3. classe 1976, come non aver visto lady oscar????
    io, come ora sono una lettrice compulsiva,
    un tempo ero una compulsiva divoratrice di cartoni animati. a differenza di alessandra, io non disdegnavo niente, per cui mentre piangevo per candy candy o Remi,
    piangevo pure per lady oscar. tutte le serie di quel periodo erano sempre così drammatiche e senz'altro quello che vivi nella giovinezza ti segna nella vita adulta. credo che, anche per colpa di lady Oscar, io ora ami le commedie romantiche, probabilmente come ribellione a tutta la tristezza che accumulavo con queste storie strappalacrime. Sarà per questo anche che preferisco i contemporanei agli storici?

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  4. bellissimo articolo, amo lady oscar e anche io son cresciuta guardandolo e ruguardandolo!!!
    mi sono ripromessa di trovare il manga e leggerlo perchè è una storia troppa bella, senza considerare che è proprio il contesto storico, ed in particolare tutto ciò che ha a che fare con maria antonietta, che mi attira tanto!

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  5. Classe 1966 ero grandina, ma se penso all'ultima puntata piango ancora ora... :(

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    1. 1965 classe. anche io come te�������� Patty

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. eccomi all'appello! classe 1974 la mia! tutte le volte che vedo Lady Oscar spero sempre che il finale sia diverso...detto questo amo la Ikeda,oltre ad avere letto la versione manga di Lady Oscar nella mia collezione di manga ho anche altre sue opere molto belle che vi consiglio: La stanza di Orfeo ambientato durante la rivoluzione russa, anche qui la protagonista è una ragazza che si maschera da ragazzo per poter studiare in una scuola maschile, e L'Eroica che narra le gesta di Napoleone.Ultimamnte sono usciti 4 numeri de L'anello dei nibelunghi tratto dall'opera di Wagner,sono già al quarto munero, sempre della Ikea con la collaborazione di un'altra autrice Erika Mijamoto. La ikea è famosa per abbinare il periodo storico alle sue opere!il suo tratto è molto caratteristico e distinitivo!

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  8. Il mio mito ASSOLUTO. Sono del 1970, avevo 12 anni quando arrivò sugli schermi italiani e mi cambiò la vita. La riguardo ancora ora, piangendo sulle ultime 2 puntate ( of course) : ho manga, dvd, suoneria del cell con la sigla e quando sono stata in japan, mi sono portata anche la bambola. Il film che ne era stato tratto non mi aveva entusiasmato x nulla, ed una volta in metro ho visto una ragazza ed ho pensato " sarebbe perfetta come Lady Oscar!". Mi sa che sono proprio malata :)

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  9. Lady Oscar è uno dei miei cartoni animati preferiti e vorrei tanto che lo riprogrammassero in versione integrale. Lo stesso vale per Georgie, anch'esso censurato per le scene sensuali e per i riferimenti omosessuali. A quanto pare gli odiati tagli ci perseguitano fin da bambine.
    Concordo sul fatto che al giorno d'oggi non si trovano più cartoni animati di un certo spessore psicologico. Quando ho letto il riferimento a Peppa Pig ho pensato "meno male che non sono l'unica a pensarla così" (ne ho visto un paio di puntate e sono rimasta basita).
    Mi piacciono questi post che ci permettono di viaggiare attraverso i nostri ricordi, spero ce ne saranno altri ^_^

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  10. Bellissimo Lady Oscar. Quando da piccola lo guardavo quei vestiti mi facevano sognare. Purtroppo tante cose non le ricordo benissimo. Sì, mi piacerebbe molto che lo ritrasmettessero, non censurato però.

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    1. Secondo me ha ancora tanto seguito perché tante persone lo portano nel cuore.

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  11. Articolo divertentissimo che mi ha fatto venire una nostalgia indicibile... quasi quasi riguardo Lady Oscar per la 786esima volta :)

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  12. Sono del 1970....André è stato il mio primo grande amore!!!! Quanto ho pianto....

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  13. Sono del 1970....André è stato il mio primo grande amore!!!! Quanto ho pianto....

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  14. in quel periodo per problemi di salute, si era trasferita a vivere da noi mia nonna, che deteneva diritto di scelta sui programmi tv. Inutile dire che Lady Oscar incontrò il suo favore, così vidi tutta la serie insieme a lei che aspettava le puntate quasi quanto me!
    Trovo inutile il paragone con Peppa Pig (buon prodotto, ma rivolto a bambini dai 2 ai 5 anni), Lady Oscar si rivolgeva a bambini più grandi e poteva piacere anche agli adulti ( anche mio padre in realtà l'apprezzava). Concordo non ci sono più buoni prodotti per preadolescenti, costretti a guardare serie stile Violetta! Clara

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  15. Ahhhh, che meraviglia, Lady Oscar, ma che tristezza! L'ho amato tanto ma ho amato tanto anche Candy Candy! Mi piaceva anche la Principessa Zaffiro (un po' più semplice) e La Stella della Senna (un po' meno drammatico)... belliii!!! <3

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  16. Ho letto con piacere l'articolo e concordo pienamente, mi ritrovo in ogni parola, come si può non amare questi personaggi così ben rappresentati e di spessore? Questa serie è un prodotto di alta qualità come non se ne fanno più purtroppo. Lo è nella trama, nei disegni, nella regia e nella colonna sonora secondo me meravigliosa, capace di echeggiare ogni tipo di sentimento vissuto nella storia. Mi piacerebbe una trasposizione cinematografica con attori veri e,possibilmente sconosciuti, (ma solo a patto di restare fedele alla trama dell'anime) che con i mezzi di oggi spererei migliore del film degli anni 70 un po' ridicolo a tratti. Insomma io classe 78 ancora rivedo con nostalgia e passione questo cartone animato quando ci riesco ed è sempre come allora quando ero bambina e volevo non solo essere come Oscar ma ero pure cotta di André. Ho fatto il tifo per lui dalla prima puntata! Grazie per il tuffo nel passato ed è vero, grazie alla Ikeda per questo bel gioiello che ci ha fatto e continua a farci sognare.

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