CHRISTMAS IN LOVE: " RITORNANDO A TE - RITRATTI DI FAMIGLIA" DI ALESSIA LO BIANCO


NATALE E' PASSATO, MA I RACCONTI DI CHRISTMAS IN LOVE 2015 CONTINUANO E VI TERRANNO COMPAGNIA FINO ALLA BEFANA! CONTENTE?

OGGI INIZIAMO LA SETTIMANA IN BELLEZZA CON UNA STORIA DI ALESSIA LO BIANCO, RITORNANDO A TE - RITRATTO DI FAMIGLIA, CHE CI PORTA CON LA FANTASIA ALLA CELEBRAZIONE DEL NATALE IN UNA RESIDENZA PATRIZIA NELL'INGHILTERRA DEL 1920 E FA PRESAGIRE CHE ALTRE STORIE DI FAMIGLIA SEGUIRANNO... BUONA LETTURA!



Constance & Benedict



“Good King Wenceslas looked out,
On the Feast of Stephen,
When the snow lay round about,
Deep and crisp and even;”

Cothergar Hall,
North Yorkshire,
23 Dicembre 1920


Il cielo, quella mattina, pareva un’immensa volta fatta d’acciaio.
Constance sollevò lo sguardo verso la fredda e vuota distesa di grigio che la sovrastava. Non c’erano nuvole a spezzarne la monotonia, né uccelli a rallegrarla. Il sole stesso sembrava essersi nascosto per emanare, dal suo angolo segreto, soltanto una luce fioca, pallida e stanca.
L’orizzonte non era altro che una lunga e tortuosa linea nera. Non prometteva nulla e non portava da nessuna parte. Tutto appariva spento e preda di una lenta agonia.
Il silenzio regnava da monarca assoluto e l’inverno, ormai, era arrivato.
Un velo di candida neve ricopriva il grande parco e i campi in lontananza, appesantendo i rami degli alberi e i tetti del vicino villaggio. Avrebbe dovuto essere un paesaggio pittoresco dopotutto, con gli aghi di pino dipinti di bianco e il laghetto ghiacciato.
Eppure non lo era. Si respiravano inquietudine e desolazione in giro.  
Un’atmosfera irreale avvolgeva Cothergar Hall e per qualche istante, pochi attimi appena in verità, Constance si sentì soffocare dall’angoscia. La tristezza le ghermì il cuore, rischiando quasi di sopraffarla e, come un’onda gigantesca, trascinarla in un abisso dal quale sapeva che non sarebbe mai potuta venire fuori. Se si fosse lasciata andare, sarebbe stata persa.
Non poteva permetterlo. La tentazione di abbandonarsi alla corrente, tuttavia, era forte e dolce.
Constance avvertiva crescere in sé un profondo sconforto.
Perché ostinarsi a voler lottare in fin dei conti? Non aveva sopportato abbastanza dolore e tristezza negli anni passati da bastarle per una vita intera? Perché non poteva semplicemente abbassare le braccia e chinare il capo in segno di resa e permettere che ogni cosa facesse il suo corso?
Constance allora sorrise a quella cappa scura che era il cielo. Perché non era nel suo carattere, si disse. La volontà del suo animo non conosceva paura e, come rami intrecciati d’erica, ricopriva il fragile cuore che le pulsava nel petto proteggendolo da ogni tempesta.
L’aria pungeva, pizzicandole le guance e tingendole di rosso.
Avrebbe nevicato di nuovo quella sera.
Voltò le spalle al tetro spettacolo del parco e decise che era ora di rientrare.
Doveva ancora discutere con la cuoca gli ultimi particolari riguardanti la cena della vigilia e scegliere con Nora, la sua cameriera personale, quale abito indossare per l’occasione.
Constance sbuffò, perché non era proprio dell’umore giusto per parlare di merletti e acconciature. Non poteva però evitarlo. Non era più la figlia minore di Sir Paget. Era Lady Cranthorpe e, in quanto tale, aveva degli obblighi che non poteva ignorare. Anche la scelta dell’abito da indossare, dunque, era importante e richiedeva la sua completa attenzione. Se avesse optato per quello con le rifiniture in seta e oro, rifletté, avrebbe dovuto inoltre incaricare una domestica di stirarlo e sistemare eventuali lavori di ricamo. Era il suo preferito, anche se forse ormai era un po’ fuori moda.  L’ultima volta che l’aveva indossato, ricordò, la guerra era appena iniziata.
Constance tirò su col naso. Non era il momento per rivangare il passato.
La grande dimora in pietra dalle torri merlate la attendeva imponente e severa. Era stata costruita sul finire del 1200 come roccaforte di difesa, lungo il confine con la Scozia e, nonostante i notevoli ampliamenti subiti durante i secoli, conservava nell’aspetto generale ancora qualcosa della sua antica funzione. Era splendida ma, al tempo stesso, intimorente.
Constance si fermò un attimo, colta da un’improvvisa nostalgia.
Erano lontani i tempi in cui Cothergar Hall risplendeva di luci e risate.
Quel Natale avrebbe ospitato soltanto cinque persone. Un misero numero già di per sé ma che lo diventava ancora di più se lo si confrontava con quello di soltanto qualche anno prima.
Cothergar Hall era solita ospitare più di settanta persone, oltre alla relativa servitù. Il tradizionale ballo di Natale che la famiglia Cranthorpe organizzava ogni anno era un vero e proprio evento al quale tutti sognavano di partecipare. Si danzava fino a notte inoltrata e si cantava fino allo svenimento. C’erano rami di vischio appesi dappertutto e un’incontenibile allegria che dilagava dalle cucine ai saloni principali.
Constance aveva fatto del suo meglio per donare alla casa un’accogliente atmosfera natalizia, senza riuscirci. Non bastavano, infatti, mille fra nastri, fiocchi e agrifogli per rallegrare una casa se l’animo dei suoi abitanti si abbandonava alla malinconia. Lei stessa faticava non poco per imporsi quella finta serenità che millantava davanti agli altri e in modo particolare a Benedict. L’impegno di Constance era, infatti, del tutto inutile. Poteva pure dormire sotto lo stesso tetto del marito, a soltanto pochi passi di distanza, ma era come se un intero oceano la dividesse da lui. Benedict era lontano mille miglia da lei e Constance avrebbe solo voluto chiudersi in camera e piangere.
Quanto agli ospiti, temeva il peggio. Sua sorella era una donna spigolosa, incapace per natura di mettere a proprio agio le persone con le quali conversava. Eva Bowes-Lyon, conosciuta ai tempi di Londra quando entrambe si erano ritrovate a lavorare nello stesso ospedale, era ancora un mistero per lei. Pur se bellissima, frivola e viziata Eva possedeva un lato nascosto e in parte oscuro che aveva subito sconvolto Constance. Alice Holland, anche lei conosciuta a Londra, non era ancora arrivata ma era altrettanto enigmatica.
Constance aveva comunque insistito parecchio perché le tre donne accettassero l’invito a trascorrere le feste a Cothergar Hall. Nonostante le differenze, si era sviluppato un forte legame fra loro. Erano diventate amiche in un momento terribile e, dopo quello che avevano vissuto insieme, lo sarebbero rimaste per tutta la vita.
Jack McGraw e Ralph De Vere, invitati su richiesta del marito, completavano la compagnia. Benedict conosceva Ralph da sempre mentre aveva incontrato McGraw, che aveva servito in guerra come medico chirurgo, durante gli anni trascorsi in Francia. Da quanto aveva potuto vedere Constance, Jack era un uomo schivo ma gentile, con un forte accento scozzese che la inteneriva. Era figlio di un fabbro di Glasgow e si era fatto strada da solo nel mondo con grande sacrifico e studio accanito. Constance sapeva che aveva alle spalle un passato difficile e che apparteneva a una classe sociale lontana dalla loro ma Benedict le aveva raccontato che gli doveva la vita e a Constance questo bastava per accoglierlo in casa con tutta la cordialità di cui era capace. Non le importava nulla della distanza sociale, poiché né lei né Benedict davano peso a queste cose, ma ci teneva a non mettere l’uomo a disagio.
Ralph De Vere, al contrario, era un’altra storia. Una triste storia in verità. Prima della guerra il maggiore dei figli del conte De Vere era stato un giovane ammirato da tutti, prestante e fortunato. Tanto fortunato da rivelare, di quando in quando, un orgoglio sprezzante e una certa superficialità. L’orgoglio era rimasto ma l’esplosione di una granata a metà del 1917 gli aveva portato via tutto il resto lasciandolo zoppo, con una mano fuori uso e mezza faccia bruciata.
Il posto di quel ragazzo bello e arrogante era stato così preso da un uomo cinico e colmo d’amarezza, a tratti persino crudele e ormai irrimediabilmente guasto.
No, Constance non si aspettava proprio nulla da quel Natale.


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CHRISTMAS IN LOVE 2015



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