IL GIOCO DELL'INGANNO - Background storico del romanzo con estratto inedito - di Adele Vieri Castellano


DAL 31 OTTOBRE 2013 IN LIBRERIA


Il mio nuovo libro ci porta in un periodo tormentato della storia italiana che, come leggerete in questo breve assaggio, è sinonimo di profondi e radicali cambiamenti non solo territoriali ma anche culturali. La Serenissima Repubblica è al suo triste tramonto...  
Il ventisettenne generale Bonaparte,
nominato dal Direttorio comandante
supremo dell'Armata d'Italia
Nel 1795 la Francia, instaurato il governo del Direttorio, pianificò una grande offensiva che avrebbe avuto come obiettivo, l’attacco alle forze della coalizione contro la Francia rivoluzionaria. La conduzione della campagna d'Italia venne affidata al giovane e promettente generale Napoleone Bonaparte (aveva allora ventisette anni). Il 15 maggio del 1796 Napoleone entrò a Milano, il 17 maggio il Ducato di Modena dovette accettare la firma di un armistizio. La Serenissima Repubblica di Venezia aveva mantenuto la tradizionale posizione di neutralità ma i suoi territori si trovavano sulla strada di Bonaparte, diretto a Vienna. Il Senato aveva provveduto a nominare un Provveditore generale per la Terraferma: i territori della Serenissima vennero invasi da profughi in fuga, ai quali si aggiunsero le prime infiltrazioni di contingenti francesi. Napoleone propose un’ alleanza tra la Francia e Venezia, cui però il Senato non si degnò di rispondere.
La situazione si fece critica per la Repubblica: prima la vicina Lombardia cadde in mano al generale francese poi toccò a città strategiche come Peschiera e Desenzano e fu attraversato il fiume Mincio. A nulla valsero le proteste della Serenissima, Bonaparte rispose minacciando di mettere a ferro e fuoco Verona e marciare su Venezia visto che secondo lui, Venezia aveva favorito
Veduta del Palazzo Ducale di Venezia del Canaletto

i nemici della Francia. Il 1 giugno 1796, Venezia acconsentì all'ingresso dei soldati francesi in Verona e i suoi territori  divennero così campo di battaglia, fomentando la difficile convivenza tra truppe veneziane, gli occupanti francesi e la popolazione. Di fronte all'impellente minaccia, il Senato ordinò il richiamo della flotta, la coscrizione di contadini e l’aumento delle tasse provvedere al riarmo. Intanto Napoleone continuava la sua avanzata in Italia: invase anche la Romagna (appartenente allo Stato Pontificio) e acquisì il controllo del porto di Ancona. La mossa spinse Venezia a rinnovare l'antichissimo decreto che proibiva l'ingresso di navi straniere armate nella laguna.
Nel corso dell'autunno e dell'inverno 1796 i francesi presero a poco a poco il controllo del sistema difensivo, Venezia continuò a collaborare mentre Bonaparte spingeva alla rivolta folti gruppi di giacobini locali. Nel mese di ottobre gli austriaci sconfissero i francesi a Bassano ma nel gennaio 1797 la situazione si ristabilì a favore di Napoleone e Venezia provvide ai primi provvedimenti difensivi: sbarramento delle lagune, ronde armate, richiamo delle unità navali di stanza in Istria. Si ordinò altresì l'incremento delle attività dell'Arsenale, cuore militare dello Stato mentre a marzo Bonaparte prendeva il controllo dell'accesso alle valli austriache. Una lettera degli ambasciatori veneziani, inviati a parlamentare con Napoleone, rivelò l’atteggiamento sempre più evasivo e sospetto del generale francese. Il governo della Serenissima decise quindi di operare con la massima circospezione nei confronti dei francesi. Fu firmato un accordo, il 1º aprile, con cui Venezia accondiscendeva al pagamento di un milione di lire al mese a Napoleone, per il finanziamento della sua campagna contro l'Austria. In tal modo la Repubblica sperava di favorire una rapida conclusione del conflitto, con lo sgombero dei francesi a la rinnovata capacità di agire contro i rivoluzionari lombardi.
Il leone sasanide, simbolo di
San Marco
Di fronte al diffondersi delle sollevazioni popolari a favore di Venezia e alla rapida avanzata delle truppe venete, i francesi furono costretti a soccorrere i giacobini lombardi, svelando finalmente le loro reali intenzioni. Il 6 aprile un drappello di cavalleria veneziana venne fatto prigioniero a tradimento dai francesi e condotto a Brescia. L'8 aprile il Senato fu informato di scorrerie compiute fin alle porte di Legnago da rivoluzionari bresciani, travestiti da francesi. Napoleone con un proclama ad aprile invitava la popolazione della Terraferma ad abbandonare Venezia. Il generale Junot, braccio destro di Napoleone, sottolineò con una lettera che la terraferma veneta si stava sollevando in moti anti-francesi: a quel punto l'ambasciatore di Napoleone a Venezia informò il governo della Serenissima dell'intenzione di Napoleone di sostenere e promuovere le rivolte contro il loro governo tirannico.
La targa in ricordo dell'eroismo
degli Schiavoni
Il 17 aprile 1797 Napoleone firmò in Stiria un preliminare di pace con i rappresentanti dell'Impero d’Austria e, nelle clausole segrete annesse al trattato, egli già disponeva la cessione dei Domini di Terraferma di Venezia all'Impero austriaco, in cambio dello sgombero dei Paesi Bassi da parte di quest'ultimo. Nello stesso giorno a Verona la situazione precipitò: la popolazione e parte delle truppe venete acquartierate, stanche dell'oppressione e dell'arroganza dei francesi, insorsero. L'episodio, noto come Pasque Veronesi, costrinse in breve le truppe d'occupazione alla difensiva, spingendole a rinchiudersi nei forti posti a presidio della città. Intanto la fregata francese “Le Libérateur d'Italie” tentava di forzare il porto del Lido, nel tentativo di saggiarne le difese. Le potenti artiglierie del forte di Sant'Andrea distrussero la nave, uccidendone il comandante.
Il libro di Alvise Zorzi
su questo  periodo storico
Il governo della Repubblica non seppe tuttavia sfruttare la situazione di momentaneo vantaggio e, sperando ancora di evitare un conflitto aperto, seppure a prezzo della perdita dei possedimenti terrestri, si rifiutò di mobilitare l'esercito e di inviare rinforzi a Verona, che il 24 aprile fu costretta ad arrendersi. Il giorno dopo, festa di San Marco, di fronte agli sbigottiti emissari veneti giunti a Graz Napoleone, asserendo di possedere ottantamila uomini in armi e venti cannoniere pronte a rovesciare Venezia, lanciò una minaccia alla Serenissima e l’accusò di aver rifiutato l'alleanza. L'armata napoleonica procedette quindi alla definitiva occupazione della Terraferma, arrivando ai margini della laguna. Il 30 aprile Napoleone informò la Signoria della sua intenzione di modificare la forma di governo della Repubblica. L'ultimatum concesso era di quattro giorni. Il 2 maggio giunse la dichiarazione di guerra.
L'arrivo di Napoleone a Venezia
L'8 maggio il Doge si dichiarò pronto a deporre le insegne nelle mani dei capi giacobini, nonostante Venezia disponesse di una potente flotta, dei fedeli possedimenti Istriani e dalmati, oltre che delle intatte difese della città e della laguna. Venne anche diramato l’ordine di smobilitare le fedeli truppe di Schiavoni presenti in città. La mattina del 12 maggio, tra voci di congiure e dell'imminente attacco francese, il Maggior Consiglio della Repubblica si riunì per l'ultima volta. Nonostante alla seduta fossero presenti soli cinquecentotrentasette dei mille e duecento patrizi aventi diritto e mancasse quindi il numero legale, il Doge, Ludovico Manin consegnò la Serenissima a Bonaparte: con 512 voti favorevoli, 5 astenuti e 20 contrari, la Repubblica fu dichiarata decaduta. Mentre il consiglio si scioglieva frettolosamente, il Doge e i magistrati deposero le insegne e si presentarono quindi al balcone di Palazzo Ducale per fare l'annuncio alla folla radunatasi nella sottostante piazzetta. Al termine della lettura del decreto di scioglimento del Governo, il popolo si sollevò.
Le truppe francesi saccheggiano
la città
Anziché inneggiare alla rivoluzione, al grido di Viva San Marco e Viva la Repubblica, issò il gonfalone marciano sulle tre antenne della piazza, tentando di reinsediare il Doge e attaccarono le case e i beni dei giacobini veneziani. I magistrati tentarono di riportare l'ordine, temendo di dover rispondere ai francesi dei tumulti, e verso sera le ronde di arsenalotti e i colpi di artiglieria sparati a Rialto riportarono l'ordine in città.
La mattina del 13 maggio furono emanati tre proclami, coi quali si minacciava di morte chiunque avesse osato sollevarsi, si ordinava la restituzione dei frutti del saccheggio e si riconoscevano i capi giacobini come benemeriti della Patria Poiché il giorno successivo scadeva il termine ultimo dell'armistizio concesso da Napoleone, dopo il quale i francesi avrebbero forzato l'entrata in città, si accondiscese infine ad inviare loro le imbarcazioni necessarie a trasportare quattromila uomini, dei quali milleduecento destinati a Venezia e i restanti alle isole e alle fortezze che la circondavano. Il 15 maggio il doge lasciò per sempre il Palazzo Ducale per ritirarsi nella residenza della sua famiglia, annunciando nell'ultimo decreto dell'antico governo la nascita della Municipalità Provvisoria. La Serenissima era caduta, miseramente, in mano a Bonaparte.
 




Estratto da "Il Gioco dell'Inganno"

in uscita il 31 ottobre da Leggereditore

Lorenza fece un passo. Talmente vicini che, solo allungando il mento e mettendosi in punta di piedi, avrebbe potuto baciarlo. Ma lui era rigido come una statua di sale e lei avrebbe voluto sentirne il sapore amaro, sulla punta della lingua.
«Forse ho immaginato tutto? Il modo in cui mi avete baciata, le cose che avete detto» disse a bassa voce, cambiando tono. Qualcosa brillò in quella pupilla, ma così breve che pensò di essersi sbagliata.
«Converrete anche voi che un uomo sano di mente e di corpo, non avrebbe potuto resistere davanti alle vostre grazie così chiaramente esposte. Non vi faccio così ingenua.»
«State dicendo che è stata colpa mia?»
«No, ho appena detto il contrario. Voi siete una tentazione e io non sono stato capace di contenere la lussuria. Vi assicuro che di solito non è così.»
Lorenza avrebbe voluto scrollarlo, confusa tra rabbia, risentimento, amor proprio. Ma si dominò stringendo le mani a pugno.
«Quanto di solito?» gli chiese.
«Abbastanza frequentemente, direi.»
«Siete l’amante di Bianca? Da quanto?»
L'impressionante larva, la
maschera della baùta
La gelosia, fulminante come uno schiaffo in pieno volto, le incendiò il petto insieme al disgusto di sé stessa.
In realtà non conosceva affatto quest’uomo. L’aveva difesa, forse un altro al suo posto avrebbe fatto lo stesso. Si era preoccupato per lei, forse anche questo era ovvio nella mentalità di un uomo. Responsabilità: questo lui aveva provato nei suoi confronti, prima con la maschera sul volto, poi senza. Responsabilità che lei aveva voluto confondere con la passione e sì, con l’amore. Era suo l’errore, non aveva ancora smesso di crederci, nonostante tutto.
«Per fortuna non c’è stato nulla di irreparabile tra noi,» stava dicendo Barbieri «e per quanto riguarda le donne che frequento, è un argomento di cui non voglio discutere. Sarebbe imbarazzante.»
«Per voi o per me?»
«Per voi, naturalmente.»
«Perché sono inesperta e lei invece non lo è?»
«Perché non reggereste il confronto.»
Lorenza lo fissò. Sentiva il cuore rimbombare nelle orecchie ma voleva toccare il fondo, voleva soffrire, uscire da lì pensando il peggio di lui e di sé stessa.
«Siete odioso. La vostra fama è ben fondata.»
«Lo avete sempre saputo. Trovo sconveniente che rimaniate qui senza la presenza della vostra cameriera.»
«Nella mia camera eravamo soli.»
«Un errore da parte mia che, come vi ho già detto, non ripeterò.»
«Mi avete baciato.»
L’ombra di un sorriso sembrò sfiorare il volto di marmo.
«Non sono un gentiluomo, lo avrete di certo sentito dire.»
«Vedete, avevo ragione. Renier è un gentiluomo, voi non lo siete affatto.»
Sarah Felberbaum, una
immaginaria Lorenza
Potevano fondersi, i loro respiri ma lei riempì il petto d’aria per riuscire a insultarlo così, a bassa voce, mormorò:
«Siete un vile, non capisco perché quel giorno vi siate immischiato. Per come vi conosco ora, avreste potuto unirvi a quei due e godere anche voi di me. Forse, mi avreste fatto meno male.»
Il suo braccio scattò contro la sua volontà, lo schiocco risuonò nel silenzio seguito alle parole provocatorie come uno sparo, ma Barbieri non si mosse se non con la brusca torsione del volto. Lorenza respirava a fatica, aspettò una qualsiasi reazione che non venne.
«Se vi ha fatto sentire meglio, porgerò anche l’altra guancia» disse lui dopo un lungo silenzio.
«No, non lo meritate. Non meritate nemmeno il mio biasimo e state certo che non mi scorderò più niente, non più.» Indietreggiò portandosi una mano alla gola. Si sentiva bruciare di umiliazione e ingenuità. Era stata così ingenua.
«In questa stanza si soffoca,» disse e lo fissò per l’ultima volta. Era immobile, non si mosse nemmeno per accompagnarla, così fu lei ad afferrare la maniglia, ad aprire la porta.
Uscì, lasciandosi dietro la porta spalancata, imboccò il corridoio. Marietta era seduta nell’atrio, le mani incrociate in grembo, la testa china. Il valletto aprì l’uscio: i rumori della piazza e un raggio di sole entrarono nel vestibolo, insieme a una ventata di gelo. Lorenza la benedisse.
Udì tonfo del portone, i passi del valletto. Poi tornò la calma, intollerabile. Solo allora Jacopo permise al suo corpo di rilassarsi, alle mani di lasciare la presa. Quel bordo era stato la sua salvezza, l’àncora nella tempesta.Chiuse gli occhi, li riaprì e guardò i palmi delle mani, che portavano i segni della forza con cui aveva stretto quel bordo. Se lo avesse lasciato, avrebbe potuto cadere in ginocchio ai suoi piedi e chiederle perdono, prima che uscisse dalla stanza. Si sentì come in balia di un tifone, senza fiato, il cuore in gola, gli occhi brucianti e il disperato bisogno di guarire le sue ferite.
Tanti anni prima si era fatto legare all’albero maestro, nel Mar della Cina, perché aveva voluto sfidare la furia del vento, seguire il folle rollio della giunca, osservare le nere sagome degli uomini, presto scomparse sottocoperta. Le nubi erano così scure che sembrava di navigare in una caverna, il chiarore sinistro del lampi aveva svelato a tratti la loro massa fluttuante, bassissima.
Antony Dupray
potrebbe impersonare
Jacopo Barbieri
Ben presto le creste delle onde di ogni dimensione erano state spazzate in coltri di spuma, così spessa che non si poteva distinguere dove terminasse l’oceano e cominciasse l’aria respirabile. Il tifone era arrivato formidabile, fulmineo. Era esploso intorno a lui, aveva assistito alla dimostrazione della sua forza distruttiva, della sua furia, della sua passione.
Passione sì, perché il tifone lo aveva attaccato quasi fosse un nemico, cercando di strappargli le membra, sconfiggerlo, annientarlo. Come avrebbe potuto guarire, questa volta?
Dopo un po’ riuscì muoversi, andò alla finestra, scostò appena i tendaggi e fece in tempo a scorgere le due donne ferme, a discutere. Poi ripresero a camminare, imboccando una calle laterale.
I lunghi anni trascorsi gli avevano insegnato ad essere sempre all’erta e notò subito l’uomo che uscì da un angolo e si guardò intorno. Fissò il portone da dove erano appena uscite
Lorenza e la sua cameriera, poi s’incamminò nella loro stessa direzione. Jacopo sentì una presenza alle spalle e parlò, senza voltarsi.
«Lo hai visto bene, Jean-Jacques?»
«Oui très bien, molto bene. L’ho osservato mentre aspettava acquattato come un ratto. Non è molto furbo.»
«Forse lui no, ma il suo padrone, oltre che furbo, è pericoloso. Se Renier la fa seguire presto scoprirà anche a chi appartiene questa casa, non voglio che Corrado venga coinvolto. Ora va, non perderlo di vista.»
Un incontro che cambierà
la vita di Lorenza
Un attimo dopo tornò al primo piano dove si stava cambiando, prima della visita inaspettata. Tolse la giacca che finì abbandonata sul letto, si liberò della camicia e ogni gesto sembrò compiuto da qualcun altro. Ancora si guardò le mani, le tracce della spasmodica stretta andavano scomparendo. Ma lui quel momento non lo avrebbe mai più scordato.
Indossò gli stracci laceri che aveva preparato qualche ora prima, sporcò il viso, le mani e ogni parte di pelle visibile di fuliggine e infine tolse la benda, lasciando a nudo il viso.
Davanti allo specchio serrò le mascelle nel ricordo di come si era lasciato sopraffare da Renier. Non sarebbe più accaduto, non avrebbe più avuto nessuna pietà, era tempo di chiudere il conto. Coprì lo scempio con una striscia strappata di tessuto e pulì la mente da ogni pensiero, si divise con dolorosa ostinazione dal pensiero di lei.
Ora doveva concentrarsi, non doveva pensare alla parte che recitava come fosse un attore, doveva penetrare nella psicologia del personaggio che interpretava fino a trasformarsi in lui. Usare il proprio istinto per misurare la gente, per scoprire com’era la realtà. Non sapeva neppure lui come definire i lunghi anni passati in clandestinità, come spia per la Repubblica di Venezia. Ma il mendicante che vide nello specchio, lacero e ingobbito, non aveva nulla dell’uomo forte e giovane che era stato poco prima. In ogni caso, il conte Barbieri era svanito. ...






LEGGI QUI LA NOSTRA RECENSIONE DEL ROMANZO. 

CONOSCI I ROMANZI DI ADELE VIERI CASTELLANO? TI INTRIGA IL PERIODO STORICO IN CUI E' AMBIENTATO IL GIOCO DELL'INGANNO?

20 commenti:

  1. L'estratto è intenso e suggestivo. Non vedo l'ora di assaporare l'intera pietanza.

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  2. Grazie per il preciso approfondimento storico, per me indispensabile per capire bene l'esatto clima di tensioni durante il quale si sviluppa la storia d'amore di Lorenza e Jacopo.

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  3. questo libro mi ispira non poco, la scrittrice poi è bravissima!

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  4. Non vedo l'ora di averlo tra le mie manine :) :)

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  5. sembra bello e intrigante,mi piacerebbe molto leggerlo,tempo permettendo :D

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  6. Che bell'estratto, non vedo l'ora di leggerlo! Grazie
    Maristella

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  7. Alèèèè è uscito il nuovo promessi sposi !!!! ahahahahah Amy

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    1. E tu di Promessi Sposi te ne intendi vero Lady P.?

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    2. credete ciò che volete, siete senza ritegno

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    3. Lady Peonia penso che sia l'ora di finirla con questa pagliacciata non credi? hai rotto con noi e allora basta! ignoraci! Noi facciamo la nostra vita e le nostre scelte e tu le tue! è stata una tua precisa decisione quindi mettiamoci una pietra e finiamola qui!

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  8. L'estratto mi ha lasciato una curiosità incredibile di leggere l'intera storia....non vedo l'ora!

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  9. Estratto molto intrigante.
    Utilissimo anche l'approfondimento storico.
    Non sto nella pelle.

    @Amy
    Non sarai mica di quelle che leggono solo letteratura CLASSICA per sentirsi in regola????? Io spazio da letteratura romana (amo Catullo e Cicerone privato) alla letteratura odierna(Vieri Castellano, André Aciman e tanti altri). MI PIACE TUTTO SE BEN SCRITTO.

    PATTY

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  10. La tipa dal nome assurdo ha rotto con voi? ahaha che storie . Cmq chiunque sia lo ha fatto perché siete completamente acritiche, vi muovete come un gregge di pecore dietro a qualsiasi cosa anche la più assurda. Amy Hardwick che però si è annoiata

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    Risposte
    1. Ti sbagli carissima,
      spesso ci sono recensioni sullo stesso libro completamente contrastanti. e le opinioni delle lettrici non sempre uguali.
      Dovresti leggere con + attenzione.
      PATTY

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    2. La cosa che però non mi torna cara AHLP è il fatto che tu sia sempre qui. Se non ti piace il modo in cui vengono commentate le letture su questo blog, vaga per altri lidi, vai a divertirti altrove, perchè mai venire ad annoiarti qui? Tanto il tuo punto di vista l'hai già espresso più volte e in varie maniere. L'abbiamo capito. Continuare a ripeterlo fa diventare te, noiosa.

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    3. cara Amy che si è annoiata, lo segui pure tu il gregge, visto che sei sempre qui, la differenza è che non ne fai parte...ti tocca guardalo da fuori e l'unica cosa che ti viene da fare è sputare veleno. ma non ha altro da fare? che ne so..preparare lezioni, condividere jane austen, imboccolarti i capelli?

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  11. Il Nick preso dai Grs!!! vedo che allora le letture basse le fa anche lei carissima!
    sei una delle mie più grandi delusioni! Sabato prossimo potevamo essere insieme per un piacevole weekend. Le riguardi mai le foto vecchie? Roma Firenze Milano ..... Vabbè vorrà dire che sabato sera quando saremo tutte insieme chiederò un brindisi alla memoria di una persona che credevo amica!

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  12. Cara Lady P. in fondo mi preoccupo perché le tue continue farneticazioni che avrebbero potuto essere delle critiche costruttive e ben accette mi hanno convinto che la persona con cui abbiamo condiviso momenti più che piacevoli, come dice Samantha, in questo momento avrebbe bisogno di stare su un lettino in analisi per capire chi sia veramente invece di perdere tempo guardando ossessivamente questo blog per sputare veleno dal buco della serratura. Devi essere proprio sola Lady e questo umanamente , mi dispiace ! King Scarlet

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  13. Standing ovation per Adele!!!! estratto meraviglioso...<3
    Attendo con ansia di leggere di Iacopo e Lorenza...

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