LADY OPALINE di Virginia Dellamore -> Recensione

Autrice: Virginia Dellamore
Genere: Romance storico
Ambientazione: Inghilterra, 1800
Pubblic. Italiana: Virgina Dellamoregiugno 2015 pp.256
Parte di una serie: No
Livello sensualità: Medio
Disponibile in ebook: Sì, €0,99

TRAMA: Inghilterra, 1800. Opaline è una lady molto particolare: aristocratica, bella come il sole, con due splendidi occhi color fiordaliso, potrebbe ambire a sposare un duca. Ma a lei non importa nulla dei salotti mondani o di sfoggiare vestiti e sorrisi a Londra durante la Stagione; il suo desiderio più grande è vivere in campagna, tra il cielo e l’erba, a contatto con la natura, gli animali, e il ricordo della sua idilliaca infanzia. Un’infanzia finita con la morte del padre, la cui assenza ha lasciato un vuoto incolmabile nel suo cuore. Opaline è cresciuta così: insofferente alle regole, più brava ad arrampicarsi sugli alberi che a servire il tè, danzare il minuetto o lanciare sguardi languidi da dietro un ventaglio. A diciotto anni appena compiuti, Opaline è schietta, genuina, generosa e solare. Innamorata di un amico d’infanzia, il dolcissimo Edward, non osa rivelargli i propri sentimenti e si limita ad ammirarlo da lontano. 

Quando Alexander Knight giunge nel Leicestershire dalla lontana America, Opaline si ripropone di detestarlo. Lui è l’antitesi di Edward: tanto quest’ultimo incarna l’idea fiabesca del principe azzurro, quanto Alexander è il perfetto prototipo del mascalzone. Sfacciatamente ricco e arrogante, Mr. Knight si contrappone ai damerini inglesi, è maleducato e materiale, passionale e cinico, e cela un drammatico segreto che risale al suo passato. 
L’incontro fra i due si traduce ben presto in uno scontro di volontà saturo di scintille. Lui è attratto da questa insolita giovane donna che pare del tutto inconsapevole della propria bellezza, e lei è inquietata da un uomo così deciso e scandaloso che sembra nascondere l’inferno in fondo agli occhi. 
Ma l’amore arriva dove la ragione si arrende. 



Ho letto Lady Opaline perché ho sentito in giro qualche voce entusiasta e un piccolo giallo sull’identità dell’autrice, così, incuriosita, ho sbirciato l’estratto. L’ho acquistato e immediatamente scaricato sul mio kindle. Una prosa incantevole, cinguettii d’uccelli e fruscii di foglie talmente ben descritti da darmi la sensazione di trovarmi dentro il racconto. 

Da qui la mia prima considerazione basata sull’inizio: se di esordio si tratta, ha del prodigioso. 
La storia è presto raccontata: Opaline, ragazza dalla bellezza irraggiungibile e dal carattere ribelle e volitivo è rimasta orfana di padre. Il fratello vende la tenuta a un ricco americano, Alexander Kinght, per ripagare i debiti. Opaline odia l’uomo che vive nella sua casa e lui è di una villania tale da alimentare il disprezzo della ragazza. Opaline è da sempre innamorata dell’amico Edward, ma non è ricambiata. Kinght, invece, ammaliato, le chiede di sposarlo nonostante abbia appena iniziato una relazione con una giovane e bella vedova. Frustrato da Opaline e dal fatto che lei non abbia risposto alla sua proposta, lui la rapisce, la porta in Scozia e la sposa. Propositi di vendetta nei confronti dei parenti inglesi da parte del protagonista e piccoli equivoci prima di raggiungere il lieto fine. 
Tutto qui?
Sì.
Cioè no, ci sono molte, anzi moltissime storielle di animali: volpi, passeri, tigri, tartarughe, cavalli. Metà del libro sembra la descrizione di uno zoo, quasi tutti i ricordi di Opaline riguardano i suoi amici a quattro zampe, forse perché l’autrice avrà capito che è meglio metterci qualche animaluccio che fa tanta tenerezza. 
Ad allungare il romanzo abbiamo il doppio punto di vista incrociato, cioè la stessa scena vista sia dal pov di lei che da quello di lui, e non sarebbe neanche male se non fosse che alcune volte la scena viene ripresa in toto e altre solo in parte, rendendo difficoltoso capire il punto esatto in cui la narrazione ricomincia. 
Non accadrebbe praticamente nulla in tutto il romanzo, a parte il rapimento, se la protagonista non avesse il brutto vizio di spiare la gente.
Il libro comincia con lei che controlla i cacciatori per il nobile scopo di salvare la volpe. Origlia una conversazione dei propri genitori. Scopre il tenero legame fra l’amato Edward e la sua amica. La coppia verrà sorpresa dalla nostra beniamina anche in una seconda occasione, mentre i due si stanno baciando. Scopre la tigre vecchia e malata entrando di nascosto nel circo (anche se, sul circo col tendone avrei delle riserve). Legge una lettera che il marito custodisce nella tasca della giacca. Origlia una conversazione fra il marito e la sua ex amante. Infine, sul transatlantico, spia Alexander dall’oblò della cabina...Se le va male il matrimonio può sempre entrare nell’Intelligence, ha un futuro assicurato.
La prima cosa che balza agli occhi e stride come le unghie su una lavagna d’ardesia è che Lady Opaline è appena diventata orfana di padre titolato, peccato che l’uomo fosse un “visconte”, quindi il titolo di Lady spetta solo alla moglie e non i figli. La giovane e bellissima Opaline dai capelli di oro liquido non è Lady Crodern ma una semplice Miss. Non importa, mi son detta io, è solo un modo per rendere accattivante il titolo del romanzo, non la chiamerà davvero Lady Opaline, perché chiunque scriva storici studia almeno un pochino di araldica. 
Nulla di tutto questo! Lei è Lady Opaline per tutti quanti anche se si comporta in modo molto poco aristocratico. 
Altra cosa rimarchevole, la nostra incantevole fanciulla è stata spedita in Francia per imparare l’educazione e il minuetto (c’è scritto proprio minuetto, come nel sei-settecento). Sì, avete capito bene: i genitori per insegnare il bon ton a una fanciulla di quattordici anni tanto amata la mandano da sola in Francia. 
Non lo sentite anche voi il “sonoro” delle unghie che graffiano l’ardesia? Le bibliotecarie non hanno più unghie, mi dicono… Avete capito che cosa stride a proposito della scuola per signorine in Francia? Ma chi è quel demente di padre inglese titolato che manda la figlia nella terra della ghigliottina? A imparare che? Il minuetto? Qui altro che graffi alla lavagna! Ma non lo sa, l’autrice, che l’Inghilterra era in guerra contro Napoleone? 
Mi sarò sbagliata, penso a questo punto, e probabilmente è ambientato nella seconda metà dell’Ottocento. Comincio a cercare qualche riferimento, un minuscolo cenno che mi faccia capire in che anno mi trovo, perché il XIX secolo è lungo, ne sono successe di cose in cento anni, e non mi raccapezzo. 
Qualcosa non torna. Credevo di leggere un regency perché nella sinossi c’è scritto 1800, riportato in cifre e non Ottocento, che lascerebbe pensare a una data generica, quindi ho pensato, e non l’ho pensato solo io, che si trattasse di una storia ambientata all’inizio del XIX secolo, per via della descrizione minuziosa degli abiti, dei tessuti dai colori vividi e dai broccati e dal fatto che il protagonista maschile entra in scena con una capigliatura leonina appena imbrigliata da una coda legata da un nastro (come alla fine del Settecento, primi Ottocento quando ancora il minuetto si danzava). La storia è ambientata in campagna e noi, al protagonista e ai nostri bravi campagnoli, perdoniamo i vestiti alquanto demodé, e poi Alexander è un “’mmericano” e può essere cafone e villano quanto vuole che tanto nessuno lo nota. 
Mi viene male alla testa, fa caldo e purtroppo finisce la bella narrazione e cominciano i dialoghi, uno più assurdo e improbabile dell’altro, e molti parrebbero anacronistici, soprattutto per il fatto che non ho la più pallida idea in che epoca mi trovo.
Troppe cose mi fanno pensare a "Emma" e "Ragione e Sentimento" per non considerarlo un regency. Ho citato i titoli e non Jane Austen perché, più che il libro, mi sembra di rivedere la versione cinematografica. Edward Maple mi riporta alla mente Edward Ferrars che viene diseredato in "Ragione e Sentimento", sarà anche per via del nome. E poi "Emma", e qui allungo un po’ il discorso. Alexander si chiama Knight e il nome ricorda il signor Knightley.
I personaggi di contorno meglio riusciti di questo libro sono Deanna e la madre, che quando Opaline tenta di scusarsi per il suo comportamento sbagliato, non la ricevono, è lo stesso siparietto che troviamo anche in "Emma" con la signorina Bates; l’atteggiamento di Opaline nei confronti di Deanna è simile a quello che Miss Woodhouse ha nei confronti di Jane Fairfax. Abbiamo anche qui un fidanzamento segreto: Frank Churchill e Jane Fairfax in “Emma” e Edward e Deanna in “Lady Opaline”, e Frank e Edward si comportano allo stesso modo: per nascondere le rispettive relazioni segrete lasciano intendere alla comunità di essere interessati alle protagoniste. 
Ma non è finita, nel romanzo ho trovato un capitolo che stride più di altri, e che più di tutti mi ha ricordato il film “Emma”: parlo del capitolo del picnic. Qui, in una locanda di campagna con il tetto di paglia s’incontrano due comitive, che senza preventiva conoscenza fanno amicizia, avvengono le presentazioni e le due compagnie si uniscono, cosa mai letta né vista. Anche la scena davanti alla toilette per le signore mi ha dato una spiacevole sensazione di sosta davanti ai bagni dell’autogrill, ma non è questa la cosa più eclatante: Opaline chiama per nome i giovanotti appena conosciuti. Uno di loro, Paul, le circonda i fianchi, la tocca davanti a tutti, per insegnarle a tirare con l’arco (premetto che in questo momento l’unico arco in un regency che mi venga in mente è proprio quello in mano Gwinnet Paltrow). Solo io ho le traveggole o la scena è veramente assurda? 
«Con me diventate tutta virtuosa», le disse Alexander tra i denti, quasi ringhiando. «Da quello però vi facevate toccare.»
«Come vi permettete? Paul è stato molto rispettoso!»
«Paul? Lo conoscete da un quarto d’ora e già lo chiamate per nome? Chi diamine era?» 
A quei tempi, spesso non si chiamavano per nome neppure da sposati, solo un’amicizia fraterna e un legame solido permettevano questa confidenza, per cui per me questa scena ha del surreale e mi dimostra che l’autrice più che leggere Jane Austen ha visto i film. 
Mi sa tanto che dovrò farmene una ragione e valutarlo come “tardo vittoriano” - molto tardo - se non voglio gettare il kindle dalla finestra, ho pensato leggendo. Sì perché l’autrice parla di piroscafi, transatlantici, hotel Savoy, circhi con tendoni, parla dell’Italia con molta disinvoltura («… come si dice in Italia, morto un papa se ne fa un altro.»), a un certo punto compare pure un texano e, udite udite, un azzeccagarbugli di manzoniana memoria. “Per qualche attimo fu come se tutto avesse perso il sonoro”, c’è scritto. Il sonoro (sostantivo con l’articolo davanti) è l’audio… solo che ora mi sto fissando e trovo tuto un po’ anacronistico, anche per un fine Ottocento e inizio Novecento. 
Se invece l’intento, come quasi tutto il romanzo fa pensare, era quello di scrivere un
regency… meglio sorvolare.
Quando credo di non poterne proprio più e sono sul punto di mollare, ecco che lui la rapisce e c’è un viaggio in carrozza spettacolare, dei passaggi davvero sensuali, e poi il matrimonio. Qui vengo di nuovo presa dall’incanto dalla narrazione e so che non mollerò più fino alla fine. Mi accingo a leggere della prima notte di nozze con lei febbricitante e loro due che fanno insieme il bagno. Lui si ferma perché lei si addormenta stremata dalla febbre. 
Peccato che il novello sposo innamorato faccia dormire la ragazza con i capelli bagnati.  Però, lì per lì, inebetita dal sollucchero di quella scena bellissima e inebriata dal profumo di sapone di Marsiglia, mughetti e petali di rosa (c’erano i petali di rosa nella vasca) mi sono lasciata trasportare. 
La magia dura poco, loro tornano dopo un rapimento e un matrimonio da reietti, e invece di subire il biasimo generale, tutti fan la fila per far loro i complimenti. 
Non funzionava proprio così, si veniva banditi dalla società per molto meno. 
I dialoghi, a parer mio sono la cosa meno riuscita perché non seguono affatto la mentalità dell’epoca, neppure se parliamo di un romanzo vittoriano. 
«Occorre una certa prudenza quando si frequenta un paese pieno di bacchettoni. Voi inglesi siete così provinciali.»
«Tu lo sai che non ho mai avuto fissazioni di casta.»
Il libro è infarcito di queste frasi, basate su convinzioni troppo moderne e liberali che piaceranno di sicuro al pubblico ma non sono veritiere. 
Il termine “piccola” (baby?), poi non lo si trova così sovente in uno storico, forse Georgette Heyer… non so, ora non ricordo...
Ho riflettuto sul successo di quest’opera e sono certa che oltre alle indubbie capacità narrative sia dovuto al protagonista: Alexander. Lui è notevole e regge da solo tutto il libro, peccato la caduta di stile alla fine, perché un vero uomo rude e cafone che scappa in transatlantico, lascia la giovane moglie alle chiacchiere e all’ostracismo della società con un bigliettino, fa davvero scadere il personaggio. Ma che uomo è uno che se ne va senza darle una spiegazione guardandola negli occhi? 
E lei, "Miss" Opaline, com’è? 
Ha i capelli d’oro.
Occhi blu che brillano come stelle. 
Ama gli animali. 
Opaline sale sugli alberi come una scimmia, tipo Tarzan. 
E nella scena finale Opaline, dal nulla, appare in transatlantico (pur non sapendo assolutamente niente del marito e da quale parte dell’America lui arrivi perché non gliel’ha detto, quindi andò vai?) e lì incontra il suo amore che è moro con i capelli lunghi… 
E ho avuto la folgorazione! Quella sensazione di déjà-vu quando leggevo di lei, che mi aveva accompagnato per tutto il libro mi è apparsa lampante. 
No, non è possibile: Candy Candy! Tarzan Tuttelentiggini con gli animaletti che svolazzano intorno! Questa ragazza ci ha propinato un manga (anzi un anime)! 
Ecco perché funziona ed è piaciuto tanto. Ecco perché quella sensazione di sospensione temporale che mi faceva rivivere un po’ anche Lady Oscar: è un cartone animato!
E io che, sciocca, cercavo dotte citazioni! Mi dispiace, non ne ho trovata neppure una, solo la filastrocca la cui fonte non è riportata nemmeno nella nota. 
La fine è frettolosa e senza un briciolo di quella passione che ho veduto a tratti e che in alcuni momenti mi ha entusiasmato veramente. 
La Dellamore è un’esordiente. Senza ombra di dubbio. Un' esordiente dall’ottima penna soprattutto per le descrizioni degli ambienti e dei paesaggi, e qualche guizzo nella descrizione dei sentimenti, ma anche molto ingenua.
Un' esordiente e non un’autrice affermata... che non legherebbe mai il proprio nome a uno storico così poco accurato mettendo in gioco la propria reputazione con i lettori e con quei colleghi che lavorano anni per far collimare ciascun fatto e venerano la storia studiandola con amore.








L'AUTRICE
Di Virginia Dellamore, scrittrice apparentemente esordiente, si sa poco o nulla. Trattasi chiaramente di un nom de plum dietro cui si nasconde, ne siamo quasi certe, un'autrice affermata in altro genere che preferisce non farsi 'sgamare' quando autopubblica i suoi divertissements storici.

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11 commenti:

  1. Splendida recensione! Concordo su tutto! Anche se mi sono fermata prima della scena del picnic, che suppongo sia quello organizzato dal l'amante di lui. Sono saltata direttamente al capitolo finale perché avevo intuito che tutto si sarebbe risolto lì. E infatti...
    Se l'autrice è famosa e una delle nostre conoscenze non appena appare subirà una strigliata, se invece è un'esperienza spero faccia tesoro delle critiche e non solo della lodi.
    Lucia

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  2. Sono sincera... alla segnalazione di questo romanzo da parte di amiche l'ho scartato a priori dopo aver letto la trama: appena parte la descrizione di questa sedicente lady ho cominciato a gridare "MARY SUE! MARY SUE! MARY SUE!" e ho capito che era meglio lasciar perdere.
    Ma questa recensione è uno spasso e sono stata contentissima di leggerla! Sebbene in presenza di una buona narrazione sono capace di lasciar scorrere gli errori storici, qui mi pare manchi l'uno e l'altro. Passo molto volentieri!
    Nix

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  3. Vi adoro e la penso esattamente come voi. Più che uno storico sembra una parodia e infatti non capisco tutte le recensioni positive che leggo in giro.Ho trovato similitudini con altri libri, troppe, ma, in fondo, le storie sono sempre le stesse quindi ci può stare. Anche io avevo notato il fatto dei nomi e infatti ho dovuto rincontrollare un paio di volte per essere sicura di non aver letto male (fino a 10 anni fa i nonni si chiamavano ancora per cognome e in questo "storico" troviamo i nomi confidenziali con dei perfetti estranei). Ho notato anche altre due cose strane. La prima è lo Scozzese che salta fuori come un fungo in qualunque luogo sia Alexander in quel momento, sembra quasi che viva nel taschino di Alexander per averlo sempre a disposizione. La seconda cosa che, a questo punto, è più che assurda che strana (e vale anche per i tempi odierni) è il fatto che la figlia del commerciante venga invitata con troppa familiarità alle feste. Le classi sociali erano ben distinte e raramente si facevano eccezioni.
    Silvia

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  4. Complimenti ad Anne per la recensione, io non sono riuscita a finirlo mi era risultato un po' lento, ho sbirciato la fine.
    Lo riprenderò in mano quando farà meno caldo e la mia pazienza non sarà sudata e ai minimi termini

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  5. Troppo bella questa recensione e concordo su tutto! Anch'io mi sono fatta fregare dall'estratto e pensavo fosse scritto bene... poi le fregature in corso d'opera...
    Complimenti alla nuova blogger!

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  6. Io ho trovato questa recensione fantastica!
    Un pezzo di bravura in sé, indipendentemente dal romanzo recensito (che non ho letto). Al riferimento a Tarzan Tuttelentiggini sono quasi rotolata dalla sedia per le risate (oltretutto sono stata improvvisamente teletrasportata ai miei dieci anni... quanto adoravo Candy Candy!... sto canticchiando la sigla da stamattina).
    Più seriamente, l'accuratezza storica e geografica, la verosimiglianza delle situazioni e l'attendibilità di caratteri e personaggi in un romanzo sono davvero imprenscindibili, per me (come forse è emerso in qualche mia rece o commento), quindi non credo che mi dedicherò a questa lettura, anche se osannata altrove. Aspetterò che l'autrice faccia tesoro delle critiche e migliori, sotto questo aspetto.

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  7. Interessante recensione. Ora però sono sempre più incuriosita riguardo all'identità dell'autrice, perché sul suo profilo facebook mi è capitato di leggere un commento, in risposta a una lettrice, in cui era loggata con il nome di un'autrice famosa (non dirò chi perché non mi sembra corretto). E non sono l'unica che l'ha notato, tanto che, messa sull'avviso, questo commento l'ha cancellato. Certo, è anche vero che quest'autrice famosa prima non si era mai cimentata in uno storico. Ma ora mi chiedo: è lei o non è lei? E il mistero si infittisce. Comunque il romanzo non l'ho letto e a questo punto non so se lo farò.

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    Risposte
    1. Eh Laura, a questo punto la curiosità diventa tantissima... Non essendo tanto "digitale" (ho solo il mio piccolo blog da gestire e non sono su Facebook) non ho idea dell'ambiente di cui stiamo parlando e delle ipotesi sull'autrice famosa che si nasconde dietro a Virginia Dellamore... A questo punto, visti i riferimenti al mondo di Jane Austen, viste le incongruenze macroscopiche elencate da Anne, mi chiedo: e se fosse una parodia? Un esperimento? Un "divertissement"?

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    2. Laura Gay, a me risulta che quell'autrice uno storico l'abbia scritto, ambientato alla fine del 1700. Se abbiamo visto lo stesso commento...

      Detto ciò, complimenti per questa recensione accurata e divertente. Il libro non l'ho letto, quindi non posso giudicare, ma le critiche sono così minuziose che non possono che essere vere.
      Prima o poi dovrò leggerlo, se non altro per farmi un'idea mia.

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  8. la recensione è fenomenale, da sbellicarsi dalle risate.... io che non leggo solitamente storici mi verrebbe proprio voglia di dedicarmi a questo romanzo per approfondire tutte le incongruenze segnalate... ma possibile che se anche fosse una scrittrice affermata abbia fatto una gaff tale? la copertina però devo dire che è stupenda, anche se forse anche questa poco adatta alla Candy Candy di questa storia....

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  9. Anne Elliot08/07/15, 19:13

    Tutto il discorso per dire che basta davvero poco a sistemare un bel libro: a Virginia Dellamore basterà spostare la data al 1865, mandare la ragazza in una scuola Inglese, far sì che il padre sia almeno un conte e il gioco è fatto. Sono particolari ma tutto quadrerebbe alla perfezione ridando il giusto valore a un bel libro. Spero davvero che l'autrice prenderà in considerazione questo consiglio.

    RispondiElimina

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