RILEGGIAMOLI: "QUATTRO SOLDI PER UN CUORE" di Emiliana De Vico


OGGI E' DOMENICA E SPERIAMO CHE MOLTE DI VOI ABBIANO TEMPO PER RILASSARSI UN PO'. PERCHE' NON PROPORVI ALLORA DI RILEGGERE UNO DEI NOSTRI RACCONTI? UNO SPLENDIDO MM DI EMILAINA DE VICO CHE ABBIAMO PUBBLICATO UN PO' DI TEMPO FA E CHE FORSE QUALCUNA DI VOI NON HA ANCORA LETTO O HA VOGLIA DI RILEGGERE. BUONA LETTURA!

*Attenzione: per le situazioni trattate questo racconto è adatto solo ad un pubblico adulto.*

Riccardo si spinge nel locale scansando corpi sudati. Non è una serata diversa dalle solite. Non è meno inclemente delle altre. La cattiveria ha l’odore della disperazione. O forse non si può parlare di cattiveria vera e propria ma di bisogno di fare male. Di farne a se stessi. Si avvicina a un gruppo di uomini. Birre in mano e completi di sartoria. Qui siamo tutti uguali, belli miei, abbiamo tutti un desiderio, tutti un problema, tutti la voglia di rinascere, pensa e cammina fino ad avvicinarsi a quello più scuro, più atletico, più bello del gruppo. Ha il fuoco dentro e la voglia di estinguerlo nel peggiore dei modi. Non gli importa di scioccare. Non gli importa di scatenare una rissa.
I cinque uomini smettono di parlare e lo guardano. Solo quando entra con prepotenza nelle iridi scure del prescelto si permette di sorridere. – Quanto vuoi? - sussurra fino a sfiorargli il lobo dell’orecchio. Ignora le occhiate ammiccanti degli altri e lo tiene al laccio col solo potere degli occhi.
- Cosa ti fa pensare che voglia qualcosa?  
Lo strafottente ha uno sguardo di sfida e Riccardo sente la pazzesca voglia di farselo che gli ringhia nel petto. Lo terrò soggiogato, pensa, e lo coprirò come faccio di solito. Lo farò impazzire fino a che non avrà che me nella mente. L’immagine dei loro corpi nudi si insinua ancora di più nel cervello e le palpebre si fanno pesanti. – Ognuno di noi ha un prezzo. Il tuo qual è? – Gli toglie il bicchiere di mano e quando l’uomo non accenna a fare una mossa cerca le impronte che ha lasciato sul vetro. Appoggia la bocca nel punto preciso dove è rimasta una goccia di birra. E in un attimo è andata giù e con essa le tracce di saliva. Riccardo sente l’erezione pompare sangue caldo e un dolore tra le gambe tremanti.
- Potrei scendere a compromessi ma… il tuo, invece, qual è?
La bocca dello sconosciuto ha qualcosa di peccaminoso. Le labbra dure, il volto curato. Il collo accarezzato da una camicia a riporto di un fazzolettino bianco nel taschino. Un fazzolettino che gli viene voglia di fargli sventolare nel momento della resa.  Gli altri uomini si sono allontanati, ma Riccardo li aveva già accantonati puntando l’attenzione sulla sua preda.
- Non mi interessa nessun compenso. Voglio te.
- Ti faccio io una proposta. Quanto vuoi per il tuo cuore?
- Bello, non sai neanche se io ce l’ho un cuore. – Riccardo non se lo aspetta ma lo sconosciuto lo prende alla gola e come una morsa il pollice e l’indice entrano tra la pelle sbarbata di fresco e rincorrono il battito furioso del cuore. Cazzo, ci sa fare, pensa e il solo essere sfiorato gli fa tremare le gambe e scendere una goccia di sudore lungo la spina dorsale.   
- Invece ce l’hai e va anche veloce.
Riccardo fa un passo indietro staccandosi dalle mani che hanno scovato il suo punto debole. Avrebbe voluto ignorare la bellezza dello sconosciuto, invece da quando ha messo piede nel locale lo ha mangiato vivo, passando ripetutamente lo sguardo sui capelli scuri, sulla barba accorciata a velo, e sulla bocca. Dio quella bocca dura può fargli le più strane cose. Gli occhi li ha tralasciati, troppo impegnativo guardare a fondo un altro essere umano, meglio sorvolare e appuntare l’attenzione su cose futili e senza senso. – Ma non è in vendita.
- Peccato perché potrei darti tanti soldi per possederlo.
Il suo alito caldo lo sfiora e la voglia di prenderlo, più volte, diventa ingovernabile. Resta rigido e attende che sia lui a prendere in mano la loro sorte. Riccardo ha sempre abbordato uomini dall’aria semplice, senza pretese di continuità. Quello che si concede è un piacere momentaneo per poi tornare a una vita normale. Normale, sì, ma che gli stritola i testicoli e gli mozza il respiro.
- Hai voglia di bere qualcosa di là? -  Lo sconosciuto gli fa cenno di seguirlo verso il bagno, e il sudore diventa freddo e bollente allo stesso tempo.
- Ho voglia di andare di là, non di bere. – L’erezione diventa umida e gli slip lo stringono da fare male. Si permette di percorrere con gli occhi il collo forte, l’attaccatura dei peli che sporgono dalla camicia.
- Non vuoi sapere come mi chiamo? Se sono a posto? – gli dice e il sorriso sembra un ringhio.
Riccardo lo percorre tutto con gli occhi. Non gli importa affatto del suo nome, del suo passato. Ci sono scheletri ovunque, uno in più o uno in meno non salverà la sua anima. - Tu non chiedere il mio e io non chiederò il tuo. – Lo sbeffeggia con la voce, lo pungola con l’espressione.
- Amico, sei fuori se pensi che possa accettare un’offerta del genere. Ti ha mai detto nessuno che esiste un atteggiamento chiamato rispetto?
Non capisce perché ha scelto proprio quest’uomo dal portamento eretto, dallo sguardo diretto, dai vestiti costosi. – Mi spiace un mondo che tu non possa accettare, mi era sembrato di capire che avresti gradito la mia vicinanza.
Non ha una birra da ingollare, né una sigaretta da fumare.  Eppure non pensa di essersi sbagliato. Tra i tavolini del locale e l’aria fumosa si erano squadrati dall’inizio. Riccardo non si è soffermato a vedere i gruppi compatti di uomini e donne che chiacchieravano. Né le solite caricature di personaggi famosi, da Freddy Mercury a Gandy che sbeffeggiano il bianco immacolato delle pareti e che lo fanno sorridere immancabilmente. Non sa come le piante verdi possano sopravvivere in quel posto sovraffollato, ma i cui tocchi rendono glamour un locale qualunque. Quella sera una cosa aveva fissato. L’uomo che parlava con una disinvoltura unica tra i compagni e che sorseggiava la birra. Il pomo d’adamo che saliva e scendeva. E le occhiate che gli ha lanciato, mentre buttava lo sguardo in tondo intrecciandosi col suo.
- Di solito non mi piace essere braccato. 
- Allora braccami tu. – Riccardo arriccia le labbra in una sorta di sorriso. È così in contrasto con i tratti dello sconosciuto. I capelli biondi tagliati di netto, il naso affilato e la bocca generosa. Riconosce il lampo di interesse. Il solo accennare al braccare, cacciare, scovare, depredare, gli fa sanguinare il cervello trafitto da scorci di lotta e rincorse.
- Sì, potrei, se solo ne avessi voglia. Ma io uso un altro modo per approcciare le persone. Non le insulto di solito.
Riccardo si trova tra le mani il bicchiere di birra e osserva lo sconosciuto uscire. In genere gli basta un avvicinamento e una profferta per avere compagnia. Non si è sbagliato sulle occhiate che ha ricevuto. È una vita che ha imparato a riconoscere il desiderio nascosto da una finta indifferenza. Quell’uomo voleva fare sesso con lui. Col boccale vuoto gira per la sala. Qualcuno gli mette la mano sulla spalla ma lui preferisce muoversi in autonomia. La voglia di un rapporto è andato a farsi benedire e la frustrazione si è ingigantita. Dopo avere saldato il conto, l’unica cosa che può fare è tornare a casa, da una moglie che sta per abbandonarlo.

Luca si guarda in giro prima di aggiustarsi zip e cavallo. L’erezione è difficile da nascondere con i pantaloni così stretti. Respira l’aria della notte. L’intenzione di passare una serata in totale tranquillità con i compagni è andata a farsi fottere con l’arrivo di quell’uomo inferocito. Neanche ha provato a nascondere la lussuria di possederlo, neanche ha provato a mitigare il tono sensuale dietro un saluto cortese, neanche ha provato a nascondere l’interesse per il suo corpo e non per lui in quanto essere vivente.
- Che idiota! – Cammina per la via sotto i lampioni. La luce comincia a indebolirsi segno che i pannelli solari hanno immagazzinato poca energia durante il giorno. La velatura del cielo non ha fatto altro che rispecchiare l’umore nero che porta in giro da qualche giorno. – Se solo avesse usato altre parole… - sbuffa e, con le mani in tasca, più per mimetizzare il desiderio che per comodità, si avvia al parcheggio. Le sigarette sono nel taschino, ne sfila una e aspira come un drogato di nicotina. Lo è, in fondo. Il pacchetto che ha iniziato la mattina è già finito. Cavolo quanto gli piaceva quel diavolo biondo. Incazzato e feroce. Con gli occhi sfuggenti ma bastardo fino all’osso. Ne ha le tasche piene di tipi così. Prendono e danno solo rogne. Prendono ancora e danno solo pensieri. Prendono sempre più e fanno male. – Al diavolo! – schiaccia con rabbia la cicca e apre l’auto. Sarebbe tutto più semplice se ci si potesse parlare con semplicità, pensa annebbiato dal desiderio sessuale. Avrebbe accettato l’invito se lui gli avesse rivolto una parola cortese.

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