NELLA META' DI UN CIELO AZZURRO di Viviana De Cecco





Alice si scherma gli occhi con una mano per proteggersi dalla luce abbacinante del sole. Raggomitolata sui gradini del Bibliobus itinerante, osserva con rammarico i bagnanti che, a pochi metri da lei, si rinfrescano i corpi in fiamme gettandosi in acqua. Il mare sembra una stoffa trasparente ornata da pizzi e merletti di schiuma, mentre il cielo diventa un sentiero dove si rincorrono gli indomiti kitesurf. Lei è l’unico essere umano nel raggio di dieci chilometri a non potersi assolutamente liberare dei vestiti per farsi un tuffo rigenerante.
“Cosa diavolo mi è saltato in mente?” pensa, allungando davanti a sé le gambe bianchissime lasciate in mostra dai pantaloncini corti che indossa.
Agata gliel’ha detto che è stata una pessima idea. Scegliere di fare la volontaria per una cooperativa culturale e seppellirsi in un paio di metri quadrati ad arrostire come un pollo ma senza il conforto di un’abbronzatura decente, equivale a un suicidio sociale.
Dopo la fine della sua storia con Alberto, ha appeso al suo cuore il cartello di lavori in corso. La sua fiducia verso gli uomini è in fase di ristrutturazione. Ma è sicura che, a parte qualche ragazza e signora, sarà davvero improbabile incontrare, in quello sperduto angolo del lido, l’uomo dei suoi sogni. Un sexy Johnny Depp è sicuramente troppo impegnato con i pirati dei Caraibi per far comparire all’orizzonte la sua nave e rapirla tra le onde impazzite del mar di Sardegna. A lei, con i suoi capelli neri scompigliati dal maestrale, non resta che fare “la palma” in mezzo alla rotonda di cemento che si estende tra il parcheggio e il primo assaggio roccioso di spiaggia.
Infatti, non si è sbagliata. Il piccolo camper con cui l’associazione “Libri sotto l’ombrellone” potrebbe coinvolgere la folla nella sua iniziativa di prestare i libri in giro per la città,  è tristemente vuoto e immobile sull’asfalto rovente. All’interno, i volumi sono sistemati in perfetto ordine su due scaffali metallici. Fuori, un tavolino da campeggio ospita un registro su cui annotare i nomi di chi vorrebbe usufruire del servizio gratuito. A tre giorni dall’avvio ufficiale dell’iniziativa le pagine sono quasi bianche.
In fondo quella solitudine d’un pomeriggio estivo non le dispiace. Le permette di allontanarsi da chi, negli ultimi mesi, le ha biascicato un velocissimo «Come stai?», in tono afflitto e voce sommessa, come se stesse in piedi davanti alla tomba d’un grande amore finito in tragedia. Alberto se n’è andato. Questo è un fatto a cui non può rimediare. Ha accettato un lavoro in Brasile, concedendole il misero lusso di esserne avvisata il giorno prima della partenza.
Ma è giunto il momento di lasciarsi alle spalle il passato. Riprendere in mano i suoi interessi e veleggiare spedita verso altri lidi. A ventotto anni, tra un lavoro a tempo determinato e l’altro, ha deciso di impiegare la sua estate con il naso tra i libri, dedicandosi alla passione che l’accompagna fin dal liceo. Quelle pagine polverose che le hanno consegnato in custodia, le danno l’illusione di rendersi utile al mondo. Se per Alberto non è stata abbastanza importante, non è detto che non lo sia per gli altri. In realtà, lei e il camper sembrano ancora due entità aliene sbarcate per sbaglio tra giocatori di racchette e canoisti che si ribaltano sopra e sotto la superficie dell’acqua senza porsi il problema di annegare. Lo stridio dei gabbiani sovrasta il rumore dei suoi pensieri e il vociare allegro dei bambini le concede una tregua dalla rabbia devastante.
“Mi sa che resteremo invisibili a lungo”, riflette Alice.
Sollevando lo sguardo, scorge in lontananza un banco di nubi grigiastre che stanno già oltrepassando la cime del promontorio alle spalle del molo.
Il cielo è diviso a metà. “Come la mia vita”, si dice con un sospiro rassegnato. Due colori che si scontrano, mentre lei è seduta proprio lì, in bilico su quel confine, dove le nuvole dell’amore tradito hanno già cancellato l’azzurro di quello che credeva fosse l’uomo del suo destino. Ma senza perdersi d’animo, si appoggia allo stipite della porta d’ingresso del camper.

                                                                  ***

Enrico odia sudare e la pausa pranzo si sta rivelando un calvario. Imbalsamato nel suo abito in perfetto stile manager in carriera, in sella al suo scooterone nuovo di zecca e con il palmo delle mani ustionate dai manubri bollenti, si è già irrimediabilmente pentito della sua fuga dall’ufficio. Quella settimana, ha messo piede per la prima volta nella stanza che il suo capo gli ha assegnato, un cubo senza finestre munita di condizionatore sparato al massimo e ben deciso a trasformarlo in un pupazzo di neve fuori stagione. Lui, che a trent’anni si è immaginato come un novello Flash destinato a una scalata fulminante ai vertici di quell’azienda finanziaria, si è ritrovato a decidere di auto-regalarsi un pranzo di consolazione. A metà mattina ha cominciato a sognare un tramezzino e una birra nella totale libertà del litorale, a dieci minuti dal palazzo della società.
Da solo, lontano dalle urla petulanti della sua dirigente più anziana e dalla continua cantilena lamentosa della collega Gioia che, a dispetto del suo nome, ha sempre stampata in volto l’espressione funerea dell’eterna insoddisfatta.
È in quel preciso istante che la vede. Gioia. La sua collega che sembra aver avuto la sua stessa idea ed è seduta al tavolo del chiosco-bar vicino al parcheggio.
“Ci mancava anche questa!” impreca dentro di sé Enrico, cercando con lo sguardo un’altra zona d’ombra in cui rifugiarsi e tentare in ogni modo di scomparire dal suo campo visivo. La sua Mission Impossible si conclude con successo. Laggiù, dove si stagliano i profili delle barche, compare la sagoma di uno strano camper munito di tettoia esterna.
Enrico non ha tempo di soffermarsi a riflettere su cosa ci faccia lì quell’insolito mezzo di trasporto. In un baleno, scende dallo scooter e si avvia verso la salvezza.
Non appena si infila al di sotto di quella pensilina improvvisata, si accorge della ragazza seduta sul gradino di quella “Biblioteca itinerante”, come recita un avviso appeso accanto alla porta d’accesso semi-aperta.
Lei lo squadra da capo a piedi con una rapida occhiata sorpresa, come se dovesse valutare il suo grado di follia. In effetti, la cravatta nera, la camicia bianca con il colletto abbottonato stretto al collo, la giacca elegante e i pantaloni scuri a quaranta gradi, con il sole battente che piomba sulla terra come una scure, non aiutano a valutare la sua sanità mentale.
«Le serve un libro?» chiede lei, fissando con i suoi occhi chiari quelli scuri di lui. Enrico rimane spiazzato dal suono modulante della sua voce e da quel viso ancora pallido, che risulta quasi stonato in quel contorno di raggi feroci e cocenti. I capelli, mossi dal vento, le si sparpagliano selvaggi sulla fronte spaziosa, sfiorando con leggerezza il collo sottile e la morbida linea delle guance. Le labbra, sottili e vagamente dischiuse, sono velate da un tocco di rossetto, mentre le iridi celesti catturano guizzi di luce come un tratto di mare cristallino.
«Sì, sì. Un libro, ma certo!» risponde lui di getto.
«Genere?» replica lei, con l’espressione gentile ma poco convinta.
«Ehm… Romantico…» gli sfugge, richiamando nel cervello i gusti delle sue ex.
«Romantico? È sicuro?»
«Sì. È  per mia sorella,» mente lui spudoratamente. Non sa perché, ma lo sguardo della ragazza gli inchioda i piedi al terreno. Si sente paralizzato, come un pesce a cui una medusa abbia appena messo in circolo il suo veleno. La ragazza si alza e, mentre sta per salire sul mezzo, gli rivolge un’altra domanda.
«Vuole sceglierlo lei o si fida del mio consiglio?» gli dice con un sorriso.
«Mi fido,» ribatte lui.
La aspetta lì, all’ombra della pensilina, ignorando la gola riarsa, lo stomaco in subbuglio dalla fame e i piedi fasciati nelle scarpe chiuse che sembrano aver camminato sui carboni ardenti.
«Sono sicura che a sua sorella piacerà molto.»
Al suo ricomparire, la ragazza gli tende un libro.
«Non ho dubbi,» risponde lui. Peccato che “sua sorella” abbia la barba e si chiami Bruno, come un orso del Montana, pensa Enrico trattenendo una risata. Nel suo cervello esplode l’immagine di suo fratello Bruno. L’unico altro figlio  che i suoi genitori abbiano generato.
«Ne vuole uno anche per lei?»
«Per ora no, grazie. Io preferisco le poesie, ma ho dell’arretrato da smaltire…» continua a mentire lui, fingendosi il sosia di un super-impegnato topo di biblioteca.
«Mi lascia il suo nome? O se preferisce quello di sua sorella,» continua lei, ignara della sua stupida bugia. A trent’anni, Enrico si sta comportando come un adolescente in preda a un delirio ormonale. Lui è un istintivo. Un uomo incapace di arrendersi alla razionalità. La sua passionalità si esprime nei gesti impulsivi della vita quotidiana, nel suo spontaneo coinvolgimento in ogni impresa che gli si affaccia. Ma il suo carattere è sempre stato un’arma a doppio taglio. Se da un lato si è rivelata vincente nei confronti della monotonia, dall’altro gli ha bendato gli occhi di fronte alle relazioni d’amore. Inseguendo l’alchimia di un istante, si è spesso trovato a doversi confrontare con la diversità delle sue donne. A distanza di qualche mese dall’inizio di ogni rapporto, le incompatibilità sono saltate fuori come una schiera di cavallette. A quanto pare, adesso, l’errore è pronto a ripetersi. La dolcezza e il fascino ostentato di quella sconosciuta lo stanno intrappolando ancora una volta. Lui, che non prende in mano un romanzo dai banchi del liceo e non ha più aperto un volume che non parli di economia e ingegnose previsioni di alta finanza, si ritrova a maneggiare con cura un’opera di Jane Austen come se fosse una bomba a orologeria.
«Le scrivo la data di restituzione su un foglietto,» gli comunica Alice, mascherando il suo imbarazzo di fronte allo sguardo insistente dello sconosciuto.
«Penso che entro domani mia sorella l’avrà divorato.»
«Addirittura?»
«Sì. Dovrò tornare a prenderne un altro. Fino a che ora ci sei? Le domanda lui, passando con disinvoltura al tu.
«Ho il turno serale. Dalle diciassette alle venti.»
«Ah, quindi siete in molti a fare questo…»
«Questo servizio.»
«Allora mi serve il tuo nome. Se volessi fare un reclamo…» scherza Enrico, socchiudendo gli occhi come se volesse soppesare la sua reazione.
«Per fortuna, non c’è il pericolo di essere licenziata. Non mi danno un euro per stare qui a cuocermi. Ma giusto per curiosità, di cosa dovresti lamentarti?» replica lei in tono ironico.
Il dialogo inizia a incuriosirla. In più, lo sconosciuto è molto attraente. Nonostante sembri una mummia inamidata, deve ammettere che non sembra ridicolo. Ha i capelli neri dolcemente arruffati sulle tempie e dietro la nuca, gli occhi scuri a forma di mandorla che gli danno un’aria leggermente esotica e il corpo alto e slanciato che smorza i movimenti goffi a cui lo sottopone la tortura di indossare un abito da ufficio.
«Il tuo ottimo consiglio mi costringerà a tornare tutti i giorni. E allora sarò io a essere licenziato!»
«Mi dispiace. Purtroppo non forniamo il servizio soddisfatti o rimborsati.»
Enrico ride e le prende finalmente il libro dalle mani. Per un attimo, le loro dita accaldate si sfiorano. Lui si
avvicina di un passo. Assapora il profumo di vaniglia che si sprigiona dalla pelle di Alice e si mescola all’aroma salmastro del mare. Quella variegata essenza rimarrà intrappolata a lungo nei suoi ricordi.
«A domani, allora.»
Alice si sente pervadere da una vibrazione eccitante. La corrente elettrica di quell’emozione indefinita la getta nel panico. Possibile che desideri rivederlo? La risposta rimane in sospeso nel suo cuore, mentre lo sconosciuto si allontana in fretta.
Accidenti, si dice, non gli ho chiesto come si chiama! Legge il registro e vede che lui ha lasciato solamente il nome e cognome della sorella. Quell’incontro l’ha stordita, resuscitando nella sua memoria le parole di Agata. Si volta di scatto verso i finestrini del camper e, sollevandosi in punta di piedi, osserva il suo riflesso sui vetri tirati a lucido. Se solo si fosse vestita meglio … Cos’avrà visto in lei lo sconosciuto? Ripensa alla sua vita, ai suoi libri, al suo appartamento in affitto nel centro storico, dove tutto è ordinato. Anche troppo. Si sofferma a rievocare le sagome dei volumi impilati sulla scrivania della sua stanza, unico rifugio dal deprimente colore dell’esistenza. Davvero ha così importanza per lei il parere di quell’uomo? È assurdo che si preoccupi di qualcuno che ha incrociato la sua strada per una manciata di minuti. Siede nuovamente sui gradini del Bibliobus e inizia a seguire il volo di un gabbiano.

                                                                  ***

«A tua sorella dev’essere piaciuto molto il libro.» Alice lo accoglie con un cordiale benvenuto. Lo studia ancora, sospettosa e incerta se gettarsi in una maggiore confidenza.
«L’ha divorato in una sola notte,» risponde lui, cercando di trovare una mimica facciale convincente.
La sera prima, suo fratello Bruno e sua cognata Stella, l’hanno invitato a cena. Notando il volume della copertina rosa sfumato, l’hanno tempestato di domande sulla sua nuova presunta fidanzata e interpretando la misteriosa comparsa di quel romanzo come un segno evidente di presenza femminile, hanno fissato una possibile data di nozze. Più che altro, dovrebbe confessarle che è stato lui a fissare la copertina del libro fino a mezzanotte. Ipnotizzato da quelle pagine che sanno di mare, di umido e soprattutto di lei. Ha pensato al suo sorriso e al suo corpo così minuto rispetto all’ingombrante sagoma del Bibliobus. Il desiderio di rivederla si è impresso sulla carta che ha sfogliato senza leggere una sola riga.
«Bene. Ti serve altro? Scusa la domanda, ma come vedi è un miracolo che tu sia qui.»
«Certo. Non vorrei mai lasciare mia sorella senza un libro.»
«A una condizione.»
«Quale?»
«Vorrei almeno sapere con chi sto parlando.»
Enrico solleva un sopracciglio. Poi si porta una mano alla fronte.
«Che idiota! Non mi sono nemmeno presentato. Enrico. Mi chiamo Enrico.»
Alice gli tende una mano. Lei è così. Ha bisogno di un contatto immediato. Un filo invisibile che possa fornirle una spinta per farsi coraggio. La mano di lui è calda. La stretta è decisa, ma non arrogante.
«Ora che ci conosciamo, credo che dovrai diventare la mia bibliotecaria ufficiale. Che mi dici?»
«Sono qui per questo, no?»

                                                                  ***

Enrico ha deciso di ignorare la prudenza. Con il quinto libro romantico sottobraccio, si dirige con sicurezza verso la biblioteca ambulante. È tornato cinque volte. Avanti e indietro, di pomeriggio e di sera, continuando a scappare dall’ufficio per rintanarsi a parlare con Alice in quell’angolo di litorale, dove nessuno ha tempo e voglia di badare a loro.
È sera. Il tramonto ha acceso il mare come un braciere liquido, donando alla superficie dell’acqua striature d’arancio e rosso. Alice lo vede arrivare da lontano. Il suo respiro diventa meno regolare, come un sub a cui sta finendo l’ossigeno. È il caldo, ovviamente. Cerca di convincersi che l’afa le sta confondendo i pensieri. Lei ed Enrico stanno consumando l’estate nel piacevole abbandono di una conoscenza, mentre il mare, ora docile, ora impetuoso, infonde nel suo animo una nuova energia. C’è qualcosa di irreale in quella situazione, che la trascina in un universo parallelo. Ma è bello far vincere ogni tanto la leggerezza dell’estate.
«Vedo che siamo gli unici a preferire sempre l’ombra,» inizia lui, non appena le si ferma davanti.
«La mia amica Agata ci chiamerebbe “i forzati dell’ombra”.»
Enrico annuisce, sentendosi più libero di quanto lei immagini.
«Finalmente sei uscito dalla corazza…» nota Alice, osservando l’abbigliamento casual di lui. Maglietta
bianca a maniche corte, pantaloncini al ginocchio e infradito.
«Già. Sono… a piede libero!»
Enrico le strizza un occhio. Ha un’aria sensuale e disinvolta.
«Hai bisogno di un altro libro?»
«No. Di una birra ghiacciata. Mi fai compagnia?»
«Adesso?»
«Il tuo lavoro finisce fra un minuto. Ti basta per decidere se accettare l’invito di uno sconosciuto?»
«Mi stai rimorchiando ufficialmente?» lo provoca lei.
Alice è ironica e questo lo coglie alla sprovvista ogni volta.
«L’unica cosa che potrò rimorchiare è il tuo camper. Dall’aspetto, non credo resisterà a lungo sotto questo sole!»
Alice sembra divertita. La sua piccola e tenera bocca svela una fila di denti bianchi come perle.
«Se è così, una birra è proprio quello che ci vuole,» accetta lei.

                                                                  ***

Alice si lascia travolgere dalle chiacchiere di Enrico. Tutt’intorno, sulla riva vicinissima, gli ombrelloni formano una macchia disomogenea di colori, mentre il fruscio della risacca inghiotte il chiacchiericcio di alcuni turisti francesi che sostano sul bagnasciuga. Alice ha quasi l’impressione che mare e cielo siano diventati una lunga pianura senza confini. E mentre Enrico le parla, le sembra di camminare su quella distesa di vivido azzurro. È la prima volta che siede accanto a un estraneo e non si sente come una tartaruga di mare pronta a ritrovare la strada dei flutti per sfuggire al contatto umano. Lui le racconta del suo lavoro, del tempo libero, del suo interesse per il surf. Sembra un tipo brillante, socievole e super-attivo. Le sta vicino, seduto con atteggiamento informale sulla panchina di pietra che costeggia il confine del molo.
«Mi piacerebbe una barca come quella…» le sussurra, mentre lei sorseggia la birra ghiacciata che non sembra lenire il caldo dei sensi.
«Io preferisco la terraferma. Molto più sicura.»
«Ah.»
Enrico pare deluso. Nella sua testa risalta la luce rossa di avvertimento. Diversità in arrivo. Analizzando se stesso, si accorge di non essersi mai impegnato a gestire le esigenze delle sue compagne. Le ha amate, desiderate, consolate, ma alle prime avvisaglie di un disaccordo ha inserito la retromarcia e ha lasciato sfiorire l’amore e la comprensione. O forse non ha mai avuto il coraggio di andare fino in fondo. Lui e Alice sono agli antipodi. Lei pare impegnata, ordinata, riflessiva e prudente. Lui, un uomo che si getta nella vita senza aprire il paracadute in anticipo.
Ma Alice si alza all’improvviso.
«Vorresti concedermi l’onore di venire a una festa?» gli chiede con espressione sbarazzina.
«Non dovrei essere io il principe che fa questa domanda? Nei migliori romanzi è così, mi pare.»
«Si vede che tua sorella non ti ha insegnato molto. Nei romanzi si cerca qualcosa che possa sorprendere.»
«Direi che ci sei riuscita.»
«Allora? Sei pronto?»
«Io adoro le sorprese.»
«Perfetto.»
«Quando e dove?»
«Qui. Domani alle sei. La mia associazione organizza una festa. Musica, ballo, libri e…»
Alice s’interrompe di fronte alla faccia perplessa di Enrico. «E cibo. Non preoccuparti. Non morirai di fame o di noia…»
«Ma quale noia! Sarà davvero interessante. Io adoro queste serate!»
Enrico ripensa alle sue ex. Quante volte avrebbe voluto stringere un patto col diavolo pur di evitare una serata romantica? Lui è sempre stato un uomo da lampada al neon piuttosto che da lume di candela. Freddino e vagamente negato per le smancerie.
«Se vuoi, potresti portare tua sorella!»
Enrico si irrigidisce, ma riprende il controllo dei suoi nervi.
«Grazie. Glielo dirò.»
In quel momento, il suo cellulare inizia a vibrare nella tasca dei pantaloni.
«Scusa, sarà il mio capo…»
No, per sua sfortuna è Bruno. Enrico tenta disperatamente di ignorare la chiamata.
«Non rispondi?» Alice è perplessa.
Enrico sposta lo smartphone in modo che la luce del sole aumenti in nanosecondo la possibilità che lei scorga il nome sul display. Ma alla telefonata segue il trillo di un messaggio. Enrico lo legge velocemente. Bruno gli chiede il favore di andare a prendere suo figlio Francesco a scuola calcio.
«Ora devo scappare.»
«Problemi in ufficio?» lo interroga Alice. Nel suo tono Enrico sembra ravvisare un primo barlume di sospetto. Forse è solo la curiosità di chi vorrebbe conoscerlo meglio.    
«Nessun problema. Ci vediamo domani, allora.»

                                                                  ***

Alice è seduta in macchina. Lo sta facendo sul serio. Il caso ha voluto che il suo collega Stefano arrivasse prima del previsto. Gli ha spiegato in fretta e furia di avere un contrattempo e si è fiondata all’inseguimento. Rischiando più volte di perdere di vista lo scooterone su cui è partito, è riuscita a non farselo scappare. Appostata dall’altro lato della strada, osserva Enrico che parla con un ragazzino di otto anni. Salgono in auto
insieme e ridono come se fossero… padre e figlio!
Nella sua imbranata veste di ispettrice, Alice strozza il volante come se fosse il collo di Enrico.
Devo stare calma, si ripete. Osserva l’Arbre Magique muoversi al ritmo del vento che penetra dai finestrini spalancati e spera che quel movimento la ipnotizzi per strapparla all’incubo di quel dubbio. Lei non lo conosce. Enrico è uno sconosciuto.
“Potrebbe essere sposato, divorziato, con dieci figli sparsi per il mondo e… ora è meglio che mi rilassi i nervi.”    
Ma perché le importerebbe così tanto? E se anche fosse? Una delusione in più o in meno non le cambierebbe la vita. All’improvviso, il parabrezza si macchia di piccole e infide gocce di pioggia.
Alice guarda il cielo. Una lastra di grigio uniforme. L’azzurro è completamente sparito.

                                                                  ***

Enrico spegne il computer e guarda l’ora. L’ufficio è ormai deserto. Alice lo aspetta al molo e l’ultimo libro che lui ha preso in prestito giace inerte sulla sua scrivania, sopra una pila di documenti finanziari.
Ha paura. Per la prima volta teme che lei possa guardarlo con occhi diversi. Dicono sempre che la prima impressione è quella che conta. E lui? Che impressione le ha fatto? Un romantico e adorato fratello maggiore che coccola la sorellina con tanti bei libri. Un uomo profondo e sicuro di sé che non avrebbe bisogno di mentire per agganciare una donna. Peccato che nella realtà lui non sia esattamente il prototipo a cui Alice potrebbe interessarsi. Enrico riprende il libro fra le mani e conta i secondi. Lo sfoglia senza nemmeno leggerne una riga. Eppure, gli sembra che soltanto lei riuscirebbe a non fargli pesare le loro differenze. In lei, tutto è semplice e spontaneo, come un romanzo dalla trama lineare. Lui è talmente contorto che si perde nei meandri dei suoi stessi ragionamenti. Un indeciso cronico. Un tipo che s’interessa ai calcoli e al business. Uno del “vogliamoci adesso e poi chi lo sa.” Ma, alla fine, non è stanco di fingere? L’ha fatto con le sue ex. Ora basta.

                                                                  ***

Il molo è invaso dagli ospiti dell’associazione. Lungo il percorso che si snoda al di sotto della pensilina di legno che sovrasta i sedili di pietra, le luci di trenta candele disegnano una guida da seguire. Il sole è ancora brillante e Alice indossa un abito a fiori, con una sottile cintura che le cinge la vita e un paio di sandali alla schiava che le si aggrappano alla caviglia e al polpaccio.
«Sei solo?» gli domanda quando lui si avvicina per salutarla. Enrico annuisce, senza fornire una spiegazione sulla misteriosa assenza di sua “sorella”.
«Ti va un drink?»  Prosegue lei stranamente gelida.
In sottofondo, una canzone rock tenta di movimentare l’incontro tra amanti di libri e bagnanti curiosi che si sono finalmente avvicinati alla biblioteca “nomade” e ai banchetti allestiti per l’occasione. In quell’atmosfera informale, Alice dovrebbe sentirsi a suo agio, ma ha quasi l’impressione di galleggiare su una zattera alla deriva. Enrico è silenzioso. Lancia un’occhiata verso l’orizzonte dove, ancora una volta, le nuvole minacciano una piovosa invasione.
«Devo confessarti una cosa.» Alice lo guarda dritto negli occhi.
«Cosa?» La sua voce è un trionfo di vibrazioni seccate.
«Non esiste alcuna sorella.»
«In che senso? Non capisco…»
«Sono un idiota. Il libro romantico, mia sorella… Questi giorni… Erano solo una patetica scusa da
dodicenne che ho usato per continuare a conoscerti.» «Io ho soltanto un fratello.»
Alice è incredula. Scoppia a ridere come una bambina a cui hanno rivelato un segreto scontato.
«Scommetto che hai anche un nipotino.»
«Sì, Andrea. Come fai a…»
«Ti ho seguito.»
«Cosa?»
«Diciamo che la fiducia non è il mio forte…»
Enrico sorride a sua volta.
«Siamo due stupidi, vero?»
Alice gli si avvicina con passo felpato e gli appoggia un dito sul petto per sospingerlo all’indietro.
«Non dirmi che ti sei preoccupato di una piccola bugia?»
«Volevo essere sincero. Forse sono stato un po’ infantile, ma…»
«Non avresti dovuto.»
«Beh, diciamo che io e i libri non andiamo d’accordo. Tu invece…»
«L’importante è che piacciano a tua sorella, non trovi?» Alice gli sorride maliziosa. «Alla fine, tutti vorremmo presentarci al meglio. L’importante è che tu me l’abbia detto giusto in tempo. Sai, in questi giorni la tua compagnia mi ha restituito la leggerezza e l’allegria che mi mancavano.»
«Solo questo? Un po’ di allegria? » domanda lui, afferrandola per la vita e attirandola inaspettatamente verso di sé. Alice sente i loro corpi vibrare in un abbraccio tenero e appassionato. Avverte la carne e il cuore in tumulto, mentre il rombo discordante di un tuono esplode al di sopra della musica.
«Vorrai incontrarmi anche senza libri? Senza camper e senza spiaggia? » le domanda ancora lui con la voce carica di ansia.
Alice gli sfiora il viso con la punta dell’indice. Il suo cuore le è ancora sconosciuto, ma quel viso è la porta attraverso cui riusciranno a penetrare nei segreti l’uno dell’altra.
«Sì,» risponde in un mormorio. Enrico la stringe a sé, con la sensazione di non volerla più lasciar andare.
«Sta per piovere. Sarà meglio tornare alla nostra pensilina,» conclude lui, trascinandola in disparte verso il camper. Alice annuisce, ma rimane in silenzio.
Un piccolo equivoco. L’estate. Due sconosciuti che potrebbero non rivedersi mai più. Diversi, ma uniti dal magico potere al di là delle parole. Tra loro, è sbocciata quell’empatia incomprensibile che lega due sconosciuti. Un flusso che assomiglia a una marea trascinante alla quale è impossibile opporsi. Sono due 
naufraghi del destino che sollevano gli occhi verso l’alto e non hanno più paura delle nubi in arrivo.
Alice ormai è sicura che, prima o poi, nella metà del suo cielo tornerà il magnifico azzurro di un nuovo amore.   


FINE

CHI E' L'AUTRICE
Viviana De Cecco (Cagliari, 1984). Appassionata lettrice di vari generi letterari, che siano rosa, gialli o fantasy, ama fin da piccola immergersi nelle storie che trasportino in un mondo fatto di sogni. Ha studiato Lingue e Traduzione Letteraria, lavorando come traduttrice, guida turistica, receptionist d’albergo e insegnante.
Da qualche anno, coltiva la sua passione per la scrittura. Dopo la pubblicazione di alcuni racconti, poesie e un romanzo breve su antologie e riviste nazionali, nel 2014 ha pubblicato in eBook il romanzo thriller “Il Bunker” (e-Pubblica.com) e il racconto dello stesso genere “L’uomo della tempesta” (Lettere Animate Editore). Si è anche dedicata ai racconti al femminile, pubblicando i racconti “Come bottiglie vuote” (L’intimo delle donne - Liberiamo Publishing), “La mappa” (Io allo specchio – Scrittura&dintorni) e una Drabble romantica “Mele verdi alla fermata dell’autobus” (Y Giunti). Nel blog “La Mia Biblioteca Romantica” ha partecipato a “Christmas in Love” 2013 con il racconto “Oltre i cancelli del cuore”, per San Valentino con “Il bacio di vetro” e a  “Christmas in Love” 2014 con "Un Natale che si accende di te". Recentemente ha pubblicato un  thriller "Una parola per salvarsi" e il racconto romantico " Quando la notte parlerà d'amore" (VEDI QUI).

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40 commenti:

  1. Teresa Siciliano08/08/15, 08:53

    Originale e molto carino. Mi è piaciuto molto.

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    1. Grazie per averlo letto!! Sono molto contenta che le sia piaciuto Teresa!! :-)

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    2. QUESTO RACCONTO è FRESCO E ROMANTICO.ELISABETTA

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    3. Grazie Elisabetta! Felice che ti sia piaciuto! :-)

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  2. Che bel racconto! Molto romantico.

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  3. Che bel racconto! Molto romantico.

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    Risposte
    1. Grazie anche a te cara Laura!! :-) Siamo inguaribili romantiche senza speranza! :-)

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  4. molto dolce, proprio carini tutti e due i protagonisti

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  5. Narrazione delicata ed efficace. I protagonisti sono semplicemente deliziosi. Racconto gradevole come una fresca bevanda in una torrida giornata.
    Traggo una morale :
    A volte bisogna allontanarsi per essere trovati.
    Faccio i complimenti all'autrice.

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    1. Grazie Francesco, fa piacere un parere maschile ogni tanto .. :-)

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  6. Cara consorella Viviana, ma quanto sono sexy gli uomini simpatici... che la Dea ti benedica

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    1. Ma quanto condivido cara Anonima, direi che la simpatia e' una qualita' che.... strega... Ihih :-)

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  7. Mi linciate se dico che mi sono un pochino annoiata? Sarà che i due sono così zuccherosi e oggi tanta dolcezza non si addice al mio umore :-(

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    1. Eppure è di quella dolcezza che i giorni, i miei almeno, hanno bisogno. Di ascoltare una storia pulita e delicata anche per silenziare le urla prepotempi dei nostri tempi.
      Di solito non leggo questo genere di narrativa, ma a me ha fatto bene.
      forse è come dici tu, ci vuole la voce giusta nel giorno giusto. E ti auguro di trovare oggi la storia per te.

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    2. No no Nimue76 lo sai che qui da noi chi esprime il suo pensiero e lo fa in modo educato è liberissimo di farlo. Se c'è una cosa che non ci va giù sono certe battaglie a volte fino alle ingiurie, su un libro... evviva la libertà di espressione! ;-)

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    3. Caro Francesco anche a noi fa bene leggere una voce maschile ogni tanto. Mi farà molto piacere se continuerai a leggere i nostri racconti e darai i tuoi giudizi a riguardo. Ti assicuro che il romance, checchè possiate pensarne voi boys, può essere piacevolissimo se scritto bene. In fondo è l'amore che fa girare il mondo, no?

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    4. Non posso che essere d'accordo con quanto scrivi. La mia storia mi ha sempre ricondotto a questa semplice e assoluta verità.
      Di questo ho sempre cercato di vivere e nutrirmi. Con la capacità e la conoscenza di cui ho potuto e saputo disporre.
      Sarà un onore continuare a leggervi.

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  8. Cara Nimue, qui nessuno lincia nessuno... Ci mancherebbe soltanto offendersi per un parere personale... Ognuno ha i suoi gusti... Del resto, anche Dante e Manzoni vengono considerati noiosi e ad altri piacciono moltissimo... Figuriamoci il mio piccolo raccontino estivo se ha pretese di essere un capolavoro apprezzato da tutti...
    Io scrivo per divertire me stessa per prima cosa, se poi non riesco con tutti pazienza.. Forse la prossima volta il tuo stato d'animo sara' piu' positivo... Ti abbraccio!!! Viviana.

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  9. Maria Masella08/08/15, 19:39

    Simpatico e ben scritto, con un pizzico di sale in più sarebbe perfetto.

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    1. Grazie Maria di aver trovato un po' di tempo per leggere il mio racconto .. Il suo parere e consiglio mi aiuteranno a migliorare... In effetti, stavolta ho puntato piu' sulla simpatia dei protagonisti e ho trascurato un po' la sensualita'... :-)

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  10. Un racconto molto carino. Originale l'idea della biblioteca itinerante. Brava.
    Miriam Formenti

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    1. Grazie Miriam! Ho cercato di fare del mio meglio... Per il bibliobus ho preso spunto dalla realta'... Qui a Cagliari esiste veramente e lo abbiamo visto spesso circolare vicino alla spiaggia! :-)

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    2. A volte le idee più originali nascono così. Stiamo giorni a riflettere su un'idea, poi vediamo qualcosa che ci colpisce e il racconto prende vita in poche ore.
      Miriam

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  11. Mi sono divertita a leggere questo raccontino, una biblioteca itinerante il mio sogno e poi un dolce Enrico.
    La mia citazione dedicata a tutte le bibliotecarie romantiche che fanno parte di questo gruppo:
    Due sconosciuti che potrebbero non rivedersi mai più. Diversi, ma uniti dal magico potere al di là delle parole.
    Quali parole migliori per raccontare anche i nostri rapporti sconosciuti ma uniti dal magico potere delle parole. Grazie Viviana.

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  12. Grazie a te Stefania!!! E' vero, a volte le parole uniscono piu' della vicinanza fisica...
    :-) Soprattutto per noi fanatiche dei libri...

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  13. Un racconto molto piacevole, anche se non mi sarebbe dispiaciuto qualche brivido in più. Bella idea il bibliobus :)

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  14. Un racconto simpatico che riunisce l'amore per i libri con la passione per il romanticismo e le storie a lieto fine che danno speranza dopo una sonora delusione. Brava.

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  15. Eh si Lady, almeno nei romance non si puo' resistere al lieto fine! Almeno, si sogna qualcosa di diverso dalla realta' :-)
    Come dice anche Emy, la prossima volta aggiungero' qualcosina di piu' brividoso :-)

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  16. Un racconto grazioso. MI sarebbe piaciuto un tantino più brioso. Carino ad ogni modo.

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  17. Il mare, una biblioteca itinerante, i romanzi a lieto fine... ecco, mi sento a casa. Complimenti, tra le righe di questo racconto si legge tutta la tua dolcezza.

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    1. Grazie Anna! Felice di averti coinvolto nel mio lato meno cinico .. A volte, e' necessario sognare ad occhi aperti con qualcosa di super-romantico :-)

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  18. Molto carino, una bella storia e due ragazzi che hanno bisogno di quel qualcosa in più. Simpatica l'idea del bibliobus :-)

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  19. Scritto in maniera molto delicata e poetica, secondo me manca giusto un po' di pepe (intendo un po' più di risate e di ironia, non di sensualità). Mi è piaciuto molto il paragone con il cielo, il sentirsi a metà come un azzurro sfumato nelle nubi. Carino, carino.

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  20. Grazie a Sarah e ad Eiry per questi altri due bei commenti! Non sono molto abituata a scrivere in versione piu' pepata... Quindi non so mai come potrebbe uscire :-)

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  21. Sarà che di solito non leggo i romanzi contemporanei perché dopo un po' mi annoiano, ma questo racconto per me e stata una piacevole novità. L'ho apprezzato molto, anche se breve, proprio perché si distacca dai soliti cliché.
    È dolce e delicato. Parla di qualcosa che potrebbe capitare a tutti con schiettezza.È incentrato sulla scoperta reciproca e soprattutto sì arriva alla fine sapendo che sì tratta di un inizio :)

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    Risposte
    1. Grazie Regina, il tuo commento mi fa davvero piacere! Sono felice di aver catturato la tua attenzione. Non e' sempre facile trovare qualcosa di originale, ma cerco di attingere dalla realta' e di descrivere qualcosa di diverso che magari mi ha colpito... Per la schiettezza hai colto un lato della mia personalita'... Mi piace essere sempre diretta... :-)

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  22. l'ho trovato carino ma non mi ha colpita particolarmente, sicuramente però se sviluppato con una trama più ampia ne sarebbe uscito un ottimo libro.Complimenti e tanti auguri per il concorso

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    1. Grazie Antonella per gli auguri! In effetti, a volte un po' di pagine in piu' potrebbero colpire maggiormente... Ma comunque sono contenta che tu l'abbia apprezzato almeno un po' :-)

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