Christmas in Love 2013: JOY TO THE WORLD - Un Natale in casa Rinaldi - di Monica Lombardi

DUE ANNI FA SI SONO INCONTRATI E ADESSO RITORNANO... MA PER LORO SONO TRASCORSE SOLO POCHE ORE! RICORDATE I PROTAGONISTI DI LET IT SNOW, RACCONTO NATALIZIO CON CUI MONICA LOMBARDI SI FECE CONOSCERE ALLE LETTRICI DEL BLOG NEL 2011? IN JOY TO THE WORLD RITROVIAMO SAMANTHA DAVIS E TOM RINALDI ALLE PRESE CON LA CENA DI NATALE A CASA RINALDI E CON UN SENTIMENTO NASCENTE FRA LORO. BUONA LETTURA!


Questo racconto è il seguito di Let it snowpubblicato su questo blog nella rassegna Christmas in Love 2011 e ora inserito nella raccolta in e-book “Bluegirl e altre storie
  
Wisconsin Boulevard correva parallelo al lago omonimo, alle spalle di North Beach Park. Un bel posto dove abitare, tranquillo ma non isolato, con tutto l’orizzonte davanti. Tom pensò che Casa Rinaldi era come la sua famiglia: grande, solida, semplice, senza tanti fronzoli. Una facciata bianca sotto a un tetto spiovente, un portico laterale sopra l’ingresso, due posti auto, entrambi occupati in quel momento.
«Siamo arrivati» disse Tom alla sua passeggera, lasciando la carreggiata e fermando il SUV dietro alla familiare del cognato.
Bradley lavorava nella piccola catena di negozi di gastronomia del suocero, sopperendo a quel che né lui né suo fratello Paul avevano voluto fare: lavorare a fianco del padre per portare avanti la ditta di famiglia, ispirata alla cucina di Mamma Rinaldi da cui aveva preso il nome. Buffo che il migliore collaboratore di suo padre fosse il marito della figlia con cui non era mai riuscito ad andare d’accordo, un esempio significativo dello spirito della sua famiglia: i fuochi d’artificio erano all’ordine del giorno, ma quando serviva non mancava mai qualcuno che desse una mano.
Era calda, la sua famiglia. Calda come il fuoco scoppiettante del camino, faceva le stesse scintille ed esigeva, in un certo senso, la stessa cura. Tom non era portato per quelle cose. Sull’affetto una tantum non aveva problemi: andava a trovarli regolarmente, pranzo insieme, chiacchierata con il padre, aiutava la madre in cucina e si faceva coccolare da lei. Ma interagire con loro a lungo termine, giorno dopo giorno? Non era il suo pane e rischiava di lasciare molto a desiderare. Non che i suoi si fossero mai lamentati: era Tom che aveva l’impressione che la famiglia si aspettasse qualcosa che lui non riusciva a dare. Studiava ancora all’università quando aveva capito che era un lupo solitario: tornava sempre al suo branco ma doveva cacciare da solo. Così se n’era andato a Chicago, con la scusa della polizia certo, ma era stata una scelta geografica prima che professionale.
Tom spense il motore ma rimase seduto dietro al volante, senza dare segno di voler scendere. Qualcosa a Samantha doveva dire, un minimo di preparazione. Che cosa, però? “Non ti spaventare se ti saltano addosso?” O magari “Non preoccuparti se mio padre e mia sorella cominciano a insultarsi, parlando della quantità di sale nella salsa del tacchino?”
«Che c’è?» La voce di Sam accanto a lui era tranquilla, appena venata da una traccia di perplessità.
«E’ la prima volta che…» Ecco, quello era l’argomento giusto. Riassumeva tutto senza spaventare. Troppo. «E’ la prima volta che porto una ragazza a casa, per Natale». Si girò verso di lei e incontrò un sorriso divertito.
«Temi che ti facciano il terzo grado?»
«Che lo facciano a te». Non le disse che non era un timore ma un dato di fatto incontrovertibile, una conseguenza inevitabile del suo ingresso in quella casa. Perché non aveva una famiglia un po’ meno invadente?
«Non preoccuparti. Dì loro che sono un’amica che avrebbe passato la serata da sola davanti alla TV, il che è vero, e andrà tutto bene».
«Ehhh» rispose lui aprendo finalmente lo sportello.
«Ehhhh cosa?» rilanciò Sam, lasciando anche lei l’abitacolo.
A Racine doveva aver cominciato a nevicare prima che a Chicago, gli stivali affondavano in diversi centimetri di soffice manto bianco, lasciando chiare impronte.
«Ehhh sarebbe più semplice se dicessi loro che sei una spogliarellista che faceva l’autostop sulla statale 41» le disse mentre apriva il portello posteriore per tirarne fuori l’abete, che aveva comprato al vivaio dove l’aveva incontrata. «E’ la storia dell’amica che li scatenerà».
Samantha annuì senza aggiungere altro. Si era già pentita di essere venuta?
«Andiamo» la incitò allora lui, chiudendo il portellone.
Tom stava per premere il dito sul campanello quando la voce di lei alle sue spalle lo bloccò.
«Non farlo».
«Che cosa?»
«La storia della spogliarellista».
Lui rise.
«Stai tranquilla. Userò qualcos’altro».

Samantha non pensava a Tom Rinaldi da molto tempo, prima di quel pomeriggio. Quando se l’era trovato davanti al vivaio, quando la sua voce profonda l’aveva distolta dalla sua sessione privata di autocommiserazione, la prima reazione era stata di vergogna e dolore. Vergogna, perché qualcuno che conosceva aveva assistito al suo crollo. Dolore, perché vedere Tom le aveva ricordato un’altra vita, una vita in cui lei tornava ancora a casa da David, la sera.
Poi però si era dispiaciuta di quella reazione. Che colpa ne aveva il sergente Rinaldi, se la sua vita era andata a puttane? No, non più il sergente Rinaldi, ora faceva l’investigatore privato. Buffo, Tom le era sempre sembrato nato per fare il poliziotto. Un cavaliere dall’armatura splendente, come gli aveva fatto notare poche ore prima. Il suo senso morale era chiaro e infallibile come una bussola, la sua dedizione al lavoro encomiabile. Ed era sexy come il peccato, capace di risvegliare i sensi e animare i sogni anche di una donna sposata come lei. Non che il suo matrimonio non mostrasse pesanti cenni di cedimento, già allora.

Così, una volta frenate le lacrime, si era goduta per qualche momento la sua presenza calda e familiare, che l’aveva fatta sentire al sicuro per la prima volta dopo tanto tempo. Una breve pausa dal gelido vuoto di quelle prime feste natalizie senza David, aveva pensato, un piccolo regalo di Natale. Una volta lasciato il vivaio, in strada, si era voltata a malincuore, pronta a separarsi da lui, stupita di quanto quei pochi minuti avessero significato. Ma quello che l’aveva lasciata davvero senza parole era stato l’invito di lui ad accompagnarlo dai suoi, a Racine. ...

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AD OGNUNO DEI NOSTRI RACCONTI ABBIAMO PENSATO DI ABBINARE UNA COLONNA SONORA NATALIZIA. JOY TO THE WORLD NON PUO' CHE FARCI PENSARE A...




CI SONO ALTRI RACCONTI DI CHRISTMAS IN LOVE 2013 IN ARRIVO SUL BLOG NEI PROSSIMI GIORNI, CONTINUA A SEGUIRCI!


3 commenti:

  1. Alessandra18/12/13, 09:45

    Cara Monica, dovrò aspettare un altro Natale per sapere come andrà a finire?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Alessandra, grazie per aver letto e commentato :)
      Riguardo alla tua domanda, diciamo che vorrei avere tante ore in più per scrivere rispetto a quelle che ho :D Visto però che siete state in tante a chiederlo, cercherò sicuramente di dare a questi due personaggi, a cui sono anch'io sono affezionata, un bel finale, quanto prima.
      Grazie e buone feste!

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    2. Alessandra18/12/13, 16:04

      Tranquilla, avrò la pazienza di aspettare: sono troppo innamorata dei tuoi eroi (che sia Mike, Tom o Alex) per lamentarmi! Un grande augurio di Buon Natale e buon lavoro!

      Elimina

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