CHRISTMAS IN LOVE 2011 : LA TORMENTA di Adele Vieri Castellano

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«Accidenti, accidenti!»
Silvia picchiò  il palmo delle mani sul volante. Poi lo afferrò, guardandosi intorno. Nevicava fitto. Uscì dall’auto. L’unico rumore era il delicato fruscio dei fiocchi di neve.
L’asfalto era sparito sotto la coltre compatta e una fitta nebbia stava ingoiando le cime degli abeti. Doveva andare a piedi.
Aprì  il bagagliaio, prelevò lo zaino con i regali per i nipotini. Consultò la cartina spedita via mail poi la ficcò in tasca borbottando. Mancavano cinque chilometri al bivio. Aveva freddo ma si sarebbe scaldata camminando.
Un passo dopo l’altro, cominciò ad elencare le torture che avrebbe inflitto a sua sorella Teresa e al cognato Carlo. Com’era venuto in mente a quei due di passare il Natale ai piedi del Gran Sasso? Roba da matti. Quello non era Campo Imperatore. Era l’Antartico. 
I piedi erano gelati sul serio quando arrivò alla biforcazione. Silvia non degnò di uno sguardo la segnaletica ingoiata dalla neve, ormai non poteva sbagliare. Non valeva la pena congelarsi anche le mani. La casa era a cinquecento metri sulla destra dopo il bivio, no?
Il vento sollevò d’improvviso un drappo di brina gelata che l’accecò. Guance e labbra si indurirono. Si aggrappò ad un tronco investita dalla folata densa di cristalli e quando riaprì gli occhi, si guardò intorno disperata. Dov’era quella maledetta casa?
E poi, come invocata dal cervello intirizzito, una luce.
Accesa.
Spenta. No!
Aguzzò  la vista, strinse gli occhi. Eccola di nuovo.
Luce elettrica intermittente in mezzo al turbinio impazzito.
Puntò dritta verso la salvezza, senza badare al sentiero. Sprofondò nella neve fino alle cosce, lo zaino era piombo sulle spalle. Fu ingoiata dal manto bianco e freddo. Scarponcini e jeans si riempirono e il contatto con la neve le parve come una stretta di artigli gelati.
Accecata dal vento, arrivò agli scalini della casa fuori dalla grazia di Dio. Mollò lo zaino sotto il portico, pestò i piedi con rabbia sulle beole e si gettò sulla porta, dove la corona di abete con le luci era la sola traccia di presenza umana.
Era così  gelata che non riuscì a togliere i guanti di lana, rigidi attorno alle dita. Cominciò a bussare. Il toc toc timido dovuto al dolore per il freddo si trasformò presto in un bam bam frenetico e quando la porta si aprì fu investita dal calore dell’interno, simile alla vampata di un rogo. 
«Dove si sarà cacciata?»
«Vedrai che tra poco chiama.»
Sua moglie scostò le tende e guardò fuori per l’ennesima volta. Vortici di neve nascondevano il viale d’ingresso. Rifece il numero. Il cellulare di Silvia squillava a vuoto.
«Spero sia rimasta a L’Aquila.» Commentò Teresa, voltandosi a guardarlo. Lui la raggiunse accanto alla finestra.
«Tua sorella non è una sprovveduta.»
«E’ testarda. Sa che i bambini aspettano i regali, questa notte.»
Carlo la baciò dietro all’orecchio, provocandole i soliti brividi.
«Mi piace questa casa. Il camino, la montagna, il bosco.» Le sussurrò.
«Lo so. Il tuo amico Luca è stato gentile a prestarci la dependance della sua tenuta.»
«Ma non ti è mai stato simpatico.»
«Troppo chiuso, duro. Troppo bello.»
«E’ il mio migliore amico.»
«Ma è meglio che stia…»
«… a casa sua, va bene. Del resto, ha rifiutato l’invito.»
Carlo le accarezzò  i capelli. I bambini giocavano tranquilli.
«Provo a telefonare in albergo. Non vorrei che Silvia rimanesse bloccata dalla tormenta. Se non riesce ad arrivare, sarà furibonda.»
«Non farmici pensare.» Rise lui.  
«Ve la farò pagare.» Digrignò tra i denti Silvia, mentre la porta si apriva. Lei vi si intrufolò a testa bassa, superando la soglia di forza.
«Come diavolo vi è venuto in mente di passare il Natale in questo posto, più freddo della tana di un orso bianco?»
Agganciò coi denti un dito di lana, tirò con tutte le forze. Il guanto sgusciò via fradicio e irrigidito. Lo lasciò cadere a terra. Tentò di sbottonarsi il giaccone ma le dita erano inservibili. Sentì la porta che si richiudeva. Chiuse gli occhi e godette del calore che la investì.
«Giuro che ammazzo tuo marito, Teresa. Questa volta…»
Riaprì  gli occhi e rimase con la bocca aperta.
«Lei chi è?» Chiese allo sconosciuto che la stava studiando, la mano ancora sulla maniglia e un sopracciglio alzato.
«Stavo per farle la stessa domanda.» Replicò lui serio, con voce pastosa, calda.
Silvia richiuse la bocca. Si guardò intorno e poi tornò a fissarlo.
«Ho sbagliato casa. Credo.» Si sentì arrossire. Si sentì stupida. Da tanti anni non faceva le due cose insieme. La cosa la infastidì.
«Lo credo anch’io.» Rispose lui. Con calma, incrociò le braccia sul petto.
Silvia fece per chinarsi e raccogliere il guanto. Le dita irrigidite e dolenti non ubbidirono.
«Bene, tolgo il disturbo allora.»
Lui si mosse e fu più svelto. Le afferrò il braccio.
«Non sia sciocca. Non vorrà tornare fuori, è mezza congelata.»
La presa era decisa. La spinse verso l’interno, fino al centro dell’atrio col pavimento coperto di tappeti.
Una rampa di scale di legno saliva verso l’alto, decorata con sfere di vetro e candele accese. Un lampadario di rami secchi pendeva dal soffitto di travi. C’era un buon odore di pino, legna e arancio. Silvia ne aspirò una boccata che sembrò farle ribollire il sangue.
Lui le afferrò entrambe le mani. Erano rosso cupo. Quelle di lui, bollenti.
«Ha un inizio di assideramento.»
Non disse altro. Con un movimento deciso, le abbassò la cerniera del giaccone e glielo sfilò via. Poi si piegò sulle gambe e la afferrò dietro le ginocchia. Silvia si ritrovò sollevata come fosse di carta, tra le sue braccia. Prima che potesse aprire bocca, lo sconosciuto stava già salendo le scale.
«Ehi, che sta facendo? Posso camminare. Mi lasci.»
In realtà,  era percorsa da fitte sempre più dolorose. Scosse quasi elettriche le facevano formicolare i muscoli e dolere i nervi. Il sangue ruggiva nelle vene e ogni battito del cuore che lo spingeva fino ai piedi, si trasformava in uno spasmo pungente.
«Ferma e zitta. Deve scaldarsi. Subito.»
Un corridoio, diverse porte. Con un calcio lui ne spalancò una. Una camera da letto. Un camino acceso, una cassapanca, uno scrittoio. La lasciò cadere sul piumino soffice. Con dita esperte le slacciò gli scarponcini e tirò via i calzettoni di lana, fradici. Silvia sentì scottare sui piedi le sue dita, lunghe e forti.
«Slaccia la cintura, svelta.»
Come un automa, lei ubbidì. La sua frenesia l’aveva contagiata e come una stupida gli diede retta. I jeans erano bagnati e stretti ma alla fine, si ritrovò in mutandine. Bagnate anche quelle e le gambe viola, a chiazze.
Lui la lasciò lì. Sprofondata in quel letto sconosciuto. Un incubo.
Abbassò  lo sguardo. Per fortuna, non erano quelle rosa con la faccia di Hello Kitty.
Mio Dio, ucciderò Carlo. Strapperò a Teresa ogni singolo, stramaledetto capello dal cranio.
Lo sconosciuto era sparito nella stanza da bagno comunicante.
Basta così, si disse Silvia. Tentò di scendere dal letto. Ma come appoggiò i piedi per terra, le sfuggì un grido.
«Stai seduta, è la reazione al calore.» La voce le arrivò come una stilettata, attraverso la porta aperta.
Silvia si immobilizzò dal dolore. Lo sentì borbottare, poi udì lo scorrere dell’acqua. L’uomo riapparve con un accappatoio blu tra le braccia.
«Devi stare chiusa nel bagno almeno un quarto d’ora, il vapore ti riscalderà. Poi potrai fare una doccia tiepida. Adesso spogliati.»
«Sono già spogliata, aguzzino.»
Lui si avvicinò  serrando le labbra. Labbra spesse, piene. Aveva un’espressione determinata.
Silvia non riuscì a parlare. La lingua era annodata e nel cervello le frullavano troppe cose da dirgli. Nessuna piacevole.
Colpa del freddo? Della rabbia? No, era colpa di quel tipo. Con quella faccia tenebrosa, i capelli neri lunghi e spettinati, accidenti a lui. E quegli occhi.
Era pazza. Quasi in reggiseno e mutandine, tre minuti dopo essere piombata in casa di uno sconosciuto mezzo assiderata, aveva pensieri lascivi su di lui.
Che non perse tempo. Allungò le braccia, le afferrò i lembi del maglione di lana e tirò verso l’alto. La spellò come un coniglio.
«Basta! Che diavolo sta facendo?»
«Ti  spoglio. Non vorrai fare la doccia vestita?»
«Non la conosco, non voglio fare nessuna doccia… Ahi!»
Un crampo le saettò nella gamba.
«Mi chiamo Luca e tra cinque secondi, ti ficco nuda sotto l’acqua.»
«Se mi tocchi, ti ammazzo. Luca.» Ringhiò Silvia, indietreggiando tra le coltri.
Vi fu un accenno di sorriso sul volto severo.
«Voglio proprio vedere.»
Lei valutò  la stazza. Dio, era pure una sfigata ad aver beccato mister muscolo in carne ed ossa.
«Ti diverti!» Lo rimproverò scandalizzata dall’espressione che gli si era dipinta sul viso.
«Non sai quanto, se farai resistenza.»
Lei lo minacciò  con l’indice rigido e il braccio destro, ben teso. Si spostò sul bordo del letto tenendolo accuratamente sotto tiro. Scivolò cauta sul pavimento di doghe scure, che scricchiolarono.
Una fossetta si scavò sulla guancia non rasata.
«Non ti avvicinare, Barbablù. Sarò anche surgelata ma non rincretinita. Sono in grado di spogliarmi da sola.»
Con mani tremanti cominciò a sbottonarsi la camicetta, mentre arretrava verso il bagno. La sua più grande soddisfazione, fu sbattergli la porta in faccia.
Luca tornò nel salone. Fece un sospiro profondo e si morse le labbra, pensieroso. Aggiunse un pesante ciocco di legna al fuoco che scoppiettava nel camino, poi si guardò intorno ed individuò il cellulare abbandonato sul sofà, accanto al libro. Fece scorrere la rubrica fino al numero che sapeva di aver memorizzato.
«Carlo? Ciao. Aspettavi qualcuno, oggi?»
Ascoltò  attento le parole dell’amico.
«Bene. Dì a tua moglie di non preoccuparsi. E’ qui, è appena arrivata. Deve aver mancato la dependance. Sì, me la sono ritrovata sulla porta quasi assiderata. Ma sopravvivrà.»
Dall’altra parte, la voce gracchiò una brutta parola, poi un “grazie” e “la vengo a prendere”.
«Lascia stare, non riusciresti a uscire con la macchina e lei non è in grado di camminare. Stanotte la tengo qui.»
Alla battuta, i suoi occhi azzurri scintillarono divertiti.
«Sì, un bel caratterino, l’ho notato. Ma neppure io sono la fatina buona. Ah, senti, l’invito a passare Natale da voi, è sempre valido? Perché avrei cambiato idea.»



Quando scrivo sono ADELE VIERI CASTELLANO, il nome della mia bisnonna, ligure doc e cugina di un ufficiale che combatté a fianco di Garibaldi, in Sud America e per l’Unità d’Italia. Lo spirito combattivo e la testardaggine probabilmente li ho ereditati da loro. Sono nata a metà degli anni Sessanta, ho vissuto per cinque anni in Francia, ho girato mezzo mondo ma gli unici punti saldi della mia vita sono sempre stati lettura e scrittura. A nove anni, il mio primo racconto di fantascienza, a dodici in edicola compravo Topolino ed Urania, la storica pubblicazione di letteratura fantascientifica di Mondadori. Appassionata di storia antica, di due periodi storici in particolare, l’antica Roma e l’Egitto, oggi vivo a Milano, lavoro e traduco per case editrici italiane. Collaboro con il blog “La mia Biblioteca Romantica”. Quest’anno ho vinto il concorso di Leggere Editore per la Fan Fiction sul libro della bravissima amica Ornella Albanese “L’anello di Ferro”. Nel prossimo numero di Romance Magazine uscirà un mio racconto  e con LeggereEditore ci sono grandissime novità in uscita a maggio… 


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36 commenti:

  1. Adele è bravissima a lasciarti immaginare come continua il racconto. I suoi eroi sono umorali, maschi, uomini che non devono chiedere mai. Delgi Alpha che mi piacciono molto. Complimenti e Buon Natale.
    MariaT.

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  2. No! è finito sul più bello.
    Mi è piaciuto subito il caratterino di Silvia e che dire di Luca. Wow! Brava Adele.

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  3. Brrrrr, che freddo mi ha fatto venire questa bufera di neve ....
    Deliziose le schermaglie fra i due protagonisti.
    Brava Adele! Come sempre riesci a coinvolgermi totalmente nella lettura delle tue storie. Complimenti!
    Liliana

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  4. Bravissima Adele!!!! E' un racconto bellissimo e lui è davvero sexy...
    Voglio sapere come finisceeeeee :D
    Juliet

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  5. Ancoraaaaaa!!!! Anche io voglio continuare a leggere!!! Bellissimo ed emozionante. Ti scalda il cuore. Complimenti!!!!

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  6. Storia veramente simpatica e mi piacerebbe tanto conoscere il seguito! Lui mi ricorda tanto Luca Ward ;)

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  7. Che inizio coinvolgente!Piacerebbe molto anche a me leggere il seguito.....bravissima Adele!

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  8. Davvero carino questo racconto! Il dialogo fra i due protagonisti mi ha fatto davvero morire dal ridere!
    Complimenti!!

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  9. Mi è piaciuto tantissimo anche questo racconto!!! E che protagonista maschile!!! Ora siamo tutte curiose di sapere cosa succede, non puoi lasciarci così!!!
    Tantissimi complimenti all'autrice!!!

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  10. E brava Pat! Ottima traccia di un romance con tutte le carte in regola per farsi leggere tutto d'un fiato! Direi che sarà meglio che tu ti metta al lavoro per ampliarlo e farne un libro il prima possibile....Simo

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  11. Adele V. Castellano21/12/11, 17:58

    Carissime Ladies, grazie di cuore per i complimenti e la sapete una cosa? Mi avete fatto venire voglia di sviluppare la storia... chissà se in qualche serata fredda di queste feste, non mi riesca di approfondire la conoscenza con LUCA e SILVIA... vi farò sapere se lei ha avuto modo di... scaldarsi!

    Nel frattempo, grazie ancora e un abbraccio affettuoso. Buon Natale a tutte!

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  12. questo racconto è finito troppo bruscamente, proprio sul più bello.
    uno stile rilassante e piacevole.
    mi è piaciuto molto

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  13. brava... peccato sia finito troppo presto....

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  14. Non c'è niente di meglio di una tormenta di neve che tiene in casa due sconosciuti che... si piacciono. Non sarà un Natale bianco. Bello. ANITA GAMBELLI

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  15. Adele, come me lo immagino questo LUCA quando dice alla nostra Silvia: «Non sai quanto, se farai resistenza.»

    Con la fossetta sulla guancia e il sorriso di sbieco. E quegli occhi che di sicuro saranno azzurri scintillanti. WOW, grazie, facci sognare!

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  16. Bello! Coinvolgente nel creare una situazione quasi magica eppure ancorata alla realtà...e il protagonista...merita più di un sospiro ;)

    Patrizia

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  17. Ti lascia la curiosa percezione di una fine inappagata...ma anche questo è il bello del pink romance....

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  18. Letto e piaciuto molto, ma ormai chi ti ferma più, cara Adele? Augur per un fantastico 2012!
    Mariangela Camocardi

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  19. Anche a me è piaciuto. Peccato però per il finale. In realtà non sembra un racconto finito, bensì l'inizio di un romanzo. Ci sarà un seguito? :-)

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  20. Adele V. Castellano22/12/11, 21:44

    Grazie della "visita", Mariangela, un abbraccio forte! Sai, comincio a credere ai sogni... spero di non svegliarmi troppo presto, cadendo dal letto!

    Auguri!

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  21. Sì sì vogliamo il seguito...non si può interrompere una storia così intrigante e coinvolgente nel punto in cui le cose si fanno più interessanti ^__^

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  22. La ns. carissima Adele diventa sempre più brava! Eh sì, Luca ha tutti i tratti distintivi, fisici e caratteriali, dei suoi ormai famosi maschi Alpha, inconfondibili. La caratteristica che mi ha colpita e mi è piaciuta di più in qs racconto è che, nonostante l'ambientazione contemporanea, è piuttosto evidente che si tratti di un romance puro, cioè si svolge nel presente, lei è un'eroina moderna, ma lui è l'eroe classico che più classico nn si può: solitario, sui generis, impositivo e tanto, tanto protettivo. Chi nn sognerebbe di incontrare un uomo così? E poi, cosa c'è di più romantico di una baita in legno, calda e confortevole, in mezzo alla neve e al gelo? Hanno ragione tutte le altre ragazze, qs racconto merita di essere ampliato x raggiungere lo status di romanzo. E giuro che il mio commento positivo nn è dato dal fatto che l'eroina si chiama come me! ;-)

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  23. Bel racconto, mi sono proprio divertita nel leggerlo. Spero scriverai un seguito.
    Ciao Monica Rizzi

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  24. bello bello...solo che è finito troppo presto! Dai Adele!...che ne dici di un seguito?

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  25. Secondo me "accidenti" all'inizio non è credibile ;-))) Ma al resto ci credo :-) Ora mi organizzo un bel we lungo sui monti !!! BRAVA la mia Adele !!!

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  26. Molto bello... come inizio, però non è finito :(
    Voglio il seguito anche io!!!
    Brava!

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  27. Bellinooooo! Mi è piaciuto veramente tanto, spero di leggere il continuo e anche altre cose di Adele.

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  28. E' vero, forse all'inizio indugiare un po' di più sul motivo per cui lei è costretta a mollare l'auto l'avrebbe reso più credibile, o diminuire quei 5 km che sembrano davvero impossibili, da coprire nella tormenta. Però Silvia è davvero divertente, ha le carte in regola per diventare una protagonista deliziosa, con un degno "lupo solitario" contro cui scontrarsi ;)

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  29. Brava Adela, mi è piaciuto molto!! Emanuela

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  30. Bello bello bello brava Daniela

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  31. Nigretti Salvatore14/01/12, 11:54

    Complimenti Adele !!!
    mi hai regalato un emozione

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  32. Bellissimo davvero.
    Quanto mi piacerebbe che ne venisse fuori un libro...
    Complimenti all'autrice.

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  33. Da un po' non visitavo il sito .. mi sono persa un sacco di buone letture ...Assolutamente da rimediare !!
    Bravissima Adele .. spero di leggere presto il seguito ..
    Sonia

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  34. A me non è piaciuto. Sembra che la scrittrice non riesca a fare frasi con più di quattro parole, inoltre la storia è piuttosto banale. Secondo me un racconto per essere bello deve avere un guizzo che sorprenda il lettore, o una battuta finale che ti faccia rivedere il significato di tutta la storia. Qui manca tutto questo.

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  35. <<<bellissimo il segutio ci vuole proprio

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