Christmas in Love: TROPPO SEXY di Laura Gay



"Elena avrebbe voluto farsi piccola piccola. Ma cosa credeva? Che sarebbe stata una passeggiata presentare ai suoi un perfetto estraneo, passandolo per il suo fidanzato? In realtà si sentiva terribilmente a disagio. L’immagine che tutti gli avevano fornito di lei era quella di una donna insignificante, con seri problemi ad accaparrarsi un uomo.
     Non che ci fosse qualcosa di falso in tutto ciò.
     Lei aveva davvero seri problemi ad accaparrarsi un uomo. Solo che era così umiliante ammetterlo davanti a quel dio greco, tutto muscoli e sex appeal. ..."


Odiava il Natale. E a essere sinceri, anche il periodo che lo precedeva. Tutte quelle luci, le persone che affollavano i centri commerciali alla ricerca del regalo dell’ultimo minuto e il traffico; in quei giorni le auto in tangenziale sembravano tante formiche, in fila l’una dietro l’altra, mentre i proprietari, clacson alla mano, si innervosivano per un nonnulla. Arrivare in orario al lavoro era diventata un’utopia!
     Elena si incamminò verso il suo appartamento con un diavolo per capello. Aveva le mani congelate per il freddo perché si era dimenticata di portarsi dietro i guanti e, quando era uscita dall’ufficio, aveva iniziato a nevicare.
     Ecco cosa c’era di peggio del Natale: un Natale con la neve! Sì, perché la neve in montagna aveva il suo fascino, ma in città era unicamente una grande seccatura. E come se non bastasse, lei indossava un paio di scarpe in pelle di camoscio che ora erano da buttare.
     Perfetto.
     Cosa poteva succederle ancora?
     Imprecando fra i denti si infilò nel portone del palazzo in cui abitava e si scrollò la neve da sotto i piedi. Fece le scale a due a due ignorando l’ascensore guasto e frugò nella borsetta alla ricerca delle chiavi. In tutto quel disordine era una vera e propria impresa. Perché mai non si decideva a buttare le cose inutili? Se lo ripeteva ogni giorno, ma ancora non si era decisa a mettere un po’ di ordine nella borsa e nella propria vita. Finalmente trovò le chiavi e stava per infilarle nella serratura, quando il rumore di una porta che sbatteva alle sue spalle la fece trasalire. Si voltò, sistemandosi gli occhiali sulla punta del naso per mettere a fuoco la figura di un uomo vestito da Babbo Natale, in piedi davanti a lei. L’uomo era appena stato sbattuto fuori di casa e aveva in volto un cipiglio ben giustificabile. – Serve aiuto? – gli chiese mentre un sopracciglio le schizzava verso l’alto. Lo sconosciuto le lanciò un’occhiata imbarazzata e si grattò il mento. Un bel mento, a onor del vero. Oddio, in lui non sembrava esserci nulla che non fosse degno di nota: occhi azzurri, zigomi alti, un naso perfettamente dritto e un corpo capace di indurre in tentazione una suora. Dio, da dove era sbucato fuori?
     Elena si mangiucchiò un’unghia mentre aspettava una risposta che non tardò ad arrivare.
     – A dire il vero, sì – fece Occhioni azzurri, le labbra incurvate in un sorriso in grado di far sciogliere il Polo Nord. – Potrebbe offrirmi un caffè? Ho attraversato mezza Milano per venire qui ed essere messo alla porta. Se non bevo qualcosa di caldo, mi verrà una polmonite!
     Elena risalì con lo sguardo dalle lunghe dita che tamburellavano contro la sua porta. Il Babbo Natale sexy aveva appoggiato una mano allo stipite e ora la fissava come se intendesse divorarla in un sol boccone. Be’, da uno così si sarebbe anche lasciata divorare. Un brivido caldo le scese lungo la schiena e dovette simulare un sorrisino tirato per non lasciargli intuire la propria inquietudine. – Posso chiederle come mai è stato sbattuto fuori?
     Lui scrollò le spalle. Per inciso, aveva spalle larghe e capelli corti come quelli di un gladiatore pronto per la lotta. – Temo ci sia stato un errore – rispose scuotendo il capo. – Mi avevano dato questo indirizzo, invece…
     Con dita tremanti per l’agitazione, Elena aprì la porta e lo fece accomodare all’interno del proprio appartamento. Accese la luce, sperando di non aver lasciato troppe cose in giro: tipo un paio di mutandine o un reggiseno. Non era mai stata una persona molto ordinata; il caos regnava sovrano in casa sua. Arrossì schiarendosi la voce. – Prego, mi segua. La cucina è di là.
     Avanzò barcollando sulle scarpe tacco 12 che indossava per andare al lavoro. Elena era impiegata in una famosa casa di moda milanese e per lei era un must sfoggiare una certa eleganza in ufficio. Nella vita privata invece prediligeva jeans e scarpe da ginnastica, molto più consoni al suo modo di essere. Si voltò per controllare che lui la stesse seguendo e lo colse nell’atto di ammirarle le natiche. Per poco non inciampò. – Ehm, ancora non ci siamo presentati. Mi chiamo Elena. Elena Palma.
     Occhioni azzurri sorrise di nuovo, facendo scintillare i suoi denti bianchi e perfetti. – Non ci posso credere! Ecco spiegato l’errore: Elena è lei! Invece sono finito dalla sua vicina. Una vecchietta molto simpatica, ma poco cordiale con gli sconosciuti.
     Elena aggrottò la fronte. – Non mi sembra di aver assunto un Babbo Natale per l’occasione.  A scanso di ogni equivoco, ci terrei a precisare che sono single e non ho figli. Non troverà nessun bambino in trepidante attesa dei suoi regali, in questa casa.
     Lui inarcò un sopracciglio. – Veramente il regalo è per te – disse, passando direttamente al “tu”, come se il solo fatto che potesse essere lei la sua cliente gli concedesse una sufficiente familiarità.
     Elena lo fissò incrociando le braccia sul petto. La luce del lampadario si rifletteva sui corti capelli biondi della versione sexy di Santa Claus e sulla sua blusa rossa, mentre le sue dita aprivano il primo bottone scoprendo la clavicola e la linea del collo. Lei sentì i propri polmoni contrarsi. – Che diavolo stai facendo?
     I suoi occhi azzurri luccicarono. – Vedi, io sono un tipo un po’ particolare di Babbo Natale. Una versione per adulti, per intendersi. Sono stato assunto da una tua amica, preoccupata per il tuo stato di donna single e troppo impegnata. Mi ha chiesto di essere molto carino con te.
     A Elena si seccò completamente la gola. Per un attimo fu incapace di emettere alcun suono, ma quando recuperò l’uso della parola emise un verso stridulo. – Che cosa? Dammi il nome. Subito.
     Il Santa Claus per adulti si bloccò, dopo aver sbottonato il terzo bottone e messo in evidenza un torace solido e muscoloso. – Il mio nome? Non lo credevo fondamentale ai fini della nostra conoscenza, ma se ci tieni a saperlo mi chiamo Giorgio. Giorgio Lovati.
     Elena roteò gli occhi, sempre più spazientita. – Non il tuo, imbecille. Intendevo quello dell’amica a cui è venuta in mente quest’idea balzana!
     Giorgio si grattò la testa, evidentemente perplesso. – Alessia Vinci. Mi ha pagato profumatamente e in anticipo.
     Già. Non ne dubitava. Da quando si era fidanzata con un magnate russo, Alessia non badava a spese. Ma stavolta non l’avrebbe passata liscia. Quello era un vero e proprio tiro mancino. Indirizzando a Giorgio quella che sperava essere un’occhiata incendiaria, espresse tutta la propria rabbia: – Ascoltami bene, fustacchione: io sarò anche single, ma questo non vuol dire che abbia bisogno di simili spettacolini per sentirmi appagata. E tra l’altro io odio il Natale e i regali. Quindi, vai fuori di qui. Immediatamente!


Era allibito. Quella era la prima volta che una donna rifiutava i suoi servigi. Non a caso, era uno degli spogliarellisti più pagati del Paese.
     Giorgio strinse gli occhi, abbassando lo sguardo sulla figura minuta che stava davanti a lui. La studiò con calma. Era vestita con eleganza, ma senza un filo di trucco. Probabilmente si trattava di una di quelle donne che preferivano l’aria acqua e sapone, da liceali. Le lunghe ciglia scure erano l’unico tocco di colore su quel viso pallido, su cui si stagliava un paio di occhiali dalla montatura antiquata. La giacca nera e gli ampi calzoni in coordinato nascondevano ogni curva, rendendola quasi un essere asessuato. Decisamente non era il suo tipo.
     – Prego? Puoi ripetere?
     La creatura minuta si portò le mani ai fianchi, in un atteggiamento di sfida. – Cosa non ti è chiaro nelle mie parole? Il vai fuori di qui o l’immediatamente?
     Giorgio scosse la testa, nel tentativo di schiarirsi le idee. – Ti ho detto che sono già stato pagato. Quindi, se la tua preoccupazione è il mio onorario…
     – La mia preoccupazione non è il tuo onorario! – La sua voce si era alzata di un’ottava, ottenendo un effetto stridulo che lo infastidì. – Semplicemente non ti voglio qui. Esci da casa mia.
     A quel punto era letteralmente furioso. Non solo aveva attraversato la città in quel periodo delirante dell’anno, vestito come un coglione di Babbo Natale; come se non bastasse era stato messo alla porta da ben due donne nel giro di cinque minuti. Be’, una era una vecchietta e non contava. Ma quella che aveva davanti avrà avuto a occhio e croce trent’anni e l’aria di chi non scopava da secoli. Avrebbe dovuto avere gli ormoni in subbuglio!
     Che il problema fosse lui? Non era abbastanza muscoloso o affascinante? Cazzo, di solito le donne cadevano letteralmente ai suoi piedi e quella zitella acida, con gli occhi nascosti dietro a dei vetri di bottiglia gli stava chiedendo di andarsene?
     Giorgio si schiarì la voce. – Per quale motivo? Non credo che ti capiti spesso di avere a disposizione un uomo pronto a spogliarsi per te. Dovresti approfittarne.
     Gli occhi di Elena si assottigliarono, arrivando a sparire dietro agli occhiali. – Questa è bella! Cosa te lo fa credere?
     Capì di aver commesso un errore nel preciso momento in cui udì la sua voce acuta trapanargli i timpani. L’aveva offesa. E molto, a giudicare dal luccichìo sospetto dietro ai fondi di bottiglia. Non si sarebbe messa a piangere, vero? Odiava le donne in lacrime. Non sapeva come gestirle. Sollevò entrambe le braccia in un gesto di resa. – Ehi, ascolta… non volevo essere offensivo. Alessia mi ha detto che sei single da anni e troppo dedita al lavoro per avere una relazione, così ho pensato che…
     – Non sapevo che quelli come te fossero in grado di pensare. Sei solo un inutile fascio di muscoli.
     Adesso chi era quello offensivo?
     Giorgio strinse i denti, trattenendo a stento un’imprecazione. – Senti, non ho tempo da perdere con una povera sfigata. Stasera mi aspettano a un addio al nubilato in una discoteca del centro.
     – Ecco, bravo. Togli il disturbo. Chissà quante femmine assatanate non vedono l’ora di ammirare il gioiellino che nascondi sotto ai calzoni.
     3o pagato in anticipo per quel lavoro e tanto meglio se se l’era cavata con così poco. Probabilmente il suo era solo orgoglio ferito. Sì, doveva essere quello il motivo. Mentre percorreva le strade innevate di Milano, in direzione della fermata più vicina della metropolitana, si costrinse a non pensare più a quella donna isterica.


L’aveva definita una povera sfigata! Ma come si permetteva? Elena era in preda a una furia omicida. Come se essere single fosse una cosa di cui vergognarsi. D’accordo, non aveva un uomo. E allora? La sua vita era soddisfacente lo stesso.
     Be’, le mancava il sesso. Questo non poteva negarlo. Ma non si sarebbe mai azzardata a pagare per vedere un uomo nudo, anche se tecnicamente quei soldi non li aveva scuciti lei. Stava ancora imprecando sottovoce, quando il telefono squillò facendola sobbalzare.
     – Pronto? – ringhiò, nella speranza che fosse Alessia. Le avrebbe detto il fatto suo, poco ma sicuro. Invece fu la voce di sua madre a rispondere e subito ricordò un altro motivo per cui odiava il Natale: i maledetti pranzi in famiglia.
     – Elena, ti è successo qualcosa? Hai una voce strana.
     A sua madre non sfuggiva mai nulla. Era in grado di fiutare qualsiasi stato d’animo. Elena alzò gli occhi al cielo, pronta a fingere come sempre. – No, mamma. Tutto a posto.
     – Ti ho chiamato per ricordarti che ti aspettiamo a pranzo il giorno di Natale. Ci saranno anche tua sorella e Tony.
     Tony era il fidanzato più che perfetto della sua sorellina. Lavorava in banca e a suo parere era un tipo noioso e pieno di boria. Ma almeno Nadia uno straccio di fidanzato lo aveva. Elena odiava sentirsi la pecora nera della famiglia.
     – Ottimo – mentì imprecando mentalmente. – Non vedo l’ora di vederli.
     – E tu? Verrai sola come al solito?
     Il tono acido di sua madre la infastidì. Tutti gli anni era la stessa storia: cercava di presentarle i figli single delle amiche, nella speranza che nascesse qualcosa. Peccato che fossero uno peggio dell’altro. Elena era sicura di non riuscire a sopportare un altro appuntamento al buio il giorno di Natale.
     – Ehm, veramente mi sono fidanzata – buttò lì, senza rendersi conto del guaio in cui si stava cacciando. – Lui è semplicemente stupendo. Ti piacerebbe, ne sono sicura.
     Il gridolino eccitato di sua madre le rimbombò nell’orecchio. – Cielo, Elena! Devi assolutamente portarlo al pranzo di Natale.
     Perché diamine aveva parlato senza riflettere?
     Elena si morse la lingua. – Mi piacerebbe, ma si tratta di un uomo molto impegnato. Non credo proprio che riuscirà a liberarsi per il pranzo di famiglia.
     – Ma si tratta di Natale. Quali impegni potrà avere il giorno di Natale?
     – Mamma, molte persone lavorano il giorno di Natale.
     – Che lavoro fa? Non può proprio liberarsi?
     Elena sapeva di rischiare di peggiorare le cose, ma a quel punto non riuscì più a fermarsi. – È un famoso chef. Lavora in un noto ristorante fuori Milano e naturalmente quel giorno sarà impegnato col pranzo natalizio.
     – Oh, ma allora possiamo andare tutti a pranzo nel ristorante in cui lavora. Voglio assolutamente conoscerlo.
     A Elena per poco non venne un infarto. – Che dici, mamma? Tutti i tavoli sono già prenotati. Per Natale bisogna muoversi per tempo, lo sai.
     La voce stizzita di sua madre la mise al suo posto: – Non vorrai farmi credere che il tuo fidanzato non può riservare un tavolo per noi, anche con così scarso anticipo. Qual è il nome del ristorante in cui lavora?
     Elena cercò di ignorare il brivido di apprensione che le scese lungo la schiena. – Senti, mamma… ora devo andare. Ho lasciato una pentola sul fuoco. Ti richiamo più tardi per metterci d’accordo. Per ora non dire nulla a papà e a Nadia.
     – Ma certo. Vuoi essere tu a dar loro la bella notizia, vero? Sono così orgogliosa di te, tesoro. Fidanzata con un grande chef! Un bel colpo davvero!
     Sì, un colpo in testa. Quello le ci voleva!
     Elena mise giù il telefono con un sospiro. Quando avrebbe imparato a tenere la bocca chiusa?


A quel punto aveva solo due opzioni da prendere in considerazione: confessare alla propria madre la verità o trovarsi in fretta e furia un fidanzato. Elena optò per la seconda. Avviò in fretta il suo computer per fare una ricerca su Google. Come aveva detto di chiamarsi il Babbo Natale sexy? Ah, sì… Giorgio Lovati! Doveva per forza esserci qualche notizia su di lui in rete.
     Dopo aver digitato il suo nome, scoprì con gioia che il tronfio spogliarellista possedeva addirittura un sito tutto suo, in cui era evidenziato il numero di telefono a cui contattarlo. Non che Elena morisse dalla voglia di sentirlo, ma lui era la sua ultima spiaggia. Le doveva un regalo, giusto?
     Con suo sommo gaudio Giorgio rispose al terzo squillo. Aveva una voce roca, un po’ tesa. Forse impaziente. – Pronto?
     Elena deglutì. – Ehm, ciao… sono Elena.
     – Elena chi?
     – Elena Palma, l’amica di Alessia.
     Lo sentì borbottare tra i denti qualcosa di assai poco carino, ma decise di ignorare la sua reazione infantile. – No, aspetta! Non riattaccare. Mi devi un favore, ricordi?
     – Io non ti devo proprio niente! – Il volume della sua voce si era alzato considerevolmente, ma Elena ignorò anche quel particolare. Se si vuole ottenere qualcosa, bisogna scendere a compromessi. È un dato di fatto.
     Si impose di rimanere calma. – Certo che sì! Sei il mio regalo di Natale, lo hai scordato? Alessia ti ha pagato anticipatamente.
     Anche se non poteva vederlo, fu certa che in quel momento dai suoi occhi si sprigionassero fiamme in grado di incendiare l’intero quartiere.
     – Be’, se ci hai ripensato mi dispiace per te. Hai perso la tua occasione. Non tornerò indietro per spogliarmi a tuo beneficio, è chiaro?
     Elena contò fino a tre prima di rispondere. Fece un gran respiro. – Non voglio che tu ti spogli. Voglio che mi accompagni a pranzo dai miei il giorno di Natale.
     Silenzio.
     Era ancora lì o aveva riattaccato?
     – Ehi, mi hai sentito?
     Giorgio sbuffò sonoramente. – Ci sento alla perfezione, ma credo di non aver capito il senso delle tue parole. Sei ammattita per caso?
     Era giunto il momento di spiegare ed Elena partì col discorso che si era preparata. Raccontò le ingerenze di sua madre nella sua vita e i terribili pranzi di Natale a cui era stata sottoposta negli ultimi anni, fino a giungere alla sua piccola bugia.
     – La definisci una piccola bugia? – la rimbeccò Giorgio con una risatina sarcastica. – Ti sei inventata un fidanzato! Questo dalle mie parti si chiama mentire spudoratamente.
     Ecco. Cosa le aveva fatto credere che lui avrebbe capito?
     Elena strinse i pugni, conficcandosi le unghie nei palmi. Tanto lui non poteva vederla. – Questo non ha importanza. Quello che conta è che ho bisogno di qualcuno che reciti la parte del mio fidanzato il giorno di Natale.
     – E avresti pensato a me? – Il suo tono pareva scandalizzato e divertito al tempo stesso.
     – Sei il mio regalo, no? E non ti ho nemmeno scartato.
     – Senti, dolcezza… io sono stato pagato per spogliarmi, non per presenziare a pranzi di Natale in famiglia e pararti il culo. Sono stato chiaro?
     Elena lo avrebbe strozzato. – Chiarissimo. Però potrei lamentarmi con Alessia dicendo che mi hai piantata in asso sul più bello. Non le piacerà sapere che i suoi soldi sono stati spesi così male. Pensa alla cattiva pubblicità che ti farebbe?
     – Mi stai ricattando? – La sua voce adesso era simile a un sibilo.
     – No, che dici? Ti sto solo facendo capire che ti conviene accontentarmi. In fondo cosa ti costa? Si tratta solo di un pranzo. Tutto spesato, ovviamente.
     Dall’altra parte del filo cadde di nuovo il silenzio. Probabilmente Giorgio stava riflettendo. – Ti costerà molto di più di quello che mi ha dato Alessia.
     Elena non si era aspettata una simile risposta, ma non ne fu affatto contrariata. Significava che lui stava prendendo in considerazione l’idea, no? – Non c’è problema. Dimmi quanto vuoi.
     – Cinquecento anticipati e altri cinquecento a lavoro concluso.
     Per poco non le venne un colpo. – Ma in totale sono mille euro!
     – Esatto. Prendere o lasciare.


Giorgio ancora non si capacitava di aver accettato quell’assurda proposta. In fondo era uno spogliarellista, non uno gigolò. Si sforzò di sorridere mentre scendeva dall’auto della pazza, guardandosi attorno con aperta curiosità. La famiglia di Elena viveva a Moltrasio, una cittadina sulla sponda occidentale del lago di Como. Un luogo paradisiaco in cui trascorrere il Natale.
     – Wow! Che posto stupendo! Quasi quasi ti perdono per avermi trascinato qui.
     Elena gli lanciò un’occhiata in tralice scendendo a sua volta dalla sua Cinquecento rosso fiammante. – Trascinato non è la parola giusta. O ti devo ricordare che ti pago?
     Divertito, lui fece spallucce. – E io devo ricordarti che ti sto parando il culo?
     L’arrivo dei genitori di Elena mise fine alla discussione. Erano una coppia simpatica. Lei minuta come la figlia e con i capelli grigi, pettinati in un rigido chignon sulla nuca. Lui invece era un omone grande e grosso, con un principio di calvizie e un sorriso allegro e spontaneo. Giorgio gli tese la mano presentandosi. – Piacere di conoscerla. Io sono Giorgio.
     – Aldo Palma. Il piacere è tutto mio – Il padre di Elena gli strinse la mano, affabile. Poi sorrise alla moglie, in piedi al suo fianco. – E questa è mia moglie Greta. Siamo entrambi molto emozionati di conoscere il fidanzato della nostra bambina. Temevamo che rimanesse zitella!
     Le guance di Elena si tinsero di un rosso acceso, molto simile al colore della sua auto. – Papà, che dici?
     Poi la signora Greta lo abbracciò con affetto, stritolandolo. – Mio marito ha ragione. Avevamo perso la speranza ormai.
     L’espressione di Elena fu impagabile e lo ricompensò dell’umiliazione subita quando lo aveva sbattuto fuori da casa sua. Il sorriso che si dipinse sulle labbra stavolta era genuino. – Sì, Elena mi ha raccontato dei vostri tentativi di trovarle un partner – lei gli assestò una gomitata su un fianco, ma Giorgio la ignorò continuando a sorridere. – Non capisco come mai sia rimasta single così a lungo. Vostra figlia è una creatura adorabile.
     Si avviarono per un vialetto, costeggiato da siepi e piante sempreverdi, fino al villino in cui abitava la famiglia Palma. Si trattava di un edificio a due piani, in pietra e col tetto spiovente. Due ampi balconi erano rivolti verso il lago e donavano alla casa un aspetto quasi fiabesco, con tutte le decorazioni natalizie e le luci a intermittenza. Giorgio scoprì di sentirsi a suo agio in quell’ambiente e ne fu sorpreso. Era sicuro di provare imbarazzo o addirittura irritazione nel trovarsi insieme a sconosciuti, a fingere di essere quello che non era. Invece ne era quasi divertito. Prese Elena sotto braccio, come un perfetto gentiluomo d’altri tempi, e le stampò un bacio su una guancia facendola arrossire di nuovo.
     Davanti alla porta erano in attesa la sorella minore di Elena e il suo fidanzato. Lei era esattamente l’opposto della creatura minuta che trotterellava al suo fianco. Nadia era alta e slanciata, con lunghi e setosi capelli biondi. Gli occhi avevano la stessa tonalità di verde di quelli della sorella, ma erano più grandi, come quelli di una bambola. Non c’era da stupirsi che Elena nutrisse un complesso di inferiorità nei suoi confronti. Tony invece era il classico belloccio borioso. Si intuiva dalla sua postura falsamente rilassata che credeva di avere il mondo ai suoi piedi. Entrambi lo squadrarono con diffidenza, dedicandogli quello che gli parve un sorriso falso, di circostanza.
     – Chi l’avrebbe detto che la mia sorellina avrebbe trovato un fidanzato – esordì Nadia, mettendo in mostra una dentatura perfetta. – In realtà ti immaginavo diverso, sai?
     Lui strinse gli occhi studiandola. – Diverso in che senso?
     Nadia ridacchiò, giocherellando con una ciocca di capelli. – Be’, pensavamo fossi uno sfigato o qualcosa del genere. Invece non sei affatto male.
     Per un attimo Giorgio ebbe la tentazione di risponderle per le rime, ma fu Elena a rimetterla al proprio posto. – Nadia, conserva la tua acidità per dopo. Sarebbe carino se facessi sentire Giorgio a suo agio almeno per i primi cinque minuti.
     – Ma perché? Che ho detto?
     Improvvisamente Giorgio provò un moto di simpatia per la pazza scatenata che lo aveva trascinato lì. Non doveva essere stato facile sopportare quella bambolina smorfiosa ogni anno. Forse non era poi così strano che odiasse così tanto il Natale e le riunioni di famiglia. Stringendola a sé un po’ più forte di quanto avesse preventivato entrarono dentro casa, pronti a recitare la loro parte.


Elena avrebbe voluto farsi piccola piccola. Ma cosa credeva? Che sarebbe stata una passeggiata presentare ai suoi un perfetto estraneo, passandolo per il suo fidanzato? In realtà si sentiva terribilmente a disagio. L’immagine che tutti gli avevano fornito di lei era quella di una donna insignificante, con seri problemi ad accaparrarsi un uomo.
     Non che ci fosse qualcosa di falso in tutto ciò.
     Lei aveva davvero seri problemi ad accaparrarsi un uomo. Solo che era così umiliante ammetterlo davanti a quel dio greco, tutto muscoli e sex appeal. Persino Nadia gli stava sbavando dietro!
     Nadia.
     Ecco un altro tasto dolente della sua splendida famiglia. Per l’occasione si era messa in ghingheri e sembrava ancora più bella del solito. Le lunghe gambe, fasciate in un paio di collant neri, erano messe in evidenza dal vestitino di lana che le arrivava ben sopra al ginocchio. Per non parlare della scollatura. Le si vedeva quasi l’ombelico.
     Elena trattenne uno sbuffo amareggiato.
     Giorgio non avrebbe perso occasione per canzonarla, una volta soli. Di sicuro sarebbe caduto ai piedi di Nadia come facevano tutti, tessendo le lodi della sorella e mettendo in evidenza i suoi difetti.
     Forse non era stata affatto una buona idea portarlo a casa dei suoi per Natale.
     Elena stava avviandosi rassegnata in sala da pranzo quando la voce squillante di sua madre la bloccò. – Giorgio, caro, ti dispiacerebbe darmi una mano in cucina? – disse rivolta al suo presunto fidanzato. – Elena ci ha detto che sei un grande chef. Di sicuro i tuoi consigli mi saranno utili.
     Avrebbe voluto sprofondare.
     – Mamma! Non puoi chiedere a Giorgio di mettersi ai fornelli. È un nostro ospite.
     Lei sbatté le lunghe ciglia a suo beneficio, con quell’aria da cucciolo bastonato che di solito faceva capitolare chiunque. – Credevo che dovessimo considerarlo uno di famiglia. Non siete fidanzati?
     Con la coda dell’occhio vide Giorgio lanciarle un’occhiatina divertita. – Non preoccuparti, tesoro – disse, strascicando leggemente la parola “tesoro”. – Per me non è affatto un problema. Se posso essere d’aiuto…
     Elena rabbrividì. Stavano per sfiorare un’autentica catastrofe. Sua madre si sarebbe accorta immediatamente che Giorgio non era uno chef e di certo non poteva raccontare a tutta la famiglia quale fosse il suo vero lavoro. Non era certa che avrebbero accolto con gioia l’idea che la loro amata figlia fosse in procinto di sposarsi con uno spogliarellista. Quindi ingoiò acido e si dipinse sul viso un sorrisetto mellifluo. – D’accordo, tesoro. Se per te non è un problema…
     Lo vide sparire in cucina dietro a sua madre e subito fu assalita dalle domande a raffica di sua sorella.
     – Dove diavolo hai conosciuto quel fusto? Non riesco a credere che uno così si sia fidanzato con te! Cosa c’è sotto? È gay e tu gli servi come copertura?
     Elena sollevò entrambe le braccia roteando gli occhi. – Basta così. Una domanda per volta. L’ho conosciuto a una cena con amici e no, non è gay. Perché dovrebbe esserci qualcosa sotto? Trovi così incredibile che Giorgio possa essersi innamorato di me?
     Lei le lanciò un’occhiata significativa. – Elena, siamo realiste, ti sei guardata allo specchio di recente? Non ti si può certo definire una donna di grande fascino. Forse, se decidessi di indossare delle lenti a contatto al posto di quegli occhiali orrendi, e se ti lasciassi i capelli sciolti, invece di tenerli sempre legati, potresti essere quasi carina. A ogni modo uno come Giorgio non può puntare a una donna “quasi” carina. Di solito quelli come lui escono con fotomodelle o attrici.
     Rosa da una furia cieca, Elena incrociò le braccia sul petto. – Eppure questa è la verità. Evidentemente a Giorgio piaccio così come sono e tu dovresti essere felice per me, invece di vomitare invidia.
     A quel punto le guance di Nadia si fecero rosso fuoco. Quella era la prima volta che riusciva a zittire la propria sorella ed Elena provò un maligno moto di soddisfazione. – Vado a vedere cosa sta combinando Giorgio in cucina – disse allontanandosi. In cuor suo si augurò che non facesse prendere fuoco alla casa. Aveva una pallida idea di come si accendessero i fornelli? Forse avrebbe dovuto dargli due dritte, prima di presentarlo ai suoi. Ma chi poteva immaginare che sua madre lo avrebbe messo a cucinare?


Sulla porta della cucina Elena si arrestò, incredula. Giorgio stava sbattendo le uova, elargendo consigli a sua madre su come preparare un’ottima frittata. Non aveva idea che fosse così competente in materia culinaria. Si muoveva per la cucina con la disinvoltura di chi è abituato a passarvi parecchio tempo.
     Scorgendola con la coda dell’occhio, lui si voltò a sorriderle. – Ehi, sei venuta a darci una mano? Vieni c’è da pelare le patate. Pensi di potertela cavare?
     Un attimo dopo si ritrovò immersa nei ferventi preparativi del pranzo natalizio. Scoprì con suo immenso sconcerto che Giorgio sapeva essere non solo un bravo cuoco, ma anche un compagno  simpatico e affabile. Le strappò più di una risata raccontando aneddoti e cose buffe che gli erano capitate in cucina. Per un attimo scordò quasi che non era uno chef, ma uno spogliarellista. Era in gamba. Dannatamente in gamba. Con uno così correva il rischio di innamorarsi e quella era una cosa da evitare. Un campanellino d’allarme le risuonò nella testa, ma lo scacciò via all’istante. Per una volta nella vita voleva godersi un Natale coi fiocchi. C’era qualcosa di male in questo?
     Il resto della giornata volò via. Il pranzo fu un completo successo, anche grazie al contributo di Giorgio in cucina – avrebbe dovuto ricordarsi di chiedergli dove aveva imparato a cucinare – e per la prima volta negli ultimi anni Elena riuscì a divertirsi e a sorridere. Forse non era vero che il Natale era un giorno così orribile, se si trascorreva in compagnia delle persone giuste.
     Giunti al termine del pasto, Elena era quasi dispiaciuta. Aiutò sua madre a rigovernare mentre il cuore le si faceva pesante, al pensiero di dover tornare alla realtà di tutti i giorni e alla sua triste vita da single. Stava riflettendo su tutto ciò, quando la voce squillante di Nadia la riscosse. – Guardate, sta nevicando!
     Corse alla finestra e scostò la tenda per ammirare i fiocchi di neve che si depositavano sul prato. Sembrava un paesaggio da cartolina. Giorgio le si accostò, posandole una mano sulla spalla, e lei sentì il proprio stomaco contrarsi. Possibile che il suo tocco le causasse un simile scombussolamento? Poi la voce di sua madre ruppe quel momento magico. – Non vi metterete in viaggio con questo tempo, vero? – Il tono era quello implacabile di una generalessa. – Tra poco le strade saranno impraticabili. Perché non vi fermate a dormire qui?
     Fece per ribattere, ma Giorgio la precedette. – Per me non è un problema. Tu cosa ne pensi, tesoro?
     Elena arrossì sotto il suo sguardo divertito. Cosa doveva fare? Non era nei suoi programmi e di certo neanche in quelli di lui. Tuttavia il diavoletto che c’era in lei le diede la risposta. – Perché no? Non ho proprio voglia di affrontare una bufera di neve il giorno di Natale – Quindi si rivolse a sua madre, dubbiosa. – Sicura che non sia un problema? Ci sono posti a dormire per tutti?
     Lei rise, come se avesse appena detto una cosa divertente. – Tesoro, che domande! C’è la tua vecchia stanza. Il letto è abbastanza grande per entrambi.
     A quel punto le si seccò la lingua. – Vuoi farci dormire nello stesso letto?
     – Be’, non siete fidanzati? Non vorrai farmi credere che non avete mai dormito insieme, non è vero?
     In realtà era proprio così. Anche perché quella del fidanzamento era un’enorme bufala. Tuttavia, decide di tenerselo per sé e si incollò in faccia un sorriso. – Non in casa dei miei genitori, a ogni modo.
     Sua madre agitò una mano per aria, come a sottolineare il fatto che quella questione fosse irrilevante. – Oh, ma io e tuo padre siamo genitori moderni. Vero, caro? Non ci formalizziamo di certo per questo!
     Sconfitta, Elena lanciò un’occhiata nervosa a Giorgio che se la rideva sotto i baffi.
     Cosa diavolo aveva da ridere?
     Se credeva di farsi beffe di lei, non la conosceva abbastanza bene.
     Non le venne in mente che in realtà non si conoscevano affatto. Lei e Giorgio erano ancora due perfetti estranei e quella notte si sarebbero ritrovati a dividere lo stesso letto.


– Tua madre è una che non si rassegna facilmente, eh? – esclamò Giorgio, uscendo dalla doccia con un asciugamano allacciato intorno alla vita. Elena ebbe la sensazione che l’aria le venisse risucchiata dai polmoni. Sbatté le palpebre, senza riuscire tuttavia a distogliere lo sguardo.
     Si erano ritirati in camera per “mettersi più comodi”, come aveva suggerito sua madre. Inutile dire che non aveva potuto rifiutarsi senza suscitare sospetti riguardo alla vera relazione che esisteva fra lei e Giorgio. E così ora si ritrovava lì, a fissarlo stralunata mentre appoggiava la spalla nuda contro lo stipite della porta del bagno – ogni camera da letto ne aveva uno adiacente – incrociando le braccia sul petto.
     Si schiarì la voce. – Che ne diresti di coprirti? Non riesco a parlarti se te ne stai lì, con indosso solo un asciugamano.
     Lui rise. Una risata roca, di gola, estremamente sexy. – Be’… ti dovevo uno spogliarello, giusto?
     Elena si accigliò. Non era proprio il caso che glielo ricordasse. In quel momento si sentiva vulnerabile: avrebbe potuto cedere e approfittarne, il che era decisamente sbagliato. – Non mi avevi detto che mi ero bruciata la mia possibilità?
     Giorgio rise di nuovo, stavolta piano, senza staccare gli occhi dai suoi. – Con quello che mi paghi posso fare anche uno strappo alla regola, dolcezza.
     Già. Era tutta una questione di denaro. Come poteva averlo dimenticato? Nessun uomo con un briciolo di cervello avrebbe flirtato con lei, se non per avere qualcosa in cambio, tipo mille euro tondi tondi.
     Grugnì una risposta senza senso, sforzandosi di distogliere lo sguardo. Come se il suo imbarazzo non lo disturbasse affatto, Giorgio si diresse verso il letto a una piazza e mezzo dandole la schiena. Una bella schiena, doveva ammetterlo. Solida, muscolosa e senza un filo di grasso. Elena si umettò le labbra, imprecando mentalmente contro la propria debolezza.
     – Dove hai imparato a cucinare? – gli chiese a bruciapelo, per distogliere l’attenzione dai suoi bicipiti scolpiti.
     Giorgio lasciò cadere l’asciugamano sul pavimento e si mise a frugare nella propria valigia, posata sul materasso. – Mio padre faceva il cuoco in una trattoria e mi ha insegnato fin da piccolo. Desiderava che seguissi le sue orme e che un giorno aprissi un locale tutto mio. Ma io avevo progetti diversi.
     Elena cercò di non lasciarsi distrarre dal suo posteriore messo a nudo, cosa per altro piuttosto difficile. Dio, aveva dei glutei perfetti! – Che tipo di progetti? Spogliarsi davanti a gruppi di donne frustrate e libidinose?
     – Lo fai sembrare così squallido. In realtà è un lavoro come un altro – Le aveva risposto da sopra la spalla, senza voltarsi. Se lo avesse fatto, Elena avrebbe avuto un’ampia visuale dei suoi gioielli di famiglia. Un rivolo di sudore le scese giù per la schiena.
     – Sì, certo – disse cercando di mostrarsi impassibile.
     – E comunque la risposta è no. I miei progetti sono altri, però mi serve molto denaro per realizzarli. E, ti sembrerà strano, ma le donne frustrate pagano fior di quattrini per potermi vedere come mamma mi ha fatto.
     Elena non aveva dubbi. Cielo, lei stessa stava sbavando!
     – Quindi? Quali sarebbero questi progetti?
     In quel momento lui si voltò torcendo il busto di tre quarti, il sopracciglio alzato. – Curiosa, eh? Ebbene, il mio sogno è sempre stato quello di aprire una palestra tutta mia. Uno di quei centri sportivi che comprendono un po’ di tutto: campo da tennis, piscina, persino un’area benessere con sauna e centro massaggi.
     Ah, ecco. Uno di quei posti pieni di uomini muscolosi che girano a torso nudo, insomma. Elena si morse il labbro. Cosa diavolo andava a pensare? Il fatto era che il corpo nudo di Giorgio le stava mandando in tilt il cervello.
     Pronto, Elena? Ci sei?
     – Idea carina – borbottò con un filo di voce. – Be’, ti auguro di riuscire a realizzare il tuo sogno. Te lo meriti. E, a proposito, grazie per oggi. Sei stato davvero grande.
     Lui si bloccò un istante, gli occhi incatenati ai suoi. – Non c’è di che, dolcezza. È stato un piacere recitare la parte del tuo fidanzato.
     A quel punto lei non riuscì proprio a evitare uno sbuffo. – Certo, come no. È il sogno di tutti i bei maschioni come te fingere di avere una relazione con una povera sfigata che nessuno si fila.
     Giorgio infilò velocemente un paio di pantaloncini e finalmente si girò del tutto, un’espressione indecifrabile su quel viso incredibilmente bello. – Ehi, non dovresti buttarti giù in questo modo – La sua voce era tenera, sembrava burro fuso. Elena tremò impercettibilmente mentre lo guardava avvicinarsi a lei con passi felpati.
     – Sono solo realista.
     Lui le sollevò il mento con la punta delle dita, costringendola a guardarlo in quelle pozze azzurre che erano i suoi occhi. Per un istante Elena ci si tuffò, dimenticando ogni altra cosa. Persino respirare le pareva un’impresa da titani.
     Deglutì. – Cosa stai facendo?
     Giorgio non rispose. Si limitò a toglierle gli occhiali, per posarli sul comodino accanto al letto. Senza le lenti Elena vedeva solo immagini sfuocate, ma fu certa che in quel momento lui la stesse divorando con gli occhi, per quanto assurda potesse essere tale convinzione. Poi sentì le sue mani sulla nuca. L’elastico che le teneva legati i capelli cadde sul pavimento e le dita di Giorgio si insinuarono fra i suoi riccioli ribelli.
     – Non devi prestare attenzione alle malignità che dice tua sorella. In realtà tu sei una donna ricca di fascino. Credimi, in questo preciso momento sto facendo uno sforzo incredibile per non metterti le mani addosso.
     Poteva la voce di un uomo essere così suadente e ipnotica? Elena non lo avrebbe mai detto, eppure era proprio così. Giorgio stava facendo crollare tutte le sue difese con poche, semplici parole. Chiuse gli occhi perché la sua vicinanza le stava facendo male al cuore. Desiderava così ardentemente che la baciasse, anche se sapeva che era un sogno impossibile. Nadia aveva ragione: quelli come lui non baciavano le ragazze bruttine come lei, nemmeno per pietà.
     – Elena, vuoi guardarmi? – La voce calda e vellutata di lui le penetrò sottopelle. Elena batté le palpebre, il cuore che ballava una samba dentro alla sua gabbia toracica. Adesso i loro visi erano vicinissimi, quasi sul punto di sfiorarsi.
     – Non è la bellezza esteriore a rendere affascinante una persona – riprese Giorgio, fissandola intensamente. – O almeno non solo. Il tuo fascino risiede dentro di te. Sei una donna piena di vitalità, allegria e con una forza interiore inaspettata in un essere minuto come te. E adesso che riesco a vedere i tuoi occhi, che prima erano nascosti da quei fondi di bottiglia… dannazione, li trovo incredibili. Di che colore sono? Sembra di guardare il mare in tempesta con incastonate delle pagliuzze dorate.
     Elena era senza fiato. Nessuno aveva mai definito in quel modo i suoi occhi di un banale verde olivastro. Eppure Giorgio sembrava credere a quelle parole.
     Infine le loro labbra si incontrarono. Quelle di lui erano morbide e calde, e si mossero sotto le sue prima timidamente, poi con maggior sicurezza. Elena gli poggiò le mani sul petto e, con sua grande sopresa, sentì il suo cuore battere all’unisono con il proprio, come in una danza turbolenta e appassionata. Le loro bocche si staccarono un istante, finché non fu lei a premerle con forza su di lui.
     E allora divampò l’incendio.
     Giorgio le accarezzò le labbra con la lingua e quella leggera pressione quasi non la fece gemere di frustrazione. Voleva di più. Adesso che lo aveva assaggiato non si sarebbe accontentata di un leggero spuntino. Desiderava gustarlo fino in fondo. Aprì la bocca permettendogli di stuzzicare la linea morbida e sensibile del labbro superiore per poi andare a mordicchiare quello inferiore, trasmettendole brividi in tutto il corpo. Quindi Giorgio spinse la lingua per entrare e approfondì il bacio mentre milioni di farfalle si agitavano nel suo stomaco.
     Dio, se sapeva baciare!
 

La bocca di Elena era il frutto più succulento che avesse mai assaggiato. Giorgio provò il desiderio di divorarla, fino a risucchiarle anche l’anima. Non era preparato a quello che seguì. Quel bacio esulava da qualsiasi esperienza sessuale avesse mai vissuto prima d’ora.
     Aveva iniziato quel gioco di seduzione per pura curiosità e ne era rimasto avvinto, plagiato. Adesso non desiderava altro che quelle labbra morbide su di sé e avrebbe supplicato per averle.
     – Dannazione, Elena… mi stai facendo impazzire!
     Lei mugolò qualcosa in risposta, afferrandogli la nuca per impossessarsi di nuovo della sua bocca. Non che lui avesse qualcosa da ridire.
     Le infilò le mani sotto il pullover di lana, incontrando il calore della sua pelle. Dio, bruciava ed era incredibilmente morbida e setosa. Le sfilò la maglia con gesti bruschi e affrettati, impaziente di averla nuda sotto di sé, pelle contro pelle. Nel frattempo l’aveva sospinta sul letto, immobilizzandola col suo corpo eccitato.
     Ce l’aveva talmente duro che sembrava non facesse sesso da mesi.
     – Ti voglio – Le sussurrò all’orecchio prima di morderglielo. La vide esitare, gli occhi offuscati dal desiderio.
     – Dimmi la verità. È perché ti pago? O perché ti faccio pena?
     Quelle parole gli fecero dolere il petto. – Cristo, no! Proprio non hai idea dell’effetto che hai su di me? – Le afferrò una mano e se la portò all’inguine. – Adesso è più chiaro?
     Elena sussultò mordicchiandosi il labbro inferiore. Era estremamente sexy, ben lontana dall’essere una povera sfigata che nessuno si fila. O forse era lui che aveva cominciato a guardarla con occhi diversi?
     – Anch’io ti voglio – rispose infine lei, con voce esitante. – Ma ho paura.
     – Di me?
     – No, di me. Di quello che potrei provare. Mi sono già lasciata soggiogare dal tuo fascino. Che ne sarà di me quando sarà tutto finito? Quando questo Natale sarà solo un lontano ricordo?
     Giorgio provò per lei un moto di tenerezza che gli era inusuale. – Shh, non aggiungere altro – fece premendo le labbra contro le sue mentre le sbottonava i jeans con studiata lentezza. – In questo momento ci siamo solo tu ed io. Un uomo e una donna che si desiderano. Lasciati andare, dolcezza, e ti giuro che non te ne pentirai.
     Lei sospirò. Pareva combattuta, ma dall’espressione dei suoi occhi si intuiva quanto si sentisse tentata. Alla fine vinse il diavoletto che era in lei e che Giorgio sentiva già di adorare. Elena mosse il bacino contro la sua erezione granitica, strofinandosi contro di lui.
     E a quel punto non furono più necessarie le parole.
     Giorgio si liberò dei calzoncini mentre lei si sbarazzava dei propri indumenti. Ebbe una fugace immagine di un candido reggiseno bianco che scivolava sul pavimento, seguito da un paio di slip di cotone. Poi il corpo nudo di Elena gli apparve in tutto il suo splendore.
     Era minuta, ma ben proporzionata. E aveva seni alti e sodi, con piccoli capezzoli scuri, duri come sassolini. Giorgio ne assaggiò uno con la lingua e la sentì gemere piano. Incoraggiato dalla sua reazione, prese quel delizioso bocciolo tra i denti per mordicchiarlo fino a strapparle altri gemiti.
     Scoprì che fare sesso con Elena era un’esperienza unica, entusiasmante. Lei si donava con tutta se stessa, godendo delle sue carezze e ricambiando ogni gesto con ardore. Quando le sue dita si insinuarono tra le cosce di lei la trovò già pronta, il clitoride gonfio e umido.
     – È passato molto tempo dall’ultima volta – sussurrò Elena, imbarazzata.
     Lui la fissò dritto negli occhi. – Per molto tempo intendi mesi o settimane?
     Elena si morse di nuovo il labbro. – Sarebbe più corretto dire anni.
     Giorgio si sollevò su un gomito per osservarla meglio. – Stai scherzando, vero?
     – No affatto – Elena sbuffò appena. – Perché credi che la mia famiglia fosse così preoccupata del fatto che non riuscissi ad accaparrarmi un fidanzato?
     – Ma non hai nemmeno avuto storie occasionali? Nemmeno una?
     Lei parve scandalizzarsi. – Ehi, io non sono il tipo da storie occasionali!
     Giorgio rise, di gusto. Poi si impossessò di nuovo della sua bocca, allargandole le cosce con il ginocchio per entrare dentro di lei.
     Dio, era così calda e stretta.
     – Ti adoro, Elena Palma – bisbigliò muovendosi a un ritmo lento, ma incredibilmente appagante.
     – Questo significa che non sparirai da quella porta, subito dopo?
     – Oh, no. Che io sia dannato se lo faccio. Questo è solo l’antipasto, dolcezza.


Un anno dopo

Giorgio sistemò l’ultima pallina sull’albero di Natale e guardò oltre la propria spalla, sotto alla scala. – Così va bene?
     Elena si mordicchiò un’unghia fissandolo pensosa. – Un po’ più a destra starebbe meglio.
     Lui roteò gli occhi e si lasciò sfuggire un sospiro esasperato. – Insomma, ti vuoi decidere?
     – Stavolta ho deciso, lo giuro!
     Scuotendo la testa sconsolato, Giorgio cambiò posizione alla pallina e scese dalla scala per abbracciarla. Non gli pareva vero che fosse passato un anno da quando l’aveva conosciuta.
     Elena. La sua donna.
     Era cominciato tutto per gioco e adesso condividevano un appartamento nel centro di Milano. Lui aveva lasciato il suo lavoro come spogliarellista e aveva aperto il centro sportivo dei suoi sogni. Cosa poteva volere di più dalla vita?
     – Sei sicuro che non ti dispiaccia ospitare la mia famiglia per Natale? – gli chiese a un tratto Elena, accoccolandosi contro di lui. Adorava tenerla stretta a sé, poter sentire il suo respiro e il battito accelerato del cuore.
     Ridendo le diede un bacio sulla fronte. – Perché dovrebbe dispiacermi? E poi nelle tue condizioni è meglio se sono loro a venire da noi che viceversa.
     Abbassò lo sguardo fissandole la pancia prominente con un moto d’orgoglio. Elena era al settimo mese di gravidanza. Presto sarebbero diventati genitori e lui si sentiva come se toccasse il cielo con un dito.
     La sentì sbuffare piano. – Sono incinta, non un malato terminale. Non ho alcun problema a viaggiare.
     – D’accordo, ma lo sai che sono un fidanzato ansioso.
     – Be’, lo sarai ancora per poco. Un fidanzato intendo.
     Elena fissò l’anello di brillanti che scintillava sul suo dito. Giorgio glielo aveva regalato la settimana prima. Avevano stabilito di sposarsi a marzo, circa un mese dopo la nascita del bambino. Come al solito avevano fatto le cose alla rovescia: prima avevano messo in cantiere un figlio e poi avevano deciso di sposarsi. Non era proprio da loro comportarsi in modo convenzionale. Del resto il loro rapporto non era cominciato con un fidanzamento finto, per poi passare al sesso selvaggio e infine all’amore?
     Si stupiva ancora se ripensava a quella sera di dicembre, quando era stato sbattuto fuori di casa da Elena.
     Tutto era cominciato così.
     – Potresti vestirti da Babbo Natale – suggerì a un tratto la sua fidanzata. – Stai benissimo in rosso. E poi non mi devi uno spogliarello natalizio?
     Giorgio sorrise, il cuore gonfio di felicità. – Temo di essere fuori allenamento per queste cose. E se facessimo un po’ di pratica?
     Lo sguardo malizioso che gli rivolse Elena gli provocò un brivido lungo la schiena. Si sarebbe mai stancato di lei? Dopo un anno la desiderava ancora come la prima volta.

     – Ragazzaccio! – lo prese in giro Elena. Ma poi si strinse più forte a lui e si lasciò baciare.

FINE

CHI E' L'AUTRICE
Laura Gay nasce a Genova dove tuttora vive, insieme al marito. Ama i libri, il cinema, la musica e gli animali, specialmente i gatti. Scrive da quando era bambina perché solo attraverso la scrittura riesce a esprimere se stessa e a volare con la fantasia.
Ha pubblicato vari romanzi, tra cui Edmond e Charlotte. Le scelte dell’amore(Enrico Folci Editore, 2008), La figlia del re di Francia (0111 edizioni, 2010),Prigioniera del tempo (Boopen, 2010) e Ovunque sarai. (Boopen, 2011). Un suo racconto dal titolo Ventunesimo piano è apparso sul numero 5 della rivista Romance Magazine e un altro, dal titolo Il risveglio del Crociato, è stato inserito nell’antologia 365 storie d’amore, edita da Delos Books. Per Delos Digital ha scritto Incantevole angelo (collana Passioni Romantiche),Sette giorni e sette notti, Senza Legami, Toccami, L’amante francese Adorabile bastardo (collana Senza Sfumature). Inoltre con Il risveglio dei sensi e Resta con me si è qualificata tra i finalisti nelle rispettive rassegne Rosso fuoco e Senza fiato, sul blog La mia biblioteca romantica, mentre un altro racconto, Bad Boy, si è distinto in Christmas in love 2013, sempre sullo stesso blog. Ha autopubblicato su amazon e kobo un romance storico dal titolo La contessa delle Tenebre e un time travel, Oltre i confini del tempo. L’uomo dei sogni è la sua ultima autopubblicazione e si tratta di un romanzo erotico breve. Attualmente Laura collabora con il blog La mia biblioteca romantica per le recensioni.

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APPUNTAMENTO AI PROSSIMI GIORNI PER I NUOVI RACCONTI SOTTO L'ALBERO DI 
CHRISTMAS IN LOVE 2014 !



22 commenti:

  1. Cara consorella Laura, con il tuo stile fluido e privo di fronzoli inutili spingi le lettrici a proseguire senza prendere fiato. L’idea del Babbo Natale spogliarellista è davvero simpatica e divertente. Che la Dea ti benedica, Anonima Strega

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    1. Lieta di averti strappato un sorriso, Anonima Strega. Tantissimi auguri di Buone Feste e attenta che alla porta potrebbe sempre presentarsi un Babbo Natale un po' speciale. ;-)

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    2. Magari... che stia attento lui ;)

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  2. Laura, questo racconto è semplicemente magnifico! Divertente, allegro, così scorrevole che è un piacere leggerlo dall'inizio alla fine! L'idea del Babbo Natale spogliarellista è davvero brillante... Sono sincera, il tuo racconto si beve in un attimo... Devo proprio farti i complimenti. E poi, è un erotico mai volgare, ma divertente con un pizzico di piccante che non guasta mai :-) Un abbraccio, Viviana.

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    1. In realtà non voleva essere un erotico, solo un contemporaneo un po' spiritoso. :-P Sono felice che ti sia piaciuto. Tantissimi auguri e un abbraccio.

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  3. brava laura..è sempre un piacere leggerti. Sei magnifica tesoro, continua a regalarci le tue storie. un abbraccio forte <3

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    1. Grazie, Angela! Sei un vero tesoro. :-*

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  4. bello, bello, romantico, dolce e allegro.... io adoro le storie che hanno l'epilogo.... Isabella

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  5. Bellissimo, romantico e dolce.

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  6. Fresco, scorrevole, mi è piaciuta di più la parte a casa di lei e tutto lo svolgersi spumeggiante degli eventi ^^ Tutto il racconto è in ogni caso molto gradevole, incalzante, con dialoghi simpatici ed uno stile giovanile, moderno. Brava come sempre! :)

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  7. Mi unisco al coro con piacere: uno stile fresco,allegro,scorrevole. E un protagonista che in teoria non rientra nella tipologia dei miei prediletti, ma che Laura rende gradevole e adeguato come gli altri personaggi al contesto simpatico e "confidenziale"

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  8. Che bel racconto, Laura! E' piacevole e dolcissimo. Lui sarà anche sexy, però è dolce e gentile. Di tuo, ho letto l'amante francese, che ho trovato molto ben pennellato, proprio come questo. Ho provato tre volte a scriverti quanto mi sia piaciuto, ma il mio commento si è sempre cancellato: spero sia la volta buona... argh!

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    1. Ah, volevo chiederti se hai conservato l'indirizzo email di Giorgio, anche se lui è fuori piazza, magari può consigliare qualche altro Babbo Natale ;)

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    2. Scusa il ritardo nella risposta. Ti ringrazio tantissimo per aver commentato e per avermi fatto sapere che hai apprezzato "L'amante francese". Fra i miei racconti usciti con Delos è stato quello che ha avuto meno successo, forse perché è uno storico. Quindi mi fa doppiamente piacere sapere che a te è piaciuto. E ora vado a cercare l'indirizzo e-mail di Giorgio... non sia mai che non ti possa presentare un Babbo Natale su misura per te! ;-)

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  9. Cara Laura , grazie per questo racconto! E" il tuo primo lavoro che leggo e mi e" piaciuto. In genere non prediligo i racconti, sono troppo brevi. Cosi" faccio fatica a immergermi nell"atmosfera, a entrare in sintonia con i personaggi, ad emozionarmi con loro. Qui l"idea e" davvero carina ma poteva rimanere sul pelo della superficie. Invece ho avvertito la femminile insicurezza di lei e la sua fragilita" sotto la scorza della sua forza e determinazione, la dolcezza e comprensione di lui sotto lo spogliarellista. Grazie Laura di questo bel racconto di Natale. Ora devo scegliere un altro dei tuoi lavori! Auguri per un anno bello e proficuo, Laura

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    1. Ho letto solo ora il tuo commento, ma ti ringrazio tantissimo. Auguri per un buon 2015 con tante letture stimolanti. :-)

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  10. Brava Laura, il tuo racconto mi è proprio piaciuto! Una gradevole via di mezzo fra la commedia brillante e l'erotico. Mi ha molto divertita leggerlo. Pensa che io detesto leggere a video e faccio un sacco di pause, ma il tuo racconto l'ho letto tutto d'un fiato. ;-)

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    Risposte
    1. Grazie, Edy! Avere un tuo parere è per me un grande onore, visto che sei una delle mie scrittrici preferite!!!

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  11. Laura, grazie per il racconto, l'ho trovato molto, molto carino.
    Mi viene voglia di tirare le orecchie alle mie amiche, nessuna che abbia mai pensato di farmi un regalo così :)
    Ho gradito molto l'epilogo, che ci ha regalato uno scorcio di vita dei personaggi nel loro futuro arricchendo la trama di un racconto che, come tale, deve essere breve; però, se mi consenti una piccola critica, ho trovato poco adatta ad un romance la frase "... avevano messo in cantiere un figlio"- non so, mi è sembrata poco romantica.
    Va beh, scusami, cerco il pelo nell'uovo :)
    Comunque grazie di nuovo

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    Risposte
    1. Carissima Silvia, non ti devo scusare nulla. Hai solo espresso un tuo parere. Mi ha fatto molto piacere invece e ne terrò conto in futuro. Pensa che nell'ufficio in cui lavoravo per definire una donna in attesa i colleghi usavano epiteti ben peggiori, forse sarà per questo che la frase "mettere in cantiere un figlio" non mi è parsa poco romantica. Devo "disintossicarmi" dall'influenza dei miei ex colleghi!!! :-P

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  12. Bello, romantico, sexy... Che dire di più?
    Grazie, Laura.

    RispondiElimina
  13. Davvero ben scritto.Difficile trasmettere in poco spazio atmosfera erotica in modo leggero e ironico.E poi, ragazzi, non c'è mezzo errorino ! Io quella battuta l'ho apprezzata perchè "rende" il quotidiano. Ma ormai si sa che io canto fuori dal coro. Brava!

    RispondiElimina

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