CHRISTMAS IN LOVE 2015: " LA STELLA E LA LUNA" DI PAOLA GIANINETTO



COSA C'E' DI MEGLIO CHE INIZIARE LA SETTIMANA CON UNA BELLA STORIA D'AMORE? QUESTO E' IL POSTO GIUSTO PER TROVARLA, SOPRATTUTTO DURANTE LA NOSTRA RASSEGNA CHRISTMAS IN LOVE! 

QUELLA USCITA DALLA PENNA DI PAOLA GIANINETTO, LA STELLA E LA LUNA, HA IL SETTING DI UNA COMMEDIA ROMANTICA AMERICANA...UN AREOPORTO LA SERA DELLA VIGILIA, UN INCONTRO CASUALE, DUE VITE PROBABILMENTE DESTINATE A NON INCONTRARSI MAI...SE IL NATALE NON CI METTESSE LO ZAMPINO...BUONA LETTURA!


 

Aeroporto JFK, New York, 24 dicembre

«Mi sembra di essere stato molto chiaro. Vendi. Lo trovi un concetto difficile, Ewans?»
Le labbra atteggiate a una smorfia di disgusto, Andrew Williams schivò l’ennesimo trolley rumoroso e strapieno, mentre ascoltava il suo sottoposto profondersi in scuse e assicurargli che avrebbe sistemato tutto, immediatamente.
«Lo spero per te» concluse gelido prima di interrompere la comunicazione e continuare a farsi largo nella marea umana come un monarca tra i suoi sudditi, seguito dal codazzo di collaboratori che si affannavano a stargli dietro come potevano, tentando nel contempo di risolvere le questioni più urgenti prima della sua partenza. Nonostante nella Grande Mela fossero le quattro del mattino della Vigilia di Natale.
«Ci sarebbe da discutere dell’affare Porter, Andrew, è importante arrivare a una decisione entro la fine dell’anno…»
Andrew concesse un breve sguardo obliquo alla sua assistente, senza rallentare minimamente l’andatura.
«Spiegami di nuovo perché mi stanno facendo perdere tempo, Jillian.»
Lei era l’unica a permettersi con lui una certa familiarità. L’unica, a dirla tutta, a non tremare davanti ai suoi sguardi di ghiaccio aromatizzato al cianuro, osando persino mostrarsi in disaccordo con lui, in qualche rara occasione. Forse perché lavoravano insieme da tanti anni, o perché aveva quasi l’età per essere sua madre. O, più probabilmente, perché era meno stupida della media delle persone che costituivano il suo seguito.
«L’accesso al terminal dedicato al momento è chiuso causa lavori» rispose la donna rassegnata, «di conseguenza sei costretto a servirti della via d’accesso destinata ai comuni mortali, mi dispiace.»
«Dispiace più a me. Considerata la cifra che spendo appositamente per evitarlo.»
Jillian sollevò appena le sopracciglia, gratificandolo con l’espressione comprensiva che gli riservava ogni volta che riteneva fosse il caso di rabbonirlo. Andrew sapeva quanto fosse finta, ma gli stava bene così.
«Per quanto riguarda Porter?»
«Concludi» tagliò corto, mentre individuava l’accesso al terminal. Affrettò il passo, ansioso di raggiungere l’agognata meta, quando un urlo strozzato simile a quello di un animale in agonia attirò la sua attenzione.
A pochi metri di distanza, una giovane donna fissava il tabellone delle partenze con le mani sul volto e lo sguardo colmo di terrore, neanche quello fosse stato un mostro pronto a divorarla. Sotto i suoi occhi, cadde in ginocchio, le braccia lungo i fianchi e l’espressione afflitta di un cucciolo smarrito che avrebbe toccato qualsiasi cuore. A parte il suo. Con un’ultima occhiata, fece per proseguire, ma proprio mentre le passava accanto udì una sola parola, sussurrata in un rantolo di dolore.
«Luna…»

Senza riuscire a comprenderne il motivo, si fermò di colpo, tanto che rischiò di causare un tamponamento a catena tra i quattro sbigottiti membri della sua scorta.
«Si sente bene?» chiese alla donna inginocchiata sul pavimento, che alzò lo sguardo dal suo baratro di dolore e lo fissò su di lui, apparentemente senza vederlo. Gli occhi erano velati di lacrime e Andrew ebbe la curiosa sensazione di guardare il cielo azzurro attraverso un vetro bagnato dalla pioggia. Il viso piccolo, delicato, era di un pallore mortale, enfatizzato dai capelli biondi che gli crescevano attorno come una foresta incolta circonda una radura coperta di neve.
Sembrava una bambola di quelle che la sua prozia amava tanto collezionare. Quando da piccolo andava a trovarla, in ogni angolo della sua casa gli capitava di imbattersi in uno di quegli orribili pupazzi con la faccia di porcellana, le labbra rosse e lunghi vestiti di pizzi polverosi. Non l’avrebbe mai ammesso con nessuno, ma i loro sguardi vacui l’avevano sempre terrorizzato.
Anche questa particolare bambola aveva i capelli in disordine e i vestiti stropicciati, ma al posto di pizzi e volant indossava dei semplici jeans e un giaccone pesante color ciliegia. E i suoi occhi non erano vuoti pezzi di vetro. Nonostante in quel momento fosse evidentemente sconvolta, emanavano un calore profondo, avvolgente, invitante come le fiamme di un camino in una fredda serata d’inverno.
«No, signore» rispose alla sua frettolosa domanda, con una curiosa vocina da bimba, «non sto bene per niente.»
«Per quale motivo?»
«Il mio volo è stato cancellato e se non sarò a casa entro questa sera, tutto sarà perduto.»
La bambola si metteva pure a parlare come l’eroina di un romanzo d’appendice, adesso. Di bene in meglio. Andarsene, ecco quello che doveva fare. Ed ecco quello che chiaramente la sua corte si aspettava che facesse, a giudicare dalle quattro paia d’occhi che lo fissavano come se all’improvviso gli fossero spuntati la barba bianca e il cappello rosso a punta. Ma Andrew non era famoso per fare quello che gli altri si aspettavano che facesse, quindi rimase dov’era e tese addirittura una mano alla ragazza per aiutarla ad alzarsi da terra. La sua insolita posizione stava attirando gli sguardi di molti curiosi e l’ultima cosa che lui voleva era trovarsi al centro dell’attenzione dei comuni mortali.
«Qual era la sua destinazione?» le chiese una volta che fu tornata in posizione eretta, più che altro perché aveva voglia di risentire il suono della sua voce: morbido, un po’ strascicato e con una punta di dolce accento italiano che lui aveva riconosciuto fin dalla prima parola che le aveva sentito pronunciare.
«Roma» rispose lei sospirando. In quel folle, brevissimo istante, Andrew prese in considerazione l’idea di trasformarsi davvero nel ciccione vestito di rosso e, per una volta nella vita, fare a qualcuno il regalo più bello che potesse desiderare. Peccato che non fosse lei quella che avrebbe tanto voluto rendere felice. La sua esitazione, unita al lieve fremito che percorse il suo seguito all’udire il nome della città, parve insospettire la ragazza, che strinse gli occhi e poi li spalancò, accesi da un barlume di speranza.
Andrew scosse la testa, come per svegliarsi da un sogno. Così com’era venuto, l’afflato filantropico l’abbandonò e dopo averle garbatamente augurato buona fortuna lui si avviò deciso per la sua strada. Aveva un aereo da prendere e, soprattutto, una missione da compiere. Una missione che questa volta non poteva fallire.
«Lei dov’è diretto?»
La voce di lei lo fermò e questa volta la sua corte fu pronta a reagire alla brusca frenata. Quando si voltò, non solo non provava più alcuna inclinazione alla generosità, ma si sentiva pericolosamente propenso a infierire sulla bambola stropicciata che aveva avuto l’ardire di intralciare il suo cammino. Lo squalo era tornato, più affamato che mai. Prese in considerazione l’idea di non risponderle, ma poi la vena crudele dentro di lui, come spesso accadeva, ebbe la meglio.

«Come si chiama?» le chiese a voce bassa, insidiosamente gentile.
«Camilla» rispose lei, per niente intimorita. «Camilla Fiore.»
Mai nome fu più azzeccato, pensò Andrew preparandosi a sferrare la stoccata finale.
«Sto andando a Roma, signorina Fiore» colpì. «E sono già in ritardo, quindi se mi vuole scusare.»
«Aspetti!»
Andrew si voltò a metà verso di lei, con un freddo sorriso. La ragazza passò in rassegna il suo completo confezionato su misura da uno stilista di grido e ogni singolo membro della corte, dopodiché espresse ad alta voce la logica conclusione del suo accurato esame.
«Lei possiede un aereo.»
Andrew si limitò a fissarla.
«Mi porti con sé.»
E che cavolo, quella non era nemmeno una vera richiesta. Nessuna preghiera accorata, sbattimento di ciglia, tentativo di suscitare la sua pietà. Così non era nemmeno divertente.
«Non la conosco, signorina Fiore. E io non faccio mai niente per niente.»
«Posso pagarla.»
Andrew non ebbe neppure il tempo di alzare un sopracciglio che lei si rese conto dell’assurdità delle sue parole e agitò le mani come per cancellarle.
«Ok, mi dica cosa posso darle in cambio, farò tutto quello che vuole.» ...


PER CONTINUARE A LEGGERE


FRA TUTTE LE LETTRICI CHE LEGGERANNO E COMMENTERANNO I RACCONTI ALLA FINE DELLA RASSEGNA ESTRARREMO REGALI A SORPRESA!



APPUNTAMENTO A GIOVEDI' CON UNA NUOVA STORIA INEDITA DI
CHRISTMAS IN LOVE 2015





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