CHRISTMAS IN LOVE: " VIOLA" DI EMILIANA DE VICO


CARE AMICHE, AVETE INIZIATO BENE IL NUOVO ANNO? 

QUI SUL BLOG PER INAUGURARLO IN BELLEZZA VI PROPONIAMO  UN NUOVO RACCONTO DI CHRISTMAS IN LOVE, LA NOSTRA RASSEGNA CHE FINO ALLA BEFANA CONTINUERA' A REGALARVI STORIE ROMANTICHE PER ADDOLCIRE I VOSTRI GIORNI DI FESTA. E QUELLA DI OGGI, VIOLA DI EMILIANA DE VICO E' UNA STORIA PROPRIO DOLCE AL PUNTO GIUSTO... BUONA LETTURA!


Suor Margherita la spinse verso l’ufficio amministrativo. « Dai, Violè, devi solo presentarti. Non mi sembra un cattivo ragazzo. Certo, è un po’ strano, ma io so vedere anche sotto la barba e penso che stavolta qualcosa stia girando per il verso giusto.»
«Barba?» Viola si aggiustò il grembiule che portava quando era di servizio: rosa a quadretti bianchi con un colletto di pizzo come quelli delle bambine dell’asilo. Poi si spinse indietro il ciuffo biondo.
«Sì, ha un look particolare, ma la voce di un uomo non si può mascherare facilmente. Se è un disgraziato lo si capisce subito, e lui mi sembra uno con  gli… ehm… al posto giusto. Violè, io devo correre dai bambini. Li abbiamo lasciati soli troppo a lungo.»
«Sono solo due minuti.»
«E dici nulla? Avranno demolito la stanza dei giochi.» Il velo candido di suor Margherita si gonfiò mentre correva lungo il corridoio. Dall’area destinata agli uffici non si udivano le voci dei bambini e ciò era un chiaro segno di pericolo. Quando se ne stavano zitti, qualcosa stavano combinando. Bussò e attese il permesso per entrare. L’ufficio di Laila era una commistione di professionale e personale. Una grossa scrivania ingombra di faldoni e cornici con foto dei suoi figli. Ai muri, quadretti di scorci fiabeschi si alternavano a disegni donati dai piccoli del centro attaccati con nastro adesivo. Un vasetto di erica rossa sul davanzale, tendine intarsiate ai vetri, e un mini alberello di natale sul monitor del pc. Fece un respiro profondo e fissò lo sconosciuto. «Buongiorno, sono Viola Linetti, educatrice del Centro…»
«Ben rivista, Viola.»
I brutti ricordi avevano sempre l’abitudine di tornare, di tanto in tanto. La sua mente aveva catalogato il volto, il tono di voce, il modo di guardare dell’uomo, sotto il file: Giorgio Nardi, pericoloso. Giorgio era più grande di lei di tredici anni. Più esperto nelle relazioni personali, più scaltro. «Cosa ci fai qui?» gli chiese mantenendosi rigida, con le mani in tasca e i pugni chiusi.
«Saprai che la gestione del centro di accoglienza “Il mandorlo” è passata a una nuova società. Io sarò il responsabile del servizio dal primo gennaio prossimo.»
«Mancano ancora pochi giorni» puntualizzò Viola.
«Ho bisogno di conoscere alcune cose prima di diventare operativo al cento per cento.»
«Sono solo un’educatrice e Laila, l’amministratrice, è in ferie.»
Giorgio si passò un dito sulla bocca. Era diventato più caratteristico esasperando le peculiarità della sua persona, pensò Viola. Se in passato aveva portato una barba appena accennata, ora era folta e piena, anche se ben delineata. I baffi erano accorciati e lasciavano le belle labbra rosa in vista. I capelli, che di solito portava corti, erano stati fatti crescere e li aveva legati in una cipolla sulla nuca. Ma gli occhi del colore del caffè erano rimasti uguali, intensi e indagatori.
«Non importa, ho solo bisogno di conferme ai dati in mio possesso. Quanti siete?»
Era un esame e Viola lo sapeva. Erano informazioni che avrebbe già dovuto avere prima di accettare un incarico, invece si divertiva a metterla a disagio. Forse a farle notare la sua incompetenza? «Il centro di accoglienza “Il mandorlo” ospita fino a un massimo di 10 minorenni, di età compresa tra i tre e dieci anni. È al completo, ma nel periodo natalizio parecchi bambini sono rientrati in famiglia o dai genitori di supporto, e in sede ne sono rimasti solo quattro» rispose pronta. Il centro era la sua attuale vita. Era nata per quel lavoro. Se c’era una cosa di cui era sicura era il fatto che la sua emotività era un facilitatore per avvicinarsi agli altri. La preparazione professionale l’aveva resa in grado di utilizzare strumenti adeguati.
Giorgio se ne stette in silenzio guardandola fissa.
«Ci sono tre suore che fungono da supporto all’équipe e sette operatori professionali suddivisi in turni giornalieri da otto ore.»
«Da quanto tempo lavori qui?»
Viola preferì abbandonare il suo viso e guardare fuori dalla finestra. Le curve dolci dell’Appennino centrale e le punte aguzze e innevate del Gran Sasso erano uno spettacolo della natura. Una stella natalizia a luci intermittenti appesa sul balcone del palazzo di fronte richiamò la sua attenzione. «Da tre anni.» Si chiese se stesse ricordando la data del loro ultimo incontro. Lo guardò di nuovo, ma non seppe vedere altro che un bel volto, un bel corpo, un bel capo a cui avrebbe dovuto fare riferimento dal nuovo anno. «Resterai qui per sempre?»
Lui fece ruotare la poltrona prima di alzarsi e avvicinarsi a lei. «Il mio è un incarico temporaneo. Il centro deve sfruttare tutte le potenzialità. Resterò fino a che la gestione non sarà più redditizia.»
«È in pericolo la mia permanenza?» Se c’era il rischio di un licenziamento voleva saperlo dalla sua bocca.
«Perché questa domanda? Valuto il personale in base alla loro professionalità non alla bravura a letto. Vero, bambina? Hai paura che l’aver avuto una storiella con il capo possa nuocerti? In genere è il contrario.»
Le era arrivato davanti. Entrambi in piedi in mezzo all’ufficio amministrativo. Lei con il grembiule da asilo, lui con un completo di sartoria. Aveva definito la loro relazione una storiella. Per lei era stata una sofferenza. Un dolore importante che aveva controllato e vinto. Era più giovane, più ingenua, più innamorata di quanto lo fosse stato lui.
«Stai ricordando, Viola?» Le passò un dito sul colletto immacolato, sul bordo che sfiorava la gola, sulla vena della giugulare e poi premette il dito in profondità a cercare le pulsazioni dell’aorta.
Viola non si mosse. Non era da lei fuggire dinanzi al passato. Ricordò le notti passate nel suo letto. Il modo in cui le sussurrava bambina prendine di più infilandosi in profondità nel suo corpo. E poi ripensò alla freddezza con cui la trattava il mattino dopo, quando si incontravano al lavoro. «Ricordo che ti sei fatto tutte le tirocinanti, e io ero solo una di loro.» Fece un passo indietro. Aveva conosciuto Giorgio presso il centro diurno in cui aveva svolto il tirocinio formativo. Dal suo ufficio al suo letto era stato un passo inevitabile. Non era il suo capo. Lui fungeva da jolly studiando i servizi che la società avrebbe voluto rilevare e strutturando un piano d’azione economico e pratico per le attività in perdita.
«C’è qualcosa che vuoi dirmi a proposito del centro?»
Viola ci pensò mentre lui tornava alla scrivania. «No. Sì… mancano due giorni a Natale e il pacco che aspettavamo non è ancora arrivato.»
Lui la guardò con un sopracciglio alzato. «Regali?»
Viola annuì. «Per i bambini.»
«Durante le feste il servizio trasporti deve aver subito un rallentamento. Ti lascerò dei soldi per comprare qualcosa di alternativo.»
«Oh, no, era qualcosa di speciale che… non importa, adesso devo andare. È ora di merenda e Suor Margherita ha bisogno di aiuto.»
«Vai pure» le disse e Viola si affrettò a lasciare l’ufficio. ...


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CHRISTMAS IN LOVE 2015




2 commenti:

  1. Molto carina davvero questa storia, Giorgio e Viola sono due personaggi molto interessanti e affascinanti!

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  2. Grazie Chicca. Emi

    RispondiElimina

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