Una Romantica Estate: QUANDO TORNA L'ONDA di Christiana V



Erano passati sette anni da quel giorno e lei era tornata di nuovo su quella lunga lingua di sabbia per ricordare, per celebrare il suo lutto.
Era sorta da poco l'alba e un lieve chiarore all'orizzonte illuminava le increspature del mare, donando alle spume bianche un innaturale riverbero argenteo talmente intenso da far male agli occhi.
E lei era là, con lo sguardo fisso e il respiro leggero, come se temesse che anche il minimo rumore potesse sconvolgere quella quiete e far ripiombare tutto nell'inferno.
Faith fece due passi in avanti e si lasciò colpire dal profumo della salsedine, che inspirò a fondo e le strinse lo stomaco.
Una volta quello era l'odore più bello del mondo. Una volta non si sarebbe addormentata se prima non ne fosse stata invasa. Una volta quella fragranza era la sua vita.
Sospirò angosciata. Possibile che dopo tutto quel tempo si sentisse ancora tagliare in due? Aveva messo centinaia di chilometri tra sé e quella spiaggia, eppure ritornava ogni anno per commemorare un momento che non voleva saperne di starsene chiuso in un cassetto della memoria, malgrado la serratura fosse assicurata da un massiccio lucchetto.
Quella di sette anni prima era stata un'estate magica: la prima della sua indipendenza, la prima con le sue amiche e anche quella in cui aveva conosciuto Mitch, la sua anima gemella.
Un lieve sorriso le sfiorò le labbra lasciandole ammorbidire e svelandone la pienezza, ma fu presto sostituito da una smorfia di sofferenza.
Da quando la forza del mare aveva reclamato la vita di Mitch, lei si era sentita divisa a metà, orfana di quella parte che il suo amore aveva portato via con sé, lasciandola incompleta e incapace di gioire e ridere come una volta.
Con un altro sospiro strinse gli occhi pronta ad andarsene, ma un latrato la costrinse a fermarsi: un grosso cane maculato si avvicinava seguito da un uomo.
Istintivamente Faith si raddrizzò e fissò  la figura imponente col respiro sempre più corto. Col pulsare del cuore nelle orecchie, deglutì a fatica guardando le ampie spalle muoversi con fluidità a ogni falcata, le lunghe ciocche di capelli baciate dal sole così dolorosamente familiari da farle sentire un groppo in gola.
Non può essere, Mitch è  morto, pensò freneticamente, riconoscendo in quell'individuo particolari che le colpirono la mente con l'intensità di un lampo, risvegliando ricordi soffocanti.
Quando il cane arrivò a lei scodinzolando in cerca d'attenzione, Faith non si accorse del muso umido contro la propria mano e trattenne il fiato per un istante interminabile.
Seguendo l'animale, l'uomo alzò infine gli occhi nei suoi e il mondo di Faith prese a oscurarsi ai lati del campo visivo, le ginocchia cedettero e la linea d'orizzonte s'inclinò.
Nell'istante in cui toccò la sabbia tiepida, l'imponente figura scattò in avanti e la raggiunse. Era un sogno, un incubo, o stava semplicemente impazzendo?
Con un costante ronzio nelle orecchie, che l'avvisava che stava per congedarsi dal presente, lo guardò. Le palpebre pesavano come macigni, ma lottò con ogni briciola di determinazione rimastale pur di restare sveglia.
«Mitch» sussurrò con un filo di voce, scrutando quegli indimenticabili occhi blu.
Ma non erano blu e quello non era Mitch: le iridi che la fissavano con rabbia erano verdi e pieni di stelle dorate.
Erano gli occhi di un'altra persona, una altrettanto importante e sconvolgente.
«Derek» disse a fior di labbra e la sua coscienza si spense.
  
Borbottando tra sé e sé mentre arrancava nella sabbia, Derek Stevenson strinse al petto il prezioso fardello con la ferma intenzione di non lasciarlo andare.
Quante volte l'aveva cercata tra la folla? In quante città era arrivato con soltanto un nome che non l'aveva condotto a niente? E ora era finalmente tra le sue braccia... svenuta!
Chinò lo sguardo su quel viso indimenticabile che, anche nella rilassatezza dell'incoscienza, portava i segni del dolore nelle linee che marcavano la fronte, l'incrocio delle sopracciglia e gli angoli della bocca.
Dio, quanto aveva sognato di poter assaggiare ancora quelle labbra morbide come lo zucchero filato, del colore delle ciliegie non ancora mature e per questo ancor più invitanti, dal sapore dolce come la cannella, ma intenso come un brandy invecchiato.
Distolse gli occhi da quel bersaglio fin troppo allettante e si avviò a grandi falcate verso Lovers Manor, la tenuta che era ormai di sua esclusiva proprietà da quando Mitch era morto e i genitori si erano trasferiti nell'entroterra.
Terminata la rena a ostacolargli i movimenti, cominciò a correre sul lastricato di casa urlando a gran voce verso l'ingresso, che fu spalancato con sollecitudine da una signora di mezz'età.
«Che succede, signor Stevenson?»
«L'ho trovata svenuta sulla spiaggia» esclamò Derek entrando nel grande salotto a giorno del pian terreno e adagiando Faith sul divano, in modo che stesse comoda. Un singulto scioccato lo fece girare verso la domestica che aveva gli occhi sgranati e le mani alla bocca.
«Oh Signore! È la fidanzatina di Mitchell.»
La precisazione gli fece fremere le narici come sempre quando qualcuno insisteva nell'intendere a chi appartenesse Faith.
«No, signora Parker, non lo è. Mitch è morto, quindi lei non può essere la sua fidanzata.»
La donna assunse un'aria severa, ricomponendosi nel suo ruolo.
«Come dice lei, signor Stevenson, ma proprio per questo motivo non dovrebbe essere qui. O devo rammentarle cos'ha fatto?»
La rabbia scoppiò improvvisa.
«Questo è troppo! Fuori da questa stanza prima che la licenzi su due piedi. E non me ne fotte un cazzo se è al nostro servizio da oltre vent'anni» sbottò lui indicando la porta d'ingresso a un passo dal viso della donna, che divenne prima paonazzo e poi sbiancò impallidendo.
A  quella vista, Derek si pentì immediatamente dell'attacco. Gli dispiaceva averle urlato contro in quel modo, in fondo le voleva bene e non lo meritava, non lo avrebbe mai fatto se non fosse stato sconvolto.
«Fuori» ripeté con meno convinzione, ma la donna non lo fece. Attese finché non fu calmo e addolcì semplicemente il tono.
«Derek, non può fingere che vada bene così.»
Sospirando, l'uomo lanciò un'occhiata alla ragazza ancora inerme e si voltò verso la domestica passandosi una mano sul viso.
«Lo so e non ho intenzione di farlo. Se si trova qui è perché voglio delle risposte.»
Se solo la vecchia Dolores avesse saputo quello che gli passava per la testa in quel momento!
Quando aveva conosciuto Faith una scossa lieve gli aveva attraversato il palmo della mano nello stringere quella della ragazza e, dall'espressione sgomenta di lei, aveva capito che le era successa la stessa cosa.
Ma lei era la ragazza del suo fratellino, quello sempre allegro e divertente, con la battuta pronta e il sorriso contagioso, e lui non poteva pretendere di più.
Tornò a guardarla. A scapito dei capelli molto corti e gli abiti sformati, totalmente diversi dai vestitini leggeri che usava indossare e che le accarezzavano il corpo, la sua femminilità non era stata intaccata. La prova era l'eccitazione che lo pervadeva da quando l'aveva tenuta tra le braccia.
«Da quanto tempo è priva di coscienza?»
La voce di Dolores lo riportò di colpo alla realtà.
«Da un po' ormai.»
La domestica chinò il capo.
«Vado a prendere i sali.»
Una volta ottenutoli, Derek s'inginocchiò accanto a Faith, la fece annusare e vide le sue palpebre fremere. Un debole lamento le uscì dalle labbra e lo colpì all'inguine ricordandogli i gemiti rochi ed eccitanti che gli accarezzavano le orecchie mentre lo abbracciava.
Ah, cazzo, pensò con la mascella contratta. Era ancora coinvolto, troppo ricettivo a quella donna, anche a distanza di anni. La memoria lo stava bombardando con immagini di carezze intime e lingue duellanti quando lei spalancò gli occhi nei suoi e lo fissò incerta.
«Derek?»
Sospirando capitolò. «Sì, sono io.» 

Nel torpore che ancora le avvolgeva le membra rilassate, la sensazione di benessere le faceva sembrare tutto più bello e Faith si sentiva in pace con se stessa.
Lasciò vagare gli occhi lungo la stanza squisitamente arredata fino ad arrivare al viso dell'uomo accanto a lei e di colpo si riprese. Gli ingranaggi del cervello ripresero a girare, il cuore a pompare con forza spingendo ossigeno in ogni organo, irrorando di sangue la pelle pallida arrossandola.
«Dove sono?» chiese sedendosi di scatto.
«A casa mia.»
Lentamente, Faith tornò al viso di Derek. L'ultima cosa che aveva visto prima di svenire era la sua rabbia e, a quanto sembrava, non era ancora scemata. Deglutì a vuoto portando una mano alla gola.
«Hai sete?» le chiese osservandola con attenzione e Faith annuì con un cenno del capo.
«Torno subito. Non muoverti da lì» le intimò sollevandosi in tutta la sua altezza, poi si voltò sparendo dal suo campo visivo.
Faith si rilassò, appoggiando le spalle allo schienale del comodo divano in alcantara ricolmo di cuscini delle tonalità  del mare.
Cosa ci faceva in quella casa? Guardandosi intorno, vide una stanza moderna e minimalista, monocromatica a eccezione dei punti di colore relativi ai guanciali, i tappeti e le tende. Era completamente diversa da come la ricordava: un tempo era ricca di suppellettili importanti e legno pregiato, con consolle elaborate e cristallerie in quantità, per non parlare dei preziosi pezzi d'antiquariato. L'enorme vetrata che dava sul giardino, si affacciava su una moltitudine di fiori e piante perfettamente curati e in ordine.
«Tieni, credo che questo sia meglio.»
Faith si voltò di scatto. Derek teneva in mano un vassoio con un bicchiere e una bottiglia di coca cola che poggiò sul tavolino cromato col ripiano in cristallo. Ne versò una buona dose e glielo porse.
«Hai bisogno di zuccheri, mi è sembrata l'idea migliore.»
Lei lo prese e, con mano tremante, portò il bicchiere alle labbra dando sollievo alla gola riarsa, ben consapevole dello sguardo di fuoco che la fissava con avidità. Bevve lentamente sperando di procrastinare la discussione che sapeva sarebbe arrivata, e infatti...
«Dove diavolo ti eri cacciata?» 
Faith aprì la bocca per rispondere all'attacco improvviso, ma la zittì di nuovo.
«Ti ho cercata ovunque: dal fratello della tua amica, al bar di Johanna, sull'albero che ti piaceva e da cui guardavi il mare. Sono arrivato anche in Montana.»
Faith lo guardò: era teso, agitato e gli occhi sprizzavano scintille dorate. Fisicamente somigliava tanto a Mitch, ma era sempre stato diverso in maniera profonda. A differenza del fratello di appena un anno più giovane di lui, Derek non era così gioviale e divertente, bensì piuttosto chiuso e scontroso. Sebbene fosse attraente in maniera quasi imbarazzante, aveva una brutta indole e se non fosse stato per Mitch, coi suoi modi cordiali e spiritosi, le donne sarebbero fuggite a gambe levate al primo approccio impetuoso di Derek. I fratelli Stevenson facevano coppia fissa, erano i beniamini della Spiaggia degli Amanti e grazie a Mitch abbordavano qualunque ragazza entrasse nel loro mirino.
Quando era arrivata lei però, le cose erano cambiate. Entrambi i fratelli le avevano messo gli occhi addosso e, a causa della sua natura espansiva e piacevole, Faith aveva scelto Mitch, ma tra lei e Derek c'erano stati un paio di incidenti di percorso, come li chiamava lui, e lei non poteva fingere non fosse successo nulla.
«Dove ti eri nascosta?»
Con estrema calma, Faith si alzò e andò alla grande vetrata, cosciente che gli occhi di lui non la lasciavano un istante.
«Da nessuna parte, sono semplicemente tornata alla mia vita.»
Una grande mano calò con forza sulla sua spalla costringendola a voltarsi.
«La tua vita? E la mia, a quella non hai pensato?»
«Non appartenevo a questo posto» cominciò Faith scuotendo la testa, ma lui le prese il viso tra le mani costringendola a guardarlo.
«Appartenevi a me!»
Sapeva che sarebbe successo se mai si fossero rincontrati. Derek era possessivo, impulsivo e agiva sempre d'istinto. La investiva con la forza di un maremoto con ogni sua azione e lei non riusciva a contrastarlo.
«No, Derek. Sai che non è vero. E poi... che senso avrebbe avuto? Ormai è tutto finito. Lui se n'è andato... per colpa nostra.»
A quel punto non ci fu più niente se non lacrime. Faith si aggrappò al dolore che sentiva venire da Derek, che, con lo sguardo angosciato, la strinse a sé con forza e condivisero un abbraccio dal gusto amaro e soffocante.
«Odio averlo perso. Sai cosa significava per me» mormorò lui tra i suoi capelli dopo che si furono calmati. Lei tirò su col naso e fece per allontanarsi, ma l'uomo non glielo permise.
«Dove credi di andare?»
«Vengo qui ogni anno... per lui, non riesco a farne a meno, ma è il momento di tornare a casa.»
La luce negli occhi di Derek cambiò e l'angoscia impotente nel ricordare Mitch venne sostituita da una fiammata d'ira.
«Non penso proprio. Ho bisogno di risposte, Faith. Le aspetto da sette anni e ora, a costo di chiuderti in casa per il resto della settimana, me le darai!»
Ecco Derek Stevenson: un bellissimo uomo con un pessimo carattere, la mania del comando e l'irruenza a portata di mano. Con la mansuetudine tipica della sua indole, Faith capitolò liberandosi dalla stretta e andò a sedersi con garbo.
«D'accordo. Non so cosa vuoi sapere, ma dev'essere qualcosa d'importante se aspetti da così tanto tempo. Chiedi pure.»
Il petto di Derek saliva e scendeva in preda alla furia. Spesso in passato si era scontrata con quel modo di fare e aveva capito che solo la calma avrebbe portato dei benefici, così attese che il suo respiro tornasse regolare.
Una volta tranquillo, Derek le si sedette di fronte e la fissò con una doppia luce negli occhi: con diffidenza e curiosità.
«Iniziamo dalla cosa più semplice: volevi sbarazzarti di me?» cominciò l'uomo con durezza.
Al suo no confuso, Derek scattò in piedi imprecando, facendola sobbalzare.
«E allora perché diamine hai detto a Mitch che stavamo insieme?»
Era passato tanto tempo, ma Faith ricordava perfettamente quello che aveva detto e fatto coi due uomini. Quella frase poi conteneva un'imputazione gravissima: Mitch si era ubriacato quella sera a causa di quel fraintendimento ed era uscito con la tavola da surf tornando cadavere il mattino dopo. In pratica la stava accusando di omicidio.
Con le narici frementi e la mascella stretta, Faith si alzò in piedi e lo fronteggiò.
«Non ho mai detto niente!»
La donna vide per la prima volta lo sgomento sul volto di Derek. 

Che stava dicendo? Impossibile. Voleva prenderlo in giro, proprio in quella giornata?
«Non mentire, Faith. Non credo proprio che sia il caso.»
«Io non mento, non l'ho mai fatto. Come ti permetti di accusarmi della sua morte!»
Questo lato del carattere di Faith, Derek proprio non lo ricordava. Non era mai stata impetuosa, bensì tranquilla, a differenza di lui che era aggressivo, difficile da comprendere e piuttosto incline agli eccessi. Gestiva male le emozioni, cosa che invece riusciva perfettamente a Mitch che, col suo equilibrio, bilanciava le sue mancanze.
Derek si sentiva come una trottola in continua rotazione, così quando aveva conosciuto Faith, che l'aveva attirato con la forza di un magnete, la folgorazione era stata immediata: aveva trovato una donna capace di rallentarlo, una che spostava il suo asse fino a fermarlo completamente, consentendogli di respirare. Ma anche lei aveva scelto Mitch.
L'istinto prese nuovamente il sopravvento e le si avvicinò minaccioso.
«Non ti sto accusando di un bel niente, ma non dire balle. So che gli hai parlato perché me lo ha detto lui, proprio quella sera!»
Con gli occhi scuri luccicanti d'indignazione e il mento proteso in avanti, Faith era ancor più bella di quanto ricordasse.
«No, è impossibile. Non ho mai detto che... beh, non ho parlato. Tu semmai!»
Prepotente come al solito, Derek la zittì con una mano.
«Non diciamo stronzate, per piacere. Ma non stavi per dire questo, continua» la incalzò mentre il cuore gli saltava un battito nel petto. Lei voltò lo sguardo imbarazzata stringendosi le braccia al corpo.
«Ho visto Mitch guardarmi più di una volta, come se mi scrutasse, come se cercasse di capire qualcosa. Quella sera poi mi ha chiesto cose strane, tipo se ti avevo visto, dove fossi stata.»
«E tu cosa hai risposto?»
«La verità, ossia che ti avevo visto al bar di Johanna. Ero con Becca, lo ricordi?»
Derek grugnì infastidito. E certo che lo ricordava, come faceva a scordare sia il bacio che il congedo?
«Gli hai detto del bacio, anzi dei baci?»
Lei fece un sorriso amaro e lo guardò.
«I nostri incidenti di percorso? No, non l'ho fatto e sai perché.»
«Perché mi avevi appena dato il benservito per stare con lui.»
«Già» concluse mestamente Faith, tornando alla vetrata.
La testa di Derek era in fermento. Se non era stata Faith a parlare con Mitch, chi era stato? Perché suo fratello era ben informato su tutto, sapeva ciò che lui provava per Faith e aveva messo in chiaro che non avrebbe rinunciato a lei.
Benché la donna avesse fatto la sua scelta, Derek non era riuscito a starsene al suo posto, avevano litigato furiosamente e solo per un pelo non erano venuti alle mani.
In serata erano andati tutti alla Playa Divorcio a bere birra, suo fratello era particolarmente silenzioso e immusonito, ma gli amici avevano attribuito il comportamento alla mancanza di Faith, che era tornata a casa.
Se lui era imbronciato, Derek era intrattabile, come una bomba pronta a scoppiare e tutti si tenevano a distanza. Dopo una quantità imprecisata di birra che aveva reso tutti più allegri, tra scherzi e prese in giro, erano cominciate le provocazioni idiote e Mitch lo aveva sfidato a uscire in mare con la tavola da surf.
Era ubriaco fradicio, barcollava e aveva una luce negli occhi che non prometteva niente di buono e alla provocazione, Derek aveva risposto inforcando la tavola.
Dopo pochi minuti, col buio e le onde ingovernabili, Derek aveva messo da parte l'orgoglio e aveva provato a raggiungere il fratello, a fermarlo, ma non c'era riuscito. Il mattino seguente il mare aveva restituito Mitch alla famiglia direttamente sulla spiaggia degli Amanti, vicino casa loro.
Sospirò pesantemente. Per anni si era accollato il peso della morte di Mitch e il fatto che Faith fosse scomparsa il giorno dopo la scoperta del cadavere senza lasciar traccia, gli aveva istillato il dubbio che fossero entrambi colpevoli di quella tragedia, ma parlando con lei era chiaro che non fosse così.
«Quella sera non sei venuta in spiaggia» cominciò Derek a bassa voce e vide le sue spalle prima sobbalzare e poi irrigidirsi.
«Non riuscivo a stare con nessuno dei due. Avevo bisogno di riflettere.»
«Mitch sapeva che avevi scelto lui?»
Al suo diniego, la voltò verso di sé.
«Perché non gliel'hai detto? Faith, guardami.»
Con dolcezza le tirò su il volto e vide un velo di tristezza offuscarle gli occhi. Il suo animo si calmò  in un istante, come sempre quando le era accanto.
«Non volevo che pensassi che ti ritenevo responsabile, è ovvio che non lo sei, come non lo sono io. Allora, perché?»
«Perché la ragione mi diceva di scegliere lui, al contrario dell'istinto. I baci che ci siamo scambiati, Derek, erano tutta un'altra storia da quelli con Mitch e io non capivo se era solo attrazione fisica quella che provavo per te oppure no. Ci conoscevamo da appena due mesi tuttavia, mentre di tuo fratello avevo un'idea ben precisa di come fosse, con te brancolavo nel buio. Eri irritabile e perennemente incazzato col mondo, ma bastava una mia parola e ti calmavi all'istante ed eri capace di elargire così tanta dolcezza che mi confondevi. La connessione che sentivo con te mi spaventava a morte, così fuggivo da tuo fratello.»
Si divincolò dalle sue mani, andò alla vetrata dove indicò la vasta distesa azzurra in lontananza e disse con veemenza:
«Tu e Mitch siete come le onde del mare: lui, col suo tranquillo modo di fare è il mare di questa spiaggia. Invece tu, con la tua foga e passionalità, sei quello della Playa Divorcio. Sei quelle incredibili onde che s'innalzano, travolgono, accarezzano e sbattono a terra e non ero sicura di poter sopravvivere a te».
Derek intuì che, se avesse atteso qualche giorno ancora, forse sette anni prima avrebbe scelto lui se Mitch non avesse fatto lo stronzo ammazzandosi e facendola fuggire via.
«Non amavi Mitch?»
«Certo che sì!»
Ecco, aveva capito tutta un'altra cosa! Faith agitò le braccia esasperata.
«O forse mi sono aggrappata a quest'idea perché mi sentivo in colpa per ciò che è successo. Non lo so, Derek, io amavo entrambi!»
Lui sentì un macigno cadergli dal petto e una fiammella brillante prenderne il posto: lo amava, lo aveva detto lei. Amava anche Mitch, però. Un'ondata acida di gelosia cominciò a corrodergli le viscere.
«Io non divido mai. Non l'ho mai fatto nemmeno con mio fratello quando una cosa era importante. Ci siamo divertiti un sacco in passato, Faith. Eravamo una coppia perfetta, io e Mitch: lui sopperiva dove mancavo io e insieme ci siamo fatti parecchie ragazze.»
Lei sgranò gli occhi e lui continuò con amarezza, deciso a svelare i loro segreti.
«Credevi che Mitch fosse l'angelo della coppia e io il diavolo, vero? Dopo tutto era questa l'immagine che davamo di noi, ma posso garantirti che il nostro equilibrio funzionava per entrambi in maniera molto soddisfacente. Non sono un santo e non pretendo di esserlo, ma nemmeno lui lo era e se è successo quel che è successo, è solo perché per la prima volta avevamo trovato qualcuno di veramente importante e nessuno dei due voleva rinunciarci.»
Faith lo guardò sgomenta e scosse il capo.
«Stai mentendo. È solo la gelosia a farti parlare.»
«Sì, sono geloso, per questo ti sto raccontando la verità che non vedevi perché non te la facevamo vedere!» urlò lui con enfasi.
Fino a qualche ora prima, Derek si sarebbe sentito un verme a confessare le strategie che utilizzavano nell'abbordare le ragazze, ma adesso si rendeva conto che da morto Mitch gli stava togliendo tutto, anche la sua stessa vita e non gli piaceva per niente!
«Non è colpa nostra se non c'è più, non avrebbe dovuto sfidarmi a uscire di notte, ubriaco e con delle onde improponibili. Mi sono stufato di sentirmi colpevole di qualcosa che non ho fatto e ora voglio sapere chi ha parlato, chi ha scatenato questa catastrofe!»
Faith era attonita e non parlava. Derek incrociò le mani sul petto e inspirò.
«Cosa vuoi fare: fuggire di nuovo e vivere con una montagna di senso di colpa sulle spalle, o vuoi scoprire chi c'è dietro a tutto questo?»
Lei alzò il volto caparbia e lo guardò  negli occhi con fermezza.
«Non vado proprio da nessuna parte fino a che non saprò cosa è successo.»
Derek vide la donna della sua vita ostinata come non pensava fosse e se ne sentì fiero.
«Allora andiamo a spaccare qualche culo.»  

Santa Monica era sempre di una bellezza sconvolgente con le alte palme a costeggiare le boulevard che attraversavano la ridente cittadina californiana che ad appena diciotto anni le aveva fatto comprendere appieno cosa s'intendeva con la frase Sogno Americano.
E se Santa Monica toglieva il fiato, il suo autista non era da meno.
Derek guidava il potente SUV in silenzio immerso nei suoi pensieri e non dovevano essere belli da come la mascella si stringeva di continuo. La strategia che avevano deciso di tentare era quella di parlare con gli amici che c'erano quella sera. Alcuni che per lavoro si erano trasferiti sulla Costa Orientale, Derek li aveva già contattati, ma non ne era venuto fuori nulla; altri si erano persi di vista; altri ancora erano rimasti lì ed era da quelli che Derek voleva delle risposte.
Che entrambi ne volevano, in realtà.
Venire a conoscenza della vera natura di Mitch l'aveva un po' sconvolta, anche se non avrebbe dovuto. Dopo tutto anche lei era stata abbordata allo stesso modo, ma cominciava a credere che la morte del ragazzo l'avesse in parte santificato ai propri occhi. Forse sarebbe stato un buco nell'acqua, ma provare a ricostruire i fatti di quella sera e vederli da un'ottica differente, le avrebbe chiarito la situazione.
Derek svoltò a sinistra inserendosi in un parcheggio vicino al pontile dove si ergeva l'immensa ruota panoramica a riposo dai bagordi notturni, scese e le aprì lo sportello bloccandole l'uscita.
«Che succede?»
«Devo sapere una cosa ed è meglio che la sappia subito e sfasci qualcosa adesso.»
Faith inarcò un sopracciglio.
«C'è qualcuno nella tua vita? Hai un ragazzo, sei fidanzata o sposata?»
A ogni parola, il tono di Derek si abbassava e lo sguardo s'incupiva, ma non la lasciava, avido d'informazioni che lo stavano chiaramente torturando.
«Veramente non...»
«E non dirmi che non sono fatti miei, perché lo sono. Per me non è cambiato niente, Faith. Dannazione, vorrei almeno in parte averti dimenticata, ma non ci riesco. Ora che sei qui non intendo lasciarti andar via, è bene che tu lo sappia.»
Faith vide la determinazione illuminare quelle pozze di giada. Non stava affatto scherzando.
«Io non penso che sia...»
«Al diavolo il pensare! È colpa della tua testa se ci siamo ridotti a questo. Ora decido io per tutti e due, come avrei dovuto fare da quando ti ho conosciuta. C'è qualcuno, sì o no?»
Per un istante soltanto le venne la voglia d'inventarsi una famiglia che non aveva, bambini che erano ancora nei suoi sogni, ma davanti a quel dolore nascosto sotto strati d'irruenza, non riuscì a mentire e si limitò a negare con un cenno del capo.
Il sollievo si manifestò in un grande sospiro da parte di Derek seguito da un sorriso abbacinante, la prese per il braccio e la portò verso il bar di Johanna.
«Bene, bene» continuava a ripetere soddisfatto.
Faith deglutì con lo stomaco stretto in una morsa e un incendio al lato destro del fianco, dove Derek la toccava.
Quella che anni prima poteva sembrare una cottarella estiva, adesso le si palesava per ciò che era sempre stato: un'attrazione fatale verso quel corpo che pareva adattarsi tanto bene al suo. A essere onesta, Mitch non le aveva mai fatto quell'effetto e forse era proprio quello il motivo per cui era scappata tra le sue braccia, in cerca di tranquilla tenerezza, bandendo la furiosa passione che provava per Derek credendo l'avrebbe bruciata.
Una volta dinanzi alle porte, Derek le aprì  e si avviò all'interno. Il bel locale ristrutturato di recente in legno scuro e arredi stile marinaro manteneva tutto il fascino degli anni passati. Faith si soffermò a un tavolo facendosi sommergere dai ricordi e restò indietro, così facendo ebbe una prospettiva più ampia della scena che le si parò dinanzi.
Becca, che stava sistemando i boccali nelle rastrelliere in alto, s'illuminò tutta alla vista di Derek e prese a civettare con lui. Quando era fuggita in Montana, aveva lasciato le sue amiche e non le aveva più riviste, perché non erano mai tornate a casa. Faith si soffermò quindi a studiarla da lontano. Era molto più carina di quanto ricordasse, coi lunghi boccoli dorati e la fossetta sulla guancia sinistra ed era chiaro che il clima marino le facesse bene, infatti aveva un incarnato dorato da far invidia e un colorito delizioso. O forse era solo accentuato dall'eccitazione dell'aver visto Derek?
Un'improvvisa ondata di gelosia la travolse e si fece avanti a passo di marcia. Quando Becca spostò lo sguardo su di lei riconoscendola, la confusione le si dipinse in volto, ma venne presto sostituita dal panico e il sorriso s'eclissò, per tornare dopo un istante.
«Faith. Oh mio Dio! Sei proprio tu. Vieni qui, fatti dare un abbraccio» disse la ragazza scivolando fuori dal bancone e stringendola con forza.
Faith non ricambiò rimanendo rigida come una mazza di scopa. Un pensiero le balenò in mente: quella sera era proprio con Becca e aveva visto lei e Derek allontanarsi per parlare. E se li avesse seguiti? Dopo tutto l'espressione sgomenta di qualche istante prima non l'aveva immaginata, anche se c'era stato un repentino cambio d'umore.
«Sei una favola con questo taglio. Quando sei tornata?»
«Stamattina, come ogni anno in questo giorno» concluse Faith fissandola con le palpebre socchiuse. Ebbe la soddisfazione di vederla impallidire e passarsi le mani nervose tra i capelli, prima che tornasse nuovamente dietro al bancone. Quando si voltò, il colorito era tornato roseo.
«Come mai siete qui, insieme?»
«E tu come mai sei agitata, Becca?» obiettò Faith. Più la guardava e più pensava che ci fosse proprio lei dietro a tutta quella storia. Sperava fortemente di sbagliarsi, altrimenti niente l'avrebbe risparmiata dalla sua furia.
«Becca, dobbiamo chiederti qualcosa. Riguarda la notte in cui è morto Mitch.» 
Alla frase di Derek, Becca uscì dal bancone spaventata.
È lei, dannazione! pensò Faith avvicinandosi a ogni passo che lei faceva all'indietro, fino a che la strinse contro una parete.
«Sei stata tu a dire a Mitch che io e Derek avevamo una storia?»
Becca si limitò a scuotere il capo mentre grosse lacrime luccicavano tra le ciglia.
«Chissà perché non ti credo. Ci hai seguiti quando ci siamo allontanati, vero? E non osare mentire! Derek credeva che fossi stata io a parlarne con Mitch e io il contrario, condannando entrambi alla colpevolezza di quella morte. Parla, dannazione, parla!»
Alla tirata imbestialita di Faith, Becca scoppiò  in un pianto e confessò.
«Sì, vi ho seguiti e ho visto il vostro bacio. Credimi, Faith, non hai mai baciato Mitch in quel modo.»
Se non fosse stata infuriata, Faith sarebbe arrossita all'appunto che sapeva essere ben più che vero, ma passò  oltre stringendo gli occhi.
«Quindi sei stata tu» stabilì.
«No, è stata Josie.» 
All'urlo di Becca, Derek si passò una mano tra i capelli, imprecando.
«Ti prego non dirmelo. Mitch ha avuto una storia con Josie?» chiese a denti stretti e al cenno d'assenso, cominciò una serie di bestemmie.
«Josie voleva Mitch tutto per sé e dopo essere andati a letto insieme, lei credeva che fosse fatta.»
Faith chiuse gli occhi turbata, ma Becca non se ne accorse e continuò a parlare.
«Invece lui le disse che solo tu eri importante, quindi si è inventata questo piano per screditarti. In questo modo, Mitch sarebbe andato da lei.»
«Ma l'hai aiutata» l'interruppe Faith cercando di far quadrare i pezzi del puzzle. «Cosa ci guadagnavi tu in tutta questa storia?»
L'occhiata di sottecchi che lanciò a Derek fu sufficiente a chiarire tutto. Con estrema calma, Faith si voltò  per andarsene.
«Faith, aspetta. Non volevo finisse così, io ti volevo bene» urlò Becca alle sue spalle, lei si voltò e la guardò nauseata.
«Per me puoi anche andare all'inferno» concluse con durezza inforcando la porta.
Derek la raggiunse vicino all'auto e fu allora che Faith cominciò a sbraitare.
«È proprio come hai detto tu: vi scambiavate le ragazze. Oh Signore, che idiota sono stata. Eravate addirittura in quattro a ridere alle mie spalle!»
«Ehi, ehi, calma! Non sono mai stato con nessuna delle due, puoi tornare a chiederglielo se vuoi.»
«Certo, come no!» esclamò sarcastica.
«Che lei lo volesse, non significa che ci sia stato. Cazzo, Faith! Ancora adesso ti muoio dietro, come avrei potuto stare con una di loro mentre c'eri tu?»
La dichiarazione fece breccia nella sua corazza, crepando le pareti del cuore e facendolo battere come gli zoccoli di un puledro imbizzarrito. Il fuoco le serpeggiò nelle vene, ma non sapeva cosa lo causasse, sentiva solo il bisogno di difendere lo spazio personale in cui Derek si stava insinuando sempre più.
«No! Mi stai prendendo in giro, adesso come allora. Voglio andarmene a casa. Adesso!»
«No.»
Alla sua risposta pacata, Faith s'irrigidì. Credeva di poter decidere al posto suo?
«Non ho intenzione di farti andar via adesso che ti ho ritrovata.»
Col fiatone dovuto più all'emozione che alla rabbia, Faith provò a ribellarsi mentre le labbra di Derek scendevano decise sulle sue, bloccando qualsiasi obiezione stesse per rivolgergli.
Faith osò un blando tentativo di fuga, ma le braccia dell'uomo la spinsero contro la portiera del SUV e la strinsero in una morsa piena di possesso. A quel punto i suoi ricordi la catapultarono a sette anni prima, a quando aveva ceduto alla passione travolgente che solo Derek sapeva trasmetterle, alle sensazioni così incredibilmente istintive e brucianti che si facevano strada nel suo corpo, incendiandole il petto e l'addome.
Dio, è come allora, pensò sconvolta reclinando la testa alla sua deliziosa invasione, socchiudendo le labbra e lasciandosi sommergere dal maremoto che era Derek.
Era come se il tempo si fosse congelato e lei non fosse mai partita e lui stava nuovamente plasmando la sua volontà ai propri desideri. Solo che stavolta non poteva più mentire addossandogli tutta la colpa. Lei voleva quel contatto forse più di lui, lo bramava e si rese conto di non avere la forza di resistergli.
Come sempre, d'altronde.
Con una mano, Derek le strinse la nuca bloccandola contro di sé, abbeverandosi del suo respiro, ingoiandone ogni ansito e se ne cibò.
«Dio, Faith. Sei la mia aria, senza te non respiro» mormorò affannato con la fronte sulla sua, inorgogliendosi nel notare in lei lo stesso ansimare. «Ti voglio.»
Un sussurro appena accennato all'orecchio e lei rischiò  di cadere se non fosse stato per la stretta solida alla sua vita. Fissando lo sguardo in quelle pozze luccicanti, annuì appena e si fece trasportare a casa. Come fossero riusciti ad arrivarci era un mistero, ma non appena sentì il suo respiro dietro la nuca, Faith si rese conto che erano giunti a destinazione.
«Ti desidero da quando ti ho vista. Eri così diversa, così giusta per me.»
Ogni parola di Derek era sottolineata da un tenero bacio, partendo dal collo, continuando sulla gola e scivolando nell'incavo della clavicola dove si permise una assaggio con la lingua.
Faith sussultò preda di una miriade di sensazioni. Qualche volta aveva sognato loro due a letto insieme, ma vivere quelle emozioni, sentire quel dolce calore irradiarsi nel ventre, vibrare a quel tocco delicato e possessivo che tanto aveva desiderato, era uno shock sensoriale a cui non era preparata.
Si affidò a lui completamente, lasciandosi cullare da coltri di voluttà che l'avvolgevano come dolci spire spingendola sempre più in alto, verso vette inesplorate. Quando Derek trattenne il fiato alla vista del corpo nudo di Faith, lei aprì gli occhi e gli sorrise. Non c'era bisogno di parole se gli sguardi e le carezze, ora tenere ora audaci, trasmettevano turbamenti e volontà inespresse.
Occhi negli occhi, fu il turno di Faith di reclamarlo, baciandolo in profondità, duellando con la lingua affinché ammettesse la sconfitta e cedesse le armi e le chiavi del suo cuore.
Si fermò stupita al pensiero e lo guardò. Cuore? Quella era passione, impetuosa e dirompente, non aveva niente a che vedere coi sentimenti.
Con un gemito di piacere all'assalto di Derek al seno, fu lei a capitolare issando bandiera bianca e lasciandosi sommergere dalla marea, che le investì prima il petto, poi l'addome e invase la sua femminilità con calda e umida passione, fino a che l'urlo liberatorio frantumò in milioni di schegge colorate il suo desiderio, facendola planare dalla vetta ormai conquistata.
«Resta con me, Faith. Non andartene» sussurrò Derek sistemandosi nel calore del suo grembo.
Lei aprì gli occhi e lo guardò torreggiarle sopra, coi lineamenti del viso tesi dallo sforzo nel trattenersi. Un'ondata d'amore la lambì con dolcezza, si ritrasse e tornò a investirla con più impeto. Era innamorata di Derek. Ormai poteva affermare che lo era sempre stata e non le importava più di mentire a se stessa: era dove doveva essere e con la persona giusta. Basta sensi di colpa.
«Vieni qui» mormorò languida con un sorriso a fior di labbra, cingendogli il collo con le braccia. Derek non se lo fece ripetere ed entrò in lei lentamente, assaporando ogni centimetro di pelle che toccava, ogni piega recondita che lo avviluppava mentre affondava dentro Faith godendo finalmente del suo corpo.
Cercò di andare piano, ma il respiro affannato e i gemiti di lei, incrinarono il suo autocontrollo facendogli aumentare il ritmo delle spinte a cui lei si adattò immediatamente. Attese che lei spiccasse il volo per prima e lo costrinse a guardarlo. Voleva vedere i suoi occhi scuri bruciare di quella passione che lo divorava e che la stava facendo godere. Voleva riempirsi la testa di lei e non solo il cuore. La voleva per sempre.
«Ti amo» disse guardandola sgranare gli occhi, ma continuando a deliziarla. «Ti amo da una vita.»
Bastarono quelle parole per capovolgere nuovamente il mondo di Faith che, col nome di Derek sulle labbra, lo trascinò  con sé risucchiandolo e facendolo diventare suo.
Quando i respiri fusi in uno solo si divisero e camminarono appaiati, Faith lo guardò e sorrise felice dicendo: «Anch'io ti amo... da sempre». 

«Bella Addormentata, sveglia!»
Al suono della voce allegra di Derek, Faith aprì  gli occhi assonnati e lo fissò. Dio, era meraviglioso in costume, completamente bagnato e scintillante e lei non riusciva a far altro che guardarlo come un'idiota.
«Cosa sognavi?» le chiese lui sedendosi sull'asciugamano di Faith inzuppandolo in un istante. Lei si stiracchiò languida e lo guardò sorniona.
«Indovina» lo sfidò e la risposta fu un sorriso soddisfatto. Avevano fatto l'amore per tutta la giornata, alternando cibo, coccole e risate. Avevano parlato di tutto, spiegandosi, capendo le motivazioni di entrambi verso scelte che alla fine li avevano comunque condotti di nuovo là, su quella spiaggia che era stata l'ossessione di Faith e che ora acquisiva dei connotati totalmente differenti.
Non sentiva più quell'oppressione guardando quelle onde, era in pace con se stessa e Mitch. Era stata una disgrazia che le avrebbe per sempre straziato il cuore, ma almeno il senso di colpa era svanito lasciandole tanta quiete.
«Questa spiaggia è importante. Noi siamo cresciuti qui e ne ho dei ricordi bellissimi, ma la morte di Mitch ha soffocato tutto.»
Faith guardò il profilo dell'uomo di fianco a lei, ascoltando e accompagnando la sua pena verso le acque che sapeva l'avrebbero inghiottita.
«Ho bisogno di costruirne di nuovi, proprio qui. Voglio sentire di nuovo la gioia su questa sabbia e ho bisogno di te per farlo.»
Quando la guardò, lei sorrise con dolcezza e annuì appena, accoccolandosi nel suo abbraccio. Con un sospiro soddisfatto, Derek se la strinse al fianco e guardò il mare.
«Ci sposeremo qui. Organizzeremo la cerimonia e il rinfresco sulla spiaggia e a mezzanotte accenderemo un falò per Mitch. Per ricordare.»
«Perché lui è sempre con noi» mormorò Faith osservando le fiammate rossastre del tramonto incendiare le onde con lampi d'oro. La vita e la morte li avevano travolti per il tempo di un'estate, ma erano ancora lì, tutti e tre.
«La vita è come il mare» esclamò Faith con lo sguardo all'orizzonte.«A volte è in tempesta e ti travolge lasciandoti senza fiato, altre è talmente calma da lasciarti il tempo di riflettere e godere di ciò che hai vissuto. È in continuo movimento, proprio come le onde del mare.»
Derek la guardò col profilo illuminato da bagliori color oro e le sorrise.
«Tu sei la mia onda, quella che se n'era andata ed è tornata.»
Faith sentì una fitta allo stomaco. Quanto aveva fatto male a entrambi scappando via! Ma guardando finalmente la pace nei lineamenti mascolini dell'uomo che amava, capì che quel percorso si era reso necessario affinché potessero stare insieme senza più nulla a dividerli.
«Hai ragione, ero fuggita, ma son tornata» sorrise Faith.«E non me ne andrò più.»


FINE
CHI E' L'AUTRICE

Cristiana Verazzo, alias Christiana V, nasce ad Albenga il 30/01/1972  è sposata e madre di Dario, un bimbo autistico di 8 anni. Diplomata all’Istituto Psicopedagogico e come acconciatrice professionale, si dedica adesso agli impegni familiari.Il piacere per la lettura prevalentemente fantastica in lei esiste da sempre, ma quello per la scrittura è recente. Risale a poco più di 4 anni or sono, quando, stretta nella morsa cinica della vita e delle sue difficoltà, ha sentito la necessità  di veicolare all’esterno quelle emozioni che si manifestavano sotto forma di sogni vividi e colorati, lasciandola spossata al mattino e in debito di energie per battagliare coi doveri quotidiani.
È nato così Il Sigillo di Ametista, edito da Albatros nel gennaio 2012, un urban fantasy che narra di personaggi a metà tra il magico e il surreale ambientato ai nostri giorni. Successivamente ha partecipato all’antologia “Donne Speciali” edito dalla Casa Editrice Montecovello col racconto “Fantasiosa”. È disponibile da giugno “L’Enigma dell’Opale” edito dalla Casa Editrice R.E.I., il sequel del Sigillo di Ametista, storia che prende spunto dai personaggi precedenti, ma con altri protagonisti, rendendolo, al pari del primo, un libro a sé. Sebbene facciano parte della stessa saga, sono entrambi autoconclusivi.
Cristiana ha scelto lo pseudonimo Christiana V col quale ha già firmato l’Enigma dell’Opale. Arrivata al secondo posto nel concorso "I colori dell'Anima" col racconto "La scelta migliore" e pubblicata nell'antologia "365 giorni d'Amore" col racconto "La mia luce". Numerose sono le partecipazioni di vario genere tra blog e forum come "L'ultimo regalo" e "Dietro la maschera". Su questo blog il suo racconto Alla conquista di te è arrivato fra i sei finalisti della rassegna di racconti Romantic Suspense Senza Fiato.



Potete trovare Christiana V alla sua pagina FACEBOOK: https://www.facebook.com/cristiana.verazzo?ref=ts&fref=ts


TI E' PIACIUTO QUANDO ARRIVA L'ONDA? COSA NE PENSI? ASPETTIAMO I TUOI COMMENTI. 
FRA TUTTE LE LETTRICI CHE COMMENTERANNO  I RACCONTI DI UNA ROMANTICA ESTATE VERRANNO ESTRATTI DEI LIBRI A SORPRESA. 

29 commenti:

  1. Bellissimo. Intenso. Coinvolgente. Si sente tutto il sapore dell'estate intesa come rinascita. Filomena

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  2. Mi è piaciuto. Ho apprezzato molto lo stile scorrevole e fluido, godibilissimo nel leggerlo. Complimenti davvero.
    Un saluto a Christiana e a tutta LMBR.
    Anna B

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  3. Ringrazio moltissimo entrambe, un altro primo tentativo!!!

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  4. la storia è travolgente, l'amore tra i due passionale e ho apprezzato la novità del fratello.. peccato che fosse corto, già m'immaginavo una lunga indagine per capire chi avesse spinto il fratello a ubriacarsi... non pensavo che si risolvesse in un'ora ;)

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    1. Un'altra amante del RS, Jess? Grazie!

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    2. lo sto diventando ancora di più, grazie a voi!:-) continuate a presentarci i vostri racconti, li aspetto con ansia!!

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    3. Ah sì? Allora chiedi a Francy d'indire sempre qualcosa, e noi scriviamo... scriviamo... scriviamo!!!

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    4. Cara Chris lo sai che qui alla Mia Biblioteca Romantica i racconti romantici la fanno da padroni, perchè il racconto è una bella palestra per chi vorrebbe poi eventualmente cimentarsi con un romanzo. Ed è tutt'altro che facile scrivere racconti come si deve. Ci saranno sicuramente altre rassegne di racconti sul blog...quest'anno torneremo con i racconti di Natale ( perciò cominciate amettere giù delle idee :0), che sono una tradizione del blog ma che l'anno scorso sono saltati causa RossoFuoco e poi mi piacerebbe che far cimetare le autrici nel genere romance emergente del momento il New Adult! Vedremo. Di sicuro, ci saranno sempre racconti sul nostro blog grazie alle brave autrici che collaborano con noi!

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    5. Grandissime idee, conta pure su di me! Cosa ne verrà fuori, lo scopriremo insieme!

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  5. Una lettura intensa e molto piacevole. Derek è proprio un bel personaggio, così passionale, irruento, possessivo...insomma, un maschio alpha come piace a me ^_^
    Unico neo: il mistero che ruota attorno a Mitch si è risolto troppo in fretta togliendo un po' di suspense alla storia.
    Complimenti a Christiana :)

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    1. Grazie Emy... eeeeehhhhhh, lo so, ma mica era un RS! ;)

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  6. Elisa bompadre16/08/13, 23:17

    Mi è piaciuto molto. Lettura veloce e intensa.....mi piace il tuo stile. Ho letto quello che scrivi di te e comprendo il desiderio di fuga per le vicissitudini famigliari...ho 2 bimbi bellissimi intelligenti ma con pdd-nos.

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    1. Ti ringrazio molto, Elisa e come tu comprendi me, io comprendo te x i bambini. Che dire? Siamo madri fortunate ad avere questi angeli! :D

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  7. ...Complimenti Christiana, mi è piaciuto tantissimo, intenso, romantico,molto ben scritto. Uno stile fluido che cattura e coinvolge. Potrebbe diventare un bellissimo romance nn ci hai pensato?

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    1. Grazie Lory. Questo è il mio primo tentativo di romance, se ti è piaciuto al punto da pensare a un romanzo, vuol dire che l'esperimento è riuscito!!!

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  8. Come sempre Christiana è riuscita a raccontare e descrivere in modo perfetto,una vera, intensa e coinvolgente storia d'amore!Ti adoro Crì!!

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    1. Ero sicura che ti piacesse, sei una romanticona!!!

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  9. Ciao christiana bello il tuo racconto! L'ho scoperto da poco - brava e visto che scrivi bene ti raccomando continua - la tua vena romantica mi piace - in bocca al lupo x i prossimi Adele

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    1. Ma grazie 1000, Adele. Okay, mi avete convinta... continuerò!!!

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  10. Bello! Tra quelli letti questo è quello che più mi è piaciuto. Complimenti all'autrice.

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    1. Grazie, davvero, peccato che non ci sia il tuo nome per ringraziare come si deve XD

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  11. Seppur breve, questo racconto è comunque riuscito a catturare totalmente la mia attenzione e ad alzare i livelli della mia curiosità al massimo.

    Ero impaziente di sapere se Faith e Derek sarebbero riusciti a risolvere le cose tra loro e a fare pace con se stessi e con quello che è successo in passato.

    La storia è in grado di dimostrare che, grazie all'amore e al supporto delle persone che fanno parte della tua vita puoi essere in grado di superare qualsiasi paura, senso di colpa e grazie a loro a risolvere i problemi che ti affliggono, anche dopo essersi persi di vista per molto tempo.

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    1. Grazie 1000 del commento, Alessia. Mi fa piacere leggere di quanta gente 'mi legge'...

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  12. Ho amato la possessività di Derek e la dolcezza di Faith. Mi piacciono i racconti in cui i protagonisti già si conoscono e in poche pagine vivi il momento in cui tutto si chiarisce e l'amore trionfa.E' un pò come godersi il meglio di un romanzo senza soffrire troppo per tutto quello che c'è stato prima.

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    Risposte
    1. Già, così ti domandi soltanto cosa faranno per risolvere la situazione... grazie del commento

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