CHRISTMAS IN LOVE: "PASODOBLE" DI VELONERO


BUONA BEFANA A TUTTE! 


PURTROPPO L'EPIFANIA TUTTE LE FESTE PORTA VIA E CON LEI FINISCE LA NOSTRA RASSEGNA NATALIZIA CHE ANCHE QUEST'ANNO AVETE SEGUITO CON GRAN INTERESSE. I CLIC AI RACCONTI SONO GIA' CENTINAIA, GRAZIE A TUTTE! 

L'ULTIMO RACCONTO DI CHRISTMAS IN LOVE 2015 CE LO REGALA VELONERO, CHE IN PASODOBLE CI FA SCOPRIRE IL FASCINO DI UNO DEI BALLI SPAGNOLI PIU' SENSUALI, INSIEME A UNA STORIA D'AMORE MUY CALIENTE ... BUONA LETTURA!


 Estela Herrera y Sancez – Ballerina
Andrés (Guy) Guimaraes y Mora ˗ Ballerino e chitarrista
Luz Guimaraes y Mora - Ballerina
Mauricio (Mausi) Guimaraes y Romero – Figlio di Andrés
Paloma Romero – Attrice e modella
Duilio Duarte - Agente
Blanca Nieto; Juana Fernández; Catalina Carrasco; Lourdes Vargas - Ballerine
Dolores Benitez - Assistente di scena Siviglia
Hector García - Chitarrista
Luciano Carmona - Ballerino
Aleandro Reyes – Impresario di Siviglia
Miguel Duran – Chitarrista


Estela
Appena entrata in scena, il cappello calato sugli occhi e il buio nella sala, non l’avevo notato. Eppure è lì, seduto al tavolino in prima fila.
“Solo, si fa per dire. Lui non è mai solo”.
Lo stanno guardando tutti. Guardano lui, ma devono guardare me, qui sul palco!
Così faccio battere i tacchi sulle assi calde. Imperiosi.
I miei movimenti accelerano col crescendo della musica. La chitarra vibra e la voce di Miguel diventa la guida dei miei passi e delle mie braccia che si alzano e si abbassano. Il canto alle mie spalle dirige piedi e le mani che battono sempre più forte e veloce, in un applauso simultaneo che sta incantando il mio pubblico.
Lo so, lo sento.
E aumento il ritmo, l’intensità. Il battito.
Accelero fin quando il mio corpo diventa strumento, fin quando io stessa divento musica, fin quando il mio cuore che batte ritma e amalgama musica e ballo, fin quando io so che la mia danza è… come la sua. 
Non ho la gonna che mi aiuti a rendere vividi i gesti: ora sono proprio come lui, che è lì, seduto davanti a me, che mi guarda e mi odia. Sono come lui, pantaloni neri e stretti che mi fasciano la vita fino alle costole e la camicia aderente al petto, il bolero che si apre quando mimo lo sforzo del matador che infilza, e giro, mi volto con una muleta immaginaria che ondeggia all’aria. Tiro indietro il viso, sollevo il mento e stringo i glutei che si sollevano in una danza maschia, proprio come i miei abiti: solo i movimenti del mio corpo devono comunicare che sono femmina, solo le mie dita che schioccano annunciano al mondo che io sono Estela!
E lancio il cappello afferrandolo per la larga tesa nera, rotea impazzito nell’aria e si posa proprio dove io volevo, sul suo tavolo. Ma nessuno lo afferra e la falda rovescia il bicchiere che si frantuma a terra. Applausi, musica, battere di tacchi, e io non posso sentire il frastuono del vetro che s’infrange.
Non posso, ma nemmeno lui, perché la sua sedia è vuota, lui non c’è già più.
Spero che le mie lacrime si confondano col sudore che cola dalla fronte. Il trucco è fatto per reggere e non si scioglierà. Io continuo, in un vorticare di braccia, movimenti che diventano sempre più decisi, più intensi e dannati. Vorrei annullarmi e morire.
Se n’è andato.
“Perché è venuto qui a Siviglia?”, mi chiedo. “È stato abbastanza chiaro, l’ultima volta”.
Sono disperata, ancor più disperata e sola del giorno che lasciai Madrid.
Dopo quella lite…

Ho finito il numero, lo spettacolo.
Applausi, grida, rose e fiori lanciati per me sulle assi del palco ormai silenziose. Li raccolgo e ringrazio. Sorrido felice, di una felicità più finta del colore del mio volto, che è la maschera che mi dipingo sul viso dal giorno che l’ho lasciato.
Corro nel mio camerino, ultima debole speranza di trovarlo.
Non c’è, ma lo sapevo. Mi siedo alla toilette e mi strucco senza guardarmi nello specchio, senza prima spogliarmi. Dolores mi sgrida, sarà compito suo lavare la camicia entro domani, e se la sporco col rossetto non se ne andrà. Obbedisco, sto attenta, indosso i miei abiti. Neri.
Neri come la notte, neri come il buio in cui sono sprofondata. Neri come il lutto.
Esco dal locale dalla porta di servizio, come sempre, e come sempre percorro i pochi isolati che mi separano dall’albergo.
Non ho ancora cercato casa. Non voglio, perché questo senso di provvisorio che mi dà una camera d’albergo mi regala anche la speranza che presto tornerò indietro.
Indietro… ma è impossibile tornare alla mia vita di prima, nella mia città, dai miei amici, dalla mia famiglia, alla mia sciocca routine di ragazza sciocca tra mille ragazze sciocche che inseguono un sogno.
Tutti direbbero che io l’ho raggiunto, che sono lì dove volevo essere.
Estela fra le stelle.
Invece non lo sanno che era lui il mio sogno, il mio traguardo e la mia ossessione.
Purtroppo ˗ ed è quello che ho sempre saputo ˗ è lui la stella, e come tutte le stelle è lontano e irraggiungibile: quando tocchi una stella non puoi che scottarti e scappare.
È quello che ho fatto, sono fuggita qui a Siviglia.
L’avenida è rischiarata dalle luci delle luminarie che annunciano il Natale e accendono la notte come lunghe comete senza fine: sono tutte stelle, stelle e ancora stelle sopra la mia testa, posso quasi percepirne il calore. Per scappare dalla pioggia luminosa che dirige i miei passi svolto nella prima calle che incontro, e mi inoltro nella via stretta fatta di basse case andaluse, con le grandi finestre e i piccoli balconi che si aprono sui muri ocra e rosa come la terra di Spagna, che a quest’ora non riesco a distinguere.
Il mio hotel è vicino, per fortuna posso rifugiarmi lì, chiudere le imposte e cercare di scacciare l’aria di festa che entra inopportuna anche dalle fessure delle persiane.
Anche questa notte cercherò di non pensare.
Il portiere mi saluta, vorrebbe scambiare due parole come ogni sera, ma io evito il suo cenno: non questa notte. Non prendo l’ascensore, salgo le scale per non trovarmi già sola con i miei pensieri, chiusa dentro un abitacolo.
Prendo la chiave elettronica, troppo moderna per questa città così calda e antica, troppo tecnologica per quest’albergo che ho scelto perché mi concede il conforto della tradizione.
Entro, è buio, ma, subdole, le luminarie dell’avenida insinuano bagliori attraverso le imposte sollevate e si posano su…
Sobbalzo. Trattengo un grido.
Una figura scura occupa la poltrona sotto la finestra, non la distinguo ma so che è qualcosa di estraneo.
“E lui!”.
Andrés
“Eccola!”.
È arrivata.
Finalmente!
Si è spaventata, il portiere non l’ha avvisata. Dovrei parlarle, tranquillizzarla.
Non ne ho voglia.
Ora accenderà la luce e la vedrò.
Finalmente!
Vedrò i suoi capelli troppo chiari… e quegli occhi verdi ˗ muschio del sottobosco della Sierra ˗ mi scruteranno con odio.
Io mi odierei… per quello che le ho detto.
Non può perdonarmi… io non mi perdonerei.
Accende la luce e incontra il mio sguardo. È stupita.
È bellissima.
Stupita e bellissima.
Mi scaccerà.
Io l’ho scacciata…
Non ho pensato a prenotare una stanza, qui a Siviglia. Non è un’eventualità che ho messo in conto, perché io starò qui, nel suo letto.
Nel letto… con lei.
«Che cosa vuoi?», mi chiede dopo avermi studiato.
«Te», rispondo di getto. Non ho voglia di perdermi in spiegazioni, la voglio: semplice. E la voglio nel letto.
«Sei stato abbastanza chiaro, a Madrid».
Ovvio, mi rinfaccia il modo in cui l’ho allontanata. Non pensavo che mi accogliesse spalancando le braccia, ma… Sì, ci speravo.
Si sta togliendo la sciarpa. E il berretto. I capelli nascosti dalla lana intrecciata si sciolgono e cascano in ricci scomposti lungo la schiena. Mi toglie il respiro.
Non sono i capelli di una flamenguera, non ha l’aspetto di una flamenguera. Eppure quando balla lei è tempesta, lei è anima. Lei è… mia!
“Non ha l’aspetto di una flamenguera…”, mi ripeto, me lo ripeto dal giorno che ho posato i miei occhi su di lei. Ricordo ogni parola, ogni sguardo, ogni sussurro. Lo ricordo come se fosse ieri, e sono trascorsi quasi due anni…


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QUESTO E' L'ULTIMO RACCONTO DI
CHRISTMAS IN LOVE 2015

NEI PROSSIMI GIORNI POTRETE VOTARE I RACCONTI CHE PIU' VI SONO PIACIUTI PER ARRIVARE AD ELEGGERE "IL RACCONTO PREFERITO DALLE LETTRICI" FRA TUTTI QUELLI PRESENTATI NELLA RASSEGNA DI QUEST'ANNO. 





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