AMOR VOLAT UNDIQUE ( L'amore vola ovunque) di Anna Joy French


Amor volat undique, captus est libidine. iuvenes, iuvenculae, coniunguntur merito. siqua sine socio, caret omni gaudio; tenet noctis infima sub intimo cordis in custodia; fit res amarissima. /  L’amore vola ovunque, prigioniero del desiderio. Giovani e giovinette si uniscono secondo natura. Se qualche giovinetta rimane senza amante, non prova alcuna gioia; tiene rinchiusa nel profondo del suo cuore una notte buia e triste; questa è un’esperienza amarissima.

Venezia, 13 giugno 1785
Un bagliore cinereo annunciava la nascita del nuovo giorno e si irradiava attraverso le fessure del portellone di legno accostato sull’unica finestra della stanza. Lucia Gradenigo abbracciò da tergo il corpo muscoloso del suo giovane amante che, seduto sul bordo del letto, si infilava alla svelta i pantaloni. Le dita affusolate e avide gli artigliarono il torace e il capo si abbatté contro la nuda schiena maschile.
«Vi prego, restate ancora!»
«Non posso Lucia, è quasi l’alba. Dobbiamo essere prudenti, lo avete detto anche voi.»
Lei lo strinse a sé con forza e gli posò le labbra calde sul collo. «L’ho detto ieri, prima che questo fuoco che ho dentro prevaricasse la ragione.»
Senza replicare, l’uomo si alzò e si diresse verso una seggiola, dove erano appoggiati un’elegante camicia bianca di raffinato bisso e un tabarro nero. Si rivestì alla svelta, calzò gli stivali, con estrema cura si nascose sotto il pesante mantello, quasi volesse scomparirvi all’interno, infine indossò il tricorno e una maschera nera che lasciava scoperti solo bocca e mento. Girando il capo verso la donna, si lasciò sfuggire un vago sorriso.
«Devo andare» le disse, scacciando a fatica l’immagine di quel corpo discinto che, tra le coltri, fremeva ancora di desiderio.
Lei lo osservò, rapita, le labbra appena socchiuse pronte a una nuova supplica, ma le parole le si smorzarono in gola, arrestate dall’orgoglio. Scese dal letto, con rapidi gesti indossò la sottoveste, poi si diresse verso l’uomo. «Pensate ancora a Ester, non è così?» gli chiese, scrutando con sguardo bieco l’espressione indecifrabile che lui aveva assunto. «Vi ho sentito chiamarla nel sonno, non mentite.»
Lui fissò il volto cereo di quella donna dall’età indefinita, incorniciato da una meravigliosa chioma  corvina.
«È stato uno sbaglio, Lucia, non avremmo dovuto lasciarci andare. Ero disperato, ieri sera. Lei… lei non mi perdonerà mai.»
Lucia chiuse gli occhi e sparse nell’aria una risatina sgraziata. Subito dopo il bel viso si velò di risentimento. «Scuse! È solo una ragazzina viziata, vi ha lasciato senza spiegazioni e se n’è andata chissà dove. E voi che cosa fate? Vi sentite in colpa per averla tradita.»
«Sono ancora suo marito e non conosco il motivo della sua fuga. Non dovevo essere così impulsivo!» ribadì lui, mentre si dirigeva verso l’uscita. 
«Aspettate!» lo richiamò Lucia con risolutezza un attimo prima che aprisse la porta. «C’è già molta luce fuori e rischiereste di incappare in qualche spiacevole incontro.» 
La mano dell’uomo esitò sulla maniglia e, come attraversato da una forza oscura, cedette a quel richiamo voltandosi verso la donna. La vide dirigersi verso la parete di fondo e scoprire una porticina celata da un arazzo consunto. «È un passaggio segreto. Entrate e seguite il corridoio davanti a voi, vi porterà direttamente nel salone.»
In pochi passi l’uomo la raggiunse,  si congedò con un cenno del capo e, trattenendo con una mano il tricorno nero sulla testa, entrò nel pertugio. La porta si richiuse alle sue spalle con un tonfo sordo.
Lucia attese col fiato sospeso, finché una specie di rimbombo cavernoso la fece sussultare. Allora il volto si piegò in una raccapricciante smorfia di soddisfazione e le braccia si strinsero attorno al corpo, rabbrividendo per un freddo improvviso. Afferrò lo specchio appoggiato sullo scrittoio e sorrise beffarda davanti all’immagine riflessa di se stessa. Si passò l’indice sulle labbra ancora tumide, si sfiorò il collo con le unghie affilate e socchiuse gli occhi al ricordo di quella notte di piacere, il demone della follia riflesso sul volto.
«Mio adorato Ruggiero, mi dispiace, ma non potevo proprio lasciarti andare…»

Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, 13 giugno 2015
Le rondini fendevano il cielo terso dell’afoso pomeriggio estivo e una piacevole brezza marina faceva stormire le foglie dei pioppi che circondavano la biblioteca. L’odore stucchevole dei gelsomini in fiore penetrò all’interno dell’antico edificio attraverso le finestre socchiuse, ma non riuscì a distogliere la dottoressa Ester Rambaldi dall’incunabolo ingiallito che era intenta a leggere. Era così immersa nel suo lavoro, che quasi non udì il rumore cadenzato di tacchi femminili che battevano con decisione sul pavimento. Fu la voce irriverente di Lucia, la custode della biblioteca, a riportarla con i piedi per terra. «Tesoro, ancora qui?» domandò.
Ester alzò finalmente lo sguardo verso la donna che le stava di fronte con un mazzo di chiavi tra le mani e un eccentrico chignon che le aumentava la statura di almeno dieci centimetri. Gli occhi blu brillarono d’eccitazione dietro i vetri bombati delle lenti e una smorfia di stupore misto a gratificazione attraversò velocemente i lineamenti graziosi del suo viso.
«La storia di quest’uomo mi ha letteralmente affascinata, Lucia: è stato ucciso dall’amante che non si rassegnava a perderlo. Gettato in un antico pozzo all’interno di uno dei palazzi sul Canal Grande. Che morte
orribile!»
Lucia non mostrò la reazione d’interesse che Ester si aspettava, mantenne la sua espressione vacua e impaziente, tipica di chi non vede l’ora di svignarsela.  «Sono le cinque, cara!» dichiarò brusca, mentre si toglieva di dosso l’anonimo camice grigio e sfoderava un tailleur rosso fuoco. «Oggi è sabato e io non voglio passare un minuto di più tra vecchie scartoffie e gente morta da secoli. Perché non vieni anche tu con me? C’è una bellissima festa a palazzo Contarini. Alcuni amici mi aspettano, potrei presentarti un certo professore inglese...»
«Non so, dovrei prima finire di trascrivere questo documento» rispose Ester mostrandosi distratta, gli occhi di nuovo incollati alle pagine del manoscritto.
«Non posso tollerare che una bella ragazza come te ammuffisca qui dentro» protestò l’amica.
Annoiata, Ester alzò gli occhi al cielo in segno di impazienza.
«Stai diventando monotona con le tue prediche, lo sai? Piuttosto lasciami le chiavi, o dovrò dormirci davvero in questa topaia. Se finisco in tempo ti raggiungo. Promesso!»
«Come vuoi tu, ma so già che non verrai!» dichiarò l’altra lanciando il malloppo di ferro sul tavolo. «E non fare le ore piccole, mi raccomando!»
Ester salutò l’amica con un fugace sorriso. Afferrò la prima biro a portata di mano e se la rigirò più volte nella matassa di capelli biondi, poi la infilzò nella crocchia che aveva creato.  Solo allora si accorse del silenzio assoluto che era calato nella stanza. Era così compatto da far quasi male alle orecchie. Deglutì a fatica e, per almeno tre volte, lesse il numero di inventario del documento senza riuscire a ricordarlo, quindi giocherellò nervosamente col pulsante di una penna a scatto, trovata per caso tra una serie di fogli ammonticchiati.
Aveva bisogno di una pausa, decise. Si alzò, afferrò la borsa appesa allo schienale della sedia, frugò pacatamente all’interno in cerca di qualche monetina e poi si diresse con passo deciso verso la biglietteria, dove c’erano le macchinette per il caffè.
 Finalmente un rumore rompeva quella calma fastidiosa, pensò, mentre osservava il liquido scuro scendere lentamente nel bicchiere di carta con un prepotente gorgoglio. Quando la macchina smise di borbottare ebbe una lieve percezione, un sibilo di voce che le si insinuò nelle orecchie, assieme ad un soffio di aria gelida.
Aiutami!
Un brivido le serpeggiò lungo la schiena e una consistenza impalpabile le sfiorò i capelli. Rabbrividì. Strinse le braccia attorno al petto, si abbottonò il cardigan fino al collo e fece per tornare sui suoi passi.
Aiutami!
«Chi c’è?» gridò decisa, ma dalle sue labbra uscì solo un suono stridulo. Cercò di affrontare la situazione con lucidità. Non c’era nessuno, accidenti! Era solo stanca oppure quella buontempona di Lucia le stava facendo uno scherzo. Forse era ancora lì da qualche parte, e si stava prendendo gioco di lei. 

Ma non ebbe il tempo di verificare perché una sagoma le si materializzò davanti come un’ombra solida, impedendole di andare oltre. Un uomo alto e muscoloso le piantò addosso uno sguardo d’acciaio e le afferrò 

un polso con una presa energica. Lei restò incatenata agli occhi di un verde quasi innaturale, non riuscendo a muoversi di un solo passo o pronunciare una parola. Sentì solo le sue gambe farsi di burro e la stanza girarle intorno sempre più velocemente, la vista si annebbiò, poi più nulla…

Fa freddo qui, sempre, anche quando il sole brucia le pietre dei vicoli che circondano questo palazzo, la mia prigione. Ci separano generazioni, discendenze numerose come firmamenti. Eppure ti sento ancora mia. Sono solo un’ombra che si perde negli ultimi bagliori del crepuscolo. Vago tra i riflessi della luna, percorro calli sempre uguali, tormentato dai respiri della gente, dalle loro odiose risate. Non sanno niente, loro. Niente.
Era passato molto tempo dall’ultima festa da ballo a cui Ester aveva partecipato. Lei non amava la musica, almeno non quella moderna. Lucia però l’aveva incuriosita sull’originalità di quell’evento. Il proprietario aveva speso una fortuna per allestire palazzo Contarini nel tentativo di rievocare una sontuosa festa danzante del settecento. Percorrendo il calle che conduceva al sestiere di San Marco, Ester pensò che Venezia non era mai cambiata nel corso di tanti secoli. I festeggiamenti impazzavano anche in estate e la città, gremita di turisti, si rivestiva di spensieratezza. Senza quasi rendersene conto si ritrovò  sull’ingresso di un sontuoso palazzo a forme gotiche. All’improvviso una folata di vento gelido scivolò sulle pietre livide della facciata, alzando un mulinello di polvere. Sollevò lo sguardo verso il cielo violaceo, ormai prossimo all’imbrunire, e alcuni corvi si alzarono in volo dalle alte guglie merlate, gracchiando all’unisono. Ester fu attraversata da un brivido e si strinse addosso il leggero scialle che le copriva le spalle. 
Dopo aver lasciato il proprio nome all’uomo in portineria, le fu concesso di entrare. Sollevò le gonne e si accinse a salire la sontuosa scalinata di marmo bianco che conduceva al piano nobile. Si udivano con
chiarezza gli schiamazzi e la musica melodiosa provenire dalle stanze di sopra. Salito l’ultimo gradino, esitò sulla soglia. Lo sguardo vagò tra la moltitudine di persone danzanti, in cerca della sua amica. La scorse dall’altro lato del salone, in compagnia di due uomini vestiti da Bauta. Sorrise tra sé. Lucia non aveva perso tempo e il suo travestimento appariscente era come uno specchio per le allodole: un bellissimo abito di organza rosso, un cappellino piumato e una vezzosa mascherina bianca di macramè che le copriva solo gli occhi. I suoi colori vivaci risaltavano in netto contrasto con i pesanti tendaggi di velluto scuro alle sue spalle. Qualcuno sembrava averli messi lì di proposito per impedire alla luce esterna di entrare, ma non era tutto. Le
pareti, affrescate con motivi araldici e tralci vegetali che si ingarbugliavano su un fondale pallido, odoravano ancora di pittura fresca e un candelabro di bronzo, al centro del soffitto, irradiava un bagliore palpitante. La stanza era affollatissima e un fastidioso effluvio di corpi sudati, pellame, cibo e acqua di colonia, le salì alle narici, infastidendola. Portò l’attenzione su di sé, per assicurarsi che il suo abbigliamento fosse in ordine e adatto all’occasione, e il suo cuore perse un battito per la meraviglia. Quando aveva indossato quel vestito? Non ricordava nulla, pensò con stupore, osservando il pregiato abito di seta bordeaux che aderiva perfettamente alle sue forme. Si passò la mano sul viso, anche lei portava una maschera: una Moretta di velluto nero. 
Agitando nervosamente la mano guantata, Lucia la invitò ad avvicinarsi.
Benché frastornata dalla confusione, le mani ben salde sulle pieghe della gonna, Ester si fece coraggio e attraversò la sala. Scartò con abilità le coppie che ondeggiavano, impegnate in un faticoso valzer, quindi raggiunse l’amica e i suoi misteriosi accompagnatori.
 «Finalmente ti sei decisa! Ti presento i miei nuovi amici…» ammiccò Lucia piegando le labbra in un sorrisetto furbo. «Questo è George Patterson, un ricco uomo d’affari di Londra.»
L’uomo si protese verso Ester e le afferrò la mano per baciarla. «Piacere di conoscervi!» esternò, storpiando la pronuncia col tipico accento britannico. La presa energica delle sue dita la lasciò per un poco disorientata, e osservandolo con attenzione, non poté non notare gli occhi azzurrissimi che scintillavano attraverso le fessure della maschera e le ciocche di capelli biondi che spuntavano qua e là da sotto l’elegante tricorno nero.
Lucia spostò l’attenzione verso il secondo interlocutore. «Ed ecco il miglior amico di George, un veneziano. Lui è…»
«Non c’è bisogno di fare nomi» l’anticipò l’altro svelto. La sua voce era calda, piena di forza.
Ester ebbe una lieve percezione, un sibilo che le si insinuò nelle orecchie assieme a un soffio di aria gelida.
«Questa è una festa in maschera e, anche se non siamo a carnevale, è concesso di restare nell’anonimato» riprese lui, «Felice di conoscervi madame, non siete tenuta nemmeno voi a presentarvi.»
Con un gesto elegante si inchinò a baciarle la mano. Le labbra calde si posarono sulla stoffa del guanto di trine che le fasciava la pelle, tuttavia l’esile barriera non ostacolò quella bruciante carezza, carica di un’autorità tutta maschile.
Il cuore di Ester sussultò e un brivido le serpeggiò lungo la spina dorsale.
Nascondendo l’imbarazzo dietro un mezzo inchino, si presentò: «Ester Rambaldi. Io non amo i misteri. Ma avrete di sicuro una buona ragione per non rivelare la vostra identità.»
Le labbra di lui si piegarono in un mezzo sorriso e due pieghe seducenti comparvero ai lati della bocca. «Siete una donna giudiziosa» rispose prontamente. 
Ester indugiò lo sguardo sull’uomo per un istante in più del dovuto e ciò che vide le fece imporporare le guance di timidezza. Una giacca nera dalle code svolazzanti avvolgeva con eleganza le spalle ampie. La maschera copriva solo parte del volto: il mento volitivo era ben visibile, così come le labbra spesse. Il ritratto del gentiluomo romantico e misterioso era completato dai pantaloni color camoscio che fasciavano perfettamente le lunghe gambe muscolose e dagli stivali lucidi di cuoio nero. Era ancora intenta a studiarlo, quando si levò, improvviso, l’attacco dell’orchestra, che iniziò a suonare un valzer lento. Lucia afferrò l’avambraccio dell’inglese e ammiccando un sorrisetto lo trascinò verso il centro della sala. La tensione tornò ad assalire Ester impietosa e densa come una coltre di nebbia.
Iniziò a guardarsi intorno, disorientata. Avrebbe voluto scomparire dietro uno di quei preziosi e alquanto poco rassicuranti tendaggi, tanta era la sensazione fastidiosa e pesante che quell’uomo le procurava solo con la sua silenziosa presenza. Un carisma unico. Persino l’aria sembrava vibrare intorno a lui.
Doveva allontanarsi da quella situazione scomoda, decise. Non aveva voglia di ballare, tantomeno di
colloquiare con quell’inquietante sconosciuto. Senza preavviso alzò le gonne e si precipitò verso l’unica finestra aperta. Una volta fuori, appoggiò le mani sulla balaustra fredda del balcone che si affacciava sul Canal grande. Inalò l’aria, socchiudendo gli occhi, e assaporò i rumori della notte. Lo sciabordio delle acque, gli allegri schiamazzi lontani. Si era appena rilassata, quando una presenza si materializzò come un’ombra solida alle sue spalle. Turbata dallo spostamento d’aria, si voltò.  L’uomo misterioso era lì, davanti a lei. Si era tolto la maschera e ora la stava scrutando con uno sguardo d’acciaio. Senza nascondere la preoccupazione Ester lo fissò in volto. Restò incatenata a quello sguardo glaciale, non riuscendo a muovere un solo passo o a pronunciare una parola. Gli occhi verdi, i lineamenti marcati, ciocche di capelli castani ricadevano ribelli sulla fronte ampia, velando appena la vistosa cicatrice sopra l’occhio sinistro.
«Oggi Dio mi ha concesso la grazia di poterti riabbracciare» esordì lui con voce arrochita. Non chiedo altro, mia dolce Ester. Solo dedicami un pensiero, serbalo nel cuore. A quello farò fede per tornare da te».
Ester provò a schiudere le labbra per replicare, mosse un piede nel tentativo di allontanarsi, ma la presa energica di lui le bloccò un polso e subito dopo si ritrovò avvolta nella morsa delle sue braccia senza preavviso. Gemette, provò a opporsi. In tutta risposta l’uomo le sfilò bruscamente la mascherina di velluto dal viso e la bocca calò avida sulla sua, inebriandole i sensi. Un bacio pieno di passione suggellò l'unione delle loro anime, e ne seguirono altri, più intensi. Ester avrebbe voluto sottrarsi, fuggire via, eppure una pulsione primitiva la obbligava ad arrendersi alla furia di quei baci, come se essi fossero il frutto di un’attesa snervante protrattasi oltre ogni ragionevole tolleranza.
«Chi siete?» mormorò con una voce che era poco più di un sussurro, appena le fu concesso di riprendere fiato. «Non capisco…»
«Ricordati le mie parole: amor volat undique, l’amore vola ovunque.»
Una corrente d’aria serpeggiò tra i tendaggi, e la sagoma dell’uomo che le stava di fronte scomparve avvolta dai drappeggi delle stoffe. All’improvviso Ester trovò solo il vuoto davanti a sé. Sentì le gambe farsi di burro e la stanza girarle intorno sempre più velocemente. La vista si annebbiò, il suo corpo, come paralizzato, precipitò in un vortice oscuro.

Il tuo sorriso, mia signora. Un sorriso che bramo da secoli. Quella notte te l’ho strappato e l’ho dato in pasto a demoni ululanti. Ora sei tornata da me, in questa città che un tempo è stata il nostro rifugio. Dio, ti prego, estirpa le radici di questo mio tormento!

Adagiata sul divano della saletta d’ingresso della biblioteca, Ester Rambaldi sembrava essere in uno stato di trance.
Lucia era seduta al suo capezzale e le stava passando un fazzoletto bagnato sulla fronte. «Ester, svegliati!» implorò, visibilmente sconvolta da quanto stava accadendo.
Gli occhi di Ester fecero un movimento impercettibile sotto le palpebre. Poi un altro movimento, stavolta più deciso, dall’alto verso il basso, infine le palpebre si dischiusero e le pupille si rimpicciolirono abituandosi alla luce. «Che c… cosa? Lucia, dove sono?»
«Gli inservienti ti hanno trovata accanto al tavolo, riversa a terra e priva di conoscenza» spiegò l’amica carezzandole la fronte. «Mi hanno chiamata subito. Per fortuna non avevo fatto molta strada.»
Ester sentì la necessità di mettersi a sedere. Puntellandosi sui gomiti riuscì a sollevare solo mezzo busto. «Sto bene!» dichiarò, cercando di convincere anche se stessa. «Io credo che… credo che sia solo il caldo, e poi ho lavorato troppo in questi giorni. Dovevo darti retta e seguirti a quella festa in maschera.»
Lucia fece un balzo all’indietro piena di stupore. «Quale festa, in nome del cielo! Tesoro, vuoi che chiami un dottore?»
In preda alla confusione, Ester si impose il controllo assoluto delle emozioni. Era stato solo un sogno. «No, no, sto bene!» affermò con decisione. Poggiò un piede a terra, poi l’altro. Si alzò lentamente e barcollando raggiunse la sala della biblioteca sotto lo sguardo incredulo di Lucia, che la seguiva a ruota per assicurarsi che non svenisse di nuovo.
Raggiunto il tavolo di lavoro, recuperò la borsa e il soprabito. L’odore della cartapecora e della muffa sui libri antichi le torturò le narici. Chiuse la filza dei documenti ai quali stava lavorando da giorni e una busta ingiallita cadde a terra con un lento volteggio.
«Che cos’è quello?» domandò Lucia sempre più confusa.
Ester si chinò e raccolse la lettera. La aprì, le dita che tremavano senza una ragione precisa.
Dentro vi era un biglietto vergato con una raffinata calligrafia.
Lo estrasse per leggerlo, il cuore che le esplodeva nel petto senza una ragione precisa sembrava profetizzare qualcosa di inspiegabile.
Ti aspetto questa notte al Ponte dei Sospiri. Concedimi il perdono o solo la possibilità di rivedere i tuoi occhi, Ester. Saprò farmela bastare, mi aggrapperò a un’illusione. Amor volat undique.
                                                      Tuo marito Ruggero Contarini Fasan, Venezia 13 giugno 2015.


 FINE

CHI E' L'AUTRICE
ANNA JOY FRENCH vive in un paesino del centro Italia immerso nel verde. Dopo aver lavorato per anni come ricercatrice e archeologa, ha deciso di lasciare la carriera accademica per dedicarsi alla famiglia. Ama il mare e la storia medievale, soprattutto quella dell’Italia del sud. Si è avvicinata per divertimento alla scrittura creativa, scoprendo nel romance una grande passione. Della precedente esperienza universitaria ha conservato lo spirito d’avventura, così, appena può, intraprende viaggi nei luoghi più suggestivi del mediterraneo, alla ricerca di nuovi spunti per le sue storie. Cuore Normanno, il suo primo romanzo, è stato pubblicato nella collana classic dei Romanzi Mondadori nella primavera del 2015.

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40 commenti:

  1. L'atmosfera di Venezia è sempre magica e questo racconto ne è la conferma. Appassionato e misterioso il nostro gentiluomo innamorato. Peccato non conoscere il seguito.

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  2. Sono letteralmente rimasta rapita da questa storia carica di mistero e magia... Ed ecco la doccia fredda finale! Vorrei tanto conoscere l'epilogo...

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    1. Ti confesso, cara Giulia, che per me è il primo racconto ambientato in un'epoca diversa dal medioevo. Grazie per l'incoraggiamento!

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  3. Suggestivo e misterioso, incatena l'attenzione. Necessita ASSOLUTAMENTE di una più ampia e soddisfacente costruzione che dia vita ad un romanzo memorabile. Milena

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  4. Questo racconto mi ha stregata fin dall'inizio: misterioso, affascinante, magico... e con un protagonista maschile indimenticabile. Spero ardentemente in un seguito. :-)

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  5. Intrigante il mistero irrisolto e magica Venezia, ora voglio il seguito!!!

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  6. Davvero bello, intrigante e suggestivo........manca solo......il seguito!

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    1. Scrivo una risposta cumulativa per tutte quelle che chiedono il seguito: va bene, mi avete convinta: mi metto subito a scrivere!

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  7. Davvero intrigante questo racconto veneziano diviso in due epoche, che la Dea ti benedica, consorella Anna

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  8. Anna Joy French21/08/15, 21:06

    Vi ringrazio di cuore per tutti questi bellissimi commenti, davvero non pensavo vi piacesse! Ho scritto “Amor undique volat” durante la stesura di “Cuore normanno” con un’ambientazione del tutto diversa per evadere un po’ dalla routine medievale. Il racconto è stato poi pubblicato su un’antologia a cura della casa editrice “La mela avvelenata”. Infine ne ho riacquisito i diritti dopo la chiusura della CE e l’ho ampliato e migliorato nello stile. Non ho mai considerato l’idea di scrivere un time travel, ma potrei iniziare proseguendo questa storia e poi… chissà? Anna Joy French

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  9. Descrizioni verosimili, personaggi perfettamente caratterizzati: resta la voglia di conoscerne il seguito. Brava, Anna!

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  10. Davvero un bel racconto. Venezia e il suo fascino misterioso sono atmosfere indimenticabili. I racconti storici mi piacciono molto, soprattutto se abbinati alla doppia narrazione presente/passato ;-)

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    1. Grazie, Viviana, sono al mio primo tentativo con due epoche diverse. :)

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  11. Atmosfera, mistero, un amore senza tempo. Una Venezia magica. Magnifico!

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  12. Lettura davvero piacevole, a parte il tradimento, argomento che trovo sempre molto indigesto. Comunque la colpa è di Ruggero (che doveva struggersi per la sua bella senza cercare consolazione altrove!), mica dell'autrice ;)
    I time travel hanno sempre un fascino particolare, niente è più romantico di due anime che trascendono il tempo e lo spazio.
    Un seguito sarebbe più che gradito ^_^

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  13. Si Anna, attendero' con ansia qualcosa di piu'! Patty

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  14. Ancora altri commenti! Grazie, vorrei rispondere a ogniuna di voi, ma purtroppo la linea internet va e viene. Rinnovo la mia promessa di scrivere un seguito. Non possiamo lasciare i protagonisti sospesi tra due epoche, vero? Quanto al tradimento, credo che Ruggiero abbia espiato la sua colpa. Con tutti i secoli che ha dovuto aspettare per rivedere Ester!

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  15. Sicuramente non posso non amare questo racconto per vari motivi:
    1 parla della mia Venezia ed io da buona Veneziana anche se di terraferma non posso non amare la location
    2. La biblioteca Marciana il mio sogno potermi perdere li dentro
    3. le due epoche un pò stile time travel come non amarli
    e poi due protagonisti sensuali e dolci.
    Tutte ti hanno chiesto un seguito io ti chiedo di più perchè non un bel ebook con questo e il seguito insieme????
    E vai chiedere in grande va sempre bene, per ridimensionarci c'è sempre tempo
    ahahah

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  16. Sono rimasta affascinata dal racconto con sua atmosfera misteriosa. Belle le descrizioni dei personaggi e dell'ambiente. Certo non può finire così! Aspetto anch'io la continuazione di questa vicenda intrigante.

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  17. Davvero incantevole il modo in cui hai strutturato questo racconto. Se non continui ti perseguiterò fino a farti scrivere la storia solo per me. Complimenti Anna Joy French

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    1. Ciao Emiliana, ti prometto che ne farò un romanzo. Ormai mi avete convinta! :D

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  18. Come non amare Venezia? E come non considerarla il luogo perfetto per amori travagliati ed eterni?
    Questo racconto m'è piaciuto davvero tanto, il protagonista è ammaliante, l'atmosfera misteriosa ben resa. Sarebbe un peccato lasciarlo così, strutturandolo e ampliandolo ne verrebbe fuori davvero un bel romanzo.
    Anna su, pensaci, facci contente!

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  19. Mi associo ai numerosi complimenti per questo affascinante e misterioso intreccio tra passato e futuro. Peccato ci abbia lasciato un tantino in sospeso: sono curiosa di sapere come si evolverà la storia...

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  20. non amo solitamente gli storici e ho iniziato la lettura sapendo che l'autrice mi averbbe comunque incantato. ma il fatto che ci sia stata questo connubbio tra passato e presente è stata una bellissima sorpresa. racconto molto affascinante, ma decisamente corto e lascia un po' troppo in sospeso, però mi è comunque piaciuto molto.

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  21. Un amore che supera il tempo e la morte. Molto carino.
    Miriam Formenti. In bocca al lupo.

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    1. Grazie Miriam! Detto da te è davvero gratificante. :)

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  22. Mi piace il modo in cui scrivi, è ricercato come piace a me e sì adatta perfettamente alle atmosfere che hai ricreato. Di norma gli intrecci tra presente e passato non mi piacciono molto, ma una volta arrivata alla fine mi è rimasta la voglia di continuare e questo significa che sei riuscita a catturarmi :)
    brava!

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    1. Grazie Regina, ricambio i complimenti! Ciao!

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  23. Sto leggendo molti romanzi storici e il genere mi affascina ma non sono riuscita ad appassionarmi a questo racconto.L'ho trovato un po' caotico nella narrazione.Trama suggestiva ma non ben raccontata.Comunque tantissimi auguri!!!!Spero davvero che tutte voi troviate il vostro spazio

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  24. Racconto davvero suggestivo, ho adorato il mescolarsi del presente al passato e la magica atmosfera veneziana. Tuttavia non l'ho votato fra i preferiti perché mi è sembrata troppo "fisica" la materializzazione nel presente del defunto Ruggero. Io amo i time-travel (in fondo anche il romanzo che ho scritto io appartiene a questa categoria),ma mi ha un po' disturbata l'idea di quest'uomo che riesce ad apparire nel presente e a lasciare tracce tangibili come delle lettere. A parte questo aspetto comunque, l'intreccio è proprio godibile e la lettura appassionante.

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  25. Antonella e Daniela, grazie per vostri commenti. Sono davvero molto contenta di aver partecipato a questo contest perché il confronto diretto con le lettrici è il modo migliore per perfezionarsi. Quando ho iniziato a scrivere questo racconto, non ho pensato a un vero time travel, infatti, non ho seguito i canoni classici di questo tipo di narrazione. Per quanto riguarda il fatto che Ruggiero abbia una sua corporeità, nonostante la morte, ammetto che sia surreale, ma ho volutamente inserito questo mistero irrisolto per affascinare il lettore. Non so se ci sono riuscita e comunque ho già in mente una spiegazione logica che svilupperò nel romanzo.

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  26. Bella l'ambientazione, il ballo in maschera e questa storia misteriosa, vorrei saperne di piu.

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  27. Bella l'ambientazione, il ballo in maschera e questa storia misteriosa, vorrei saperne di piu.

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  28. concordo con i pareri delle altre il racconto è avvincente l'ho letto con piacere ma il finale mi sembra tronco.FORSE sarebbe il caso di dare un seguito a questa storia così romantica descrivendo la vita dei due protagonisti elisabetta

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  29. l'idea di un ebook come suggerito potrebbe essere un'idea.brava Anna Joy French mettitti subito al lavoro per il seguito.elisabetta

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