LA VITA NON DURA MAI UNA SERA di Maria Calabria (Ed. Lettere Animate) - Recensione

Autorice: Maria Calabria
Editore: Lettere Animate Editore, 2014, pp.226
Genere: Contemporaneo, Romantic Suspense
Ambientazione: Italia - USA
Livello di sensualità: BASSA
Disponibile in ebook: sì

TRAMA: Era il tramonto, l'asfalto ancora rovente. In via Castaldo, nei pressi della stazione, tre ragazzine dal viso acerbo confabulavano e ridacchiavano tenendosi sotto braccio...” Cristina rivive nel sonno il primo incontro con il marito avvenuto quindici anni prima. Quello che doveva essere un matrimonio felice, si rivela un ricettacolo di tradimenti e menzogne il giorno in cui Cristina, grazie a un abile tranello, scopre le malefatte del marito. L'amore tra Elena e Roberto è l’altra faccia della stessa medaglia: la differenza di età tra i due, il grado di parentela che li lega e la passione che alimenta il loro rapporto, fanno da sfondo a una condizione che spinge la loro unione al limite dell'incesto.
Tra le pieghe di uno scenario costellato da grandi amori, tradimenti e semplici infatuazioni, prenderà corpo un giallo complesso con intrighi internazionali e colpi di scena che costringeranno i protagonisti a inventarsi una nuova vita e a cercare un temporaneo riparo oltre oceano.Riusciranno Elena e Cristina a realizzare i loro ideali e a trovare la pace del cuore?



Maria è una carissima amica, ve lo dico subito per onestà, ma vi dico anche che la mia recensione sarà comunque il più obiettiva possibile; questo è il suo primo romanzo in prosa ma, nel 2013, ha pubblicato una raccolta di poesie intitolata "La Sera" ed edita da Galassia Arte.
Maria ha iniziato a scrivere questo romanzo quando aveva appena diciotto anni ed ha continuato la stesura nel tempo: la scrittura, la trama e i personaggi sono cresciuti e maturati con lei. I primi capitoli sono sicuramente più "acerbi" ma sono anche fondamentali per capire ed apprezzare pienamente la storia e i suoi protagonisti: con lo scorrere delle pagine la vicenda ti cattura e non ti lascia più andare. Colpi di scena, nuovi incontri e risvolti inaspettati ti tengono incollato alla pagina, in un crescendo continuo fino al finale assolutamente soddisfacente.
Nella storia ci sono sicuramente alcune ingenuità e alcune scelte dei protagonisti sono state difficili da digerire, ma mi ha emozionata molto e questo, chi mi conosce lo sa, è ciò che conta per me leggendo un romanzo.
Quella di Maria è una voce nuova nel panorama del mondo rosa italiano che, in maniera convincente, ha saputo creare una storia credibile in cui si mescolano amori "difficili" ed intrighi internazionali, scelte dolorose e nuovi inizi, grandi amicizie e legami indissolubili.






P.S.: Questa stessa recensione è stata pubblicata da Anita Bianchi anche sul suo blog personale.

LEGGI UN ESTRATTO...

Quel giorno era un giorno speciale: Jonathan si era svegliato e lei non vedeva l’ora di fare la sua conoscenza; durante gli ultimi cinque mesi era passata ogni giorno a fargli visita e, siccome non aveva nessuno con cui poter parlare, aveva cominciato a raccontargli della sua vita, del suo amore lontano… del suo bambino perduto. Lui era l’unico a sapere. “Mi avrà davvero ascoltata, in tutti questi mesi?” si chiedeva: non vedeva l’ora di parlargli.
 Oltre a ciò, quel giorno aveva deciso di parlare con il dottor Sympson e di chiedergli di partecipare al concorso di specializzando neurochirurgo proprio lì, al Memorial, “Oggi si decide del mio futuro...” pensò mentre scendeva le scale, ma non avrebbe mai potuto immaginare quanto.
Arrivata in ospedale salutò a stento la centralinista che cercò di dirle qualcosa, fece un cenno con la testa e scappò via: «Dopo, Linda dopo! Adesso devo andare!»; imboccò il reparto di terapia intensiva, ma arrivata dinanzi al vetro di osservazione guardò sgomenta il letto vuoto. Poi sorrise, “Che stupida, si è risvegliato, lo avranno trasferito in chirurgia!”. Attraversò nuovamente di corsa il corridoio e si avvicinò alla centralinista: «Linda, il numero della camera in cui hanno trasferito Jonathan, per favore», la centralinista scorse il registro: «La numero otto… ah… c’è una persona che...», ma non fece in tempo a terminare la frase: «Dopo, Linda, di chiunque si tratti può attendere, adesso non posso». Si diresse verso la camera numero otto passando per la sala d’attesa; la attraversò come un fulmine e non si accorse che al suo passaggio un uomo era scattato in piedi.
“Dovrebbe essere qui dietro…”. Fuori dalla porta trovò il dottor con un sorriso stampato sulle labbra: «Buongiorno, dottoressa!», lei fu spiazzata da quell’espressione gioviale. D’altronde, era la prima volta che la chiamava così: “Anche gli iceberg ogni tanto si sciolgono”, pensò. La buona riuscita dell’intervento lo aveva di certo entusiasmato: «Jonathan sta dormendo adesso, è meglio lasciarlo riposare», ma, notando l’espressione delusa di Elena continuò: «Eri impaziente di sapere qualcosa? Ti dirò… ancora non parla molto bene perché deve riabilitarsi, però ha chiesto di una certa signorina che… parla malissimo l’inglese…»; Marco sorrise: «Devo dire che sei stata bravissima, il tuo continuo parlargli in quel letto ogni giorno ha sicuramente aiutato il suo risveglio» .
Elena, ancora in preda all’emozione, gli saltò al collo: «Grazie, Marco… grazie...», e, pur fingendo dapprima imbarazzo, anche lui si lasciò andare all’abbraccio.
«Andiamo a bere un caffè… tra qualche ora torneremo a fargli visita. Si avviarono insieme e, forse per l’emozione, forse per la rapidità con cui riuscì a nascondersi, non videro l’uomo che aveva seguito Elena fin dalla sala d’aspetto e che, con un guizzo, era riuscito a nascondersi alla loro vista.
I due medici Bevvero un caffè al bar dell'ospedale, poi ripresero il lavoro.
«Linda, chi mi cercava? Me ne sono ricordata solo adesso vedendoti», Elena le adagiò un caffè d'asporto sul ripiano in legno: «Un tizio, che sembrava molto nervoso, ha insistito molto per sapere a che ora finisci il turno. Ovviamente non ha saputo nulla da me: gli ho detto che ti avrei mandato in sala d'attesa appena ti avessi vista; sembrava così agitato». Elena aggrottò la fronte: «Ma... ci sono passata prima, quando siamo usciti dalla camera di Johnny e non mi è sembrato di aver visto qualcuno. Ti ha detto come si chiama? perché qui conosco davvero poca gente», Linda scosse il capo: «No, portava due grandi occhialoni da sole e un berretto grigio, però... sono certa che fosse rosso di capelli, sai, la classica carnagione lentigginosa e la barba incolta», Elena troncò: «Se è importante tornerà, pazienza. Ciao, cara» e andò via.
Tra un giro e l'altro Elena pubblicò sulla bacheca di Facebook: - Un raggio di sole in questo grigiore: bene arrivato, Johnny! Erano mesi che ti spettavo!-; poi diede uno sguardo alla bacheca di Anna, quindi passò sul profilo di uno dei suoi amici, Roberto ovviamente. Non era tra i suoi contatti: “Troppo pericoloso”, aveva detto Roberto all'epoca, “Meglio evitare, Samanta potrebbe fare due più due e... poi lo sai quanto sono imbranato con queste cose, finirei per farmi scoprire per non aver cancellato qualche messaggio. Lascio il profilo visibile a tutti, così puoi leggere tutto ciò che pubblico in bacheca, anche se sai che non mi collego quasi mai...”. Il suo profilo era ancora pubblico... nulla, alcuna connessione risultava da mesi, eccetto un commento nella bacheca della sorella riguardo una frase sull'amore: “L'amore non è per me!”.
Ora, rileggendo quel commento pensava “Che cinico”; non aveva pubblicato quasi nulla nei mesi trascorsi dalla sua partenza, “Non devo più pensarci, è un coglione”. Poi tra le richieste di amicizia ne scorse una che la sorprese -Cristina- : non credeva ai suoi occhi. Si affrettò ad aggiungerla tra i contatti, al momento non era connessa. Diede una rapida scorsa negli album fotografici, “Finalmente vedo i tuoi piccoli tesori”. Era sinceramente emozionata e compiaciuta, poi le scrisse un messaggio : - Credevo che non mi avresti più cercato e vedere la tua richiesta di amicizia mi emoziona, perché ti ho ritrovata e perché vuol dire che adesso stai bene. Non sai quanto mi sei mancata... ho sempre desiderato chiederti perdono per non aver capito il tuo dolore. Sai dove sono? (immagino di sì, dato che mi hai contattato tramite Facebook…). Sai cosa è successo? Hai sentito Rita? Se in qualche modo può esserti di sollievo, sappi che la tua situazione ci ha cambiato (me e... Rita) e migliorato: se non avessi vissuto quest'esperienza, sicuramente avrei avuto un punto di vista diverso oggi su tante cose che mi son capitate. Ti abbraccio forte, spero di sentirti e... perché no, vederti il prima possibile. Elena.-
Sorrise tra sé: “Oggi è stato il giorno dei risvegli”; erano le 13, tra un'ora avrebbe terminato il turno. Decise di andare nell'ufficio del dottor Sympson per parlargli.
«A cosa devo l'onore?», chiese il dottor Sympson quando la vide entrare nello studio, «Stai ancora pensando a Jonathan, vero?», con una mano le fece segno di sedere: «Goditi questa sensazione di euforia che ti dà l'aver salvato una vita, perché in questo mestiere la provi solo nei primi anni, poi diventa tutto come l'officina di un meccanico e... forse è meglio così, il coinvolgimento psicologico è dannoso in alcuni casi».
«Beh... mi auguro di no, ho deciso di fare il medico più per vocazione che per mestiere, ma... mai dire mai. Comunque non sono passata per questo», si appoggiò allo schienale e tirò un sospiro profondo.
«Io volevo sapere cosa pensi riguardo a una mia eventuale partecipazione alla selezione per la specialistica in neurochirurgia qui, presso il Memorial...», Marco accennò un sorriso: «Vuoi ultimare gli studi qui?», Elena annuì: «È più di questo. Ho deciso di stabilirmi a New York, se le cose andranno come spero...».
Marco la scrutò un poi aggiunse: «Vuoi sapere cosa penso al riguardo? Penso che saresti all’altezza ma, non ti nascondo il mio stupore. Che tu voglia stabilirti qui, intendo, un po' mi sorprende. Non fraintendermi: quando mia madre ha lasciato l'Italia lo ha fatto perché scappava da una situazione difficile, ma… tu? Stai scappando da qualcosa?», Marco precisò: « Sarò più esplicito: non vorrei che ti immettessi su un sentiero che ti porterà lontano da famiglia, amici e... comunque sei tanto giovane, puoi sempre decidere di fare una scelta del genere a carriera affermata, non capisco perché vuoi sacrificarti così ora...».
Elena si stupì di quanto Marco avesse intuito: «Marco... sì, sto scappando, ma non da qualcosa che non voglio affrontare, scappo da una realtà che mi porterebbe a fare cose... a cercare qualcuno che mi renderebbe la vita infelice. Per questo penso che, se alcune migliaia di chilometri possono aiutarmi ad avere rispetto di me stessa, a conservare un po' di dignità, ben vengano. Se anche dovessi tornare sui miei passi riguardo la specialistica, con un anno in più rispetto al previsto, riuscirei comunque a laurearmi qui, portando a casa almeno l'attestato in medicina d'urgenza”.»
Marco si alzò: «Bene, allora sono certo che sarai uno dei nostri migliori medici. Se vuoi, ti aiuterò per preparare la prova», Elena sorrise raggiante: «Grazie, grazie, grazie! Sarebbe davvero importante che tu mi aiutassi: il mio inglese è migliorato di molto, ma... credo che un intermediario di madre lingua nella preparazione mi sarebbe di immenso aiuto. Vado, devo ancora far visita ad un paziente...». Marco la accompagnò alla porta: «Vai, fai due giorni di baldoria, perché da lunedì ti metto sotto con lo studio, ok?», Elena annuì compiaciuta e uscì.
Marco tornò alla sua scrivania, si tolse gli occhiali e con una mano si sfregò la fronte. Aprì il cassetto: tirò fuori la foto di un bambino dai capelli castani e grandi occhi azzurri, la guardò un istante, poi la ripose.

“Spero che la presenza di Elena non mi crei problemi”, alzò la cornetta e compose un numero: «Sì, sono io... no, niente nei ricoveri né al pronto soccorso... ok, terrò gli occhi aperti...», mise giù; “Accidenti a te, Elena. Non voglio che tu ti cacci in qualche guaio...”.





L'AUTRICE
Maria Calabria, originaria della provincia di Napoli,  da circa un decennio  ha piantato nuove radici nei bellissimi paesaggi friulani. Ha cominciato a scrivere prestissimo, intorno agli otto anni, e circa un anno fa è arrivata la sua prima gioia: La sera, raccolta poetica scritta in età adolescenziale. Quella pubblicazione ha riacceso in lei il desiderio di andare oltre la poesia. Un timido tentativo verso i diciotto anni, aveva dato vita a cinque capitoli, mai conclusi; su questi ultimi , ha ripreso a lavorare a distanza di più di dieci anni, dando vita al suo primo romanzo: La vita non dura mai una sera.

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