Una Romantica Estate: AMORE E ALTRI FANTASMI di Patrizia Ferrando

 
THANK GOD IS FRIDAY! POTEVAMO LASCIARVI SENZA RACCONTO? CERTO CHE NO! TRA OGGI E DOMANI, CON L'EQUINOZIO, L'ESTATE SCIVOLA PIAN PIANO VERSO L'AUTUNNO E ANCHE LA NOSTRA RASSEGNA ESTIVA STA VOLGENDO  AL TERMINE. VENERDI' SARA' INFATTI L'ULTIMO APPUNTAMENTO CON UN'ESTATE ROMANTICA. E SI', LE FINI SONO SEMPRE UN PO' TRISTI, TIRIAMOCI SU CON QUESTO RACCONTO!

COME SUGGERISCE IL TITOLO, IN AMORE E ALTRI FANTASMI DI PATRZIA FERNANDO L'ELEMENTO FANTASTICO CI METTE LO ZAMPINO PER FAR AVVICINARE I DUE PROTAGONISTI. LORO FARANNO IL RESTO?  BUONA LETTURA!

I colori nitidi dell’estate stavano ormai invadendo la quiete mattutina della piazza, e, insieme alle luci più vivide pronte a definire la pietra della fontana e le linee curve dei portici, e al gesto immancabile del barista, che abbassava la tenda da sole, annunciavano lo scoccare delle dieci qualche minuto prima del risuonare delle campane.
Letizia gettò  uno sguardo oltre la vetrina del suo negozietto, senza smettere d’impilare bollette e moduli. Poteva immaginare senza difficoltà l’argomento di cui discutevano animatamente alcuni uomini, fermi presso il municipio: un misto fra i guai economici di quell’estate, le tasse, le speranze turistiche del borgo ormai in declino. I colli piemontesi non attiravano poi così tanti tedeschi e olandesi come si erano aspettati? Eppure Letizia ci credeva ancora: amava il paese arroccato ma dal profilo morbido, i pochi vicoli ombrosi, gli antichi palazzotti dei notabili locali e le dimore un tempo meta di nobili torinesi, e soprattutto quell’unica piazza, su cui si apriva il vecchio emporio di sua nonna, da lei trasformato in una bottega di “artigianato, cose buone e belle”, approfittando delle ampie concessioni di una vecchissima licenza. A venticinque anni, si era lasciata alle spalle i corsi di design e il lavoro in una galleria d’arte di Milano, per continuare a vendere un po’ di tutto, dal sapone alla carta da lettere, dalla cera per mobili ai dolciumi, ma a modo suo, come, del resto, sua nonna, la vecchia Letizia, aveva fatto per una vita intera. Mentre la ragazza abbracciava con lo sguardo la grande lavagna con le richieste degli habitué, la credenza in cui esponeva sacchetti di lavanda e salviette ricamate, la boiserie imbiancata come gli scaffali retrò, e lo schizzo in cui una cara amica l’aveva ritratta con un abitino provenzale che sottolineava le curve appena abbondanti e i lunghi capelli rossi sciolti e quasi crespi, la sua attenzione fu richiamata da una macchina lussuosa che parcheggiava, non senza qualche difficoltà dovuta agli spazi limitati, davanti agli uffici comunali.Ne scese un uomo alto, la cui spiegazzata giacca di lino rivelava spalle possenti, mentre una mano elegante e abbronzata trattenne per un istante la portiera, con un gesto che, più di una esitazione, parve rappresentare la subitanea valutazione di chi si aggiunge a una presa di potere. Chi era quell’uomo? Letizia provò una strana inquietudine, e il netto desiderio di sapere di più, soffuso però da un calore in base al quale escludeva di condividere già con le anziane del paese la curiosità estrema verso qualsiasi forestiero. In ogni caso, era giusto riuscita a intravedere un corto e curato ciuffo di capelli castani, prima che lo sconosciuto varcasse la soglia del municipio.
Non mancavano faccende urgenti su cui concentrarsi: come incrementare l’attività del negozio, tanto per cominciare; e, magari, nuovi sistemi per attirare interesse sul paese, e accrescere così il giro di affari, per lei e per tutti. Entrarono due clienti, una dopo l’altra, e, mentre le serviva, la giovane negoziante continuò a sbirciare un libro sulla Scozia aperto sul tavolo chiamato a sostituire il primitivo bancone, e, ancor più spesso, verso l’altro lato della piazza. Ma poi sopraggiunse una bambina che cercava un album da colorare e i pastelli a cera esposti su un ripiano alto, e, quando scese dalla scala, Letizia realizzò come la macchina del misterioso bel tipo non fosse più nel parcheggio.
Le sottolineature sul libro rimanevano, invece, al loro posto; ripristinato il piatto silenzio, Letizia tornò a concentrarsi fino a stilare un piano. Preparò, munita di colori e pennelli, un grazioso cartello, che recitava: specialità della casa FANTASMI. Di certo la scritta avrebbe attirato i più fantasiosi e i ficcanaso, e a lei restava tempo per decidere se inventare storie su misura per il paese, raccontarle, consigliare romanzi. Il pensiero di lanciare la fama di un paese paranormale, basandosi su vecchie storie narrate a metà, massicce dosi di fantasia e stralci di leggende, la stuzzicava. Appese in bella vista la sua opera, agganciandola alla maniglia della finestra con legacci di spago e pizzo.
Quante favole paurose, sentimentali, tristi, quante secolari dicerie le erano state raccontate da sua nonna? Avrebbe potuto illustrarle in quadretti e cartoline, scriverle su semplici pergamene e altro; insomma, nonostante la precipitosa iniziativa del cartello, Letizia rimuginava senza sosta sulla nuova idea appena sorta, nella convinzione che avrebbe aggiunto qualcosa al suo negozio sempre a rischio chiusura, o almeno avrebbe divertito lei e i clienti.
Le ore trascorsero senza scossoni, solo due bambini chiesero, dandosi di gomito, tre pacchetti di spettri, ed ebbero in cambio rapidi disegni. La piazza conteneva la pigrizia del primo pomeriggio, quando Letizia riaprì, dopo la pausa pranzo, e si accorse di fissare il punto dove aveva visto stagliarsi la seducente e sconosciuta figura maschile di quel mattino. 
Poco dopo, varcò  la soglia del negozio Giovanni, uno scapolo sessantenne sempre piuttosto oberato dalle commissioni affidategli dalla esigente sorella. “La Irma mi ha detto di comprare cinque bottoni neri. Sostiene che tu sai quali e non posso sbagliare, buongiorno Letizia” esordì, infatti, quasi contrito. Letizia annuì con allegria “Certo Giovanni, ho la scatola qui nel retro, arrivo subito! Fa caldo, vero?” e sparì oltre la tenda a fiori. Non si accorse che la porta vetrata si apriva di nuovo, e che un’espressione nervosa e dita tamburellanti su un ripiano catturavano l’interesse di Giovanni.
La ragazza riemerse camminando all’indietro e reggendo un grosso contenitore di cartone a righe rosa. “Scusate non voglio perdere e farvi perdere tempo, per me è urgente. Può dirmi se avete del lubrificante?”  la sorprese una voce frettolosa ma profonda. Decide di bottoni rotolarono per il negozio...
...


Ameno paesino sui colli torinesi come quello descritto per questo racconto.

RICORDIAMO CHE FRA CHI LASCIA UN COMMENTO AI RACCONTI DI UNA ROMANTICA ESTATE A FINE RASSEGNA VERRANNO ESTRATTI I FANTASTICI ROMANZI QUI SOTTO




UNA ROMANTICA ESTATE VI DA' APPUNTAMENTO ALLA PROSSIMA SETTIMANA



7 commenti:

  1. Racconto ben scritto e dalle vivide descrizioni particolareggiate che caratterizzano l'attenzione che Patrizia presta alla realtà come significato ma anche come significante. Credo che abbia deliberatamente appena accennato alla storie d'amore perché, come ogni colpo di fulmine che si rispetti, vive della passione del momento ma anche e soprattutto dell'incertezza del poi.

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  2. Un racconto dal sapore antico,di grande fascino ed atmosfere retrò che, anche nel linguaggio, ricorda autrici di un recente passato...
    Belle e incantevoli le descrizioni, la storia tra i protagonisti invece risulta appena accennata e la conclusione affrettata...Sicuramente aveva bisogno di un pizzico di attenzione in più da parte di Patrizia...
    Peccato!...mi sarebbe piaciuto che la parte romantica fosse un pò più "raccontata"...

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  3. Io la storia d'amore proprio non l'ho vista ... per non parlare del finale che arriva proprio quando pensi finalmente di scorgere un pò di sentimento.
    Sulla narrazione dal " sapore antico" poi mi astengo, evidentemente solo a me è sembrato inutilmente pomposo e artefatto il linguaggio? Non me ne voglia l'autrice perché questo resta solo il mio parere, ma è il racconto di tutta questa Romantica estate che meno ho apprezzato :(

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  4. Ringrazio tutte per l'attenzione e i commenti ( sia qui sia nell'altro "spazio"). Ammetto che si tratta di un racconto stilato in fretta, quasi uno schizzo d'ambiente per una storia possibile...e rivela non poche carenze. In più, questa rassegna ospita autrici tanto più brave ed esperte di me, la differenza si vede, eccome. Spero di aver un margine di miglioramento: le critiche servono soprattutto a questo. In tutta sincerità, il punto più spinoso e, per me, preoccupante, è quello del linguaggio. Provo a spiegarmi: chi mi conosce sa che sono un tantino anacronistica, forse ampollosa...insomma il modo in cui scrivo non è poi così lontano dal modo in cui parlo. Mi auguro di aver l'occasione, la volontà e l'impegno di affinare il mio stile, ma credo che sentirei falsato un lessico radicalmente diverso. Spero di riuscire a narrare storie romantiche anche così...
    Come sempre Francy crea splendide copertine, e a lei va un grazie speciale.
    Patrizia

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  5. ciao!
    innanzitutto saper accettare le critiche è un dono che pochi hanno, quindi complimenti ;) in secondo luogo, a me il linguaggio è piaciuto, anche se è semplice rende bene l'idea di ciò che vuoi esprimere... penso che dovresti curare di più alcuni particolari a cui accenni, che restano sullo sfondo. Per esempio, accenni alle storie fantastiche che le raccontavano da piccola, poi dici che la donna scrive un cartello che appende fuori dalla porta. Perché lo fa, se poi non sa nemmeno lei bene quello che vorrebbe fare? Il tempo sicuramente è un fattore primario: quando la scrittrice per prima non ha tempo per pensare per bene una storia e curarne i dettagli, il lettore se ne accorge subito. Forse potresti provare a continuarla, a vedere come potrebbe evolversi questa storia d'amore... son convinta che anche chi si esprime in modo critico abbia voglia di aiutarti e sarebbe ben disposto a leggere cosa riesci a tirare fuori! :)

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  6. Grazie Jess...in effetti ho definito la storia una sorta di schizzo perchè l'idea mi piace, non escludo di svilupparla, chissà. I punti da approfondire sono molti, ti dirò che comunque ho voluto deliberatamente tratteggiare una protagonista che vive molto di fantasia e nello stesso tempo non sempre agisce in modo ponderato: insomma, appendere il cartello prima di aver davvero deciso cosa fare, solo sull'onda della suggestione, potrebbe essere da lei. Ancora grazie, anche per la fiducia

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  7. a me la protagonista piace perché mi immagino un po' come lei, con un lavoro in una libreria, un lavoro che mi piace, un po' con la testa tra le nuvole, con idee fantasiose, con la passione per i bei palazzi... però ciò che qui ormai si aspettano tutti sono le storie passionali tormentate, che fanno battere il cuore, che ci coinvolgano... a volte quando scrivo un po' mi rifaccio alle mie esperienze, cerco di rivivere un amore vissuto, di ripensare ai sentimenti che si provano in certi momenti... provaci anche tu quando avrai voglia di tornare su questo lavoro e vedrai che riuscirai ad emozionarci tutte ;)

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