Una Romantica Estate: STELLE DI MEZZANOTTE di Virginia Parisi

 

AVETE SENTITO CHE BOTTA DI CALDO IN QUESTI GIORNI? E' ANCORA ESTATE, AMICHE, E COME OGNI VENERDI' ECCO UN NUOVO RACCONTO ROMANTICO INEDITO TUTTO PER VOI!
STELLE DI MEZZANOTTE DI  VIRGINIA PARISI E' UNA STORIA DI PRIMO AMORE TENERISSIMA CHE FA VENIR VOGLIA DI TORNARE INDIETRO A QUELLE ESTATI DOVE PREPARARSI PER USCIRE CON IL RAGAZZO CHE CI PIACEVA ERA UN EVENTO. E POI C'ERA LA MUSICA SULLA SPIAGGIA, I FUOCHI D'ARTIFICIO, IL RITROVO CON GLI AMICI AL SOLITO POSTO, IL BAGNO DI MEZZANOTTE... CHE NOSTALGIA! BUONA LETTURA!


“Allora, non mi hai detto se va bene!” Mi ripete forse per la quinta volta Erika, saltellando davanti alla vetrina dei gelati. É piccola e graziosa, con la testa piena di onde ricciute legate insieme da un fermaglio giallo fosforescente, uguale al bikini che indossa sotto al prendisole colorato.
“Sto lavorando,” rispondo io e cerco di memorizzare i gusti che una signora con tre mocciosi al seguito mi ha appena ordinato. Sto per infilare la paletta nella vaschetta del pistacchio e uno dei bimbi urla disperato.
“Signorina, puffo e cioccolato!” Mi ferma la mamma calmando la canaglia che non ne vuole sapere di stare zitto e la strattona, seguito dagli altri due, che sono stanchi di aspettare. Lei poveretta rimane così, immobile come uno scoglio, ustionata e scarmigliata, in balia di questi tre teppisti e non riesce nemmeno ad arrabbiarsi. Solleva lo sguardo e secondo me sta pregando che io finisca di preparare questo cazzo di gelato e glielo consegni all’istante.
“Lo so che stai lavorando, non sono mica cieca!” Erika sbuffa, mettendosi sul lato, vicino alla cassa, e non demorde. “La festa inizia alle sette. Niente di elegante, così non rompi con la storia che non hai nulla da metterti, costume sotto perché c’è il tuffo di mezzanotte”.
“Io lavoro fino alle otto” la rimbecco con quello che dovrebbe essere un sorriso di incoraggiamento rivolto alla mamma di fronte a me. I bambini hanno iniziato a spruzzarsi con le pistole ad acqua. E ovviamente il primo bersaglio è la mamma. Dietro questa simpatica battaglia, ci saranno almeno sei persone che aspettano. Gli zii sono nel retro e siccome io non ho proprio la stoffa del gelataio, è probabile che qualcuno se ne andrà insoddisfatto. “Chiama i miei zii”.
“Solo se ti fai dare un’ora di permesso e vieni alla festa con me” mi ricatta Erika. Sarà anche la mia migliore amica, ci conosciamo da quando è spuntata nel cortile dell’asilo con il suo grembiulino a scacchi rossi e mi ha preso per mano, ma a volte sa essere davvero stronza. Se non ci fossimo promesse di non lasciarci mai e non fosse così bella e adorabile, e non le volessi così bene, la manderei a quel paese più spesso. Siamo inseparabili, come la colla vinilica per Art Attack, il foglio per la penna, lo stecco per il ghiacciolo, la nutella con le crêpes. Abbiamo condiviso lo stesso banco di scuola da sempre. O almeno fino a giugno. Promozione per lei e tre asterischi per me. Asterischi che mi sono costati la perdita del viaggio al Cairo di tre giorni che i miei mi avevano promesso. Piramidi, Sfinge. Il mio sogno di vedere entrambi dal vivo, sfumato per colpa di tre segnetti minuscoli. É che il liceo è duro. E io non solo non sono riuscita a integrarmi, ma non ho nemmeno capito come farmi entrare tutte le materie in testa senza mandare i miei neuroni in ebollizione. Così devo recuperare latino, matematica e chimica, e anche lavorare alla gelateria degli zii, dove i miei mi hanno spedito, qui a Forte dei Marmi, tutti i giorni tranne il lunedì, e tentare di recuperare le mie insufficienze.
Consegno il cono alla mamma, che penso vorrebbe infilarmi una delle pistole ad acqua in un occhio, attacco l’altro cono e mi sono di nuovo dimenticata i gusti e vorrei nascondermi sotto il bancone.
“Chiamali, Erika”.
“Prometti”.
“Che razza di...” Sento dei mugugni nella fila. I bambini stanno gridando come se fossero posseduti. “E va bene, va bene, ci vengo!”
La mamma, ormai fradicia, afferra per la maglietta una delle sue angeliche creature “Che gusti volevi?”
Meno male, non se li ricorda nemmeno lei.
Gli zii si materializzano alle mie spalle e io vorrei baciarli.  Sono la sorella della mamma, Agnese, e suo marito Andrea. Una coppia fantastica, sposati da almeno dieci anni. Belli e giovani e pieni di passione per questo lavoro che io nemmeno capisco. Vorrei avere anche io un giorno, quello che condividono loro due, in questo piccolo negozio, che è la loro creatura, e nella vita, con quel senso magico di appartenenza che li unisce e ti fa pensare che a volte esiste davvero l’anima gemella.
Lo zio mi dà una pacca sulla spalla e così, con quel sorriso che fa incantare le clienti, il mio pasticcio è già dimenticato. Sono tutti pronti ad aspettare ancora un po’. La zia rincara la dose con il suo viso solare, gli occhi grigi resi ancora più brillanti dall’abbronzatura. E il gioco è fatto.
“Ronny, alle sette allora” Erika mi fa un cenno di saluto con le dita, il sorriso va da un orecchio all’altro. Chi riesce a dirle di no? Nessuno nemmeno i suoi, che sono la famiglia perfetta, quella del Mulino Bianco, prima di Banderas “Ci accompagna Christian”.
E qui mi si sbriciola il cono tra le dita. E il biscotto finisce sulla vaschetta del puffo. E uno dei marmocchi mi spruzza con l’acqua della pistola. E sono fradicia. E me la sto facendo sotto.
“Non mi sento bene, Erika” borbotto al cellulare, chiusa nella mia cameretta in soffitta, appoggiata contro la porta, la divisa della gelateria bagnata. La zia mi ha strizzato l’occhio e mi ha concesso una pausa “Mi sto riempiendo di bolle”.
L’appartamento degli zii è sopra la gelateria, in questo piccolo edificio di tre piani, di un bel rosso acceso, un po’ fuori dal centro, in una via graziosa, che diventa pedonale solo la sera. Dall’abbaino salgo in terrazza e posso vedere il mare e i tetti delle case e persino fare colazione ad un passo dal cielo. Nella mia stanza c’è un letto ad una piazza e mezza, una scrivania, un piccolo armadio, uno specchio e il bagno con la doccia. Un rifugio perfetto. Gli zii lo hanno messo a posto da poco, con l’intenzione di affittarlo. Quest’estate hanno rinunciato all’introito per ospitarmi, ed io mi sdebito con il lavoro. Sa tanto di invito coatto. Ma a quasi sedici anni non ho voce in capitolo praticamente su niente. Anche se ormai sono grande. E ho quasi superato la fase adolescenziale, e in America uno può quasi prendere la patente. E io per tre asterischi vengo buttata a fare coni gelato, mi sono ustionata le spalle soltanto vuotando i bidoni dell’immondizia e sono una mozzarella in mezzo a gente abbronzata anche dietro le orecchie, senza contare che non ho lo straccio di un amico. Esclusa Erika. Che ha convinto i suoi a passare tutte le vacanze qui a Forte dei Marmi, dove hanno una bella villetta, eredità dei nonni, anziché in Costa Smeralda, solo per stare con me. E io che non voglio nemmeno accompagnarla a questa stupida festa, di cui non mi frega un accidente!
“Ronny, smettila con queste balle, non devi mica essere interrogata?” Erika è in una boutique e sta scegliendo qualcosa da mettersi per stasera. “E poi c’è Simone, quello alto e moro, te lo ricordi? Fa il bagnino e mi piace da matti. E tu vuoi che io sia felice, no?”
“Vorrei ricordarti che la mia vita sociale è piuttosto piatta” che glielo dico a fare, tanto lo sa benissimo “E poi che c’entra? Tu hai sempre qualcuno che ti sembra perfetto per la tua prima volta, che ti sposerà e ti porterà a vivere su un faro come quei due idioti di “Tre metri sopra il cielo”. E che puntualmente si rivela un idiota.
“Stamattina mi ha riportato l’I-Phone, me l’ero dimenticato al bar” ribadisce lei imperterrita.
“Davvero romantico”.
“É un amico di Chris, frequentano gli stessi corsi universitari”.
Al nome Chris ho un sussulto dentro. Stringo i pugni e devo sedermi sul parquet, così a gambe incrociate, studiando la mia immagine riflessa nello specchio. Erika sta continuando a raccontare ed è  un fiume in piena. Quando fa così, se anche mettessi giù non se ne accorgerebbe. Una volta sono andata persino in bagno, lasciando il cellulare sul comodino. Quando sono tornata, stava ancora parlando. Non gliel’ho mai detto.
“Quindi tuo fratello è tornato?” ...


Saluti vintage da Forte dei Marmi  l'elegante cittadina della Versilia che fa da sforno a questo racconto 


RICORDIAMO CHE FRA CHI LASCIA UN COMMENTO AI RACCONTI DI UNA ROMANTICA ESTATE A FINE RASSEGNA VERRANNO ESTRATTI I FANTASTICI ROMANZI QUI SOTTO




UNA ROMANTICA ESTATE VI DA' APPUNTAMENTO ALLA PROSSIMA SETTIMANA


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