Christmas in Love: TROPPO SEXY di Laura Gay


SIAMO ARRIVATE ALL'ANTIVIGLIA DI NATALE...LO STRESS DA ULTIMI ACQUISTI SI FA SENTIRE E PRENDERSI UNA PAUSA TUTTA PER NOI E' ASSOLUTAMENTE UN MUST. SEDETEVI COMODE E GUSTATEVI IL NOSTRO NUOVO RACCONTO INEDITO DI CHRISTMAS IN LOVE , ALLA FINE SORRISO SULLE LABBRA E NERVI MENO TESI SARANNO GARANTITI!

LA PROTAGONISTA DI TROPPO SEXY DI LAURA GAY DEVE ANDARE ALLA CENA DELLA VIGILIA A CASA DEI SUOI GENITORI E SA CHE SE SI PRESENTERA' DI NUOVO DA SOLA, SENZA POSSIBILE FIDANZATO AL SEGUITO, DOVRA' SUBIRE COME OGNI ANNO LE FRECCIATINE DI TUTTI. PERCHE' ALLORA NON TROVARE QUALCUNO CHE POSSA IMPERSONARE IL MIGLIORE DEI FIDANZATI? BUONA LETTURA!

"Elena avrebbe voluto farsi piccola piccola. Ma cosa credeva? Che sarebbe stata una passeggiata presentare ai suoi un perfetto estraneo, passandolo per il suo fidanzato? In realtà si sentiva terribilmente a disagio. L’immagine che tutti gli avevano fornito di lei era quella di una donna insignificante, con seri problemi ad accaparrarsi un uomo.
     Non che ci fosse qualcosa di falso in tutto ciò.
     Lei aveva davvero seri problemi ad accaparrarsi un uomo. Solo che era così umiliante ammetterlo davanti a quel dio greco, tutto muscoli e sex appeal. ..."

Odiava il Natale. E a essere sinceri, anche il periodo che lo precedeva. Tutte quelle luci, le persone che affollavano i centri commerciali alla ricerca del regalo dell’ultimo minuto e il traffico; in quei giorni le auto in tangenziale sembravano tante formiche, in fila l’una dietro l’altra, mentre i proprietari, clacson alla mano, si innervosivano per un nonnulla. Arrivare in orario al lavoro era diventata un’utopia!
Elena si incamminò verso il suo appartamento con un diavolo per capello. Aveva le mani congelate per il freddo perché si era dimenticata di portarsi dietro i guanti e, quando era uscita dall’ufficio, aveva iniziato a nevicare.
Ecco cosa c’era di peggio del Natale: un Natale con la neve! Sì, perché la neve in montagna aveva il suo fascino, ma in città era unicamente una grande seccatura. E come se non bastasse, lei indossava un paio di scarpe in pelle di camoscio che ora erano da buttare.
Perfetto.
Cosa poteva succederle ancora?
Imprecando fra i denti si infilò nel portone del palazzo in cui abitava e si scrollò la neve da sotto i piedi. Fece le scale a due a due ignorando l’ascensore guasto e frugò nella borsetta alla ricerca delle chiavi. In tutto quel disordine era una vera e propria impresa. Perché mai non si decideva a buttare le cose inutili? Se lo ripeteva ogni giorno, ma ancora non si era decisa a mettere un po’ di ordine nella borsa e nella propria vita. Finalmente trovò le chiavi e stava per infilarle nella serratura, quando il rumore di una porta che sbatteva alle sue spalle la fece trasalire. Si voltò, sistemandosi gli occhiali sulla punta del naso per mettere a fuoco la figura di un uomo vestito da Babbo Natale, in piedi davanti a lei. L’uomo era appena stato sbattuto fuori di casa e aveva in volto un cipiglio ben giustificabile. – Serve aiuto? – gli chiese mentre un sopracciglio le schizzava verso l’alto. Lo sconosciuto le lanciò un’occhiata imbarazzata e si grattò il mento. Un bel mento, a onor del vero. Oddio, in lui non sembrava esserci nulla che non fosse degno di nota: occhi azzurri, zigomi alti, un naso perfettamente dritto e un corpo capace di indurre in tentazione una suora. Dio, da dove era sbucato fuori?
Elena si mangiucchiò un’unghia mentre aspettava una risposta che non tardò ad arrivare.
– A dire il vero, sì – fece Occhioni azzurri, le labbra incurvate in un sorriso in grado di far sciogliere il Polo Nord. – Potrebbe offrirmi un caffè? Ho attraversato mezza Milano per venire qui ed essere messo alla porta. Se non bevo qualcosa di caldo, mi verrà una polmonite!
Elena risalì con lo sguardo dalle lunghe dita che tamburellavano contro la sua porta. Il Babbo Natale sexy aveva appoggiato una mano allo stipite e ora la fissava come se intendesse divorarla in un sol boccone. Be’, da uno così si sarebbe anche lasciata divorare. Un brivido caldo le scese lungo la schiena e dovette simulare un sorrisino tirato per non lasciargli intuire la propria inquietudine. – Posso chiederle come mai è stato sbattuto fuori?
Lui scrollò le spalle. Per inciso, aveva spalle larghe e capelli corti come quelli di un gladiatore pronto per la lotta. – Temo ci sia stato un errore – rispose scuotendo il capo. – Mi avevano dato questo indirizzo, invece…
Con dita tremanti per l’agitazione, Elena aprì la porta e lo fece accomodare all’interno del proprio appartamento. Accese la luce, sperando di non aver lasciato troppe cose in giro: tipo un paio di mutandine o un reggiseno. Non era mai stata una persona molto ordinata; il caos regnava sovrano in casa sua. Arrossì schiarendosi la voce. – Prego, mi segua. La cucina è di là.
Avanzò barcollando sulle scarpe tacco 12 che indossava per andare al lavoro. Elena era impiegata in una famosa casa di moda milanese e per lei era un must sfoggiare una certa eleganza in ufficio. Nella vita privata invece prediligeva jeans e scarpe da ginnastica, molto più consoni al suo modo di essere. Si voltò per controllare che lui la stesse seguendo e lo colse nell’atto di ammirarle le natiche. Per poco non inciampò. – Ehm, ancora non ci siamo presentati. Mi chiamo Elena. Elena Palma.
Occhioni azzurri sorrise di nuovo, facendo scintillare i suoi denti bianchi e perfetti. – Non ci posso credere! Ecco spiegato l’errore: Elena è lei! Invece sono finito dalla sua vicina. Una vecchietta molto simpatica, ma poco cordiale con gli sconosciuti.
Elena aggrottò la fronte. – Non mi sembra di aver assunto un Babbo Natale per l’occasione. A scanso di ogni equivoco, ci terrei a precisare che sono single e non ho figli. Non troverà nessun bambino in trepidante attesa dei suoi regali, in questa casa.
Lui inarcò un sopracciglio. – Veramente il regalo è per te – disse, passando direttamente al “tu”, come se il solo fatto che potesse essere lei la sua cliente gli concedesse una sufficiente familiarità.
Elena lo fissò incrociando le braccia sul petto. La luce del lampadario si rifletteva sui corti capelli biondi della versione sexy di Santa Claus e sulla sua blusa rossa, mentre le sue dita aprivano il primo bottone scoprendo la clavicola e la linea del collo. Lei sentì i propri polmoni contrarsi. – Che diavolo stai facendo?
I suoi occhi azzurri luccicarono. – Vedi, io sono un tipo un po’ particolare di Babbo Natale. Una versione per adulti, per intendersi. Sono stato assunto da una tua amica, preoccupata per il tuo stato di donna single e troppo impegnata. Mi ha chiesto di essere molto carino con te.
A Elena si seccò completamente la gola. Per un attimo fu incapace di emettere alcun suono, ma quando recuperò l’uso della parola emise un verso stridulo. – Che cosa? Dammi il nome. Subito.
Il Santa Claus per adulti si bloccò, dopo aver sbottonato il terzo bottone e messo in evidenza un torace solido e muscoloso. – Il mio nome? Non lo credevo fondamentale ai fini della nostra conoscenza, ma se ci tieni a saperlo mi chiamo Giorgio. Giorgio Lovati.
Elena roteò gli occhi, sempre più spazientita. – Non il tuo, imbecille. Intendevo quello dell’amica a cui è venuta in mente quest’idea balzana!
Giorgio si grattò la testa, evidentemente perplesso. – Alessia Vinci. Mi ha pagato profumatamente e in anticipo.
Già. Non ne dubitava. Da quando si era fidanzata con un magnate russo, Alessia non badava a spese. Ma stavolta non l’avrebbe passata liscia. Quello era un vero e proprio tiro mancino. Indirizzando a Giorgio quella che sperava essere un’occhiata incendiaria, espresse tutta la propria rabbia: – Ascoltami bene, fustacchione: io sarò anche single, ma questo non vuol dire che abbia bisogno di simili spettacolini per sentirmi appagata. E tra l’altro io odio il Natale e i regali. Quindi, vai fuori di qui. Immediatamente!

Era allibito. Quella era la prima volta che una donna rifiutava i suoi servigi. Non a caso, era uno degli spogliarellisti più pagati del Paese.
     Giorgio strinse gli occhi, abbassando lo sguardo sulla figura minuta che stava davanti a lui. La studiò con calma. Era vestita con eleganza, ma senza un filo di trucco. Probabilmente si trattava di una di quelle donne che preferivano l’aria acqua e sapone, da liceali. Le lunghe ciglia scure erano l’unico tocco di colore su quel viso pallido, su cui si stagliava un paio di occhiali dalla montatura antiquata. La giacca nera e gli ampi calzoni in coordinato nascondevano ogni curva, rendendola quasi un essere asessuato. Decisamente non era il suo tipo.
     – Prego? Puoi ripetere?
     La creatura minuta si portò le mani ai fianchi, in un atteggiamento di sfida. – Cosa non ti è chiaro nelle mie parole? Il vai fuori di qui o l’immediatamente?
     Giorgio scosse la testa, nel tentativo di schiarirsi le idee. – Ti ho detto che sono già stato pagato. Quindi, se la tua preoccupazione è il mio onorario…
     – La mia preoccupazione non è il tuo onorario! – La sua voce si era alzata di un’ottava, ottenendo un effetto stridulo che lo infastidì. – Semplicemente non ti voglio qui. Esci da casa mia.
     A quel punto era letteralmente furioso. Non solo aveva attraversato la città in quel periodo delirante dell’anno, vestito come un coglione di Babbo Natale; come se non bastasse era stato messo alla porta da ben due donne nel giro di cinque minuti. Be’, una era una vecchietta e non contava. Ma quella che aveva davanti avrà avuto a occhio e croce trent’anni e l’aria di chi non scopava da secoli. Avrebbe dovuto avere gli ormoni in subbuglio!
     Che il problema fosse lui? Non era abbastanza muscoloso o affascinante? Cazzo, di solito le donne cadevano letteralmente ai suoi piedi e quella zitella acida, con gli occhi nascosti dietro a dei vetri di bottiglia gli stava chiedendo di andarsene?
     Giorgio si schiarì la voce. – Per quale motivo? Non credo che ti capiti spesso di avere a disposizione un uomo pronto a spogliarsi per te. Dovresti approfittarne.
     Gli occhi di Elena si assottigliarono, arrivando a sparire dietro agli occhiali. – Questa è bella! Cosa te lo fa credere?
     Capì di aver commesso un errore nel preciso momento in cui udì la sua voce acuta trapanargli i timpani. L’aveva offesa. E molto, a giudicare dal luccichìo sospetto dietro ai fondi di bottiglia. Non si sarebbe messa a piangere, vero? Odiava le donne in lacrime. Non sapeva come gestirle. Sollevò entrambe le braccia in un gesto di resa. – Ehi, ascolta… non volevo essere offensivo. Alessia mi ha detto che sei single da anni e troppo dedita al lavoro per avere una relazione, così ho pensato che…
     – Non sapevo che quelli come te fossero in grado di pensare. Sei solo un inutile fascio di muscoli.
     Adesso chi era quello offensivo?
     Giorgio strinse i denti, trattenendo a stento un’imprecazione. – Senti, non ho tempo da perdere con una povera sfigata. Stasera mi aspettano a un addio al nubilato in una discoteca del centro.
     – Ecco, bravo. Togli il disturbo. Chissà quante femmine assatanate non vedono l’ora di ammirare il gioiellino che nascondi sotto ai calzoni.
     3o pagato in anticipo per quel lavoro e tanto meglio se se l’era cavata con così poco. Probabilmente il suo era solo orgoglio ferito. Sì, doveva essere quello il motivo. Mentre percorreva le strade innevate di Milano, in direzione della fermata più vicina della metropolitana, si costrinse a non pensare più a quella donna isterica.


L’aveva definita una povera sfigata! Ma come si permetteva? Elena era in preda a una furia omicida. Come se essere single fosse una cosa di cui vergognarsi. D’accordo, non aveva un uomo. E allora? La sua vita era soddisfacente lo stesso.
     Be’, le mancava il sesso. Questo non poteva negarlo. Ma non si sarebbe mai azzardata a pagare per vedere un uomo nudo, anche se tecnicamente quei soldi non li aveva scuciti lei. Stava ancora imprecando sottovoce, quando il telefono squillò facendola sobbalzare.
     – Pronto? – ringhiò, nella speranza che fosse Alessia. Le avrebbe detto il fatto suo, poco ma sicuro. Invece fu la voce di sua madre a rispondere e subito ricordò un altro motivo per cui odiava il Natale: i maledetti pranzi in famiglia.
     – Elena, ti è successo qualcosa? Hai una voce strana.
     A sua madre non sfuggiva mai nulla. Era in grado di fiutare qualsiasi stato d’animo. Elena alzò gli occhi al cielo, pronta a fingere come sempre. – No, mamma. Tutto a posto.
     – Ti ho chiamato per ricordarti che ti aspettiamo a pranzo il giorno di Natale. Ci saranno anche tua sorella e Tony.
     Tony era il fidanzato più che perfetto della sua sorellina. Lavorava in banca e a suo parere era un tipo noioso e pieno di boria. Ma almeno Nadia uno straccio di fidanzato lo aveva. Elena odiava sentirsi la pecora nera della famiglia.
     – Ottimo – mentì imprecando mentalmente. – Non vedo l’ora di vederli.
     – E tu? Verrai sola come al solito?
     Il tono acido di sua madre la infastidì. Tutti gli anni era la stessa storia: cercava di presentarle i figli single delle amiche, nella speranza che nascesse qualcosa. Peccato che fossero uno peggio dell’altro. Elena era sicura di non riuscire a sopportare un altro appuntamento al buio il giorno di Natale.
     – Ehm, veramente mi sono fidanzata – buttò lì, senza rendersi conto del guaio in cui si stava cacciando. – Lui è semplicemente stupendo. Ti piacerebbe, ne sono sicura.
     Il gridolino eccitato di sua madre le rimbombò nell’orecchio. – Cielo, Elena! Devi assolutamente portarlo al pranzo di Natale.
     Perché diamine aveva parlato senza riflettere?
     Elena si morse la lingua. – Mi piacerebbe, ma si tratta di un uomo molto impegnato. Non credo proprio che riuscirà a liberarsi per il pranzo di famiglia.
     – Ma si tratta di Natale. Quali impegni potrà avere il giorno di Natale?
     – Mamma, molte persone lavorano il giorno di Natale.
     – Che lavoro fa? Non può proprio liberarsi?
     Elena sapeva di rischiare di peggiorare le cose, ma a quel punto non riuscì più a fermarsi. – È un famoso chef. Lavora in un noto ristorante fuori Milano e naturalmente quel giorno sarà impegnato col pranzo natalizio.
     – Oh, ma allora possiamo andare tutti a pranzo nel ristorante in cui lavora. Voglio assolutamente conoscerlo.
     A Elena per poco non venne un infarto. – Che dici, mamma? Tutti i tavoli sono già prenotati. Per Natale bisogna muoversi per tempo, lo sai.
     La voce stizzita di sua madre la mise al suo posto: – Non vorrai farmi credere che il tuo fidanzato non può riservare un tavolo per noi, anche con così scarso anticipo. Qual è il nome del ristorante in cui lavora?
     Elena cercò di ignorare il brivido di apprensione che le scese lungo la schiena. – Senti, mamma… ora devo andare. Ho lasciato una pentola sul fuoco. Ti richiamo più tardi per metterci d’accordo. Per ora non dire nulla a papà e a Nadia.
     – Ma certo. Vuoi essere tu a dar loro la bella notizia, vero? Sono così orgogliosa di te, tesoro. Fidanzata con un grande chef! Un bel colpo davvero!
     Sì, un colpo in testa. Quello le ci voleva!
     Elena mise giù il telefono con un sospiro. Quando avrebbe imparato a tenere la bocca chiusa?


A quel punto aveva solo due opzioni da prendere in considerazione: confessare alla propria madre la verità o trovarsi in fretta e furia un fidanzato. Elena optò per la seconda. Avviò in fretta il suo computer per fare una ricerca su Google. Come aveva detto di chiamarsi il Babbo Natale sexy? Ah, sì… Giorgio Lovati! Doveva per forza esserci qualche notizia su di lui in rete.
     Dopo aver digitato il suo nome, scoprì con gioia che il tronfio spogliarellista possedeva addirittura un sito tutto suo, in cui era evidenziato il numero di telefono a cui contattarlo. Non che Elena morisse dalla voglia di sentirlo, ma lui era la sua ultima spiaggia. Le doveva un regalo, giusto? ...

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3 commenti:

  1. Teresa Siciliano24/12/14, 08:16

    Racconto molto carino. Nonostante la mia avversione per spogliarellisti e gigolò.
    Trovo stupefacente però che anche nei racconti erotici i protagonisti non usino mai i profilattici.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Teresa, in verità questo non voleva essere un racconto erotico, ma solo un contemporaneo un po' spiritoso. Di solito negli erotici calco un po' di più la mano! :-P A ogni modo, hai perfettamente ragione riguardo al preservativo, ma se li avessero usati lei non sarebbe rimasta incinta e io avrei dovuto cambiare finale. ;-) Scherzi a parte, grazie per aver letto e commentato. Ti auguro un Buon Natale, pieno di letture stimolanti e tanta serenità.

      Elimina

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