BUONA PASQUA CON SORPRESA!



POTEVAMO MANCARE DI FARVI UN BEL REGALO PER PASQUA? SORPRESA DOPPIA PER FESTEGGIARE IN DOLCEZZA! 

LA PRIMA E' IL RACCONTO ALLA FINE DEL DAL SALTO DI VIRGINIA PARISI, CHE HA MANTENUTO LA PROMESSA E CI HA REGALATO IL DOLCISSIMO EPILOGO AL SUO RACCONTO DI SAN VALENTINO, ANCORA UN MOMENTO,  SE ANCORA NON L'AVETE LETTO COMINCIATE DA QUELLO ( LO TROVATE QUI). BUONA LETTURA!


You are my waking dream, you're all that's real to me
You are the magic in the world I see
You are the prayer I sing, you brought me to my knees
You are the faith that made me believe

Dreams on fire, higher and higher
Passions burning right on the pyre

Once for, forever yours in me all your heart
Dreams on fire, higher and higher

You are my ocean waves, you are my thought each day
You are the laughter from childhood games
You are the spark of dawn, you are where I belong
You are the ache I feel in every song
A.R. Rahman - Dreams On Fire

            Metto a fuoco il bianco dei boccioli sistemati dentro un basso vaso trasparente, i corti gambi avvolti da un fiocco di raso avorio. Accarezzati da un raggio di sole che si tuffa brioso dalla finestra aperta, sembrano persino felici di essere stati raccolti e appuntati insieme a piccole perle che occhieggiano qua e là nel delizioso bouquet.
Allungo le dita per sfiorarne la consistenza. E basta questo lieve movimento, per sentire il profumo delle gardenie e lasciare che metà del mio profilo compaia riflesso nello specchio dinanzi al quale me ne sto seduta.
Ciocche color miele sollevate sulla nuca, un pettine di madreperla a trattenerle. Nessun altro gioiello. Solo un piccolo diamante all’anulare destro a testimoniare una promessa. Come l’abito che indosso. Spalle scoperte e abbronzate, e sotto seta e organza, giù fino ai piedi, che ammiccano nudi e divertiti quando li sollevo per dargli una sbirciatina.
“Non posso farcela” sospiro e mi tiro indietro di scatto, evitando il verde allarmato dei miei occhi che non possono mentirmi. Non sono preparata. Non a questo tipo di salto. Senza paracadute, senza rete di sicurezza, senza pompieri pronti ad intervenire, senza dettagli studiati al microscopio, ore e minuti annotati con scrupolo sulla mia fedele agenda, sopralluoghi e chiacchierate esaustive con gli addetti ai lavori. Senza che la sposa e lo sposo abbiano quanto meno fatto una mezza prova davanti al prete o al giudice di pace, al capitano della nave, a un sosia di Elvis. Senza aver preventivato cadeau per gli ospiti, menù del buffet, mille immagini di wedding cakes preparate ad arte e servite solo a fine intrattenimento. Senza nemmeno sapere quale sarà la colonna sonora che accompagnerà i novelli sposi nel loro primo ballo.
La wedding planner che è in me è nel panico più totale. Dopo anni di onorata carriera, giocare all’improvvisazione la sta devastando.
Chiudo gli occhi e sollevo il viso in direzione del ventilatore a pale sul soffitto. L’aria fresca se non altro evita di farmi andare in ebollizione il cervello. Un unico pensiero fisso sta scombinando il mio sistema nervoso: questo non è il matrimonio di qualcun altro. Quindi sono spacciata. 
Qualcuno bussa alla porta.
“Matilda, è ora”.
“Non azzardarti a mettere piede qui dentro!” minaccio tirandomi in piedi di scatto e fiondandomi a chiudere a chiave.
Lo sento ridere, al di là del legno più o meno robusto della porta su cui premo con forza i palmi delle mani.
La sua risata. Bassa. Densa. Divertita.
“Superstiziosa o pronta a fuggire?”
“Sei venuto a controllare di persona?”
“Sono qui per te, Ollie”.
Come lo ha detto? Accarezzandomi. E mi sembra di vederlo, dall’altra parte, appoggiato contro lo stipite, le braccia conserte. Il sorriso storto, la fossetta evidente, gli occhi limpidissimi come il cielo che illumina quest’isola incantevole su cui siamo approdati da poco più di due giorni.
Mi chiama con quel nomignolo buffo, quello del salto con lo snowboard. Il salto pazzesco che ho fatto il giorno dopo averlo incontrato, sfidandolo ad una gara lungo una pista battuta di montagna, senza essere mai stata su una tavola da neve. Avrei dovuto organizzare il suo matrimonio. Ma ci siamo incontrati. E ci ha messo molto impegno a dimostrarmi la concreta bellezza di vivere un unico singolo momento, contro un’intera esistenza programmata dentro un Ipad.
Troppo impegno.
Soffia una brezza leggerissima che porta dentro l’odore del tramonto, del mare calmo, della spuma corposa che trasporta residui di conchiglie sul bagnasciuga. Ne ho trovate di bellissime stamattina presto, mentre passeggiavo da sola in spiaggia, troppo agitata per riuscire a dormire. Non solo per ciò che lui mi ha chiesto con il diamante che porto al dito. Ma per la mia risposta. Quel sì che non sono riuscita a trattenere. ...

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SECONDA SORPRESA, IL RACCONTO SEI SETTIMANE DOPO DI  EVA PALUMBO, UNA STORIA TENERA IN CUI IL DESTINO FA INCONTRARE DUE PERSONE CHE MAI AVREBBERO PENSATO DI ESSERE FATTE L'UNO PER L'ALTRA  ...BUONA LETTURA !



Era arrivato il primo giorno in cui avevo avuto la sensazione che l'estate stesse per finire.
Il vento era fresco, non più un sollievo ma un leggero, leggerissimo fastidio. Le prime foglie dei platani avevano cominciato ad ingiallire, le giornate avevano iniziato ad accorciarsi. La sera rientravo prima in casa perché l'aria che veniva su dal fiume mi faceva rabbrividire.
Di lì a poco sarebbero esplosi i colori autunnali che rendevano meravigliosi i miei boschi, e io  avrei ricominciato a portare tutti i miei nipoti sui sentieri, alla ricerca di funghi.
Sara, Betta ed io avremmo cominciato a vederci nel salotto del "Cervo Bianco", sempre più  una casa invece che la locanda affollata che era stata per tutta l'estate, e non sulla panchina davanti al negozio di Carla, nel piccolo spiazzo di fronte al ponticello dove ci trovavamo adesso, a sbocconcellare in silenzio il nostro panino durante la pausa pranzo.
Poi sarebbe arrivato l'inverno, il freddo vero e pungente, il buio.
E finalmente fuori sarebbe stato com'era dentro.
Dentro di me.
Da quando Tommaso se n'era andato.E apparentemente la vita era continuata come prima di conoscerlo.
Era stato come se non l'avessi mai incontrato. Come se non fosse successo niente. Invece... oh, invece qualcosa era successo. Eccome.

Mi chiamo Giorgia, ma mi chiamano tutti Gio (se non vogliono farmi arrabbiare).
Ho quasi trent'anni e vivo in un paese di montagna, all'ombra della cima del Pizzo Emet. Faccio la veterinaria, e probabilmente penserete che è un mestiere carino: gattini, cagnolini, al massimo qualche rettile eccentrico...
Ecco, no. Niente di tutto questo.
Io sono una veterinaria dei grandi animali. Cavalli, asini, mucche... i grossi animali delle fattorie, quelli che sporcano e puzzano e che quando scalciano fanno male. Aiuto gli allevatori dei dintorni a far partorire le scrofe. Ferro stalloni. E qualche volta, mi è capitato anche di aiutare le guardie forestali a mettere il radiocollare ad un orso. Insomma, non sono proprio la classica trentenne single e in carriera con tailleur e Blackberry che potreste trovare, che so, a Milano.
Anche perché qui i telefonini prendono con difficoltà.
E se mi mettessi un tailleur, oltre a imprecare per averlo sporcato irrimediabilmente di terra, fango e chissà cos'altro solo trenta secondi dopo, i miei fratelli mi prenderebbero in giro fino alla fine dei miei giorni. E tre fratelli maggiori che ti prendono in giro, badate bene, sono pesanti da sopportare. Davvero pesanti, ve lo posso assicurare.
Sì, avete capito bene. Tre fratelli più grandi di me, tutti sposati e pieni di figli. Credo di essere a quota sei nipoti... ogni tanto perdo il conto.
Viviamo tutti nel raggio di poche centinaia di metri, come una grande famiglia felice.
In realtà l'intero paese, poco più di mille abitanti in inverno, dieci volte di più d'estate, è una grande famiglia, in cui chiunque è imparentato in almeno due modi, per quanto remoti, con chiunque (avete presente, no? La figlia della nipote del fratello di mio marito ha sposato il cugino del figlio della cognata di mio zio...).
Da quassù non si passa per caso, ci si deve proprio voler venire, e credetemi, non sono molti i milanesi che decidono di farlo. E se per caso qualcuno ha proprio necessità di fare un salto quassù, magari, perché eredita una fattoria da un prozio dimenticato e fa la pazzia di salire fin qui per vedere com'è fatta prima di vendere tutto, sicuramente non decide di fermarsi per più di qualche giorno.
Come dicevo, vivo in un paese di montagna, dove non si sa nemmeno cos'è la mondanità, dove ci sono cinque ristoranti, due locande e un campeggio, dove nevica da novembre a marzo e la vita scorre tranquilla. Un po' noiosa, forse, ma rilassata e felice.
Ed è un bel posto dove far crescere bambini. Certo, appena superi l'età in cui cominciano a chiedere a te perché non sforni un certo numero di marmocchi da far correre giù per i pendii, dietro alle capre, come se fossero Heidi e Peter, devi allenarti a sorridere come un'ebete e a non rispondere che:
1) non te ne frega niente di riprodurti, e
2) comunque non hai nessuno di decente con cui eventualmente poterlo fare.
Difficile trovare l'anima gemella in un paese di mille abitanti (compresi gli ottantenni e i lattanti), ancora di più se sei come me, che apparentemente respingo gli uomini intenzionati a creare una nuova famigliola felice.
Non dovete credere a tutto quello che si dice di me, però alcune cose sono vere.
Per esempio, è vero che sono spigolosa, irritabile, decisa e prepotente. Un vero maschiaccio, direte voi.
Provateci voi, dico io, a nascere cinque anni dopo l'ultimo di tre maschi scatenati e irruenti, che per tutta l'infanzia e l'adolescenza hanno avuto la missione di rendere la vostra vita un inferno, tra rane nei capelli e giochi crudeli (Ops! Ci eravamo scordati che stavamo giocando con te a nascondino, scusaci se ti abbiamo lasciato tre ore da sola nella stalla!).
Ho dovuto imparare in fretta a rispondere a tono, ribattere colpo su colpo, e sono diventata abbastanza esperta nell'arte della "vendetta servita fredda". Tutto questo non ha lasciato molto spazio allo sviluppo della mia parte dolce e femminile, ma le mie sono solo difese naturali, capite?
Insomma, non è che abbia avuto mai molto successo in amore, però qualche storia l'avevo vissuta anch'io, soprattutto quando ero a Milano a studiare. Ma da quando ero tornata a casa, riprendendo finalmente a respirare dopo cinque anni in apnea nella grande città, vivevo serenamente da sola nella piccola casa di mia nonna, affacciata sul ruscello che attraversa il paese, e stavo bene così.
Amavo le mie montagne, amavo la mia famiglia (la mia grande, rumorosa, invandente famiglia), amavo il mio lavoro e i miei animali.
Non avrei scambiato tutto quello che avevo con niente al mondo. Certamente, non immaginavo che tutto potesse cambiare così velocemente.
Tre mesi fa, Tommaso è arrivato in città da Milano, rombando con la sua Porsche argentata da avvocato, ha sconvolto la routine tanto tranquilla e familiare del paese, ha fatto irruzione nella mia vita, e prima che potessi rendermene conto, mi sono innamorata.
Ma non è bastato. ...


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PASSATE  SERENE FESTE PASQUALI E 
ANCORA AUGURI A TUTTE!

5 commenti:

  1. non c'è il collegamento alla pagina di "Alla fine del salto"
    :((

    RispondiElimina
  2. Credevo fosse il mio pc che non andava.... Hihihii! Buona Pasqua a tutte biblotecarie e alla mia adorata Francy !!!!!!!

    RispondiElimina
  3. per quanto riguarda Alla fine del salto... a me dice che il mio account di blogger non è autorizzato a visualizzare la pagina... pensavo fosse libero accesso come sempre
    :(

    RispondiElimina
  4. Molto carino "Alla fine del salto", il racconto precedente meritava un dolce Happy End!

    RispondiElimina
  5. Adesso il collegamento de Alla fine del salto funziona!

    RispondiElimina

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