CLAUSOLA DI RESCISSIONE di Anonima Strega






«L’aracnodattilia da cui sono stato affetto in vita era congenita, per cui non ho ottenuto alcun reale vantaggio dal precedente contratto. Motivo per cui lo impugno in riferimento alle abilità esecutive e richiedo i tuoi veri fasti.»
Satana si sporse con i gomiti sul ripiano della scrivania e osservò da sotto in su il ragazzo dai lunghi capelli neri impalato davanti a lui. Un aspetto giovane e moderno, come la sua attuale dimensione gli consentiva di scegliere. Un modo di parlare pomposo e forbito, in contrasto con l’aria da scavezzacollo incorreggibile. «Cosacosacosa?» gli rimandò, arricciando il naso.
Un netto cenno di diniego del capo. «Paganini non ripete.»
«E quindi...» Sbuffò, traendosi indietro fino alla spalliera. «In cosa consisterebbe di preciso la richiesta?»
«Esigo una seconda opportunità.»
«E per quale ragione?» Alzò una spalla e le sopracciglia. «Hai già ottenuto il successo che volevi.»
«Sì, ma per merito mio, della mia ex malattia!» Quel tono da saputello stava cominciando a infastidirlo. «Il precedente contratto è andato di conseguenza a vuoto, quindi voglio che tu paghi il debito che hai con me, da sano.»
«Fammi capire meglio, Niccolò...» Satana fece ruotare le mani l’una contro l’altra, quasi stesse cercando di aprire i pensieri del giovane chiusi sottovuoto. «Tu vorresti tornare sulla terra in quale modo?»
«Al passo con i tempi.» Il ragazzo alzò il mento e gli rilanciò uno sguardo divertito. «Ho parlato con alcuni amici e vorrei portarmeli dietro per partecipare a un talent show con una band di progressive black metal. Abbiamo già pensato anche al nome: Moto Perpetuo.»
Satana si strofinò un palmo sulle labbra, indeciso se scoppiare a ridere o se sentirsi orgoglioso per la richiesta del pupillo. «Dunque richiederesti un permesso anche per altre persone.» Annuì rapidamente, distogliendo lo sguardo. «Chi dovrei autorizzare?»
«Non ero tanto propenso ad arruolare qualcuno che potesse contendermi la posizione di leader e frontman...» Niccolò tentennò il capo e guardò altrove a sua volta. «Ma Mozart vuole cantare e suonare la chitarra elettrica ritmica adesso, e io dominerei il ruolo progressivo col violino, nonostante la chitarra non dispiacesse pure a me. Poi io canterei in growl, lui in scream, e le nostre voci si amalgamano bene.»
Per quanto i bigotti ne dicessero, lui non s’intendeva un granché di terminologie heavy metal. Più o meno urlavano tutti, gravi o acuti che fossero. «È un fottuto alcolizzato che ti metterà nei casini» replicò, tuttavia appuntandosi il nome. «Poi?»
«È rock and roll!» reagì l’altro, allargando le braccia. «Poi avevamo pensato che Beethoven avrebbe potuto suonare la batteria.»
«Ma è sordo!»
«Appunto!» L’altro annuì rapidamente, quasi si sentisse un genio di fronte all’imbecille degli imbecilli. «Con tutti questi auricolari tecnologici potrebbe finalmente sfogarsi!»
«Non potete fargli suonare un basso elettrico molto ma molto basso?»
«Come specialista di cadenze matematiche barocche, Vivaldi sarà il nostro bassista perfetto.»
Satana rifletté un istante, poi rialzò gli occhi sull’altro. «Un prete in una band di black metal?»
«Ma sentilo...» sbottò il ragazzo, gesticolandogli contro. «Sai meglio di chiunque altro che non tutti i metallari sono satanisti.»
«Eh no, siccome tu stai contrattando con Babbo Natale.»
«A proposito, la trasmissione partirà per le feste, quindi devi deciderti in fretta.»
«Vacci piano con me, ragazzotto.»
«Io sono io, e lui è lui, promuoviamo l’integrazione e la lotta ai pregiudizi!» Poi rallentò il tono... «Difatti...»
«Difatti?»
«Le tastiere non fanno parte dell’organico, ormai le consideriamo alla stregua di un computer su cui gettare le basi delle composizioni, quindi ci mancava qualcuno che si dedicasse alla tastiera della chitarra solista. Così abbiamo pensato a Chopin.»
«Quel frocio?»
«Modera i termini, ché è amico mio, e con questi dispregiativi-vezzeggiativi possiamo chiamarlo solo noi» ribatté. «E guarda che i gay seguono tantissimo i talent show!» Rispose l’altro con tono ovvio. «Ci televoteranno tutti.»
«Perché? Dopo secoli di finte relazioni con le lesbiche non avrà intenzione di fare coming out in diretta?»
«Pensa a quanto s’impennerebbe lo share! Se è d’accordo lui...»
«Le vostre idee musicali non saranno comprese.» Satana scosse il capo, assumendo un paternalistico tono serioso. «La produzione stessa vi deriderà: un satanista, un alcolizzato, un sordo, un prete e un finocchio!» Si schiarì suo malgrado la voce. «Un gay.»
«Dato l’appiattimento culturale dei tempi, tutte le probabilità saranno sin dai provini contro di noi, lo so.» Il giovane si grattò un sopracciglio, con aria mesta. «Dalle soubrette in giuria al pubblico spersonalizzato, l’incompetenza generale risulterà sicuramente il nostro principale avversario.» Poi riportò lo sguardo su di lui, lasciandogli intuire che non avrebbe cambiato idea. «Ma proprio perché, per proseguire, non potremo contare sul nostro genio musicale, saranno i risvolti delle nostre personalità a suscitare il clamore mediatico.» Scosse il capo, per decretare l’attendibilità del verdetto. «Succede sempre così.»
Non poteva dargli torto.
«Ma hai capito che ti ho detto prima?»
«Cosa?»
«Io sono disposto a contrattare per un permesso» e calcò bene sulla parola, picchiettando il cappuccio della stilografica sulla superficie del tavolo. «A programma concluso, che vinciate o no, dovrete tornare qui.»
«E come faremo a vendere i dischi?» sbraitò il ragazzo.
«Tu hai chiesto una seconda opportunità di successo per partecipare a questo talent, e io te la concederò, ma niente di più» insisté, con maggiore fermezza. «Patti chiari, amicizia lunga.»
Lo odiò, quando gli fece il verso con una smorfia, oscillando capo e spalle. «E va bene, va bene.» Infine esibì un gesto con le mani per chiamare a sé la penna. «Meglio che niente...»

***

L’umido gelido dell’approssimarsi al solstizio d’inverno riempiva le ossa, ma gli addobbi luminosi delle vetrine riscaldavano l’anima; le musichette natalizie provenienti dagli altoparlanti sui lampioni portavano alle narici odore di resina di abete, di natura in mezzo alla città, e la folla colorata composta di facce, piumini e borse infiocchettate trasmetteva allegria. Certo, tutto quello non sarebbe stato in grado di infondere speranza a un cuore solitario e ‘decadente’ - per quanto giovane - che ormai non sperava più in una comprensione speciale, ma incitava se non altro a stare bene con se stessi, in barba alle famigerate depressioni festive da single.
Lady Morgana sistemò le lunghe ciocche corvine in uno spicchio di vetro che la incorniciò tra Babbo Natale e un pupazzo di neve pallido quanto lei, poi lanciò un’occhiata al display del cellulare, e valutò con un tentennio del capo che forse avrebbe dovuto chiamare un taxi, per non arrivare in ritardo agli studi. Anzi, di quel passo e con quell’indolenza, si sarebbe presentata a lavori iniziati comunque.
Sbuffò più volte, nell’attesa.
Non aveva proprio voglia di andare avanti con quella storia. All’inizio i soldi le avevano fatto comodo, dato che non navigava nell’oro, ma cominciava ad aver paura di tradirsi, prima o poi.
Compì tutto il tragitto sul sedile posteriore del taxi con le unghie rosso sangue conficcate nella fronte, gli occhi chiusi più per la rassegnata pena nei confronti di se stessa, che per la concentrazione, e s’incamminò verso il retro dell’entrata degli studi con l’aria di quella che sta per affrontare il patibolo... o il rogo.
Dall’ingresso principale provenivano rumori e grida assordanti. Dovevano esserci un sacco di candidati, quel giorno. E lei, che in verità era pure un po’ snob, non si trovava a suo agio in certe situazioni, se non per prenderle in giro tramite il blog.
Pensare che era partito tutto da lì, e da quella sfida che l’aveva spronata a esporsi per racimolare un po’ di visite e di click sui banner pubblicitari.
I corridoi brulicavano di addetti ai lavori, e c’era qualcosa di strano nell’aria...
Con il suo indovinare a menadito tutti i risultati dei talent, comprensivi di percentuale dei votanti, aveva attirato le simpatie di chi riteneva fosse tutto truccato, e difatti quella era stata una delle sue iniziali velleità; ma gli idioti della produzione avevano pensato bene che un’opinionista un po’ gotica un po’ dark, con la sfera di cristallo, avrebbe fatto audience. Non solo. Le sue mansioni non avrebbero dovuto limitarsi alla presenza in studio nel corso delle dirette. Era tenuta a dare una mano anche ai provini, data la quantità di gente da sfoltire.
Disdetta...
Fortuna che ormai erano agli sgoccioli, e la prima puntata sarebbe andata in onda da lì a una settimana, in pompa magna per la Vigilia di Natale, con tutto il target di famiglie a tavola in attesa di andare a Messa.
E se l’istinto l’avesse portata a dire o fare qualcosa di ancor più esagerato, soprannaturale, alieno e incredibile, presto o tardi? L’avrebbero rapita quelli dell’Area 51 per sperimentare sul suo cervello sezionato?
Oh mia Dea!
No, no, scosse il capo fra sé, intrufolandosi in un corridoio meno trafficato, i palmi dietro la schiena appiccicati alla parete in cartongesso quasi per aggrapparsi a un’ultima speranza di rimanere nascosta, gli occhi spalancati sul soffitto. Doveva trovare un modo per sciogliere quel contratto lavorativo che adesso le appariva come un patto col Demonio in persona, per modo di dire.
Quella strana sensazione nell’aria...
Si accigliò, e passò con lo sguardo dal soffitto al pavimento, poi lo lasciò vagare tutt’intorno, senza riuscire a focalizzare la percezione soprannaturale.
Morte, magia, fantasmi, demoni, zombie, dèi... non era chiaro.
Tutte a lei dovevano capitare?
S’incuneò, lenta, dietro quell’oscuro presagio, rendendosi conto solo con un fastidio esterno, vago e distante che la stava portando verso la stanza dove avrebbe dovuto, in effetti, recarsi.
C’era del chiacchiericcio dietro la porta, e le pareti non insonorizzate le permettevano di percepire alcune parole, di tanto in tanto.
Acciuffò nel palmo il legno fossile montato su argento appeso al collo, cercando di concentrarsi sulle percezioni extrasensoriali, ma la gente lì intorno cominciò a salutarla, a parlare, a chiedere autografi e quant’altro, così sorrise mielosa a tutti, senza nemmeno capire bene cosa le stessero dicendo e per quali ragioni si stessero raccomandando, e aprì la porta per catapultarsi nella stanza.
C’erano dei provinanti, così intenti alla scrivania che neanche si voltarono, probabilmente abituati al via vai. Del resto, nemmeno i suoi antipaticissimi colleghi la degnarono più di tanto, e lei, con l’indice sulla punta del naso, fece loro cenno di non rendere manifesta la sua presenza, come per mostrare la divertita volontà di esaminarli di nascosto. In realtà, non immaginavano proprio in che maniera avrebbe voluto esaminarli...
Fossile alla mano.

***

Nick s’intendeva abbastanza di tv, entità che aveva studiato con cura insieme ai compagni, dall’al di là, quindi non si stupì troppo per lo sguardo finto indagatore, in verità da oca, della bionda con le tette di fuori che lo stava osservando dall’altra parte della scrivania. Doveva essere una valletta, una presentatrice o una modella. Di sicuro non capiva un accidente di musica, così come il simil figo, in realtà alquanto ingessato nella giacca e nella cravatta scure, seduto al suo fianco, che sbottò: «Come ben sapete, per noi, questa nuova formula comprendente band sarà una sfida, perché il cambio palco non è molto televisivo, così come tutto sarà più costoso.» Si massaggiò il mento e corrugò la fronte sottostante la pelata. «Non pensate che il vostro genere sia troppo estremo in confronto a quello che stiamo cercando?»
Preferì non rispondere. Già lo avevano preso in giro per i tatuaggi e i piercing. Si limitò ad alzare un sopracciglio.
«E voi siete sicuri che il pubblico voglia quello che state cercando?» Wolfie e i suoi capelli dotati di vita propria fecero un passo avanti su quella linea di demarcazione fra loro e la scrivania. Non li avevano provinati, e si erano limitati a una chiacchierata. Scontato che l’amico a un certo punto sbottasse: «Non ci avete nemmeno fatto scaricare gli strumenti, ma almeno i brani che vi abbiamo inviato li avete ascoltati?»
«Un po’ troppo arrogante» osservò la tipa. «Ma farà audience proprio per questo.»
«È sbronzo» constatò il tipo.
La tipa venne poi sopraffatta da un’aurea di intelligenza. «Ho letto nel file di presentazione che il batterista è affetto da i-po-a-cu-siiia.» Arricciò il naso. «È vero?» Ludwig si aggiustò l’auricolare scostandosi una ciocca di ricci castani, e assentì. «Wow!» L’intelligenza della tipa si smaterializzò d’un colpo. «Tutti gli sfigati si immedesimeranno in lui!» Poi si soffermò sullo sguardo penetrante del sordo e cominciò ad arricciarsi i capelli a sua volta, con un dito. «Affascinante...» Scosse il capo, con aria sognante. «Romantico...»
Eh, si più “romantico” di lui...
«C’è pure un prete fra voi, se non sbaglio» proseguì il tipo, scartabellando. «In effetti abbiamo visto in vari talent show che, anche se tu fossi un buono a nulla, potresti attirare pubblico.» Poi lo guardò con aria soddisfatta. «Vero, Don Antonio?»
«Chiamatemi pure Tony.» Il prete pel di carota rimandò ai due un sorriso sbarazzino. «Per questo, il genere che suoniamo potrebbe non essere un deterrente ma una curiosità in più.»
«E tu, occhioni blu?» Era arrivato il momento che la tipa rivolgesse lo smalto dei suoi denti a Freddy. «Sei il timidone del gruppo?»
«No, no, non avete capito.» Nick non riuscì più a trattenersi. «Lui è quello che porterà più voti di tutti.»
«Ha parenti in una compagnia telefonica?» domandò il tipo con un sorriso compiaciuto.
«Ma non si vede?» protestò Wolfie, sventolandogli un braccio contro. «È finocchio!»
«Ah!» sfiatò la tipa. «E hai intenzione di nascondere la tua vita privata o di dare a intendere che stai su tutte e due le sponde per attirare ancora più pubblico? Abbiamo visto sempre in altri talent che ambedue le soluzioni possono funzionare.»
«Chissà...» Freddy s’incassò nelle spalle. «Poi vediamo.» E li guardò a uno a uno. «No?»
«E da casa chi avete per i collegamenti esterni?» Il tipo continuava a indagare su tutto tranne che sulla loro musica.
«Un amico di famiglia» replicò Nick, le mani dietro la schiena, un mezzo inchino. «Si chiama Mefistofele.» E spalancò gli occhi nei loro. «Nome d’arte.»
«E di quale arte si occuperebbe questo amico di famiglia?» Ancora il tipo.
«Lui colora la vita.» Mefistofelico fu anche il sorriso di Nick. «Diciamo che fa il pittore.»
«Perfetto» concluse il tipo, aggiustando delle carte sul ripiano. «Vi prendiamo.»
«Senza farci il provino?» gli venne infine da chiedere.
«Ci basta così, grazie» ribatté la tipa, con un finto sorriso da bambola. «Potete andare.»
«Nel senso che invece dei nostri pezzi ci imporrete le solite cover?» Wolfie pareva più disperato dalla rassegnazione che imbizzarrito. «O, peggio, duetti con i cantanti del momento?»
Sembrò che improvvisamente fossero diventati trasparenti, o un ingombro da catapultare fuori dalla stanza.
Tutto era così surreale...
D’un tratto, scorse un’ombra con un paio di tette più interessanti di quelle della bionda, ma l’apparizione sgattaiolò nel corridoio, costringendolo a buttare un occhio fuori per accertarsi della realtà dei fatti in tutto quel surrealismo.
Se ne stava lì, appiccicata al muro, una mano aggrappata a qualcosa appeso al collo. Gente intorno che le parlava. Lei, muta.
«Oh, Lady Morgana!» sbottò il pelato appena apparso al suo fianco. «Pensavamo che non arrivassi più, oggi. Tutto a posto?» Parlava senza che lei lo guardasse, e pareva che lui non ne fosse nemmeno tanto sconvolto. «Questi ragazzi devono essere forti, che ne pensi?»
«Non so» rispose lei, lo sguardo sempre vacuo. «Non li ho sentiti suonare.»
Finalmente qualcosa di sensato!
«Toh! Ho un cd della band in tasca.» Il simil figo glielo passò, quasi loro fossero stati fantasmi, invece che esseri in carne e ossa forniti di permesso di soggiorno firmato e controfirmato. «Se lo vuoi.»
Lei assentì col capo, ficcò il cd in borsa, e s’incamminò per il corridoio. «Ehi, abbiamo ancora da finire i casting» la rimproverò il tipo.
No, c’era qualcosa che non gli quadrava, e lo avvertì pure dalle fronti corrugate dei compagni, che stavano assistendo alla scena.
«Mi sento poco bene, prometto che domani porterò la giustificazione.»
Nick prese a seguirla, imitato dagli amici; pareva che la gente tutt’intorno si distraesse facilmente, fulminata dai ripetuti input esterni, pelato incluso.
«Lady Morgana...» provò a chiamarla, cantilenando, inutilmente.
Camminava un po’ ricurva, nella lunga veste nera, e si abbracciava alla tracolla della borsa all’uncinetto, non meno funerea.
«Toglimi solo una curiosità» sbottò lei all’improvviso, voltandosi verso di loro e aggrappandosi con le unghie laccate di porpora al gilet trapunto di spille di Wolfie. Il fatto che si fosse rivolta all’altro lo stizzì più di quanto già non lo fosse di suo. «Non è stato Salieri, vero?»
«No, ciccia, sono stati i miei reni.» Wolfie cavò una lattina di birra da una tasca del gilet, strappò la linguetta, sorseggiò a canna e lanciò un rutto. Poi lo puntò terrorizzato dritto negli occhi. «Oh, ma come cazzo fa questa?»
«Le donne ne sanno una più del Diavolo...» mormorò Freddy stupefatto, compiendo un mezzo giro intorno a lei.
Ludwig si stava aggiustando l’auricolare, e Tony osservava la scena perplesso, mormorando: «Il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi.»
«Ti ha mandata lui» realizzò d’un colpo, fissandola truce, «per metterci i bastoni fra le ruote.»
«Lui chi?» squittì lei, stringendosi nelle spalle.
«Non fare la finta tonta con me.» Le puntò un dito contro. «Tu non sai con chi...»
«Il punto è che lo sa benissimo» lo interruppe Wolfie, rassegnato all’evidenza. «E la farina del Diavolo andrà tutta a finire in crusca.»
«Non so di cosa stiate parlando, né perché siate qui.» Lei scosse il capo. «Per carità, è una gran figata!» Alzò i palmi. «Però già stavo cercando un modo per andarmene, se poi deve esserci pure questa...» esitò «complicazione, io qui comincio a rischiare grosso. E, se si accorgessero che i miei poteri non sono finti, mi sezionerebbero il cervello nell’Area 51.»
Eh?
«No, aspetta...» Si schiarì la voce, lasciando passare un po’ di gente. «O sei d’accordo con lui per boicottarci o non lo sei e devi aiutarci.»
«Ma lui chi?» mugolò lei, ancora più acuta.
«Il Signore delle mosche» sussurrò Wolfie, facendole trarre all’indietro le spalle, evidentemente per il puzzo d’alcol.
«Ah, quel lui» ribatté lei, divertita. «Io non ci credo, così come non credo al suo nemico. Io sono pagana, credo nella Dea.»
«E allora chi ci ha mandati qui» mugugnò Nick, ripensando alla stipula, «Babbo Natale?»
«Può darsi, per quel che mi riguarda.» S’illuminò lei, mostrandosi più spigliata. «In origine era Odino che per la battuta di caccia del solstizio d’inverno lasciava doni negli stivali che i bambini sistemavano sul caminetto. Forse ha voluto farvi questo regalo.» 
La fissò imbambolato per un po’, in faccia e sulle tette, poi blaterò d’impulso: «Ti va di andare a berci qualcosa?»
«No, non sarebbe corretto nei confronti del programma.»
«Ma se hai appena detto che vuoi abbandonarlo!»
«Non riesco a trovare la clausola di rescissione per farlo.»
«Eh, sapessi noi...» mormorò, circondandole le spalle con un braccio e lanciando occhiate d’intesa ai compagni affinché li lasciassero allontanarsi da soli. «Sia che vinciamo, sia che non vinciamo, saremo costretti alla fine di quest’esperienza a tornare nell’al di là.»
«Oh, mi spiace.»
«Per questo sarebbe carino se tu ci aiutassi a vincere, con i tuoi poteri.»
«Non posso arrivare a tanto.»
«Nemmeno qualche consiglio?»
«Certo! Fossi in voi rinuncerei a partecipare al programma.» Gli sorrise, invasata, distraendolo mentre si svincolava dall’abbraccio. «Questa sarebbe un’ottima clausola di rescissione per vivervi di nuovo qui tutta la vostra vita.»
“Fossi in voi rinuncerei a partecipare al programma.” Ma è proprio tutta matta, rifletté, osservandola allontanarsi.
Questa sarebbe un’ottima clausola di rescissione per vivervi di nuovo qui tutta la vostra vita.
Pensa che ti ripensa, si accorse di averla persa tra la folla.

***

Si sbracciò per rincorrere il taxi, e tirò un sospiro di sollievo quando si accorse che l’auto stava frenando. Sì, certo, non sperava più in una comprensione speciale per il suo cuore solitario e decadente, anche perché sarebbe stato difficile interagire in maniera completa con un essere ‘non magico’, ma nella letterina a Babbo Natale aveva infilato comunque, per scrupolo, un figo da paura tipo quello. Solo che a Natale mancava ancora qualche giorno, lui, per quanto ‘magico’, se ne sarebbe tornato nei suoi spazi siderei a breve e... NON ERA CERTO IL CASO.
«Ferma! Ferma!»
Affondò la faccia fra i palmi, quando lo vide penzolare fra lo sportello e una sgommata. Catene, bracciali e collane che gli ciondolavano dappertutto. Un sorriso ammezzato, incorniciato da un leggero velo di barba incolta, che la rimescolò in un attimo in maniera assai contrastante.
Lui saltò su, chiuse lo sportello, e diede il via al tassista, che non si degnò di chiederle conferma, da quanto di sicuro gli stava sembrando alienata. Lei si limitò a fornire l’indirizzo.
«Che vuoi adesso?» ringhiò.
«Non avevamo detto di andare a berci qualcosa?» ribatté candido lui, allargando le braccia.
«No, TU lo avevi detto.»
«Sai com’è, sono quasi duecento anni che non esco con una bella ragazza.»
«Negli ultimi tempi ti sono capitate solo brutte?» Quella se la poteva risparmiare.
«Già.» Lui le rimandò un sorrisetto stirato, adocchiando il tassista.
«Gli facciamo mettere il cd?» cercò di cambiare discorso, ammansendolo.
«Perché non ce lo ascoltiamo a casa tua?»
Eccoci...
«Ti stai autoinvitando?»
«E dai, prendila come un’opera di bene.» No, il fatto che le stesse facendo scivolare una mano sulla coscia era pericoloso. «Te l’ho detto da quanto tempo non...»
«E perché dovrei fare un’opera di bene a uno che ha venduto l’anima al Diavolo?»
Lui spalancò gli occhi di nuovo verso il tassista, ma lei non si allarmò. Non erano quelle cavolate a insospettire gli ignari, semmai i superpoteri.
«Hai detto prima che non ci credi!»
«Gli dèi possono assumere tante sembianze, ce lo racconta qualsiasi mitologia» sentenziò, per chiudere il discorso.
«Insomma... non mi aiuti a vincere il programma, non mi vuoi. Possibile che tu sia qui per caso?»
Lei si lasciò sfuggire uno sbuffo, distogliendo lo sguardo. Anche perché, se glielo teneva troppo addosso, non reputava poi così scellerata l’idea di compiere quell’opera pia. Se si fosse soffermata a descriverlo a Babbo Natale nei minimi dettagli, glielo avrebbe chiesto esattamente così.
Percorsero tutto il resto del tragitto in silenzio, e ci rimase quasi si male, quando, giunti davanti casa, lo vide rassegnato a non scendere.
Che ipocrita che sono...
«Facciamo così» gli disse, buttando un piede fuori dall’abitacolo. «Tu e i tuoi amici riflettete sulla clausola di rescissione e, se deciderete di usufruirne, io t’invito a bere qualcosa per la Vigilia, quando esco dagli studi dopo la puntata...» Scese falla macchina, e mormorò: «A cui voi non parteciperete.»
Lui le rilanciò un’occhiata strafottente, tuttavia domandò: «E se non li convinco?»
«Non ci vedremo mai più» ribatté, con un risolino sadico. «Perché io e i miei superpoteri siamo pronti a scommettere che non passerete il primo turno.»
Sbatté lo sportello.
Che il taxi lo pagasse lui.

***

«Non ci posso credere» mormorava Nick, seduto nel camerino col capo appoggiato alla parete.
«E pensare che sui libri di storia ci chiamano geni per della robetta sorpassata da secoli!» sbraitava Wolfie, fra un sorso di birra e un altro.
«Siamo troooppo avanti» strascicava Freddy (che non aveva avuto tempo neanche per il coming out), mentre Ludwing e Tony gli battevano pacche sulla spalla, uno da un lato e uno dall’altro.
«Lei lo aveva pronosticato, con i suoi superpoteri» riprese Nick, incredulo, lo sguardo fisso in avanti. E lo aveva pure inscenato di nuovo nel corso della puntata, quella iettatrice, con la sua sfera di cristallo e la sua voce lugubre, mentre il pubblico applaudiva. Del resto, però, lo aveva presagito pure Lui. «Forse avremmo dovuto seguire il suo consiglio, e la seconda possibilità sarebbe stata vita natural durante.»
«Ma, sai...» sbottò Wolfie, poco convinto, «ormai io ne ho viste di tutte.» Ruttò, come a sottolineare la pienezza della sua esperienza.
«Però avresti potuto provarci tu» disse Tony, più accomodante. «In fondo eri il firmatario.»
«E vi lasciavo partecipare allo show senza di me?»
«Magari vincevamo» gracchiò Wolfie, immerso in una risata generale.
«Stronzi!»
Solo un’offesa vaga, scherzosa, buttata lì mentre in testa gli si accavallavano secoli di pensieri.
Era stato bello salire di nuovo sul palco. Per quanto gli studi fossero moderni e il pubblico diverso, le luci in faccia avevano cancellato ogni cornice materiale, e il calore e il batticuore gli avevano fatto rivivere sensazioni che aveva pensato di non poter provare mai più.
Aveva sfogato tutte le passioni e le idee musicali covate nel tempo, sfoggiato ogni tecnica e ogni virtuosismo possibile, con l’aggressività e la potenza che il nuovo genere gli conferiva, ma sembrava che il mondo non fosse ancora pronto per quella sua nuova incarnazione, e che il grande pubblico fosse ancora attratto da concetti banali e abusati ormai da decenni. Chissà perché la gente impiegava così tanto tempo ad assorbire il nuovo e il diverso, a non lasciarlo in disparte, isolarlo, estrometterlo dalla società, per sentirsi rassicurata da inutili canzonette ripetitive e scontate, piatte e impersonali, tutte uguali, indietro, nella scala evolutiva.
In studio dicevano che erano stati penalizzati dalla scelta dell’inedito, che avevano fatto la figura dei presuntuosi, che erano usciti subito perché si erano rifiutati di portare la cover di non ricordava neanche chi, quegli stolti...
Tutto quello non gli andava giù. Non solo erano stati buttati fuori da degli ignoranti, incompetenti, imbecilli, figli di puttana che non capivano un cazzo; non solo avevano perso l’opportunità di rescindere il contratto. Così lui non si sarebbe tolto dal gozzo neppure la strega.
Merda!
Sì, perché tutto quell’ardore artistico espresso sul palco lo aveva di nuovo infiammato anche nei confronti di altre passioni troppo a lungo represse. L’aveva rivista lì, in studio, dopo una settimana di silenzio, e la sua espressione gli era parsa delusa, nel momento in cui lei aveva capito che si erano presentati, rinunciando a sfruttare la famosa clausola di rescissione.
Adesso che era andato tutto a monte, si mangiava le mani.
Per un sacco di motivi.
E non avrebbe potuto rimediare.
O forse sì, almeno per un morso di eternità?
Lanciò un’occhiata all’orologio appeso alla parete. Mancavano ancora diversi minuti alla mezzanotte. Lo show era stato strutturato in modo che le famigliole potessero recarsi alla Messa di Natale. Se fosse riuscito ad acciuffarla, e a prendere un taxi come la volta scorsa, probabilmente sarebbe riuscito nel suo proposito - perlomeno - di sveltina, prima di perdere la scarpetta di cristallo. Male che fosse andato il recupero, avrebbe sbraitato al taxista l’indirizzo che ricordava alla perfezione, per quanto i tempi stringessero.
Si alzò di scatto, e fece per fiondarsi nel corridoio, poi si voltò verso gli amici: «Devo fare una cosa, ci rivediamo fra poco.»
Non poteva lasciare intentato quel barlume di occasione, o se ne sarebbe pentito per sempre.
Vagò trafelato per gli studi, salutò Tizio e Caio, e cercò in tutti i modi di non farsi scorgere da lei nel seguirla verso l’uscita.
Poi, non appena successe quanto sperato, si comportò esattamente come la volta precedente.
«Ferma! Ferma!»

***

Tentò in ogni maniera di chiudere lo sportello del taxi prima che lui uscisse e di rispedirlo il prima possibile da dov’era venuto, in tutti i sensi, ma lui ebbe la meglio, e prese a rincorrerla fino al portone.
Se si fosse trattato di un’altra circostanza, probabilmente quel suo insistere le avrebbe dato pure fastidio, ma la faccenda, oltre a esasperarla, la divertiva, perché lui in definitiva era simpatico, oltre che figo; affamato davvero, poverino; e in un certo qual modo le sembrava di conoscerlo più di quanto ne avesse avuto l’opportunità, quasi che il destino glielo avesse fatto piombare sul capo per una malaugurata ragione.
Malaugurata, rifletté, nell’infilare le chiavi nella toppa con lui dietro che vaneggiava su taxi che non si erano trasformati in zucche, perché si era già detta che non era proprio il caso di mettersi a fantasticare su un ‘ritornato’ - o cosa cavolo era - che entro pochi minuti sarebbe svanito nel nulla. E quella era l’unica ragione, in realtà, per cui ancora gli puntava le mani sul petto per allontanarlo da sé, seppur con un risolino ammezzato, nel momento in cui riuscì a infilarsi in casa e a richiudersi la porta alle spalle aggrappato a lei.
Del resto, proprio il fatto che sarebbe svanito entro poco, non solo le insinuava addosso il sentore del “Ogni lasciato è perso”, ma anche del “Cosa vuoi che mi giudichi, se mi lascio andare come una ragazzetta facile a uno schiocco di dita? Tanto domani non ci sarà più!”
Quell’ultimo pensiero la convinse, alla vista di tutto quel ben della Dea ‘alternativo’ che le si stava strofinando contro, implorante, a buttare al vento ogni inibizione, e a farsi schiacciare con un bacio contro la porta.
La corona di vischio cadde d’un colpo, insieme a ogni residuo di freno morale, e i vestiti presero a volare per la stanza, mentre un texano faceva decollare l’alberello di Natale finto, e la borsetta la cristalliera, vera, sul tavolino.
Non sapeva se aggrapparsi al corvo tatuato su una spalla o se ai pantaloni da sbottonare, e al contempo pensava di dover dare un’occhiata all’ora, per sapere quanti minuti avevano a disposizione, visto che l’esimio personaggio più o meno storico che la stava denudando con sei o sette mani come un quindicenne (del resto, quelle dita erano famose per l’agilità) pareva convinto che mancasse poco. Possibile che dovesse svanire come agganciato da un teletrasporto allo scadere del giorno della sconfitta?
«Che ore sono?» mugolò fra un bacio e un altro, rendendosi conto che erano già misteriosamente nudi sul tappeto.
«Non lo so» biascicò lui, scendendo sui seni. «Spero non finisca sul più bello.»
E avrebbe voluto dirgli di sbrigarsi, ma, quando prese a baciarla con foga fra le cosce, lei risucchiò tutta l’aria circostante con gli occhi spalancati sul soffitto, in preda a scosse che salivano in vigore.
Sarebbe stato davvero un peccato se quei virtuosismi artistici fossero andati sprecati nell’al di là.
Lo osservò estasiata mentre si faceva largo in lei, e rimasero a fissarsi terrorizzati quando un orologio in lontananza batté la mezzanotte.
Don... Don... Don...
L’ansia era talmente grande che stava lasciando appassire qualsiasi altra cosa si fosse ingigantita nel frattempo.
Don... Don... Don...
Era rimasto così, fermo sull’entrata, e lei immobile e contratta con gli occhi nei suoi.
Don... Don... Don...
E ora?
Don... Don... Don...
L’ultimo rintocco li lasciò ancora lì, sul tappeto, come due allocchi presi in giro dalle divinità di tutti i pantheon della storia.
«E... quindi?» chiese lei, speranzosa che a quel punto portasse a termine quanto iniziato, non fosse stato mai che qualcuno lo richiamasse indietro con un fuso orario soprannaturale.
«E quindi non capisco» rispose lui, confuso.
«Non hai sfruttato la clausola, vero?» Lui stava già scuotendo il capo. «Altrimenti non avreste potuto partecipare al programma.» Poi diede un colpo di reni e gli lanciò un cenno col mento a sopracciglia alzate, per cercare di capire se avesse intenzione di procedere o meno. Ma sembrava che l’evento inatteso - o il non-evento atteso - avesse smorzato il suo fervore. A quel punto, neppure lei aveva più tanta voglia di collaborare, se lui era concentrato sulla soluzione dell’enigma.
Accidenti!
«Hai fatto tante storie...» le scappò. Così, per darci un taglio, si mise a rivestirsi. «Vedi di raccattare la tua roba.»
Fece per recuperargli il texano che aveva disintegrato l’abete finto, quando si accorse che c’era dentro qualcosa, come un foglietto. Chissà cos’era volato, nella foga del rientro...
Lo aprì, e rimase di stucco.
Doveva davvero trattarsi di uno stivale delle sette leghe a metà strada fra Cenerentola e Babbo Natale, perché diceva:

Cara Lady Morgana,
mi ha fatto molto piacere ricevere la tua lettera, era da anni che non ci sentivamo. Ho controllato i cavilli contrattuali di un mio dipendente che in questo momento si trova sotto la tua giurisdizione sovrannaturale. Devo ammettere di aver commesso l’errore da lui lamentato nella mia precedente stipula e, pertanto, ho deciso di risarcirlo col prolungamento del permesso a tempo indeterminato. Mi auguro non ti dispiaccia se ne approfitto per allegartelo in risposta alla tua richiesta.
Buone feste del solstizio!”

Seguiva la firma.
Gli dèi possono assumere tante sembianze, ce lo racconta qualsiasi mitologia...
Non riuscì a spiccicare parola, e lo porse all’altro, affinché lo leggesse a sua volta.
Lo osservò mentre leggeva, lo sguardo stupefatto (del resto, lui arrivava da un’altra “giurisdizione sovrannaturale”) e attese divertita che le rivolgesse a sopracciglia aggrottate e con tono cavernoso la domanda che si aspettava, giunto alla firma.
«Odiiino?»
«Mi fido sempre troppo poco del mio istinto stregonico.»
Ora, però, c’era da finire di scartare il pacco...

FINE
CHI E' L'AUTRICE...
ANONIMA STREGA si occupa da sempre di tematiche legate all’occulto. Preferendo tutto quanto concerne l’universo femminile neopagano, è di conseguenza al contempo molto romantica, anche se l’oggetto dei suoi desideri esce spesso dalle righe, così come i personaggi delle sue storie. Crede fermamente che gli elementi del creato siano guida e strumento, sia per le streghe, sia per i protagonisti di avventure d’amore paranormali, come quelli dei romanzi "Spettabile Demone” e "Le spose della notte", e dei racconti “Killerdi cuori”, “La felce e il falò” (su “La mia biblioteca romantica”) e “La fame del ghoul” (su “Romanticamente Fantasy”). Il suo antro è situato in un luogo nascosto, custodito da una gatta nera d’angora e una coppia di anziani troll norvegesi. Dispensa consigli magici su anonimastrega.blogspot.it


PUOI TROVARE I SUOI LIBRI QUI



****
TI E' PIACIUTO CLAUSOLA DI RESCISSIONE?
PARTECIPA CHRISTMAS IN LOVE 2015 LASCIANDO I TUOI COMMENTI FIRMATI AI RACCONTI CHE VERRANNO PUBBLICATI SUL BLOG NEI PROSSIMI GIORNI, FINO AL 6 GENNAIO. A FINE RASSEGNA, ELEGGEREMO IL  RACCONTO NATALIZIO PREFERITO DALLE LETTRICI ED ESTRARREMO PREMI A SORPRESA FRA CHI AVRA' COMMENTATO.




34 commenti:

  1. Sono rimasta senza parole... Decisamente non il classico racconto di Natale! Da Anonima Strega non ci si potrebbe aspettare altro...i miei complimenti. Curioso, inaspettato, intrigante e coinvolgente: divorato in pochi minuti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E invece le parole ti sono venute, anche troppo belle, grazie! :)

      Elimina
  2. Ironica, surreale e divertente. Brava Anonima Strega.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Felicissima di averti divertita Lady, grazie! :D

      Elimina
  3. Risposte
    1. Grazie! Potresti mettermi una cosina del genere pure su Amazon? Di solito così s'impennano le vendite. Però devi arrivare a 250 caratteri sennò non te l'accettano :)

      Elimina
  4. Divertente e inaspettato. Ho apprezzato molto la trovata della band di "miti" scartati al primo turno :)
    Grazie Anonima Strega per la prima risata della giornata ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' bello strappare una risata a qualcuno di prima mattina, grazie Silvia!

      Elimina
  5. Come trasformare la festa più tradizionale di tutte in un folle e ironico caleidoscopio: Strega, sei BRAVISSIMA!
    E all'anonimo qui sopra: supponenza tanta e coraggio zero... Se vuoi criticare, dichiarati e argomenta, no?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esagerata, grazie! :D E il mio omonimo qua sopra fa comodo lo stesso, ora gli chiedo un favore...

      Elimina
  6. Incredibile! Un'idea strepitosa. Attendo un romanzo vero e proprio o meglio una serie nominale, viste le inimmaginabili potenzialità. Resto stupefatta. Milena

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie infinite! Ma io ho già pubblicato tre ebook su Amazon, e due fanno proprio parte di una serie sulle streghe :) Trovi tutto sullo store, sul mio blog o sul link con il mio nome qui accanto che ti porta su Facebook. Buona giornata!

      Elimina
  7. Io lo proporrei come pilot di una serie televisiva, sarebbe carinissima!!!

    RispondiElimina
  8. In realtà ad alcuni talent scene del genere possono capitare davvero :) Grazie!

    RispondiElimina
  9. Risposte
    1. Grazie infinite per essere passata Babette!

      Elimina
  10. Davvero originale,pur non amando il genere mi è piaciuto molto.Grazie Anonima Strega

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Antonella, è sempre una soddisfazione accontentare chi non è attratto dal genere :)

      Elimina
  11. Un racconto piacevole e molto originale. La relazione tra Nick e Lady Morgana, però, l'ho trovata poco sviluppata. Magari si potrebbe approfondire con un seguito... :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dipende dall’ampiezza dell’immaginario dietro al soggetto, e qui il margine di sviluppo c’era giusto per un racconto breve. I conflitti da articolare in romanzo secondo me sono altri... comunque grazie per il parere, ci rifletterò :)

      Elimina
  12. Già leggendo i tuoi commenti, avevo voglia di leggere qualcosa di tuo. Il racconto è proprio come me lo aspettavo, ironico, surreale e ricco di atmosfera. Geniale l'idea dei componenti della band!
    Ornella A.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ornella A. sta per Albanese? E' un onore, grazie!

      Elimina
  13. Racconto molto originale. Complimenti, Anonima Strega.
    Miriam Formenti

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille Miriam, sono lusingata! :)

      Elimina
  14. Divertente e originale. Brava :D

    RispondiElimina
  15. Grazie Eiry, sono contenta di averti divertita :)

    RispondiElimina
  16. Spiritoso e fuori dagli schemi. Complimenti, Gemma!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie infinite, Fernanda! Che la Dea ti benedica :)

      Elimina
  17. Molto molto divertente. Solo abbozzati i personaggi, però, e io non ho neppure capito chi era il personaggio maschile...
    Però si legge bene, finale non scontato e tutto sommato divertente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'origine degli pseudonimi moderni è nel primo paragrafo: Nick è Niccolò Paganini. La leggenda del patto col Diavolo esiste davvero :) Grazie per il commento!

      Elimina
  18. Troppo carino e divertente. Mi è piaciuto un sacco!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie infinite Sarah, sono contenta che ti sia piaciuto!

      Elimina
  19. Strepitoso, divertente e godibilissimo!!! :D che dire se non che è scritto molto bene, complimenti vivissimi. Anonima Strega leggerò volentieri altri tuoi scritti!

    RispondiElimina
  20. Grazie, sono contentissima che ti sia piaciuto :D Qui su La mia Biblioteca romantica ce ne sono altri due, più 5 ebook su Amazon :) Che la Dea ti benedica

    RispondiElimina

I VOSTRI COMMENTI ARRICCHISCONO IL BLOG! GRAZIE. (Se li lasciate ricordatevi di firmarli, ci piace sapere chi siete!)
I commenti contenenti offese o un linguaggio scurrile verranno cancellati.

SEGUITE TRAMITE EMAIL

I RACCONTI RS SELEZIONATI DAL BLOG ORA IN EBOOK!

I MIEI PREFERITI / ROMANZI A 5 CUORI !

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

I contenuti e le immagini sono stati utilizzati senza scopo di lucro ai soli fini divulgativi ed appartengono ai loro proprietari. Pertanto la loro pubblicazione totale o parziale non intende violare alcun copyright e non avviene a scopo di lucro. Qualora i rispettivi Autori si sentano lesi nei propri diritti, sono pregati di contattarmi e in seguito provvederò a rimuovere il materiale in questione.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

VENITECI A TROVARE SU FACEBOOK

VENITECI A TROVARE SU FACEBOOK
Clicca sull'immagine e vai alla nostra pagina FB

NOI CON VOI...GUARDA IL VIDEO!