ROSSO FUOCO: 'EL ALMA DE FLAMENCO' di Fabiola D'Amico


SESTO E ULTIMO APPUNTAMENTO CON I RACCONTI DI ROSSO FUOCO.VI RINGRAZIAMO PER AVER APPREZZATO QUESTA RASSEGNA E AVER LETTO E COMMENTATO I NOSTRI RACCONTI, CHE HANNO DIMOSTRATO CHE  ANCHE IL ROMANCE ITALIANO PUO' ESSERE SENSUALE  E BEN SCRITTO!  DALLA PROSSIMA SETTIMANA POTRETE INIZIARE A VOTARE PER IL VOSTRO RACCONTO PREFERITO. SARA' DIFFICILE SCEGLIERE, LO SAPPIAMO. MA PER ADESSO, LASCIATEVI COINVOLGERE DA QUESTO ULTIMO SENSUALE RACCONTO. BUONA LETTURA!




 La Parigi degli anni Cinquanta fa da affascinante cornice a EL ALMA DE FLAMENCO di Fabiola D'Amico, racconto in cui , come suggerisce il titolo, la sensuale musica gitana ha un ruolo fondamentale nell'incontro dei due protagonisti, due anime in fuga che nella passione per la musica e il ballo troveranno un modo per dimenticare un doloroso passato e intravedere una speranza di futuro l'uno nelle braccia dell'altro.

*Attenzione! Per gli argomenti trattati la lettura di questo racconto è consigliata ad un pubblico adulto.*
Trattandosi di un racconto lungo e con un elevato livello di sensualità, abbiamo messo qui sotto solo l'inizio,   per continuare a leggerlo basta cliccare sul banner dopo questo estratto.


Parigi 1952

Alexandra Robin era una giovane donna con un sogno nel cassetto: diventare una scrittrice. Aveva abbastanza intelligenza per comprendere che era una fra le tante e anche senza soldi. Ecco perché lavorava come inserviente presso una scuola di danza. Mentre le strade di Parigi si svuotavano e i locali di Monmartre si riempivano di artisti eclettici, Alexandra puliva camerini, grandi stanze affrescate e bagni.

Non le importava di strofinare parquet pregiati né che le sue mani si rovinassero, d’altra parte mentre era china o in punta di piedi, la sua mente era intrappolata in altri mondi, persa in altre vicende. 
Anche se scriveva d’amore, lei questo bizzarro sentimento non l’aveva mai provato, fino a quando, una sera, aveva udito le note di una chitarra e ne aveva seguito il suono. Non avrebbe dovuto farlo, ma quel suono era magico e alla magia non si resiste. Il suo occhio si era accostato alla fessura tra la porta e il battente e nulla era più stato come prima. Si era innamorata all’istante di Enrique de la Cuesta Gálvez, maestro di danza, un rifugiato politico. Così aveva udito tra i corridoi della scuola, perché con lui non aveva mai parlato.
Ora capiva lo struggimento di una donna per un amore impossibile, ora comprendeva l’animo di Erik, ne il fantasma dell’opera, quando seguiva la sua Christine. 
Per lei era diventata un’abitudine guardarlo di nascosto per osservare quel corpo scolpito, quei muscoli guizzanti, quel viso, la cui espressione intensa, a volte la faceva piangere. Sì, piangeva per lui, per uno sconosciuto, che giorno dopo giorno, non le era più estraneo, pur non avendoci mai scambiato una sola parola. 
Tante volte era stata tentata di mostrarsi, ma la paura la bloccava. Nessun uomo avrebbe mai potuto interessarsi a lei. Mai più. Così viveva quell’amore nell’ombra, imparando a conoscere gli stati d’animo di Enrique osservando l’espressione del suo viso o quella dei suoi occhi, neri come il più profondo pozzo. Lui era sempre taciturno, molto irrequieto, insoddisfatto delle sue allieve, tuttavia il suo viso si trasformava quando la musica s’impossessava della sua anima e il corpo ne seguiva il ritmo. Il ballo era l’espressione di ogni suo tormento, di ogni rabbia. Si muoveva sensualmente, con forza come se fosse un conquistatore. 
E il cuore di Alexandra tuonava irrequieto nel suo petto, mentre il fuoco del desiderio s’incamminava in lei, si annidava nel ventre e pulsava tra le cosce.
E poi accadde l’imprevedibile.

Alexandra s’incamminò, come ogni sera, verso la sala di ballo in cui Enrique si allenava. Nessun rumore, nessuna melodia spezzava il silenzio monotono della notte. La scuola era vuota. Già altre volte era accaduto, si sentì afferrare da sentimenti contraddittori: triste perché non l’avrebbe visto, felice poiché avrebbe ballato. 
Timidamente entrò  nell’aula semi buia. La luce del corridoio si proiettava come un faro illuminando soltanto il centro della stanza, mentre il resto rimaneva avvolto dalle ombre, ma Alexandra conosceva bene il luogo. La sua mano non ebbe timore a spostare l’asta sul giradischi. 
Seguita da un rumore sordo si avviò al centro della sala. Nel mentre le note della musica di Sabicas riempirono l’aria. 
Non era una ballerina, doveva solo capire cosa si provava ballando per poter esprimere in maniera realistica nel suo romanzo le emozioni. Quanto ai passi, aveva guardato Enrique molte sere e pensava di sapere come muoversi.
Divaricò leggermente le gambe, inarcò il busto, incrociò le braccia sopra la testa e tese le dita in una figura armoniosa. 
Con gli occhi chiusi mosse i primi passi allontanandosi dal fascio di luce.
Lasciando che la musica fluisse nel suo corpo. Eccitazione, frenesia s’impossessarono di lei. ...





APPUNTAMENTO ALLA PROSSIMA SETTIMANA PER INIZIARE A VOTARE IL VOSTRO RACCONTO PREFERITO DI ROSSO FUOCO.NON MANCATE!

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