Summer Loving: BRIVIDI AD ALTA QUOTA di Laura Gay


BUON FERRAGOSTO! OVUNQUE VOI SIATE, CARE AMICHE, ABBIAMO ANCHE OGGI  UN BEL REGALO DI SUMMER LOVING  PER VOI.

BRIVIDI AD ALTA QUOTA  di LAURA GAY è un racconto passionale e divertente che segue i passi di Katie, una giovane giornalista a cui il capo ha impedito di godere della sua sospirata vacanza in California, assegnandole all'ultimo minuto un'intervista a Parigi con un celebre multimiliardario che odia la stampa. Vista la sua paura di volare, come riuscire a fare quel viaggio senza andare in panico completo? Magari facendosi aiutare dal suo affascinante vicino di poltrona... Buona lettura!

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

Katie detestava volare. Si lasciò cadere sulla poltroncina della Business Class, lo stomaco annodato dalla paura. Cercò di distrarsi osservando i passeggeri del volo 306 della American Airlines: uomini d’affari in doppiopetto e donne rigide e impettite, nei loro tailleur grigio topo. Era tutto inutile: l’ansia le attanagliava le viscere.
     Sospirò, maledicendo se stessa per aver accettato quell’incarico. A quell’ora avrebbe dovuto trovarsi in vacanza, su qualche spiaggia della California. Ma no. Il suo redattore capo aveva deciso di assegnare proprio a lei l’intervista al multimiliardario Luke Anderson che, per inciso, detestava i giornalisti. Così si era ritrovata su quell’aereo, diretta a Parigi, dove Anderson aveva deciso di tenere un incontro con la stampa.
     Stava imprecando a bassa voce, proprio quando un uomo alto e atletico prese posto accanto a lei. Era fasciato in un completo scuro d’alta sartoria; con occhiali da sole e aria da non-mi-rivolgete-la-parola-altrimenti-mordo. Non che lei avesse intenzione di intavolare con lui una qualsiasi discussione. Era troppo impegnata a contare mentalmente per distrarsi.
     L’aereo decollò e Katie si ritrovò a chiudere gli occhi, serrando le dita sulle maniglie della poltroncina. Aveva allacciato correttamente la cintura di sicurezza? Si augurò di averlo fatto e ricominciò a contare.
     Uno, due, tre…
     Arrivata a quattrocentottanta perse il conto. Oddio, stava andando in iperventilazione!
     – Va tutto bene? – chiese una voce roca, decisamente sexy. Katie aprì gli occhi di scatto per incontrare quelli dell’uomo seduto accanto a lei, che evidentemente si era tolto gli occhiali da sole e ora la fissava con un paio di iridi azzurro cielo.
     – S-sì… credo – balbettò con un filo di voce, senza riuscire a distogliere lo sguardo da quegli occhi. Erano incredibili. Quasi ipnotici. Accorgendosi che lo stava fissando imbambolata da un paio di minuti, si schiarì la voce. – È solo che ho paura degli aerei – spiegò, agitando la mano per aria.
     L’uomo dagli occhi azzurri fece un sorrisino accondiscendente. – Io invece detesto i voli di linea. Purtroppo il mio aereo privato ha avuto un guasto e così ho dovuto prendere d’urgenza questo. Ho necessità di raggiungere Parigi al più presto.
     Aereo privato? Chiaramente la stava prendendo in giro.
     Katie si stampò un sorrisino ironico sul volto pallido e annuì. – Sì, certo. La capisco.
     Ostentando una calma che non provava affatto, afferrò il cartoncino laminato con le istruzioni per le emergenze: uscite di sicurezza, giubbotti di salvataggio… non ci aveva mai capito niente di quella roba, il che accrebbe la sua ansia.
     – Forse farebbe meglio a metterlo giù – fece il tizio con l’odio per i voli di linea, indicando il cartoncino che teneva in mano. – Chiuda gli occhi e si rilassi.
     Rilassarsi? E chi ci riesce?
     Katie si morse il labbro quasi fino a farlo sanguinare. – E come?
     – Pensi a qualcosa di piacevole.
     – Non mi viene in mente nulla.
     In realtà, tutto ciò a cui riusciva a pensare era un rumore di sottofondo, dall’aria alquanto sinistra. Cercò di incamerare ossigeno e rivolse uno sguardo atterrito a Occhioni azzurri. – Secondo lei, questo rumore è normale?
     Lui aggrottò la fronte. – Quale rumore?
     – Non lo sente?
     – Io non sento nulla.
     In quel preciso istante l’aereo ebbe un sussulto. Katie fu assalita da un’ondata di panico. Cominciò a sudare freddo mentre afferrava il braccio di Occhioni azzurri, come fosse stata un’ancora di salvezza.
     Oh, Dio. Oh, Dio. Oh, Dio.
     Senza accorgersene cominciò a ripeterlo come una litania. Poi delle labbra calde e seducenti coprirono le sue e tutto intorno a lei svanì come d’incanto.
  
Luke si ritrovò quella donna impossibile fra le braccia. L’aveva baciata per distrarla, ma era sua intenzione limitarsi a un bacio superficiale, quasi fraterno. Invece, non appena avvertì il corpo morbido e arrendevole di lei contro il proprio petto, perse ogni cognizione del tempo e dello spazio.
     Dannazione, sembrava fatto apposta per modellarsi al suo!
     Un brivido caldo gli serpeggiò lungo la schiena. Per un attimo la guardò dritta negli occhi. Erano grandi e scuri, intrisi di paura, ma anche di un desiderio malcelato che gli incendiò il sangue nelle vene all’istante. Percepì il profumo di lei nelle narici: un aroma intenso di vaniglia e di donna che gli andò dritto al cervello, procurandogli un’erezione improvvisa. Poi lei lo afferrò per la nuca, attirandolo nuovamente a sé. E
l’incendio divampò, improvviso e inarrestabile.
     Quella bocca era così fresca, così morbida, così irresistibile. Luke chiuse gli occhi e si abbandonò alla sensualità di quel bacio, senza porre la minima resistenza. E perché avrebbe dovuto? In fondo era un uomo con normali appetiti sessuali e quella donna aveva tutte le carte in regola per stregare qualsiasi maschio arrapato avesse incontrato sul suo cammino. E lui era senz’altro arrapato in quel momento. Certo, avrebbe dovuto riflettere prima di agire in quel modo sconsiderato, ma in quell’attimo non riuscì a pensare ad altro che a quel corpo premuto contro il proprio, la morbida curva del seno che gli sfiorava il torace e che riusciva a percepire attraverso la stoffa della camicia.
     Un violento calore gli attraversò le membra togliendogli il fiato. Infine, lei si scostò liberandosi dal suo abbraccio, una luce confusa nello sguardo. – Oh, mio Dio.
     Non sapendo che altro dire, Luke azzardò una battuta. – Allora? Sono riuscito a evocarle qualcosa di sufficientemente piacevole?
     La donna arrossì continuando a fissarlo inebetita. Sembrava aver perso l’uso della parola. – È tutto a posto? Le chiese, preoccupato.
     – Sì, credo di sì – Sbatté le lunghe ciglia appuntite e inspirò. – Perché diamine l’ha fatto?
     Luke scrollò le spalle. – È stato un impulso. Volevo cercare di distrarla.
     – Oh, in quanto a questo ci è riuscito molto bene – Il tono di voce era lievemente indispettito. – Se per caso ha pensato che fossi una conquista facile a causa della mia avversione per gli aerei…
     Luke inarcò un sopracciglio e la interruppe: – Certo che no! Crede che io vada in giro a sedurre donne spaventate sugli aerei?
     – Cos’altro dovrei pensare? Mi è saltato addosso come una bestia in calore!
     – Be’, non mi sembra che lei abbia reagito in modo assai differente. Alla prima occasione mi ha ficcato la
lingua in bocca.
     La sconosciuta fece un verso stridulo, gli occhi talmente sgranati da sembrare due palle da bowling. – Cosa avrei fatto io?
     Osava pure negarlo? Luke si lasciò sfuggire una risatina sprezzante. – Perché non ammette che le è piaciuto?
     – Che cosa? – Arrossì di nuovo, annaspando come se fosse in cerca d’ossigeno. Oddio, dopo quel bacio non era da escludere.  – Come osa?
     Luke alzò gli occhi al cielo. Quella donna era petulante e ostinata. Ma cazzo, baciava da Dio. ...


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