Christmas in Love 2013 : LA PERLA SPAGNOLA di Adele Vieri Castellano


L'EPIFANIA TUTTE LE FESTE PORTA VIA... E CON LEI FINISCE OGGI ANCHE LA NOSTRA RASSEGNA DI RACCONTI NATALIZI. LI AVETE GIA' LETTI IN TANTISSIME (GRAZIE!)  E CHI ANCORA NON HA AVUTO TEMPO, LO POTRA' FARE NELLE PROSSIME SETTIMANE. RICORDATEVI CHE DA DOMANI, PER 15 GIORNI, POTRETE VOTARE I TRE RACCONTI CHE VI SONO PIACIUTI DI PIU' PER PROCLAMARE I VOSTRI "PREFERITI" DI CHRISTMAS IN LOVE 2013! 


LA NOSTRA RASSEGNA FINISCE OGGI IN BELLEZZA CON UN RACCONTO STORICO, LA PERLA SPAGNOLA DI ADELE VIERI CASTELLANO, CHE PROPONE UN'AMBIENTAZIONE CINQUECENTESCA E UN EROE CHE... SI FARA' RICORDARE! 


BUONA LETTURA E... BUONA BEFANA!


 Il vero amore è un duraturo fuoco che 
eternamente nella mente brucia.
Mai s’inferma, mai s’invecchia, mai non muore
a sé stesso sempre fedele.
L’amore è un fuoco che divampa e sempre brucia,
l’amore è fuoco di cometa che mai tramonta
e ogni stella acceca.

Sir Walter Raleigh

Porto di Livorno, primi di dicembre 1545
«Quali sono gli ordini?»
Pedro Vargas arricciò uno dei baffi spioventi e rimase quieto, in attesa. L’uomo che stava di fronte a lui si spostò per ricevere in pieno la folata di vento. I capelli lunghi sulle spalle sventolarono in onde dorate, sfiorandogli il volto arso dal sole e dalla salsedine. Le labbra ben disegnate si piegarono.
«Amico mio, non ti piaceranno» replicò Alfonso da Dovara, con una smorfia che solo lo spagnolo avrebbe potuto definire divertita.
«Se dobbiamo ancora fare la spola tra Livorno e Portoferraio per proteggere la costa toscana…»
«No, dato che non abbiamo più soldati a bordo. E’ molto peggio. Dobbiamo salpare domani e portare a termine questa missione, prima di ricoverare la galera nel porto di Genova.»
Alfonso gli porse la pergamena appena ricevuta dall’ammiraglio Andrea D’Oria. Lo spagnolo l’afferrò con uno scatto, mentre rifletteva a voce alta:
«Diavolo, se ci mette a libero servizio, forse potremo navigare verso Formentera e snidare le galeotte algerine di Amet Rais. Questa volta lo ridurremo in catene.»
Gli occhi metallici di Alfonso lasciarono la superficie vibrante del mare. Scivolarono sullo scafo della galera con cui da mesi percorrevano il Mediterraneo, sugli uomini legati ai banchi di voga e sulla milizia, che si stava radunando sul pontile per imbarcarsi.
«Eleonora di Toledo? Chi diamine è?» esclamò Pedro sorpreso, alzando un sopracciglio nero e folto.
Un ordine urlato da poppa incitò la barca da pesca che stava attraccando a pochi metri dalla grande galera armata, a ormeggiare più distante.
«E’ una femmina Pedro, la figlia di un tuo conterraneo, Don Garcia. Dobbiamo scortarla fino a Genova.»
Pedro alzò gli occhi al cielo restituendogli il rotolo e si sporse oltre la balaustrata della galera. Sputò in mare un grumo di saliva mista a tabacco e imprecò in spagnolo.
«Non lamentarti. Poteva andarci peggio» commentò Alfonso, infilando la pergamena sotto alla fascia di cuoio che gli attraversava il petto e terminava reggendo la lunga spada.
«Sì, potevamo colare a picco» fu il funebre commento dello spagnolo.

Eleonora era sotto il baldacchino che due servitori in livrea sostenevano imperterriti, riparandola dagli spruzzi della salsedine. Seduta a prua, in un angolo riservato e protetto, fissava la superficie del mare con orgoglio. Aveva domato il suo stomaco che aveva smesso di salire e scendere e, la notte precedente, aveva persino chiuso occhio qualche ora.
«Non potete restare qui a lungo, mia cara. Troppi occhi indegni si posano su di voi.»
La voce di donna Consuelo de la Cortes era rauca visto che il suo, di stomaco, non aveva ancora vinto la battaglia con le onde.
«Vi prego, zia. Qui almeno l’odore pestifero di quei poveracci ai remi non mi impedisce di respirare.»
La donna sbuffò sedendo sullo sgabello con molta cautela. Nelle mani guantate teneva un fazzoletto; la mantiglia, nera come tutto il resto del suo abbigliamento, le ondeggiò davanti al viso segnato dalla stanchezza e dalla preoccupazione.
«Che vergogna, sono tutti nudi» disse portandosi la stoffa ricamata, impregnata di profumo, davanti al naso. Eleonora alzò un sopracciglio e sorrise appena.
«Non del tutto, zia. Se li osservate bene, noterete che i loro fianchi sono coperti da stracci.»
Le guance della zia si imporporarono all’istante e le labbra si strinsero:
«Non osate posare lo sguardo su quei miserabili, nipote! Non ne sono degni, tali e quali ad animali.»
Eleonora accelerò il movimento del polso più che per farsi vento, per darsi un contegno:
«Non siete voi a parlarmi di carità cristiana, zia? Non mi dite sempre che tutte le creature sono meritevoli di un gesto di misericordia? Io prego per quei poveretti e i miei occhi sono turbati dalla loro sofferenza.»
Uno sbuffo seccato uscì dalle labbra sempre più tese.
«Badate che i vostri occhi non siano turbati dalle loro pudende, nipote.»
Eleonora nascose la risatina dietro al ventaglio.
«In tutte le chiese Cristo in croce è appena coperto da uno straccio zia, proprio come loro. Non mi sento oltraggiata dalla nudità maschile» le rispose valutando con un’occhiata distaccata i corpi segnati dalle cicatrici, i crani rasati e le braccia che si tendevano nello sforzo di spostare i lunghissimi remi.
«Nudità maschile? Quelli sono solo bestie e non siate blasfema: non paragonate questa feccia a Nostro Signore,» la zia fece un gesto brusco col polso e il suo ventaglio rosso e oro si aprì con uno schiocco «mio fratello deve aver perduto il senno, quando ha accettato di mandarvi dalla vostra madrina via mare. Un viaggio infernale dico io, per un’innocente come voi.»
Eleonora sospirò, un lungo sospiro che servì a separare il corpo dalla mente, perché la zia stava per iniziare una delle noiose ramanzine sulla buona creanza e sui sentimenti pii che, una fanciulla di diciassette anni come lei, avrebbe dovuto fare propri.
Mentre la cantilena che conosceva a memoria si confondeva con il rumore dello scafo che solcava le onde, Eleonora si concesse il piacere di cercare con lo sguardo il capitano della galera e di immaginare lui, nudo.
Sentì il familiare calore salirle alle gote e il cuore batterle sotto le costole, con insistenza. Nonostante i buoni propositi della sera prima - aveva pregato a lungo la Vergine affinché la rendesse immune dalla tentazione - era più forte di lei e come lo individuò, a metà del lungo camminamento che attraversava la galera per tutta la sua lunghezza, decise di abbandonarsi al peccato. All’arrivo a Genova avrebbe accettato senza fiatare la punizione dal padre confessore, incaricato di salvare la sua anima corrotta. Al momento, decise per la perdizione.
Alfonso da Dovara era in piedi, i capelli lunghi sulle spalle che riflettevano come oro i raggi del sole.  ...


PER CONTINUARE A 
LEGGERE IL RACCONTO 

AD OGNUNO DEI NOSTRI RACCONTI ABBIAMO PENSATO DI ABBINARE UNA COLONNA SONORA NATALIZIA. LA PERLA SPAGNOLA CI FA PENSARE A...




RICORDATE CHE DA DOMANI POTRETE INIZIARE A VOTARE TUTTI I RACCONTI 
DI CHRSITMAS IN  LOVE! 



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