CHRISTMAS IN LOVE: PAZZIE LONDINESI




Doveva riuscire a smettere di piangere. In fondo non era successo nulla, no? Aveva preso solo un grande spavento, tutto qui. L’uomo che le aveva afferrato il braccio con tanta forza da lasciarle un livido, si era allontanato senza fare storie quando il barista gliel’aveva intimato, perciò non aveva motivo di piangere! Doveva smettere. Non poteva stare chiusa nel bagno di quel pub per tutta la notte, doveva tornare in albergo o Francesca si sarebbe preoccupata. Era la prima volta che venivano a Londra e non erano viaggiatrici esperte, si erano promesse di non separasi mai, ma stasera lei era voluta uscire mentre la sua amica era esausta….ed ecco come era andata a finire. Molestata in un locale, e ora in lacrime in un gabinetto. Una fine degna per una serata orribile.
Doveva asciugarsi le lacrime e uscire per andare a prendere il bus 188, che l’avrebbe portata a Russel Square a due passi dal suo albergo.
Diana usò la carta igienica per soffiarsi il naso, si lavò la faccia e cercò di non guardarsi nello specchio sopra il lavandino, era sicuramente mostruosa, piangere le rendeva il viso paonazzo. Uscì finalmente dal bagno e poi da quel maledetto e puzzolente pub, e si diresse alla fermata del 188. Dopo cinque minuti ecco arrivare il suo bus. Siano ringraziati i trasporti pubblici inglesi per la loro puntualità, pensò grata Diana. Salì, mostrò il biglietto al conducente e si sedette. Il traffico londinese, sempre pazzesco, anche di notte era notevole. Diana cercò di rilassarsi, ma un senso d’inquietudine glielo impediva. Quella sua sensazione trovò conferma quando il bus su cui stava viaggiando andrò a scontrarsi in curva con un altro bus. Diana venne sbalzata dal sedile e andò a sbattere contro una parete del veicolo. Sentì un dolore lancinante allo stomaco e al braccio destro, la testa prese a girarle vorticosamente, tanto da non riuscire a mettere a fuoco ciò che la circondava. Il suo ultimo pensiero prima di svenire fu che non sarebbe mai dovuta uscire dalla camera d’albergo quella sera.
Quando si risvegliò stava malissimo. Non c’era un centimetro di pelle che non le facesse male, e aveva la nausea. Si guardò intorno e vide che era a letto, un letto d’ospedale….sì, ora ricordava c’era stato un ‘incidente stradale, quel dannato autista di bus aveva deciso di fare lo spericolato ed ora eccola qui in ospedale. La sua vacanza a Londra si stava rivelando un vero e proprio disastro.
Un’infermiera entrò nella sua stanza e la salutò felice di vederla sveglia. Diana impiegò qualche secondo a richiamare alla mente i vocaboli inglesi che le servivano per comunicare con lei e poi le chiese se poteva avere un telefono per poter chiamare la sua amica e dirle cosa le era accaduto. -Ormai sarà preoccupatissima, devo avvertirla che sto bene e sono in ospedale.
-Certo, le porterò un telefono non si preoccupi. - la rassicurò l’infermiera.
-Non sono grave vero? Perché non mi sento abbastanza male per essere grave..solo un dolore lancinante a stomaco e braccio. Ho qualcosa di rotto? La prego, mi dica che non sono grave e che non dovrò rimanere in ospedale a lungo, perché se così non fosse, dovrei spostare il volo di ritorno e avvertire i miei genitori, che vorranno precipitarsi fino a qui pur di vedere come sto, nonostante mia madre soffra il mal d’auto, mal d’aria, mal di mare e di ogni mezzo di trasporto. E non voglio farli venire fino in Inghilterra, anche perché poi mi direbbero: visto?! Saresti dovuta restare a casa, cosa ti salta in mente di andare a Londra, te la sei cercata! E mi farebbero sentire in colpa per qualcosa di cui non sono certo colpevole. Se c’è un colpevole è senza dubbio quell’autista da strapazzo…- Diana smise di parlare per prendere fiato, ma l’aria non sembrava voler entrare nei suoi polmoni. Oddio era un attacco di panico, lei odiava gli attacchi di panico. Ma il pensiero che poteva essere morta nell’incidente la paralizzava.
L’infermiera cercò di calmarla. -Non si preoccupi non è grave, stia calma, faccia respiri profondi.
Diana cercò di calmarsi e di respirare lentamente.
-Ecco così. - l’incoraggiò l’infermiera. –Va tutto bene. Ha solo una costola lievemente ammaccata e una distorsione al braccio, è stata fortunata. La terremo qui in ospedale stanotte per controllare che non abbia una concussione, ma la vedo lucida e non credo proprio ne abbia una. E domani per farle qualche lastra per precauzione, ma dopodomani potrà tornare in albergo tranquillamente, anche se sarà ancora dolorante. Ora le somministrerò un altro antidolorifico così dormirà tranquillamente fino a mattina.
Diana annuì e subito dopo, l’iniezione dell’infermiera iniziò a fare effetto, rendendola anche molto assonnata.
Chiuse gli occhi e si addormentò, solo per svegliarsi poche ore dopo con una forte nausea.
Dalla luce che filtrava dalla finestra sembrava essere già mattina, ma la nausea la stordiva, cercò il pulsante per chiamare l’infermiera, che, fortunatamente, arrivò subito.
-Ho una nausea terribile sto per vomitare.
L’infermiera le allungò un piccolo catino. Diana vomitò e vomitò, non sembrava volersi fermare. E ogni volta che lo faceva, il dolore alle costole sembrava volesse ucciderla.
L’infermiera iniziò a preoccuparsi – Credo che sia colpa dell’antidolorifico che le abbiamo dato, evidentemente il suo corpo non lo sopporta. Ora vado a chiamare un medico, che le somministrerà un antiemetico per fermare la nausea e immagino dovremo trovarle un altro antidolorifico.
Il medico arrivò e le diede delle pillole per fermare il vomito. Nonostante si sentisse malissimo Diana riuscì a notare che era proprio un gran bell’uomo, capelli rossi, occhi azzurri, alto e ben piantato, proprio il suo tipo e la stava vedendo, senza trucco, spettinata mentre vomitava l’anima e piangeva per il dolore, Diana avrebbe voluto sprofondare per la vergogna.
-Vedrà che questo fermerà la nausea, appena si sarà stabilizzata le faremo altre lastre al torace, non vorrei che vomitare le avesse aggravato la situazione delle costole.
Diana annuì, in effetti la nausea sembrava diminuita –Grazie dottore. Gi antiemetici mi stordiscono molto di solito, perciò non si spaventi se tra poco smetterò di essere coerente e parlerò a vanvera o mi addormenterò di colpo.
-Non si preoccupi. - le rispose sorridendole.
Era proprio tremendamente carino e gentile. – Lei è proprio carino e gentile. - Oddio l’aveva detto ad alta voce, gli antiemetici stavano facendo effetto, presto avrebbe detto tutto ciò che le passava per la mente. -Oddio l’ho detto ad alta voce.
Il dottore rise -Sì in effetti l’ha detto ad alta voce, ma la prima parte era in una lingua straniera e non l’ho potuta comprendere. -
-Oh le avevo detto che era proprio carino e dolce e parlavo in italiano. Io sono italiana, anche se non sembra a causa della pelle pallida e dei capelli rossi, sono a Lontra in vacanza dopo essermi laureata e…e mio Dio mi fermi, mi imbavagli o dirò tutto quello che mi passa per la testa, che vergogna.

Il dottore rise ancora, sembrava che la sua figuraccia colossale lo divertisse. – In effetti pensavo fosse inglese il suo aspetto mi aveva tratto in inganno. Mi spiace, ma non credo che l’imbavaglierò, è raro che senta dei complimenti nei miei confronti e voglio approfittarne.
-No? Sul serio? Ma cosa hanno le donne qui? Sono cieche? Certo sono inglesi dal sangue freddo, ma chiunque abbia un paio di occhi non può non notare che lei è proprio un bell’uomo. -L’aveva fatto ancora, oddio perché non riusciva a stare zitta? Maledette medicine!
Il dottore sorrise ancora e stavolta arrossì anche. - Bè, grazie. In effetti siccome qui io di solito mi occupo di tagliare e cucire i pazienti, questi mi guardano con terrore più che con ammirazione.
-Oh è arrossito, l’ho imbarazzata? E’ ancora più carino quando arrossisce…e cavolo lo sto facendo di nuovo, la prego dottore se non vuole imbavagliarmi se ne vada prima che io muoia dall’imbarazzo.
Il dottore scoppiò a ridere ancora una volta. Evidentemente la trovava terribilmente comica, Diana avrebbe voluto sparire dalla faccia della terra.
-In effetti anche lei è arrossita, siamo proprio una bella coppia con i capelli rossi e le facce paonazze. Ora vado, credo l’antiemetico abbia proprio fatto effetto, tornerò più tardi per accompagnarla a fare le lastre.
-Grazie.
Più tardi, dopo che era stata accompagnata in bagno da un’infermiera (camminare le risultava difficile con le costole ammaccate), e Diana si sentiva finalmente più umana dopo essersi lavata, fece irruzione nella sua camera Francesca, la sua compagna di viaggio, che aveva fatto chiamare dalle infermiere quella mattina, mentre lei era occupata a vomitare come un’ossessa.
-Oh mio Dio Diana ero così preoccupata, quando stanotte non sei tornata non sapevo che fare, temevo ti fosse successo qualcosa di terribile e avevo ragione. Un incidente stradale! Stai bene?
-Sì, sto bene ho solo una distorsione al braccio e qualche costola ammaccata, niente di grave, domani potrò già uscire e tornare in albergo. Non hai chiamato i miei, vero?-
-No, certo che no. Era notte fonda! E poi stamattina presto le infermiere hanno chiamato in albergo e così ho deciso che prima di chiamarli dovevo vedere come stavi. Grazie al cielo non sei grave.
-Per fortuna non li hai chiamati, io sto bene e per quando torneremo in Italia sarò come nuova, loro non sapranno nulla e non si preoccuperanno inutilmente.
-E non ti soffocheranno di attenzioni. Tranquilla sarò muta come una tomba. Ora raccontami tutto quello che è successo.
Diana le raccontò tutto quello che le era successo la sera prima, dall’uomo che l’aveva molestata al pub, dall’incidente con il bus, senza accorgersi che mentre parlava il dottore dai capelli rossi era apparso sulla soglia della sua camera.
-Non ho potuto fare a meno di sentire l’ultima parte del suo discorso, mi creda non tutti gli inglesi sono cafoni e maleducati, mi spiace che la sua prima esperienza di un pub inglese sia andata così male.
Diana arrossì, imbarazzata. - Oh, non penso che tutti gli inglesi siano come quell’uomo. Ho conosciuto anche lei no?
Il dottore le sorrise – Continua a farmi complementi anche ora che l’effetto dei medicinali è passato, deve essere diventata un’abitudine ormai.
Diana era ancora stanca e dolorante, perciò non ne era sicura, ma le sembrava che il bel dottore stesse flirtando con lei.
Sensazione confermata poco dopo dal fatto che Francesca decise improvvisamente di interrompere la sua visita. – Bene ora che il tuo medico è arrivato, immaginato debba farti qualche esame, perciò ti lascio sola con lui. Torno in albergo, e chiamo i tuoi, dicendogli che il tuo cellulare si è rotto perciò d’ora in poi dovranno chiamare il mio numero. Torno oggi pomeriggio a trovarti, ok? Anche se non cedo sentirai la mia mancanza. – le disse e uscì dopo averle fatto l’occhiolino.
-A quanto pare la sua amica aveva fretta di andarsene. - commentò il dottore.
-Già. Forse ha paura dei dottori, e vedendo lei si è spaventata.
Il dottore rise – Spero di no. Ma non mi dia del lei. Mi fa sentire anziano. Io mi chiamo Mark.
-Oh, io…io sono Diana.
Diana venne dimessa il giorno dopo dall’ospedale, ma Mark si offrì di mostrale Londra da un punto di vista “londinese” e lei naturalmente accettò. Così uscirono assieme ad esplorare la città e si divertirono molto. Lui riuscì persino a convincerla ad andare sul London Eye. Proprio lei che soffriva di vertigini! Ma non ebbe problemi, poiché invece di fissare il panorama tenne gli occhi negli occhi di lui e Mark fece lo stesso. Fu proprio sulla ruota panoramica che si scambiarono il primo bacio. Le mancò il fiato, e non per colpa dell’altezza.
Uscirono a cena, e poi ancora per altre escursioni insieme a Francesca, finché non arrivò il momento di ripartire per l’Italia. Diana era felice e triste al tempo stesso, felice perché una vacanza che era partita disastrosamente si era poi trasformata nella più bella della sua vita, triste perché partire significava dire addio a Mark. Lui era bello, gentile, dolce, medico e non era sposato, cosa poteva chiedere di più? E quante probabilità c’erano che avrebbe trovato un altro uomo del genere? Poche, molto poche.
Ma vivevano in due stati diversi a chilometri di distanza, la sua vita era in Italia, quella di Mark in Inghilterra e lei non credeva nei rapporti a distanza. Dopo quel breve bacio non c’era stato nulla di più solo tanto tempo passato insieme tanti sguardi ma non avevano mai parlato dei loro sentimenti. Non sapeva nemmeno se lui provasse effettivamente qualcosa per lei. Si erano salutati il giorno prima, come buoni amici, niente di più. Stava per fare una pazzia. Si sarebbe resa ridicola. Eppure tutto questo non la fermò dall’andare a trovare Mark in ospedale la mattina della partenza.
-Ciao, Mark!
-Diana, sono felice di vederti.
-Sono venuta a salutarti e…ad invitarti in Italia. Anche tu ogni tanto prenderai delle vacanze, perché non passarle in Italia? Potrei farti da guida come tu hai fatto per me qui a Londra. Tu mi piaci molto. Sei carino, e persino più affascinante del Dr. House. Mi piacerebbe veramente passare altro tempo con te, conoscerti meglio…
Mark arrossì ma sembrò lusingato dalle sue parole.
-Non devi promettermi niente adesso, ecco ti lascio il mio numero di telefono, se mai verrai in Italia e vorrai vedermi, chiamami. Ora vado, prima di morire dall’imbarazzo e prima di perdere l’aereo. – Diana fece per andarsene, ma Mark la fermò, prendendole un braccio.
-Ho delle ferie arretrate…..potrei venire tra un mese circa.
Diana gli sorrise e, decidendo di prendere in mano la situazione, dal momento che l’italiana dal sangue caldo era lei, lo baciò.
CRYSTAL DAWN (*)




(*) Questo è uno pseudonimo, il vero nome dell'autrice verrà svelato a fine concorso.


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3 commenti:

  1. Ciao a tutti, di questi ultimi tre racconti quello che mi e' piaciuto sia come storia che come descrizione e narrativa e' stato il primo: " Il dono più grande". E per i protagonisti della storia lo e' stato davvero.
    Mentre gli altri due mi sono piaciuti assai meno. Cmq come ho detto altre volte, premio l' impegno di tutte le scrittrici anche se tra i vari racconti c'e ne sono alcuni che preferisco più degli altri. E complimenti vivissimi per questa iniziativa del Christmas in love 2010, lo scorso anno non ho partecipato non conoscevo questo blog che mi piace tanto. Saluti. Anna B.

    RispondiElimina
  2. Forse sarà stato il titolo (io adoro Londra!!!!!!) comunque questo racconto a me non è dispiaciuto, carino.

    RispondiElimina
  3. io lo trovato un bel racconto! scritto bene e scorre che e una meraviglia, e molto molto simpatico. complimenti all'autrice.... un mio consiglio, continua a scriverlo, voglio sapere che succede quando mark va in italia!!!!

    RispondiElimina

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