Una Romantica Estate: STELLE DI MEZZANOTTE di Virginia Parisi


“Allora, non mi hai detto se va bene!” Mi ripete forse per la quinta volta Erika, saltellando davanti alla vetrina dei gelati. É piccola e graziosa, con la testa piena di onde ricciute legate insieme da un fermaglio giallo fosforescente, uguale al bikini che indossa sotto al prendisole colorato.
“Sto lavorando,” rispondo io e cerco di memorizzare i gusti che una signora con tre mocciosi al seguito mi ha appena ordinato. Sto per infilare la paletta nella vaschetta del pistacchio e uno dei bimbi urla disperato.
“Signorina, puffo e cioccolato!” Mi ferma la mamma calmando la canaglia che non ne vuole sapere di stare zitto e la strattona, seguito dagli altri due, che sono stanchi di aspettare. Lei poveretta rimane così, immobile come uno scoglio, ustionata e scarmigliata, in balia di questi tre teppisti e non riesce nemmeno ad arrabbiarsi. Solleva lo sguardo e secondo me sta pregando che io finisca di preparare questo cazzo di gelato e glielo consegni all’istante.
“Lo so che stai lavorando, non sono mica cieca!” Erika sbuffa, mettendosi sul lato, vicino alla cassa, e non demorde. “La festa inizia alle sette. Niente di elegante, così non rompi con la storia che non hai nulla da metterti, costume sotto perché c’è il tuffo di mezzanotte”.
“Io lavoro fino alle otto” la rimbecco con quello che dovrebbe essere un sorriso di incoraggiamento rivolto alla mamma di fronte a me. I bambini hanno iniziato a spruzzarsi con le pistole ad acqua. E ovviamente il primo bersaglio è la mamma. Dietro questa simpatica battaglia, ci saranno almeno sei persone che aspettano. Gli zii sono nel retro e siccome io non ho proprio la stoffa del gelataio, è probabile che qualcuno se ne andrà insoddisfatto. “Chiama i miei zii”.
“Solo se ti fai dare un’ora di permesso e vieni alla festa con me” mi ricatta Erika. Sarà anche la mia migliore amica, ci conosciamo da quando è spuntata nel cortile dell’asilo con il suo grembiulino a scacchi rossi e mi ha preso per mano, ma a volte sa essere davvero stronza. Se non ci fossimo promesse di non lasciarci mai e non fosse così bella e adorabile, e non le volessi così bene, la manderei a quel paese più spesso. Siamo inseparabili, come la colla vinilica per Art Attack, il foglio per la penna, lo stecco per il ghiacciolo, la nutella con le crêpes. Abbiamo condiviso lo stesso banco di scuola da sempre. O almeno fino a giugno. Promozione per lei e tre asterischi per me. Asterischi che mi sono costati la perdita del viaggio al Cairo di tre giorni che i miei mi avevano promesso. Piramidi, Sfinge. Il mio sogno di vedere entrambi dal vivo, sfumato per colpa di tre segnetti minuscoli. É che il liceo è duro. E io non solo non sono riuscita a integrarmi, ma non ho nemmeno capito come farmi entrare tutte le materie in testa senza mandare i miei neuroni in ebollizione. Così devo recuperare latino, matematica e chimica, e anche lavorare alla gelateria degli zii, dove i miei mi hanno spedito, qui a Forte dei Marmi, tutti i giorni tranne il lunedì, e tentare di recuperare le mie insufficienze.
Consegno il cono alla mamma, che penso vorrebbe infilarmi una delle pistole ad acqua in un occhio, attacco l’altro cono e mi sono di nuovo dimenticata i gusti e vorrei nascondermi sotto il bancone.
“Chiamali, Erika”.
“Prometti”.
“Che razza di...” Sento dei mugugni nella fila. I bambini stanno gridando come se fossero posseduti. “E va bene, va bene, ci vengo!”
La mamma, ormai fradicia, afferra per la maglietta una delle sue angeliche creature “Che gusti volevi?”
Meno male, non se li ricorda nemmeno lei.
Gli zii si materializzano alle mie spalle e io vorrei baciarli.  Sono la sorella della mamma, Agnese, e suo marito Andrea. Una coppia fantastica, sposati da almeno dieci anni. Belli e giovani e pieni di passione per questo lavoro che io nemmeno capisco. Vorrei avere anche io un giorno, quello che condividono loro due, in questo piccolo negozio, che è la loro creatura, e nella vita, con quel senso magico di appartenenza che li unisce e ti fa pensare che a volte esiste davvero l’anima gemella.
Lo zio mi dà una pacca sulla spalla e così, con quel sorriso che fa incantare le clienti, il mio pasticcio è già dimenticato. Sono tutti pronti ad aspettare ancora un po’. La zia rincara la dose con il suo viso solare, gli occhi grigi resi ancora più brillanti dall’abbronzatura. E il gioco è fatto.
“Ronny, alle sette allora” Erika mi fa un cenno di saluto con le dita, il sorriso va da un orecchio all’altro. Chi riesce a dirle di no? Nessuno nemmeno i suoi, che sono la famiglia perfetta, quella del Mulino Bianco, prima di Banderas “Ci accompagna Christian”.
E qui mi si sbriciola il cono tra le dita. E il biscotto finisce sulla vaschetta del puffo. E uno dei marmocchi mi spruzza con l’acqua della pistola. E sono fradicia. E me la sto facendo sotto.

“Non mi sento bene, Erika” borbotto al cellulare, chiusa nella mia cameretta in soffitta, appoggiata contro la porta, la divisa della gelateria bagnata. La zia mi ha strizzato l’occhio e mi ha concesso una pausa “Mi sto riempiendo di bolle”.
L’appartamento degli zii è sopra la gelateria, in questo piccolo edificio di tre piani, di un bel rosso acceso, un po’ fuori dal centro, in una via graziosa, che diventa pedonale solo la sera. Dall’abbaino salgo in terrazza e posso vedere il mare e i tetti delle case e persino fare colazione ad un passo dal cielo. Nella mia stanza c’è un letto ad una piazza e mezza, una scrivania, un piccolo armadio, uno specchio e il bagno con la doccia. Un rifugio perfetto. Gli zii lo hanno messo a posto da poco, con l’intenzione di affittarlo. Quest’estate hanno rinunciato all’introito per ospitarmi, ed io mi sdebito con il lavoro. Sa tanto di invito coatto. Ma a quasi sedici anni non ho voce in capitolo praticamente su niente. Anche se ormai sono grande. E ho quasi superato la fase adolescenziale, e in America uno può quasi prendere la patente. E io per tre asterischi vengo buttata a fare coni gelato, mi sono ustionata le spalle soltanto vuotando i bidoni dell’immondizia e sono una mozzarella in mezzo a gente abbronzata anche dietro le orecchie, senza contare che non ho lo straccio di un amico. Esclusa Erika. Che ha convinto i suoi a passare tutte le vacanze qui a Forte dei Marmi, dove hanno una bella villetta, eredità dei nonni, anziché in Costa Smeralda, solo per stare con me. E io che non voglio nemmeno accompagnarla a questa stupida festa, di cui non mi frega un accidente!
“Ronny, smettila con queste balle, non devi mica essere interrogata?” Erika è in una boutique e sta scegliendo qualcosa da mettersi per stasera. “E poi c’è Simone, quello alto e moro, te lo ricordi? Fa il bagnino e mi piace da matti. E tu vuoi che io sia felice, no?”
“Vorrei ricordarti che la mia vita sociale è piuttosto piatta” che glielo dico a fare, tanto lo sa benissimo “E poi che c’entra? Tu hai sempre qualcuno che ti sembra perfetto per la tua prima volta, che ti sposerà e ti porterà a vivere su un faro come quei due idioti di “Tre metri sopra il cielo”. E che puntualmente si rivela un idiota.
“Stamattina mi ha riportato l’I-Phone, me l’ero dimenticato al bar” ribadisce lei imperterrita.
“Davvero romantico”.
“É un amico di Chris, frequentano gli stessi corsi universitari”.
Al nome Chris ho un sussulto dentro. Stringo i pugni e devo sedermi sul parquet, così a gambe incrociate, studiando la mia immagine riflessa nello specchio. Erika sta continuando a raccontare ed è  un fiume in piena. Quando fa così, se anche mettessi giù non se ne accorgerebbe. Una volta sono andata persino in bagno, lasciando il cellulare sul comodino. Quando sono tornata, stava ancora parlando. Non gliel’ho mai detto.
“Quindi tuo fratello è tornato?”
Stranamente ha afferrato la mia domanda e mi risponde “Sì, ha un permesso di una settimana. Poi riparte con la compagnia. Stavolta purtroppo starà via almeno tre mesi”.
Christian ha ventun’anni ed è un pilota, si è iscritto a ingegneria spaziale e lavora per una piccola compagnia aerea che organizza viaggi privati. É il fratello migliore del mondo, uno studente modello, un figlio di cui essere orgogliosi, un amico straordinario. Si è diplomato con il massimo dei voti e avrebbe anche potuto diventare un campione di tennis, una stella del cinema, un giornalista famoso, un avvocato di successo, un diplomatico, un medico senza frontiere, o un supereroe, se la sua passione non fosse sempre stata quella del volo. É simpatico, brillante e bellissimo.
E sono innamorata di lui da quando avevo quattro anni. 
Non lo sa nessuno. A parte Floppy, il mio coniglio nano. Ma lui è  uno che sa tenere la bocca chiusa.
“Faccio la foto a un paio di vestiti e mi dici come mi stanno, okay?”
“Va bene, mandale”.
Io però alla festa non ci posso andare. Non se ci accompagna suo fratello. Non se devo salutarlo, stringergli la mano, baciarlo sulle guance e stare con lui nell’intimità di un abitacolo per più  di dieci minuti. Rischierei l’infarto secco. E potrei tradirmi. E comunque farei la solita figura da idiota di sempre. Quella che arrossisce per niente. Che non è in grado di avere una normale conversazione a due, nemmeno sotto tortura. Mi chiama “Lentiggini” e lo fa da quando avevo il grembiulino. E mi sono sbucciata tutte e due le ginocchia cadendo dal triciclo al parco giochi. E lui era lì e mi ha presa in braccio, tamponato le ginocchia con il suo fazzoletto bagnato e riconsegnata alla mia mamma. A quattro anni mi è sembrato meglio di Superman, dell’Uomo ragno e di Batman messi insieme.
E me ne sono innamorata, come accade nei libri, per sempre.
Mi arrivano un paio di immagini di Erika che guardo distrattamente. Perché di moda non mi interessa un granché e comunque a lei sta bene tutto. É come Chris: qualsiasi cosa indossino, i due fratelli sembrano sempre usciti da qualche passerella milanese.
Io invece non so davvero che potrei indossare. Con la mia testa color rame e gli occhi grigi più annacquati del pianeta e tutte queste odiose lentiggini, sembrerò il solito spaventapasseri.
Sarebbe fantastico se per una sera potessi trasformarmi in qualcun'altra. Bella e affascinante. Come tutte le ragazze che ho visto accanto a Chris in questi anni. Avrei dato un occhio per essere al loro posto, anche solo per cinque secondi. Stretta a lui, nel suo abbraccio caldo, mentre mi sussurra qualcosa all’orecchio, e poi la sua bocca che si posa sul mio collo, lasciando una scia di brividi, insieme alle sue mani che mi accarezzano e mi attirano ancora più vicina a lui…
“Allora che mi dici? Bianco o nero? Anche quello turchese non era male, vero? Se ci metto il braccialetto di acque marina che mi ha portato Chris dall’Egitto, è perfetto”.
“Allora scegli quello turchese. Ti sta benissimo”.
“Sì, grazie, prenderò quello. Non puoi chiedere ai tuoi zii di lasciarti un pomeriggio libero? Ho trovato una libreria in centro che ha un soppalco pieno zeppo di prime edizioni, tutti autori inglesi, i tuoi preferiti e un sacco di libri di fotografia”.
“Dici sul serio?”
“Certo, allora glielo chiedi?”
“Sono ai lavori forzati, lo sai che non è possibile”.
“D’accordo, ci penso io”.
“Erika, per favore, la mia situazione è già una pena così, senza che ti ci metta anche tu…”
“Sì, certo. Hai ragione”, minimizza lei, ma già so che escogiterà qualche cosa per convincere gli zii, che a dirla tutta non hanno affatto bisogno di essere convinti. Sono io che non me la sento di deluderli, dopo quanto stanno facendo per me.
“Vuoi che venga a darti una mano per prepararti, magari tiriamo su i capelli, qualcosa di semplice, un po’ di trucco e posso prestarti quel pettinino con le perline che ti piace tanto?”
“No, grazie. Me la cavo”.
“Allora a stasera. Puntuale, mi raccomando”.
E riattacca. E mi lascia così, con la faccia schiacciata in mezzo alle ginocchia e il desiderio di prendermi qualsiasi cosa. Anche una gastroenterite.

Mancano venti minuti alle otto. E non sono pronta. Sono in piedi, con tutti il mio guardaroba sparso per la stanza, e i capelli ancora umidi che mi cadono sugli occhi come alghe fritte. A parte tre paia di jeans, uno short e qualche t-shirt e la mia maxi camicia da notte, non possiedo altro.
Gli zii sono stati fin troppo gentili, conoscono Chris ed Erika da quando sono piccoli e sapere che esco in loro compagnia è grandioso. Sono qui da circa due settimane e salvo la pizza con Erika e qualche giro in bicicletta la sera, non sono praticamente uscita. É che non amo molto la folla, il casino, mi sento sempre inadeguata, fuori luogo, a disagio, alle volte penso di essere una marziana, catapultata in un mondo che non mi appartiene affatto.
Nel mio passato, nel mio presente e nel mio futuro, oltre a Chris, c’è soltanto un altro punto fermo, che mi aiuta ad andare avanti, a camminare, nonostante io non sappia esattamente dove stia andando. É la mia passione per la fotografia. Ho una reflex digitale, di seconda mano, che ho ricevuto per la mia promozione in terza media. Fotografare è come guardare il mondo e vederlo esattamente come vorrei che fosse. Attraverso l’obiettivo posso fermare il tempo e riviverlo una seconda volta. Mi sento una privilegiata. E poi, è una scusa perfetta per avere ottantasei foto di Chris, con Erika ovvio, e poterlo rivedere ogni volta che il pensiero di lui si fa più forte e il ricordo di lui non mi basta più, o le giornate a far finta di studiare da Erika, sapendolo in camera sua, ad una porta di distanza, magari disteso su un letto, sono ore di lenta e squisita agonia. Per non parlare delle notti che ho trascorso dai Pitti – è questo il cognome di famiglia – sveglia solo per sentirlo finalmente rientrare.
Un pomeriggio di due anni fa, Erika mi aveva invitata a vedere un film, ma il suo appuntamento dall’estetista si era prolungato e lei era in ritardo. In casa c’era solo Chris. E quando mi ha aperto la porta, a piedi nudi, jeans e t-shirt bianca, per poco non svenivo. Si era appena fatto la doccia e i capelli biondi, tagliati di fresco, erano ancora umidi. Il viso abbronzato, gli occhi celesti, brillanti di sorpresa, e il suo magnifico sorriso, mi hanno tenuto compagnia per i venti minuti più belli di tutta la mia vita. Non ricordo neppure di cosa abbiamo parlato. Forse perché era sempre lui a tenere viva la conversazione, ma quando mi ha salutata, posandomi un bacio sui capelli, ho esultato per il fatto di averli appena lavati.
Così accarezzo queste immagini che tengo gelosamente custodite in un album. E continuo ad amarlo in silenzio, di un amore speciale che nessuno può cancellare, togliermi o sminuire. Lo amo come si amano i personaggi in tv, le rockstar, i poster degli attori appiccicati con lo scotch sopra il letto, con l’unica strepitosa differenza che io posso vederlo dal vivo, anche se ogni volta rischio un colpo apoplettico, e magari lui finisce pure per sfiorarmi. E io mi sento come una bolla di sapone che è stata appena sparata in aria. Così galleggio leggera anche se in apnea e quando torno a terra, ho l’impressione che sia stato il sole a toccarmi.
C’è da dire che per lui sono come una seconda sorella. Ed è  probabile che ai suoi occhi rimarrò tale per sempre.
“Tesoro, posso entrare?” zia Agnese bussa alla porta e io mi metto a braccia conserte, per tenere fermo l’asciugamano che ho addosso.
“Vieni”.
“Ho pensato che potrebbe andarti bene” entra con un mucchietto color carbone tra le mani “Che te ne pare?” 
E il mucchietto si trasforma davanti ai miei occhi in un abitino grazioso di soffice chiffon con il corpino intrecciato a vita alta e la gonna corta che cade in morbide onde.
“É stupendo” e ho quasi paura a sfiorarlo, perché non capirò niente di moda, ma questo è un abito speciale, incredibile e su zia Agnese, che è già bella, probabilmente sarà meraviglioso. Ma su di me, che sono un maschiaccio che indossa solo jeans e t-shirt, non potrà che risultare ridicolo.
“É un po’ datato, ma tu provalo lo stesso”.
“Datato?”
“É un regalo dello zio, lo mettevo quando ero un po’ più giovane” mi spiega e tira giù una cerniera invisibile e io la guardo come se stesse per mettermi addosso una coperta di spilli. “Ci sono anche un paio di sandali con il tacco basso e una fila di innocue perline sul cinturino” e mi sorride “Abbiamo lo stesso numero di scarpe, no?”
“Zia, non posso” e allungo le mani “Potrei sporcarlo o strapparlo e mi sentirei a disagio tutto il tempo con le spalle nude. E poi ho delle gambe bruttissime”.
La zia scoppia a ridere “Veronica, tesoro, non ti guardi mai allo specchio?”
“Poco e di sfuggita. Non c’è molto di cui essere contenti”.
Lei dà un’occhiata allo specchio coperto dal lenzuolo e sorride di nuovo. “D’accordo. Allora provalo e se non è di tuo gradimento, cerchiamo un’altra soluzione” e si abbassa allargandolo ai miei piedi “Dai, tuffati dentro. Io intanto prendo i sandali”.
E mi lascia in mezzo a tutta questa seta. A contatto con la pelle è magicamente fresca, e fisso i miei piedi nudi che spuntano da sotto la gonna, che mi arriva appena sotto il ginocchio, e mi sento un po’ come Cenerentola, e mi aspetto che da un momento all’altro la zia esclami “Salacabula, Megicabula, Bidibibodibibù”.
Ed eccola di ritorno con i sandali che ciondolano fra le sue dita. “Sono ancora perfetti… Oh….” E si porta una mano sulla guancia e la sua espressione sarebbe da filmare.
“Te l’avevo detto. É fantastico, ma non è per me”. E sto per sfilarlo, ma lei mi blocca.
“Aspetta, tiriamo su la lampo” e mi fa voltare e poi ruotare di nuovo davanti a lei “Ecco, sì, lo sapevo” e annuisce ed è così soddisfatta che quasi mi spiace deluderla. “E ora i capelli, vieni, siediti qui. Brava. Così. Una cosa semplice. Li tieni sempre legati. Direi che potremmo lasciarli sciolti, magari una molletta. Per evitare che il ciuffo ti cada sugli occhi”, e da qualche parte tira fuori una trousse e una molletta con un paio di perline sul lato e uno strass.
“Se non li lego, morirò di caldo” mi lamento, senza vedere che sta facendo. I miei capelli sono quasi asciutti, li sta spazzolando e nessuno si prende cura della mia testa da un sacco di tempo. A tenerli legati con la mia solita coda, non mi sono resa conto che si sono allungati un po’ troppo e ne sento la massa fino a metà spalle.
“Vieni qui, un po’ di crema sulla faccia, così” ed è tutta concentrata “Lo sai ho frequentato un corso on line di make up” e appena si accorge del lampo allarmato nei miei occhi ride “Stai tranquilla, non hai bisogno di nulla di più di un po’ di mascara e una punta di lucida labbra sul tuo bellissimo viso”.
“Mascara, lucidalabbra?” inorridisco “Se sbadiglio mi colerà sulla faccia e se mangio, le briciole si appiccicheranno alla mia bocca e sembrerò una sottospecie di panda con un milione di herpes”.
“Veronica, amore della zia, sta’ un po’ ferma” e sta ridendo “Il mascara è waterproof e il gloss durerà almeno fino a domani mattina. Ci aggiungo un velo di cipria, niente di che, giuro, nemmeno si nota”.
Non ci ho capito un accidente e ora vorrei scoprire lo specchio e darmi una sbirciata perché non mi sono mai messa un abito come questo, nemmeno il giorno della mia Prima Comunione, e se le profumerie contassero sui miei acquisti, potrebbero tranquillamente andare in fallimento. Non era questa la mia idea di festa.
“Io non lo so nemmeno che si fa a una festa” mi lascio sfuggire.
“Ci si diverte, di solito. Ma si può anche ascoltare musica, fare due chiacchiere, starsene semplicemente sedute, anche se questo è un vestito che meriterebbe almeno un ballo”.
“Io non so ballare”.
“Se i tempi non sono cambiati, basta rimanere appiccicata a qualcuno e far finta di muoversi sul posto”.
La sola idea mi manda in iperventilazione. Perché c’è una sola persona a cui vorrei stare appiccicata. E non solo per un ballo.

“Ehi, voi due, qui di sotto vi stanno aspettando!” zio Andrea lancia una voce su per le scale. Io non sono nemmeno riuscita a guardarmi allo specchio. E so già di essere ridicola. Terribilmente ridicola. E vorrei togliermi tutto quanto e sistemarmi nei miei comodi jeans o anche infilarmi sotto le lenzuola e dormire fino a domani mattina. Non posso affrontare tutto questo. Non ne ho il coraggio. E la paura mi afferra le budella a ogni gradino, soprattutto quando sento l’indimenticabile voce di Chris, con i suoi bassi tutti speciali, che chiacchiera con lo zio ed Erika.
La zia mi precede ed è a dir poco euforica. Sembra una bambina a cui hanno regalato una nuova Barbie. La Barbie sarei io e devo fermarmi un attimo sul pianerottolo a prendere fiato perché le gambe mi tremano. Odio tutto questo. Non posso gestirlo. Sto per tornare indietro quando Erika mi raggiunge sulle scale.
É davvero bella in turchese, con i capelli raccolti e mi sorride con la stessa espressione che aveva zia Agnese quando mi ha vista con il vestito indosso.
“Ronny!” mi prende per mano e mi trascina da basso e io temo di incespicare con i sandali della zia e devo guardare bene dove metto i piedi.
La conversazione si è fermata di botto. Non parlano più. E io lo sapevo, lo sapevo che dovevo togliere quel dannato lenzuolo dallo specchio e non lasciare che la zia provasse le sue lezioni di trucco sulla mia faccia!
Adesso è tardi. Tardi anche per voltarsi e scappare. Per inventare qualche scusa, per chiedere alla mia migliore amica di evitarmi questo supplizio, di lasciarmi andare.
A nascondere.
La peggior figura della mia vita.
Davanti a Chris.
Senza contare quella in cui, a dieci anni, sono finita in un canale di scolo con la bicicletta, e lui mi ha tirata fuori, e prestato la sua maglietta per asciugarmi, togliendomi un paio di rane dai capelli. Non ho più restituito la maglietta, perché a volte ci infilo ancora la faccia dentro per sentire il suo odore. Che ovviamente è  solo nella mia testa.
“Visto, ve l’avevo detto!” zia Agnese è accanto allo zio, che le mette una mano sulla spalla e le scocca un bacio sulla tempia. E ha il suo sorriso, quello che di solito fa rincretinire le clienti. Che comprano anche due chili di gelato alla volta.
Sono i miei zii. Ed Erika è la mia migliore amica. Nessuno di loro potrebbe mai dirmi che sembro ridicola. Non oso nemmeno dare un’occhiata a Chris. Scendo l’ultimo gradino e i miei occhi registrano l’immagine riflessa nello specchio dell’ingresso. E sono io. Anche se stento a riconoscermi. E sbatto gli occhi un paio di volte girandomi appena per guardarmi davvero. Sono pochi secondi. Eppure bastano a rimandarmi l’immagine di una bella sconosciuta con un abito di chiffon color carbone e lunghi capelli color rame, sciolti in morbide onde sulle spalle.
“Ronny, sei davvero bellissima” mi dice Erika e aumenta la stretta sulla mia mano “Non è vero, Chris?”
“Un incanto”. La sua voce vellutata, quel timbro che riconoscerei fra mille, il suo sorriso che mi fa rimbalzare il cuore contro le costole, come un flipper impazzito, lui, qui davanti a me e sollevo lo sguardo, fino a incontrare il suo. E ho l’impressione che il sole si sia intrufolato di colpo in questo piccolo ingresso. E che io sia in uno dei miei soliti sogni. E se è così, per favore, per pietà, che nessuno osi svegliarmi.
Chris mi sta guardando con un calore speciale, che mi fa arrossire fino alla radice dei capelli. E io non riesco nemmeno a salutarlo e mi stampo un sorriso ebete sulla faccia. Perché lui è il mio Chris. La camicia azzurra come i suoi occhi, le mani infilate nelle tasche dei pantaloni, abbronzato, le spalle ampie, le braccia robuste. É alto quasi quanto zio Andrea. Che è un gigante. E non so davvero da quanto tempo non lo vedo, perché mi sembra se possibile ancora più bello di come lo ricordo.
“Sorridete, su” zia Agnese sta impugnando la mia reflex e vorrei dirle di stare attenta ma lei nemmeno mi fa aprire bocca “Veronica, Chris, Erika, avvicinatevi. Questo è un momento che vorrete rivedere fra qualche anno”, commenta sibillina.
E scatta.
“Adesso dobbiamo andare” Erika è in fibrillazione. “Grazie di tutto. Non faremo tardi. Sì, insomma, è un modo di dire” e mi trascina via, fuori, sulla strada, con Chris che ci segue e non ha più detto una sola parola. Tanto che forse quel complimento, quelle due parole, devo essermele immaginate.
Andiamo a piedi, perché la via è chiusa a quest’ora. Quel Simone, il bagnino, lo studente, l’amico di Chris ci aspetta poco più avanti. É alto, moro, abbronzatissimo. Gli occhi scuri sembrano sinceramente contenti quando ci riconosce e solleva una mano per salutarci. Ci avviciniamo, Erika lo bacia sulle guance e lui fa altrettanto. Io me la cavo con una stretta di mano. Ed è già molto, perché arrossisco come un peperone, sentendomi fuori dal mio elemento vestita così. Lui spergiura che siamo bellissime. Io penso che stare troppo al sole gli abbia cotto i neuroni.
Ci incamminiamo così, tutti e quattro. Il posto è a un isolato da qui. Inutile prendere l’auto, con il fiume di gente che passeggia a quest’ora e il traffico congestionato.
Erika continua a parlare e io la ascolto con un orecchio solo. Perché  Chris sta camminando al mio fianco. Il suo braccio ogni tanto sfiora il mio. In un movimento casuale, stoffa contro pelle, e io nonostante i ventisette gradi di questa serata estiva, con il sole che si sta tingendo di arancione oltre i tetti delle case, ho i brividi.
“Quindi passerai l’estate dai tuoi zii e poi partirai per il Cairo?” mi domanda e io percepisco il suo profumo, tenue e gradevole. Mi ricorda un po’ l’odore del mare, e un sentore più dolce di limone.
“Sono in punizione” inutile mentire, tanto Erika gli racconterebbe tutto “Ho tre insufficienze. E non andrò al Cairo”.
“Mi dispiace” e lo so che è così “Ci tenevi tanto”.
Mi stringo nelle spalle “Mi sto specializzando nel settore gelati”.
Lui sorride, e io mi permetto il lusso di voltarmi a guardarlo. Ha la barba di qualche giorno, rada e bionda che gli copre la mascella. Anche lui si gira e il suo sorriso mi devasta il petto, così mi volto, come se mi avesse beccato a rubare qualcosa.
“Che materie?”
“Matematica, latino, chimica”.
“Posso darti qualche lezione, se ti va”.
Quasi inciampo e la sua mano circonda il mio braccio, con delicata fermezza e mi sostiene. Osservo le lunghe dita abbronzate che mi stringono e sono sicura che le mie terminazioni nervose siano andate in blackout.
Ci siamo fermati. Erika e Simone vanno avanti, nemmeno se ne accorgono, presi dalla conversazione.
“Dici sul serio?” e obietto “Erika mi ha detto che hai una licenza breve. Non potrei mai chiederti di perdere tempo con le mie stupide materie insufficienti”.
Lui non mi ha ancora lasciata andare. E io evito accuratamente di farglielo notare.
“Non sarebbe affatto una perdita di tempo”.
Io inarco un sopracciglio e sbatto gli occhi perplessa. Che sta cercando di dirmi?
“Vediamo insieme dove sono le tue difficoltà e ti aiuto a rimetterti in carreggiata”.
Lezioni private di matematica, latino e chimica. Con Chris. Io e lui. Magari nella sua stanza. Ore intere a studiare. Da soli. Babbo Natale è in anticipo quest’anno.
“É un intero anno scolastico, ti farei solo ammattire” Sto cercando di fargli cambiare idea. Devo essere impazzita. “In più lavoro tutto il giorno. Dovrei monopolizzare le tue pause pranzo”. O le serate. Il cuore emette un bip sonoro.
“É un piano per scoraggiarmi?” E i suoi occhi si abbassano sulla mano che ancora mi stringe “Lo faccio per altri amici. A maggior ragione per la mia Lentiggini”.
E quel mia risuona come un tripudio di campane. Come un coro di alleluia, di angioletti felici, che svolazzano sopra la mia testa.
Ho paura di aver spalancato un po’ troppo la bocca.
Erika ci chiama.
E Chris mi lascia andare.
“Gli sta un po’ troppo appiccicata, non ti sembra?” borbotta d’un tratto.
“Chris, tua sorella ha compiuto sedici anni. Ed è in gamba e in grado di cavarsela da sola”.
“É sempre la mia piccola” si passa una mano tra i capelli “E lui è molto più grande”.
“Ma se avete la stessa età” e sorrido “Inoltre se si è meritato la tua amicizia, è anche una persona corretta e matura. Sarà un perfetto gentiluomo”.
“Erika è impulsiva. E si caccia sempre nei guai”.
“Se non la lasci sbagliare, fare qualche errore, cadere, non riuscirà mai a rialzarsi da sola”.
Sento che mi sta guardando e percepisco di nuovo quel calore speciale, quello di una carezza, lenta, ammirata. O forse è solo la mia immaginazione.

Li raggiungiamo e dopo cinque minuti siamo arrivati. É una villa sul lungo mare, con la piscina in giardino. C’è un sacco di gente, che ovviamente non conosco. E qualcuno è pure già ubriaco. E non sono nemmeno le otto di sera.
“Chris, ciao”. La proprietaria della casa pare sia una delle amiche di Università di Chris. Ed è uno schianto. Una che potrebbe fare la modella. E gli si abbarbica al braccio come un cucciolo di Koala, non appena mettiamo piede nell’ingresso.
“Ciao Denise”. Chris ci presenta con la sua innata cortesia, con quel modo di fare che lo contraddistingue “Mia sorella Erika e Veronica”.
“Oh, le tue sorelline” cinguetta lei, e mentre si solleva sulle punte, il vestitino che indossa mostra una generosa porzione di coscia. Non posso competere. “Niente alcolici ai minorenni” e la battuta dovrebbe farci ridere. Comunque non gliene importa nulla di noi e dopo un nano secondo sono già spariti in mezzo alla folla.
Al caos totale di gente che invade ogni spazio disponibile, si aggiunge il bailamme assordante della musica a bordo piscina. Ci sono persino una decina di camerieri al buffet, che è così abbondante che potremmo tranquillamente invitare il resto del quartiere. Acciuffo un bicchiere di succo di arancia e facciamo un giro.
Sono già pentita di essere venuta. E lo sono ancora di più  quando Erika si apparta con Simone da qualche parte in piscina. Mi ha lanciato quello sguardo da cucciolo smarrito, quello a cui tanto non saprei dire di no. Ho capito che per lei la serata è molto importante. Che questo tizio le piace. Stanno bene insieme e non voglio certo mettermi a fare delle storie. Non mi rimane che occupare una poltrona libera e annacquare il mio disappunto dentro un altro paio di bicchieri di succo di frutta. Detesto questo genere di situazioni. Perché non so davvero come comportarmi. Fare conversazione è quasi impossibile visto il volume della musica e comunque non ne sarei nemmeno capace.
Finché un tizio non si siede sul bracciolo della mia poltrona. E si presenta. Devo permettergli di parlarmi nell’orecchio e io devo fare altrettanto. Si chiama Henry qualche cosa, è inglese, ed è di sicuro all’ottava birra, viste le zaffate di alcool che mi stanno facendo ubriacare a mia volta. Pare studi o magari lavora, tra l’accento e la musica, non riesco ad afferrare il senso di quello che sta tentando di dirmi.
Quando ne ho abbastanza, faccio per alzarmi, ma lui mi trattiene per un polso. E la cosa mi secca alquanto.
“Henry, devo andare in bagno”.
“Just a moment”.
“No guarda, se no te la faccio sui piedi”.
E mi libero con uno strattone e lui mi blatera dietro qualcosa. Erika non si vede da nessuna parte. Provo a chiamarla al cellulare mentre cerco il bagno e c’è la segreteria. Così digito un messaggio. La risposta di Erika per fortuna è immediata.

Stiamo passeggiando sul lungo mare. Simone è  meraviglioso. Mi ha baciata ed è stato bellissimo. É l’uomo della mia vita J

Sì, certo. Sarò la tua testimone di nozze? J Comunque non ti allontanare troppo, ricordati che c’è anche Chris alla festa.

Sarà una serata indimenticabile. Ci vediamo in tempo per il tuffo di mezzanotte.

Non ho il costume.

Meglio. JJJ

Stupida.

TVB.

Mi infilo in un corridoio rischiarato dalle luci del giardino che arrivano dalla finestra e mi fermo perché c’è qualcuno.
“Credevo avresti cambiato idea”.
É la voce di Denise, la koala.
“Denise, per favore. Non è il luogo né il momento. E poi ne abbiamo già parlato”.
Oddio questo invece è Chris.
“Sì, ma io non riesco a dimenticarti”.
“Ci abbiamo provato e siamo stati bene”.
Sono a meno di dieci passi da loro, che se ne stanno in piedi, in prossimità della finestra aperta, con le tende che si muovono piano al ritmo della brezza che arriva dal mare. Denise ha le mani sul suo petto, e la sua bocca è a un soffio dalla sua.
Se lo bacia muoio.
Sfioro con la mano un tavolino mentre mi volto per darmela a gambe levate. E faccio un rumore che a me sembra infernale. Imbocco la scala e quasi travolgo due che stanno praticamente facendo sesso sul pianerottolo. La musica è di nuovo assordante al piano di sotto e mi imbatto in Henry, che sta tracannando l’ennesima birra. Per mia sfortuna mi vede e mi sbarra il passo. E io gli chiedo di spostarsi e vorrei tirargli un pugno perché lui non si schioda.
Voglio andarmene da qui. Subito adesso immediatamente. Ho nella testa l’immagine di Chris che bacia Denise e sono una sciocca, perché  è logico che abbia una ragazza. Dovrei saperlo. Ma capitarci in mezzo è tutto un altro paio di maniche. Perché mi fa male il cuore. Lo sento piccolo e stretto che si lamenta.
Henry si sposta di qua e di là e io sono furiosa. “Ti ho detto di levarti dai piedi!”
“Tutto bene, Ronny?”
É Chris. Dietro di me. Il calore della sua mano si posa calda, protettiva sulla mia scapola nuda. E io trattengo il respiro.
Henry ha la faccia di uno che sta per vomitare. E infatti ci dà dentro di brutto sopra il divano lì accanto.
“Andiamo” mi dice Chris all’orecchio. Il suo alito caldo mi sfiora il collo e le mie gambe si muovono da sole. Guadagniamo l’uscita grazie a lui che fa strada e mi tiene al sicuro sotto il suo braccio e io non riesco nemmeno a parlare. Non so che potrei dire, se apro bocca mi uscirà soltanto aria fritta.
E siamo fuori, in giardino, nel caos di gente che balla e si sta tuffando in piscina e quasi certamente si diverte pure.
“Grazie” mormoro e lui avvicina l’orecchio per sentirmi “E scusami”.
“Di cosa?” la sua bocca è ad un micro centimetro dal mio orecchio.
“Vi ho interrotto, non volevo. Perdonami”.
“Scherzi? Tu piuttosto, tutto bene?”
“Sì, vai pure”.
“Chi era quello?”
“Chi?”
E capisco che si sta riferendo ad Henry. Ma parlare qui è impossibile. Anche se piacevolissimo con lui che si china su di me in una maniera così intima che mi tremano le ginocchia. Inaspettatamente mi prende per mano.
E quasi mi cade la mascella per la sorpresa.
Mi conduce oltre la siepe, sul vialetto che porta alla spiaggia. E il rumore diventa solo un brusio, e la musica una lieve colonna sonora scandita dalle onde del mare.
“Ora va meglio” mormora. Le sue dita sono ancora intrecciate alle mie “Ho visto che stavate parlando, mentre ero su, alla finestra”.
“Oh” e devo ricordarmi quale è l’argomento in discussione perché sto focalizzando con la mente quanto mi sta dicendo. Ovvero che mentre Denise tentava di baciarlo lui stava guardando me di sotto. Naaaa. Ho capito male. Cioè sto fraintendendo. Lui è Chris e io sono Ronny. E Chris come al solito si preoccupa per me. Come farebbe con Erika. “Henry? É planato sul bracciolo della mia poltrona perché credo non si reggeva più in piedi e di sicuro voleva gli andassi a prendere un’altra birra”.
“Ti tratteneva per un polso” e mi pare seccato.
“Sì, ma mi ha lasciata andare quando gli ho detto che se non andavo subito in bagno, gliel’avrei fatta sui piedi”.
Chris scoppia a ridere divertito e mi attira contro di sé, stringendomi in un abbraccio pieno di magico tepore. Le sue mani sulla mia schiena nuda, sono calore puro. Una scossa mi attraversa la spina dorsale e mi sento come quando avevo quattro anni, e lui mi teneva in braccio e avrei voluto che mi portasse così fino a casa e poi di nuovo al parco giochi. Almeno per dieci volte di seguito.
Sono talmente in imbarazzo che rimango immobile, con le braccia lungo i fianchi, e sto perfino trattenendo il respiro. Il mio cuore martella impazzito e di sicuro lui lo sente, stretta come sono contro il suo petto.
“Stai tremando, hai freddo?”
“No”.
É solo che sono dodici anni che aspetto che tu mi stringa di nuovo tra le tue braccia. E sono innamorata di te da tutta la vita. E stasera non mi farò la doccia. E magari nemmeno domani.
“Vuoi rientrare?” e mi fa scivolare i palmi sulle braccia, in un massaggio leggero e premuroso che mi sta già accendendo la pelle di migliaia di scosse sottili.
“Io…” sollevo il viso e lo guardo dritto negli occhi, e riesco a reggere il suo sguardo per il tempo di un’intera frase “Torno a casa. Tu rientra”.
Lui corruga la fronte e scuote il capo. L’ombra di un sorriso gli incurva le labbra mentre i suoi occhi scandagliano ogni particolare del mio volto. E si fanno più scuri. O forse con il buio, sotto questo cielo zeppo di stelle, ho le allucinazioni.
“Ci sei venuta per far contenta mia sorella, vero?”
Annuisco.
“Non voglio rovinare la serata a nessuno di voi due” e abbozzo un sorriso che forse è solo una smorfia “É solo che non mi sento a mio agio. Non so fare conversazione e non so ballare” e mi allontano un attimo da lui che mi lascia andare. “Questo vestito, il trucco i capelli. Non sono io questa. Io adoro i miei vecchi jeans e le mie t-shirt con le frasi che ti spiazzano, la mia reflex e la mia bicicletta e la mia coda di cavallo”.
Prendo fiato e mi sento davvero meglio, ora che ho sputato il rospo.
“Ronny, stai facendo conversazione da almeno venti minuti. E per quello che riguarda il ballo, se mi permetti, rimediamo subito” e mi allaccia alla vita, prendendomi una mano e portandosela al petto “Senti la musica?”
Io sono a dir poco terrorizzata. E rigida come un pezzo di legno. Lui si muove lentamente, con garbo, al ritmo della voce di Adele che canta Someone Like You. E a poco a poco mi sento sciogliere. Così, come le parole della canzone, che si muovono leggere attorno a noi, accompagnate dall’accordo perfetto delle onde che si infrangono sul bagnasciuga.
Io e Chris che balliamo. Al chiaro di luna. Sotto le stelle, in riva al mare.
É uno dei miei sogni preferiti, quelli che quando mi alzo al mattino ho un sorriso da trota stampato in faccia e vorrei tornarmene a dormire subito.
Così, mi appoggio contro il suo braccio, e me ne sto qui a farmi cullare, ad occhi chiusi, in estatico silenzio, muovendomi al suo stesso ritmo. É vero quando dicono che fra le braccia delle persone che ami ti senti a casa. Io sono sempre stata qui, fra le braccia di Chris. A sentire il suo cuore che batte sotto il mio orecchio, a farmi circondare dal suo calore, dal suo respiro sulla tempia, dal suo profumo indimenticabile.
“Ronny”.
“Sì?” 
“Stasera sei davvero bellissima”.
“É merito della zia”.
“Tu sei sempre bella. Con la coda di cavallo, le t-shirt con le scritte imbarazzanti, i jeans, e la tua reflex al collo”.
Adesso ho persino le allucinazioni uditive. É ufficiale, sto diventando pazza. Mi sono bastate due ore di Chris per perdere completamente quel poco senno che avevo. Non ho retto. Troppe emozioni tutte insieme.
“E sei in gamba e piena di talento, creativa e intelligente e spiritosa e la migliore amica che si possa desiderare”.
Ah ecco. Migliore amica. Del resto che mi aspettavo? Mi sta franando la sabbia sotto i piedi. O i tacchetti.
“Sei molto caro.” Sospiro piano e la canzone sta scivolando via. Mi pare giusto a questo punto staccarmi da lui. Anche se le mie braccia, il mio corpo, il mio cuore, stanno tentando di ribellarsi.
“Non lasciare mai che qualcuno ti faccia sentire inadeguata o che non puoi riuscire in qualcosa o dica che i tuoi sogni siano impossibili da realizzare” e mi accarezza piano una guancia, sfiorandomi con le dita, acciuffando una ciocca di capelli “Hai un sacco di possibilità e tutte le capacità per poter fare ciò che desideri. Non importa che cosa. Che sia andare al Cairo o diventare una fotografa o scoprire la cura per la calvizie”. Ridiamo e dopo lui conclude “Tu sei destinata a riuscirci”.
Io sono destinata a stare con te.
E devo mordermi la lingua perché stavo per dirlo ad alta voce. Adesso non comando più nemmeno i miei pensieri.
Nessuno in tutta la mia vita mi ha mai detto qualcosa di più  bello.
“Grazie. Di tutto”.
Mi sistema i capelli dietro le spalle. “E adesso vuoi davvero tornare a casa?”
“Ho promesso a Erika di aspettarla per il bagno di mezzanotte...” mi scappa e me ne pento subito.
“A proposito tu sai dove si è cacciata?”
“Credo sia dentro”.
“Provaci ancora”.
“Allora sarà in giro da queste parti”. Cincischio il mio vestito maledicendo la mia boccaccia.
“Con Simone.” Chris si infila le mani nelle tasche dei pantaloni.
“Lui le piace davvero. Hai visto come lo guarda? E come lui guarda lei?” Ecco forse quest’ultima cosa era meglio se non la dicevo. Ma che ho stasera?
“Simone è un uomo. Mia sorella è una ragazzina dolce e piena di idee romantiche in testa. Semplicemente non voglio che soffra”.
“Perché voi matusalemme non potete avere idee romantiche in testa?” E sbuffo. “E poi quei due hanno la nostra stessa età. E non mi pare che ci sia questo abisso generazionale”.
Lui corruga la fronte. “A volte ti sembra di aver trovato qualcuno di speciale. E lo idealizzi. E poi, strada facendo, ti accorgi che era soltanto un’illusione”.
Questa similitudine con il mio caso non mi piace neanche un po’. Mi sento punta sul vivo. “Ma questo succede a qualsiasi età. Però  se incontri la persona giusta, lo sai e basta. Sai che è lui. Che non ci sarà mai nessun altro. Che siete una cosa sola e magari aspettavate solo un luogo e un tempo per incontrarvi. E il resto non conta. Le differenze, quelle, puoi lasciarle agli altri, come argomento di discussione. Perché loro non sanno. E forse non sapranno mai. E vivranno del riflesso di qualcosa che semplicemente era destinato ad essere”.
In filosofia me la cavo alla grande.
E siccome per la prima volta, dacché lo conosco, ho lasciato Chris senza parole, o così mi pare perché mi sta guardando con un’espressione che non saprei decifrare, sospiro e sollevo il viso a guardare questo pezzetto di cielo sopra di noi.
Un quarto di luna si è alzato luminoso circondato da un milione di diamanti. E d’un tratto la scia di una stella cadente solca questo quadro bellissimo e sparisce rapida come è comparsa, tuffandosi in mare.
“Un desiderio!” esclamo. Mi volto. Non mi ero accorta che lui anziché ammirare il cielo, sta ammirando me.
“É la tua stella,” mi dice allora, sorridendo “Il desiderio è tuo”.
Annuisco contenta e d’istinto gli prendo la mano e intreccio le mie dita alle sue, chiudendo gli occhi un momento.
“Fatto” e sollevo le palpebre soddisfatta. Tanto il mio desiderio è sempre lo stesso ed è quello con cui mi alzo al mattino e mi addormento la sera. E gli sto stringendo la mano. Senza un vero motivo.
“Scusa” mormoro sfilando le dita dalle sue. Chris le trattiene scuotendo in maniera impercettibile il capo. E sento, percepisco, sotto pelle, che è accaduto qualcosa. In lui. Nel celeste dei suoi occhi, illuminati da un brillìo che mi arriva dritto al cuore, nella maniera in cui mi tiene la mano, decisa e tenera allo stesso tempo. Come se avesse capito qualcosa. Come se all’improvviso avesse trovato qualche incredibile risposta.
Il vociare di un centinaio di persone che corre verso di noi, per raggiungere la spiaggia, ci fa spostare bruscamente, cercando riparo dietro la siepe di gelsomini che circonda la casa. Chris mi attira contro il suo petto e io mi rifugio qui, stringendomi a lui, circondandolo con le braccia, stretta e al sicuro nel suo calore. E rimaniamo così in mezzo alla folla che si libera dei vestiti e si tuffa tra le onde, nel caos generale, senza proferire una sola parola.
“Ehi, Ronny!”
É la voce di Erika che mi riporta al presente. Mi stacco da Chris come se avessi preso la scossa e mi allontano qualche secondo prima che sua sorella e Simone ci raggiungano. 
“Allora vi tuffate?” Erika è bellissima, il volto raggiante. E anche Simone è felice. Sono davvero magnifici insieme. Sono così contenta per lei che mi si inumidiscono gli occhi. E forse è solo l’insieme di incredibili emozioni che ho provato stasera. La mia mano in quella di Chris. Le sue parole. Il mio primo ballo. Il contatto fisico tra noi. Il cielo stellato sopra le nostre teste. Il mare e il profumo dei gelsomini e della colonia di Chris che sento ancora sotto il naso.
“Io stavo per rientrare a casa” mi sento dire “Volevo salutarvi”.
“Che peccato, davvero?” Erika mi abbraccia forte “Posso pregarti?”
“Non serve. Sono stata bene. Benissimo”.
Non oso guardare Chris, perché ho paura che quella luce che ho visto nei suoi occhi, quella con cui mi ha accarezzata fino a due minuti fa, non ci sia più. E io voglio conservarla ancora un po’. Farci un paio di splendidi sogni e ricordarla magari per tutta la vita. “Domani devo alzarmi presto. Buona notte. Ciao Simone”.
“Ciao Ronny. Buona notte” mi risponde lui.
“Ti accompagno” propone subito Chris.
“Ottima idea!” esclama Erika che mi schiocca due baci enormi sulle guance.
“No, davvero. Faccio due passi. Buona notte” e mi incammino, veloce quanto posso riuscirci con questi tacchi.
La via è tranquilla, c’è ancora gente che passeggia, e mi siedo un attimo sul muretto che circonda la villa di Denise, per togliermi i sandali.
Un’ombra, proiettata dal lampione sopra di me, si allunga accanto alla mia.
E il cuore mi batte forte perché l’ha già riconosciuta.


FINE

CHI E' L'AUTRICE
Virginia Parisi nasce nella suggestiva Piazza Armerina e vive da oltre un trentennio tra le belle colline del Monferrato. Sposata, madre di una bimba di due anni, si divide tra la famiglia, il lavoro di fotografa e la sua passione per la scrittura.  

Come scrittrice ha esordito nel 2003 con il romance storico "Animi Fortitudo”, cui hanno fatto seguito nel 2004 il romanzo storico "La Fiamma della Speranza" e nel 2007 il giallo storico "L'Ottava Pergamena", nel 2009 la commedia sentimentale “Al centro del dipinto”. Nel 2011 ha pubblicato con la Spinnaker il romanzo fantasy "La leggenda di Ghelbes Tal" ( vedi qui). Sul blog La Mia Biblioteca Romantica è stato anche pubblicato il suo racconto breve "Un incontro perfetto"(leggilo qui). Virginia è impegnata nella stesura del suo nuovo romanzo.

TI E' PIACIUTO STELLE DI MEZZANOTTE ? COSA NE PENSI? ASPETTIAMO I TUOI COMMENTI. 

FRA TUTTE LE LETTRICI CHE COMMENTERANNO  I RACCONTI DI UNA ROMANTICA ESTATE VERRANNO ESTRATTI DEI LIBRI A SORPRESA. 

17 commenti:

  1. WOW! Delicatissimo, suggestivo. Mi pareva di essere con loro in mezzo ai gelsomini su una spiaggia al chiaro di luna. Mi sono sentita trasportare indietro nel tempo, ai miei 16 anni ed alle suggestioni e patemi dell'adolescenza. MERAVIGLIOSO. Complimenti.

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  2. Che carino... proprio una fiaba estiva tutta da gustare sotto l'ombrellone. Brava!

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  3. ..bellissimo, tenero, dolcissimo, piacevolissimo!
    Una boccata d'aria fresca...
    Scritto anche bene, in modo scorrevole, complimenti!

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  4. Questo è probabilmente il racconto che mi è piaciuto di più di tutti! Dolce, vero, ben scritto,con una fine che lascia un po' lì ma che anticipa il futuro e ci fa sognare. Davvero tanti complimenti all'autrice.
    Robby

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  5. é bellissimo...una favola...mi sembrava di vederli.....ma....non può finire cosììììììì...vi prego...continuatelooo!!!!!!!!

    Ale

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  6. Bellissimo e ricco di belle parole..Mi permetto di darti del tu e dirti continualoooooo ;) Vero

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  7. innanzitutto complimenti per le copertine, son tutte belle ma questa è fantastica :) è un bel racconto, che lascia molto all'immaginazione, soprattutto nel finale... mi aspettavo che succedesse qualcosa di più tra loro e di solito non mi piace quando si lascia qualcosa in sospeso... chissà che non riusciamo a leggere il lieto fine prima o poi!

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  8. Le storie sul primo amore mi fanno sempre tanta tenerezza e questa è davvero bella. I sentimenti della protagonista sono talmente vividi che è impossibile non instaurare una certa empatia con lei. La fine mi ha lasciata un po' insoddisfatta perchè non vi ho trovato il tanto sospirato bacio, ma si può sempre rimediare con un seguito ^_^

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  9. Carissime donne, i vostri sono commenti pieni di un'emozione che mi riempie di puro stupore. Il mio grazie più sincero va a voi, per aver letto, per avermi regalato questa gioia così grande.
    E grazie a Francy, per la splendida copertina, per il suo impegno, la sua passione, l'opportunità che mi ha dato. Scrivere di nuovo dopo tanto tempo è stata una benedizione.
    Il finale di questo racconto è nei miei sogni. Come nei vostri. Come nei sogni di ogni sedicenne. Quei sogni che non ci abbandonano mai e che sono sempre nostri, e che fanno parte di un futuro che è ancora tutto da scrivere. E come ogni sogno che si rispetti, basta aspettare il momento giusto. E tutto può succedere.
    Vi abbraccio forte, una per una.
    Virginia

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  10. la tua è una visione romantica dell'amore e, hai ragione, è bello sognare, ma se tutti gli scrittori lasciassero i lettori così tanto in sospeso alla fine non ci sarebbe nessun romanzo finito e ciascuno si immaginerebbe una fine diversa... la cosa più bella è proprio leggere come lo scrittore interpreta quei momenti, come pensa di far evolvere la situazione, come pensa di emozionare ancora... sennò, ogni lettore diventa uno scrittore. Io preferisco vedere cosa ci riserva lo scrittore piuttosto che immaginarmi una fine ;)

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  11. Sì. mi è piaciuta, e mi ha riportato indietro nel tempo di almeno vent'anni..! E mi piacerebbe ancora di più leggerne il seguito, avere la certezza che anche l'autrice vorrà terminare in bellezza, facendoci sospirare.

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  12. La storia è bella, ma mentre lo leggevo mi è sembrato di avere come un deja-vu, poi mi sono resa conto che il racconto mi ricordava molto, per alcuni aspetti, il libro "Innamorata di un angelo" di Federica Bosco: anche lì la protagonista è innamorata del fratello della sua amica fin da quando era piccola; il ragazzo è più grande ed è un militare (in quel caso nella marina); la protagonista ascolta, non vista, la conversazione tra il ragazzo e una sua ex che, anche in quel caso, lei vuole tornare con lui. Se leggete il libro potete trovarne anche altre.
    Ovviamente il contesto e la storia sono un po' diversi, ma ci sono questi particolari molto simili. Solo io ho avuto questa sensazione di deja-vu?

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  13. Emy, grazie per il tuo punto di vista, anche io sono una lettrice e condivido molto quello che hai sottolineato, così, quando troverò di nuovo tempo e i miei due protagonisti vorranno di nuovo sedersi con me a parlare, sarà bellissimo poter dar loro un seguito e anche un degno happy ending. @ Antonella, grazie per questo tuo deja entendu, pensa che ho cambiato le parentele dalla mia traccia in bozza, perché gli spunti autobiografici erano un po' troppo evidenti, però cara, di quanti amori alla finestra è piena la nostra millenaria letteratura? Amori fatti di poster e diari segreti e idealizzati, pieni di sogni pindarici e di pura sofferenza? In questo credo che nemmeno la Bosco, con tutto il rispetto, abbia inventato nulla. Mi pare poi che si parli di angeli, nel libro che citi e qui il mio Chris è un ingegnere, cara, di tutto il resto non saprei. Vi abbraccio entrambe. Grazie per i vostri commenti. Serve sempre, tutto.

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  14. Sarà che i miei sedici anni sono lontani e non amo i finali aperti, ma questo racconto mi ha preso poco.Lo stile dell'autrice mi piace ma avrei preferito dei protagonisti un pò più adulti e una conclusione meno lasciata all'immaginazione. I racconti lasciano già troppo alla fantasia, se dobbiamo anche dargli un happy end diventano un'agonia :(

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  15. bel racconto,porta una ventata di giovinezza e di vecchi ricordi.
    Si intuisce che Chris è innamorato di lei,però a frenarlo è la differenza di età..però alla fine Virginia non puoi lasciarmi a bocca asciutta così :P voglio il continuo :D

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  16. care donne, grazie per questi commenti, tutti... Mi ci metterò di impegno. Promesso... Un abbraccio grande.

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  17. Ciao! Ti ho nominata per i Versatile Blogger Award, spero possa farti piacere! http://unatremendavogliadivivere.blogspot.it/2013/11/versatile-blogger-award.html

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