LA VERA STORIA DELLA PRINCIPESSA SISSI E DELL'ANARCHICO CHE LA UCCISE di Renzo Castelli (ETS edizioni) - Recensione



Autore: Renzo Castelli
Genere: biografia
Pubblicazione: ETS edizioni, coll.Obliqui,novembre 2014, p.192, €13
 Disponibile in ebook?  No

TRAMA: Ciò che dagli anni Cinquanta mezzo mondo ha creduto di conoscere, grazie alla trilogia di film di Ernst Marischka interpretati da Romy Schneider, della cosiddetta "principessa Sissi", è poco meno di un palese falso storico. A cominciare dal titolo e dallo stesso nome. Elisabetta di Baviera, imperatrice di Austria e regina d'Ungheria, non fu infatti mai "principessa", essendo stata duchessina e poi imperatrice, né alcuno la chiamò mai in vita con il vezzeggiativo di "Sissi". Altri elementi della narrazione distorcono l'intera vicenda. Lo stesso anarchico che la uccise, pugnalandola sulle sponde del lago di Ginevra, non fui mai un "vero" anarchico ma un giovane disperato e gonfio di rancore. Elementi più che sufficienti per una rivisitazione delle vicende che videro protagonisti una donna la cui figura fu ben più complessa e contraddittoria di quanto quei film mostrassero e un uomo che fu vittima del suo terribile passato. Due destini che, venendo da mondi tanto lontani, si incrociarono infine nella maniera più tragica, sulle rive di un lago.


Doverosa premessa: se avete un legame affettivo vicino alla devozione per il mondo di zucchero e balze immortalato dai film della “Principessa Sissi”, anche se sto per consigliare caldamente un saggio su Elisabetta d’Austria, forse è meglio che vi asteniate dal continuare la lettura! La ragione è semplice: Elisabetta rappresenta una figura interessante, inquieta, singolare, ma il suo ritratto, così come emerge dalle biografie più documentate, e anche dal volume di Renzo Castelli “La vera storia della Principessa Sissi e dell’anarchico che la uccise” (ETS edizioni) si discosta molto dal cliché cinematografico, e risulta assai poco dolce.
Effettuato “l’avvertimento” (semiserio), possiamo aprire questo libro, che ha il pregio di unire rigore storico con scrittura scorrevole, e iniziare da due constatazioni, che tuttavia suonano quasi rivelazioni. Elisabetta, tanto per cominciare, non fu principessa neppure per un giorno: nacque duchessa, e sposandosi divenne imperatrice. E, da viva, nessuno la chiamò Sissi: in famiglia il suo nomignolo era Lisi, e, a Vienna, Sisi, con una sola s.
La sua storia s’intreccia con il tramonto degli imperi centrali, e si colora di turbamento, irrequietezza, rimorso, perenne e crescente intolleranza verso l’ambiente di corte.
Guardando il ritratto di Lisi/Sisi, invece che quello, ben radicato nell’immaginario collettivo, di Sissi ( diminutivo postumo esistito solo per il mondo dello spettacolo) non si trova nemmeno molto spazio per l’amore romantico, piuttosto una grande passione per la libertà, inseguita e mai raggiunta, fra lunghe galoppate a cavallo e viaggi continui verso terre lontane.
Ma l’aspetto più originale del libro di Castelli sta nell’accostamento fra l’imperatrice e il suo assassino, Luigi Luccheni, di cui di solito si cita appena il nome e la “qualifica” di anarchico.
In un curioso eppur intrigante gioco di trasparenze e sovrapposizioni, vediamo convergere la vita dell’una, fatta di privilegio, agi e capricci, e di una doppia prigionia di convenzioni esterne e convinzioni interiori, e dell’altro, bambino abbandonato, cresciuto nella miseria, alla disperata ricerca di un posto che lo definisca nel mondo, fino al giorno fatale, il 10 settembre 1898,  in cui Luigi pugnalerà a morte Elisabetta, sul lungolago di Ginevra.
Scopriamo come Luccheni fosse un anarchico “sui generis”, non legato alle organizzazioni, e come addirittura fosse stato un militare zelante in Africa e avesse aspirato al lavoro di guardia carceraria, ruoli poco confacenti allo sguardo dell’anarchia diffusasi a fine ‘800, mentre l’imperatrice stessa talvolta scriveva righe ribelli che non sarebbero dispiaciute ai nemici del potere costituito.
Lontanissimi, vicini solo in un istante fatale, Elisabetta e Luigi appaiono paradossalmente accostati da una pericolosa fascinazione per la morte, e da una sete insoprimmibile di pace, che pur si traduceva in grande irrequietezza.
Sotto gli ippocastani fioriti di Ginevra, esplose un grumo di dolore, in fondo inconoscibile, eppure connaturato ai fremiti sofferti di un mondo dalle apparenze felici, dalle gravi disparità, dal veloce progresso e cambiamento, in ogni caso destinato a frantumarsi nel primo conflitto mondiale, e ad affondare lentamente sotto gli occhi di Francesco Giuseppe, ormai anziano imperatore vedovo di una moglie bellissima e “difficile” come Elisabetta, che continuerà a guardarlo dai ritratti conservati nel suo studio, fino a quando lui  morirà, poco prima della fine delle ostilità sui fronti e del suo stesso impero.





L'AUTORE
Renzo Castelli (Pisa, 1937) ha svolto una lunga attività giornalistica scrivendo su importanti testate nazionali («Paese Sera», «La Stampa», «La Nazione»). Ha pubblicato una ventina di libri di sport, costume, storia, narrativa, vincendo numerosi premi. Con questo nuovo libro posa il suo sguardo curioso su una remota vicenda che ebbe grandissimo clamore: l’assassinio dell’imperatrice d’Austria, Elisabetta di Wittlesbach. Una storia torbida, che è stata edulcorata da un cinema di maniera, nella quale il contorno dei protagonisti – la vittima e l’assassino – è sempre rimasto avvolto in un alone di leggenda.

TI INTERESSA LEGGERE QUESTO LIBRO? TI PIACE LEGGERE BIOGRAFIE DI PERSONAGGI STORICI? TI AFFASCINA IL MITO DELLA PRINCIPESSA SISSI?

1 commento:

  1. Per capire quanto i film su Sissi siano falsati basta leggere le poesie di Sisi. La voglia di libertà, mi sta a una solitudine latente, è chiara in ogni riga.
    Questo accostamento carnefice/vittima è affascinante, anche se un po' cruda. Il libro mi incuriosisce ma leggere di Luccheni mi farebbe venire i brividi....
    Sveva

    RispondiElimina

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