Esce IL BACIO DELLA NOTTE (5° serie Dark Hunters) di Sherrilyn Kenyon (Fanucci) - IN ANTEPRIMA UN ESTRATTO

In uscita il 27 ottobre esce un nuovo capitolo ( il quinto) di una delle serie paranormal più famose, i DARK HUNTERS di Sherrilyn Kenyon edito da Fanucci (collana Tif Extra,€9,90). Siete pronte?Wulf Tryggvasen è un antico guerriero vichingo che possiede un vantaggioso, ma estremamente irritante, potere amnesico. A causa di questa sua singolarità, nessuno tra quelli che lo incontrano può ricordarsi di lui dopo soli cinque minuti. E questo, se da un lato gli facilita i piacevoli incontri notturni, dall’altro gli rende quasi impossibile costruire una relazione duratura; e senza un vero amore, come ogni Cacciatore oscuro sa bene, non potrà mai rientrare in possesso della sua anima. Una sera, mentre si trova per caso in un club, Wulf si vede costretto a intervenire per salvare dai demoni un’affascinante sconosciuta. Ma il fato non promette nulla di buono. Quando finalmente riesce a conoscere meglio Cassandra Peters, l’unica donna che può ricordarsi di lui, scopre che lei è una principessa Apollite, la razza maledetta a cui Wulf ha giurato di dare la caccia. A ritmo accelerato, i due dovranno affrontare antiche maledizioni, profezie, e l’ingerenza diretta degli dèi greci per trovare, se tutto andrà per il meglio, la vera felicità tanto sognata. Il quinto volume del ciclo dei Dark Hunters, la serie che ha consacrato Sherrilyn Kenyon come un fenomeno internazionale da 10 milioni di copie vendute.
ECCO UN ESTRATTO DEL PRIMO CAPITOLO
(PER GENTILE CONCESSIONE DELL'EDITORE)

Thrylos
Atlantide.
Leggendaria. Mistica. Aurea. Misteriosa. Gloriosa e ma-gica.
Alcuni sostengono non sia mai esistita.
Ma alcuni sostengono anche di essere al sicuro nel mondo moderno fatto di tecnologia e armi. Al sicuro da tutti gli antichi pericoli. E credono perfino che maghi, guerrieri e draghi siano scomparsi da tempo.Sono degli stupidi che si aggrappano alla loro scienza e alla loro logica, convinti che li possano salvare. Non potranno mai essere liberi né al sicuro, non finché si rifiuteranno di vedere ciò che è proprio davanti ai loro occhi. Poiché tutti i miti e le leggende hanno un fondo di verità, e alle volte la verità non ci rende liberi. Alle volte ci rende ancora più schiavi.
Ma venite, o valorosi, e lasciate che vi racconti la storia del più perfetto paradiso che sia mai esistito. Oltre le mitiche Colonne d’Ercole, nel grande mar Egeo, c’era una volta una terra fiera che ospitava un popolo molto più evolu-to di tutti quelli che l’avevano preceduto e che l’avrebbero seguito. Fondata nelle nebbie dei tempi dall’antichissimo dio Archon, Atlantide prese il nome dalla sorella maggiore del dio, Atlantia, il cui significato è ‘leggiadra bellezza’. Archon creò l’isola con l’aiuto dello zio, il dio degli oceani Ydor, e della sorella Eda, ‘terra’, con lo scopo di donarla a sua moglie Apollymi, così da popolare quel continente con la loro divina prole, che avrebbe avuto quindi tutto lo spazio necessa-rio per giocare e crescere.
Apollymi pianse di gioia davanti a quel regalo, tanto che le sue lacrime inondarono la terra e resero Atlantide una città dentro la città. Due isole gemelle circondate da cinque corsi d’acqua. Lì avrebbe dato alla luce i suoi figli immortali. Ma si scoprì presto che la grande Distruttrice Apollymi era sterile. Su richiesta di Archon, Ydor parlò a Eda e insieme crearono la razza degli Atlantidei per popolare quelle isole e donare nuovamente gioia al cuore di Apollymi.
Funzionò.
Illuminati e giusti in onore della loro dea-regina, gli Atlantidei erano di gran lunga superiori a ogni altra razza umana. Loro soli davano piacere ad Apollymi e riuscivano a far sorridere la grande Distruttrice.Pacifici e giusti, come le loro divinità, gli Atlantidei non conoscevano la guerra. Né la povertà. Usavano i loro poteri psichici e la loro magia per vivere in armonia con la natura.Accoglievano tutti gli stranieri che approdavano sulle loro coste e condividevano con loro i doni della guarigione e della prosperità.Ma il tempo passava, e altri dèi e altri popoli crebbero fino a sfidarli. Gli Atlantidei furono così costretti a combattere per difendere la loro patria.Per proteggere il loro popolo, gli dèi di Atlantide furono in costante conflitto con il pantheon greco. Per loro, i greci erano bambini che litigavano per cose di cui non avrebbero mai capito il significato. Gli Atlantidei cercarono di compor-tarsi con loro come un genitore con un bambino che fa i capricci. Con equità. Con pazienza. I greci non vollero però ascoltare la loro antica saggezza. Zeus e Poseidone, in particolare, erano gelosi delle ricchezze e della serenità degli Atlantidei.  Ma fu Apollo a bramare l’isola più degli altri.  Dio spietato e astuto, Apollo mise in pratica un piano per strappare Atlantide ai vecchi dèi. A differenza del padre e dello zio, sapeva che i greci non sarebbero mai riusciti a sconfiggere gli Atlantidei sul campo di battaglia. Era solo dall’interno che si poteva conquistare quell’antica civiltà così avanzata.
Così, quando Zeus bandì dalla natia Grecia la sua bellico-sa razza, gli Apollinei, Apollo riunì i suoi figli e li condusse attraverso il mare fino alle coste di Atlantide.
Gli Atlantidei parteciparono al dolore di quella divina razza preveggente che era stata perseguitata dai greci. Consideravano gli Apollinei come cugini e li accolsero a braccia aperte, a patto che rispettassero le leggi di Atlantide e non seminassero discordia. Pubblicamente, gli Apollinei fecero com’era stato loro detto. Compivano sacrifici in onore degli dèi di Atlantide pur senza mai contravvenire all’accordo con il loro padre, Apollo. Ogni anno sceglievano la loro vergine più bella e la man-davano a Delfi come offerta ad Apollo, per ringraziarlo di aver dato loro una nuova casa su cui avrebbero un giorno regnato come dèi.
Nell’anno 10500 a.C. fu mandata a Delfi la bellissima nobildonna Clieto. Apollo se ne innamorò all’istante e generò con lei cinque coppie di gemelli.Fu grazie alla sua amante e ai suoi figli che Apollo presagì il proprio destino. Sarebbero stati loro a condurlo finalmente sul trono di Atlantide. Rimandò la sua amante e i loro figli ad Atlantide, dove si sposarono con membri dalla famiglia reale atlantidea. Come già i figli maggiori di Apollo si erano sposati con nativi di Atlantide, mescolando le due razze e rendendo più forte la sua prole, così avrebbero fatto loro. Lui solo avrebbe mantenuto pura la discendenza reale per assicurarsi la forza e la fedeltà della corona di Atlantide. Aveva dei progetti, per Atlantide e per i suoi figli. Grazie a loro, Apollo sarebbe arrivato a regnare sulla terra intera, deponendo suo padre come suo padre aveva deposto il vecchio dio Crono prima di lui.Si narra che Apollo in persona visitasse la regina di ogni generazione per concepire con lei l’erede maschio al trono di Atlantide. 
Ogni volta che veniva dato alla luce un primogenito, Apollo andava dai suoi oracoli per sapere se sarebbe stato quel bambino a deporre gli dèi di Atlantide. Ogni anno riceveva un no come risposta.
Fino al 9548 a.C.
Come sua abitudine, Apollo visitò la regina di Atlantide, il cui re era morto più di un anno prima. Si manifestò a lei come fantasma e la fecondò mentre lei sognava il marito scomparso.Fu sempre in quell’anno che gli dèi di Atlantide scopriro-no il proprio destino, poiché la regina degli dèi di Atlantide, Apollymi, concepì il figlio di Archon. Dopo tutti i secoli passati a tormentarsi nel tentativo di dare alla luce un figlio, la Distruttrice vedeva finalmente il proprio desiderio esaudirsi. Si narra che l’isola di Atlantide quel giorno fiorì, e conobbe ancor più prosperità che in pas-sato. La dea-regina celebrò gioiosamente riferendo la notizia agli altri dèi. Appena le Parche, dee del Fato, ne udirono l’annuncio, guardarono Apollymi e Archon e dichiararono che quel figlio non ancora nato sarebbe stato responsabile della morte di tutti loro.
Una a una, le tre Parche declamarono un verso della profezia.
«Il mondo così come lo conosciamo finirà.»
«Tutti i nostri destini saranno nelle sue mani.»
«Come dio, ogni suo capriccio regnerà supremo.»
Terrorizzato dall’oracolo, Archon ordinò alla moglie di uccidere il loro figlio non ancora nato.Apollymi si rifiutò. Aveva atteso troppo a lungo un figlio proprio, per vederlo inutilmente ucciso a causa delle paro-le di quelle tre Parche gelose. Con l’aiuto della sorella, diede alla luce suo figlio prematuramente e lo nascose nel mondo mortale. Ad Archon, diede un bambino scolpito nella pietra.
«Ne ho abbastanza della tua infedeltà e delle tue bugie, Archon. Da questo momento in avanti, il mio cuore sarà di pietra, per te. E un bambino di pietra sarà tutto ciò che avrai da me.»
Infuriato, Archon la imprigionò a Kalosis, un regno nascosto che si trova tra questo mondo e il loro. «Rimarrai qui finché tuo figlio non sarà morto.»
E così, gli dèi di Atlantide si rivolsero alla sorella di Apollymi fino a estorcerle una confessione.
«Nascerà quando la luna oscurerà il sole e Atlantide sarà avvolta dalla totale oscurità. La regina sua madre piangerà di paura, al momento della sua nascita.»
Gli dèi si recarono dalla regina di Atlantide, il cui parto era imminente. Come predetto, la luna eclissò il sole mentre lei partoriva nel dolore, e quando il bambino nacque Archon pretese che fosse ucciso.La regina pianse e supplicò Apollo di aiutarla. Di certo il suo amante non avrebbe permesso agli dèi più anziani di uccidere suo figlio.Ma Apollo la ignorò, e lei dovette assistere impotente all’uccisione del neonato.
Ciò che la regina non sapeva era che Apollo era già a conoscenza di ciò che stava per succedere, e che non era suo figlio quello che lei aveva portato in grembo, bensì un altro bambino con cui lui l’aveva sostituito per salvare il proprio. Con l’aiuto della sorella Artemide, Apollo aveva portato suo figlio a Delfi, dove il bimbo sarebbe stato allevato dalle sue sacerdotesse.
Gli anni passarono e Apollo non tornò dalla regina di Atlantide per generare un altro erede, così l’odio che lei nutriva nei suoi confronti crebbe. Arrivò a disprezzare quel dio greco che non si preoccupava di darle un altro figlio con cui colmare il vuoto lasciato da quello che aveva perso. Ventun anni dopo aver assistito al sacrificio del suo unico figlio, la regina scoprì l’esistenza di un altro figlio il cui padre era il dio greco Apollo. Era nato da una principessa greca offerta al dio nella speranza di ricevere la sua benedizione nella guerra con gli Atlantidei. Appena la notizia ebbe raggiunto la regina, l’amarezza di quella crebbe a tal punto da travolgerla. Convocò le sue sacerdotesse per chiedere loro dove si trovasse l’erede al suo regno.
«L’erede al trono di Atlantide risiede nella casa di Aricle.»
La stessa casa in cui era nato l’ultimo figlio di Apollo. La regina gridò indignata, intuendo che Apollo aveva tr-dito i suoi stessi figli. Li aveva ignorati mentre creava una nuova razza per rimpiazzarli.
La regina convocò le sue guardie personali e le mandò in Grecia perché l’amante di Apollo e il loro figlio fossero uccisi. Non avrebbe permesso a nessuno di sedersi sul suo amato trono.
«Fateli a pezzi, così che i greci credano che sia stato un animale selvaggio. Non voglio assolutamente che guardino alle nostre coste, per tutto questo.»
Ma come sempre accade con gli atti di vendetta, anche questo fu scoperto.Affranto, Apollo maledì seduta stante quella che una volta era stata la sua razza favorita.
«Che la peste affligga tutti coloro che nascono Apollinei. Che possiate raccogliere tutto ciò che avete seminato in questo giorno. Che nessuno di voi viva oltre l’età della mia amata Ryssa. Morirete tutti tra atro-ci sofferenze nel giorno del vostro ventisettesimo complean-no. E poiché vi siete comportati da animali, tali diventerete.Che possiate trovare nutrimento solo nel sangue della vostra stessa razza, e che mai più possiate camminare nel mio rea-me, dove io possa vedervi e mi sia così ricordato ciò che avete fatto per tradirmi.»
Solo dopo che la maledizione fu pronunciata Apollo si ricordò di suo figlio a Delfi. Un figlio che aveva stupidamente dannato insieme a tutti gli altri. Poiché una volta pronunciata, una maledizione non si può cancellare.  Ma più di ogni altra cosa, aveva gettato il seme della sua stessa distruzione. Nel giorno del matrimonio di suo figlio con la sua più importante sacerdotessa, Apollo gli aveva affi-dato tutto ciò che nella sua vita aveva valore.
«Nelle tue mani hai il mio futuro. Il tuo sangue è il mio ed è attraverso te e i tuoi futuri figli che io vivo.»
Con quel giuramento, e con uno scatto d’ira, Apollo si era condannato all’estinzione. Poiché una volta che fosse morta la progenie di suo figlio, così sarebbe toccato ad Apollo e al Sole stesso. Poiché Apollo non è un semplice dio. Lui è l’essenza del Sole, e nelle sue mani è la bilancia dell’universo. Il giorno che Apollo morirà, così morirà la terra e tutto ciò che vi dimora.
Ora l’anno è il 2003, ed è rimasto un solo discendente di Apollo a tramandare il sangue dell’antico dio...


 SCOPRITE IL RESTO IL 27 OTTOBRE!

L'AUTRICE
SHERRILYN KENYON è un’autrice ormai di culto in Germania, Inghilterra e Australia. Il suo sito internet registra 120.000 contatti la settimana. Fanucci Editore ha già pubblicato i primi quattro episodi della serie Durk-Hunters: Anche i diavoli piangono, Fantasy Lover, Notte di piaceri, L’abbraccio della notte e Danza con il diavolo. 




CONOSCETE QUESTA SERIE? PERCHE' VI PIACE?  IN COSA SHERRILYN KENYON SI DIFFERENZIA DALLE ALTRE AUTRICI DI PARANORMAL ROMANCE?

2 commenti:

  1. Prenotato già in libreria!!!!
    Ho seguito questa serie fin da Fantasy Lover, e mi è piaciuta subito. Come sapete ogni libro è una storia autoconclusiva, anche se si ritrovano personaggi di libri precedenti ed è anche questa una cosa che mi piace.
    A mio parere trovo le descrizioni delle scene, e della trama di ogni storia molto scorrevole e ben descritta; i personaggi poi con quella sottile autoironia sanno essere molto reali, al di là del loro potere paranormale, e pronti a rischiare anche a costo di sacrifici per amore.
    Insomma trovo questi eroi ed eroine che, ripeto al di là del loro "potere", per il vero amore sanno essere molto reali.
    Con le storie della Kenyon sorrido, combatto e amo, vivo con i suoi personaggi arrivando a leggere l'ultima pagina con rimpianto perchè è finita, ma contenta allo stesso tempo di aver letto un libro che ho apprezzato applaudendo alla capacità di scrittura e fantasia dell'autrice.
    Le scrittrici di Paranormal Romance e Fantasy che amo molto sono oltre la Kenyon, Kresley Cole, Jeaniene Frost,Kelley Armstrong. Ognuna di loro ha una caratteristica personale che le accomuna ma, allo stesso tempo, le rende diverse.
    Un saluto a tutte le blogger e amiche de LMBR.
    Anna B

    RispondiElimina
  2. Ciao Anna, anche a me piacciono tutte le autrici che nomini. E si sono d'accordo con te, la Kenyon pur inserendo qualche elemento paranormale nei personaggi maschili, in realtà scrive in modo molto romantico essendo la storia principale quella d'amore. Anche se ogni libro è autoconclusivo, è bello però ritrovare vecchi e nuovi protagonisti in ognuno di loro, sempre che non 'offuschino' la storia principale come accade con altre autrici. Un abbraccio. Rachele.

    RispondiElimina

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