GLITTERLAND di Alexis Hall (Triskell edizioni) -> Recensione

Autore: Alexis Hall
Titolo originale: Glitterland
Traduttrice: Chiara Messina
Genere: MM / Contemporaneo
Ambientazione: Inghilterra
Pubblic. Originale: Riptide Publishing, 24 agosto 2013
Pubblic. Italiana: Triskell Edizioni, 31 luglio 2015, pp.237
Parte di una serie: No
Livello sensualità: Medio/Alto
Disponibile in e-book:solo in e-book,euro 4,99

TRAMAL’universo è una palla stroboscopica che tengo nel palmo della mano. Ash Winters, ex giovane promessa della scena letteraria britannica e ora scrittore cronicamente depresso di romanzi pulp, ha rinunciato all’amore, alla speranza, alla felicità e soprattutto a se stesso. Trascorre la vita nell’attesa della successiva ricaduta, tormentato dal fantasma delle aspettative altrui.
Poi, un incontro casuale a una festa di addio al celibato lo getta tra le braccia di Darian Taylor, un aspirante modello dell’Essex che vive in un mondo fatto di gel per capelli, abbronzature artificiali e sfilate. Per sua stessa ammissione, Darian non è certo un campione d’intelligenza, ma sa preparare un eccellente pasticcio di carne e riesce a far ridere Ash, ricordandogli cosa significa travalicare gli opprimenti confini imposti dall’ansia.
Ma Ash vive all’ombra di se stesso da così tanto tempo che non è capace di vedere la luce oltre lo scintillio. Può un uomo che non ha fiducia in se stesso credere nella felicità? E come può un uomo che non crede nella felicità lottare per ottenere la propria?

Non riesco a dire come ogni volta che metto le mie braccia intorno a te, io mi sento a casa.
(Ernest Hemingway)
Sono in difficoltà a parlare di questo libro senza fare spoiler, senza dire cose che potrebbero svelare troppo a chi non lo ha ancora letto, perciò eviterò di dirvi della storia - dalla trama si capisce più che bene – e lascerò  che siano i due
protagonisti a parlare per me.
Ash
Che io sia uno scrittore affermato, ricco, con la possibilità di avere tutto ciò che voglio non ha importanza, perché in realtà non lo so nemmeno io cosa realmente desidero. Avevo una carriera universitaria brillante di cui non ricordo nulla se non piccoli sprazzi di pseudo felicità artificiale indotta da droghe e alcol. Avevo un amico e amante – ora non riesco neppure a guardarlo in faccia e a considerarlo come un “qualcosa” nella mia vita – che ha raccolto i miei pezzi talmente tante volte che alla fine, parecchi di quei pezzi sono andati perduti, alcuni dentro a un ospedale psichiatrico, e adesso so che non li riavrò mai più indietro. Sono un bipolare, un maniaco depressivo e ho tentato il suicidio, mi sono scorticato le braccia in preda alla follia e adesso vivo aspettando di avere qualche giorno buono nella mia vita, sapendo che i miei giorni buoni sono pari a quelli peggiori di qualsiasi altro essere umano. Sono un bugiardo, rinnego tutto e tutti per puro egoismo, non certo per spirito di sopravvivenza, perché non mi interessa granché di come scorre la mia vita, ma perché io metto me stesso al di sopra di qualsiasi cosa, piccola o grande che sia. Gli altri non hanno nessuna importanza. Mi servono solo quando ne ho bisogno per fare qualcosa che da solo non riesco a portare a termine. Anche il sesso è così. Tremendamente e assolutamente egoistico, corpi senza nome di cui non voglio e non mi interessa sapere nulla. Ho infatti bandito l’amore da tempo. Non lo voglio, non voglio dover condividere me stesso con un’altra persona, non voglio che veda le mie miserie, la mia pochezza, il mio corpo martoriato, la mia mente devastata.
Darian
Sono un modello, di quelli che amano davvero le passerelle, il trucco, i lustrini, l’esagerazione, il caos prima delle sfilate. Sono bello e so che posso sfondare. So anche di non essere una cima ma sono una brava persona. Non ho mai conosciuto mio padre e mia madre se n’è andata quand’ero piccolo. Sono cresciuto con mia nonna nella convinzione che al mondo ci sia un posto speciale anche per me. Mi piace essere allegro, trovare la bellezza in ogni cosa, piccola o grande che sia. Non ho una cultura elevata ma so riconoscere il giusto delle cose, capisco quando mi si prende in giro, comprendo benissimo il sarcasmo e l’ironia quando sono volte a ferire. Non sono uno che si arrende facilmente quando ha un obbiettivo e mi piace pensare che se una persona sbaglia, ha diritto a una seconda possibilità perché tutti nella vita commettiamo errori. Quando qualcuno si avvicina a me e vede solo il mio aspetto fisico, fatto di abbronzatura spray, abiti appariscenti, capelli perfettamente ingellati, trucco e smalto sulle unghie, o si ferma alla mia parlata grezza, sgrammaticata, al mio vocabolario limitato, allora si perde il meglio di me, perché non vedrà mai il candore e l’assenza di malizia con cui mi approccio alla vita e agli altri. Non vedrà il Darian che ama ogni singolo istante della sua vita.

Possono due persone così avere qualcosa in comune? Sesso a parte ovviamente, perché si sa, il sesso è un linguaggio universale che travalica ogni confine imposto dalla mente e dal cuore e quando l’alchimia è forte, tutto è più facile. Il difficile arriva quando qualcuno ti entra sottopelle, vede ciò che sei. È quello che fa Darian con Ash, senza bisogno di grandi sforzi, senza che Ash se ne accorga. Darian capisce molte cose di lui, magari non i particolari, ma comprende che Ash ha delle grandi difficoltà e nonostante ciò lo accoglie con gioia e desidera far parte della sua vita senza grandi promesse “occhesoio” (perdonatemi, ma quest’espressione usata costantemente da Darian non riesco  a togliermela dalla testa), semplicemente standogli vicino e godendo della presenza l’uno dell’altro. Ma l’egoismo malato di Ash sarà un’arma incredibilmente affilata che ferirà Dorian in maniera terribile, ma più di tutto, taglierà in due il suo stesso cuore, la sua stessa anima, o quel che ne resta e, per la prima volta dopo tantissimo tempo, Ash si troverà costretto a rivedere se stesso e la sua malattia da un altro punto di vista.
Ci sono autori che sono così bravi a farti capire quello che vogliono dire che non puoi fare a meno di vedere i personaggi mentre parlano, soffrono, gioiscono, amano, si disperano. Questo metodo si chiama show don’t tell, (mostrare e non dire), infatti Alexis Hall non fa mai un uso eccessivo di descrizioni a discapito di azioni o dialoghi. Lascia che siano le interazioni tra i vai protagonisti a svelare le situazioni e a rivelare le caratteristiche dei personaggi. Si ha così l’impressione di vedere letteralmente la scena che si schiude davanti a sé, permettendo così un propria interpretazione, minimamente guidata dall’autore, ma che non subisce appunto sostanziali interferenze da parte di chi scrive. Si ha una propria visuale del libro che risulta personale in base a come si reagisce di fronte a questo o quell’accadimento.
Ne risulta una prosa ricca, espressiva, completa, un giusto bilanciamento tra le parti narrate e dialoghi che si intersecano e si adattano a favore del lettore. Lo stile dello scrittore è involuto ad arte, le frasi sono complesse, ricche di immagini e di espressioni particolari, che rendono la storia di una bellezza struggente, vivida, a volte amara, a volte venata di un’ironia che riesce a mitigare, senza ridicolizzare o appesantire, lo strazio di alcune situazioni. Se tutto questo è arrivato a me, un riconoscimento va alla traduzione, che, per ciò che mi riguarda, è eccellente. Non ho trovato stonature, frasi poco capibili o frettolosità nel descrivere qualcosa di complesso. L’uso delle parole è variegato e costantemente fluido.
Non è sicuramente un libro leggero, da spiaggia per intenderci, non se ne possono leggere due pagine e andare a fare un bagno in mare perché poi non si riesce a riagganciarsi alla storia. Necessita di essere letto con cura e attenzione, altrimenti ne risulterà un ammasso di situazioni estreme e al linite della follia, che è la vera dominante della vita di Ash. 
Lo consiglio assolutamente per la verità e la crudezza con cui lo scrittore ha spiattellato le miserie e le grettezze di un uomo sul baratro della depressione, senza indorare in alcun modo la pillola e, seppur a lieto fine (dopo un travaglio lungo e sofferto), lascia una sensazione dolceamara in virtù del fatto che Ash non ha il potere di cambiare se stesso o la sua malattia, può cercare di controllarla, ma non la può fermare ed è proprio lei il suo nemico numero uno, un nemico che domani potrebbe riportarlo alla solitudine e alla vita miserevole prima di Darian.






LEGGI L'ESTRATTO...


L’indomani
Il mattino seguente trovò Darian del suo consueto e disgustosamente gioioso umore, a mangiare Weetabix e sfogliare la copia appena consegnata del Guardian. O meglio, del supplemento di cinema e spettacolo.«’Giorno, bambi.» Alzò lo sguardo con un sorriso abbagliante. «Ti piacciono proprio i giornali con un sacco di parole dentro, eh?»Gli scoccai uno sguardo severo che comunicava il messaggio “è troppo presto per qualsiasi cosa, soprattutto per te” e commentai: «E a che serve un libro, pensò Darian, senza dialoghi né figure?»«Ragazzo sveglio, quel Darian. E lo so che non ero mica bravo a scuola, ma l’ho letto Alice nel paese delle meraviglie.» Esitò un istante, poi aggiunse un po’ imbarazzato. «E ho visto il film.»«Congratulazioni.»«Già. Ce l’ho una cultura io, che ti pare?» Mentre lui continuava a ciarlare, andai a preparare una tazza di tè. «Quando ero bambino, c’avevamo questi libri che erano di mia mamma, colle copertine di pelle rossa e le scritte dorate. Pensavo che erano una cosa di alta qualità. C’erano Robin Hood e Alice nel paese delle meraviglie e La strega, il leone e il nonmiricordo. Io li leggevo sempre e pensavo a mia mamma che li leggeva quando era bambina.»Emisi un suono piatto, per fargli capire che stavo ascoltando ma solo perché non potevo farne a meno.«Scusa, bambi,» disse Darian, «non sto proprio mai zitto. Ma a proposito di cultura e cose così, mi chiedevo…»«Mh.»«Pensavo…»«Cosa?»«Vado a sfilare alla settimana della moda dell’Essex, perc…»Non riuscii a contenere uno scoppio di risa. «La settimana della moda dell’Essex. Tutti i modelli vanno in passerella con scarpe bianche coi tacchi alti[1]Darian mi rivolse uno sguardo ferito. «Amico, è un sacco scortese quello che hai detto. È tipo razzista occhessoio. Sei razzista nei confronti dell’Essex.»Già, razzista nei confronti dell’Essex. Mi ricacciai in gola la risposta sprezzante che quell’affermazione avrebbe meritato. «Suppongo che tu abbia ragione,» dissi, invece. «Dopotutto, è inaccettabile giudicare le persone dal colore della pelle… anche se quel colore è l’arancione.»«Che problema hai? È me che stai sfottendo.»«Stavo scherzando.»«Ah sì?» domandò lui, lasciando cadere il cucchiaio con un tintinnio metallico e guardandomi con occhi grigi e freddi. «Perché non sembrava.»Andai a sedermi a tavola. «Non pensarci più. Avanti, raccontami della settimana della moda dell’Essex. O dei ricordi felici della tua infanzia. O di quello che vuoi. Ti ascolto.»Darian aggrottò la fronte, aprì la bocca e la richiuse di nuovo. «Sì, occhei,» disse infine, con espressione ancora diffidente. «È tipo come Parigi o Londra o Milano. Solo che è nell’Essex.»«Sai che parliamo di livelli un po’ diversi, giusto?»«È una cosa grossa, bambi.»«Come dici tu.»Lui prese un profondo respiro. «Non è che ti va di venire?»Lo guardai sbattendo le palpebre. «Alla settimana della moda dell’Essex?»«Be’, è solo un giorno, in realtà.»«Aspetta. La grande settimana internazionale della moda dell’Essex non è altro che la giornata della moda dell’Essex.»«La pianti di fare l’idiota? Vuoi venire?»«No.»Ci fu un lungo silenzio.«Occhei,» rispose Darian.Presi un sorso di tè, il sollievo che allontanava le dolorose fitte d’ansia che mi attraversavano le braccia, alleviando la tensione che si era accumulata sulle mie spalle. La questione si era risolta nel miglior modo possibile, e non c’era più il rischio di alimentare false aspettative. O speranze.«Perché no?» chiese Darian, veloce e improvviso come una coltellata.«Prego?»«Perché non vuoi venire con me?»«Perché non riesco a immaginare nulla di più atrocemente noioso.»«Occhei», ripeté. E poi, in tono suadente: «Oh, bambi, ma sarà divertente. Ci saranno le celebrità e tutto il resto. E potrai conoscere tutti i miei amici e la nonna. E mi vedrai mentre faccio quello in cui sono bravo.» Il suo sguardo incontrò il mio. «E a te piace guardarmi mentre faccio quello in cui sono bravo.» Si piegò sul tavolo e mi sfiorò giocosamente le labbra con la punta delle dita, costringendomi ad arretrare sulla sedia. «Penso che ti piace un sacco.»Neppure io avevo le palle di smentire quell’affermazione. «Be’, sei moderatamente gradevole da guardare.»«Allora è un sì?»Andare nell’Essex? A una sfilata di moda? Lanciarmi in mezzo alla gente e sperare per il meglio? Non si trattava di una sessione di firma copie, o di un’intervista o di un evento sociale pianificato con cura. Era l’ignoto. Come avrei potuto prepararmi a una cosa simile? Come avrei fatto a uscirne sano e salvo quando la mia abilità di fingere davanti al mondo andava e veniva senza preavviso, come un amante furtivo?E, un giorno, tutto sarebbe crollato come un castello di carte. E il mondo mi avrebbe visto per ciò che ero. E a quel punto non avrei avuto più nemmeno quegli scampoli di dignità per cui vivere.Forse me la sarei cavata. Forse avrei riso di me stesso per aver permesso al terrore di paralizzarmi per una sciocchezza simile.O forse no. Forse quel dannato evento avrebbe continuato a incombere su di me come l’ombra di un’idra in agguato, finché non sarei più riuscito ad alzarmi dal letto per la paura. Forse non sarebbe stata altro che un’atroce battaglia, una morte lenta come quella di un animale caduto in una trappola di sorrisi affilati e parole metalliche.
[1]Secondo lo stereotipo, le ragazze dell’Essex sono promiscue, poco intelligenti, spesso rifatte, usano l’abbronzante artificiale e portano scarpe bianche coi tacchi alti.
****





L'AUTORE
Alexis Hall è nato nei primi anni ’80 ed è ancora convinto che il XXI secolo sia il futuro. Ancor oggi, vive con un profondo senso d’ingiustizia il fatto di essere stato testimone della fine di un secolo ma di non essere riuscito a bere neppure un bicchiere d’assenzio, a danzare con una cortigiana o ad abitare in una mansarda. Intorno al 2000 ha provato l’esperienza universitaria, senza riuscire a imparare nulla di significativo. Ha fatto molti lavori, incluso il gelataio, il chiromante, il tecnico di laboratorio e lo scommettitore professionista, ma è stato licenziato dalla maggior parte di essi.
Vive nel sud-est dell’Inghilterra, senza gatti né bambini, ed è intenzionato a continuare a così.
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5 commenti:

  1. M E R A V I G L I O S O!
    bello il libro, bella la cover, ottima la traduzione. un cinque stelle a tutto tondo, recensione compresa XD

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    Risposte
    1. Grazie Raff :**
      E a proposito di cover :D quella italiana è una bomba, credo una delle più belle delle Triskell e questo a riprova del fatto che non servono toraci scolpiti per catturare l'attenzione (anche se sono un gran bel vedere), ma un qualcosa di così particolare che ti rimane impresso a fuoco. Tipo questa insomma

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  2. Ale che te lo dico a fare ? Recensione bellissima per un libro che tratta un tema delicatissimo come quelle delle sofferenze che le patologie psicologiche creano negli individui e trovo molto bella la contrapposizione tra questi due personaggi , diversi tra di loro come il giorno e la notte in cui sicuramente la figura di Darian offre ad Ash la speranza di una via di uscita al suo inferno interiore . Lo sai che in un'intervista dell'anno scorso, uscita proprio su questo blog,la mitica Suzanne Brockmann aveva suggerito questo libro per le lettrici che amavano la sua coppia MM di Jule e Robin? Per lei questo libro era il piu bello del 2013 . lo leggerò sicuramente , ma non adesso, in questo momento non sono pronta per una lettura così profonda e sofferta ! Bravissima come sempre !

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    Risposte
    1. Grazie Susy! <3 In effetti io me lo sono goduto perché sono in ferie e mi sono presa il mio tempo e poi sapevo l'argomento ed ero preparata a una lettura forte. Con calma quando ti sentirai pronta. Bacio!

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    2. ma dai non me lo ricordavo che la Brockmann lo aveva consigliato, io ho adorato Jules e Robin quindi devo leggerlo!

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