MARIANGELA CAMOCARDI ci racconta i suoi esordi...

La nostra vetrina di New Pens for Romance sta attirando l'attenzione di molte lettrici e anche di molte aspiranti autrici alle quali abbiamo chiesto di regalarci un pezzetto delle loro fatiche (e speranze) letterarie per aprire una rubrica sul blog. Inutile dire che tutte nutrono il cuor loro il desiderio di poter vedere un giorno il proprio nome sulla copertina di un romanzo. La strada è lunga e accidentata, purtroppo, ma chi arriva alla meta, chi riesce a farsi pubblicare, non sempre ci è riuscito al primo colpo. Ci è riuscito perchè ha avuto costanza e...un pizzico di fortuna.
Ho chiesto a MARIANGELA CAMOCARDI, famosa autrice rosa italiana, che ha vissuto in prima persona sogni e speranze di chi aspira a diventare scrittrice, di raccontarci i suoi esordi e come è riuscita a farsi pubblicare. Ecco quello che ci ha raccontato...



VALE SEMPRE LA PENA DI CREDERE NEI PROPRI SOGNI




Credo di aver voluto scrivere dal momento stesso in cui ho iniziato a leggere, anche se ovviamente ne ho acquisto la consapevolezza molto, molto tempo dopo. Ricordo ancora con quale emozione, in prima elementare, mi resi conto che vocali e consonanti di colpo avevano un senso, e che capivo da me ciò che c'era scritto sul sillabario. Una conquista che mi colmava di orgoglio e di gioia perchè non dovevo più dipendere dalla pazienza altrui per conoscere il testo delle favole e del Corrierino dei piccoli, con il Signor Bonaventura e Barbariccia. Insomma, era la prima emancipazione di una bimba affascinata da tutto ciò che il termine "lettura" implica. Una passione profonda che non è mai venuta meno, la mia per i libri. Essi sono stati e saranno sempre gli amici preziosi e fedeli cui non saprei mai rinunciare, e che mi hanno accompagnato lungo il cammino a volte faticoso dell'esistenza.
L'idea di scrivere io stessa delle storie l'ho avuto costantemente dentro in me. Sono inclinazioni con le quali forse si nasce, fa parte insomma dei doni preziosi che ciascuno di noi ha in sè, e che qualcuno talvolta non si accorge di possedere. premetto che fino a un certo punto della mia vita mi sono occupata di tutt'altro: la famiglia, i miei figli, il lavoro, la casa... ma nella testa e nel cuore, insistente come un tarlo che non riesci a estirpare, quella voglia insopprimibile di prendere una risma di tanti bei fogli bianchi e buttarci giù di getto il "tuo romanzo" ti pungola e niente può soffocarla. E' un sogno impossibile, mi ripetevo. E poi dove lo trovo il tempo per un romanzo? Ma il destino spesso riesce a soprenderci e quando meno te lo aspetti si creano a un tratto le circostanze favorevole e capisci che è arrivata la tua occasione, e che puoi tirar fuori il SOGNO dal cassetto. Raccogliendo la sfida, pensi: perchè no? E' esattamente così che è nato Nìna del Tricolore. Le circostanze favorevoli cui mi riferisco sono scaturite dall'improvviso licenziamento da un lavoro svolto per oltre vent'anni. A metà degli anni Ottanta gran parte della sponda piemontese del Lago Maggiore piombò in una crisi industriale senza precedenti, con una marea di persone a spasso da una settimana all'altra, compresa la sottoscritta. Ma, come ripeto sovente, non tutto il male viene per nuocere: è nelle difficoltà di un quotidiano abbastanza precario che le capacità interiori emergono, combaciando perfettamente con i presupposti perfetti di cui sopra. E' come saltare dall'altra parte di una linea di demarcazione che ti separa dalla realizzazione di ciò vuoi davvero e...E mi ritrovai a battere sui tasti della mia Olivetti Lettera 22, riempiendo di frasi, dialoghi, personaggi il foglio bianco che avevo davanti. E poi tanti altri fogli bianchi sino alla parola FINE. Avere tra le mani il primo manoscritto è un'esperienza che definire sublime non rende giustizia a ciò che si prova. A quel punto inizi a immaginare quell'anonimo manoscritto trasformato in un libro, sulla cui copertina c'è il tuo nome. Ma un conto è immaginare, ben altro "concretizzare". La situazione editoriale non è granchè cambiata da allora. C'erano diverse case editrici che facevano romance, proponendo quasi esclusivamente autrici straniere. Grandi autrici come la Woodiwiss, la Rogers, la Brandewyne, la Wilde, la McBaine, pubblicate nella collana Galeoni di Sonsogno. Poi c'erano i romance della Peruzzo e, creata da poco da Laura Grimaldi, la nuova collana I Romanzi di Mondadori con le belle copertine a tema di Jorge Longaron.Tranne Mondadori, appunto, alla quale non osavo rivolgermi, ho inviato praticamente a chiunque Nina del tricolore.Tutti mi hanno risposto che la loro linea editoriale non prevedeva l'inserimento di opere di scrittrici italiane. Ho però constatato che forse nessuno aveva letto il mio romanzo. Confesso che in quei due anni di incessanti rifiuti ho pensato di desistere più di una volta, finchè un giorno, racimolato il coraggio, ho telefonato alla redazione de I Romanzi. Una signora gentilisssima, Giuliana Dolia, mi rispose di mandare pure il manoscritto a loro perchè Mondadori, anche se nella misura di una all'anno, accettava autrici italiane nella sua collana. Era primavera e ho immediatamente spedito il testo a Mondadori. Nei mesi successivi cercavo di non illudermi troppo sull'esito positivo di quell'ultimo tentativo. Ultimo perchè erano tempi difficili e spedire un manoscritto comportava un costo che sottraeva risorse al badget familiare. Poi in un soleggiato mattino autunnale mia figlia, ritirando la posta, trovò una busta con l'intestazione Mondadori ed è stata lei, gridando di felicità per me, avendo indovinato che era un sì, che Nina era stato accettato a I Romanzi, a portarmi la meravigliosa notizia. Raccontare il mio batticuore quando sono entrata in Mondadori, a Segrate, penso sia superfluo: chi ambisce pubblicare ciò che scrive lo comprende senza bisogno di parole. Da lì è partita la mia avventura letteraria, un'avventura tutt'altro che facile, ve lo asssicuro. E a chi vuole realizzare a ogni costo tale aspirazione dico solo questo: se ci credi davvero, se nulla, neppure gli ostacoli quasi insormontabili che ti trovi di fronte, riescono a farti deviare dall'obiettivo che ti sei prefisso, allora sicuramente pubblicherai il tuo romanzo.

Per quanto mi riguarda, posso solo affermare che è valsa la pena di lottare, di insistere, di trovare in me la forza per non mollare mai ... vale sempre la pena di credere nei propri sogni.




Mariangela Camocardi







NINA DEL TRICOLORE , primo romanzo di Mariangela Camocardi,uscì nella Collana I Romanzi Mondadori nel 1985.

La trama: Italia 1850. Dopo le Cinque Giornate di Milano, i fermenti patriottici preoccupano il governo austriaco, che per stroncare le attività "sovversive" ordina una spedizione punitiva contro Alvise Peschiera. La famiglia Peschiera viene distrutta. Si salva Nina, una ragazza giovanissima e fiera, che accetta di sposare l'aristocratico Furio, un uomo ombroso e intenso, solo per salvarsi dalla persecuzione. Da questo momento, la vita della ragazza sarà un interrotto correre verso le esperienze più drammatiche, al fianco di un marito che lei impara ad amare follemente, ma che sembra ignorarla del tutto, tanto da preferire un'altra. Mariangela Camocardi descrive con mano maestra un periodo eroico della storia italiana.


L'ultimo romanzo di Mariangela Camocardi, Il Talismano della dea, è uscito a luglio 2009 nella collana I Grandi Romanzi Special di Harlequin/Mondadori,nr.115 ( sul blog ne abbiamo parlato qui e qui ).

La trama: Joaquin de Fuentes regala a Cora Lovati, la fanciulla di cui è innamorato, un potente amuleto ricevuto in dono da una donna condannata al rogo per stregoneria. Joaquin sa che Cora non potrà mai essere sua perché è già sposata con un altro, e la felicità gli appare irraggiungibile. Ma quando la passione diventa incontrollabile, i due giovani decidono di salpare insieme per il Nuovo Mondo, perché solo la fuga consentirebbe loro di rendere possibile l'impossibile... Duecento anni dopo Drake, discendente di Joaquin, si presenta alla porta di Berenice, pronipote di Cora, deciso a farsi restituire il leggendario anello. Tra i due volano scintille fin dal primo momento, tuttavia il destino congiura per farli finire l'uno nelle braccia dell'altro, e in un susseguirsi di colpi di scena, strani eventi coinvolgono Drake e Berenice, ponendoli di fronte a uno sconvolgente mistero e a rivelazioni che sembrano trascendere la realtà.



Ringrazi
o di cuore Mariangela per la sua testimonianza che sono sicura serve da incoraggiamento per tutte quelle che hanno deciso di intraprendere la strada non certo facile delle scrittura in un Paese in cui leggere libri è un'attività poco diffusa. E auguro a tutte quelle che ci credono davvero di raggiungere presto la meta!

26 commenti:

  1. Cara Mariangela,
    grazie per questo post. Io sono una di quelle che "ce l'ha fatta". Certo, la strada è tutta in salita. La pubblicazione non è il punto di arrivo, ma di partenza. E' un lavoro duro, che richiede grosso impegno e sacrificio, uno studio e un miglioramento costante, ma che regala gioie indescrivibili. Leggere il proprio nome stampato sulla copertina, tenere la propria "creatura" tra le mani... Beh, dona per un'istante la sensazione che noi scrittrici sopravviveremo nel tempo, che tramite i nostri libri saremo immortali. Sapere di condividere le proprie emozioni con tante altre persone riscalda il cuore. Mi sono immedesimata in ciò che hai scritto. Non bisogna mai mollare, nemmeno quando montagne che crediamo insormontabili si ergono davanti ai nostri occhi. Bisogna stringere i denti, mettere sangue e anima, e cercare di migliorare sempre con umiltà. Solo così si può crescere come autrici. Autocritica, studio, esercizio e determinazione. Tanta determinazione e faccia tosta.
    Auguro a tutte le aspiranti autrici di credere senza remore in se stesse e nei propri sogni. Date sempre il meglio di voi, divertitevi, mentre scrivete, e siate decise. In bocca al lupo!!!
    Un abbraccio a tutte,
    Elisabetta Bricca

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  2. Cara Mariangela, grazie per averci raccontato con tanta passione i tuoi esordi letterari. Leggere questi tuoi consigli, queste tue belle parole che rivolgi generosamente a noi, sconosciute e ambiziose scrittrici disseminate nel web , mi ha dato la carica, e mi ha rammentato di non smettere mai di avere fiducia in me stessa, prima che negli altri. Di crederci, insomma. Lo farò, te lo prometto.
    Chissà quante altre storie legate alla tua vita di scrittrice potresti raccontarci! Magari addirittura trasformarle in un romanzo. Anche se so benissimo che non sarebbe un romanzo solo rosa.
    Grazie ancora,
    Vivienne

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  3. Grazie infinite a Mariangela per questa iniezione di fiducia per le tante amiche che desiderano pubblicare un loro racconto.
    Faccio un grosso in bocca al lupo per tutte, indistintamente!

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  4. Ringrazio ancora Mariangela per averci regalato questi suoi ricordi dei suoi esordi di scrittrice. Chissà che altre autrici non abbiano voglia di venire a raccontarci lo stesso...Elisabetta, ad esempio, laprossima potresti essere tu!

    Un bacio a tutte.
    Francy

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  5. Ragazze, sentire parlare la Queen mi ha fatto venire i brividi, giuro. Ho avuto il piacere e l'onore di conscere Mariangela Camocardi di persona e non sapete quanto sia forte, una donna piena di carica umana e di un coraggio straordinario.
    Ho avuto le lacrime agli occhi quando ho letto il suo interventoi perchè ciò che lei scrive io lo sto passando sulla mia pelle. Anche io ho dovuto lasciare il lavoro, anche io ho superato un peridodo tremendo aggrappandomi al mio "mondo" interiore. Scrivere è un bisogno, che mi da gioia, mi porta al cielo e all'infermno e poi mi riporta sulla terra, nel momento in cui la scena, il passo che sto scrivendo viene fuori come volglio io. E non è semplice, credetemi.
    Mi permette di vivere le vite che non potrò mai avere.
    Tento, da qualche tempo, di far pubblicare un mio lavoro e non sapete quanto sia difficile. Da una grande casa editrice che pubblica urban fantasy mi sono sentita dire che loro non sono interessati a autori esordienti e comunque, che non pubblicano autori italiani(visto che hanno Ann Rice...). Moltissime altre neanche hanno la decenza di rispondere o ti dicono, senza neanche leggere la sinossi, che non sono interessati. Poi se vedi il loro catalogo, capisci che è una menzogna, perchè ci sono storie fantasy, di vampiri o di licantropi nei loro cataloghi. Solo che preferiscono dar spazio agli stranieri perchè sono più sicuri.
    Allora mi domando se con uno pseudo inglese avrei più fortuna.
    La verità? IN Italia non si investe sul futuro, nè si ha interesse a rischiare su chi ha passione e volontà. Io ci sto provando, con tenacia, anche se è dura e il momento di tristezza, di scoramento... di delusione... è forte. Fortissimo.
    Perchè ciò che scrivi è parte di te, è come un figlio e ti fa male vederlo rifiutato sapendo che nessuno lo ha letto, che lo hanno ignorato mentre tu, su quelle pagine, hai perso tempo, fatica, notti insonni. Scrivere è friustrante ed esaltante al tempo stesso: è una necessità. E' la voglia di creare qualcosa che sia parte di te ma che, nello stesso tempo, sfugge al tuo controllo.
    Io lo faccio con passione, con rigore. Se ci riuscirò a vedere il mio libro pubblicato? Non lo so. E' la cosa che desidero davvero. E spero che questo sogno si realizzi.
    Grazie, Mariangela, di aver raccontato la tua storia.

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  6. Ho letto il commento di Stefania con quella profonda partecipazione emotiva che sopravviene in chi si volta indietro e si rende conto di quanta strada ha percorso, e di come era impervio il tratto iniziale. Tutto in salita e così dissestato che ci puoi inciampare, cadere e decidere di tornare o indietro. Parallela a questa viuzza quasi impercorribile scorgi l'autostrada a quattro corsie riservata a chi sta procedendo verso lo stesso obiettivo, ma che unicamente perchè si chiama Smith o con qualche altro cognome esotico è partito con vantaggi che a me sonostati negati. Io vado a piedi e la concrrenza in Ferrari, insomma!La domanda che a questo punto sorge spontanea è: ma se all'estero non vogliono scrittrici italiane (giustamente fanno lavorare le "loro autrici", vorrei vedere che succedesse il contrario come da noi!) se in Italia idem come sopra e nessuno vuole pubblicare le nostre autrici, a quali editori si deve rivolgere chi ha talento e vuole scrivere? Lo so che l'erba del vicino è sempre più verde, ma possibile che in casa nostra, in Italia, nessuno sia all'altezza di pubblicare qualcosa? Mi auguro che questa mia breve riflessione possa servire da spunto per una valutazione seria e onesta di una situazione anomale e ingiusta che PUO' e DEVE essere cambiata da chi si occupa di editoria. Il vivaio culturale italiano può riservare sorprese agli editor, se solo si dessero la pena di investire anche su talenti sconosciuti, invece di firmare contratti super a scribacchini che non conoscono neppure il semplice mestiere e magari si fanno scrivere ciò che pubblicano da qualcun altro.
    Forza, Stefania, e mai arrendersi!Un abbraccio alle amiche che hanno lasciato un commento per me.
    Mariangela Camocardi

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  7. Vero, Mariangela. Dobbiamo lottare con coraggio per realizzare y propi sogni.... e si faranno realtá. Tu sei il meglio essempio per tutte quelle autrice nuove, come io.

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  8. Il successo di Mariangela Camocardi, i suoi trenta libri pubblicati, con romanzi indimenticabili quali Sogni di vetro, Tempesta d'amore e lo Scorpione, sono la dimostrazione che qualche volta puntare sui nomi italiani si rivela una scelta fortunata. Ma Mariangela sarebbe arrivata a questi traguardi se un editor non avesse creduto in lei dandole l'opportunità di diventare, appunto, Mariangela Camocardi? Naturalmente di base c'è un talento vero, ma oggi all'editoria i talenti emergenti, come dice Stefania, non interessano a nessuno, specialmente se sono di radice italica. Allora, o ci firmiamo tutti con pseudonimi stranieri, oppure si rinuncia a scrivere perchè le possibilità di riuscire a pubblicare sono praticamente inesistenti. Appoggio la proposta di Mariangela Camocardi di aprire un dibattito serio e costruttivo sull'argomento.
    Elisa

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  9. Ciao Elisa,
    io posso essere considerata "un esempio vivente".
    Fino all'anno scorso, ero "una delle tante" aspiranti scrittriici del vivaio italiano. Poi, ho mandato il mio primo manoscritto alla Harlequin Mondadori che ha creduto in me. Ho pubblicato "Sangue Ribelle".
    Quello che dico é: la svolta può arrivare, ma tanti fattori concorrono affinché questo possa succedere. Un editor che creda in te, talento, voglia di mettersi in discussione e lavoro, tanto lavoro. E poi, non mi stancherò mai di dirlo, tanta autocritica.
    Io sono convinta che se un libro vale, prima o poi la pubblicazione arriva. E' solo questione di tempo.
    E' vero che gli editori difficilmente investono negli esordienti, ma è pur vero che pochi manoscritti sono di qualità.
    Elisabetta Bricca

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  10. Elisabetta, se tocchiamo il tasto "qualità" sono d'accordo con te solo sulla qualità che un'autrice italiana deve poter garantire. Ma tenuto conto della situazione, ovvero che nessuna autrice emergente, o quasi, riesce a pubblicare qualcosa, significa che non una sola di esse scrive così bene da essere meritevole di essere pubblicata? Se così fosse, cioè se è la qualità di un testo a fare la differenza, come si spiega la molta mediocrità di quello che viene pubblicato da un po' di tempo a questa parte? Come mai viene accettata dagli editor narrativa mediocre, purchè di "firma estera", e si respinge quella di casa nostra? La qualità la si esige solo dalle esordienti italiane? E perchè quando la qualità è indubbia non vengono prese in considerazione comunque? E se invece questo spingere all'angolo la narrativa made in Italy dipendesse "anche" dalle lettrici e dalle scelte che fanno in tema di lettura? Ho letto ottimi stralci nel New Pens For Romance, credo quindi che le responsabilità di questo stato di cose vadano equamente divise con chi è in grado di condizionare il mercato: le lettrici, appunto.
    Mariangela Camocardi

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  11. Cara Mariangela,
    se leggi poco sopra la fine del mio post, dico chiaramente che se il libro vale è solo questione di tempo per la pubblicazione. Dico anche che è questione di tante variabili, fortuna, editor giusto al momento giusto, etc.
    Sai meglio di me, che la Harlequin Mondadori (e posso parlare solo di questa casa editrice, perché non so le altre) ha il veto e l'obbligo di pubblicare al 95% autrici americane dalla casa madre canadese e che deve "giustificare" la scelta delle autrici italiane.
    So da me, perché li ho letti, che gli estratti che sono stati pubblicati per il New Pens for Romance, sono ottimi... sono stata la prima a incoraggiare Stefania e altre, e ho aperto l'Officina proprio perché le esordienti e le aspiranti abbiano uno spazio per avere visibilità.E sono dalla loro parte, sempre e comunque. Trovo, a volte, che gli incoraggiamenti per le aspiranti autrici rimangano solo parole sterili,mentre io ho deciso di fare qualcosa di concreto. Tanto che stiamo organizzando iniziative pregevoli, alle quali anche io ho l'onore di partecipare. Detto questo, è chiaro che le lettrici abbiano un peso FONDAMENTALE, ma è pur vero che se un'autrice non piace, c'è poco da fare. Credo che invece il genere romance abbia bisogno di stimoli nuovi e di nuove voci e io mi batterò, come sto già facendo, perché vengano ascoltate.

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  12. Eh! Eh! Mariangela cara, mi sa che questa bacchettata me la devo prendere anche io!! =^__^=

    Ammetto con sincerità di essere tra quelle che prediligono le autrici straniere e le ambientazioni inglesi e americane!! ;o)))

    Cosa posso farci, leggere romanzi ambientati in Italia mi fa ricordare la scuola...le interrogazioni! Poi per non parlare dei nomi...come faccio a entrare nel romanzo se il protagonista si chiama Marco o Roberto e mi fa venire subito in mente il collega di lavoro stempiato con la pancetta oppure secco da anoressia!!

    Prendiamo ad esempio il Cesare della Elisabetta...miiiiiiiiiiiii!! Ne conosco due nella realtà...ora quando leggerò di LUI mi verranno in mente...:oDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDD

    Almeno usate nomi strani come...Tancredi...non ne conosco nessuno!! ;o)))

    Pertanto Mariangela cara, non mi picchiare...ma a parte rari casi...continuerò a seguire le autrici straniere...a meno che quelle italiane non comincino ad ambientare altrove i loro romanzi...=^__^=

    Bacioni
    Lady Akasha

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  13. Ciao Lady,
    ma non avevi la Cesarite? Sei guarita? Sono contenta!
    Bacioni

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  14. :oDDDDDDDDDDDDDDDDDDDD

    La Cesarite non mi passerà mai...come si fa...con quella sua spada!!! =^__^=

    Bacioni
    Lady Akasha

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  15. Sui nomi "strani" credo non mi batta nessuno, cara Lady Akasha, perchè mi ci sbizzarrisco a trovarne di inediti, credimi! Dubito che tra i tuoi compagni di scuola ci sia stato un Riziero,tanto per citarne uno a caso. Mi sa tanto che tu dei miei romanzi non hai sfogliato neppure una pagina, perciò dovresti provare a leggerne almeno uno prima di parlare di Roberti e di Marchi... mai usati nomi così, che io ricordi.
    Baci anche a te
    Mariangela

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  16. LOL!!! Mariangela...avevo già ammesso di non leggere autrici italiane...e ho fatto il mea culpa per la tua bacchettata! ;o)))

    Mi sa che dovrò cercare di ammenda prima che tu mi picchi! :oDDD

    Sai...ultimamente ho difficoltà a trovare gradevoli la maggioranza dei romanzi che leggo...pertanto forse è ora di cambiare un pò...anche ieri sera quello di una delle mie autrici preferite...noioso...sapeva di già letto!!
    Attualmente preferisco leggere paranormali e la Kleypas...le altre autrici straniere non riescono più a darmi alcuna emozione! ;o)))

    Bacioni
    Lady Akasha

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  17. Sì, anch'io, come ho scritto più su, trovo che la narrativa in generale da un po' di tempo in qua lasci a desiderare, cara Lady Akasha. Questo un po' mi dispiace perche chi ama i libri si rende conto che i romanzi scadenti non autano sicuramente il settore editoria. Quanto al resto, per questa volta ti perdono e, se non i miei, visto che Elisabetta è stata capace di attaccarti la Cesarite chissà che presto tu non possa apprezzere le autrici italiane! Un bacio da Mariangela

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  18. Mi scoraggio spesso e quando avviene faccio forza a me stessa perv riportare alla mente quello che è il motto di Mariangela "Vale sempre la pena di credere nei propri sogni". Questa donna oltre che essere una scrittrice bravissima (invece di leggere un romanzo sembra di vedere un film!) è una persona stupenda. Ha sempre una parola dolce per tutti ed è sempre di grande sostegno...Non aggiungo altro perchè vedo che ha colpito il cuore di tutte!

    Un bacio

    Sei davvero un angelo!

    Samanta

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  19. Ragazze, temo di aver sollevato un vespaio con le mie parole e a rischio di sembrare"cerchiobottista", devo dare ragione a Mariangela e a Elisabetta. Il livello delle autrici italiane spesso è bel superiore rispetto a quello delle autrici straniere. Io leggo molto, e non solo romance e mi sono resa conto che alcuni autori stranieri non hanno neanche lontanamente cura della forma e o della ricchezza dello stile. Le italiane, e gli italiani, in genere, sono spesso dodtati di una claase di una cultura fuori scala. E' vero che dunque, la qualità ci vuole ed è necessaria; è altrettanto vero che pubblicare è un mix di fortuna e capacità, poichè il libro deve finire nella mani di chi è in grado di apprezzare il tuo stile, di lavorare su quel testo tirando fuori ciò che l'autore ha da dire.Ma il libro deve essere valido, ed è vero ciò che dice Eli. E' anche vero che molti testi che arrivano alle redazioni non sono assolutamente all'altezza della situazione:in Italia, riconosciamolo, c'è anche molta supponenza.
    Anche io, grazie a Elisabetta, al suo coraggio e alla sua favolosa inventiva, faccio parte dell'Officina, del Romance ed è un'esperienza abellissima perchè ho l'occasione di confrontarmi con persone che hanno la mia stessa passione e le medesime difficoltà. Credo che cisò che si debba chiedere agli editori e alle lettrici sia una maggiore selettività: nella scelta degli autoris stranieri e nella scelta delle autrici italiane.Credo che la passione, le sfumature, la richhezza espressa dal panorama letterario italiano non abbiano nulla da invidiare a quello statunitense.So che la HM ha vicnoli stringenti nei confronti della Harlequin canadese m a le alstre case editrici italiane? Che razza di vincoli hanno?La Tea, o la Newton&Compton, ad esempio, perchè sono quelle con cui mi sono controntata, o ancora la Gargoyle... perchè non danno spazio ad autori italiani?Non leggono neanche le storie, e l'ho costatao per esperienza personale. E qui mi riallaccio a ciò che dice Mariangela. Altre case editrici neanche rispondono e alcune, come la Asengard, ti invitano a NON mandare manoscritti. Abbiate pazienza, ma credo che la storia "non investo sull'esordiente italiano perchè non lo conosco e non rischio" sta poco in piedi. Loro pubblicano anche romanzi di emeriti sconosciuti stranieri,esordienti, che tali rimangono. Non è che forse è un problema di costi? Quanto costa acquistare i diritti di una traduzione rispetto alla somma che devi pagare a un autore italiano? Un testo straniero necessita di un lavoro minore, poichè è già stato editato e "lavorato", e salvo che in pochi casi, non necessita di grandi interveti (eccezioni: i romanzi passione).
    Vorrei conoscere la realtà, allora. Sapere se i libri delle persone che inviano alle case editrici non valgono perchè sono carenti o poco interessanti, oppure perchè si tratta di denaro.

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  20. Guarda quanta carne al fuoco! Che vivace discussione il pacato e accorato racconto della tua personale esperienza di esordiente ha fatto esplodere. Ecco un altro motivo per definirti grande, Mariangela.
    Credo che di tutti questi argomenti si dovrebbe riparlarne.
    Del perchè sia così diffiicile esordire. Del perchè gli editori non vogliano impelagarsi con scrittrici italiane per proporre solo autrici straniere, a volte tradotte piuttosto male e tagliuzzate (è anche per questo, Mariangela, che leggo in inglese, per leggere l'autrice, e non la trduttrice o i tagli dell'editore). Del perchè spesso- un po' per fascino un po' per comodità- anche le autrici italiane scelgano ambientazioni e personaggi che di nostrano hanno ben poco (come ho fatto io stessa).
    Del fatto che a molte esordienti manchi una certa dose umiltà, o che dall' umiltà siano sopraffatte.
    Credo che la discussione non possa e non debba fermarsi qui.
    Ne riparleremo. E ci faremo altre domande. Sperando anche di trovare qualche risposta.
    Un abbraccio
    Vivienne

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  21. Vivienne cara, la tua frase sull'umiltà è... pesante. Mi sento affondata come una delle navi a Pearl Harbour. Io sono una di quelle che si scoraggia a ogni soffio di vento, lo ammetto, ma ogni volta, grazie alle mie AMICHE e grazie alla voglia che ho di scrivere, mi rimetto in carreggiata. Ho sempre paura che i miei lavori non siano abbastanza buoni, che il mio modo di scrivere non sia valido. E' una sacrosanta verità quella che dici tu, che ha detto Elisabetta, e che ha affermato Mariangela: bisogna aver coraggio e anche tanta voglia di imparare. Dedizione. Umiltà a palate. E leggere, leggere tanto. C'è sempre qualcuno che può insegnarti qualcosa e non c'è mai nessuno troppo colto da non poter rinuciare a conoscere. Voi siete forse le persone da cui ho imparato di più.Mi avete dato tanto e non smetterò mai di ringraziarvi.
    Quanto alle ambientazioni... ammetto di aver scelto le lande nebulose della perfida Albione, perchè per me è una sorta di seconda patria, una terra del cuore. E poi, scrivo di paranormal. Ditemi voi, ce li vedete i vampiri a Palermo?
    Io no...
    with love

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  22. Cara Vivienne, è venuto fuori quello che continua a sobbollire nelle persone che aspirano esercitare un mestiere che è fatto più di dolori che di gioie, cioè la frustrazione di chi ha voglia di scrivere e si scontra con sbarramenti editoriali che non hanno alcun senso. Non quando i rifiuti non sono motivati da testi scadenti e l'ostracismo è rivolto esclusivamente agli esordienti di casa nostra. Io trovo per esempio immorale che la divetta del momento debba avere già un suo libro di "memorie" in libreria, e chi scrive "davvero" resta eternamente al palo, salvo qualche rara eccezione. Ci devono essere delle opportunità per tutti in ambito editoriale. Per i meritevoli, ovviamente. Poi ciascuno di noi sceglierà l'ambientazione che più gli risulta congeniale, qui o altrove, purchè riesca a dare emozioni al lettore. Così mi auguro veramente che si possa, che possiamo tutti insieme cambiare le cose, perchè come sono ora le trovo abbastanza inique. E ingiuste per chi, come te, Viv, Stefania e anche Samanta (a cui invio un bacio per le sue belle parole nei miei confronti), mette tanto amore, tante energie e anche tanti sacrifici per dedicarsi a quella meravigliosa espressione dell'anima e dell'intelletto che è, come si è letto nei commenti, la scrittura. Mi limito ancora a dire che l'unione fa la forza,cerchiamo di non dimenticarlo!
    Un abbraccio affetuosissimo a voi tutte, e a Elisabetta, Silvia, Lady Akasha e Olivia. E un grazie di cuore a Francy.
    Mariangela Camocardi

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  23. Come non essere d'accordo con quanto esprimi con tanta forza e passione, Mariangela?
    Forse, a questo punto, dovremmo chiedere l'opinione agli editori. E' questo che intendevo quando dicevo: ne riparleremo.
    Un bacio e ancora grazie a nome di tutte le lettrici e a nome delle scrittrici. Che, puoi scommetterci,
    non si tireranno timidamente indietro.
    Viv

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  24. Voglio ringraziare anch'io Mariangela per aver raccontato i suoi esordi letterari. Saranno molto utili a chi cerca di pubblicare le proprie opere e interessante per chi vuole conoscere meglio l'autrice. Io sono sempre stata una lettrice ma non vi nascondo la voglia, un giorno, di buttare giù qualcosa. Purtroppo pensando al trattamento che subiscono gli autori emergenti...
    Bisogna perseverare hai ragione ma a volte si tratta anche di fortuna.
    Un mio amico (autore emergente) ha contattato più di 200 case editrici e gli hanno risposto solo quelle che chiedono contributi. Purtroppo l'Italia é il paese in cui si legge di meno.
    Tornando a Mariangela proprio ieri ad Avellino ho visto da Famila la ristampa del suo romanzo Il Talismano della Dea. L'ho subito messo davanti al libro della Meyer (non passerà inosservato). ehehheheeh
    Aspetto con trepidazione il tuo prossimo romanzo. GRAZIE per l'incoraggiamento. Baci BAci

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  25. Cara Mariangela, anch'io ti ringrazio per averci raccontato il tuo esordio, le emozioni provate, la tua caparbietà. Penso anch'io che se si tiene un sogno nel cassetto non ci si debba arrendere mai. La costanza e l'impegno, prima o poi, vengono premiati.

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  26. Grazie, Lady Aileen, ho gradito l'intervento e, soprattutto il tuo apprezzamento. provaci almeno a scivere e non pensare ai se... i se sono catene che bloccano e che impediscono di fare e costruire. Un abbraccio e l'augurio che il Romance Day ottenga il successo che merita. Ringrazio anche Luna70 con la quale ribadisco che è fondamentale nella vita, e in tutto quello che facciamo, non mollare mai quando vogliamo raggiungere ciò che ciascuno di noi si prefigge di realizzare.
    Mariangela Camocardi

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