SOLO TU, SOLO NOI di Maria Sveva Morelli



Caro Babbo Natale,
ti scrivo perché ti devo dire una cosa. Tra poco è Natale e nella famiglia del mio papà ci si fidanza sempre a Natale. È successo al mio papà con la mamma, al nonno con la nonna, e anche quelli di prima, che non ho conosciuto. È una tradizione. Capito?
Adesso, caro Babbo Natale, il mio problema è che ho già sette anni e non ho ancora la fidanzata! In realtà non è che le bambine mi piacciano troppo. Sono noiose, giocano sempre con le bambole, arrossiscono come delle mele giganti e si toccano continuamente i capelli, manco avessero i pidocchi!
Quello che ti devo dire, però, è che finalmente l’ho trovata. Si chiama Vittoria, è un po’ più piccola di me, ha i capelli rossi, ricci, e la pelle tutta lentiggini. Il giorno che è arrivata le ho chiesto di giocare con me, ma lei mi ha dato uno spintone. Sono rotolato sul tappeto e lei, invece di scusarsi, ha messo le mani sui fianchi e mi ha fatto la linguaccia. Era bellissima!
Caro Babbo Natale, lo so che ti ho già scritto la lettera per i regali, però volevo chiederti: puoi mandarmi anche un foglio con le istruzioni per far innamorare Vittoria? Scrivilo in stampatello, però, che il corsivo non lo so ancora leggere!
A papà non l’ho chiesto, perché la mamma gli dice sempre: te lo sei dimenticato come si corteggia una ragazza! E se se lo è dimenticato, che glielo chiedo a fare?
Il nonno vuole bene alla nonna, ma litigano sempre, non penso siano molto utili. Anche tu e la Befana litigate sempre?
Aiutami Babbo Natale, perché io non so proprio che devo fare.
Grazie,
Ivan.

***
La neve scivolava lenta oltre la finestra, una coperta candida che faceva sembrare tutto più fragile e più bello. Ivan picchiettò le dita sul bordo del davanzale, scrutando le poche automobili che osavano inoltrarsi sulla strada ghiacciata. A ventitré anni avrebbe dovuto trascorrere quel sabato pomeriggio con gli amici, rintanarsi in un pub per scambiarsi i regali di Natale, lamentarsi dei parenti appiccicosi, rimediare un bacio da qualche ragazza carina. E invece no, lui era solo, davanti a quella stramaledetta finestra ad aspettare l’arrivo del suo demone personale. Vittoria.
Era innamorato di lei da sempre, dal primo giorno in cui l’aveva incontrata, quando lei era solo una bambina pestifera, che gli rubava le macchinine e vinceva sempre, a qualunque gioco giocassero. Ivan aveva il sospetto di distrarsi talmente a guardarla, da permetterle di barare in modo vergognoso. In fondo, a Vittoria le regole non erano mai piaciute. Anche da adulta, continuava a sfidare ogni convenzione sociale, ostentando alle cene di famiglia i suoi fidanzati di passaggio, e fasciandosi in pezzi di stoffa, che era eccessivo definire abiti. Ivan avvertì una parte del suo corpo risvegliarsi, al solo pensiero di un tubino nero, aderentissimo, che lasciava scoperta tutta la schiena. Quella volta non aveva saputo dove guardare. Comunque, guardava posti che non sarebbe mai riuscito a toccare. Soprattutto finché Vittoria si faceva scortare dai soliti armadi a sette ante. Lei restava il suo sogno proibito. Lei che si muoveva con la grazia di un felino, che non indietreggiava mai dalle sue posizioni, lei che era irrefrenabile, divertente, coraggiosa. Lei che, quel giorno, sembrava non arrivare mai.
«La stai aspettando?»
Suo padre lo fece sobbalzare, immerso com’era nei suoi pensieri, non lo aveva sentito arrivare. Trovarselo sulla soglia della sua stanza, il suo piccolo regno, non gli faceva affatto piacere. Gli diede le spalle, sperando che se ne andasse quanto prima. «Non so di che stai parlando.»
«Andiamo, figliolo, goditi le feste. Andrà tutto bene, come quell’anno, te lo ricordi quando abbiamo organizzato il karaoke?»
«Sette anni fa. L’anno del calciatore.» La prima volta che lei aveva portato “un amico” a casa. Ivan aveva sentito la terra sgretolarsi sotto i piedi. Quel tizio, il nome l’aveva scordato, non era neanche bello. Era basso, con le gambe grosse e il naso schiacciato. Che ci aveva trovato la sua Vicky in uno così? E perché quello era l’idolo di tutte le ragazze della scuola?
«Allora, l’anno della vacanza a Firenze? Vi siete divertiti!» insistette il padre.
«Seh.» Vicky aveva flirtato tutto il tempo con uno che soggiornava nel loro stesso hotel. Uno svedese di nome Boris. Quattro anni fa, l’anno in cui aveva intuito la sua passione per gli uomini armadio.
«Coi giochi da tavolo? Quello con i disegni, che si devono indovinare le cose…»
«Pictionary, papà. Era l’anno di Franz, lo studente di belle arti, capelli neri, codino, filo di barba. Centonovantanove centimetri d’altezza, per pagarsi l’università faceva il modello di costumi da bagno.»
«E chi se li compra i costumi da bagno in inverno?»
«Papà!»
Ivan si coprì gli occhi con le mani, Aveva un mal di testa latente e desiderava stare solo. Sembrava, però, chiedere troppo. Tornato alla sua postazione di guardia, intercettò un fascio di luce nel cortile e riconobbe l’auto dei genitori di Vittoria. Trattenne il fiato, fino a che non la vide scendere. Anche sotto il voluminoso cappotto, le sue gambe erano capaci di rapirlo. Aspettò un minuto, in apnea, col cuore in tumulto. Ma dall’auto non scese nessun altro.
Quell’anno nessun terzo incomodo!

Vittoria si fiondò in casa, per fuggire dal freddo della Vigilia e dalle raccomandazioni dei genitori. Aveva perso il conto dei “comportati come si deve, non stare troppo sulle tue, fai conversazione con i padroni di casa”, nemmeno avesse cinque anni, come la prima volta che era stata lì.
Salutò tutti e notò subito la mancanza di Ivan. Forse ancora in giro con gli amici. Vittoria sapeva quale fosse la comitiva del ragazzo, lo aveva visto spesso all’uscita del suo pub preferito, o al bar fuori l’università, ma erano rare le volte in cui si avvicinava per chiacchierare con lui. Si limitava a osservarlo da lontano, avvertendo una strana stretta al cuore.
Dopo i convenevoli, che trovava sempre noiosi, si appropriò di una poltrona, nel salotto. Tirò fuori lo smartphone per fotografare il presepe, incredibilmente uguale di anno in anno.
«Alcune cose non cambiano mai» sentì sussurrare con tenerezza, alle proprie spalle.
Deglutì nel vedere Ivan con un paio di jeans aderenti e un dolcevita nero, che faceva risaltare i suoi capelli biondi, lunghi. Proprio come piacevano a lei. «Che razza di modi, mi hai spaventata!» Lo accusò. «Non si usa più salutare?»
«C’è qualcosa che può spaventare Vittoria Astensi?»
Fece spallucce, cercando di mostrarsi indifferente. «Ovviamente, no! Era così, per dire…»
Ivan occupò la sua poltrona e la guardò, sorrideva in un modo strano, un po’ inquietante, un po’ provocante. «Sola?»
«Vedi qualcun altro qui?»
«Lo sai che voglio dire. Nessun pallavolista, modello, aspirante primo ministro? Mi ci ero abituato a vederti con lo schiavetto di turno.»
«Sei geloso?» Vittoria fu soddisfatta, quando lo vide trasalire. Lui negò, ma era la prima reazione quella che contava, giusto?
«E poi, senti chi parla. Ti sei dimenticato della stangona mora dell’anno scorso. Tutta rifatta, te lo dico io.»
«Emanuela non è rifatta. È una ragazza stupenda, molto intelligente.»
«Non ha azzeccato una risposta nemmeno dei quiz alla tv, quelli da abbonamento truffa, dove le soluzioni le sanno tutti. Credeva Obama fosse una marca di abbigliamento!»
«Comunque, non la frequento più.»
Lo so, avrebbe voluto rispondergli. Nel periodo in cui Ivan si era fidanzato con quella mentecatta, Vittoria aveva intensificato la sua attività di sorveglianza e aveva festeggiato, con una serie di Martini, la sera in cui li aveva visti litigare e lasciarsi.
«Ma che peccato. E chi prenderò in giro quest’anno?» Si avvicinò a lui, sbattè le lunghe ciglia e alla fine si sedette sul bracciolo della poltrona. Tanto vicino a lui da stordirlo con il profumo al caramello, chissà se lo aveva riconosciuto. Gliel’aveva regalato lui “per addolcirla”.
«Ma tu vieni giusto per rompermi le scatole? Cosa sei il mio carbone di Babbo Natale?»
«Non è colpa mia se una zia di trentacinquesimo grado ha sposato uno tuo zio di milionesimo grado e così, malgrado abitiamo dall’altro lato della città e non ci vediamo mai, siamo costretti a passare tutte le feste insieme.» Accompagnò l’ultima frase con una teatrale caduta tra le sue braccia. Probabilmente il momento migliore delle vacanze. Si specchiò negli occhi grigi di Ivan e si chiese come avesse fatto a resistergli fino a quel momento. Sperò che la baciasse, che la stringesse al petto, che finalmente desse loro il famoso lieto fine natalizio, com’era tradizione nella sua famiglia.
Lui, però, non capì l’antifona. L’aiutò a rialzarsi e le andò a prendere qualche antipasto dalla cucina.
Era quello il problema con Ivan: troppo cavaliere.
Quando erano piccoli, lui era timidissimo, al limite del balbuziente e finiva sempre per soccombere al carattere forte di Vittoria. Uno così non le sembrava il principe azzurro, che immaginava arrivare in sella al cavallo bianco e con un mega spadone luccicante. Ivan era al massimo il piccolo scudiero pauroso. Ma era suo amico e lei gli voleva bene. Certo, come dimostrasse il suo affetto era un tema piuttosto scottante in famiglia: gli rubava i giocatoli, gli faceva scherzi atroci, senza chiedere mai scusa. E lui la perdonava comunque. Un sorriso le sfuggì, a quei ricordi.
Da adolescente aveva captato subito i segnali d’amore di Ivan. Il modo in cui arrossiva quando si incontravano, i regali imbarazzanti, pieni di fiori e cuoricini. Il nodo cruciale erano proprio i fiori e i cuoricini. Vittoria era tutte stelle e borchie, una che amava il rosso fuoco e il viola elettrico, non sarebbe mai stata la perfetta romantica che Ivan sembrava desiderare. Così si era convinta di non essere quella giusta per lui, che fosse tutto un equivoco. Che era meglio stare lontani, per non farlo soffrire, tanto a lei non importava granché.
Ma poi aveva conosciuto gli altri. Quelli che regali sciocchi non te ne fanno mai, e se li fanno vogliono qualcosa in cambio, quelli che di lei vedevano solo il fisico e non il carattere ribelle, quelli che si incazzavano di brutto, se solo gli faceva una battutina tagliente. Li aveva portati a casa per Natale, anno dopo anno, dapprima per far capire a Ivan la differenza, per convincerlo che lei avesse bisogno di una persona diversa, più audace, più volitiva. Poi, però, il confronto era diventato sempre meno favorevole per i suoi spasimanti. Erano loro a perdere fascino, davanti al dolce, divertente e comprensivo amico d’infanzia.
Fino all’anno prima, l’anno di Emanuela la cavallona con le tette finte, i denti sporgenti e il vestito più brutto che avesse mai visto nelle bancarelle dei cinesi. L’aveva odiata appena aveva messo piede in salotto, desiderando che si rompesse una gamba su quei trampoli taroccati, pieni di glitter d’oro. Accidenti a lei. Comunque, era sparita.
Per quelle feste, Vittoria doveva smettere di aspettare e prendersi ciò che voleva.
Nessuna terza incomoda quell’anno!

«A cosa pensi?»
La stava osservando da qualche minuto, si era fermato alla porta, con un calice di spumante e un piatto di stuzzichini, l’aveva spiata come uno stalker. Quando c’era di mezzo Vittoria, lui diventava il deficiente peggiore della terra. Però, era più forte di lui. Quando l’aveva scorta sprofondata nella poltrona, le gambe accavallate, lasciate scoperte dalla minigonna, il viso lievemente imbronciato, truccato al punto giusto. Non riusciva a non desiderarla, a impedirsi di fantasticare, di allungare le mani, di baciarle il collo, le spalle e scendere, scendere…
Quando lei aveva sorriso e si era morsa le labbra, tinte di un invitante rosso lucido, aveva temuto stesse pensando a un altro e la gelosia gli aveva invaso il petto.
«Devi proprio togliertela questa abitudine di sbucare all’improvviso!» gli aveva gridato contro.
«Tu non dai di questi problemi, con quei tacchi. Ti ho sentita appena hai messo piede in casa.»
«Allora perché non sei venuto a salutarmi?»
«Non sono il tuo schiavetto.»
«Peccato…» Cos’era quella luce che le aveva visto negli occhi? E quel sorriso provocante, che gli stava già facendo girare la testa? Non ce la faceva più a resisterle. Quello doveva essere l’anno della svolta. O quella sera o mai più, era anche la Vigilia. La famosa Vigilia di Natale, in cui tutti i maschi della sua famiglia si trovavano una ragazza. Doveva pur portargli un po’ di fortuna!
«Sembri diverso, Ivan.»
«In che senso?»
Vittoria lo stava studiando. Se solo avesse saputo tutto il tempo che aveva trascorso a studiare lei, e ogni centimetro del suo corpo stupendo. Quando lei allungò una mano, per accarezzargli i capelli, per poco non gli sfuggì un gemito.
«Questo look più selvaggio è strano, per uno come te.»
«Perché come sono io?»
«Un bravo ragazzo.»
«Ah. Un noioso, banale, bravo ragazzo.» Gli venne voglia di imprecare, di prenderla per le spalle e scrollarla, di mostrarle l’intensità del suo desiderio, perché la smettesse di vedere in lui solo il bambino sciocco, che aveva conosciuto tanti anni prima. Si allontanò, cercando nelle luminarie di Natale, nelle luci intermittenti dell’albero, una visione familiare, che lo aiutasse a calmarsi.
«Io stavo per dire un rassicurante, adorabile, bravo ragazzo.» Vittoria lo raggiunse, gli posò una mano sulla spalla, parlò con voce carezzevole. «Siamo un po’ nervosetti oggi.»
«Sei tu a farmi impazzire.» Ecco, lo aveva detto, forse non nel modo che sperava. Forse Vittoria non lo avrebbe compreso. Forse lui stesso aveva pronunciato quella frase in modo da renderla equivoca, per paura. La sua solita paura. E poi, finalmente, aprì gli occhi. E vide davanti a sé, la felicità che si stava lasciando sfuggire, vide il solo regalo di Natale che desiderasse: Vittoria, bellissima e sorridente, accanto a sé. Decise di lasciar andare il ragazzino timido che era sempre stato, di dire addio alla paura di un rifiuto. Si spostò di lato, intrappolando Vittoria tra sé e il tavolo, senza via di scampo. Lasciò aderire perfettamente i loro corpi, mescolare i loro respiri. Quello non era un gesto equivocabile.
Trovare il coraggio di dichiararsi o di baciarla, però, era tutta un’altra cosa. Mentre se ne restava lì, a fissarla, chiedendosi quanto ci avrebbe messo lei a ribellarsi, a insultarlo o prenderlo a schiaffi, si ritrovò con le labbra incollate a quelle di lei, di lei che si era alzata sulle punte e l’aveva abbracciato, di lei che aveva sempre preso tutte le decisioni, perfino in quel momento. Assaporò la sua bocca, il sapore dolce del suo collo, il profumo dei suoi capelli rossi. Non aveva altro da chiedere quel Natale.
«Pensavo mi avresti preso a sberle» le confidò, mentre le mordicchiava l’incavo della spalla, qualche minuto dopo.
«Non era ciò che volevo» disse lei, lentamente, giocando con una ciocca dei suoi capelli.
Quella carezza rischiava di fargli perdere la ragione.
«E cosa vuoi?»
«Voglio te.»
Allora fu lui a baciarla, ad assalire le sue labbra, tanto a lungo da lasciar senza fiato entrambi. Ma non abbastanza per estinguere la sete, che aveva nutrito in tutti quegli anni d’attesa.
«Nessun terzo incomodo, quest’anno!» Ivan la prese in braccio, e la fece volteggiare in aria, fino a che cascarono entrambi, sotto l’albero di Natale, con i regali incartati, a un centimetro dalle loro teste.
«Solo tu» mormorò Vittoria, guardandolo con tenerezza.
«Solo noi» la corresse.

FINE

CHI E' L'AUTRICE...
Maria Sveva Morelli è sempre stata affascinata dalla parola scritta. Lettrice instancabile, soprattutto di romanzi rosa e storici, ha deciso di iniziare a scrivere nella speranza di trasmettere ad altri le stesse emozioni che prova inventando storie.
Ha esordito come vincitrice del premio letterario indetto dalla casa editrice Scrittura&Scritture, con “Al di là del tempo”, ottenendo la prima pubblicazione in antologia. Ha continuato a occuparsi di fantasy nel racconto “Rivivremo insieme”, che mescola romance e time travel, pubblicato nel volume “Antologia aperta 2010”, per le Edizioni del Calatino.
I suoi racconti brevi sono contenuti in varie antologie, tra le quali la “365 storie cattive”, volume a scopo benefico e curato da Paolo Franchini; le 365 della Delos e le raccolte natalizie edite dalla Triskell Edizioni.
Dal 2013 collabora con la Triskell Edizioni, con la quale ha pubblicato “Un nuovo inizio” novella di genere romantico contemporaneo. Attualmente, studia giurisprudenza e sogna di scrivere il suo primo romanzo.

PUOI TROVARE IL SUO LIBRO QUI



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44 commenti:

  1. Questo racconto mi è piaciuto perché è divertente e delicato. Ivan il protagonista è dolce e gentile e ispira tenerezza ma lascia intuire anche molto di più.
    Un caro augurio di Buon Natale a tutte le affezionate lettrici e curatrici del Blog.

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    1. Grazie Lady tanti auguri anche a te da tutte noi!

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    2. Grazie Lady, sono felice che il mio Ivan ti sia piaciuto. Buone feste anche a te!
      Sveva

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  2. Un racconto molto tenero e divertente al tempo stesso. Complimenti, consorella, che la Dea ti benedica

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    1. Grazie Anonima Strega. Qualche tenera risata, secondo me, ci vuole sempre!

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  3. Un racconto dolce, allegro e molto adatto a questa giornata di festa!
    Auguri di buon Natale a tutte le lettrici e alle bibliotecarie romantiche!

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    1. Arrivo in ritardo per il Natale, ma posso ancora augurarti buone feste!
      Grazie per aver letto il mio racconto, Sveva

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  4. Indicato per questo periodo. Dolcissimo e al tempo stesso divertente: chi non si è immaginata i numerosi scherzi di Vittoria contro Ivan e i loro scontri da bambini fino da adulti a suon di fidanzati/e sbagliati/e??? Ma il tocco sicuramente più bello e' la letterina di un bambino di 7 anni a babbo natale...bellissima!!! E il buon Santa Claus ha avverato il desiderio al momento giusto!!! Buon Natale a tutti

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    1. La letterina mi è venuta di getto, anche se temevo il risultato! Sono contenta che ti sia piaciuta. Eh, Ivan e Vittoria li vedo una coppia bella tempestosa.
      Buone feste!
      Sveva

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  5. Che bel racconto, Sveva! Dolce, romantico e con un fantastico lieto fine. L'ideale per una giornata di festa come questa. Buon Natale a tutte!

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    1. Grazie mille Laura! Anche il tuo racconto è adorabile.
      Buone feste,
      Sveva.

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  6. Che bel racconto, Sveva! Dolce, romantico e con un fantastico lieto fine. L'ideale per una giornata di festa come questa. Buon Natale a tutte!

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  7. Un racconto dolce. Tra i due preferisco Ivan.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ivan e l'autrice ringraziano.
      Buone feste e grazie per aver letto il mio racconto!

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  8. sarò ripetitiva, ma è un racconto proprio dolce, molto delicato e romantico. BUON NATALE A TUTTE....

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    1. Buone feste anche a te!Sono davvero contenta che il racconto ti sia piaciuto.
      Sveva.

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  9. Proprio bello Sveva, bellissimo! Piano piano li leggerò tutti, passato lo tzunami del Natale a casa mia. Buon NATALE !!!

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    1. Grazie mille Velo, sono felicissima che ti sia piaciuto *_*

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  10. Carino, grazie.
    Buon Natale e grazie per il piacevole intrattenimento a tutte le blogger ed autrici ;-)

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    1. Grazie a te per averlo letto. Buone feste!

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  11. E' un racconto dolcissimo, mi è piaciuto proprio tanto!!! *_*

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    1. E io ne sono tanto felice!
      Sveva

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  12. Davvero carinissimo Sveva, mi è proprio piaciuto!

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  13. Molto carino! Brava, Sveva!

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  14. Tenerezza è la parola d'ordine di questo dolcissimo racconto che ci riporta tutte ad un ricordo struggente e lontano.Milena

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    1. Grazie, sono felice di essere riuscita a rendere la tenerezza del racconto.
      Buone feste,
      Sveva

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  15. E' un racconto davvero dolce e carino, all'insegna del romanticismo e dello spirito natalizio :)

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    1. Grazie, felice che ti sia piaciuto! :D
      Buone feste!

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  16. La nostra autrice più giovane! Complimenti Sveva!

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    Risposte
    1. Grazie mille!
      Non sapevo di essere la più piccola, meno male che me la sono cavata!

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  17. La nostra autrice più giovane! Complimenti Sveva!

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  18. Divertente e ironico. Brava Sveva, molto bello. Ledra

    RispondiElimina
  19. Delizioso racconto e mi unisco ad Alessandra Boleso nel dire che la letterina è stata un'idea impagabile.
    Ornella A.

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    1. Grazie, detto da una grande autrice questo commento per me vale doppio!

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  20. Breve ma intenso,fresco,giovane,reale.Mi è piaciuto molto.Brava Sveva i miei più cari auguri per una lunga carriera in questo campo, in me sicuramente avrai una fans

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    1. Grazie mille, questo messaggio è davvero incoraggiante e mi rende molto felice.

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  21. Questo racconto mi è piaciuto un sacco, anzi, l'ho adorato. Delicato e toccante insieme, mi ha trasportata per incanto nella vita dei protagonisti facendomi innamorare di loro. Che questo sia avvenuto grazie a poche righe, magistralmente scritte, è qualcosa di davvero magico. Complimentissimi, Sveva, e in bocca al lupo per tutto!!

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    Risposte
    1. Ero convintissima di aver risposto al tuo commento, che strano! Forse ti avevo solo ringraziata su fb?
      Comunque, grazie mille per le tue bellissime parole. E ricordati che aspetto il tuo nuovo romanzo!

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  22. Una storia dolcissima con un bel lieto fine da leccarsi le dita zuccherose :)
    Mi è piaciuto moltissimo

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    Risposte
    1. Sono davvero contenta che il racconto ti sia piaciuto. In effetti, io amo lo zucchero! :D
      Grazie del commento,
      Sveva.

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  23. Anche se l' ho letto oggi per la prima volta... l' ho trovato TENERISSIMO, DA MAGONE !!!! E penso anche che sia una storia da leggere tutto l' anno, indipendentemente dal periodo. BRAVISSIMA DAVVERO, Maria Sveva ;)

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    Risposte
    1. Come sono felice che il racconto ti sia piaciuto! Sei davvero gentilissima, grazie per avermi lasciato un commento.
      Sveva

      Elimina

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