IL ROMANZO MISTERIOSO - UNDICESIMA PARTE

SE AVETE PERSO LE PARTI PRECEDENTI, 
LE POTETE TROVARE QUI. 
NB: I capitoli sono presenti in ordine decrescente, quindi scrollate infondo per andare ai primi.

*Il contenuto di questo libro è adatto ad un pubblico adulto.*

CAP. 10

Presi la decisione due giorni più tardi. Dopo molta riflessione e niente alcol. Dopo aver soppesato i pro e i contro e non aver trovato nessuna risposta, solo più domande. E fu una domanda che gli scrissi sotto forma di email:

Ti piacerebbe  uscire sabato sera? Come quei due  del negozio
di ciambelle? C’è un bar chiamato Lola’s  in Benson Street.
Facciamo alle sette?
Anne

Mi fermai. Schiacciai il tasto freccia indietro. Aggiunsi la i.
Annie

Avrei potuto telefonargli. Ma scrivergli… non era quello l’unico modo, in fondo?
La sua risposta si fece attendere altri due giorni, spedita attorno a mezzogiorno mentre ero impegnata a Cousins. Impegnata a preoccuparmi che non avesse ricevuto il mio messaggio o che avesse deciso di ignorarlo. Mi si fermò il cuore quando vidi il suo nome tra la posta in arrivo.

Ci sarò. E ti riporto la sciarpa.
Eric

Quando arrivò la sera dell’appuntamento, ero in anticipo. Ma lui lo era più di me.
Notai la sua schiena e i suoi capelli scompigliati attraverso i vetri dell’ingresso del bar. Mentre aprivo la porta, mi sentii come se mi si stesse aprendo la gabbia toracica e il mio cuore viscido e martellante fosse esposto in bella vista al mondo intero. Lui non mi vide finché non arrivai al tavolo che aveva occupato. Quando i nostri occhi si incontrarono apparve sorpreso.
« ‘Sera,» dissi, sfilandomi il cappotto. Lo avevo messo per pura formalità, non ero ancora pronta a fargli sapere che vivevo lì. E mi ero vestita esattamente come mi sentivo, un fagotto di cautela sotto cui si nascondeva la speranza di un po’ di trasgressione.  I jeans e il  maglione attillato non dicevano niente di speciale… ma sotto c’erano raso e pizzo verde mela.
« ‘Sera.» Mentre mi sedevo, mi studiò con un’espressione indecifrabile. Sul tavolo, vicino al suo gomito, c’era  la mia sciarpa ben piegata che fece scivolare sul legno lucido.
« Grazie per questa.»
« Non c’è di che. Tutto bene?»
« Sì bene. Solo pensavo che ti saresti fatta aspettare. Almeno fino alle sette.»
Alzai le spalle. « Avevo voglia di un drink.» E di vederti. Chiunque tu sia.
Il bar era caldo e lui indossava una t-shirt a mezze maniche, il resto dei suoi strati invernali era stato ammucchiato al suo fianco. Cercai di non notare le sue braccia.
Si guardò intorno. «Questo non è il genere di posto che il mio agente per la libertà vigilata approverebbe.»
« Stiamo violando le tue condizioni?»
Scosse la testa. « No. Ma sicuramente non pensavo fossi il tipo che avrebbe scelto un bar come questo.»
Alzai di nuovo le spalle. « E’ vicino a dove abito, e poi non è che ci siano zone eleganti a Darren. Ti posso offrire qualcosa?»
« Stai seduta. Vado  a prenderti io tutto quello che vuoi.»
Il mio sguardo corse al bancone, felice che Kyle non fosse in servizio. L’ultima cosa di cui avevo bisogno era che ci fosse lui a lanciarmi occhiate inquisitorie. E’ quello il tipo dai cui ti abbiamo messo in guardia?
« Tè freddo al limone con una spruzzata di bourbon.»
Eric sembrò sconcertato dalla mia richiesta, ma annuì.
« Va bene.»
Tornò dopo poco con il mio tè e una bottiglia di birra. Bevemmo in pesante silenzio per mezzo minuto, poi lui mi chiese: « Perché hai deciso di rivedermi?»
Ho letto le tue lettere lunedì notte. Una per una. Ho fissato nella mente ogni parola e poi per tutta la settimana non ho fatto che pensare  a noi che mettevamo in pratica  quello che ci eravamo detti.
« Non lo so esattamente.»
Lo vidi accigliarsi.
« Non sto giocando con te,» gli dissi. « Se sapessi cos’è che sto cercando, te lo direi. Forse sto solo provando a dare un senso a te, a noi. Come eravamo e come siamo adesso.»
« Siamo qualsiasi cosa tu decida.»
« Vorresti essere solo un amico per me?» gli domandai , incuriosita.
« Forse. Fino a quando non dovessi iniziare ad uscire con qualcuno.»
« E cosa succederebbe se io iniziassi ad uscire con qualcuno?»
« Mi sentirei come se mi strappassero il cuore dal petto,» rispose con un sorriso triste. « E tu come ti sentiresti se cercassimo di rimanere amici e fossi io ad iniziare ad uscire con qualcuna?»
Dio. In un attimo mi sentii esattamente nello stesso modo, con stomaco e petto contratti da star male. Eravamo già a quel punto?  A parlare di cose che non ero sicura saremmo mai riusciti a dire l’uno all’altra?
«Sarei a pezzi,» ammisi. E nell’attimo che seguì capii esattamente cosa eravamo. Eravamo degli ex. Avevamo avuto una storia. Eravamo stati intensamente e romanticamente intimi. Avevamo sentimenti l’una per l’altro e ci eravamo feriti. Non ci eravamo mai davvero toccati, ma nonostante quello, non era finita fra noi.
« Ti dico la verità, se vuoi sentirla,» mi disse Eric.
Annuii e bevvi un sorso del mio tè nella speranza che liberasse quel groppo che avevo in gola.
« Ti rimarrei amico finchè non iniziassi ad uscire con qualcuno perché mi piaci, come persona. E perché sono innamorato di te.»
Mi sentii gelare.
« Ti rimarrei  amico per poterti vedere. Ma nel momento in cui tu iniziassi qualcosa con qualcun altro, me ne andrei. E non  perché potrei perdere la testa e picchiarlo. Solo perché starei troppo male. Uscirei semplicemente dalla tua vita, senza fare scene o altro. Andrei solo via. Ma per il  momento, ti prendo come posso, in qualsiasi modo tu voglia. »
« Cristo.»
Fece una smorfia. « Come se non lo sapessi.»
«No, non lo sapevo. Non... in questi termini.»
« Bè, adesso lo sai.» Aveva gli occhi fissi sulla sua bottiglia e la faceva girare tenendola ferma per il collo. « Ma se vuoi che restiamo amici… non m’importa nemmeno sapere il perché...per pietà, curiosità, perché vuoi riabilitarmi o dar fastidio a tuo padre… va bene tutto…»
Mi accigliai. « Per nessuna di queste ragioni.»
« So che dovrei impegnarmi a dimenticarti perché ho incasinato tutto talmente che forse non riuscirò mai a metterci una pezza. Ma tu sei la prima cosa bella che mi sia capitata da tanto tempo. L’unica cosa colorata in questa grigia realtà merdosa a cui sono tornato. La primavera sembra così lontana. Magari vederti mi aiuterà a passare l’inverno.»
Non capivo se parlava per metafora o meno, ma pensai di nuovo all’oasi verde che avevo nascosto sotto al mio maglione di lana e ai jeans.
« Non so perché voglio che restiamo amici,» dissi. « Non penso di aver bisogno di saperlo. Ma qualcosa ci ha legato là dentro. Voglio scoprire se ci può essere un modo per sentire le stesse cose nel mondo reale.»
Mi fissò negli occhi. « Per me quello era il mondo reale.»
Cazzo. Arrossii per la vergogna. « Scusa. Era certamente reale per te. Lo era anche per me… in quel momento. Ma allo stesso tempo non mi rendevo conto di quello che stavo facendo. Ero troppo inebriata dalla cosa. Stavo per fare un passo indietro e guardare cosa sarebbe successo.»
« E cosa sarebbe successo?»
Fissai le sue mani, ancora impegnate a giocare con la bottiglia di birra. « Mi stavo innamorando di un uomo che non conoscevo veramente. Un uomo violento. Che ha fatto una cosa terribile ad un altro essere umano. Peggio di quello che mi ha fatto il ragazzo che prima di tutto mi ha spinta a non credere in me stessa.»
« Il tuo ex ha picchiato una donna. Ha picchiato te. Perché?»
Lo fissai piccata. « Era ubriaco. E frustrato manco so per cosa.»
« Io ho picchiato un uomo adulto, sobrio, che sapeva benissimo che gli sarebbe arrivata. Uno che se lo meritava.»
« E’ quello che continui a dire.»
« Non sono un santo, ma non sono nemmeno il tuo ex. Non ti farei mai del male.» Il calore del suo sguardo mi diceva queste cose in un modo che nessuna parola sarebbe mai riuscita ad egualiare.
« No, non a me. A questo ci credo.»
« Chi è che vedi in questo momento?» mi chiese. « Il me che hai conosciuto a Cousins? Quello delle lettere? O l’uomo violento che vedi nel film che ti sei creata in testa, per una cosa che ho fatto quando avevo ventisei anni?»
Ero stufa di quella domanda, l’avevo fatta a me stessa per settimane. Chiusi gli occhi e mi sfregai le mani sul viso, lasciando che vedesse quanto tutta quella faccenda mi avesse sfinito.
« Tu per me sei sempre la stessa donna,» mormorò. « La stessa delle lettere.»
« Non ero io quella con i segreti.»
Eric emise un sonoro sospiro. Rimanemmo in silenzio per un po', io impegnata a sorseggiare il mio tè e Eric a fissare le macchine che passavano oltre i vetri dell’ingresso. Fu lui a rompere il silenzio e a fissarmi negli occhi.
« Non ho… non sono stato con nessuna da quando sono uscito.»
Maledetto cuore, perché queste parole ti fanno esultare così tanto? Qualcosa dentro di me cedette, si sciolse come il ghiaccio di un fiume al sole di primavera. « No? Mi…sorprende.»
Lui alzò le spalle, guardandosi intorno. « Non conosco nessuno in questa città.»
« No, lo immagino.»  Perché uno che era a secco da cinque anni doveva andare tanto per il sottile?
« Sei un figo da paura. Sono sicura che se volessi…»
Mi guardò storto.
« Che c’è? »
Il suo fastidio si ammorbidì, e quando iniziò a parlare sembrava sconfitto.
« Il modo in cui parlavamo prima che uscissi… era come se stessimo descrivendo una festa. Un favoloso pasto da gourmet che morivo dalla voglia di assaggiare una volta che fossi uscito. Poi, esco davvero e... non posso avere la festa. Va bene. Ma dopo tutto quel tempo passato a pensarci, non voglio accontentarmi della prima cosa che trovo. Non so se incontrerò presto una donna che mi faccia sentire come mi hai fatto sentire tu, ma non voglio una qualunque, solo per il gusto di averla. Non voglio che il primo sesso che faccio dopo cinque anni sia dimenticabile come un hamburger del fast food.»
Quelle parole mi suscitarono troppe sensazioni. Mi sentii toccata dal fatto che mi considerava speciale. Ferita, dalla sua volontà di andare avanti con la sua vita e trovare qualcuna che potesse rimpiazzarmi. Perché non avrebbe dovuto? Perché non volevo che lo facesse se la sua attesa di un cambio di opinione da parte mia rasentava l’ossessivo?
L’unica cosa che riuscii a dire fu « Ti capisco.»
« Inoltre i posti dove uno può andare a rimorchiare qualcuna… i bar come questo…non sono posti dove è bene che vada in questo momento. Questo tipo di gente… è troppo deprimente. Ho passato troppo tempo dietro le sbarre. Non voglio ricordarmi di come le persone si trincerano dentro vite senza via d’uscita e brutte abitudini. Assomiglia troppo alla prigione. E assomiglia troppo a casa mia.»
« Certo.»
« E tu…»  sospirò, il tono irritato « …sei stata con qualcuno? Nessun ragazzo da quando abbiamo smesso di scriverci?»
Sgranai gli occhi. « No. Certo che no! Anche se non sono affari tuoi….» Ma il chiaro sollievo sul suo viso spense ogni fastidio.
« Lo so che non sono affari miei,» disse abbassando la voce. « Però lo volevo sapere lo stesso. E’ naturale, no?»
« Ci ho messo cinque anni a trovarti e a sentirmi pronta a condividere quei pensieri. Solo ad averli. Non ho intenzione di saltare nel letto di qualcuno e fare davvero quelle cose.»
« Forse volevo solo sentirmi dire che quelle cose, tutto quello che abbiamo detto… era speciale.»
Mi sentii le gote in fiamme. « Certo che lo era. Non avrei messo a rischio il mio lavoro se non lo fosse stato.» O il mio cuore. Dio, lo desideravo con tutta me stessa. Ero un groviglio di desiderio e dolore. « E’ stato speciale. Però è anche vero che non ti conosco. Non so nemmeno come analizzare queste due cose. Una parte di me pensa di sapere tutto di te, di conoscerti meglio di qualsiasi uomo con cui sono stata a letto. Ma allo stesso tempo pensa che sei un totale sconosciuto.»
« 'Sconosciuto' perché non ti fidi di me?»
« Perché non ho conosciuto molti lati del tuo carattere. Quelli importanti. La parte di te che ti ha fatto compiere quel gesto orrendo. La parte di te che ha scelto di non dirmi che saresti uscito… anche se sapevi che avresti dovuto farlo. Che avrebbe cambiato tutto.»
« Sono stato egoista.»
Annuii. « Sì, sei stato egoista.» Girai la cannuccia nel bicchiere. « Lo sono stata anch’io. Sentivo di nuovo tutte quelle cose. Mi sentivo viva e sensuale con qualcuno di cui pensavo non avrei mai dovuto preoccuparmi di poter fare sul serio.»
« Non mi dispiace essere stato usato in quel modo.»
Tirai un profondo respiro, facendo uscire l’aria lentamente.
Eric fece girare più volte la bottiglia, riflettendo prima di parlare.
« Sai perché l’ho picchiato in quel modo? Con la chiave inglese?»
« Non me lo vuoi dire.»
« No, perché con una chiave inglese.»
« No.»
Il suo sguardo tornò alle macchine che passavano. « E’ perché a caldo, nel momento in cui ho ricevuto la notizia che mi ha mandato su tutte le furie, lo volevo morto. Perchè le mie mani nude non erano sufficienti dopo quello che lui aveva fatto. E perchè non possedevo una pistola e non mi sono preso il tempo di pianificare un cazzo. Mi sono solo mosso verso dove era lui e mentre ci andavo ho afferrato qualcosa  con cui pensavo che forse avrei potuto ucciderlo…»
« Oddio…basta,» dissi con un brivido lungo la schiena, temendo che volesse  raccontarmi tutto  nei mini particolari.
« Quello che voglio dire è che non sono un uomo votato alla violenza. Vengo dai bassi fondi, lo so. Da dove vengo io, le cose vanno così. Ma non sono il peggiore degli uomini che avresti potuto incontrare. Non mi sono mai interessato a quelle merde di droghe pesanti, non ho mai messo incinta nessuna poveraccia, o rubato. Prima di pestare quell’uomo, la cosa peggiore che avevo fatto era probabilmente guidare troppo veloce o fumare erba un paio di volte al mese. Sono stato coinvolto in qualche rissa, qualche volta. Come ho detto non sono un santo, ma non sono… non so cosa temi io possa essere. Ma scommetto che non sono così male.»
A parte quello che sapevo era, un quasi omicida? Anche quello non era il massimo.
« Se non vuoi dirmi perché l’hai fatto,» gli dissi  «non penso di poter mai…»
« Mai cosa? »
« Tornare ad essere dove eravamo. Nelle lettere.»
A quelle parole la sua espressione ebbe un guizzo, come se non avesse mai immaginato che la possibilità che tornassimo quelli di prima fosse assurda. Come se gli avessi appena detto: c’è ancora una speranza. Non ho chiuso con te. Come se l’avessi appena ammesso ad entrambi. Mi girava  la testa. O forse era colpa del bourbon.
« Anche se sapessi il perché, » aggiunsi velocemente « non significa che approverei quello che hai fatto. Ma vorrei tu me lo dicessi lo stesso. »
Lui scosse la testa.
Mi accasciai sulla sedia, sfinita. Eravamo tornati allo stesso punto di stallo di quando c’eravamo incontrati al negozio di ciambelle.
Eric rifletté per un attimo, tamburellando le dita sul tavolo. « Potrei fare una telefonata.»
« Chi cavolo mai potresti chiamare? »
La mia domanda lo fece sorridere.
« Chi ‘cavolo’ mai… cazzo sei adorabile.»
Alzai gli occhi al cielo.
Era di nuovo cambiato, all’improvviso sembrava determinato e calmo. Un uomo con un piano in testa. Si alzò in piedi, aggirò il tavolo e si diresse verso la porta, sfilando il cellulare dalla tasca dei jeans, senza giaccone, guanti e berretto. Lo osservai dai vetri dell’ingresso; era di spalle e il modo con cui reggeva il telefono all’orecchio faceva risaltare le scapole attraverso il tessuto della maglia. L’insegna al neon dietro di lui lampeggiava, passando dal rosso al giallo, facendo diventare la sua t-shirt blu da nera a verde…da nera a verde…
Vestiti di verde. Vestiti di nero.
Al momento lui li aveva addosso entrambi. Io, allora, non ne avevo indossato nessuno. E se avessi dovuto di nuovo prendere quell’ultima decisione… Eccomi lì, ancora incerta su entrambe le opzioni, mutevole come quella luce. 
Quella telefonata poteva davvero farmi cambiare idea su di lui? Poteva scagionarlo? Poteva spingermi ad invitarlo al piano di sopra e nel mio letto? Fra le mie lenzuola, dentro al mio corpo?
Avvampai, scioccata di avere persino pensato quelle cose.
Eric stava parlando. Lo capivo da come si muoveva e si fermava. Infilò la mano libera in tasca. Pensai di prendere il suo giaccone e portarglielo fuori, scelsi di non farlo. Annuiva, scuoteva la testa. Guardava la strada. Provai ad immaginare  quali conclusioni su di lui avrei tratto se fossimo stati estranei. Chi era quell’uomo oltre il vetro, impegnato in una disperata telefonata con solo una t-shirt addosso nell’aria gelida invernale? Uno alla ricerca di qualche droga, magari? O di una ragazza?
Improvvisamente,  non c’era più, scomparso dal quadro della finestra e di ritorno attraverso la porta, con in mano il cellulare ancora acceso. Si risedette di fronte a me e me lo passò. Sullo schermo c’era scritto Kristina.
« Tieni...» disse, agitandolo.
Lo presi, le mie dita calde sfiorarono le sue ghiacciate. Lo portai all’orecchio e dissi, « Pronto.»
« Sì?»
« Scusi,» risposi lanciando un’occhiataccia al mio compagno. « Eric mi ha dato il suo telefono ma non mi ha detto chi…»
« Sono Kristina.»
« Oh, ciao. Sono Anne.»
« So chi sei.» Il suo tono era al contempo annoiato e aggressivo e quella voce roca faceva pensare che stesse dando lunghi tiri a una sigaretta fra una frase e l’altra. « Eric mi ha detto tutto di te.»
« Oh,» ripetei, stupidamente.
« Sono la sua sorella maggiore. Mi dice tutto. Vuoi sapere  perché ha pestato quello stronzo?»
Deglutii. Volevo davvero saperlo? Non ne ero più così sicura. « Immagino l’abbia fatto per te.»
« Quel sacco di merda ha avuto il minimo che si meritava.» Sembrava ancora annoiata, ma avvertivo della tensione dietro alla sua voce. Una ragazza tosta che cercava di fare la dura per coprire il fatto che aveva dei sentimenti.
« Non so cosa siamo io e Eric,» ammisi, guardandolo. « Ma non potremo essere niente se non so cosa l’ha spinto a fare una cosa così orribile.»
Lei fece una risatina acuta e perfida, che mi portò ad immaginarla con una bottiglia di birra a portata di mano e un uomo in canottiera svenuto per il troppo bere su un divano liso sullo sfondo. Una casa mobile parcheggiata su un lotto di terreno infestato da erbacce dove i sogni americani vanno a morire.
«Vuoi sapere le cose orribili che fanno gli uomini?» mi chiese con un sospiro maligno. « Oh, ti posso dire tutto in proposito. Ma non sono cazzi tuoi cosa mi è successo. L’ho detto a mio fratello e a quella stronza del suo giudice, ma di sicuro non lo dirò a te. Ti basti sapere che ci sono modi in cui un uomo può farti del male che non lasciano segni esteriori. Modi che fanno apparire una chiave inglese onesta. E’ abbastanza chiaro per te?»
Mi faceva male la gola, ma non poteva vedermi annuire, così risposi con voce gracchiante, « Sì, è piuttosto chiaro.»
Quando riprese la parola, il suo tono aveva perso un po’ di aggressività. 
«Pensa quello che vuoi di me. Ma mio fratello è un brav’uomo. Forse l’unico brav’uomo uscito da questo posto. Non so chi cazzo credi di essere, ma ti posso garantire, che saresti tu la fortunata a meritare lui, non il contrario.» E chiuse la comunicazione. Rimasi a fissare il telefono mentre il suo nome scompariva sullo schermo e appariva la durata delle chiamata. Eric prese il cellulare e lo rinfilò in tasca.
« Non è una donna che lascia che si vadano a raccontare i fatti suoi in giro,» disse con voce pacata.
« No, questo l’ho capito.»
Mi sorrise. « E’ una selvaggia mia sorella, tale e quale a nostro padre.»
« Mi sorprende che non ci abbia pensato lei a pestato quello.»
Il suo sorriso si smorzò. « L’avrebbe fatto. Solo che lui le ha rotto un braccio.»
Fu come una doccia fredda. « Oh.»
« Io ho smesso di rimuginarci sopra,» mi disse appoggiandosi allo schienale della sedia. «Ma…eccoti servita. Qualsiasi cosa ti abbia detto, è tutto quello che saprai mai sul perché ho fatto quello che ho fatto. Per me non è stata una scelta. Non è questione se era giustificata o meno.»
« Ripensandoci, vorresti averlo ucciso?»
« No,» rispose. « Sono contento di non averlo ucciso.»
Spalancai gli occhi, sorpresa.
« Valeva la pena di perdere cinque anni per avergli dimostrato cosa succede quando vuoi fottere uno della mia famiglia. Ma non vale probabilmente la pena far pensare a mia sorella che ho rinunciato al resto della mia vita pur di vedere quel tipo morto.»
« E’ stato messo dentro, per quello che le ha fatto?»
« No, per altra roba.»
« Non a Cousins, spero.»
Scosse la testa. « Non l’avrebbero permesso.»
« Bene. Tu lo conoscevi, prima?»
Eric annuì. « Oh, certo che lo conoscevo. Un tempo lui è mia sorella avevano una specie di storia. Abbiamo cucinato insieme, siamo andati giù al lago, aggiustato macchine. Mia madre lo lasciò dormire sul nostro divano un’estate, quando  avevo più o meno sedici anni.»
Mi vennero i brividi. Quello era molto peggio a mio avviso. Il fatto che la violenza albergasse in qualcuno che pensavi di conoscere. Ti portava a mettere in forse tutto; il tuo giudizio e la tua intuizione, perché non ti sei accorto di nulla e se è stata in qualche modo colpa tua.
« Ti fidavi di lui, allora?»
Scosse la testa. « Non quando ha fatto quello che ha fatto.»
« No?»
Eric mi fissò negli occhi. « Tu vieni proprio da un bel posto, eh?»
« Non siamo ricchi o roba del genere.» Per i canoni di Charleston. Ma per quelli di Darren? Da quel punto di vista avrei potuto essere cresciuta dietro ai cancelli di un paradiso.
« Da dove vengo io non è un bel posto,» continuò. « E’ una piccola città dove non c’è niente, chiamata Kernsville, a un’ora da qui, verso est ed è infestata da un’epidemia, come quella che si diffondeva nei luoghi malsani centinaia di anni fa. Solo che questa non si cura con lo sciroppo per la tosse e sono una pipa o un ago a morderti, non un topo. Mi segui? »
Annuii.
« Non dico che quello che ho fatto è stato una specie di atto di misericordia o roba del genere, ma se un animale infetto si aggirasse qui intorno a mordere la gente, nessuno esiterebbe ad abbatterlo.»
« Ed è ancora in prigione, ora?»
Annuì.
« C’è qualcuno a cui devi rispondere del tuo gesto a casa? Suoi amici?»
« No. In un modo o nell’altro quando è stato messo dentro aveva fottuto tutti. Se un giorno dovesse uscire e volesse farla pagare a me o alla mia famiglia per quello che gli ho fatto, lo farebbe da solo. Se ancora gli è rimasta qualche cellula cerebrale sana in testa, troverà un’altra città da infestare.»
Rimanemmo in silenzio per un po', lo spazio intorno a noi era riempito dalle discussioni di un gruppo di sconosciuti, musica hard rock, risate e tintinnio di bottiglie e bicchieri.
Avevo il mento basso, gli occhi sul tavolo e Eric piegò la testa per poter cogliere il mio sguardo.
« Che c’è?» domandai.
« Sembri triste.»
« Vorrei solo che tu fossi pentito,» sussurrai, sorpresa io per prima dalle mie parole.
« Non posso. Era la cosa giusta da fare, non importa quanto sbagliato la legge dica sia stato. Non avrei potuto vivere con me stesso se non l’avessi fatto. Ci sono leggi naturali superiori a quelle per cui potresti essere arrestato.»
Pensai a quello che aveva appena detto. Provai ad immaginare cosa avrebbe fatto mio padre se avesse saputo che Justin aveva spaccato il timpano e sbattuto a terra sua figlia, spezzandole talmente il cuore che si sarebbe chiusa in se stessa per cinque anni. Mio padre era un servitore dello stato. Seguiva la legge. Ma se l'avesse saputo… se fosse andato a cercare Justin e lo avesse picchiato forte tanto quanto quella mano che aveva colpito me… da figlia femmina voglio un bene dell’anima al mio papà, ma se l’avesse fatto, l’avrei abbracciato ancora più forte di quanto io abbia mai fatto in vita mia. Lo avrei amato ancora di più, perché avrei saputo che il suo sentimento per me era così profondo da far prevalere l’impulso sulla ragione e da mandare la ragione a farsi fottere. Non gli avevo dato l’opportunità di prendere quella decisione. L’avevo protetto, perché dentro di me… forse sapevo quale sarebbe stata la sua scelta. E per Justin non valeva la pena di rischiare di far perdere il lavoro a mio padre. Nè di spezzargli il cuore, come aveva fatto con il mio.
Guardai la bottiglia di Eric, ancore piena fino all’orlo. « Puoi uscire da Darren senza il permesso del tuo agente della condizionale?»
Annuì. « Sì, non posso solo lasciare lo stato.»
« Andiamo da qualche parte.»
« Cosa, adesso?»
« Sì, andiamo da qualche parte. Un posto tranquillo. Con dell’acqua.» Come quel lago di cui  mi aveva parlato nelle sue lettere, quello sulle rive del quale avevo immaginato noi due così tante volte.
Mi lanciò un tipo di sguardo che mi sarei aspettata da un amico protettivo.
«Vuoi che un condannato appena uscito di galera ti porti in un posto tranquillo?»
« Sì.»
Lui ci pensò su un attimo, poi si alzò. « Okay, allora.»
Abbandonammo la sua birra quasi intonsa e il mio cocktail a metà, le luci al neon, l’odore acre del bar e il suo tepore, infilandoci cappotti e altri indumenti vari dopo aver varcato l’uscita. Eric mi condusse  fino a un vecchio pickup color argento, parcheggiato a mezzo isolato di distanza, ci girò attorno e aprì la mia portiera.
« Tieni indosso i guanti,» mi avvertì, chiudendomi dentro. Salì al lato guida. « Il riscaldamento di questo catorcio è rotto da prima che mi mettessero in galera.»
Allungò la mano dietro al sedile per prendere  il suo berretto. Io mi infilai la sciarpa e il motore si mise in moto.
«Dove ti porto?» mi chiese, allontanandosi dal marciapiede.
«Quanto è lontano il lago di cui mi hai parlato? Quello che ti mancava quando eri dentro?»
« Una quarantina di minuti, circa.»
«Andiamoci.»
«Se proprio vuoi.» Fece inversione a U e prese la direzione dell’autostrada.
Viaggiammo in silenzio per un bel po’, finchè non imbucammo una strada poco frequentata, lasciandoci alle spalle la parte industriale del Michigan, per scivolare lungo una campagna caduta in letargo e a dei boschi.
La sua voce ruppe il silenzio. «Perché vuoi vedere così disperatamente quel lago?»
«Sto cercando di capirti. Voglio vedere il luogo di cui mi hai parlato. Sembra…sembra incarnare tutto quello che la prigione ti ha portato via.» Ed è il posto dove lui aveva fatto avvicinare i nostri corpi, in quelle fantasie che aveva scritto per me.
«Non sarà per niente simile al luogo che mi manca. Ghiacciato, buio. Neve da tutte le parti.»
«Dovrà bastare.»

Intuii che vicino a me Eric stava annuendo.
*****
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22 commenti:

  1. Questo capitolo vale tutta l'attesa! Non vedo l'ora di leggere il seguito, crea davvero dipendenza!!! Grazie

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  2. finalmente!!! sempre più intrigante..... non vedo l'ora di leggere il cap successivo.....

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  3. Veramente bello, è proprio vero crea dipendenza, una storia diversa dalle solite... aspetterò la prossima settimana con ansia per sapere se finalmente lei proverà a dare una chance a Eric....
    Monica

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  4. Finalmente qualche piccolo passo , un avvicinamento, chissà come andrà al lago.
    Non vedo l'ora di leggerne ancora

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  5. Bel tipetto la sorella maggiore di Eric.... Tutto sommato mi fa piacere che Annie abbia trovato il coraggio di affrontare di nuovo Eric e dopo tutto quello che accade nel bar, dargli fiducia fino a voler andare in un lungo isolato insieme a lui. Cosa di cui lui si rende perfettamente conto. Questo romanzo è fin qui davvero ben strutturato. Non vedo l'ora di proseguire!

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  6. Una bellissima puntata pervasa di sensualità nonostante
    i dubbi ancora presenti in lei a proposito delle motivazioni del reato di Eric.
    Sono contenta del fatto che nonostante tutto lei si fidi abbastanza di lui da
    chiedergli di portarla al lago...un luogo isolato nel quale saranno soli...
    Inutile dire che aspetto la prossima puntata con ansia...
    sempre più bella questa storia!

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  7. Salve ragazze, che succede?
    Ci eravamo appassionate alla storia di Eric e Annie e quando non ho visto più uscite nel mese di Agosto ho pensato che giustamente un pò di ferie spettano a tutti.
    Ma riprenderete vero? Non lasciateci a metà vi prego!!!
    Un caro saluto,
    Lori.

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    1. No, no riprende don't panic, solo un pochino di attesa... chi traduce, cioè la sottoscritta, in questo periodo ha avuto altro da fare, ma Eric E Annie, prometto, torneranno presto! ;)

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    2. Ok, il mio mantra ora sarà don't panic!!!

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  8. Non vedo l'ora!! Ormai sono presa da questa vicenda intrigata!

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  9. Ok, non resisto.... mi piacerebbe sapere come finisce questa storia, mi ha talmente coinvolta....
    Monica

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    1. Prossimamente Eroc e Annie torneranno Monica, continua a seguirci!

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    2. Prossimamente Eroc e Annie torneranno Monica, continua a seguirci!

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  10. Decisamente bello!!! Sono molto curiosa di sapere come continua!!!
    a quando il prossimo capitolo???
    Serena

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  11. MA!! Non continua più? Finisce così??

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    1. No, non finisce così Betta... sono io che non ho ancora tradotto le altre parti...

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  12. Francy.. che succede? Non puoi lasciarci così appese..! Ho appena finito di leggere tutti i capitoli e devo dire che mi è piaciuto un sacco, non vedo l'ora di conoscere il resto della storia di Eric e Annie. Io non leggo in inglese, perciò è tuo "dovere" non lasciarci deluse 😢
    Inoltre ti faccio i complimenti per la traduzione che è impeccabile, sei riuscita assolutamente a coinvolgermi! 😊
    Datti da fare, mi raccomando! 😘

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    Risposte
    1. Cara donatella abbi fede, impegni vari pemettendo so già che presto mi rimetterò all'opera e vi regalerò nuovi capitoli di Eric e Annie...ancora un po' di pazienza...

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  13. Ciao, abbiamo ancora speranze di leggere il proseguo? Il mio è più un promemoria perché sono ottimista e sono certa che andrai avanti...��

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