NEW PENS FOR ROMANCE presenta... CATHERINE COLBERT


Per l'appuntamento di oggi con New Pens For Romance diamo il benvenuto a CATHERINE COLBERT , nom de plume di una lettrice del blog che si diletta a scrivere romance e che ha voluto regalarci un estratto di un suo romanzo inedito. Si tratta di una storia molto articolata che ha sullo sfondo il Risorgimenti italiano. Un periodo storico davvero affascinante... Buona Lettura!


LA TRAMA DEL ROMANZO
Giulia (Iulia Katarina Muravyov) è una nobile di origine russa, nata nel 1826 a Torino, dove la madre si è rifugiata dopo che il marito è stato condannato a morte per aver partecipato alla rivoluzione decabrista dell’anno precedente. Nel 1855, durante la guerra in Crimea, Giulia si innamora di un ufficiale medico dell’esercito piemontese di origine ungherese, il conte Theodore Von Berg, rimane incinta e lo sposa, ma dopo pochi anni il loro matrimonio è già in crisi e così, quando, nel 1859, durante la seconda guerra di indipendenza, Giulia che si trova al fronte come infermiera volontaria, conosce il corrispondente del “Times” Ferdinand Eber, anche lui di origine ungherese, si accorge di provare qualcosa per lui, ma pensa inizialmente che i suoi sentimenti siano solo il frutto della situazione difficile che sta attraversando con il marito e così decide di fare il possibile per allontanare Ferdinand, anche perché nel frattempo ha maturato la convinzione che Ferdinand non sia solo un giornalista, ma sia anche un agente segreto inglese, inviato in Italia per controllare le iniziative militari di Garibaldi... nel pieno della lotta per l’indipendenza italiana tra battaglie, fughe e imprevisti, riusciranno Giulia e Ferdinand a fidarsi l’uno dell’altro e a vivere fino in fondo la loro storia d’amore?

Estratto tratto dai capitoli 1-7-8-10

Appena era tornato a Torino, Istvan era andato a trovare Theodore nell’ospedale militare dove prestava servizio. Voleva, infatti, sia parlare con l’amico sia riannodare i rapporti con gli esuli ungheresi che stavano tornando a Torino in vista della ricostituzione della “legione ungherese”, sciolta dieci anni prima, dopo la sconfitta di Novara e di cui ora Cavour aveva autorizzato la ricostruzione, integrandola nella “Guardia nazionale”.

Theodore era, però, abbastanza isolato rispetto a quell’ambiente, la delusione che aveva provato nel 1849 lo aveva fatto arrivare a posizioni più moderate di dieci anni prima e l’esperienza in Crimea gli aveva posto di fronte tutta la violenza e le ingiustizie legate alla guerra, anche una guerra combattuta con motivazioni giuste.

Anche se non condivideva gli entusiasmi degli altri esuli nei confronti della nuova guerra, Theodore aveva accettato di ospitare nella sua casa di Torino il conte Lajos (Luigi) Tüköry de Algyest. Non immaginava che Giulia sarebbe rimasta colpita da quell’ospite inatteso.
“Contessa Von Berg, io sono grato dell’ospitalità di suo marito, ma, appena la legione ungherese sarà stata ricostituita, andrò al fronte e toglierò il disturbo.”
“Nessun disturbo.” Gli aveva risposto Giulia, osservando il conte che aveva dieci anni abbondanti meno di suo marito e che era alto e robusto, ma proporzionato nelle forme.Era vestito in abiti civili, perché le uniformi della legione non erano ancora pronte, ma Giulia aveva istintivamente pensato che sarebbe stato ancora più affascinante con la divisa addosso.Si era sentita, però, a disagio di fronte all’idea che ormai provava per suo marito Theodore più un senso di affetto e di solidarietà che di amore.

“Possibile che dopo appena cinque anni di matrimonio tra noi debba finire tutto così?” Si era chiesta Giulia, ma Lajos aveva pensato invece di averla offesa con le sue parole e le aveva detto: “Non volevo dire che voi mi considerate un disturbo, volevo soltanto dire che non intendo abusare della vostra gentilezza… non parlo molto bene l’italiano e forse mi sono espresso male…”
“No, no, non ci avete offesi, ma io poco fa ero sovrappensiero…. a volte mi capita…” Gli aveva risposto Giulia per rassicurarlo.
Proprio in quel momento era tornato a casa Theodore che aveva trovato Giulia con Lajos: “Vi ha accompagnato il colonnello Istvan Turr?” Gli aveva chiesto Thodore.
“Sì e pensava di trovarvi a casa.”
“Mi hanno cambiato un turno di servizio in ospedale, ma vedo che ha pensato Giulia ad accoglierti.”
Lajos aveva percepito una certa tensione nella voce di Theodore e si era preoccupato: “Mi ci manca solo di trovarmi in mezzo ad una coppia in crisi… io sono venuto a Torino per combattere per la libertà, non per lasciarmi distrarre dai begli occhi di una contessa russa.”
(…)
Giulia aveva rivisto Lajos al fronte un mese dopo, era stato ferito ad una spalla nella battaglia di Palestro e si lamentava, perché era costretto a letto ormai da due giorni e ad ogni movimento che faceva gli si risvegliava il dolore.
Quando l’aveva riconosciuta, Lajos l’aveva chiamata: “Contessa Von Berg, potrebbe spostarmi il cuscino?”
Giulia gli si era avvicinata e gliela aveva sistemato, ma Lajos le aveva chiesto: “Me lo potrebbe mettere più in alto, così non va a premere contro la ferita.”
“E’ stato ferito ad una spalla, non alle mani e ci sono persone in condizioni più gravi delle sue, perciò non posso passare tutta la giornata ad aggiustare il suo cuscino.” Lo aveva rimproverato Giulia.
Quando lei si era allontanata, perché era stata chiamata da un medico militare, un altro ferito aveva detto a Lajos: “E’ inutile che cerchi di far commuovere la contessa Von Berg.”
“Perché?”
“Perché tiene tutti i pazienti a distanza, durante la guerra in Crimea si è lasciata, infatti, avvicinare troppo da un ufficiale e si è trovata nei guai.”
“Quali guai?”
“Un bambino in arrivo, senza essere sposata.”
“E poi? L’ufficiale era il conte Von Berg che per fortuna era davvero innamorato di lei e l’ha sposata in fretta e furia direttamente al fronte per paura che facesse prima il loro bambino a nascere che la guerra in Crimea ad arrivare alla fine.”
“E poi?”
“E’ scoppiata un’epidemia di colera e sono morti quasi 2000 uomini tra le fila dell’esercito piemontese, anche la contessa si è ammalata, per curare i soldati contagiati, per fortuna è riuscita a guarire, ma purtroppo ha perso il bambino.”
“Quindi si è sposata perché attendeva un figlio e poi si è pentita della propria scelta?”
“Chi può saperlo… all’epoca della guerra in Crimea sembrava davvero innamorata del conte Von Berg, ma ora sembra che non lo sia più.”

Quando aveva incontrato Giulia in una delle stanze dell’ospedale da campo Theodore le aveva detto: “Hai la divisa macchiata di sangue, per ragioni igieniche è meglio che ti vai a cambiare…”
“Sono appena uscita da un intervento di amputazione… è per questo che sono in queste condizioni…”
“Non ti sto rimproverando, Giulia, ti sto solo dicendo che è meglio se ti cambi la divisa… lo so che i miei scrupoli a qualche collega possono sembrare eccessivi, ma mantenere un ospedale militare in condizioni igieniche buone è importante…”
“Sì, Theo, hai ragione… ora mi vado a mettere una divisa pulita…”
Giulia era entrata in una stanza, riservata alle infermiere e aveva iniziato a slacciarsi i bottoni della divisa. Quando se l’era sfilata, aveva notato meglio le macchie di sangue sul corpetto e così aveva versato dell’acqua in un catino e l’aveva messa a bagno: “L’acqua fredda, di solito basta per togliere il sangue.” Aveva pensato, dopo averla lasciata in ammollo, mentre si passava del disinfettante sulle mani, prima di indossare una divisa pulita, ma non aveva fatto in tempo ad indossarla, perché aveva sentito dei passi alle sue spalle e istintivamente si era voltata.
“Questa stanza è riservata alle infermiere, qui non si può entrare.” Aveva protestato Giulia, quando si era trovata di fronte un uomo sui trentacinque anni in abiti civili.
“Sono un giornalista… e non sapevo che non si potesse entrare… Mi chiamo Ferdinand Eber e sono giunto da poco in Italia come corrispondente del Times.” si era giustificato l’uomo.
“Ormai è entrato, ma almeno adesso si volti, perché io mi devo cambiare…” Gli aveva risposto Giulia con un tono infastidito, perché non aveva nessuna voglia di essere vista in mutandoni e sottoveste da un perfetto estraneo.
“Esco e l’attendo fuori, ma poi vorrei parlare con lei… non tutti gli eserciti hanno, infatti, dei corpi di infermiere volontarie…” Aveva concluso Ferdinand, rendendosi conto che la sua presenza metteva in imbarazzo Giulia.
Appena Giulia era uscita, era stata, però, reclamata da Theodore: “C’è un paziente ferito due giorni fa a cui va cambiata la fasciatura per evitare infezioni ed ho bisogno del tuo aiuto.”
Giulia si era girata verso il giornalista e gli aveva detto: “Mi dispiace, ma devo andare…”
“E la nostra intervista?”
“Sarà per un’altra volta, sono sicura che ci rivedremo…”(…)
Durante la spedizione dei Mille di Garibaldi Istvan era stato ferito gravemente ed era stato costretto a rientrare a Torino.
Era stato ricoverato nell’ospedale dove lavorava Theodore che quando l’aveva visto aveva osservato: “Hai rischiato troppo a restare al fronte, nonostante la ferita al braccio.”
“Mi avevano medicato e sembrava che fosse tutto a posto, ma all’improvviso mi è venuta la febbre alta e il generale Garibaldi ha insistito, affinché lasciassi il comando della mia divisione e tornassi a Torino.”
“Ha fatto bene, d’accordo che sei stato promosso generale e, lasciando il teatro dell’azione, ti sarà sembrato di venire meno ai tuoi doveri, ma ti sei fidanzato da poco e non è il caso che Adelina  resti vedova ancora prima del vostro matrimonio… ho letto dai giornali che Lajos Tüköry de Algyest è stato ferito seriamente nella battaglia di Palermo e che purtroppo è morto pochi giorni dopo…”
“L’hanno operato, ma purtroppo non è bastato a salvarlo…”
Anche Giulia aveva letto la notizia della morte di Lajos e  le sembrava impossibile che il giovane pieno di entusiasmo e di ideali che lei e Theodore avevano ospitato a casa loro l’anno prima non sarebbe più tornato.
Per un momento Giulia aveva pensato che anche Ferdinand si trovava in Sicilia ed era stato coinvolto nella battaglia di Palermo, ma solo quando aveva saputo che Turr era stato sostituito proprio da Eber nel comando della quindicesima divisione, si era chiesta se fosse soltanto un giornalista o se in realtà fosse anche qualcos’altro e alla fine si era insinuato nella sua mente il sospetto che fosse in realtà un agente segreto inglese, inviato a controllare la situazione politica piemontese e soprattutto a tenere d’occhio Garibaldi.
Mentre Giulia sospettava di lui, Ferdinand era stato ferito nella battaglia del Volturno. Aveva sentito all’improvviso una fitta ad una fianco e quando si era premuto una mano sulla camicia, l’aveva vista macchiarsi di sangue: “Maledizione…” Aveva pensato: “Avrei dovuto parlare con Giulia prima di partire, perché adesso potrebbe essere troppo tardi…”
L’unica speranza che aveva era che, nonostante la confusione del combattimento, qualcuno potesse soccorrerlo prima della fine della battaglia, altrimenti avrebbe rischiato sia di perdere troppo sangue sia di infettare la ferita.
Era ormai dall’epoca delle guerre napoleoniche ,infatti, che si cercava di soccorrere i feriti mentre la battaglia era ancora in corso, ma la possibilità di essere raggiunti e salvati dipendeva da tante variabili: dal tipo di terreno dove si svolgeva la battaglia fino al numero di medici ed ambulanze presenti sul campo.
Quel giorno, però, Ferdinand era stato soccorso in tempo e così quindici ore dopo era in un ospedale da campo e un altro ufficiale ungherese gli aveva detto per sdrammatizzare la situazione: “Le dame inglesi che sembrano appassionarsi tanto alle vicende italiane dovranno fare a meno per qualche giorno dei tuoi articoli.”
“Sono stato ferito ad un fianco, mica alle mani e, se qualcuno mi porta un foglio, credo di essere ancora in grado di scrivere…”
In realtà Ferdinand voleva scrivere non solo un articolo sulla battaglia che aveva combattuto in prima persona, ma voleva anche scrivere due righe a Giulia, senza tuttavia comprometterla di fronte al marito.
Non era però un’impresa facile e così un altro ferito gli aveva detto: “Stai scrivendo un articolo per il tuo giornale?”
“No, sto scrivendo una lettera.”
“Hai una fidanzata in Inghilterra?”
“No, sto così poco a Londra, come potrei avere una fidanzata in Inghilterra?! Sto scrivendo ad un amico.”
Ferdinand sperava che il suo vicino di letto non sapesse leggere e non avesse capito che in realtà stava scrivendo una lettera d’amore, nascosta dietro una dichiarazione d’amicizia.
(…)
Giulia sentiva che il suo matrimonio era in bilico e così in parte per curiosità, in parte sperando che in una conversazione a tu per tu, Ferdinand gli avrebbe rivelato qualcosa in più del proprio passato, era andata presso l’albergo di Torino, dove lui alloggiava.
“Dal giornale mi hanno fatto sapere che devo rientrare in Inghilterra, ma, prima di partire, avevo bisogno di dirti che mi sono innamorato di te, da quella mattina di due anni fa in cui per sbaglio sono entrato nella stanza in cui ti stavi cambiando la divisa da infermiera…”
“Ma io sono sposata…”
“Lo so ed è per questo che è un bene che io debba partire…”
“Io credevo che tu volessi incontrarmi per dirmi qualcos’altro…”
“Non penserai ancora a quello che mi hai detto qualche sera fa, che secondo te sarei una spia al servizio del governo inglese?”
“Sì, purtroppo ci penso, perché vorrei capire chi sei veramente, altrimenti come posso fidarmi di te?”
“E’ vero, Giulia, gli inglesi hanno mandato qualcuno a sorvegliare Garibaldi, ma non sono io quella persona, te lo giuro sulla casa dei miei genitori in Ungheria che ho lasciato più di dieci anni fa e in cui un giorno spero di poter tornare.”
“Scusami, lo so che a volte sono insopportabile, ma non è facile vivere in un paese che non è il tuo, circondata da esuli di varie nazionalità coinvolti in cospirazioni e rivolte che non si sa mai come andranno a finire…”
“Posso capirti, Giulia, ma sappi sempre che di me ti puoi fidare…”
“Perché dovrei fidarmi di qualcuno che prima dice di amarmi e poi mi spiega che sta per tornare in Inghilterra…”
“Perché non starò lontano a lungo da Torino e, quando tornerò, se tu accetterai, ti porterò con me in Inghilterra.”
“E Theo?”
“Sei tu che devi parlare con tuo marito e spiegargli quali sono i tuoi sentimenti e cosa desideri fare, non posso affrontarlo io al posto tuo…”
“Theo sta passando un periodo difficile, perché ha scoperto che il nuovo addetto militare dell’ambasciata austriaca a Torino è l’ufficiale che durante la battaglia di Vilagos gli ha sparato, nonostante fosse già a terra ferito, dicendogli che quella era la punizione per i disertori… una persona simile meritava di essere punita, non di avere una promozione e invece…”
“Mi dispiace per tuo marito, Giulia, ma la battaglia di Vilagos è del 1849 e, se tuo marito non riesce a superare i traumi del passato, tu non puoi fare nulla per aiutarlo…”
“Ma se lo lascio da solo, starà anche peggio…”
“Io devo tornare per qualche mese in Inghilterra, quindi, tu hai tutto il tempo per riflettere e per parlare con Theodore… solo, prima di partire, io vorrei stringerti almeno una volta tra le mie braccia…”
“E’ meglio di no… se accadesse qualcosa tra noi adesso, prima che io abbia avuto la possibilità di parlare con Theo, non sarebbe giusto…”
“Ma sono mesi, Giulia, che io non riesco a togliermi dalla testa la tua immagine, l’immagine di quella mattina in cui ti stavi cambiando la divisa da infermiera e indossavi soltanto la biancheria intima…”
“Se tu quella mattina non fossi entrato, dove non saresti dovuto entrare, adesso non penseresti a me più spogliata che vestita!”
“Nell’ospedale da campo non c’era mica scritto che quella era una stanza riservata e poi quell’errore mi ha regalato una piacevole visione…”
“Mi hai messo in imbarazzo quella mattina e stai facendo di tutto per mettermi a disagio anche adesso… per favore, Ferdinand, smettila con questo gioco… lo sappiamo tutti e due che io sono sposata e che tra noi è meglio che non accada nulla…”
“Ma se tu mi vieni a trovare da sola e sali nella mia camera d’albergo, io cosa dovrei pensare? Che almeno un po’ di interesse per me ce l’hai…”
“Mi interessi come persona, visto che si dice che hai combattuto persino nell’esercito turco e poi, nonostante tutte le tue professioni di innocenza, non sono mica tanto sicura che tu non sia davvero una spia dei servi segreti inglesi… magari mi stai corteggiando solo per ottenere delle informazioni per il tuo lavoro…”
“Ma se ti dico e ti ripeto che non sono una spia, Giulia, possibile che tu proprio non riesci a fidarti di me?! Eppure io finora sono stato sincero con te…”
“Forse…”
“Ma lo sai che sei proprio tremenda… conquistare la tua fiducia è più faticoso che superare le mura di una città assediata!”
“Perché?”
“Perché hai innalzato delle mura di difesa intorno a te, come se avessi paura di fare qualcosa che potrebbe far soffrire tuo marito, ma non puoi mica restare accanto a lui solo per affetto e compassione…”
“Questo lascialo decidere a me… sono io che mi sono presa un impegno, sposandolo… tu sei libero e puoi corteggiare chi vuoi, ma io non sono libera come te…”
“Ma se ti separassi legalmente da Theodore, potresti tornare libera… io ti porterei a Londra con me Giulia e non mi importerebbe nulla se qualcuno avesse da ridire sulla mia scelta… Sono tredici anni che sono stato costretto a lasciare l’Ungheria e mi sono stancato di viaggiare da un paese all’altro come reporter di guerra…sempre da solo, senza avere mai una donna da cui tornare…”
Quando Ferdinand l’aveva baciata Giulia aveva ricambiato quel gesto, aprendo le labbra e lasciando che i loro respiri si mescolassero, ma, poi, si era staccata da lui e dopo avergli detto: “Non posso, mi dispiace…”
era fuggita via… dall’albergo, dove alloggiava Ferdinand e dalla possibilità di lasciarsi andare tra le sue braccia….




Catherine






Ringraziamo CATHERINE COLBERT per aver partecipato al nostro spazio New Pens for Romance.

Vi è piaciuto questo brano? Avete voglia di leggere di più del romanzo da cui è tratto? Questo spazio è dedicato sia alle scrittrici che alle lettrici, perciò i vostri commenti sono più che benvenuti!

16 commenti:

  1. riconoscerei questo stile tra mille perchè lo adoro e mai rivelerò l'identità dell'autrice...Mi piace molto per i suoi colloqui veloci, chiari ed essenziali per sentirsi parte integrante della storia. Ricostruzione storica meticolosa...Come sempre, prima studia a menadito il periodo e poi si diletta con personaggi veramente esistiti. Un bel coraggio e una bella idea per mettersi in discussione...Ho letto tutto di lei (ed ha scritto tantissimo) e leggerò anche questo!

    Samanta

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  2. La Trama mi sembra davvero molto accattivante, anche perché era da tempo che volevo leggere un romance ambientato durante il risorgimento italiano. Purtroppo questo genere si dedica soprattutto alla storia inglese o americana, mentre anche quella del nostro paese offre degli spunti interessanti!
    Poi anch'io ho riconosciuto lo stile dell'autrice e finora non mi sono persa un suo libro!!! :-)

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  3. Mi piace. La trama è articolata ma non difficile da seguire, e i personaggi hanno una loro veridicità storica, insomma sono "realistici" ne l loro periodo.
    Complimenti
    stefania

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  4. Grazie a tutte e tre... d'accordo che non sono un'esordiente, ma non immaginavo di avere uno stile così riconoscibile... questo estratto viene da un romanzo che sto scrivendo e per questo i consigli delle lettrici mi possono essere davvero d'aiuto...

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  5. Carissima Catherine, ho letto con molto piacere il tuo estratto. Ho apprezzato particolarmente l'ambientazione storica italiana, molto dettagliata e curata, e la precisione con cui descrivi i tuoi personaggi. Personalmente prediligo uno stile più asciutto di quello che usi tu in questo estratto, con meno incisi e periodi più brevi, ma questa è solo una questione di gusto. Ritengo che sarebbe stato più facile per tutte noi apprezzare il tuo estratto se ti fossi limitata ad un brano isolato, e non avessi scelto (credo solo per poterci permettere di seguire meglio lo sviluppo della trama) di presentarci un specie di sinossi del romanzo attraverso scorci di capitoli diversi. Banalizzando, direi che così hai presentato più il romanzo nel suo insieme che non le tue doti di scrittrice. Sembra un paradosso, ma a mio avviso è così. Un singolo brano -perchè non l'incipit?- , con meno personaggi e vicende da collocare lungo il percorso, mi avrebbe forse permesso di calarmi meglio nella tua scrittura.Ma sono certa che non mi mancherà occasione per farlo.
    Un caro saluto
    Vivienne

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  6. Ciao Catherine.
    Il pezzo che hai postato è carino, ma, questioni di gusto personale, trovo sia troppo narrato, soprattutto negli attacchi capitolo.
    Io avrei utilizzato più dialogo, in modo da snellire la narrazione e rendere più "vivi" i personaggi agli occhi della lettrice.
    Tuttavia, non posso farti che i miei complimenti. Brava!
    Elisabetta Bricca

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  7. Sì, avete ragione, i personaggi sono tanti, forse troppi per un estratto, ma, come avete notato, dipende dal fatto che si tratta di un estratto costruito con pezzi di diversi capitoli... quanto alla parte descrittiva, mi rendo conto che a volte per spiegare il contesto storico, divento un po' troppo didascalica e forse noiosetta, ma quante persone conoscono le vicende degli esuli ungheresi nella Torino del Risorgimento (la parte storica, infatti, è reale e non è una mia invenzione)? Anch'io, pur essendo una studiosa di letteratura italiana dell'800, ho scoperto per caso la storia degli esuli ungheresi, scappati dalla propria patria dopo la sconfitta nella rivoluzione del 1848-1849, che hanno accettato di combattere per l'indipendenza dell'Italia sia per ragioni ideali sia sperando che questo aiuto sarebbe stato ricambiato, ma morto Cavour e cambiati gli scenari politici i governi successivi si sono mostrati restii a finanziare i tentativi insurrezionali in Ungheria e così alla fine molti esuli hanno accettato l'amnistia del 1867 e se sono tornati in patria...
    Catherine

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  8. Dimenticavo, prima che pensate male del protagonista, come fa Giulia, il povero Ferdinand non era una spia dei servizi segreti inglesi, la vera spia era lo scrittore Lawrence Oliphant che è stato tra il 1859 e il 1860 segreterio di Garibakdi che pare non avesse assolutamente capito che gli inglesi gli avevano messo alle calcagna una spia per controllare che non combinasse guai:http://archiviostorico.corriere.it/2003/agosto/09/segretario_Garibaldi_servizio_segreto_Sua_co_0_030809033.shtml

    RispondiElimina
  9. Cara Catherine,in buona parte sottoscrivo il commento di Vivienne.

    Del tuo estratto, composto da parti presi da più capitoli la parte che mi ha presa di più è stata quella storica, perchè avevo intuito, ancora prima di sapere che ti sei interessata di questo aspetto particolare della storia del Risorgimento italiano, che alla base del romanzo ci fosse una sicura conoscenza dei fatti narrati. Questo naturalmente potrebbe essere anche un po' il suo limite,nel senso che non ho capito se il tuo è un romanzo rosa o piuttosto, come credo, un romanzo di narrativa generica in cui c'è una storia d'amore ma ci sono anche molte altre cose e molti altri punti focali, vedi ad esempio la situazione degli esuli ungheresi. Propendo per questa ipotesi perchè dal tuo estratto la parte 'rosa', romantica, è praticamente inesistente e anche quel poco che c'è, per me che sono una fan del romance, fammelo dire, decisamente insoddisfacente.Non traspare alcuna passione, non c'è tensione sensuale che invece nella scena delal camera d'albergo dovrebbe potersi tagliare con il coltello, anche se poi lei decide di andarsene ( proprio perchè ha paura di cedere al richiamo dei sensi immagino).
    Ma trattandosi, come penso, di un romanzo il cui fine non è la narrazione di una storia d'amore,questo aspetto penso possa passare in secondo piano.Anche se secondo me, visto che hai deciso di inserirla, la scena della camera d'albergo dovrebbe essere molto più intensa, fatta di sguardi, di batticuore, di gesti incompiuti...segno,come ho detto, della passione malcelata, insomma.

    Che si tratti di romance o no, Catherine, ti ringrazio comunque moltissimo per aver partecipato alla nostra vetrina! Spero avrai voglia di tornare presto a proporci qualcosa di tuo.

    Un caro saluto.
    Francy

    RispondiElimina
  10. Probabilmente il mio è più un romanzo storico che un rosa, scene di passione ce ne sono, ma sono un molto esplicite a livello erotico, quindi, non l'ho inserite nell'estratto perché non sapevo se erano adatte al blog... quanto a Giulia scappa perché ha paura di quello che potrebbe accadere e Ferdinand non fa nulla per trattenerla sia perché non vuole forzarla sia perché si sente un in colpa in quanto il marito di Giulia è un suo connazionale e come lui si trova in esilio...
    Grazie dell'ospitalità.
    Catherine

    RispondiElimina
  11. Complimenti per l'estratto. ^_^

    RispondiElimina
  12. Grazie.
    Catherine

    P.S. per Francy: per la scena dell'albergo, l'ho riletta e avevi ragione, anche se il mio non è strettamente un rosa, vale la pena svilupparla un po', considerando che Giulia va lì perché è incuriosita da Ferdinand e vuole scoprire qualcosa in più su di lui...

    RispondiElimina
  13. Cara Catherine,penso sia una cosa positiva se i commenti a questa tua pagina sul blog ti hanno portato anche a valutare eventuali trasformazioni alla tua storia, a questo servono le letture colletive degli inediti. Pensa che negli USA le autrici in fase di correzione delle bozze dei loro romanzi sono spesso abituate a far leggere i loro manoscritti a varie amiche ( oltre che alle loro editors) per poter poi valutare il feedback che origina da quelle letture .
    Visto che hai operato qualche cambiamento sull'ultimo pezzo dell'estratto e me l'hai fatto avere, pubblico molto volentieri la tua nuova versione, sperando di farti piacere.

    CIAO.
    Francy

    RispondiElimina
  14. Grazie... secondo me i consigli delle lettrici sono utili, perché chi scrive è dentro al romanzo e quindi molte cose le trova naturali o scontate, mentre non è lo stesso per il lettore che è fuori dal libro e per entrarci dentro ha bisogno spesso di più particolari, descrizioni, dialoghi... e poi sono ancora in fase di stesura e quindi il tempo per correggere c'è...

    RispondiElimina
  15. Argh, mi dispiace, ma temo che dovrò fare un commento negativo. Non sulla trama: purtroppo il fatto di prendere estratti è una rovina per l'unitarietà di una storia, ma per lo stile.
    Un esempio: lui entra nel luogo dove lei si sta cambiando.

    Mentre si stava cambiando, Giulia aveva sentito dei passi alle sue spalle.
    “Questa stanza è riservata alle infermiere, qui non si può entrare.” Aveva protestato Giulia, quando si era trovata di fronte un uomo sui venticinque anni in abiti civili.
    “Sono un giornalista… e non sapevo che non si potesse entrare… Mi chiamo Ferdinand Eber e sono giunto da poco in Italia come corrispondente del Times.” si era giustificato l’uomo.
    “Ormai è entrato, ma almeno adesso si volti, perché io mi devo cambiare…”

    ok, lei alla fine dell'estratto dice che era imbarazzata. Ma dove sono queste parti qui? Non c'è scritto che lei era in biancheria quando lui entrava (io, ad esempio, l'avevo immaginata ancora intenta a slacciare il grembiule), non c'è scritto che lei era in imbarazzo, che ha reagito con rabbia ma interesse, nessuna specifica reazione di lui che vede la scena, zero descrizioni dell'ambiente... Non so se sono tutte cose che sono state tolte per ridurre la dimensione dell'estratto, ma se non vengono specificati i dettagli, il lettore se li crea e non sempre se li crea come noi vogliamo che se li crei.

    Di tutto l'estratto non ho visto una descrizione che sia una, nemmeno un inciso per far capire che il personaggio X, nel momento Y, aveva una voce che esprimeva Z.
    Si potrebbe dire "le descrizioni sono noiose", ma francamente servono alla storia... per fare un esempio, si potrebbero trovare più noiosi i dettagli su tizio e caio al fronte con sempronio, nella zona alfa che ripiegano da beta, per il fatto storico A, ecc... Insomma, ci sono più dettagli (riferimenti) sulla Storia (S maiuscola) che sulla storia dei tuoi protagonisti.

    Una delle conseguenze è che non si riesce a collocare spazialmente e temporalmente la vicenda. In una riga lui è sul letto di ospedale che scrive, ma la riga subito sopra, lei pensa a lui facendo altro, senza alcuna pausa di narrazione e una bella frase che dica, chessò, "nel mentre, tizio caio si trovava a vattelapesca e faceva chissà che".

    Il tuo stile è sempre molto diretto e impostato al dialogo e sicuramente i tuoi riferimenti storici sono ben più accurati di molti libri di testo che ho avuto modo di studiare. Ma anche con questi presupposti, ogni tanto c'è bisogno di aggiungere dei dettagli di carattere prettamente narrativo, sennò ricreare la storia, le emozioni e i collegamenti e soprattutto, far comprendere al lettore come si sviluppa la vicenda e si intersecano le scene, è decisamente difficile.

    Se anche non ami le parti puramente narrative, io ti consiglio di provare a rileggere tutto l'estratto facendo finta (so che è difficile) di non avere in testa la storia e chiedendoti di continuo "si capisce? ho spiegato tutto in modo che il lettore riesca a ricreare la scena perfettamente nella sua testa come la vedo io?". Se la risposta è no, allora qualche riga extra ci vuole!

    Ripeto: tutto questo, ovviamente, sempre se questa scelta non è stata fatta per mantenere la brevità dell'estratto!
    So che sei brava ed è giusto che punti alla perfezione! ;-)
    Un abbraccio!
    V

    RispondiElimina
  16. Qualcosa manca perché i pezzi sono tratti da capitoli diversi, per quanto riguarda Giulia per divisa non intendo un camice portato sopra ai vestiti, ma una divisa vera e propria, visto che le infermiere degli eserciti di solito avevano proprio una divisa per essere riconoscibili... e quindi immagino che Ferdinand la veda più o meno in sottoveste e mutandoni e, visto che per lei è un perfetto estraneo, è normale che si senta in imbarazzo... quanto a lui non ha fatto apposta ad entrare lì, ma quella visione non gli dispiace affatto, anzi!!!
    Però hai ragione, il lettore non è detta che sappia che Giulia portava una divisa vera e propria e che quindi lui la possa trovare con la sola biancheria intima addosso!!!
    Catherine

    RispondiElimina

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