Christmas in Love 2013 : INASPETTATE ALCHIMIE di Miriam Tocci


DOMENICA SUPER INVERNALE? NIENTE DI MEGLIO PER L'UMORE CHE METTERSI COMODE E GUSTARSI UN BEL RACCONTO D'AMORE! INASPETTATE ALCHIMIE DI MIRIAM TOCCI CI RICORDA CHE A VOLTE IN AMORE L'ULTIMA PERSONA CHE PENSIAMO SIA  ADATTA A NOI... E' QUELLA GIUSTA! BUONA LETTURA!

Aromi di caldarroste, pane e dolci caldi a profumare l’aria nel viavai degli ultimi acquisti natalizi, ventitre dicembre di una Roma vestita a festa da luci e colori scintillanti.
Anna trasse un bel respiro per far penetrare bene quell’energia positiva dentro di sé e funzionò perché sentì riaffacciarsi nel cuore un po’ del buonumore perduto. Gran parte del merito andava al suo Artù, un Terranova di tre anni che in quel momento stava fissando con interesse la ciambella che lei teneva in mano.
Anna staccò il primo boccone e lasciò che il cagnone, con delicatezza inversamente proporzionale alla sua mole, glielo prendesse dalle dita.
Diede un morso scacciando via i sensi di colpa per lo strappo alla regola, anche se quel giorno non aveva pranzato ed era fuggita via dal rinfresco natalizio dell’ufficio con lo stomaco ridotto a un pugno.
Accidenti. Adorava il Natale, da sempre non vedeva l’ora che arrivasse e si divertiva un mondo anche solo a camminare per le strade piene di rumore e negozi come stava facendo in quel momento sulla Via Tiburtina, a pochi passi dall’omonima stazione ferroviaria. Un altro morso e diede il resto del dolce a un entusiasta Artù.
«E’ giorno di stravizi ma non farci l’abitudine, le ciambelle non sono nella nostra dieta» disse rivolta al cane che per tutta risposta si leccò i baffi. «Beato te che hai lo stomaco di ferro, nel mio oggi non entra neppure uno spillo!»
Anna, di professione graphic designer,  era un tipo solare, divertente, entusiasta delle più piccole cose, sapeva confortare gli altri con la sua calma innata, aveva una risata contagiosa, eppure qualcosa l’aveva cambiata.  Qualcuno, a dir la verità, e aveva un nome.
Manuel D’Onofrio era riuscito a spegnere il fuoco scoppiettante della sua allegria da quando era arrivato alla Super Nova Art Design, arrogante, sicuro di sé e quel che era peggio: web designer al posto di Gerry, suo amico carissimo sin dalla scuola di grafica, letteralmente sparito dall’oggi al domani sia dall’azienda che dalla città. Le aveva solo detto di aver bisogno di staccare per un po’ e che si sarebbe rifatto vivo presto, ma erano trascorsi mesi e ormai non si sapeva neppure dove si fosse trasferito.
Cosa avesse portato i suoi superiori a rimuovere un uomo talentuoso e creativo come Gerry da quel posto, Anna non riusciva a immaginarlo e si guardava bene dal chiedere in giro. Voleva evitare di alimentare le leggende metropolitane che già serpeggiavano nei corridoi della multinazionale e che mutavano in versioni confuse e distorte, distanti anni luce dal vero.
A pensarci bene l’ambiente in cui lavorava era delirante, un oceano di squali dove Manuel rappresentava il numero uno fra quelli più spietati. Lo aveva dimostrato alla riunione di quella mattina, smontando e sezionando il progetto a cui Anna aveva lavorato giorno e notte per settimane solo per fare il galletto davanti a tutti.
Che schifo, aveva ancora davanti la scena.
Fortuna che oltre al lavoro Anna aveva una famiglia, o meglio, una sorella, e il grande, dolce Artù. Quanto a vita sociale,  alcuni amici con cui uscire ogni tanto e nessun fidanzato da quando tre anni prima aveva lasciato Paolo ed era entrata alla Super Nova Art Design. Sembrava che non avere una vita privata fosse un requisito essenziale  per essere assunti e mantenere il posto.
«Vieni, Artù, incamminiamoci verso la stazione, fra poco arriva il nostro treno» disse Anna trascinandosi dietro una valigia trolley color verde mela.
Già, stava partendo. Aveva mollato ipocrisie e falsi convenevoli subito dopo il round con  Manuel e per una decina di giorni avrebbe rifiatato, finalmente. Voleva addirittura dimenticarsi la sua faccia.
Salì sulla carrozza dopo aver mostrato i documenti del cane allo stuart del treno rosso che l’avrebbe portata dalla Stazione Tiburtina di Roma a Torino. Sembrava vestito per il Natale anche quello e le piacque subito l’idea.
Sorrise ad Artù dandogli una grattatina dietro alle orecchie, quindi entrambi si rilassarono, lei sul sedile singolo accanto all’ingresso della carrozza, lui appoggiando il muso sui suoi piedi.
Quando le porte del treno si chiusero, Anna levò gli occhi dal libro che aveva iniziato a leggere, il naso all’insù. Artù la guardò con aria interrogativa, sembrava che la sua padrona avesse cominciato ad annusare l’aria come faceva lui.
«Questo profumo mi sembra proprio…no. Impossibile, devo essere impazzita del tutto e poi non è l’unico sulla Terra a portarlo» bofonchiò riaprendo il libro sulle ginocchia. Gli occhi però sgattaiolarono via dalle pagine e si misero a perlustrare tutt’attorno.
Non c’era traccia di un uomo alto un metro e ottanta, lisci capelli castani fin sopra le spalle e occhi color malto. Sì, gialli come quelli di un felino.
Descritto così poteva anche sembrare un tipo niente male, anzi, un gran bel tipo, invece era solo un incubo. Manuel. A metterla in allarme un olezzo di spezie: cannella, chiodi di garofano, forse sandalo, quelle del profumo che era solito portare, un aroma che le sue narici ormai fiutavano a chilometri di distanza. Di solito prima arrivava la nebulosa venefica, poi arrivava lui. Ma non c’era anima viva che rispondesse all’identikit. Anna sospirò e, decisa a rilassarsi, s’immerse nel libro fino a destinazione.

Alla stazione di Torino, Marta, sorella maggiore di Anna, l’aspettava al binario. Infagottata nel giaccone bianco con una voluminosa sciarpa grigia al collo, scorse per primo Artù, una massa di pelo nero lucidissimo e un muso così simpatico che sembrava sorridesse, poi Anna, la piccola di casa, un metro e sessantacinque, capelli bruni ondulati e i suoi stessi occhi scuri.
«Anna, sono qui!»
Artù scodinzolò felice e Anna afferrò la valigia facendo del suo meglio per destreggiarsi nel mare di persone che scendevano o salivano sui treni, mentre la sorella andava loro incontro.
«Marta! Fatti abbracciare!»
Seguì il profondo latrato di Artù, impaziente di essere coccolato anche lui.
Marta, la versione bionda di Anna, era passata da una Smart a una Jeep a passo lungo, quattro ruote motrici e catene da neve sempre a bordo. Aveva rilevato la locanda della zia paterna a Monginevro, un piccolo comune francese sul confine con il Piemonte. Si era stabilita in montagna da un anno e mezzo e ormai non sarebbe più tornata alla vita di prima, Anna lo sapeva bene.
«Allora, come vanno gli affari su da te?» le chiese mentre faceva sistemare Artù nell’ampio portabagagli.
«L’apertura estiva è andata proprio bene, direi. Sono impaziente, non vedo l’ora di farti vedere le stanze, la mia bella cucina, la sala, l’angolo bar! Questo è il primo Natale in cui siamo aperti e non sto nella pelle, faremo una grande festa alla locanda il venticinque, verranno anche dai comuni vicini!»
«Non ti vedevo tanto entusiasta da…beh, non so neanche io da quando.»
«Ti confesso che non avrei mai sperato in una svolta del genere, la mia vita è un sogno, adesso.»
Anna si rabbuiò, ma solo un istante. La sua di vita, invece? Tutt’altro che a una svolta. Sorrise di rimando alla sorella ma qualcosa la distrasse. Ancora quell’odore di spezie.
Fece un giro su se stessa, abbassò la sciarpa dal naso, il respiro divenne una piccola nuvola bianca.
«Chi stai cercando?» le chiese Marta.
Si riscosse dandosi della fissata maniaca. «Niente, nessuno…»
In quel momento un Hammer giallo  passò di fianco a loro sgommando e si allontanò dal parcheggio.
«Ma guarda, che gradasso. Tutti i bellimbusti devono portare la stessa colonia.»
«Uhm, Anna? Che stai blaterando, conosci il conducente di quel mastodonte giallo?»
«No, non so chi sia, ma dalla guida sicura riconosco l’articolo.»
Marta, alzò un sopracciglio. «E a te, come vanno le cose?»
Anna la fissò un attimo, poi girò i tacchi e montò in macchina. Cinture allacciate e zero voglia di mettere sul piatto le frustrazioni, la rabbia, il senso d’inadeguatezza che respirava assieme all’ossigeno nel suo ambiente di lavoro, amato e odiato. Ma non avrebbe resistito, avevano a disposizione chilometri di curve fra le montagne e Marta era sempre stata bravissima ad ascoltare. ...


PER CONTINUARE A 
LEGGERE IL RACCONTO 

AD OGNUNO DEI NOSTRI RACCONTI ABBIAMO PENSATO DI ABBINARE UNA COLONNA SONORA NATALIZIA. INASPETTATE ALCHIMIE  CI FA PENSARE A...




E OGGI POMERIGGIO...UN'ALTRA OCCASIONE PER SOGNARE! NON MANCATE.




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