Christmas in Love 2013: AMAMI ANCORA di Christiana V


MANCANO POCHE ORE A NATALE...AVETE VOGLIA DI UN ALTRO RACCONTO? COME PROMESSO, ECCOLO. AMAMI ANCORA DI CHRISTIANA V E' UNA STORIA M/M CHE  CI RICORDA CHE L'AMORE, QUELLO VERO, QUANDO ARRIVA NON GUARDA IN FACCIA NESSUNO E COLPISCE DIRITTO AL CUORE, NON IMPORTA SE I PROTAGONISTI SONO DELLO STESSO SESSO, L'AMORE E' AMORE. BUONA LETTURA!


Odiava il Natale. In realtà Alessandro odiava parecchie cose in quel momento: il tintinnio dei bicchieri, il brusio che faceva da sottofondo, la musichetta da pianobar che avrebbe dovuto intrattenere gli ospiti a cui non fregava un bel niente di sentir strimpellare qualcosa e, soprattutto, odiava la cravatta. 
Si sentiva strozzare e la cosa lo stava facendo impazzire.
Passando l'indice nel colletto dell'immacolata camicia di lino, lasciò scivolare gli occhi scuri nella enorme sala delle feste del Grand Hotel Rouge et Noir al centro di Roma. Le controsoffittature bianche coi faretti alogeni sapientemente nascosti rendevano l'immenso ambiente più caldo, così come i tendaggi in velluto amaranto e le miriadi di candele che tremolavano sui candelabri d'argento massiccio.
Continuando la perlustrazione arrivò al mastodontico abete illuminato che campeggiava davanti a una finestra e strinse la mascella.
Detestava il Natale e tutte le stronzate consumistiche che portava
con sé, non tollerava quell'allegria forzata, ma più di tutto odiava il ricordo che anche a distanza di due anni gli bruciava la pelle.
Con la gola stretta, bevve una generosa sorsata di Ferrari ghiacciato senza risolvere nulla.
Okay, fanculo le convenzioni, pensò avviandosi alla toilette. Uscendo dalla grande sala, incrociò alcuni colleghi che cercarono d'introdurlo in una conversazione vuota e inutile. Si dileguò con cenni del capo e occhi fermi. Non era un gran dispensatore di sorrisi né di cortesia, e non ne usò nemmeno quando passò davanti a due pivelli che scattarono vedendolo arrivare e gli spalancarono la porta del bagno.
Per fortuna era solo.
Con uno strattone si sfilò la cravatta blu notte e la mise in tasca, poi si guardò allo specchio mentre sbottonava il colletto.
Aveva la fronte aggrottata e le labbra strette, segno evidente del suo malumore, così come il tic alla mascella. Aprì l'acqua fredda e si sciacquò il viso, nella speranza di rilassarsi, e inspirò a occhi chiusi.
L'ottimo odore del detergente gl'investì le narici riportando violentemente a galla un ricordo torrido e prepotente. La prima volta era successo proprio in un bagno, contro una parete scivolosa a causa del suo sudore e non gliene era fregato un cazzo che qualcuno potesse entrare e beccarli coi calzoni abbassati.
Lui e Roberto. Al solo nome riaprì gli occhi di botto e si accorse di ansimare.
Merda! E lui voleva rilassarsi! La verità era che sapeva che quella sera, dopo due lunghi anni, l'avrebbe rivisto e potendo, l'avrebbe evitato.
La porta si aprì e richiuse dietro di lui e fu come una folgorazione.
Chiusa una porta si apre un portone, non si diceva così? Forse era il momento di lasciarsi tutto alle spalle e mettere un punto fermo in una situazione stagnante ormai da troppo tempo. Lui non era tipo da temporeggiamenti. Alessandro Costa era abituato ai tagli netti, era uno che preferiva spezzarsi, ma non piegarsi. Mai.
Tornò allo specchio e diede una sapiente scompigliata alla capigliatura scura, aprì un ulteriore bottone in modo da lasciar intravedere il petto virilmente irsuto, e con passo sicuro tornò in sala.
Il mormorio di fondo aumentava in maniera esponenziale con lo scorrere dello champagne rendendo, se possibile, ancor più soffocante la ressa colma di mille odori spesso sgradevoli. Afferrò l'ennesimo flûte pregando che la serata terminasse in fretta e una mano si abbatté sulla sua spalla.
«Ecco qui il nostro golden boy, Alessandro Costa. Alessandro, questo è il signor Gorini. È rimasto molto impressionato dalla campagna per l'Hang Out.»
Alessandro afferrò la mano tesa con una presa decisa, come al suo solito. Era convinto che da una stretta di mano si capisse il carattere di una persona e lui utilizzava questo metodo per studiare i suoi interlocutori.
«La ringrazio, signore» rispose educatamente con distacco. Quella campagna pubblicitaria aveva fruttato all'azienda un bel contratto e a lui, unico ideatore col suo team, un introito a parecchi zeri e una reputazione non più emergente, ma affermata. Un minimo di alterigia era d'obbligo.
«Davvero un ottimo lavoro, ragazzo.»
Alessandro affilò i sensi al tono paterno di Gorini. Benché dimostrasse sui sessantadue anni, Alessandro sapeva che era ben più vicino ai settanta, e la presa da vero dominatore era un chiaro monito a stabilire il proprio territorio, che in questo caso, si stava estendendo a lui e al suo lavoro.
Si limitò a rispondere con un sorriso stretto senza distogliere lo sguardo.
«Alessandro ci dà enormi soddisfazioni. È davvero un fuoriclasse» continuò Sansella, l'ormai ex presidente e suo datore di lavoro.
Era quello il motivo per cui si trovava di nuovo a Roma. Le festività natalizie si erano rivelate il momento giusto per riunire alla sede centrale della SanSpot tutto lo staff per dare il commiato al vecchio leone e insediare sullo scranno più prestigioso il suo primogenito.
Ovviamente nessuno aveva potuto rifiutare l'invito, nemmeno lui. Ed eccolo lì a sorbirsi sorrisi arroganti, strette di mano untuose e a ripetersi come un mantra di sopportare perché presto tutto sarebbe finito.
Le pacche sulle spalle si sprecavano e lui le detestava. Aveva buttato sudore e sangue per crearsi una posizione che ora gli consentiva un posto in prima linea, non aveva bisogno della condiscendenza di nessuno, solo della compiacenza, che meritava ampiamente.
Allargò il sorriso, che non arrivò comunque ai suoi occhi verdi e tese le spalle, difendendo il suo spazio personale.
Mi vuoi? Dovrai sborsare un bel po' di soldi, pensò con soddisfazione guardando la luce irritata negli occhi di Gorini, che strinse ulteriormente la presa sulla mano di Alessandro.
Poteva essere un rischio tentare un braccio di ferro con un magnate dell'industria automobilistica mondiale, ma lui era un combattente ben conscio delle proprie potenzialità e sapeva fin dove spingersi. Ad esempio in quel momento sapeva di dover serrare le fila della sua prima linea di difesa e attendere la risposta al suo guanto di sfida, che sarebbe arrivata nell'immediato se Sansella non li avesse distratti richiamando la loro attenzione verso l'ingresso.
Lasciando la mano del suo nuovo avversario si voltò per metà e s'irrigidì.
Roberto era arrivato.
I capelli biondo scuro scintillavano alla luce delle candele mentre chinava il capo per scambiare saluti coi colleghi. Alto e snello, coi lineamenti affilati e armonici, ma non belli in maniera convenzionale, Roberto Adami possedeva un carisma di prim'ordine, che ovviamente aveva cozzato da subito contro il suo.
Erano due leader e si sa che due galli non possono stare nello stesso pollaio, anche se, dovette ammettere a se stesso, le scintille che scaturivano dai loro 'scontri' avevano dato vita alle più belle campagne pubblicitarie che avesse mai preparato.
Un rivale e un collega di tutto rispetto, con idee similmente applicabili ma totalmente opposte alle sue. Il risultato era sempre un lavoro frizzante, d'impatto, potente.
Come tante altre cose, pensò ricordando i loro incontri infuocati.
Roberto era dimagrito, lo dedusse dalla guancia scarna che si strinse in un sorriso verso la segretaria del capo, poi guardò nella loro direzione e Alessandro allargò le gambe piantando i piedi in terra, pronto ad accusare il colpo dei suoi occhi quasi neri.
Roberto avanzò verso di loro e Alessandro lesse del divertimento nel suo sguardo quando questo scese ad accarezzarlo lievemente puntandosi poi su Sansella.
«Signor presidente... signori... è un piacere essere con voi.»
Il convenevole scambio di strette di mano, che lui ricambiò con forza, terminò prima che potesse tirare il fiato, poi Roberto monopolizzò la discussione come solo lui sapeva fare.
Era affascinante quando parlava, muovendosi con lievi gesti del capo e delle spalle, ma erano gli occhi il suo vero punto di forza, sempre espressivi e coinvolgenti, scuri e vellutati, capaci di ammaliare e catalizzare tutta l'attenzione. Alessandro ne aveva subito il fascino già dal primo incontro, pensando che sarebbe stato un rivale davvero ostico.
Quella collaborazione aveva segnato un momento importante nella loro carriera, nel quale Alessandro si era lasciato sommergere dall'orgoglio, e la soddisfazione si era vista per giorni nell'espressione che portava in viso.
Senza rendersene conto, Alessandro scivolò tra i suoi ricordi e ne pescò uno.
«Allora, socio, è questo che hai comprato con l'aumento del capo?» aveva detto Roberto la sera in cui l'azienda festeggiava il successo in un noto ristorante e loro due erano ovviamente gli ospiti d'onore.
Alessandro aveva sollevato la testa verso lo specchio della toilette osservando il riflesso dell'uomo appoggiato con noncuranza alla parete vicino alla porta.
«Intendi l'abito? Sì, ma ho dovuto metterci il resto. Zegna costa, lo sai!»
Alessandro era ben più che soddisfatto ed era stato disposto ad ammettere che senza di lui non avrebbero raggiunto lo stesso risultato, ma l'aveva tenuto per sé.
Aveva sorriso mentre si sciacquava le mani e si era immobilizzato per lo stupore quando Roberto l'aveva costretto in un abbraccio mettendo le mani ai lati del lavandino.
«Mi pare che abbiamo fatto progressi nella nostra interazione, o sbaglio?»
Alessandro aveva deglutito guardando quegli occhi color cioccolato che lo fissavano con voluttà. Roberto era molto più esile di lui, che invece faceva costante esercizio fisico per aumentare la massa muscolare, ma in quell'istante Alessandro si era sentito dominato.
Tutti sapevano delle inclinazioni sessuali di entrambi, ma nessuno ne aveva mai fatto menzione, né lui aveva creduto d'interessargli. Lo sguardo ammaliante era un'arma che Roberto usava indistintamente con tutti, come avrebbe potuto pensare che per lui avesse una valenza differente?
«Alessandro... sbaglio?» ...


PER CONTINUARE A 
LEGGERE IL RACCONTO 
AD OGNUNO DEI NOSTRI RACCONTI ABBIAMO PENSATO DI ABBINARE UNA COLONNA SONORA NATALIZIA. AMAMI ANCORA CI FA PENSARE A...





CI SONO ALTRI RACCONTI DI CHRISTMAS IN LOVE 2013 IN ARRIVO SUL BLOG NEI PROSSIMI GIORNI, CONTINUA A SEGUIRCI!


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