CHRISTMAS IN LOVE: LA MALEDIZIONE DEL NATALE



Odio il Natale!
Ogni anno, a metà Dicembre, mi dico che questa volta sarà diverso, che andrà tutto bene, che finalmente sarò come chiunque altro, avvolta nel dolce clima festivo. Poi, arriva il 24 e l’illusione crolla. La cena brucia incendiando parte della cucina, lo zio si strozza, mio cugino spacca denti e non so quante centinaia di euro di pianoforte nuovo. Una lunga lista d’incidenti, ricordi indelebili
( ho ancora le cicatrici di quella volta che caddi con albero e addobbi al seguito) di vacanze poco pacifiche.
Il prossimo però, sarebbe stato il mio venticinquesimo Natale su questa terra, il primo da fidanzata. Non avrei permesso a questa  maledizione di vincere anche stavolta, ero determinata ad essere felice.
Avevo quindi deciso di raggiungere il mio ragazzo a Roma, un giorno prima del previsto.
Mi vedevo già la scena: cenetta romantica solo per noi prima della mischia di parenti, una camera in un hotel lontano dal caos cittadino, e il mio completino nuovo come regalo anticipato.
Arrivata a casa dei suoi, suonai il campanello.
“Giulia, ma che sorpresa, vi aspettavamo per domani. Ma dov’è Ale, cerca il parcheggio?”
Eccolo il brivido che precede il disastro natalizio, appena un attimo prima che la bomba scoppi.
La maledizione del Natale non lasciava scampo.
Forse quella donna sulla porta, con grembiule, bigodini e retina era la madre di un altro Alessio, che sarebbe arrivato domani con la sua fidanzata Giulia, perché quello che conviveva con me da due mesi, era qui a Roma da una settimana.
Lo dissi alla signora, lei sbiancò e filò in soggiorno senza aggiungere una parola.
Prese il telefono. Tre squilli e lui rispose.
Certo che era ancora a Pisa, non si ricordava che gli aveva detto che sarebbe arrivato domani? Certo che stava bene.
Lei mi fissò negli occhi sicura di trovarvi una soluzione al mistero.
Allungai la mano e salutai l’interlocutore.
Sì ero proprio io e sì, ero con sua madre a Roma, senza di lui. No, non mi interessavano le scuse ed era proprio come pensavo.
Lasciai il telefono sul tavolo, mentre le parole ‘confuso’ e ‘tempo per me stesso’ mi seguirono fino alla soglia. Presi il trolley e chiusi la porta alle mie spalle.
Raggiunta la pace della stanza 23, prenotai un biglietto del treno per il giorno dopo.
Poi riempii la vasca, ci buttai tutta la boccetta omaggio e mi immersi in una coltre di schiuma al muschio bianco.
Nella camera da letto il cellulare squillava senza tregua. Presi fiato e sprofondai nel silenzio dell’acqua, mentre le lacrime si confondevano con il resto.
Odiavo il Natale, e in questo 2009, lo schifo era arrivato pure un giorno prima.
A colazione, ero tornata l’immagine di una felice e sana ragazza. Profumavo di muschio bianco, niente occhiaie grazie ad un trucco impeccabile e il completino nuovo mi faceva sentire sexy. Nessuno avrebbe sospettato che vedere i due piccioncini del tavolo accanto al mio imboccarsi teneramente, mi causava un travaso di bile. Il fatto che fossimo solo noi tre nella sala, non migliorava certo la situazione.
Finalmente un nuovo ospite si unì a noi.
Guardò i due innamorati, poi me, poi di nuovo loro e ancora me.
Sorrise o forse sogghignò  e andò a prendersi un cornetto.
Finita la colazione, presi il trolley e attesi l’arrivo del taxi che il gentile concierge aveva chiamato per me. Aspettavo da alcuni minuti, quando proprio quest’ultimo mi si avvicinò seguito dal sogghignante ragazzo della colazione.
“Mi scusi signorina Molinari, ma c’è stato un disguido con i taxi; anche questo signore lo ha prenotato e per sbaglio la società ne ha mandato uno solo.”
“Glielo cederei volentieri, ma ho un treno da prendere e ho paura di perderlo se aspetto l’altro” disse il giovane.
“Allora se non le dispiace, potremmo andare insieme, anch’io dovrei prendere il treno”.
Lo so, non si va in macchina con degli sconosciuti, ma questo era diverso, ci sarebbe stato un tassista con noi.
Lui sorrise, mi porse la mano e si presentò.
Si chiamava Luca.
“Almeno potrà dire ai suoi di non essere salita in auto con un perfetto estraneo” aggiunse.
Oddio, mi leggeva nel pensiero?
Sorrise ancora, prese la mia valigia e la caricò in bauliera, poi aprì lo sportello e mi fece accomodare.
Restammo in silenzio per un po’, ognuno preso dai propri pensieri.
Possibile che tutto fosse successo solo il giorno prima? Avevo avuto l’idea e nel giro di mezzora, biglietto alla mano e booking on-line fatto, giravo per il corso alla ricerca del completino per le follie notturne.
Posto di seconda classe sul treno Pisa-Roma 53,90 euro con ****
Camera con balcone vista città 200 euro con ****
Mise per sedurlo in pizzo e swarovsky 57 euro con ****
Liberarsi di uno stronzo, non ha prezzo!
“Siamo bloccati, c’è un incidente” disse il mio compagno di viaggio.
“Scusi quanto ci vuole per arrivare alla stazione?” chiesi al tassista.
“Una quarantina di minuti.”
“E a piedi?”
“Venti.”
“Il mio treno parte tra mezz’ora, è meglio se scendo qui” dissi rivolta ad entrambi gli uomini.
“Stavo pensando la stessa cosa. Anche il mio parte tra poco.”
Fu così che ci addentrammo armi e bagagli nel traffico romano.
Venne fuori che eravamo entrambi diretti a Pisa e che i nostri posti non erano poi così distanti.
Mi raccontò di aver rinunciato alla cena con i colleghi per poter festeggiare il Natale con i suoi.
Stava aspettando che lo trasferissero a Firenze, così da essere più vicino, e meno immerso in una grande città, che per uno cresciuto in un paesino, rappresentava il massimo dell’alienazione.
Parlando parlando, scoprimmo di avere amici in comune, di essere andati al mare tutte le estati allo stesso bagno e di aver frequentato lo stesso liceo.
Lui sorrideva molto e si sistemava un ciuffo di capelli ribelli in continuazione. Aveva gli occhi nocciola che seguivano il mondo curiosi e un naso di un certo carattere, che rendeva il suo viso particolare e raffinato.
Arrivammo sul binario giusto in tempo e, visto che non c’era molta gente, ci sedemmo vicini.
Non ricordo il momento preciso in cui mi accorsi che lo stavo rapportando ad Ale lo stronzo, ricordo solo che continuavo a ripetere che erano completamente diversi.
Questo ragazzo alto e magro, continuava a far battute, a sorridere e a chiedere le cose più  assurde sul mio conto.
Chi domanderebbe ad una persona conosciuta da poco se preferisce l’inglese o il francese, se è del partito dei ‘solo dolce a colazione’ o del toast e valdostana.
Io no di certo.Le mie erano domande canoniche: studio, lavoro, famiglia.
Poi mi ritrovai a parlare del motivo del mio viaggio a Roma.
Esposi i fatti senza sentimentalismo, perché non volevo la sua compassione. Partii dalla maledizione del Natale fino ad arrivare alla mia personalizzazione della pubblicità della carta di credito.
Lui scoppiò a ridere, poi mi guardò malizioso e mi chiese: “ Che fine ha fatto quel completino?”
Risposi la verità senza pensarci, ma già a metà frase cominciai ad arrossire.
Non si parla d’intimo con un estraneo, soprattutto se è un bel ragazzo e se non ci sono possibilità di fuga (o di sotterrarsi).
Smise di ridere.
Mi fissò per alcuni secondi senza battere ciglio.
Si schiarì la voce e disse: “ Questo Ale doveva proprio essere un idiota”.
Rimanemmo in silenzio per un po’.
Guardavo ostinata fuori dal finestrino e non riuscivo ad abbassare la mia frequenza cardiaca nemmeno con tutta la buona volontà. 
Qualcosa era cambiato nel giro di attimi.
Tutta la sua persona era passata da un lontano e nebuloso personaggio maschile ad un concreto Luca che mi fissava incessantemente.
Raccolto il coraggio mi girai.
Sorrise e mi domandò:  “Che fai questa sera?”
Deglutii .“In realtà niente. Perché?”
“Pensavo che, magari, potevamo iniziare con una cena romantica...” sorrise.
“Non ti farò vedere questo completino!”
“Non questo…? Interessante!”
“Volevo dire che… sai cosa volevo dire!”
“Già. Beh intanto andiamo a cena”.
Non vide quel completino per un po’ di tempo, ma passai il più bel Natale della mia vita.
La maledizione era spezzata.
Ale lo stronzo si ritrovò solo come un cane, perché la tipa che aveva passato la settimana con lui scoprì che era fidanzato e gli dette il ben servito.
Tra pochi giorni sarà  il 25 dicembre e non vedo l’ora che arrivi perché è il primo anniversario con Luca. Dice di avere in serbo una sorpresa speciale che mi farà vivere le feste in uno stato di grazia… credo abbia a che fare con una certa scatolina quadrata che ho trovato casualmente nel ripiano in alto dell’armadio. 
GLORIA DANGELO (*)



(*) Questo è uno pseudonimo, il vero nome dell'autrice che verrà svelato a fine concorso.


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