BLUE NOCTURNE : esce la nuova collana di Harlequin/Mondadori dedicata al paranormal romance

Il successo anche qui in Italia di Twilight ( libro e film ) e di altri romanzi su vampiri e affini è probabile testimonianza di un crescente interesse verso un sotto genere romance che negli Stati Uniti sta riscuotendo già da qualche anno un grandissimo successo, attirando anche una fascia di lettrici più giovani che normalmente non leggono romanzi . (Come insegnante ho potuto vedere in prima persona quanto la saga della Meyer abbia catturato l'attenzione di molte mie allieve adolescenti che, poco abituate alla lettura, non hanno avuto paura di affrontare tomi da 4oo/500 pagine pur di continuare a leggere la storia di Edward e Bella!).

Conscia di questo crescente interesse, la Harlequin Mondadori ha deciso di ampliare l'offerta di questo genere anche da noi, inaugurando questo mese una nuova collana di romanzi, la BLUENOCTURNE, che escirà il 21 aprile con due titoli di autrici di paranormal super famose:
SULLE ALI DELLA NOTTE ( Twilight Phantasies) di Maggie Shayne , primo romanzo di una saga arrivata negli USA al tredicesimo episodio, e DEMON'S NIGHT ( the Darkest Night ) primo romanzo della nuova fortunata serie dei Lords of Underworld di Gena Showalter .
E a giugno due nuovi volumi con altri due episodi delle respettive serie: La regina della notte di Maggie Shayne e Demon's kiss di Gena Showalter.
** Sul sito della Harlequin/Mondadori ( clicca qui per andarci) questi romanzi sono già prenotabili e dopo la data di uscita in edicola saranno acquistabili anche online.

SULLE ALI DELLA NOTTE di Maggie Shayne
(nr.1 collana BlueNocturne di Harlequin/Mondadori)

Dopo secoli di solitudine finalmente una luce illumina l'eterna notte della sua esistenza con la promessa di un amore destinato a durare per sempre.
Condannato all'oscura esistenza dei non-morti da oltre due secoli, Eric Marquand non si è mai lamentato del destino che lo ha costretto a vivere per sempre nelle tenebre. Finché incontra Tamara Dey, la donna che ha conquistato il suo cuore e che non potrà mai essere sua, perché possederla significherebbe distruggerla. Ma lei, pur spaventata dall'aura di disperazione che avvolge quella misteriosa creatura della notte, sa che il suo fato è indissolubilmente legato a quello di Eric e, sfidando ogni logica, abbraccia fiduciosa il sentimento che la trascina tra le braccia dell'affascinante vampiro. E per salvare quell'amore è disposta ad andare contro tutto ciò che ha sempre creduto.

LEGGI IN ANTEPRIMA UN ESTRATTO DEL ROMANZO
( per gentile concessione della Harlequin Mondadori)
Eric si svegliò con la sensazione di avere la testa imbottita di cotone. Non aveva bisogno di finestre per percepire il debole chiarore che indugiava ancora nella parte occidentale della volta celeste. Non era stato il sopraggiungere delle tenebre a svegliarlo; nelle ultime settimane gli era accaduta la stessa cosa ogni sera. Le grida della donna gli echeggiavano nel cervello strappandolo al sonno. Terrore e confusione vibravano in quelle grida strazianti e le sue richieste d'aiuto lo colpivano come un arpione uncinato che gli lacerava il cuore e lo attirava verso di lei. Eppure esitava. L'istinto lo ammoniva a non agire d'impulso. Nei richiami disperati della donna non avvertiva una minaccia imminente, né aveva la sensazione che fossero causati da un pericolo reale. Ma da che cosa, allora?
Il fatto che lei riuscisse a chiamarlo a sé era incredibile. Nessun essere umano era in grado di evocare un vampiro. E il fatto che qualcosa di diverso da un pericolo mortale riuscisse a destarlo dal suo sonno simile alla morte lo sconcertava. Desiderava andare da lei, porle le domande che lo tormentavano. E tuttavia esitava. Aveva lasciato quel luogo molto tempo prima, giurando a se stesso che sarebbe stato lontano da quella ragazza per il suo bene. Aveva sperato che con il tempo e la distanza quell'intenso legame psichico si sarebbe affievolito, ma a quanto pareva non aveva
funzionato.
Si rilassò per un'altra ora nella quiete del suo rifugio sotterraneo. Quando il sole fu tramontato del tutto avvertì la familiare scossa di energia che lo pervadeva sempre in quel momento. I suoi sensi si fecero affilati come una lama e il corpo fu solleticato da mille sensazioni acuminate come spilli.
Si vestì, e dopo aver aperto le numerose serrature che chiudevano la massiccia porta si inoltrò silenziosamente nell'oscurità e spinse la lastra di pietra che si trovava a un'estremità della stanza. La parete si spalancò senza sforzo verso l'interno su quella che sembrava una normale cantina. Dalla parte opposta, la porta sembrava una rastrelliera ben rifornita di bottiglie di vino. Eric la richiuse alle proprie spalle e salì le scale che conducevano all'abitazione vera e propria.
Doveva vederla. Lo sapeva ormai da tempo, anche
se aveva cercato di negarlo: il suo richiamo era irresistibile. Quando la sua voce dolce e tormentata lo raggiungeva nelle pieghe vellutate del sonno, avvertiva con assoluta chiarezza l'angoscia che la torturava. Doveva a tutti i costi conoscere il motivo di tanta ansia. Eric si avvolse in un mantello scuro e uscì dalla porta a vetri del soggiorno. Attraversò il giardino che dal retro della casa si spingeva fino alla scogliera a picco sullo stretto di Long Island, raggiunse l'alta cancellata di ferro che circondava la proprietà e la scavalcò senza difficoltà, dopodiché si incamminò fra gli alberi.
Dopo un po' si fermò, vuotò la mente da ogni pensiero e chiuse gli occhi, aprendosi alla cacofonia di
sensazioni cui di norma negava l'accesso. Quella specie di bombardamento sensoriale lo fece sussultare. Nella sua mente risuonarono voci con toni, inflessioni e intensità diverse, e si sentì pervadere da una miriade di emozioni che andavano dal puro terrore alla gioia incontenibile. Eric cercò di difendersi dal turbine di sensazioni fisiche, piacevoli e dolorose, che imperversavano
dentro di lui. Non era in grado di individuare la mente di una persona particolare, a meno che non
gli stesse inviando un messaggio ben preciso... proprio come stava facendo lei in quel momento. A poco a poco acquisì il controllo di quella caotica accozzaglia di sensazioni e le passò al setaccio una per una, cercando di individuare la sua voce, i suoi pensieri. Nel momento in cui ci riuscì, si voltò nella direzione in cui lei si trovava. Quando si avvicinò al campo di pattinaggio e la vide,
si sentì mancare il fiato. Stava volteggiando al centro della superficie ghiacciata, illuminata dal chiaro
di luna, il viso trasfigurato da un'espressione struggente, quasi fosse innamorata della notte. A un tratto si fermò, allargò le braccia con la grazia di una ballerina e ripartì lentamente, poi accelerò di nuovo disegnando degli otto sul ghiaccio, si voltò e continuò a pattinare all'indietro a passo incrociato, rallentando gradualmente.
Guardandola, Eric avvertì un curioso bruciore alla gola. Erano trascorsi vent'anni da quando si era allontanato dal letto d'ospedale in cui giaceva quella bambina dai capelli corvini dopo averle salvato la vita. Ricordava con estrema chiarezza come lei avesse aperto gli occhi e si fosse aggrappata alla sua mano. Lo aveva chiamato per nome implorandolo di non lasciarla.
Lo aveva chiamato per nome, anche se non l'aveva mai visto prima di quella notte! In quel momento si era reso conto di quanto forte fosse il loro legame, e aveva deciso di andarsene.
Ricordava ancora ciò che era successo?, si domandò.
Lo avrebbe riconosciuto, vedendolo di nuovo?
Comunque fosse, non aveva intenzione di metterla alla prova. Tutto ciò che desiderava era guardarla, e penetrare nella sua mente per capire la causa degli incubi che l'angosciavano.
Lei si avvicinò a una panchina e vi posò i paraorecchie, poi scosse la testa e i capelli le scesero disordinatamente sulle spalle come un manto di riccioli neri. Si sfilò il giaccone, e dopo averlo appoggiato sullo schienale della panchina senza accorgersi che era caduto nella neve fresca, si girò e riprese a pattinare.
Eric aprì la mente e si sintonizzò su quella di lei, affilando i propri sensi. Bastarono pochi secondi, e
ancora una volta la forza del legame mentale che invariabilmente si instaurava tra loro lo stupì. Riusciva a udire i suoi pensieri con una chiarezza sconvolgente.
Sentì una musica, quella al ritmo della quale lei stava volteggiando sul ghiaccio. A un certo punto la
melodia si affievolì e lei parlò tra sé. Un axel adesso.
Brava Tamara. Un po' più veloce... ora!
Gli si strinse il cuore, guardandola. Era così bella, così aggraziata, con gli orecchini di diamanti che luccicavano alla luce della luna come se fossero magicamente intessuti nei suoi capelli. Possibile che fosse il suo Giuda? Un traditore travestito da angelo? Si sforzò di ristabilire il contatto con la sua mente, ma tutto quello che riuscì a percepire furono gioia ed esuberanza, e ancora quella melodia, l'ouverture dell'Impresario Teatrale. Tamara pattinava in perfetta armonia con il ritmo incalzante del brano, quando a un tratto la musica si interruppe bruscamente e lei si fermò al centro della pista, la testa inclinata, come se avesse udito un rumore che non riusciva a identificare.
Tamara si girò su se stessa con estrema lentezza, guardandosi intorno, e si fermò solo nel momento in cui lo ebbe di fronte, anche se Eric sapeva che non poteva vederlo, vestito di nero e immerso com'era nell'oscurità. Eppure lei aggrottò la fronte e si avviò nella sua direzione.
Possibile che il loro legame fosse così forte che lei avvertiva la sua presenza? Si era accorta che le stava sondando la mente? Eric si voltò con l'intenzione di allontanarsi, ma frenando lei sollevò dei frammenti di ghiaccio che gli colpirono le gambe. Avvertì il calore che si irradiava dal suo corpo surriscaldato dall'attività fisica. Lei lo aveva visto, a quel punto. Il suo sguardo gli tracciò una scia rovente sulla schiena, e lui non riuscì ad allontanarsi. Pur sapendo che era una follia,
Eric si voltò e la guardò negli occhi. Tamara lo fissò sbigottita per qualche istante. Aveva
le guance e la punta del naso arrossate, il fiato condensandosi le usciva dalla bocca formando delle nuvolette, e una vena le pulsava lieve sul collo. Pur costringendosi a distogliere lo sguardo dalla sua gola, Eric continuò a sentire dentro di sé quel lieve battito, come Beethoven doveva avere avvertito l'impatto fisico della propria musica. Scoprì di non poter distogliere lo sguardo dai suoi occhi: lo tenevano prigioniero, come se anche lei possedesse il potere di comandare sugli esseri umani. Eric si sentì annegare in quelle pozze enormi e profonde, così scure che faticava a distinguerne
le pupille. Mio Dio, pensò, sembrava già una di loro.
Tamara si accigliò e scosse il capo come se volesse scuotersi la neve dai capelli. «Mi dispiace, credevo si trattasse...»
La frase le morì sulle labbra, ma Eric aveva già capito.Aveva pensato che si trattasse di qualcuno che conosceva, qualcuno che le era molto vicino. E in effetti non si sbagliava. «... di qualcun altro» concluse al posto suo. «Mi capita spesso. Credo di avere un viso
molto comune.» Le sondò la mente cercando di scoprire se per caso lo avesse riconosciuto, ma lei non serbava alcun ricordo del loro precedente incontro.
Nella sua mente c'era solo quel potente desiderio, quel bisogno cui non sapeva dare spiegazione. «Buonanotte» le disse, voltandosi.
Non aveva ancora mosso il primo passo, che sentì la sua silenziosa supplica. Ti prego, non andare via! Si voltò di nuovo, incapace di resistere a quel richiamo.
La parte razionale della sua mente non faceva che pensare al tesserino del DPI che aveva trovato nel portafoglio della ragazza. Il cuore invece gli suggeriva di stringerla tra le braccia. Crescendo, Tamara si era trasformata in una donna molto attraente, la cui bellezza avrebbe tolto il fiato a qualunque uomo. I suoi occhi erano lucidi di pianto e quella scoperta lo turbò profondamente.
«Sono certa che ci conosciamo» sussurrò lei con voce tremante. «Dimmi chi sei.»
«Devi esserti sbagliata» ripeté Eric. «Sono certo che non ci siamo mai visti.» Fece per voltarsi, ma
questa volta lei si avvicinò, allungando una mano verso di lui. Il movimento le fece perdere l'equilibrio e fu solo grazie alla sua velocità sovrumana se Eric riuscì a voltarsi in tempo per impedirle di cadere: le sue braccia si strinsero intorno al suo corpo snello e delicato, attirandolo contro di sé.
Qualcosa gli impedì di lasciarla andare. La tenne stretta, e anziché opporre resistenza lei gli posò il capo sul petto, all'altezza del cuore che gli batteva all'impazzata. Il profumo che emanava da lei era inebriante e quando gli posò le mani sulle spalle, come per ritrovare l'equilibrio, Eric capì che avrebbe preferito morire mille volte piuttosto che lasciarla andare.
Tamara sollevò il capo e lo guardò dritto negli occhi.
«Noi ci conosciamo, vero?»

DEMON'S NIGHT di Gena Showalter
(nr.2 collana BlueNocturne di Harlequin/Mondadori)

I guerrieri avevano scatenato il male per vendicare il loro orgoglio ferito e ora erano costretti a ospitarlo dentro di sé. Così erano nati i Signori degli Inferi. Un guerriero immortale costretto da una maledizione a morire e a risorgere ogni notte... Una giovane donna mortale tormentata dagli echi del passato... Da sempre Ashlyn Darrow sente le voci delle persone che il destino ha condotto in quei luoghi. Un tormento che non le dà pace, finché non viene a sapere che nella cupa fortezza alle porte di Budapest vivono delle creature dai poteri soprannaturali in grado di salvarla. Quando incontra Maddox, un impetuoso guerriero prigioniero di un inferno tutto suo, per lei è come un sogno che si avvera. Le voci improvvisamente tacciono, e una passione irresistibile l'attrae verso quell'uomo cupo e affascinante. Ma ogni bacio, ogni carezza, la conducono più vicino alla distruzione, e a un'estrema prova d'amore.

LEGGI IN ANTEPRIMA UN ESTRATTO DEL ROMANZO
( per gentile concessione della Harlequin Mondadori)

Ogni notte la morte arrivava in modo lento e doloroso e ogni mattina Maddox si risvegliava sapendo di dover morire di nuovo. Questa era la sua maledizione e il suo castigo eterno. Si passò la lingua sui denti, desiderando che fosse una lama con cui tagliare la gola al nemico. Era già trascorsa quasi tutta la giornata: sentiva il tempo scorrere via, un velenoso ticchettio nella sua mente, e ogni singolo movimento delle lancette gli ricordava il dolore e la mortalità. Tra poco più di un'ora il primo colpo gli avrebbe trafitto lo stomaco, senza che lui potesse farci niente: la morte sarebbe arrivata inesorabile. «Maledetti dei» borbottò tra i denti, accelerando la velocità con cui si esercitava con i pesi.
«Sì, sono tutti dei bastardi» concordò una voce familiare alle sue spalle. Maddox non rallentò il ritmo all'intrusione di Torin.Aveva sfogato la frustrazione e la rabbia per due ore, colpendo la sacca da pugile, camminando sul tapis roulant e ora sollevando pesi; rivoli di sudore gli colavano sul petto nudo e le braccia, sottolineando i muscoli possenti. Avrebbe dovuto sentirsi esausto mentalmente come lo era fisicamente e invece le emozioni erano più intense e cupe che mai.
«Non dovresti essere qui» disse. «Non volevo interromperti, ma è successa una cosa » si giustificò Torin con un sospiro.
«Occupatene, allora.»
«Non posso.»
«Provaci; io non sono in grado di aiutarti.»

In quelle ultime settimane bastava poco per suscitare la sua collera assassina a cui nessuno scampava, neanche i suoi amici. Anzi, soprattutto i suoi amici. Non era quella la sua intenzione, ma a volte non riusciva a controllare l'impulso di colpire e straziare.
«Maddox...»
«Ho i nervi a fiori di pelle, Torin» gracchiò lui. «Farei più male che bene.»
Maddox conosceva i suoi limiti da migliaia di anni,fin dal giorno maledetto in cui gli dei avevano scelto una donna per un compito che avrebbero dovuto affidare a lui. Pandora era la guerriera più forte del suo tempo, ma lui era migliore e più capace, eppure era stato considerato troppo debole per vigilare su dimOuniak, un vaso sacro che conteneva demoni così malvagi e devastanti da non poter restare neanche negli Inferi. Maddox non avrebbe certo permesso che venisse distrutto; si era sentito invadere dalla frustrazione per quell'affronto, un sentimento condiviso da tutti i guerrieri che ora vivevano là. Avevano combattuto e ucciso per il re degli dei, l'avevano protetto con cura e si aspettavano che quel compito venisse affidato a loro. Il fatto che invece fosse stata scelta Pandora costituiva un'intollerabile umiliazione. La notte in cui avevano rubato il vaso a Pandora e liberato nel mondo un'orda di demoni volevano solo dare una lezione agli dei, ma il piano per dimostrare il loro potere era fallito: nel parapiglia il vaso era scomparso e i guerrieri non erano riusciti a ricatturare gli spiriti maligni. Il mondo era piombato nel caos e nelle tenebre, fino a quando il re degli dei era intervenuto, condannando ogni guerriero a ospitare un demone dentro di sé. Era stato un castigo esemplare e adeguato: i guerrieri avevano scatenato il male per vendicare il loro orgoglio ferito e ora erano costretti a ospitarlo. Così erano nati i Signori degli Inferi. A Maddox era stato assegnato il demone della Violenza, che ormai faceva parte di lui come il cuore o i polmoni. L'uomo non poteva vivere senza il demone e il demone non poteva manifestarsi senza l'uomo: erano connessi come due metà di un insieme. Fin dall'inizio la creatura che viveva dentro di lui lo aveva spinto a commettere azioni odiose e malvagie e Maddox era stato costretto a obbedire, perfino quando si trattava di uccidere una donna... come era successo con Pandora. Maddox strinse così forte i pesi che le nocche divennero bianche: nel corso degli anni era riuscito a controllare gli stimoli più ignobili del demone, ma era una lotta costante e lui sapeva che avrebbe potuto cedere in qualsiasi momento. Che cosa avrebbe dato per un giorno di calma, senza quel desiderio travolgente di fare del male agli altri, senza battaglie interiori, preoccupazioni e morte! Un giorno di pace...
«Non sei al sicuro qui» disse all'amico, ancora fermo sulla porta.
«Devi andartene.»
Posò la sbarra a cui
erano attaccati i pesi e si mise a sedere.
«Solo Lucien
e Reyes possono starmi vicino quando muoio.» E solo perché, per quanto riluttanti, avevano un ruolo da svolgere. Erano impotenti nei confronti dei loro demoni come Maddox lo era nei confronti del suo.
«Manca ancora un'ora.» Torin gli lanciò un asciu
gamano per tergersi il sudore.
«Correrò il rischio.»
Maddox lo prese al volo e se lo passò sulla faccia.
«Acqua.»
Non aveva ancora finito di chiedere, che una bottiglietta
ghiacciata fendette l'aria: l'afferrò con destrezza, la scolò avido e studiò l'amico. Come al solito Torin era tutto vestito di nero e portava i guanti. I capelli chiari gli ricadevano sulle spalle e incorniciavano un viso che le donne mortali consideravano bellissimo. Non sapevano che quell'uomo era un demone dall'aspetto angelico, anche se in realtà avrebbero dovuto capirlo: pareva emanare insolenza e nei suoi occhi verdi brillava una luce inquietante. Sarebbe stato capace di riderti in faccia mentre ti cavava il cuore, o magari mentre si cavava il cuore. Per sopravvivere erano tutti costretti a trovare un po' di umorismo dove potevano. Come tutti gli abitanti della fortezza di Budapest, Torin era un dannato: non moriva tutte le notti come Maddox, ma non poteva toccare un essere vivente senza trasmettergli qualche terribile infezione. Torin era posseduto dal demone della Malattia. Non toccava una donna da oltre quattrocento anni: aveva imparato quella dura lezione quando, cedendo al desiderio, aveva accarezzato il viso di una donna e scatenato un'epidemia che aveva decimato un villaggio dopo l'altro, uccidendo un enorme numero di esseri umani.
«Cinque minuti del tuo tempo: è tutto quello che ti chiedo» proseguì Torin risoluto.
«Pensi che oggi verremo puniti per aver insultato
gli dei?» chiese Maddox, ignorando la sua richiesta. Se non avesse permesso a nessuno di chiedergli un favore,non si sarebbe sentito in colpa al momento di rifiutarlo.
«Ogni nostro respiro è una punizione» rispose l'amico
con un sospiro. Era vero. Maddox arricciò le labbra in un sorriso lento e affilato e inclinò la testa verso il soffitto. Bastardi. Punitemi ancora, se osate. Forse allora sarebbe finalmente svanito nel nulla. Comunque dubitava che gli dei lo avrebbero ascoltato: dopo aver scagliato su di lui la maledizione di morte, lo avevano ignorato, fingendo di non sentire le sue invocazioni di perdono e assoluzione, le sue promesse e i suoi disperati tentativi di concludere un accordo. E comunque, cos'altro potevano fargli? Niente poteva essere peggio di morire ogni notte, di ritrovarsi privato di tutto ciò che era buono e giusto e di ospitare nel corpo e nella mente il demone della Violenza. Maddox balzò in piedi e lanciò in un cesto l'asciugamano umido e la bottiglia dell'acqua vuota, poi attraversò la stanza, raggiunse l'alcova semi-circolare di vetro colorato e guardò fuori nella notte attraverso l'unica parte trasparente.
Vide il Paradiso.

Vide l'Inferno.

Vide la libertà, la prigionia, tutto e niente.
Vide... la sua casa.
La fortezza era situata in cima a una collina affacciata sulla città: le luci brillavano intense, illuminavano il cielo di velluto e si riflettevano sul Danubio e sugli alberi carichi di neve. Spinti dal vento, i fiocchi candidi danzavano nell'aria. Lassù lui e gli altri potevano godere di un po' di intimità nei confronti del resto del mondo e potevano andare e venire senza essere costretti ad affrontare raffiche di domande. Perché non invecchi? Perché di notte urla disumane scuotono la foresta? Perché talvolta sembri un mostro?

Cosa pensate di questa nuova iniziativa della Harlequin/Mondadori di inaugurare una nuova collana di paranormal romance? Vi attirano i primi due titoli? Lasciate i vostri commenti.

6 commenti:

  1. Domani, sarò all'edicola in appostamento...scherzo, ma non troppo!!! :))

    RispondiElimina
  2. Sicuramente leggerò Sulle ali della notte ma anche per l'altro sono molto curiosa!Mi piace molto questo genere vampiresco così diverso dalle solite ambientazioni che trovo nei romanzi che leggo.

    RispondiElimina
  3. Ciao, ti segnalo un romanzo che ho appena letto e ho trovato molto carino dell'autrice Judith Ivory, The proposition.

    RispondiElimina
  4. LadyAileen24/04/09, 22:19

    Ho preso entrambi il 21 aprile prima che qualcuno mi battesse sul tempo. ^_^ Sono rimasta stregata da entrambi i titoli. Hanno la grandezza de "I ROMANZI STORICI" solo con più pagine.
    Però ho scoperto che invece la Mondadori ha deciso di chiudere la collana I ROMANZI MISTERE ma che continuerà a pubblicare romanzi accorpandoli con la collana principale. Avevo proposto di evitare tutte queste collane e di far uscire semplicemente 6 romance al mese ma non ho ricevuto risposta. ^_^
    E in più ci sarà anche un ritocco al prezzo.

    RispondiElimina
  5. Sì, Lady, di questo avevamo parlato in questo post (http://bibliotecaromantica.blogspot.com/2009/04/novita-in-edicola-scompare-la-collana.html), forse non l'hai notato. Molte lettrico ormai appassionate del genere non sono per niente contente della decisione della Mondadori riguardo a I Romanzi. Per fortuna c'è questa belal novità della Harlequin Mondadori ( che sempre Mondadori è ma...altra parrocchia!)
    Facci sapere cosa pensi dei romanzi quando li avrai letti!

    Francy

    RispondiElimina
  6. Li ho acquistati entrambi appena usciti, sto leggendo "Demon's Night" sono circa a metà e mi sta piacendo moltissimo!!!

    RispondiElimina

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