IL RACCONTO DI NATALE 2012 : 'L'UOMO DEI SOGNI' di Giusy Berni


LA MIA BIBLIOTECA ROMANTICA 
AUGURA
BUONE FESTE A TUTTE LE SUE LETTRICI

QUESTO RACCONTO INEDITO
 DI GIUSY BERNI 
E' IL NOSTRO REGALO PER VOI!

AUGURI !!!



Natale era alle porte.
Le strade del centro sembravano immerse in una luce incantata. Le luminarie irradiavano un incantesimo che avvolgeva la città in un manto misterioso e denso di sortilegi.
Durante il giorno molta di quella magia scemava, anche se nell'aria aleggiava quel clima festoso che preannuncia le Feste, le vacanze, i regali.
Pamela era tornata a casa ormai da una settimana, per festeggiare con la sua famiglia.
Quasi un anno era trascorso da quando era fuggita eppure quel vuoto dentro non era scomparso con il passare del tempo. Quei sentimenti erano ancora lì, aggrappati al cuore, senza alcuna intenzione di arrendersi.
Non aveva alcuna speranza di poter riuscire un giorno a innamorarsi di un altro?
Impossibile. Nessuno poteva reggere il confronto con l’uomo dei suoi sogni. Una chimera irrealizzabile, che l’aveva portata a fuggire dagli Stati Uniti con la scusa di un tour europeo promozionale dei suoi romanzi.
Ora era tornata.
E tutte le emozioni erano ancora lì, forti, indistruttibili come il primo giorno in cui i loro sguardi si erano incrociati.
Pamela non avrebbe mai dimenticato quegli attimi drammatici. Assistere a un delitto non era come scriverne o guardarli in televisione.
La violenza, la paura, l’orrore, il sangue.
Erano reali, senza effetti speciali a filtrare l’efferatezza di quell’atto privo di umanità.
Si era ritrovata all’improvviso in un incubo. Braccata da un assassino freddo, spietato, dalle risorse illimitate e con nulla da perdere.
I suoi genitori avevano cercato d'impedirle di testimoniare ma come poteva voltare le spalle a quella povera donna? Il cui unico peccato era stato volersi liberare di un uomo troppo asfissiante.
Quel folle l'aveva stuprata e massacrata in un vicolo dietro alla libreria dove era andata a firmare gli autografi del suo ultimo romanzo. Era uscita un attimo per telefonare e mentre chiacchierava con la sua amica Maddie si era ritrovata di fronte a quella scena agghiacciante.
Quegli occhi neri come l'inferno la facevano ancora svegliare gridando nel cuore della notte.
L'odio e la ferocia con cui l'aveva perseguitata, e aveva cercato in ogni modo di ucciderla, erano stati sfiancanti.
Sempre in fuga, protetta da agenti di Polizia, mentre le indagini continuavano. Le prove si accumulavano contro l'assassino, anche se grazie ai soldi e alle amicizie riusciva a restare libero, a braccarla senza tregua.
In una notte senza luna, il giorno prima della testimonianza che lo avrebbe finalmente fatto finire per sempre dietro le sbarre, era riuscito a scovarla nel rifugio sicuro, dove i Marshall l’avevano nascosta. Si era nascosta nell’armadio mentre i colpi di pistola esplodevano intorno a lei, le grida di dolore dei feriti le rimbombavano nella testa. Il terrore di non riuscire a vedere un'altra alba. Si era tappata le orecchie con le mani, respirava a fatica, il desiderio di urlare era stato così forte che si era morsa le labbra per impedirsi di farlo. Per non far comprendere al suo implacabile nemico dove fosse nascosta.
Poi. Il silenzio.
La porta del guardaroba si spalancò con violenza. L’urlo di terrore le si congelò in gola, mentre cercava con disperazione di nascondersi tra gli indumenti appesi.
«Miss Burton. Sono il Detective Donovan Ramsey della Omicidi di Los Angeles. Può uscire dall’armadio. E' tutto finito». Una voce grave, profonda, riuscì ad attraversare gli strati di paura che si erano cristallizzati dentro di lei. In qualche modo trovò il coraggio di alzare gli occhi per guardare l’uomo che torreggiava sull'uscio.
Pamela rimase senza parole.
Quello era l’uomo dei suoi sogni. Colui di cui scriveva in ogni romanzo. Alto, muscoloso ma atletico, capelli come l’inchiostro che gli ricadevano ribelli sulle spalle. Gli occhi erano di un intenso verde foresta, freddi, implacabili. La fissavano con durezza, troppo impaziente per gestire un cucciolo spaventato. Indossava jeans neri consumati e un maglione scuro. In mano la pistola, vigile anche in quel momento di calma.
«Si sente bene? Riesce a parlare?». Il tono stizzito le fece capire che non era un tipo accomodante. Stava per rispondere, ma l’arrivo dei paramedici le impedì di farlo. Poi fu un susseguirsi d’interrogatori, verbali, visite mediche.
Alla fine riuscì a riabbracciare i genitori.
Pamela si rendeva conto di essere stata fortunata, se Donovan non fosse stato l’incaricato del caso, se non fosse stato il mastino che era, se non avesse seguito il sospettato.
Grazie a tutti quei se, lei era sopravvissuta.
Poi avvenne quanto di più bizzarro potesse accadere. La signora Ramsey, madre di Donovan, era una sua fan, pertanto pretese dal figlio che le chiedesse di autografarle i romanzi in suo possesso.
Pamela ancora non riusciva a credere a quel bizzarro evento che lo riportò di nuovo nella sua vita. Fu un periodo penoso e meraviglioso.
All'improvviso si ritrovò catapultata in una dimensione irreale, in cui tutto ruotava intorno a quell'uomo troppo attraente per essere vero. Dalla virilità eccessiva che minava la sua pace mentale sin nelle fondamenta.
Per una donna goffa e in carne trovarsi a contatto con Donovan Ramsey era una tortura per i sensi. Bastava che la sfiorasse per puro caso e il sangue bolliva, i capezzoli diventavano dritti e doloranti, anelanti di essere toccati da quelle mani grandi.
Essere vergine a venticinque anni era imbarazzante ma ancor di più essere continuamente eccitata.
Si ritrovò a uscire con lui, senza comprenderne il motivo. Era una ragazza banale, con capelli castani e occhi nocciola. Sovrappeso di almeno una decina di chili, bassa al punto di sembrare un pesce palla.
Per la prima volta andava al cinema con un uomo, e non uno qualunque, ma tanto attraente che le altre donne lo seguivano con gli occhi. Immaginava che dentro di loro si domandassero cosa ci trovasse in una triste creature come lei. La portava con sé anche alle serate ufficiali della Polizia, la presentava agli amici, e si era imposto persino in casa sua. I genitori lo adoravano. Dopo tutto le aveva salvato la vita.
Ma erano le serate passate a guardare la televisione che trovava meravigliose. Seduti sul divano, mangiando popcorn, commentando ad alta voce le scene più ridicole dei film action che entrambi amavano.
Donovan prese possesso della sua vita, dei suoi orari, e persino dei suoi interessi. Le impose di andare in palestra, di mangiare con regolarità. Non per diventare bella, ma per essere in salute.
Se ti fossi ritrovata a dover fuggire quella notte. Con quell’assassino che t’inseguiva, saresti riuscita a scappare? Oppure dopo qualche metro il fiatone, il dolore al fianco, il bruciore dei muscoli e dei polmoni, ti avrebbe lasciato in sua balìa?
Quella frase le ritornava in mente di continuo. Aveva ragione ma Pamela odiava fare attività sportiva. Detestava doversi confrontare con tutte quelle ragazze snelle e atletiche, che non facevano che mettersi in mostra dinanzi a lui.
Era peggio quando doveva farle vedere un esercizio e pertanto la toccava, in quei momenti avrebbe voluto sprofondare, nascondere quell'imbarazzante calore che la avvolgeva. Il disagio che avvertiva tra le gambe, le mutandine umide di eccitazione. Arrossiva ogni volta sperando che lui non si accorgesse di nulla.
Donovan sbuffava spazientito ogni volta che lei si scansava al suo tocco.
«Merda Pam! Non ti allontanare ogni volta. Cosa temi che ti violenti davanti a tutta questa gente?». Le parole crude di Donovan rimbombarono nella sala pesi, le risatine la misero in imbarazzo e il viso divenne in un attimo rosso.
«Potresti evitare di gridare certe sconcezze». Sibilò irritata con quell'uomo esasperante che invece di scusarsi scoppiò a ridere di gusto. Dopo di che la afferrò per la vita e la costrinse a sedersi a terra, dove senza troppi complimenti la obbligò a mettersi prona, per farle fare le flessioni.
«Forza lavativa. Tieni il tronco rigido, devi fare leva con le sole braccia». Alle parole seguì una pacca sul sedere e poi quelle mani insolenti finirono per toccarla con un'intimità che la lasciò senza fiato. Per tenerle il busto fermo, i palmi vennero posizionati sul ventre e la schiena. Un calore la avvolse dalla testa ai piedi. Sentì quell'umidore traditore tra le gambe, che involontariamente strinse.
«Non ci riesco». Il tono della voce affannoso era dovuto alla sua vicinanza che la lasciava senza fiato.
Una pacca le arrivò sul posteriore a quelle parole. Pamela emise un grido e onde evitare ulteriori imbarazzi cercò di compiere quell'allenamento da inquisizione spagnola.
«Concentrati. Devi controllare il tuo corpo. Inspira ed espira». Quel tono rauco rimbombava sui nervi surriscaldati di Pamela. Solo la forza della disperazione le fece eseguire l'esercizio al punto di soddisfarlo. Qualunque sforzo era il benvenuto pur di far cessare la tortura di averlo vicino.
«Basta. Odio le flessioni». Sentenziò mettendosi a sedere e rifiutandosi di continuare.
«Detesti ogni sport». Dichiarò Donovan con ironia. «Mi domando se c'è qualche tipo di attività fisica che potresti trovare interessante». Le sussurrò nell'orecchio in modo che solo lei potesse sentire quella che era di sicuro una provocazione. Un brivido di piacere le attraversò la schiena. Lo fissò con occhi sgranati, incredula per quelle parole ambigue.
«Cosa avresti in mente?». La domanda le era salita alle labbra prima che potesse collegare il cervello. Se ne pentì subito.
Una luce demoniaca illuminò lo sguardo torbido come la foresta equatoriale. Pamela tremò al pensiero di quello che poteva passare per la mente perversa di quell'uomo.
«Difesa personale». Sembrava un gatto che aveva appena ingoiato un uccellino. Soddisfatto. La ragazza invece rabbrividì al pensiero del contatto fisico ravvicinato a cui sarebbe stata sottoposta.
Abbassò la testa e la scosse sconsolata.
«Non ce la posso fare. Non ce la posso fare». Un mantra? Una preghiera? No. Era disperazione vera e propria. Quello era il giorno della sua morte. Se lo sentiva.
Donovan la prese per mano e la trascinò dall'altra parte della palestra, dove erano esposti in bella vista i nuovi strumenti di tortura.
Una pedana in parquet si trovava in un angolo. Su tre lati le pareti erano tappezzate di lastre di specchi che mettevano in evidenza le differenze tra di loro.
Si sentì in imbarazzo con la sua tuta verde bosco, che non nascondeva il suo corpo abbondante. Donovan, dal canto suo, era magnifico. Alto, muscoloso. I pantaloni neri calati sulla vita e la canotta dello stesso colore che fasciava i pettorali scolpiti e mostrava i bicipiti muscolosi.
Lo fissò sconsolata.
«Cosa c'è? Prometto di non farti del male». Cercò di rassicurarla con un sorriso assassino che non prometteva niente di buono.
«Donovan perché non alleni anche me?». La nuova arrivata era la classica bionda dal corpo scolpito e le tette rifatte. Pamela la odiò subito. Con quella vocina melensa, cosa credeva di ottenere?
L'uomo la osservò freddo.
«Ci conosciamo?». Il tono sembrava uscito da un surgelatore o un igloo. Pamela si sarebbe seppellita per l'imbarazzo se fosse stata al posto di quella ragazza. Ma quest'ultima era troppo piena di sé per rendersi conto che era stata liquidata. Con andatura languida si avvicinò a Donovan e si spalmò contro di lui con l'intento di fargli sentire le sue curve mozzafiato.
Pamela approfittò di quegli istanti nauseanti per darsi alla fuga. Ora che il suo aguzzino era distratto, poteva correre via e nascondersi nello spogliatoio, cambiarsi e andarsene a casa. A nascondersi.
Senza ascoltare la voce dell'uomo che la chiamava, schizzò via, zigzagando tra le macchine e schivando gli atleti sudati. Mai era stata così veloce. La disperazione riusciva a tirar fuori risorse fisiche che non si credeva di possedere.
Invece di farsi la doccia, si vestì in fretta e fuggì via. In auto riuscì a trattenere le lacrime di rabbia che minacciavano di allagarla.
Stupida. Stupida. Stupida.
Era gelosa. Era innamorata. Era infelice. Quell’amore sarebbe stato sempre a senso unico.
Per Donovan era un’amica, che portava a casa per la gioia di sua madre. E basta.
Come poteva rivaleggiare con donne dal corpo flessuoso, dai capelli dal colore intenso e definito. Lei era una banalissima castana, senza alcuna attrattiva. Sovrappeso. Pigra e indolente. Gli unici momenti in cui si dava da fare era quando doveva scrivere. Allora, nulla poteva smuoverla dal computer.
Attenta a ciò  che desideri, potrebbe avverarsi.
Quel detto mai era stato più vero. Quanto aveva desiderato poter incontrare l'uomo dei suoi sogni, quello di cui parlava in ogni romanzo che scriveva. Ora, era lì, nella sua vita. Se n'era appropriato, l'aveva scombussolata. Catturato il suo cuore e la sua anima. A distanza di un anno nulla era cambiato.
Poco prima di Natale, si era presentata l’occasione di partire per l’Europa, non aveva detto di no. Mettere migliaia di chilometri tra lei e Donovan era l’unico modo per riordinare il caos che era la sua vita.
Come dimenticare quegli attimi. Se pensava che l'esperienza di essere braccata da un killer fosse stata spaventosa. La paura di perdere Donovan era stata paralizzante.
La signora Ramsey le aveva telefonato in lacrime. Hanno sparato a Donovan. E' in ospedale. Vieni subito, ti prego.
Pamela era rimasta con la cornetta del telefono in mano. La testa completamente vuota. Solo quella frase che rimbombava all'infinito. Lacerando anima e cuore.
Hanno sparato a Donovan. Hanno sparato a Donovan. Era una litania che ripeteva ad alta voce senza rendersene conto.
Ebbe un sussulto quando una mano si posò sulla sua spalla. Si girò di scatto con un urlo, le lacrime che scendevano silenziose.
«Tesoro. Cosa succede?». Suo padre l'abbracciò preoccupato e rimase sconvolto nel sentirla ripetere con voce convulsa: Hanno sparato a Donovan. Hanno sparato a Donovan.
Il viaggio in auto sino all'ospedale era come un sogno. Non ricordava nulla se non il trascorrere del tempo, lento, infinito. Quei venti minuti sembrarono durare ore.
Quando giunse a destinazione era ormai un fascio di nervi. Sudata, scarmigliata, in lacrime, disperata.
Nel corridoio dinanzi alla camera che le aveva indicato l'infermiera, c'era una folla di poliziotti, in divisa o in borghese. Uomini e donne preoccupati per un collega e amico.
Molti di loro li conosceva. Come la rossa che stava entrando in quel momento nella stanza. La folla la lasciò passare. Come in trance si avvicinò all'uscio. La signora Ramsey era accanto al figlio, che osservava con fastidio la donna che senza alcun ritegno si era appiccicata a Donovan, piangendo disperata senza che il trucco si sciogliesse. Impeccabile e bellissima. La degna compagna di quell'uomo.
«Vicky, dai smettila è stato solo un colpo di striscio. Qualche punto e basta. Domani sarò a casa». Donovan cercava di consolarla. Battendole una mano sulla schiena. Poi, alzò lo sguardo e la vide.
Pamela non riuscì a sopportare oltre, senza dire nulla girò i tacchi e andò via. Seguita a ruota dal padre confuso per quello strano comportamento. Senza tener conto delle grida di richiamo di Donovan.
Quella sera stessa era partita per il tour europeo. Senza salutarlo, senza dirgli una parola. Con l'intento di dimenticarlo, di rimettere ordine nel suo cuore.
Ora era tornata a casa. Durante l'anno aveva perso il peso superfluo, aveva sfruttato le palestre degli hotel in cui alloggiava durante il tour.
Per quanto odiasse fare sport, non poteva dimenticare le parole di Donovan.
Se ti fossi ritrovata a dover fuggire quella notte. Con quell’assassino che t’inseguiva, saresti riuscita a scappare? Oppure dopo qualche metro il fiatone, il dolore al fianco, il bruciore dei muscoli e dei polmoni, ti avrebbe lasciato in sua balìa?
Inoltre, in quei momenti era talmente impegnata a sudare e a faticare con pesi e macchinari, che riusciva a non pensare a lui. La mancanza di appetito non l'aveva messo in conto, ma alla fine era riuscita per la prima volta in vita sua a indossare una taglia 44.
Non era diventata bella ma almeno adesso non era costretta a usare abiti extra large per nascondere le sue forme abbondanti.
Si era anche divertita a rifarsi il guardaroba, in giro per negozi a Parigi, Londra, Roma e Milano. Anche se in ogni città si era immaginata insieme a Donovan.
Il nuovo aspetto le aveva procurato dei corteggiatori. Per quanto fossero affascinanti lei era rimasta insensibile al loro charme.
Rifiutando uno dopo l'altro quegli inviti che avrebbero dovuto servire a scacciare dal cuore la presenza di Donovan.
Impossibile. Sembrava che quel sentimento si fosse aggrovigliato al suo cuore, le radici si erano radicate così in profondità che non era riuscita neanche ad accettare una semplice cena.
Si era sentita come una moglie nell'atto di tradire il proprio marito.
Era solo una sciocca. Adesso, nella solitudine dalla sua camera da letto nella casa della sua infanzia. Circondata dalle testimonianze del suo passato, si ritrovava a distanza di un anno, più vecchia ma con gli stessi dubbi, sentimenti e sensazioni.

Nulla era cambiato. Donovan Ramsey continuava a essere l'uomo dei suoi sogni. Un'irraggiungibile chimera.
Sfiorò con le dita gli oggetti che nel corso degli anni si erano accumulati, ognuno con il suo ricordo congelato nel tempo.
Gli occhi di Pamela si posarono sul grosso gorilla di peluche. Lo prese tra le braccia e lo strinse a sé. Era morbido, dal folto pelo sfumato di grigio e nero. Lo sguardo di ossidiana sembrava umano, comprensivo, come a volerla confortare.
«Non capisco perché siamo venuti al Luna Park». Si lamentò Pamela. Si sentiva a disagio a passeggiare come una coppietta con Donovan.
«Perché è una vita che non ci vengo. E tu dovevi prenderti una pausa. Non puoi restare tappata in casa per una settimana senza vedere nessuno. Le persone normali hanno una vita sociale». Replicò con sarcasmo.
«Ho delle scadenze da rispettare. Un libro da finire». Continuò la ragazza per nulla intenzionata ad arrendersi a quelle argomentazioni che trovava illogiche.
«Se anche ritardi di un giorno non muore nessuno. Ogni tanto c'è bisogno di staccare. Fermarsi a respirare il profumo dei fiori, a vedere il sorriso dei bambini. I colori del mondo». Continuò imperterrito con il suo tono da professore in cattedra.
Pamela lo fissò torva, per nulla convinta. Poi, la sua attenzione venne calamitata dal tiro a segno. Sul bancone, in bella vista, splendido specchietto per le allodole, c'era il pupazzo di peluche più bello che avesse mai visto. Un gorilla. S'innamorò a prima vista di quel giocattolo. Un folle desiderio di averlo la invase.
«Quanti punti per lo scimmione?». Sentì la voce di Donovan chiedere al gestore.
«Mister, nessuno può riuscirci. Deve fare cinquanta centri». Il sorriso furbo con cui lo affermò le fece comprendere che lo considerava impossibile.
Dopo quindici minuti, Pamela stringeva tra le braccia il suo gorilla.
Doveva smetterla di immergersi in quei ricordi. Si stava solo torturando.
Era tornata a casa per Natale. Era fuggita l'anno prima poco prima delle Festività. Ora, doveva alla sua famiglia l'attenzione che meritava. La sua vigliaccheria era ricaduta anche su di loro. Si era resa conto che li aveva fatti preoccupare, soffrire con il suo insensato comportamento.
Dall'Europa aveva portato un pensiero per ognuna delle persone che amava, non aveva saputo resistere a quegli oggetti che sembravano rappresentare coloro a cui sarebbero stati destinati.
Per sua madre uno splendido scialle che aveva comprato a Siviglia. Un pizzo delicato e quasi trasparente. In una strada nel centro storico di Roma, a pochi passi da Piazza di Spagna aveva trovato una penna a edizione limitata per suo padre. Una Montegrappa in argento realizzata pensando al cervello umano.
Anche per Donovan. In un negozio d'antiquariato di Monaco di Baviera aveva trovato un pugnale della misericordia del diciassettesimo secolo, in ottime condizioni. Sarebbe stato un pezzo pregiato nella sua collezione di armi antiche.
Trovare il coraggio di chiamarlo era un altro discorso. Come si affrontava un amico che si era abbandonato senza una parola?
Era passata una settimana e ancora non riusciva a fare quel numero di telefono. Osservava il cellulare come se fosse una vipera. Era una vigliacca.
Si era ripromessa che sarebbe cambiata. Che questa volta avrebbe avuto il coraggio di affrontare la tempesta che si scatenava dentro di lei ogni volta che era con Donovan.
Eppure, rimandava. Da una settimana.
Il bussare alla porta la riscosse dai suoi problemi. La madre entrò e la guardò  come se riuscisse a leggere dentro di lei. Come sempre. Doveva essere un potere da mamma.
«Pamela, potresti andare al supermercato? Ho dimenticato di comprare alcune cose». Una richiesta semplice, che però implicava muoversi, uscire, interagire con il mondo. Doveva farcela.
«Si mamma, dammi la lista». Tutto pur di smettere di crogiolarsi in quei pensieri.
Salì in macchina e come ogni volta in quegli ultimi giorni tutto le sembrò surreale, riabituarsi alla routine e ai luoghi dell’infanzia dopo un anno, non credeva fosse così difficile.
Il tragitto fino al negozio non era molto, i limiti di velocità però lo rendevano di circa quindici minuti. Forse avrebbe dovuto andare a piedi, prendere l'autobus. Non era più abituata a guidare.
Il suono di una sirena le fece gettare un occhio allo specchietto retrovisore. Un’auto senza contrassegni, ma con il lampeggiante acceso, stava arrivando a tutta velocità nella corsia di sorpasso. C’era di sicuro qualche emergenza in atto. Si fece da parte per dare spazio, tenendosi il più possibile verso sinistra.
L’auto la superò e le tagliò la strada con uno stridio di freni.
Pamela inchiodò  sul posto. Rimase con le mani strette al volante. Stordita e spaventata. Cercavano lei. Perché?
Era sicura di non andare troppo veloce. La macchina della madre era in perfette condizioni. Forse si trattava di un malinteso.
Fissò sconvolta la portiera aprirsi con violenza e dall’anonima auto bianca scese un gigante, visibilmente infuriato.
Si avvicinò a passo di marcia. Un toro bizzoso. Pamela rimase chiusa dentro l’abitacolo. Spaventata ma anche eccitata da quello sguardo furioso.
Non fece in tempo a mettere le sicure, lo sportello fu spalancato.
«Scendi». Un sibilo come quello di un serpente, carico d’ira a stento trattenuta.
«Dono…». Il nome le morì in gola, Donovan la afferrò per un braccio e la trascinò fuori. Pamela si ritrovò prigioniera, incastrata tra l'auto e il corpo possente dell’uomo, che fremeva di rabbia.
Ogni cellula le si risvegliò a quel contatto. La pelle cominciò a formicolare, e brividi bollenti le attraversavano il corpo come scia di lava incandescente.
Desiderio. Oscuro, pulsante, torrido. Nulla era cambiato, bastava che lui la toccasse e lei prendeva fuoco. La sua unica salvezza era fuggire via da quella situazione. Posò le mani su quei pettorali scolpiti, spinse ma spostarlo era impossibile.
«Quante volte devo dirti di smetterla di scansarmi». La rabbia contenuta in quelle parole la lasciò senza fiato.
«Cosa ti prende? Sei impazzito? Non capisco il motivo di questa tua aggressione». La migliore difesa è l’attacco, glielo aveva insegnato lui.
«Cosa mi prende? Hai il coraggio di chiedermelo? Una settimana. Sei tornata da una settimana e non ti sei degnata di chiamarmi?». La accusò con furia, serrandola contro di sé tanto che nulla separava i loro corpi se non i vestiti. Pamela avrebbe desiderato che non ci fossero.
«Chiamarti?». Lo guardò imbambolata, incredula. Per un anno non si erano né visti né sentiti. Quante volte aveva preso il cellulare con il folle desiderio di sentire la sua voce. Quante volte aveva sperato che lui la chiamasse per chiedere una spiegazione per la sua repentina partenza. Invece il silenzio.
Si rendeva conto che il torto era dalla sua parte ma qualcosa d'illogico e selvaggio la fece scattare.
Gli incuneò un dito nel petto e incollerita reagì al suo attacco, intenzionata una volta per tutte a scaricare tutto il dolore che dentro di lei aveva scavato un baratro incolmabile.
Quell'amore la stava distruggendo, era ora che anche lui portasse un po' di quel peso.
«Sono stata via un anno. Se davvero ci tenevi, perché non mi hai mai telefonato? Perché non hai mai chiesto il motivo di quella partenza improvvisa? Il silenzio è stata la tua risposta, pertanto non credo che tu…». Non riuscì a finire di redarguirlo come voleva.
Donovan la afferrò per le spalle, la strinse a sé. Il bacio fu devastante, carico di bramosia.
Bagnato, profondo. Sembrava volesse divorarla. Pamela accolse quella lingua famelica, non riuscì a impedirsi di accettare quell’imposizione. Per lei un sogno che si avverava.
L’uomo dei suoi sogni la stava baciando. Con passione. Con desiderio.
Gli allacciò  le braccia al collo, si strinse a lui. Quello che era cominciato come una punizione, si era trasformato in una bramosia devastante.
Il suono di un clacson li risvegliò dal torpore dei sensi. Si fissarono ancora increduli.
«Merda Pam. Sai l'inferno che mi hai fatto passare in questo ultimo anno?». La accusò con stanchezza passandosi una mano tra i capelli.
«Perché lo hai fatto? Perché mi hai baciato? Per farmi tacere?». Gli domandò. Per la prima volta trovò dentro di sé il coraggio di reagire, di affrontare i sentimenti di quell'uomo. Un taglio netto se fosse stato necessario. Basta essere viva solo a metà.
«Porca puttana Pamela. Per mesi ci siamo frequentati e tu di punto in bianco parti per l’Europa. Così, senza nessuna parola. Come credi che mi sia sentito?». Il dolore che avvertiva in quelle parole le fece comprendere che erano reali.
Non stava sognando.
«Eravamo solo amici. Non mi hai mai fatto capire…». Non riuscì a continuare la frase. Si ritrovò di nuovo zittita dalla bocca famelica di Donovan, per nulla intenzionato a sentire le sue ragioni. Quella lingua maliziosa la stava saccheggiando, la stringeva così strettamente contro di sé che si rese conto immediatamente dell'erezione che premeva contro di lei.
La rivelazione la lasciò sgomenta. Le lacrime scesero senza che se ne accorgesse. Sollievo. Amore. Speranza.
«No. Non piangere. Dannazione Pamela». Le sussurrò tra i capelli. Lei non riusciva a smettere. Un anno buttato via, perché era stata troppo insicura da poter pensare che lui la trovasse interessante. Che Donovan potesse amarla.
«Eri appena uscita da una situazione disperata. Come potevo importi le mie attenzioni. Ti osservavo da quando ti sei presentata come testimone. Con coraggio. Sei stata disposta a lasciare tutta la tua vita, per rendere giustizia a una sconosciuta. Hai sopportato per mesi lo stress, la mancanza di sicurezza, le fughe continue per proteggerti da quel maniaco. La paura che ti trovasse prima che riuscissimo ad arrestarlo. E quell’ultima notte. Ho tremato al pensiero di non arrivare in tempo». Parlava continuando ad accarezzarle i capelli, i singhiozzi di Pamela si affievolivano, mentre l’incredibile verità si annidava dentro di lei. Germogliava in una felicità che il cuore non riusciva a contenere.
«Ma, come potevo pensare che fossi interessato a una come me. Sono partita perché non riuscivo più a vivere in quel modo. Vederti, ma non averti». Bisbigliò con coraggio.
«Allora siamo stati due sciocchi. Abbiamo perso un anno di vita insieme, per non aver parlato chiaro». La scostò da lui, la fissò con dolcezza dritta negli occhi. «Ti amo Pamela». Tre semplici parole che però racchiudevano tutto il mondo. Quanto aveva sognato di sentirle pronunciare da Donovan.
«Ti amo Donovan». Rispose felice, quello sarebbe stato il più bel Natale di tutta la sua vita.
«Lo so. Sono l’uomo dei tuoi sogni. Come puoi non amarmi». Dichiarò con un sorriso furbo.
«Come…come…». Non riuscì di nuovo a finire di parlare. Donovan la zittì con un bacio impetuoso, colmo di dell’amore che le aveva confessato.
Anche lei aveva ricevuto un regalo e non vedeva l’ora di scartarlo. Fu l’ultimo pensiero coerente prima di perdersi tra le braccia dell’uomo dei suoi sogni.



L'AUTRICE
Giusy Berni vive in provincia di Modena, con un marito scienziato e Miele, una vecchia gatta sclerotica. Scrive ciò che ama leggere. Storie d'Amore dense di avventure, misteri e anche qualche omicidio. Il suo motto: senza un cadavere non c'è una storia.
Per San Valentino usciranno due suoi racconti:
- 365 Storie d'Amore (23 Febbraio - Insieme per Sempre) Ed. Delos Books
- Romance Magazine 11 (Amore Proibito)
Sul suo Blog, www.giusyberni.ittroverete le altre pubblicazioni e suoi racconti, oltre che le notizie su futuri libri e racconti.



SPERIAMO CHE IL NOSTRO REGALO VI SIA PIACIUTO E CHE ABBIA CONTRIBUITO A RENDERE PIU' DOLCE LA VOSTRA FESTA!

22 commenti:

  1. Giusy sono rimasta veramente senza fiato,dire che il tuo racconto mia sia piaciuto e basta è un eufemismo.Mi piacerebbe leggere un libro scritto da te,il tuo modo di scrivere i romantic suspense è tutto quello che sogno quando comincio un libro di quel genere.Finalmente un'eroina normale,con i suoi difetti e le paure e un uomo che riesce a vedere oltre.Stupendo,complimenti e speriamo di leggere al più presto un tuo libro.
    Buon natale a tutte!!!

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  2. Buon Natale a tutti!!!
    Concordo con Rita, che mi ha preceduto nel commento,per il racconto di Giusy.
    Il miglior racconto che ho letto sul blog!!! Letto e finito in pochi minuti tanto è scorrevole e intenso. Dire solamente che sei stata BRAVA è un eufemismo, mentre leggevo la storia, pensavo alle autrici che sono ai vertici delle classifiche mondiali, per lo stile e la suspance che hai saputo creare.
    I complimenti non li faccio per "buonismo" perchè è Natale ma perchè te li meriti proprio, cara Giusy!!!!
    Non vedo l'ora di leggere altro di tuo! Brava, brava ancora, mi sei piaciuta molto.
    Rinnovo gli auguri a te Giusy e a tutta LMBR.
    AnnaB

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  3. veramente molto bello mi sarebe piaciuto anche a a me un romanzo con questi due èrotagonisti!!!!
    AUGURI A TUTTE.

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  4. Racconto pulito. Simpatico, anche se ricorda un po' troppo quelli vecchi degli anni '90! Dover solo il pensiero della protagonista veniva considerato.

    L'interazione tra i due personaggi è poca quasi concentrata alla fine.

    Anche come carica erotica appena abbozzato, e in un periodo in cui ci siamo abituate a linguaggi più spinti, sembrava quasi di leggere la Cartland.

    Nel complesso però molto scorrevole e piacevole per una lettura natalizia.

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  5. Scusate mi sono dimenticata di firmarmi.

    BarbaraB

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  6. brava Giusy non avevo mai letto niente di tuo!!!!
    lettura piacevolissima!
    p.s.
    a me la cartland non dispiace sempre meglio delle 50 ecc ecc.....

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  7. Non conosco la Cartland, però concordo con Barbara che parla di scrittura di altri tempi. Come alcuni "sottiletta" che mi son passati tra le mani.

    Beh tutto sommato per Natale va bene, no?
    Nonostante tutto il rosso che si vede in giro, è un periodo da letture azzurro cielo.

    Buon Natale a tutte.

    L.

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  8. Brava Giusy! E' molto carino e ben scritto ^.^
    A me non dispiace la mancanza di sesso sfrenato, credo che ci siano contesti più adatti per dar sfogo a scene passionali; questo è un racconto natalizio e l'atmosfera va benissimo così: dolce.
    Complimenti, e buon natale! :)
    Cassie

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  9. Cara Giusy,
    grazie a te e a LMBR per questo graditissimo regalo di Natale.
    Il tuo racconto mi è piaciuto molto!
    E' stato facile immedesimarsi nel personaggio femminile perchè Pamela, con le sue paure e insicurezze, potrebbe davvero essere una di noi.
    Spero di poterti leggere ancora presto.
    Auguri di buone feste!
    Tina

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  10. Non amo molto i racconti brevi perchè non lasciano il tempo di affezionarsi ai protagonisti ma questo l'ho divorato in poco tempo.
    Bella l'ambientazione. Belli i passaggi da passato a presente. Finalmente un protagonista che parla chiaro, è diretto e non si scioglie per la solita bellona di turno.
    La diversità dei personaggi risulta un'attrattiva in più che caratterizza con brio e spirito creativo l'intera storia.
    Ecco un racconto che deve essere sviluppato in un romance. Voglio leggere di più.
    Brava è dire poco

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  11. Brava Giusy, questo racconto incarna i desideri di tante di noi che si ritrovano in Pamela...chi non ha mai avuto un uomo dei sogni?Una bella lettura per iniziare un altro giorno di festa, complimenti!

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  12. Davvero molto bello, personaggi reali e una scrittura pulita e dolce, lettura piacevolissima

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  13. Giusy sei stata brava,racconto breve scritto in modo semplice,hai saputo concentrare rabbia,paura,amore,insicurezza.Tu sai benissimo che tipo di lettura a me piace,quindi complimenti, questo è un bel regalo di natale.

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  14. Brava Giusy!!!mi è piaciuto molto!!
    TAntissimi auguri di buon Natale..

    RispondiElimina
  15. Un racconto molto carino e accattivante, con una prosa fluida.
    Anch'io ho notato, però, che è quasi tutto imperniato sul punto di vista femminile, i pensieri e sentimenti di lui sono quasi inesistenti e i due protagonisti interagiscono brevemente e quasi solo alla fine; qs caratteristiche mi inducono a pensare che lui, più che un personaggio vero e proprio, sia da considerarsi una specie di simbolo, la rappresentazione dell'Amante Ideale, dell'Uomo dei Sogni appunto, che ognuna di noi vorrebbe incontrare, amare e da cui sapersi amata, un'idealizzazione dell'Amore.

    RispondiElimina
  16. Il racconto mi è piaciuto ma l'ho trovato meno d'impatto da altre cose tue che avevo letto, più spigliate e incisive. Si riconosce la tua mano e la freschezza del tuo narrare quando sei nel tuo stile, in altri punti, dove magari ci sono descrizioni più "classiche" si vede meno, però nel complesso è scorrevole, coinvolgente e con una protagonista diversa dal solito. Ed è sempre un piacere leggerti.

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  17. Grazie a tutte coloro che hanno letto e apprezzato questo racconto!

    Una sperimentazione, provo sempre a fare qualcosa di diverso dalla moda del momento.

    Però devo dire che non è il mio genere scrivere con questo sistema anni 90 (cito la BarbaraB di cui mi è piaciuta la recensione accurata. Grazie), o come afferma la mia Stalker personale Monica P. (sei tu vero? Mica sto scrivendo una stronzata! ^^) con stile "classico"! Però devo dare ragione anche a chi ha affermato che è un racconto adatto al Natale...classico e sentimentale.

    Questo racconto resterà tale, anche perchè non sono particolarmente affascinata da Pamela, che per me rappresenta quel tipo di donna che preferisce fuggire piuttosto che affrontare rischi e sentimenti. Per fortuna che il suo Uomo dei Sogni ha deciso di non arrendersi!

    E voi? Come avreste gestito una simile situazione? Sareste fuggite per un anno in un tour europeo oppure avreste messo in tavola le carte e chiesto le intenzioni all'affascinante Donovan? ;)

    Continuate a seguirci...perchè il 01/01/2013 vi svelerò un segreto! ^^

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  18. Allora aspetteremo la sorpresa ;) e sì, sono io cara Giusy, ma ormai non ti stalkero più da tempo... e in ogni modo con Mister Jason Behr sulla cover come non rimanere conquistate (brava Francy come sempre)

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  19. @Monica P.Bellissimo in questa foto eh Jason, Monica? Concordo! egrazieper i complimenti, mi sono divertita molto a fare questa cover per il racconto di Giusy!

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  20. Bellissimo racconto, Giusy! Io sono d'accordo con chi afferma che, in un racconto natalizio, anche se non ci sono scene troppo hot va bene lo stesso. A parte il fatto che, se si scrive bene, riuscendo a coinvolgere chi legge, il sesso non è necessario. Può esserci come no.
    Nella situazione di Pamela forse un tempo anch'io sarei fuggita. Ora invece avrei affrontato la situazione.
    Complimenti ancora per il racconto!

    RispondiElimina
  21. Ancora grazie a tutte voi per le critiche positive...le uniche due che ho ricevuto un po' così!!! LOL!! Vi presneto L. alias Libera Schiano Lomoriello...e BarbaraB alias Giusy Berni. Si...mi sono criticata da sola! Per me quelli erano alcuni punti deboli che ho riscontrato nel racconto...visto da lettrice...badate ne ho scritti solo alcuni...non vogliatemene ma non sono riuscita a infierire su me stessa più di tanto!! ^^ Buon Anno! ;)

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  22. Cara Giusy, il racconto è bellissimo, tanto che ogni tanto vado a rileggerlo. Ti ho anche cercata sul tuo sito ed anche lì ho letto gli altri racconti, ma questo , per ora, rimane il mio preferito tra quelli da me conosciuti. Pensi ad un seguito o ad un romanzo vero e proprio con una Pam più consapevole di sé come donna e un Donovan, sempre sexi, ma più addomesticato e meno introverso. Tanto anche l'aspetto thriller non mancherebbe. Ciao e complimenti. Un abbraccio.FILOMENA

    RispondiElimina

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