CHRISTMAS IN LOVE


" IL SEGRETO DEL LUPO E DELLA TIGRE "

di CRISTINA CONTILLI

Ringrazio la scrittrice genovese Laura Gay per avermi prestato William ed Emma ed avermi permesso di proseguire secondo la mia immaginazione e la mia sensibilità la loro storia.

Ringrazio inoltre la scrittrice Giusy Berni di Officina Romance per avermi “sfidata” a scrivere un testo con personaggi inventati e non con personaggi storici reali, come faccio di solito nei miei libri.

PROLOGO

Emma si avvicinò silenziosamente, colta da un’improvvisa curiosità e quasi rimase senza parole nel fissare il soggetto del quadro. Raffigurava un giovane di incredibile bellezza, coi capelli biondi e gli occhi grigi. Quel giovane, non aveva dubbi, era William.

«Chi è la persona raffigurata nel ritratto, milord?» Chiese con voce tremante.

Il conte si volse a guardarla con stupore. Una lacrima gli solcava il viso.

«Era il mio fratello maggiore, William».

«Era?»

«E’ morto, Miss Thompson. Avrebbe ereditato lui il titolo, se non avesse avuto un terribile incidente, cadendo da cavallo. Purtroppo non c’è stato nulla da fare per lui. Dio mio, aveva solo ventitre anni!»

Emma trasalì e fissò il ritratto inorridita. William era morto? L’uomo di cui si era innamorata era uno spettro e non una persona in carne e ossa come lei! Ecco perché appariva solo di notte, perché sosteneva di non dormire mai e riusciva ad apparire e sparire con facilità.

Mentre fissava il quadro con il cuore in tumulto, si rese conto di quella che era l’incredibile verità: si era innamorata di un fantasma!

Laura Gay

  1. IL SEGRETO DI WILLIAM
La notte successiva, quando William apparve di nuovo nella sua camera, Emma si sforzò di ignorarlo.

Invece di alzarsi e di andargli incontro, come aveva fatto nelle notti precedenti, finse di dormire e non si mosse neppure quando William si avvicinò al suo letto e la accarezzò con una mano sui capelli.

“Emma, non volevo ingannarti, ma, se ti avessi detto la verità, tu avresti avuto probabilmente paura di me…” Si era giustificato William per cercare di riconquistare la fiducia di Emma.

“Non mi metti paura, ma ora, per favore, lasciami in pace… ho già sofferto abbastanza…” Gli aveva risposto però Emma con un tono risentito.

“Emma, mio fratello non ti ha raccontato la verità…” Aveva aggiunto William, per cercare di spiegarle il suo comportamento.

“Non posso spingerti a forza fuori dalla mia stanza, perché non hai un corpo, quindi, te lo chiedo per favore… vai via e lasciami tranquilla la notte… cosa ti ho fatto di male? E perché vieni a tormentarmi? Fino a poche settimane fa non mi conoscevi neppure…” Aveva ribattuto Emma, alzando, senza accorgersene, il tono della voce.

“Ho bisogno di qualcuno che mi ascolti e che mi aiuti…” Le aveva risposto William con il tono sommesso di chi sta cercando di farsi accettare e comprendere da qualcuno.

“Fatti aiutare da tuo fratello…” L’aveva ripreso Emma e da quel momento il loro confronto si era fatto sempre più acceso e serrato.

“Ma se è lui che mi ha messo in questa situazione…”

“Non ti voglio più ascoltare… ne ho abbastanza delle tue bugie…”

“Emma, non sono un bugiardo, volevo solo difenderti dalla parte peggiore di me… quella che spesso neppure io riesco ad accettare…”

Alla fine, William si era arreso e aveva lasciato la stanza di Emma.

Lei, la mattina dopo, mentre impartiva una lezione ad Ophelia, la figlia del conte Duncan Burroughs, presso cui lavorava come istitutrice, si era messa a guardare distrattamente fuori dalla finestra

“E se il conte Burroughs mi stesse davvero ingannando? Un titolo nobiliare e una ricca proprietà possono essere una ragione per litigare anche tra fratelli… ma, se il conte avesse ucciso il fratello, la situazione non cambierebbe, perché il povero William resterebbe lo stesso un fantasma…” Aveva riflettuto Emma che pensava che avrebbe sicuramente provato una pena maggiore per William, sapendo che era stato probabilmente vittima di una finta caduta da cavallo, anche se quello, di cui, purtroppo, si era innamorata, sarebbe rimasto pur sempre un fantasma.

  1. RIVELAZIONI
Per qualche notte William non era entrato nella camera di Emma.

Lei, all’inizio, era stata contenta di poter dormire, nella pace della propria stanza, senza essere disturbata, ma, dopo una settimana di silenzio, aveva cominciato a provare nostalgia per William.

“Povero William, già si sente solo… forse ho sbagliato a trattarlo con tanta durezza…” Aveva pensato Emma, aggiungendo dentro di sé: “Magari, è vero che il fratello l’ha rovinato per ereditare il titolo al suo posto…”

E così Emma si era alzata, aveva indossato una vestaglia ed era uscita dalla propria stanza in corridoio, dicendo a bassa voce: “William, mi dispiace di averti trattato male… se ancora vuoi raccontarmela, io ora sono disposta ad ascoltare la tua storia e ad aiutarti…”

Nel corridoio c’erano, però, solo buio e silenzio.

“William per favore… rispondimi…” Aveva insistito Emma.

Quando Emma stava per andarsene e tornare nella propria stanza, aveva sentito una presa leggera su un braccio…

“Sono io, Emma… davvero sei disposta ad ascoltarmi?”

“Certo, ma stavolta niente bugie, altrimenti, anche se sei un fantasma, troverò un modo per buttarti fuori non dalla porta, ma dalla finestra della mia camera!” L’aveva minacciato Emma.

“Allora, mia dolce Emma, tre anni fa io sono stato inviato in Spagna per aiutare i ribelli spagnoli che combattevano contro Napoleone e a cui l’Inghilterra aveva promesso un aiuto militare…”

“Ma sei partito volontario?”

“Sì, mio padre non era d’accordo, ma io ho insistito, perché volevo fare qualcosa di utile per la mia patria, ma anche perché sognavo la gloria militare… sognavo un’impresa da ricordare negli anni futuri e da raccontare ai miei figli, quando sarei diventato solo un tranquillo gentiluomo di campagna…”

“E poi cosa è accaduto?”

“Purtroppo sui figli primogeniti della nostra casata pesa una sorte particolare, non quando c’è la luna piena, come si racconta nelle leggende, ma quando siamo sottoposti ad una situazione pesante sia fisica sia mentale, c’è il rischio che ci trasformiamo in lupi mannari…”

“William, smettila di prendermi in giro… l’hai già fatto una volta, non sono così ingenua da caderci di nuovo…”

“Ma è la verità…”

“Ed è anche per questo motivo che mio padre non voleva che partissi: il rischio in guerra di trovarsi in una situazione difficile e di perdere il controllo c’è più che in tempo di pace… e purtroppo io, in Spagna, sono stato ferito e, quando mi hanno portato in un ospedale militare, è accaduto quello che non doveva accadere… i medici hanno pensato che avessi qualche strana malattia, mi hanno messo in isolamento e mi hanno spedito, appena possibile, in Inghilterra… quando sono tornato, ho scoperto che mio padre, nel frattempo, era morto e che mio fratello aveva fatto girare la voce che anch’io fossi morto in Spagna, durante uno scontro militare, cadendo da cavallo… ma io sono ancora vivo, Emma, altrimenti come avrei potuto far l’amore con te?”

“Ma non è possibile…”

“Purtroppo quello che mi è accaduto in Spagna mi ha lasciato qualche strascico, ma non sono pericoloso, te l’assicuro… l’importante è che non perda il controllo, ma in due anni di attesa ho imparato a controllare abbastanza i miei peggiori istinti… e poi, quando vedo che proprio non ci riesco, mi allontano dal castello…”

“Ma io come posso aiutarti?”

“Ho provato a chiedere a qualcuno della servitù di accompagnarmi da un notaio che attesti che io sono ancora vivo, ma nessuno vuole farlo perché hanno paura di mio fratello e d’altra parte senza documenti chi mi crederebbe?”

“E i tuoi documenti, dove sono?”

“Non so se mio fratello l’ha distrutti, ma, anche se l’avesse fatto, a Londra, devono essere ancora conservati dei documenti relativi al mio ricovero in un ospedale militare al ritorno dalla Spagna… mi hanno tenuto per un periodo in osservazione per capire cosa mi era accaduto, ma, nel frattempo, il mio aspetto era tornato normale e non riuscivano a spiegarsi cosa fosse davvero avvenuto, dal momento in cui sono rimasto ferito in poi… io sono stato tentato di dirgli la verità, ma ho avuto paura che avrei soltanto peggiorato la mia situazione e che mi avrebbero preso per uno di quei militari, impazziti a causa dei traumi riportati in guerra…”

“Ma come ci arriviamo a Londra? Senza mezzi e senza documenti?”

“Se ci andassi tu, Emma, dicendo che tre anni fa eri la mia fidanzata e che vuoi scoprire cosa mi è accaduto davvero, forse, ti farebbero consultare i documenti che mi riguardano… ti prego, Emma…”

“Ci devo pensare…”

“Non è necessario che tu parta da sola… c’è una domestica nella nostra casa che ha dei parenti a Londra e ogni tanto li va a trovare…solo che purtroppo non sa leggere e, quindi, mandarla a cercare dei documenti, sarebbe inutile… ma tu sei un’istitutrice, sai leggere e sai anche distinguere un documento da un altro…”

“Non sarà un’impresa facile… potrebbero anche non credermi o non farmi vedere i documenti, di cui tu mi hai parlato…”

“Ma è la mia ultima possibilità, poi, mi resta solo da trovare qualche tipografo con pochi scrupoli per farmi fare dei documenti falsi, se voglio smettere di essere un fantasma e tornare tra i vivi, ma io sono il conte William Burroughs e voglio restare tale… non mi interessa avere un’identità finta… sono disposto a lasciare tutto a mio fratello in cambio di una rendita, ma non voglio che tutti credano che io sia morto… non ne posso più di questa situazione e purtroppo più mi rodo per quello che mi è accaduto, più aumenta il rischio che io perda il controllo e mi possa trasformare in un lupo…”

“Povero William, ma non potrebbe accadere che, un giorno, mentre sei con me e, magari discutiamo per qualcosa, che tu perda il controllo e cambi all’improvviso… anche se ti amo, l’idea mi spaventa un po’…”

“Se mi accorgessi che sta accadendo una cosa simile, mi allontanerei da te, per non farti del male…”

  1. IL VIAGGIO A LONDRA

    DI EMMA

Due settimane dopo, Emma era partita per Londra insieme alla cuoca che in carrozza le aveva chiesto: “Non pensavo che avessi anche tu dei parenti a Londra. Io vado a trovare mia madre, tu chi hai in città?”

“Una vecchia zia che non vedo da tempo e che mi chiede sempre quando la vado a trovare.”

“Me la faresti conoscere?”

“Ha un brutto carattere… sai l’età, la solitudine… sarebbe solo una delusione e poi non è molto gentile con gli estranei…”

“Come vuoi. Se tua zia è davvero un’acida zitella londinese, forse, è meglio evitare di incontrarla…”

In realtà, la cuoca non era affatto convinta che Emma a Londra avesse una zia, ma, al contrario, pensava che avesse un fidanzato e che, per paura di perdere il lavoro come istitutrice, tenesse nascosta al conte la verità.

Per questo, senza farsi accorgere, aveva finto di salutarla, quando erano giunte in città con il postale e, invece, l’aveva seguita.

“Cosa andrà a fare miss Thompson in un ospedale militare?” Si era chiesta la cuoca, quando aveva visto Emma entrare in un edificio, poi, ci aveva ragionato su e aveva concluso: “Forse il suo fidanzato è un medico militare oppure è un ufficiale che è stato ferito nell’ultima campagna contro Napoleone e lei è venuta a Londra per vederlo.”

Ma il tempo passava ed Emma non usciva più, finché, dopo due ore, era uscita da sola, con un plico in mano. E il mistero per la cuoca si era infittito.

“Il fidanzato di Miss Thompson potrebbe essere un ferito… non un medico, altrimenti, lei avrebbe atteso che lui finisse il turno e poi sarebbero usciti insieme, invece, lei è uscita da sola… ma i fogli che portava in mano cosa saranno?” Aveva pensato la cuoca, senza riuscire a capire cosa nascondesse davvero Miss Thompson a Londra.

Emma, invece, appena uscita, era salita su una carrozza pubblica e aveva chiesto al conducente se conosceva una locanda.

“Un luogo tranquillo, adatto anche ad una donna sola…” Si era affrettata a dire Emma, per evitare che il conducente si facesse un’idea sbagliata di lei.

“E i vostri genitori vi hanno fatta viaggiare fino a Londra da sola?” Aveva ribattuto il conducente, aggiungendo: “Questa è una grande città, in cui è meglio che una giovane donna nubile non vada in giro da sola…”

“Lo so, ma i miei genitori sono morti e io sono venuta a Londra, perché mio fratello è ricoverato in un ospedale militare in questa città e purtroppo non c’era nessuno che potesse accompagnarmi da lui.”

La sera, nella stanza della locanda, dove aveva trovato un letto pulito e qualche ora di tranquillità, Emma aveva guardato i documenti. I medici avevano fatto su William le ipotesi più disparate, da una sifilide in forma grave che gli aveva potuto alterare i connotati del volto fino ad un trauma psicologico, causato dalla ferita riportata in battaglia che aveva mutato il suo comportamento.

Nella scheda di dimissione c’era scritto che William non presentava sintomi evidenti di contagio dalla sifilide o da qualche altra malattia venerea, ma che, a causa del suo carattere troppo sensibile, inadatto a sopportare la violenza della guerra, gli veniva consigliato di congedarsi dall’esercito.

In realtà, quando si era confidato con Emma, William non era stato del tutto sincero con lei, perché perdeva il controllo più spesso di quanto non avesse ammesso con Emma, ma non era riuscito ad ammetterlo di fronte a lei, perché aveva paura di perdere il suo amore.

Al ritorno da Londra Emma aveva consegnato a William i documenti che lo riguardavano, ma gli aveva anche chiesto: “Ed ora cosa pensi di fare?”

“Affrontare mio fratello e metterlo alle strette.”

“Se non ti ha dato ascolto fino ad adesso, perché dovrebbero spaventarlo i tuoi documenti di dimissione da un ospedale militare?”

“Se non lo spaventano questi documenti, c’è sempre la tua parola, se tu sei sempre pronta a testimoniare che io sono ancora vivo.”

“Mi vuoi far perdere il posto?”

“Ma non hai capito nulla, Emma?! Io ti amo e ti voglio sposare… ho solo bisogno di ritrovare ufficialmente la mia identità e di farmi assegnare una rendita da mio fratello… poi ce ne potremo andare da qui… insieme…”

“Solo nei romanzi un conte può sposare un’istitutrice senza dote come me…”

“Non è vero, Emma, io ti voglio sposare sul serio… sei l’unica che non è fuggita di fronte a me…”

“Non ho paura di te, perché mi sei sempre apparso come un uomo sensibile e gentile, ma, forse, se ti vedessi nei panni di un lupo, anch’io mi spaventerei e scapperei a gambe levate…”

“Non mi vedrai mai così, te lo prometto…”

  1. LA RESA DEI CONTI

    TRA WILLIAM E IL FRATELLO

Quel giorno, purtroppo, con i documenti in mano, William era andato ad affrontare il fratello e la discussione fra loro era degenerata.

“Io ti sto solo chiedendo di smettere di mentire, dicendo a tutti che sono morto in Spagna, durante la guerra, cadendo da cavallo.”

“L’ho fatto per il tuo bene…”

“E anche la scelta di privarmi del titolo e dell’eredità l’hai fatta per lo stesso motivo?”

“Lo sai anche tu che, proprio a causa della sorte che pesa sui primogeniti della nostra famiglia, era meglio che fossi io a prendere in mano le proprietà al tuo posto…”

“Io sarei stato disposto a lasciartele, se solo me l’avessi chiesto, invece, tu hai approfittato della mia assenza per rovinarmi.”

“Ti ho permesso di restare al castello, purché non infastidissi mia figlia e non disturbassi la servitù, quando avrei potuto benissimo approfittare del momento in cui ti trasformi per ucciderti… o per lasciare che qualche contadino della zona ti uccidesse, senza sapere neanche che stava eliminando non un lupo, ma il conte William Burroughs… senza contare che nelle tue incursioni in cantina hai spaventato più d’una volta la cuoca…”

“Vuoi farmi morire di fame? Se non trovo nulla nel bosco, vado a cercare qualcosa in cantina…”

“Bene e tu in queste condizioni volevi ereditare un titolo nobiliare e magari partecipare anche alla stagione londinese?!”

“No, non pretendo tanto, ma voglio che io, te e miss Emma Thompson andiamo di fronte ad un notaio… il notaio attesterà che io sono ancora vivo ed io provvederò, poi, a donarti tutte le proprietà in cambio di una rendita e dell’impegno a lasciare per sempre il castello.”

“E cosa c’entra miss Thompson in tutto questo?”

“Mi sono innamorato di lei e desidero sposarla…”

“Nelle tue condizioni, solo una modesta istitutrice poteva accettare di sposarti…”

“Allora, cosa hai deciso di fare? Se non accetti io andrò lo stesso da un notaio, ma poi andrò anche alla polizia a denunciarti per esserti appropriato di ciò che non ti spetta…”

“No, William, non voglio che scoppi uno scandalo… accetto la tua proposta, ma pretendo in cambio che tu e miss Thompson non solo ve ne andiate dal castello di famiglia, ma lasciate per sempre l’Inghilterra e vi trasferiate all’estero…”

“D’accordo, Duncan… noi spariremo, ma tu non provare a rimangiarti la tua promessa…” Aveva concluso William che, nonostante il comportamento tenuto dal fratello nei suoi confronti negli ultimi due anni, voleva ancora dargli fiducia, perché comprendeva che per Duncan non doveva essere stato facile gestire il peso della maledizione che gravava sulla loro famiglia.


  1. LA TRASFORMAZIONE

    DI WILLIAM

Il colloquio con il fratello era stato per William una fonte di tensione molto forte e così, per quanto avesse cercato di controllarsi, si era accorto che si stava trasformando, di nuovo, in un lupo.

“No, no… non è possibile… proprio adesso che io ed Emma siamo ad un passo dalla felicità… non posso… non posso…”

Eppure era stato tutto inutile… la trasformazione era ormai in atto e William aveva solo fatto in tempo ad attraversare di corsa i corridoi del castello per sparire nel bosco vicino.

Ma, nel frattempo, era scesa la notte ed Emma era uscita dalla propria stanza per cercarlo.

“William… dove sei? Non sarai sparito un’altra volta? Non mi hai neppure fatto sapere come è andato il colloquio con tuo fratello…”

Mentre Emma lo cercava inutilmente, William si trovava nel bosco, vicino al castello, ma mancavano pochi giorni al Natale, il clima era rigido e fuori aveva iniziato da poco a nevicare.

William era stanco e infreddolito, ma non voleva rientrare al castello perché non voleva che Emma lo vedesse in quelle condizioni.

Lei, intanto, era tornata a letto, si era infilata sotto le coperte e si era addormentata, stretta al cuscino.

La mattina dopo, William aveva ripreso l’aspetto di un giovane di trent’anni, alto e dal portamento fiero, ma in compenso starnutiva a ripetizione ed era stato costretto a sottrarre una camicia ed un paio di pantaloni puliti dall’armadio del fratello che tuttavia aveva fatto finta di niente, perché aveva immaginato quello che era accaduto la notte precedente.

Si era solo lasciato sfuggire: “Ma proprio a me doveva capitare questa sorte ingrata? Un fratello maggiore, a cui spetterebbe il titolo di conte, che, appena perde il controllo, diventa una bestia! E c’è da sperare che si accontenti di mangiare qualche preda, catturata nel bosco vicino al castello, altrimenti c’è il rischio che qualche contadino, non sapendo chi è veramente, gli possa pure sparare per errore, come è accaduto a nostro padre… in fondo, miss Thompson mi fa pena… lei pensa di aver accalappiato un conte, mentre, invece, sta per rovinarsi colle sue stesse mani, sposando un uomo che è per metà una persona e per metà un lupo…”


  1. UNA NUOVA POSSIBILITA’

William e il fratello si erano messi d’accordo per fingere che William fosse stato all’estero per curarsi e che avesse deciso per le festività del Natale di rientrare in famiglia.

La sua partenza con Emma sarebbe stata fatta passare per una decisione improvvisa: una passione, divampata in modo imprevedibile tra il conte che in quei tre anni aveva sofferto per la solitudine e la lontananza dall’Inghilterra e l’istitutrice che aveva perso la testa per lui, sognando una rapida ascesa sociale.

E così il giorno di Natale, William che il pomeriggio prima era stato da un notaio a sbrigare tutte le formalità, era ricomparso ufficialmente a casa ed era stato presentato ad Ophelia, la figlia adolescente di Duncan, come lo “zio William”, ferito gravemente in un’importante azione di guerra in Spagna tre anni prima, creduto morto e ricomparso dopo un periodo di ricovero in una clinica privata in Francia.

Nel frattempo, William aveva spiegato ad Emma: “Lo sai che ci si può sposare a bordo di una nave?”

“Davvero?”

“Sì, il capitano di una nave può sposare due passeggeri, se lo desiderano e se hanno i documenti in regola.”

“Mi vorresti sposare su una nave?”

“Sì, partiremo per l’India… ho scritto ad un ex ufficiale dell’esercito che ha combattuto in Spagna con me e che ora lavora per la Compagnia delle Indie…”

“Non è troppo lontano?” Aveva chiesto Emma che a fatica riusciva ad immaginare la distanza che separava l’Inghilterra dall’India.

“Sì, lo è, ma mio fratello ha accettato di assegnarmi una rendita, se in cambio io e te avessimo lasciato l’Inghilterra e io sono una persona che mantiene la parola data, quando anche gli altri la mantengono, come ha fatto questa volta Duncan.”

“Vada per l’India, William, anche se la prospettiva mi spaventa un po’.”

“L’India è sotto il controllo inglese, quindi, anche se andiamo dall’altra parte del mondo, Emma, non saremo poi così lontani dall’Inghilterra.”

“Speriamo che sia davvero così come tu dici, ma, prima di partire, vorrei parlare con Ophelia… anche se probabilmente se reagirà male di fronte alla mia partenza, è giusto che sappia da me e non da altre persone che sto per lasciare il mio lavoro, per partire con te…”

“Come vuoi, Emma, conosco poco mia nipote, perché Duncan mi ha sempre proibito di avvicinarla, non solo quando mi trasformavo in un lupo, ma anche quando ero in sembianze umane… altrimenti la storia della mia morte in guerra non avrebbe più retto…”


  1. LA PARTENZA

    DI WILLIAM ED EMMA

L’ultimo giorno del 1815, un anno che in politica aveva portato grandi cambiamenti, dalla caduta di Napoleone al congresso di Vienna fino al riassetto politico di molti stati europei, in cui i vecchi sovrani erano tornati sul trono, anche nella vita di William ed Emma era accaduto un cambiamento decisivo.

Il giorno prima, infatti, avevano lasciato l’Inghilterra a bordo di una nave, diretta in India e avevano chiesto al capitano dell’imbarcazione di sposarli proprio il 31 dicembre del 1815, per cominciare il nuovo anno come marito e moglie che si apprestavano ad iniziare una nuova vita insieme, in un paese lontano e, per certi versi misterioso, come l’India.

La notte del 31 dicembre, mentre a bordo della nave gli altri passeggeri festeggiavano la fine dell’anno, William ed Emma si erano chiusi nella loro cabina per una notte d’amore.

Quando aveva iniziato a spogliarsi, William si era accorto che Emma aveva uno sguardo preoccupato. Pensando che fosse tesa per quello che stava per accadere tra loro, William le aveva passato un braccio attorno alla vita, dicendole: “Non è la prima volta che ci troviamo nell’intimità… in fondo il nostro matrimonio l’abbiamo già consumato, perciò non dovresti avere paura di quello che sta per accadere tra noi…”

“Non è per questo che sono preoccupata… è che la prima volta che mi sono lasciata andare con te non sapevo chi fossi veramente, mentre adesso lo so… e ho paura che accada qualcosa di brutto, se perdi il controllo, mentre fai l’amore con me…”

“Ma no, Emma, io mi trasformo solo quando perdo il controllo per qualcosa di spiacevole, perché sono agitato o sto soffrendo, ma perdere il controllo tra le tue braccia è qualcosa di piacevole e quindi non potrei mai trasformarmi in un lupo, mentre ti tengo stretta a me… hai accettato di sposarmi… Emma… ora dammi anche fiducia… ne abbiamo bisogno entrambi per iniziare la nostra vita assieme…”

  1. SOGGIORNO IN INDIA

"Sapete usare una pistola lady Burroughs" Aveva chiesto la moglie del console inglese ad Emma.
"No, perché dovrei? Quando vivevo in Inghilterra, non ne ho mai avuto bisogno."

"Ma qui non siamo in Inghilterra e qualche giorno fa un servitore indiano che lavora nella mia casa ha detto di aver visto combattere una tigre e un lupo... magari, si è inventato tutto, ma qui la popolazione locale crede davvero alla leggenda della tigre, perciò è meglio che mostriate ai vostri servitori di sapervi difendere, anche quando vostro marito è assente..."

"Cos'è questa leggenda di cui parlate?"

"Secondo la religione indù, quando si muore, il nostro ciclo non è terminato, ma ha solo chiuso una tappa di un percorso e nella tappa successiva ci si può reincarnare, a seconda del comportamento tenuto in vita, in una persona, ma anche in un animale..."

"Una teoria insolita..."

"Sì, certo, ma qui la considerano vera..."

"E la tigre chi sarebbe?"

"Il principe indiano Rajaram che è stato punito per non aver difeso la libertà del proprio paese e averlo consegnato a noi inglesi... essendo un principe si reincarnato in un animale nobile, come la tigre, ma, secondo la popolazione locale, nella prossima vita tornerà ad essere un nobile indiano e caccerà noi inglesi..."
"Per quanto il principe Rajaram sarà pronto alla sua nuova vita, io spero di essere già lontana da qui..." Aveva concluso Emma che sospettava che il lupo, con cui aveva combattuto la tigre, fosse, in realtà, suo marito William.

"Doveva avere già consumato il suo pasto la tigre che hai incontrato, visto che ti ha lasciato solo qualche graffio..." Aveva osservato Emma quella sera, quando William si era tolto la camicia.

"Non si è difesa, come io mi sarei immaginato... Un comportamento strano per un animale di quel tipo..." Le aveva risposto William.

"E secondo te quanti lupi ci sono in India?"

"Non ne ho idea, anche se forse il lupo è più un animale europeo che indiano..."

"Appunto... vuoi che qualcuno scopra il tuo segreto e che siamo costretti ad andarcene anche da qui?"

"No, Emma, ma, purtroppo, quando la tigre si è avvicinata al palazzo del console inglese, io ho avuto una reazione istintiva...però, non devi preoccuparti, al console ho chiesto di darmi un fucile per sparare alla tigre ed evitare che potesse far del male a qualcuno... e mi sembra che il console abbia creduto alle mie parole..."

"Sarà, ma io ho paura che il tuo segreto presto verrà scoperto..."
"Ma no, Emma, stai tranquilla..."

"E comunque secondo una leggenda locale quella tigre è in realtà la reincarnazione del principe indiano Rajaram che sarebbe stato punito dagli dei per aver consegnato il proprio paese a noi inglesi..."

"Questo spiegherebbe il suo strano comportamento... se nel passaggio da uomo a tigre fosse rimasto in lui qualcosa della consapevolezza umana... ma, oltre alla storia della reincarnazione, cos'altro dice questa leggenda?"

"Che un giorno la tigre morirà e il principe si reincarnerà di nuovo in un uomo, capace di liberare l'India..."
"Anche se questa storia fosse vera... e la tigre dovesse morire, passeranno almeno vent'anni prima che un nuovo principe indiano nasca, cresca e possa organizzare una rivolta e per quella data noi saremo di nuovo in Inghilterra..."

  1. I DUBBI DI EMMA

Emma provava nei confronti di William dei sentimenti contrastanti, da una parte lo apprezzava come una persona gentile e leale, dall'altra temeva il fatto che, contro la sua volontà, potesse perdere il controllo e trasformarsi in un lupo.

Anche adesso si rendeva conto che lo aveva appena trattato con una durezza probabilmente eccessiva... in fondo che la tigre fosse una vera tigre oppure no William aveva agito per impedire che entrasse nel giardino del consolato inglese e potesse assalire qualcuno...
E così aveva detto: "Scusami, William, ma, a volte, mi sembra tutto così difficile..."

"Sono un marito difficile, Emma, lo so... ti ho portata lontano dall'Inghilterra e ti ho resa partecipe di un segreto pesante, ma cosa dovrei fare? Cercare di morire come il principe indiano che secondo la leggenda che mi hai raccontato non accetta di essere diventato una tigre e preferirebbe morire per tornare di nuovo in vita sotto forma di uomo e non di animale?"

"No, questo non te lo augurerei mai... io ti voglio bene, lo sai..."

"Ma non ti trovi bene in India..."

"Non riesco ad ambientarmi... la popolazione locale ha credenze diverse dalle nostre e questa natura così rigogliosa e selvaggia mi mette l'inquietudine addosso..." Si era giustificata Emma che capiva di non essere per William una persona, a cui appoggiarsi, come lui aveva sperato.

Quando Emma per reazione, dopo avergli sbottonato la camicia, aveva iniziato ad accarezzarlo con la lingua sul petto, William l’aveva abbracciata.

Ora che William l’aveva penetrata e si muoveva dentro di lei, era difficile per Emma dare un ordine ai propri pensieri e continuare a parlare tranquillamente con lui.

Dopo essere venuto, William si era steso sul letto ed aveva chiuso gli occhi.

Emma, invece, era andata a lavarsi nella stanza accanto.

Anche se William le aveva spiegato che dopo le cure, a cui lo avevano sottoposto in un ospedale militare londinese al ritorno dalla Spagna, era difficile che potesse metterla incinta, lei aveva lo stesso il velato timore di ritrovarsi in attesa di un figlio che potesse ereditare la maledizione di William.

L’anno prima, Ophelia non aveva accettato la sua decisione di partire e con la cattiveria che, a volte, possono avere involontariamente gli adolescenti, l’aveva accusata di voler sposare suo zio, solo per diventare lady Borroughs, ma Ophelia non conosceva il segreto di suo zio William ed era quasi inevitabile che giudicasse male la scelta di Emma che, grazie a quel matrimonio, si trasformava da una povera istitutrice in una benestante contessa.

Quanto al padre di Ophelia, il conte Duncan Borroughs, era, invece, contento di quel matrimonio, perché sapeva che una giovane di famiglia nobile difficilmente avrebbe accettato di sposare suo fratello, mentre Emma, considerando la sua posizione economica e sociale, pensava Duncan, si era accontentata di sposare un conte che nascondeva dentro di sé una doppia natura, di uomo e di lupo.

Emma, infine, anche se poteva comprendere le opinioni di Ophelia e Duncan, non le condivideva… era stata, infatti, la gentilezza di William a farla innamorare, quel suo sentirsi solo con un segreto, difficile da nascondere e che, se scoperto, poteva costargli la perdita di amore e amicizia da parte degli altri, ma Emma aveva deciso di rischiare…

Rischiare di credere nella parte umana di William che sarebbe riuscita a tenere a bada la parte animale, impedendole di farle da male, perché lei era stata l’unica in grado di capirlo o almeno di cercare di mettersi nei suoi panni e di aiutarlo, quando tutti gli altri, compreso il fratello, l’avevano lasciato solo.

  1. CAMBIO DI PROSPETTIVA

Erano ormai tre anni che Emma e William vivevano in India.

Nel frattempo, liberato dal peso di nascondere il segreto del fratello, Duncan si era risposato e aveva avuto un figlio maschio.

Sentendosi nella sua nuova situazione certo di poter trasmettere titolo ed eredità a suo figlio, Duncan aveva deciso di concedersi un’azione generosa e di scrivere a William per dirgli che poteva tornare in Inghilterra, a patto di stabilirsi a Londra e di evitare che le loro rispettive famiglie abitassero nella stessa dimora.

“Torniamo in Inghilterra… Emma… ti avevo detto di darmi fiducia…”

“E tuo fratello?”

“E’ stato Duncan a propormelo.”

“Come mai è diventato così generoso?”

“Ha avuto un erede e la mia presenza ora probabilmente non lo spaventa più.”

William aveva colto quell’occasione e si era subito dimesso dall’incarico di consulente militare del console inglese a Bombay.

“Conte Burroughs, io contavo sulla vostra collaborazione invece voi ve ne andate, mentre sembra che la popolazione locale stia preparando una rivolta… da un ex ufficiale dell’esercito che ha combattuto contro Napoleone mi sarei aspettato un comportamento più coraggioso…”

“Mia moglie Emma non sta bene… non è mai riuscita ad ambientarsi a Bombay e io spero che tornare in Inghilterra gioverà alla sua salute.” Si era giustificato William.

  1. SCONTRO DECISIVO

Tenendo in mano la lettera di dimissioni di William, il console gli aveva detto: “Accetterò le vostre dimissioni, solo quando avrete portato a termine tutti gli obblighi, legati al vostro incarico.”

“Ho sempre cercato di fare il mio dovere in questi tre anni e non mi sembra di aver lasciato nulla in sospeso, prima di presentare le dimissioni…” Aveva ribattuto William.

“Rispettare le convinzioni religiose delle popolazioni locali non significa credere a tutte le assurde leggende che circolano, soprattutto quando minano la stabilità politica di un territorio… questa leggenda della tigre che sarebbe in realtà una reincarnazione di un principe indiano è già durata troppo a lungo e per farla finire, è necessario, purtroppo, uccidere l’animale che l’ha fatta nascere… questa tigre solitaria che si aggira attorno al consolato e alle case dei funzionari della Compagnia delle Indie sicuramente non è un altro che un animale che ha perso i contatti col proprio branco, ma nel popolo il suo comportamento non fa che confermare la convinzione che la tigre voglia con la sua presenza minacciare noi inglesi…”

“Perché la dovrei uccidere proprio io?”

“Siete un ex militare, avete sicuramente ucciso degli uomini in battaglia, non avrete adesso paura di uccidere un animale?”

“No, di certo, ma mi sembra un’inutile cattiveria eliminare un animale solitario che non ha mai attaccato l’uomo…”

“E i graffi che vi ha fatto l’altra volta li avete già dimenticati? Poteva finire molto male per voi quella volta se non foste riuscito a fuggire…”

“Mi sono avvicinato troppo e la tigre ha reagito, sentendosi in pericolo…”

“Lo posso capire, ma sarà meglio per tutti se riuscirete ad ucciderla.” Aveva concluso il console, senza ammettere repliche.

William sapeva che a quel punto era quasi inevitabile che, sottoposto ad una situazione di forte tensione emotiva, avrebbe finito per trasformarsi, di nuovo, in un lupo.

Anche se era consapevole dei rischi che avrebbe corso, pensava, tuttavia, che lottare contro la tigre non come uomo, armato di un fucile, ma come un animale, da pari a pari, sarebbe stato più giusto.

  1. LOTTA ALL’ALBA

Emma aveva capito che stava per accadere qualcosa, perché nel pieno della notte, si era svegliata e si era accorta che William non era nel letto accanto a lei.

Aveva deciso, perciò, non solo di alzarsi e di vestirsi, ma anche di prendere con sé la pistola che aveva comprato alcuni mesi prima e che aveva imparato ad usare, seguendo il consiglio della moglie del console.

L’India le era sembrata, fin dal momento in cui lei e William vi erano approdati, tre anni prima, un luogo affascinante e misterioso, in cui i pericoli potevano raggiungere dal fitto della foresta i luoghi, civilizzati dall’uomo, ma mai controllati da lui completamente.

Quando aveva visto un lupo aggirarsi nel giardino della loro casa Emma aveva capito che si trattava di suo marito.

Nel frattempo, purtroppo, era giunta l’alba ed Emma temeva che alcuni servitori che si erano ormai svegliati avrebbero potuto notare il lupo spaventarsi e decidere di sparargli.

Emma era tuttavia decisa a difendere William, arrivando persino a sparare a sua volta, se fosse stato necessario, anche se capiva che dall’esterno il suo comportamento sarebbe sembrato assurdo.

Mentre Emma era immersa in queste riflessioni, una tigre era apparsa nel giardino e aveva attaccato il lupo.

Emma si era ripromessa di controllarsi, ma lo spavento aveva prevalso in lei su tutti gli altri sentimenti e aveva gridato istintivamente: “No, William, io sono venuta in India con te per iniziare una nuova vita, non per vederti morire…”

Il suo grido aveva richiamato la sua cameriera personale che l’aveva raggiunta e le aveva detto: “Lady Burroughs se sapete sparare, per favore, fatelo, altrimenti quei due animali entreranno in casa e ci uccideranno.

Quelle parole avevano come risvegliato Emma che aveva raccolto tutto il proprio coraggio e, cercando di mirare alla tigre, aveva sparato un colpo, ferendola ad una zampa.

Poi ne aveva sparato un secondo, riuscendo ad ucciderla, senza colpire il lupo che stava lottando con lei.

A quel punto, senza preoccuparsi di quello che avrebbero detto del suo comportamento sia la sua cameriera personale sia i due domestici indiani che erano giunti nel frattempo, si era avvicinata al lupo e, passandogli una mano sul pelo, arruffato e macchiato di sangue, gli aveva detto: “E’ tutto finito, William, sono io, mi riconosci…”

Ma il lupo era svenuto e così Emma aveva ordinato a due domestici: “Portatelo dentro e chiamate un medico.”

“Ma lady Borroughs, siete impazzita? Cosa volete fare?” Le aveva fatto osservare la sua cameriera.

“Non ce la faccio a trascinarlo da sola, ho bisogno di qualcuno che mi aiuti.” Aveva insistito Emma.

Un’ora dopo il lupo era tornato ad essere William e il medico inglese, giunto da lui, l’aveva trovato con una ferita ad un gamba e diversi graffi sulle braccia.

“Ma cosa è accaduto?” Aveva domandato, perciò, ad Emma.

“Purtroppo stanotte una tigre si è introdotta nel nostro giardino e ha ferito mio marito.” Gli aveva spiegato Emma, senza scomporsi.

Contando sul fatto che William aveva ripreso l’aspetto di un uomo, Emma voleva, infatti, riportare tutto quello che era accaduto nelle ultime ore dentro la sfera del razionale e del prevedibile, per impedire che il dottore scoprisse il segreto di suo marito.

Quando il medico era uscito dalla camera, era stato, però, avvicinato dalla cameriera di Emma che era di origine inglese e che gli aveva detto: “Non vorrei intromettermi in affari che non mi riguardano, ma siete sicuro che lady Burroughs stia bene?”

“Sì, mi sembra in buone condizioni, nonostante lo spavento per il ferimento del marito da parte di una pericolosa tigre, ma perché me lo state chiedendo?” Aveva domandato il medico alla cameriera, non comprendendo il senso della sua domanda, visto che Emma non era rimasta ferita e che, nonostante quello che le era accaduto, appariva relativamente lucida e tranquilla.

“Stamattina si comportava in modo insolito, ha persino ordinato a due servitori indiani di portare in casa un lupo ferito nello scontro con la tigre.”

“Un lupo in India? Secondo me, siete voi che non state bene, ma comprendo che trovarsi una tigre in giardino sia una brutta esperienza… ho ordinato del laudano a lord Burroughs per calmare il dolore della ferita, prendetene qualche goccia anche voi e andate a riposare… vedrete che, al risveglio, vi sentirete meglio e vi convincerete che la storia della lotta tra il lupo e la tigre è stata solo frutto del grande spavento che vi siete presa…” Aveva concluso il medico che, una volta medicata la ferita di William, pensava di non aver altro da fare in casa di lady Burroughs, salvo tornare a distanza di qualche giorno per cambiare la fasciatura a suo marito e controllarne le condizioni.

  1. CONCLUSIONE

Dopo essere tornati in Inghilterra, William ed Emma si erano stabiliti a Londra.

William cercava di condurre una vita serena per evitare che qualche tensione troppo forte potesse farlo trasformare di nuovo in un lupo e rovinare la sua vita con Emma.

Anche se il fatto di aver sposato un’ex istitutrice aveva comportato che venisse escluso dalle case di alcuni nobili, c’erano stati alcuni suoi ex commilitoni che avevano combattuto con lui in Spagna e che lo stimavano per il suo carattere leale e coraggioso che avevano ripreso a frequentarlo dopo il suo trasferimento a Londra.

William ed Emma non avevano avuto figli, ma spesso William pensava che era stato meglio che le cose fossero andate in questo modo, almeno con lui si sarebbe conclusa la maledizione che pesava da secoli sui conti Borroughs e che colpiva i primogeniti.

Tra le abitudini di William, come molti inglesi dell’alta società c’era quella di leggere i quotidiani ad un tavolo del suo club e così una mattina William aveva letto: “Rivolta a Bombay, assaltati la sede della compagnia delle Indie e il palazzo del console inglese.”

Quella notizia aveva riportato alla mente di William la leggenda scoperta molti anni prima durante il suo soggiorno in India.

“La tigre è tornata...” Aveva pensato, aggiungendo dentro di sé: “A volte le leggende contengono anche un fondo di verità.”

Nota dell’autrice:

Da bambina mi piaceva Salgari, di cui ho letto diversi romanzi, perciò, visto che questo è il mio primo romanzo d’invenzione, non basato su storie e personaggi reali, ho deciso di “inventare alla grande”, riprendendo con la leggenda del principe / tigre l’atmosfera magica dell’India di Salgari, ma mescolandola a temi e suggestioni del romance dove c’è una protagonista femminile che (per sua sfortuna) si può innamorare di un vampiro o come in questo caso di un lupo mannaro.

Ringraziamenti:

Grazie alle scrittrici Samanta Catastini e Tamara Palaggi per i loro preziosi consigli.



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