CAMILLE E EMILE...la versione 'full' del racconto di Natale di CRISTINA CONTILLI

CRISTINA CONTILLI, una delle autrici deI nostri racconti di Natale,  ci ha fatto avere una versione più completa del racconto con cui ha partecipato alla rassegna (Il Natale del 1919). Quello proposto  Christmas in Love  era una versione meno 'hot', perchè le sembrava fosse più adatto alla circostanza,  ma un po' le è dispiaciuto non farci leggere la versione reale. 
Visto che  questa biblioteca è frequentata da donne adulte a  cui non dispiace affatto leggere di passioni intense, quando sono ben scritte, ci fa piacere poter pubblicare ora anche la versione meno edulcorata del racconto di Cristina, che presenta ,in forma romanzata, l'intensa e sofferta personalità della scultrice francese Camille Claudel, per anni musa ispiratrice di Auguste Rodin.
Natale è passato e S.Valentino si avvicina...possiamo permetterci di essere più birichine! :0)  Buona Lettura!

CAMILLE ET EMILE
DANAE  (C.Claudel e A. Renoir)
In quel 24 febbraio del 1919, quando sono entrata, ancora infreddolita, alla galleria parigina Durand-Ruel, da sola, come mi era capitato speso negli ultimi anni alle inaugurazioni delle esposizioni a cui venivo invitata, ho notato che diverse persone si sono voltate verso di me, come se avessero visto un fantasma, ma io non ero un fantasma, ero soltanto una donna che aveva amato e sofferto con la medesima intensità e che ora desiderava soltanto ricominciare a vivere dopo sei anni di internamento... Ero e sono ancora, anche se qualcuno ha cercato i cancellarmi come donna e come artista, la scultrice Camille Claudel...
Casa di cura privata di Montfavet, inverno 1918/1919 
“Mi chiamo Emile e sono stato inviato qui per visitarvi e decidere se potete essere dimessa da questa struttura.”
“Finalmente mio fratello si è deciso a tirarmi fuori da qui.”
“No, non è vostro fratello che mi ha inviato qui, ma i vostri amici parigini… pensavano che la vostra permanenza qui sarebbe durata solo qualche mese e, invece, sono già trascorsi cinque anni.”
“Qualcuno a Parigi si ricorda ancora di me?”
“Ma certo…”
“E allora portatemi via da qui…”
“Voi non siete un pacco, Camille, ma una persona e come tale dovete essere trattata… quindi ora vi lavate e vi cambiate e, poi, noi andiamo a parlare in un luogo dove possiate sentirvi più libera.”
Mezz’ora dopo Camille era seduta con Emile in un caffè.
“Perché mi avete portata qui? Ma siete sicuro di essere un medico?” Gli aveva chiesto, lei sorpresa dal suo comportamento.
“Certo che sono un medico e quello che sto facendo ora io con voi, l’ha già fatto un mio collega con una sua paziente diversi anni fa… in ospedale si rifiutava di parlare non sono con lui, ma anche con gli altri degenti… e allora l’ha portata fuori per qualche ora ed è riuscita a farla aprire con lui… la medicina è una scienza in continua evoluzione e la psichiatria più di altre branche…”
Quando erano tornati in ospedale, Emile aveva completato la visita a Camille e aveva, quindi, compilato il suo foglio di trasferimento dalla struttura, dove era stata internata cinque anni prima per volontà della madre e del fratello di lei alla clinica universitaria della Salpetrière, anche se in realtà Emile era convinto che, dopo un breve ricovero, necessario per capire quali medicine dare a Camille, lei potesse essere dimessa.
Emile era stato proprio all’ospedale parigino della Salpetrière un allievo del dottor Gachet che quasi trent’anni prima aveva avuto in cura il pittore Vincent Van Gogh.
Camille Claudel a 20 anni (1884)
E così, mentre tornava in treno verso Parigi, con Camille seduta accanto a lui, pensava dentro di sé: “Devo dare fiducia a Camille, ma devo anche controllarla, per evitare che in un momento di rabbia o di sconforto, possa commettere qualche gesto pericoloso.”
Il flusso dei suoi pensieri era stato, tuttavia, interrotto da Camille che gli aveva detto: “Ma cosa è accaduto in questi cinque anni? Intorno ci sono case devastate e campi abbandonati.”
“E’ accaduto che la Francia purtroppo è stata un paese in guerra.”
“Anch’io sono stata in guerra, ma come si ricostruiscono le macerie?”
“E’ difficile, ma vale la pena provarci.”
“Io non ho più né un atelier né una casa a Parigi.”
“Lo so, ma mia zia fa l’affittacamere e, anche se ho dovuto insistere parecchio, ha accettato di darvi una stanza.”
Un anno dopo, presso una nota galleria parigina campeggiava un manifesto che pubblicizzava l’apertura di una mostra di sculture di Camille e prometteva la presenza dell’artista all’inaugurazione.
Mancavano, però, pochi minuti all’ora prevista per l’inaugurazione, ma Camille ancora non si vedeva.
“Io ho investito dei soldi su questa esposizione e, se Camille fa una delle sue alzate di ingegno, non ci vorrà molto a farla tornare da dove è venuta.” Si era lamentato il proprietario della galleria con Emile, aggiungendo: “Siete voi che mi avete assicurato che ormai stava bene e che non avrebbe avuto alcuna difficoltà ad affrontare il pubblico di una mostra.”
“Non temete, vedrete che arriverà.” L’aveva rassicurato Emile, che, per un istante, era stato tentato di andarla a prendere a casa di sua zia, ma, poi, si era trattenuto, pensando: “Camille deve imparare ad affrontare da sola le proprie paure, altrimenti non guarirà mai davvero.”
Quando Camille era arrivata, però, Emile non aveva potuto fare a meno di lasciarsi sfuggire un sospiro di sollievo.
Lei, tuttavia, l’aveva colto di sorpresa, prendendogli una mano e appoggiandosela sul petto: “Ho il cuore che batte all’impazzata, non ce la farò mai ad affrontare non tanto il pubblico dei visitatori, quanto i critici d’arte che si staranno chiedendo se, dopo cinque anni di inattività, sono ancora capace di combinare qualcosa di buono.”
“Siediti, allora e cerca di respirare lentamente, poi, chiudi gli occhi e pensa a qualcosa di piacevole… io sono nato vicino Calais e, per calmarmi, di solito penso al mare e in particolare alle onde che lambiscono la sabbia perché è un’immagine che mi ricorda la mia infanzia.”
Camille aveva sì chiuso gli occhi, ma, nello stesso tempo, aveva infilato le mani sotto la camicia di Emile e aveva iniziato ad accarezzarlo sul petto.
“Ti avevo detto di pensare soltanto a qualcosa di piacevole, non di farla… e poi cosa accadrà se ci vede qualcuno?”
“Abbracciami, altrimenti non ce la farò mai ad affrontare quelle belve che mi aspettano di là.”
“Non posso, non adesso…”
Camille ed Emile si erano separati appena in tempo per non essere scoperti.
L’inaugurazione si era svolta regolarmente e, due ore dopo, mentre gli ultimi visitatori se ne andavano, il gallerista aveva detto a Camille con un’aria tra l’ironico e il minaccioso: “Madame Claudel, la prossima volta siate più puntuale, perché la quotazione delle vostre sculture non è così alta da meritare che io rischi un infarto per colpa vostra.”
Camille, però, invece, di ascoltarlo, gli aveva chiesto: “Ma Emile dov’è?”
“Il dottor. Boulanger sarà andato via insieme agli altri, perché me lo chiedete?”
“Perché io dovevo parlargli, è importante.” Gli aveva risposto Camille, prima di infilarsi il cappotto e uscire di corsa.
Andava così  di fretta che era andata a sbattere contro un passante senza rendersi conto di chi era: “La mia sorellina sempre di corsa e sempre in disordine, ma quando ti deciderai a crescere?”
“Non sei venuto neppure alla mia mostra! Anzi, da quando sono tornata a Parigi, non mi sembra che tu ti sia preoccupato molto di me!”
“C’ero stasera, ma tu eri troppo presa dal tuo ultimo amante per accorgerti di chi avevi attorno.”
“Ma quale amante?! Se, da quando sono tornata a Parigi, non ho fatto altro che cercarmi un nuovo atelier e lavorare dalla mattina alla sera per allestire questa mostra!” Si era difesa Camille.
“Nostro padre ha fatto finta per dieci anni di non vedere che eri l’amante di Rodin, ma io non sono cieco come lui… da quando sei tornata a Parigi stai a pensione dalla zia del tuo medico e i tuoi vecchi amici sembra che ti vogliano proteggere da te stessa e anche da me. Me ne sono accorto da come qualcuno di loro mi fissava stasera alla mostra.”
“Emile non è il mio amante, ma, anche se lo fosse, la cosa non ti riguarda… ho più di quarant’anni e so badare a me stessa, anche se tu non ne sei mai stato convinto… e poi, visto che, secondo te, sono malata, cosa c’è di meglio che avere un medico come amante?! Almeno, ogni volta che ne ho bisogno, si prenderà cura di me.”
“Finché avrà la pazienza di sopportarti… comunque, visto che è lui che stavi inseguendo, ricordati che, se ha un turno di notte in ospedale, non puoi andarlo a disturbare sul lavoro…” 
 
Tornai a casa in preda allo sconforto. In poche ore ero riuscita non solo a far fuggire Emile, ma anche a litigare per l’ennesima volta con mio fratello.
Mi chiusi nella mia camera e mi stesi sul letto, ancora vestita, con la sensazione di aver gettato al vento un anno di paziente lavoro.
Mancavano pochi giorni al Natale e, mentre tornavo a casa, cominciò anche a nevicare fitto, fitto, finché i fiocchi bianchi non riempirono tutta l’aria, posandosi lievemente sui tetti e sulle strade.
La mattina seguente decisi, tuttavia, di fare forza su me stessa e così mi alzai, mi lavai, mi vestii e andai ad aprire il mio atelier. Non so per quale ragione, ma una parte di me era convinta che davanti alla porta avrei trovato Emile.
Emile, invece, non c’era e al suo posto trovai una ragazza che si sfregava le mani per il freddo e che mi disse: “Madame Claudel, ieri sera ero all’inaugurazione della sua mostra e sono rimasta colpita dalle sue sculture… mi piacerebbe imparare qualcosa da lei, ma non so se accetta ancora allievi nel suo atelier…”
“Perché non dovrei accettarli? Non so se ho davvero qualcosa da insegnarti, ma per me sei la benvenuta.”
Lavorai con la mia nuova allieva fino alla vigilia di Natale, pensando che, anche se Emile purtroppo era fuggito di fronte al mio amore, avevo sempre la mia arte a cui dedicare tempo ed energie.
Il pomeriggio della vigilia, tuttavia, trovai una sorpresa inaspettata ad attendermi al ritorno a casa: nella mia camera c’era, infatti, un pacco, posato ai piedi del letto.
“Madame Boulanger, siete stata troppo gentile a farmi un regalo, anche perché io non so come ricambiarvi.” Dissi pensando che fosse stata la mia padrona di casa a farmi quel gesto di gentilezza.
“Non è il mio questo regalo: non sono abituata a fare regali alle persone a cui affitto le camere… stamattina un corriere ha suonato alla porta e ha lasciato questo pacco per voi, io mi sono soltanto limitata a prenderlo.” Rispose tuttavia madame Boulanger, stupita dal fatto che io l’avessi potuta ritenere l’autrice di quel regalo.
Curiosa, ma anche un po’ intimorita dalla mole di quel pacco che troneggiava nella mia stanza, ricoperto di una carta rossa, decorata da motivi natalizi, lo scartai, scoprendo che si trattava di un grammofono, corredato da un disco con una scelta di musiche di Chopin.
Purtroppo non c’era nessun biglietto che potesse rivelarmi chi era stato l’autore di quel prezioso regalo, ma, visto che era senza alcun dubbio destinato a me, lo presi come il segno di una nuova fase della mia vita che si stava aprendo proprio in quel Natale del 1919, perciò, misi su il disco, chiusi gli occhi e mi abbandonai al piacere della musica, pensando che quello era dopo tanto tempo il mio primo Natale da persona libera. ...
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L'AUTRICE
CRISTINA CONTILLI è nata nel 1977 a Camerino nelle Marche, nel 2001 si è laureata in lettere e nel 2006 ha concluso il dottorato di ricerca in italianistica presso l’Università di Macerata, discutendo una tesi su Silvio Pellico, autore a cui ha dedicato diversi libri, curando l’edizione critica del suo epistolario e la riedizione delle sue opere meno conosciute, ma anche scrivendo la sua biografia: “Dalla prigionia nello Spielberg al ritorno alla vita” (Giovane Holden, 2008, Ebookingdom.net, 2010, Lulu.com, 2011). Ha scritto anche diversi historical romance, ambientati nella Francia del 1804-1834, che hanno per protagonisti il conte Alain De Savoia-Soissons e la marchesina Juliette De Sade, alcuni dei quali sono stati tradotti in inglese e pubblicati negli Stati Uniti. Ha pubblicato, inoltre, in collaborazione con la scrittrice genovese Laura Gay: un rosa paranormale (“I misteri di Goodrich Court”, Lulu.com, 2010), un romanzo epistolare (“Un amore mai dimenticato: Silvio Pellico e Cristina Archinto Trivulzio”, Lulu.com, 2010) e una raccolta di racconti erotici (“Il cammino dell’Eros”, Lulu.com, 2011) . Il  suo ultimo libro, uscito a gennaio 2011, si intitola: “Un breve sogno d’amore: Giulia Da Varano e Guidobaldo II della Rovere nell’Italia del ‘500”.
 SE VOLETE SAPERE QUALCOSA IN PIU' SU CAMILLE CLAUDEL , DI CUI RODIN DISSE : " LE HO MOSTRATO L'ORO MA L'ORO CHE  TROVA E' TUTTO SUO", ANDATE QUI.

I VOSTRI COMMENTI, COME AL SOLITO, SONO SEMPRE BENVENUTI!


4 commenti:

  1. Come sempre brava Cry perchè fa rivivere donne del passato...che spesso vengono ingiustamente dimenticat!

    Samanta

    RispondiElimina
  2. Grazie, a Camille ultimamente sono stati dedicati diversi articoli e libri soprattutto in francese però c'è ancora credo molto da scoprire perché ha avuto nel corso della vita 4 atelier diversi e 3 galleristi oltre al fatto di essere stata ricoverata per dei lunghi periodi in manicomio quindi il reperimento e la catalogazione sia delle sue sculture sia delle esposizioni a cui ha partecipato è un lavoro ancora da completare...
    Cristina

    RispondiElimina
  3. ladymacbeth29/01/11, 22:54

    Interessante, un inizio drammatico e una conclusione romantica. Confesso, però, di non riuscire a vederlo solo come racconto e, penso, futuro romanzo.
    La consapevolezza che Camille sia vissuta veramente e, soprattutto, abbia veramente sperimentato le traversie descritte mi angoscia un po' (poi per una come me che soffre di claustrofobia, il pensiero della reclusione forzata è un incubo). Non so se, nella realtà, Camille abbia veramente avuto un amore col suo medico, ma lo spero proprio!
    Cmq complimenti all'autrice e buon lavoro.
    Ciao e grazie.

    RispondiElimina
  4. Nel 1913 Camille venne ricoverata contro la sua volontà perché all'epoca bastavano il parere congiunto di un medico e di un familiare (in questo caso la madre di lei) e per farla uscire ci voleva di nuovo il parere di un medico, ma anche qualcuno che se la prendesse in carico e infatti esce, ma non va a vivere da sola come prima del ricovero, d'altra parte nel momento in cui lei non è più seguita da Emile, può risultare che vive con lui o che comunque è lui ad occuparsene ed è un collega che firma l'entrata o la dimissione...
    Sì, è una storia triste, però, anche interessante perché in fondo Emile era più un farmacista che uno psichiatra (insegna infatti farmacologia clinica e dirigeva anche un laboratorio farmaceutico privato che aveva ereditato dal nonno) e quindi pensava di poterla tenere "tranquilla" con le medicine, però, la situazione di Camille era complessa e quindi anche il romanzo che sta venendo fuori lo è...
    Cristina

    RispondiElimina

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