BUON SAN VALENTINO E... AUGURI AL BLOG!

RINGRAZIAMO TUTTE LE NOSTRE LETTRICI,  QUELLE DELLA PRIMA ORA MA ANCHE QUELLE CHE CI CONOSCONO DA POCO...SIAMO SEMPRE DI PIU' E TUTTE INSIEME ABBIAMO FATTO DI QUESTO BLOG UN LUOGO DOVE E' SEMPRE PIACEVOLE INCONTRARSI! 
...E PER FESTEGGIARE DEGNAMENTE SAN VALENTINO,
UN REGALO PER TUTTE!
UN RACCONTO LUNGO E APPASSIONANTE 
DI VIRGINIA PARISI.
METTETEVI COMODE...E' DI SCENA L'AMORE!

Ama, ama follemente, ama più che puoi,
e se ti dicono che è peccato,
ama il tuo peccato e sarai innocente.
Anonimo
(attribuito a William Shakespeare)

        
            La baita è un gioiellino di architettura incastonata sulla fiancata della montagna, senza nessun’altra via di accesso se non questa pista battuta a strapiombo sulla valle o un passaggio in elicottero. E io che adoro le sfide, ho abbandonato la mia Jeep in paese e con il favore del primo sole del mattino, sono arrivata fino a qui con le mie racchette da neve. E la milza mi fa un male dell’Inferno. Non sono ciò che si dice una tipa in forma. Puntualmente mi iscrivo in palestra, solo per dimostrare a me stessa che posso farcela, e la mia borsa rimane intatta in fondo al letto per tutta la durata dei corsi.
Mi siedo un momento, per togliermi le ciaspole, riprendere fiato, schiarirmi la mente e riordinare i troppi pensieri accumulati dall’eccesso di ossigeno.
Il mio capo mi ha inviato in missione speciale. A suo dire, sono la sua migliore Wedding Planner – e di solito lo dice solo quando ci sono delle grane all’orizzonte - e il mio compito è organizzare ogni dettaglio del matrimonio più importante dell’anno: quello di suo figlio. Il suo unico figlio. Che non conosco e non ho mai visto. E siccome il mio capo è una donna e una madre single con la mania del controllo, temo che abbia affidato a me questo incarico ingrato, per molte moltissime buone ragioni. E ho paura che le scoprirò tutte insieme, proprio nel corso di questo incontro.
“In perfetto orario”.
La voce si intrufola nei miei ingranaggi mentali e li scombina come una pallina bianca, dritta contro le altre, su un tavolo da biliardo.
Mi volto tirandomi in piedi, già pronta ad incurvare la bocca in un sorriso amichevole, allungando la mano verso quella dell’uomo che mi è comparso di spalle, nonostante mi abbia praticamente fatto venire un colpo.
Un ottimo inizio, non c’è che dire.
“Signor White, buongiorno”. Il mio sorriso si allarga da solo e la mia mano si ritrova stretta nel palmo enorme caldo e asciutto di un uomo in tenuta da sci. Alto, castano, occhi chiari, bocca piena e sensuale. Così dannatamente attraente che ho una specie di sussulto dentro, come un timer, un trillo, come l’ago di una bussola che segna il Nord dopo aver galleggiato un po’ a vuoto.
“Signora Landi, buongiorno”. William White incurva appena il capo “Sono due ore di camminata in mezzo alla neve”. Lo dice senza una particolare sfumatura, ma a me sembra quasi ci sia una nota di approvazione in fondo ai suoi occhi.
Sono vagamente spiazzata. E non mi capita spesso. Gli imprevisti fanno parte del mio mestiere e sono variabili che devo saper gestire o possono mettere a rischio la buona riuscita di mesi e mesi di complessa organizzazione.
Tuttavia il mio lavoro mi piace. Anche se ogni volta commetto l’errore di lasciarmi coinvolgere un po’ troppo dalla coppia che ho davanti. Ascolto, prendo appunti, lascio che siano loro a parlare, a raccontarmi e a raccontarsi. Ogni sfumatura mi suggerisce un elemento, qualcosa da studiare, da sviscerare, qualcosa da tramutare in materia, in profumi, in colori. Qualcosa che rappresenti la loro storia, loro due come coppia, come comunione di intenti, di desideri, di passato e presente. Desidero per loro che un unico giorno sia l’essenza stessa di un futuro che andranno a costruirsi insieme, un passo dopo l’altro.
“Mi chiami Matilda” lascio la sua stretta decisa, percepisco un sentore di sigari di buona qualità, segno che era qui fuori a fumare, e aggiungo “Due ore e trentacinque minuti scarsi, per la precisione”.
Incurva la bocca piena in un sorriso un po’ sghembo “Con lo snowboard, ho battuto il record dei sessantacinque minuti”.
“Su quella pista? Ci sono tratti così complessi che si fa fatica a camminarci a piedi”. Presuntuoso e sicuro di sé. O forse mi sta solo prendendo in giro.
“È ciò che rende affascinante la discesa”.
“Con un paracadute attaccato alla schiena”.
Inarca un sopracciglio “Solo pura adrenalina, fino all’ultimo tratto”.
“Ammesso che uno ci arrivi”.
“Le incognite hanno il loro fascino, signora Landi”.
“Stiamo parlando di lavoro?”
“C’è differenza?”
“Sul lavoro, le incognite non mi farebbero finire in qualche burrone con una tavola da neve ai piedi”. Ormai mi è uscito di bocca. Non avrei dovuto, del resto è con un cliente che sto parlando. Ma temo che la mia solita diplomazia oggi non sarà sufficiente.
White mi sta studiando, come si fa con un avversario in una gara. O forse sta cercando di capire che tipo di persona gli ha mandato sua madre. Per la quale, ho il timore, non abbia una grande simpatia.
Tuttavia non sembra affatto seccato dalla mia battuta. Però controlla il suo orologio da polso, chiaro segno che vuole che mi tolga dai piedi prima possibile. Non mi aspettavo un’aperta collaborazione ma così la vedo davvero dura.
“Non le ruberò più tempo del necessario” assicuro.
Lui torna a fissarmi e non so bene a che cosa sta pensando.
“Le faccio strada”.
“Grazie”.
Via il dente via il dolore.

 L’interno della baita è un accogliente concentrato di legno massello e travi di recupero, con un soppalco e una zona giorno ampia e ben illuminata da un’enorme vetrata che regala un panorama mozzafiato sulla valle e le cime innevate.
Ci accomodiamo nel salottino, una parete di pietra a vista dentro cui arde il fuoco di un camino, sofà rossi, poltrone allungabili e un tappeto grigio così soffice che ho quasi rimorso a camminarci sopra. Ci viene servito un piccolo brunch da una donnina minuta e rotondetta, ma io sono ansiosa di iniziare il mio lavoro. Di scoprire che tipo di piani ha in mente il mio nuovo cliente per il giorno più importante della sua vita. Un castello come location per il rito e la cerimonia, abiti su misura per entrambi, una scelta elegante per le damigelle, cadeaux per gli ospiti, orchidee sui tavoli, buffet ricco e scenografico, angolo sigari per gli uomini, un’orchestra che suona musica celtica. E un tripudio di colori tenui che variano dalla lavanda al lilla.
Oppure qualcosa che riuscirà a mettermi in difficoltà.
In fondo lo spero. E forse lui ha ragione.
Dopotutto le incognite hanno il loro fascino.
Ho osservato con interesse le foto sul camino. Ritraggono White e la sua futura moglie. Sono stati un po’ dappertutto. E in una di queste istantanee lui l’abbraccia da dietro, con il volto per metà appoggiato sul suo cappello di pelliccia, gli occhi socchiusi, in un momento così intimo che intuisco immediatamente che tipo di legame li unisce. Sarà un piacere lavorare per loro. Il sentimento che leggo in questa unica foto è ciò che rende un evento davvero magico.
“Ha già conosciuto Laura?” mi domanda il mio ospite sorseggiando il suo caffè. Mi osserva con quei suoi magnifici occhi dal bordo della tazzina. Così da vicino ho catalogato la nuance tra il turchese e il blu cobalto, ma ho delle perplessità. Non credo esista un colore in grado di riassumere questo tipo di sfumatura.
Studio ancora la foto alle sue spalle. Laura è bruna, alta, un volto strepitoso, da modella, labbra piene, occhi scuri, intensi. Insieme formano una splendida coppia.
“Solo telefonicamente. Ho un appuntamento con lei lunedì, nel primo pomeriggio a Milano” lo informo e poso il mio succo d’arancia “Avrei preferito incontrarvi insieme ma so che siete entrambi molto impegnati. Comunque non ci saranno problemi. Vi inoltrerò il dettaglio dei nostri due incontri, le vostre idee e le mie proposte, e troveremo le soluzioni migliori”.
“Mia madre ha mandato il suo miglior Generale”.
“Non sono il fiore all’occhiello di Emma. Anzi. Spesso ci scontriamo. Ma è costruttivo. Lei ha una visione pragmatica del nostro lavoro. Il che è perfetto sotto certi aspetti”.
“Una maniaca del controllo. Non credo ci sia un solo minuto delle sue giornate non calcolato sulla sua preziosa agenda”. Sento un velo di acredine dietro quella che vorrebbe sembrare una battuta. Forse è il motivo che lo tiene lontano dai nostri uffici in centro a Milano e per il quale, in sei anni, non l’ho mai incontrato prima. Ma se fosse passato in ufficio, le segretarie alla reception si sarebbero scorticate i gomiti e pestate i piedi a vicenda pur di offrirgli anche solo un bicchiere d’acqua. E di certo mi sarebbe stato difficile dimenticarlo.
Soprattutto perché è il figlio di Emma White, ripeto a me stessa.
“Sta parlando del mio capo, non potrei mai darle ragione”.
“Diplomatica o codarda?”
Diretto, senza giri di parole. Potrei anche offendermi. Ma anche io sono una persona schietta. È una qualità che apprezzo molto negli altri. Clienti compresi. Ed ecco che appare qualche tratto di Emma in lui, che fisicamente non gli assomiglia affatto. A parte forse la maniera di sondarti dentro con quegli occhi così incredibili.
“Direi la prima” mi stringo nelle spalle ma non abbasso lo sguardo. Ho anni di pratica alle spalle con Emma. Quando abbiamo qualche divergenza di opinione, e voglio spuntarla, la miglior tattica è sostenere il suo sguardo arrabbiato. “Se fossi una codarda, non avrei mai accettato questo incarico, ben sapendo a quali rischi vado incontro”.
“E non avrebbe scarpinato fino a qui. E io che pensavo fosse un deterrente, rifugiarmi due notti in questo posto sperduto fra i monti!”
Rido e prendo un altro appunto. “Ci ha provato. Ma sarei arrivata comunque. Anche su un elicottero”.
“Sa sciare?”
“Non abbastanza bene da lanciarmi giù da qualche dirupo ghiacciato”.
Sorride, facendo comparire un’irresistibile fossetta sulla guancia sinistra. Ed è un sorriso che mi arriva dentro in una maniera così repentina che devo ricordami il motivo per cui sono qui.
“L’avrei di sicuro preceduta”. Un guizzo carico di adrenalina gli attraversa le iridi turchine. Ne rimango affascinata. Mio malgrado.
“Non ne dubito” e domando “Altri sport estremi?”
“Qualcuno. Laura ovviamente non approva”.
“Ma la lascia fare”.
Si stringe nelle spalle “Non ha molta scelta”. Posa la tazzina e si allunga verso il tavolino fra noi, per prendere il suo iPad che ha trillato “Mi perdoni, una mail di lavoro”.
Lo osservo con il volto concentrato nella lettura. Fronte alta, qualche ruga di espressione, lineamenti ben scolpiti, sopracciglia folte e ben definite, capelli lunghi, di un bel castano chiaro, gli solleticano la mascella ombreggiata da un accenno di barba. Avrà qualche anno in più di me. E di sicuro è molto più vecchio di Laura, che non deve avere nemmeno trent’anni. Me lo immagino in smoking o in mezzo tight, ed è probabile che qualsiasi donna lo divorerà con lo sguardo, ammirandolo in piedi, mentre aspetta la sua sposa, davanti all’altare. Anche Laura, non potrà fare a meno di avere un tuffo al cuore, un moto di orgoglio tutto femminile, nel trovarselo di fronte quel giorno. Ho già in mente il loro reportage di nozze.
Emma ha ragione. Sarà l’evento dell’anno.
“Io avrei fatto volentieri a meno del prezioso aiuto dell’agenzia. Nulla di personale, si intende” ironizza lui dopo qualche minuto, posando l’iPad sul basso tavolino fra noi. “Avrei sposato Laura sulla spiaggia delle Saintes Maries l’estate scorsa e saremmo tornati qui solo per le congratulazioni del caso”.
“Quindi una cerimonia all’aperto, sulla spiaggia?” Annoto sulla mia agenda “È questo che ha in mente? Camargue, Provenza? Cabane, gitani, fiori di lavanda, vino coltivato nella sabbia? Luglio è un mese perfetto”.
Lui sogghigna, come se avessi detto qualcosa di incredibilmente scontato.
“Non è il luogo. È il momento. Qualcosa che non si può riproporre in una data concordata, spedendo inviti a persone di cui in fondo non ti importa un accidente, nella speranza che possano condividere ciò che provi per la donna che sarà la tua compagna per la vita”.
Una dichiarazione così sorprendente potrebbe anche aver smosso qualcosa dentro di me, ma sul lato pratico significa altresì che qualsiasi cosa io voglia proporgli, non sarà mai abbastanza per William White.
“Signor White” attacco decisa “Credo che se la sua futura sposa avesse voluto un matrimonio del genere, io e lei non ci saremmo mai incontrati”.
Non mi smentisce. E anche se appare divertito dalla mia risposta, comprendo che le mie parole in fondo hanno toccato un nervo scoperto.
Appoggia i gomiti sui braccioli della poltrona sporgendosi leggermente in avanti. “Signora Landi, una donna guarda un album di nozze e le uniche cose che vede sono il vestito e l’acconciatura, probabilmente il make up e quanto è grosso il diamante vicino alla fede”.
“Oltre all’auto, alla location, all’eleganza degli invitati, alla wedding cake” aggiungo tranquillamente.
“Certo, lei è stata mandata proprio perché nulla sia lasciato al caso”.
“Alcune donne sognano solo un uomo che le voglia sposare”.
“Alle loro condizioni”.
Questo è un terreno pericoloso. Da buon avvocato – mi pare abbia uno studio a Londra e l’altro a Milano – vuole provocarmi. E accidenti mi piacerebbe fare la stessa cosa. Ma sono qui in veste ufficiale. Come la penso in merito a cosa, è fuori luogo.
“Direi che dovrebbe essere una specie di scambio, e allo stesso tempo qualcosa che si vuole insieme. E che uno ambisca a rendere l’altro felice nel tentativo di realizzarlo”.
“Esperienza di lavoro o personale?”
“Non sono sposata. Ho imparato sul campo”.
Segue un minuto di silenzio. E mi sto chiedendo per quale dannato motivo quest’uomo ha deciso di incontrarmi. Potrei trincerarmi dietro al motto di Emma: si tratta solo di affari, nulla di personale.
Faccio ciò che so fare meglio e me la svigno. Più veloce che posso. Domani non mi ricorderò più nemmeno che ci sono venuta a fare fino a qui. In questo posto dimenticato da Dio, in mezzo a tonnellate di neve sparate da un mucchio di nuvole basse e incazzate, sospeso nel vuoto.
“Lei è diversa da ciò che mi aspettavo” commenta infine White.
“Credeva che me la sarei data a gambe levate dopo la prima mezz’ora?”
“Ci speravo” ammette lui e si alza in tutto il suo metro e novanta, riempiendo il mio campo visivo. Si avvicina al camino, sistema un paio di ciocchi di legno e poi torna ad osservare la foto che mi ha colpito in mezzo alle altre. Nasconde molto bene qualsiasi pensiero sia collegato a quel ricordo. Sul suo profilo perfetto non scorgo nulla. Forse è più simile alla madre di quanto lui creda. Entrambi perfettamente in grado di schermare i propri sentimenti. Non c’è nulla che li tocchi davvero o forse è solo una maniera per salvaguardare se stessi. Cioè sono quasi sicura che Emma abbia un cuore. Nascosto da qualche parte, almeno. E che di tanto in tanto si ricordi di accenderlo. ...

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LE SORPRESE NON FINISCONO QUI.
APPUNTAMENTO A PIU' TARDI PER UN RACCONTO PIACEVOLMENTE 'HOT' !

14 commenti:

  1. buon san valentino anche a voi che portate avanti questo blog che è un tempio all'amore e alla passione! seguirvi è come sognare *_*

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  2. bUON S.VALENTINO A TUTTE! MERY.

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  3. Buon San Valentino a tutte colore che seguono il blog e vi partecipano con entusiasmo! Un abbraccio forte e grazie a Virginia che ci fa sognare con questo romantico racconto! Un bacio grande anche alla mia carissima Francy!! Sei anni e... sempre giovane e pimpante!

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  4. Buon San Valentino a tutte e auguroni al blog! Ora corro a leggere il racconto di Virginia per sognare un po'! ;-)

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  5. Buon San Valentino a tutte e mille auguri a LMBR

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  6. Buon anniversario e grazie per tutto il tempo e l'impegno nel gestire questo blog straordinario!

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  7. Happy birthday blog! Prezioso per le lettrici e un accogliente luogo di ritrovo per noi autrici, tutte tenute amabilmente in riga dalla nostra prof Francy Della Rosa!
    Grazie a Virginia che ha fatto le notti per regalarci questo racconto, un abbraccio!

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  8. Buon anniversario! In questo giorno speciale, ci auguriamo che il blog continui a tenerci tutte unite sotto il segno del romanticismo ; )

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  9. Buon Compleanno a questo blog davvero speciale che ogni giorno offre sempre post belli e interessanti da leggere facendo anche gli auguri alla nostra Francy per la sua creatura! Grazie anche a Virginia Parisi per questo bel racconto nel giorno di San Valentino !

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  10. ♥♥♥ Buon Anniversario!!! ♥♥♥

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  11. Auguri per S. Valentino e auguroni al blog che in tutti questi anni ha contribuito a rendere il mio mondo ancora più rosa.
    Grazie x il vs. immenso e prezioso lavoro.
    PATTY

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  12. Tanti auguri blog! Grazie x le tante ore di spensierate chiacchiere con le amiche e letture romance. Buon san Valentino a tutte.

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  13. Care grazie a voi di cuore e a Francy che è un tesoro!!!

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  14. Ciaoo a tutte :) buon anniversario al blog e grazie per questo racconto emozionante che avete voluto regalarci per San Valentino :) e complimenti per questo blog meraviglioso che ci da sempre nuovi spunti per sognare :)
    Saluti,
    Simo

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