A PORTATA DI CUORE di Floriana G.


Le luci della sala d'aspetto le bruciavano gli occhi.
Elisa si tolse gli occhiali e si strofinò le palpebre, quasi a voler cancellare la stanchezza .
 - Perché non vai a casa? Se ci sono novità, ti avviso io, -  la voce di Sergio la richiamò  al presente.
 - Sei pallida e sei anche dimagrita - continuò l'uomo, studiandola.
Elisa sorrise dolcemente. - Voglio stare qui - disse tranquilla.
- Voglio esserci quando si sveglierà - era sicura che si sarebbe svegliato.
- E poi - continuò, cercando di mostrare allegria - Un paio di chili persi non mi faranno male - strizzò l'occhio a Sergio e si alzò.
L'uomo la guardò  allontanarsi.
I chili persi in verità sembravano più di cinque.
Erano due settimane che Elisa viveva tra l'ufficio e la sala d'attesa della clinica privata dove era ricoverato Fabrizio.
Sergio Maggiori sospirò.
L'incidente era stato davvero terribile. Benché non avesse riportato traumi fisici ma solo escoriazioni su tutto il corpo, Fabrizio Fossi, giovane imprenditore di successo, giaceva da due settimane in coma.
Elisa  Raggio la sua assistente continuava a svolgere le sue funzioni al lavoro.
Impeccabile nel assecondare e boicottare, allo stesso tempo, il consiglio di amministrazione che aveva temporaneamente preso in gestione le imprese Fossi.
In parole povere: il cognato e la matrigna del giovane imprenditore.
Il connubio era denominato da tutto il personale della clinica: i due avvoltoi.
 Il resto del suo tempo, Elisa  lo passava lì, vegliando il  sonno innaturale dell'uomo che ormai da tre anni era il suo capo.  L'uomo di cui era inevitabilmente, scontatamente, terribilmente innamorata.
- I medici danno per possibile una sua guarigione - disse Sergio guardando oltre il vetro nella stanza in cui giaceva Fabrizio, ormai un tutt' uno con tubi e macchinari.
- Se solo si risvegliasse... - sospirò.
Sergio era come un padre per Fabrizio.
 Il migliore collaboratore e amico che avesse, considerato anche il non facile carattere di Fabrizio.
- Sarà più intrattabile del solito - continuò  Sergio, abbozzando un sorriso
 - Povera te, quando si riprende - le strizzò l'occhio .
Elisa sorrise. Sapeva bene che l'uomo parlava così solo per distrarla; probabilmente in tutta l'azienda lui era l'unico che conoscesse i suoi veri sentimenti per il grande capo.
La glaciale, educata, formosa, occhialuta e zitella Elisa Raggio aveva commesso l'errore più classico del mondo.
Chissà quante risate, le giovani e avvenenti segretarie di direzione e i quadri superiori dell'amministrazione si sarebbero fatti alle sue spalle, se solo avessero immaginato.
Ma lei era stata brava. Maledettamente brava a nascondere tutto. Almeno fino ad ora.
Ora lo scudo della freddezza e dell'educazione non  riusciva ad innalzarlo.
- Sono quasi le 22,00 - disse Sergio guardando l'orologio.
 - Cinque minuti e devo andare. Rossana  mi aspetta - terminò facendo riferimento alla sua adorabile moglie.
Elisa annuì.
Si girò verso la finestra e guardò il cielo.
Un manto blu scuro si stagliava su Genova. Piccole luci brillavano come diamanti.
Quasi le sembrò  di vedere una stella cadente.
"Che lui si riprenda." Desiderò appassionatamente, aprendo la finestra.
Era una calda serata di settembre.
Come la sera in cui aveva conosciuto Fabrizio.
I ricordi le affiorarono nella mente e lei non li fermò.
All'epoca, tre anni prima, era una giovane laureata di ventitré anni, piena di prospettive e speranze.
Il suo ottimismo  non  veniva scalfito neanche  dai numerosi colloqui per la ricerca di un lavoro, che si concludevano in una bolla di sapone.
Non riuscendo a trovare niente di adatto  , aveva momentaneamente ripiegato in un lavoro di cameriera.
Suo zio Eugenio, fratello di sua madre, gestiva uno dei ristoranti più rinomati di Genova e le aveva offerto di lavorare per lui.
Così aveva conosciuto Fabrizio.
Era un cliente fisso.
Alto, bruno, occhi verdi e un profumo che scuoteva i sensi.
Solo o in compagnia, che fosse con i suoi collaboratori o con splendide donne che sembravano uscite da un fashion magazine, Fabrizio aveva preso l'abitudine di sedersi sempre ad un tavolo servito da  Elisa.
Suo zio l'aveva presentata come ragazza in gamba e di grande capacità.
Dal canto suo il signor Fossi era gentile ed educato. Le chiedeva dei suoi studi passati e di come procedeva la ricerca di lavoro.
Poi arrivò la sera che cambiò la sua vita.
Lui era a cena con un gruppo di giapponesi; l'interprete non era arrivato e la sua assistente, la signora Galante, era in maternità .
Fabrizio era nervosissimo e non riusciva a comunicare con i clienti che non parlavano neanche  l'inglese e il francese,
Elisa li fece accomodare al suo tavolo e chiese loro cosa gradivano elencandogli il menù; tutto questo in perfetto giapponese.
Da piccola aveva vissuto con i suoi genitori per cinque anni in Giappone e aveva imparato la lingua, coltivandola poi anche dopo il rientro in Italia. Sua madre le diceva sempre che la cultura l'avrebbe sostenuta in futuro.
 Così era accaduto, infatti.
Fabrizio l'aveva guardata come se fosse stata un'apparizione.
- Lei parla giapponese ? le disse constatando l'ovvietà.
Alla sua educata affermazione, le aveva chiesto di supportarla per la definizione di un affare che si sarebbe concluso l'indomani mattina.
Elisa aveva dato prova della sua efficienza e conoscenza e alla fine della serata lui le aveva proposto un' assunzione. Diretta, senza alcun giro di parole.
Ovviamente la giovane aveva accettato.
Era nata così la loro collaborazione.
Erano stati tre anni appassionanti. Elisa aveva amato subito il suo nuovo lavoro.
E aveva amato subito lui.
Ma aveva imparato soprattutto a fingere di non provare alcuna emozione in sua presenza. Aveva nascosto a se stessa di essere una donna e si vestiva e pettinava in modo tale da passare inosservata.
Non si era mai considerata bella. Si truccava pochissimo. Aveva un viso semplice, grazioso e i capelli biondi e fini che portava sempre legati a coda di cavallo. I suoi occhi, di un caldo nocciola, erano belli ma costantemente coperti da grandi  occhiali.
Rimpiangeva di non avergli mai mostrato la vera Elisa, piena di vita e simpatia. Vibrante di emozioni.
Si strinse le braccia attorno, avvertendo improvvisamente freddo.
Un suono acuto riempì l'aria e  guardò Sergio  preoccupata.
Il rumore assordante proveniva dalla camera di  Fabrizio.
Si attaccarono al vetro divisorio.
L'equipe medica era già lì.
- Dottore venga, presto - chiamò una giovane infermiera.
- Il paziente ha aperto gli occhi - aggiunse contenta.
Elisa tremò. Strinse il braccio di Sergio e dimenticò di respirare.
Fabrizio  era ritornato alla vita; era ritornato da lei.
La felicità che la colse, abbassò le sue ultime difese.
Pianse poco dignitosamente appoggiata vetro divisorio della stanza.
Senza ritegno. abbandonandosi totalmente alle emozioni.

Le porte dell'ascensore si aprirono.
La voce tuonante di un uomo rimbombò attraverso la porta della stanza fino  nell'atrio.
Elisa sospirò contenta.
Fabrizio si era ripreso alla grande.
Si fermò sulla porta; si ricompose prima di bussare, indossando la maschera dell'indifferenza.
 La perfetta collaboratrice era pronta.
Bussò e chiese permesso, aprì la porta e lo salutò.
- Buongiorno Fabrizio - nessun sorriso, nessuna gentilezza. solo fredda educazione.
La risposta fu un grugnito poco elegante. L'uomo aveva appena chiuso il telefonino.
- Sarebbe un buongiorno se si decidessero a lasciarmi andare - borbotto l'uomo.
Elisa lo guardò.
Anche se era provato da ciò che gli era successo Fabrizio non aveva perso il suo carisma e la sua energia. Era bellissimo anche con la barba incolta e i grandi occhi verdi, ombreggiati da ciglia lunghissime e cerchiati da lividi  scuri. Le fece tenerezza. La turbò il solo guardarlo.
- Tra poco passerà il medico e saprà darci notizie più sicure sulle tue dimissioni - non si era accorta di aver usato un tono dolce, le labbra curvate in un sorriso timido.
Fabrizio la guardò quasi volesse chiederle qualcosa.
Elisa fu' lesta a girarsi verso l'armadio e lo aprì. giusto per fare qualcosa.
"accidenti, indossa la maschera" si disse.
Prese un  altro cuscino e gli si avvicinò.
- Se proprio devi visionare i documenti della fusione Zurigo, almeno mettiti più comodo - disse con il tono più professionale che riuscì a imporsi.
- Non ho bisogno di essere trattato da ammalato - le disse rabbioso, spostandosi. Quel movimento improvviso  si scontrò con il suo di sistemargli il cuscino e Elisa inciampò contro il piede del letto.
Perse l'equilibrio finendo addosso all'uomo che la chiuse in un abbraccio.
Un suono strozzato uscì dalle labbra di Elisa che si ritrovò  con la testa nell'incavo del  collo di Fabrizio.
Senti l'odore dell'uomo e assaporò il calore del suo corpo.
Il tempo sembrò fermarsi.
Fabrizio la strinse a sè, percependo il suo tremore.
- Sei dimagrita - le disse dolcemente.
Fu sorpresa dalle parole di Fabrizio, ma soprattutto dalla tenerezza con cui le aveva pronunciate.
Fece forza a se stessa per riuscire ad alzare l testa e guardarlo in viso.
Non cercò, però,  di sottrarsi dal suo abbraccio.
 Nè tantomeno Fabrizio sembrava interessato ad allontanarla.
- Come fai a sapere che sono dimagrita ? - chiese stupita.
Un furbo sorriso incurvò le labbra di Fabrizio, conferendogli un'aria vagamente fanciullesca.
- Io ti guardo, dolce Elisa - spiegò l'uomo - Nonostante tu faccia di tutto per passare inosservata , io ti guardo  - terminò semplicemente.
Le sue parole furono accompagnate dalla sua mano che le accarezzò il viso, sfilandole gli occhiali.
- Eri tu - disse, forse più a se stesso.
- Eri tu, che mi chiamavi - le spiegò ,leggendole negli occhi la domanda.
- Durante il coma...sei stata vicino a me. Mi chiamavi,  mi chiedevi di tornare ... di non lasciarti. Ora lo so. Eri tu. -  terminò con convinzione.
Lei lo guardò senza sapere cosa fare. La maschera che usava per proteggersi si sgretolò come argilla secca.
- Non volevo perderti - gli confessò a voce flebile.
Incrociò i suoi occhi e si tuffò in quelle iridi color bosco autunnale.
- La dolcezza con cui mi parlavi... sentivo il calore della tua presenza. - continuò l'uomo, accarezzandole le labbra con il pollice.
Elisa deglutì a vuoto, gli occhi più grandi, il respiro affannoso.
Il bacio che anelava da sempre, la colse impreparata.
L'istinto la soccorse.
Rispose  come non pensava di poter fare e assaporò le labbra dell' uomo che amava.
Divorò il suo respiro.
Passione, amore, desiderio. Tutto in un bacio.
Lui fu' il primo a staccarsi, sebbene con riluttanza.
La guardò con occhi velati di desiderio. Con il respiro corto.
Cuore contro cuore. palpito contro palpito.
Ad Elisa girava la testa. Si sentiva scoppiare  il petto.
- Non sai quello che dici...sono i postumi dell'incidente...sei confuso...sono la tua assistente...sono sempre stata solo la tua ombra silenziosa ... - tremava per l'emozione.
- Non mi hai mai considerato in maniera diversa. Non mi hai mai considerata una donna -  concluse cercando di alzarsi.

Ma lui la trattenne. Sorprendentemente forte anche dopo due settimane di coma. Solo Fabrizio poteva essere così.
- I sentimenti che susciti in me...  non voglio più fingere. Non voglio più accontentarmi. Ho perso troppo tempo così - le disse roco.
- Ti voglio al mio fianco, nella mia vita. voglio tutto di te. - continuo ' guardandola negli occhi.
- Ti posso assicurare che in più di mille occasioni quello che avrei voluto fare era strapparti i vestiti di dosso e fare l'amore con te. Sulla mia scrivania o sul tappeto ... in ascensore e persino in macchina - sorrise con malizia.
Elisa  tremò, scioccata. Aprì la bocca per parlare ma non riuscì a far altro che emettere un suono indefinito.
 La parola amore era lì a portata di mano, anzi di cuore. Ma entrambi la tenevano ancora nascosta.
 Elisa sorrise
- Allora....  non vedo l'ora che tu lo faccia - disse dolcemente, abbracciandolo.
Forse era un sogno, una magia. Il desiderio espresso ad una stella cadente.
Ma era un desiderio che diventava realtà. La loro nuova realtà.

FINE

CHI E' L'AUTRICE...
Floriana G.  vive in provincia di Bari con il marito e il figlio di otto anni. Lavoro molto e non ha mai tempo per sè e  per potersi cimentare con il suo grande sogno: crivere un libro. Ha iniziato a scrivere storie d'amore come modo per rilassarsi e combattere lo stress. Questo è il suo primo racconto pubblicato sul nostro blog .

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6 commenti:

  1. Mi piace tantissimo questo racconto. Complimenti a Floriana G.! Buona festa delle donne a tutte! :)

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  2. Grazieeeee. Sei gentilissima Laura. Non so come esprimere la mia felicità per questa bella esperienza. Grazie sopratutto a Francy e La Mia Biblioteca Romantica. Vi abbraccio. Floriana.

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  3. Complimenti Floriana! Proprio un bel racconto.

    RispondiElimina
  4. stelladiana08/03/17, 14:24

    Che bel modo di fare gli auguri! Brava Floriana un bel racconto tenero, romantico e col lieto fine che piace a me. Mi piacerebbe leggerli ancora, secondo me hai molto da dire!

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  5. Questo tenero racconto è stato un bellissimo modo per augurare a tutte le donne di ricevere il dono più agognao, un amore vero e sincero. Grazie

    RispondiElimina
  6. Grazie a tutte. Di cuore. Floriana

    RispondiElimina

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