Christmas in Love 2013 : AMAMI ANCORA di Christiana V





Odiava il Natale. In realtà Alessandro odiava parecchie cose in quel momento: il tintinnio dei bicchieri, il brusio che faceva da sottofondo, la musichetta da pianobar che avrebbe dovuto intrattenere gli ospiti a cui non fregava un bel niente di sentir strimpellare qualcosa e ,soprattutto, odiava la cravatta. 
Si sentiva strozzare e la cosa lo stava facendo impazzire.
Passando l'indice nel colletto dell'immacolata camicia di lino, lasciò scivolare gli occhi scuri nella enorme sala delle feste del Grand Hotel Rouge et Noir al centro di Roma. Le controsoffittature bianche coi faretti alogeni sapientemente nascosti rendevano l'immenso ambiente più caldo, così come i tendaggi in velluto amaranto e le miriadi di candele che tremolavano sui candelabri d'argento massiccio.
Continuando la perlustrazione arrivò al mastodontico abete illuminato che campeggiava davanti a una finestra e strinse la mascella.
Detestava il Natale e tutte le stronzate consumistiche che portava
con sé, non tollerava quell'allegria forzata, ma più di tutto odiava il ricordo che anche a distanza di due anni gli bruciava la pelle.
Con la gola stretta, bevve una generosa sorsata di Ferrari ghiacciato senza risolvere nulla.
Okay, fanculo le convenzioni, pensò avviandosi alla toilette. Uscendo dalla grande sala, incrociò alcuni colleghi che cercarono d'introdurlo in una conversazione vuota e inutile. Si dileguò con cenni del capo e occhi fermi. Non era un gran dispensatore di sorrisi né di cortesia, e non ne usò nemmeno quando passò davanti a due pivelli che scattarono vedendolo arrivare e gli spalancarono la porta del bagno.
Per fortuna era solo.
Con uno strattone si sfilò la cravatta blu notte e la mise in tasca, poi si guardò allo specchio mentre sbottonava il colletto.
Aveva la fronte aggrottata e le labbra strette, segno evidente del suo malumore, così come il tic alla mascella. Aprì l'acqua fredda e si sciacquò il viso, nella speranza di rilassarsi, e inspirò a occhi chiusi.
L'ottimo odore del detergente gl'investì le narici riportando violentemente a galla un ricordo torrido e prepotente. La prima volta era successo proprio in un bagno, contro una parete scivolosa a causa del suo sudore e non gliene era fregato un cazzo che qualcuno potesse entrare e beccarli coi calzoni abbassati.
Lui e Roberto. Al solo nome riaprì gli occhi di botto e si accorse di ansimare.
Merda! E lui voleva rilassarsi! La verità era che sapeva che quella sera, dopo due lunghi anni, l'avrebbe rivisto e potendo, l'avrebbe evitato.
La porta si aprì e richiuse dietro di lui e fu come una folgorazione.
Chiusa una porta si apre un portone, non si diceva così? Forse era il momento di lasciarsi tutto alle spalle e mettere un punto fermo in una situazione stagnante ormai da troppo tempo. Lui non era tipo da temporeggiamenti. Alessandro Costa era abituato ai tagli netti, era uno che preferiva spezzarsi, ma non piegarsi. Mai.
Tornò allo specchio e diede una sapiente scompigliata alla capigliatura scura, aprì un ulteriore bottone in modo da lasciar intravedere il petto virilmente irsuto, e con passo sicuro tornò in sala.
Il mormorio di fondo aumentava in maniera esponenziale con lo scorrere dello champagne rendendo, se possibile, ancor più soffocante la ressa colma di mille odori spesso sgradevoli. Afferrò l'ennesimo flûte pregando che la serata terminasse in fretta e una mano si abbatté sulla sua spalla.
«Ecco qui il nostro golden boy, Alessandro Costa. Alessandro, questo è il signor Gorini. È rimasto molto impressionato dalla campagna per l'Hang Out.»
Alessandro afferrò la mano tesa con una presa decisa, come al suo solito. Era convinto che da una stretta di mano si capisse il carattere di una persona e lui utilizzava questo metodo per studiare i suoi interlocutori.
«La ringrazio, signore» rispose educatamente con distacco. Quella campagna pubblicitaria aveva fruttato all'azienda un bel contratto e a lui, unico ideatore col suo team, un introito a parecchi zeri e una reputazione non più emergente, ma affermata. Un minimo di alterigia era d'obbligo.
«Davvero un ottimo lavoro, ragazzo.»
Alessandro affilò i sensi al tono paterno di Gorini. Benché dimostrasse sui sessantadue anni, Alessandro sapeva che era ben più vicino ai settanta, e la presa da vero dominatore era un chiaro monito a stabilire il proprio territorio, che in questo caso, si stava estendendo a lui e al suo lavoro.
Si limitò a rispondere con un sorriso stretto senza distogliere lo sguardo.
«Alessandro ci dà enormi soddisfazioni. È davvero un fuoriclasse» continuò Sansella, l'ormai ex presidente e suo datore di lavoro.
Era quello il motivo per cui si trovava di nuovo a Roma. Le festività natalizie si erano rivelate il momento giusto per riunire alla sede centrale della SanSpot tutto lo staff per dare il commiato al vecchio leone e insediare sullo scranno più prestigioso il suo primogenito.
Ovviamente nessuno aveva potuto rifiutare l'invito, nemmeno lui. Ed eccolo lì a sorbirsi sorrisi arroganti, strette di mano untuose e a ripetersi come un mantra di sopportare perché presto tutto sarebbe finito.
Le pacche sulle spalle si sprecavano e lui le detestava. Aveva buttato sudore e sangue per crearsi una posizione che ora gli consentiva un posto in prima linea, non aveva bisogno della condiscendenza di nessuno, solo della compiacenza, che meritava ampiamente.
Allargò il sorriso, che non arrivò comunque ai suoi occhi verdi e tese le spalle, difendendo il suo spazio personale.
Mi vuoi? Dovrai sborsare un bel po' di soldi, pensò con soddisfazione guardando la luce irritata negli occhi di Gorini, che strinse ulteriormente la presa sulla mano di Alessandro.
Poteva essere un rischio tentare un braccio di ferro con un magnate dell'industria automobilistica mondiale, ma lui era un combattente ben conscio delle proprie potenzialità e sapeva fin dove spingersi. Ad esempio in quel momento sapeva di dover serrare le fila della sua prima linea di difesa e attendere la risposta al suo guanto di sfida, che sarebbe arrivata nell'immediato se Sansella non li avesse distratti richiamando la loro attenzione verso l'ingresso.
Lasciando la mano del suo nuovo avversario si voltò per metà e s'irrigidì.
Roberto era arrivato.
I capelli biondo scuro scintillavano alla luce delle candele mentre chinava il capo per scambiare saluti coi colleghi. Alto e snello, coi lineamenti affilati e armonici, ma non belli in maniera convenzionale, Roberto Adami possedeva un carisma di prim'ordine, che ovviamente aveva cozzato da subito contro il suo.
Erano due leader e si sa che due galli non possono stare nello stesso pollaio, anche se, dovette ammettere a se stesso, le scintille che scaturivano dai loro 'scontri' avevano dato vita alle più belle campagne pubblicitarie che avesse mai preparato.
Un rivale e un collega di tutto rispetto, con idee similmente applicabili ma totalmente opposte alle sue. Il risultato era sempre un lavoro frizzante, d'impatto, potente.
Come tante altre cose, pensò ricordando i loro incontri infuocati.
Roberto era dimagrito, lo dedusse dalla guancia scarna che si strinse in un sorriso verso la segretaria del capo, poi guardò nella loro direzione e Alessandro allargò le gambe piantando i piedi in terra, pronto ad accusare il colpo dei suoi occhi quasi neri.
Roberto avanzò verso di loro e Alessandro lesse del divertimento nel suo sguardo quando questo scese ad accarezzarlo lievemente puntandosi poi su Sansella.
«Signor presidente... signori... è un piacere essere con voi.»
Il convenevole scambio di strette di mano, che lui ricambiò con forza, terminò prima che potesse tirare il fiato, poi Roberto monopolizzò la discussione come solo lui sapeva fare.
Era affascinante quando parlava, muovendosi con lievi gesti del capo e delle spalle, ma erano gli occhi il suo vero punto di forza, sempre espressivi e coinvolgenti, scuri e vellutati, capaci di ammaliare e catalizzare tutta l'attenzione. Alessandro ne aveva subito il fascino già dal primo incontro, pensando che sarebbe stato un rivale davvero ostico.
Quella collaborazione aveva segnato un momento importante nella loro carriera, nel quale Alessandro si era lasciato sommergere dall'orgoglio, e la soddisfazione si era vista per giorni nell'espressione che portava in viso.
Senza rendersene conto, Alessandro scivolò tra i suoi ricordi e ne pescò uno.
«Allora, socio, è questo che hai comprato con l'aumento del capo?» aveva detto Roberto la sera in cui l'azienda festeggiava il successo in un noto ristorante e loro due erano ovviamente gli ospiti d'onore.
Alessandro aveva sollevato la testa verso lo specchio della toilette osservando il riflesso dell'uomo appoggiato con noncuranza alla parete vicino alla porta.
«Intendi l'abito? Sì, ma ho dovuto metterci il resto. Zegna costa, lo sai!»
Alessandro era ben più che soddisfatto ed era stato disposto ad ammettere che senza di lui non avrebbero raggiunto lo stesso risultato, ma l'aveva tenuto per sé.
Aveva sorriso mentre si sciacquava le mani e si era immobilizzato per lo stupore quando Roberto l'aveva costretto in un abbraccio mettendo le mani ai lati del lavandino.
«Mi pare che abbiamo fatto progressi nella nostra interazione, o sbaglio?»
Alessandro aveva deglutito guardando quegli occhi color cioccolato che lo fissavano con voluttà. Roberto era molto più esile di lui, che invece faceva costante esercizio fisico per aumentare la massa muscolare, ma in quell'istante Alessandro si era sentito dominato.
Tutti sapevano delle inclinazioni sessuali di entrambi, ma nessuno ne aveva mai fatto menzione, né lui aveva creduto d'interessargli. Lo sguardo ammaliante era un'arma che Roberto usava indistintamente con tutti, come avrebbe potuto pensare che per lui avesse una valenza differente?
«Alessandro... sbaglio?»
Si era spinto contro le sue natiche e aveva continuato a fissarlo stringendo le palpebre, facendogli scorgere quella fiamma bruciante di desiderio che gli stava incendiando le pupille.
«No, non sbagli» aveva risposto senza fiato Alessandro umettandosi il labbro inferiore e la risposta alle sue spalle era stata un gemito sommesso. Dio, Roberto era completamente eccitato in quel momento ed era stato praticamente impossibile non recepire il messaggio. Col cuore in gola e la mente annebbiata, Alessandro si era girato lentamente per incontrare quelle labbra e al solo tocco, aveva subito l'assalto del ragazzo, famelico e possessivo nel reclamare qualcosa come suo.
«Mettiamo da parte questa bella giacca, non vorrei mai rovinare un magnifico capo d'abbigliamento» aveva detto Roberto ansante tra un bacio e l'altro, facendogliela scivolare dalle spalle e quello era stato l'ultimo gesto cosciente che ricordava d'aver fatto, dopodiché c'erano stati solo lussuria, bisogno e un'insaziabile fame da placare.
«Gran bel completo, Alessandro. Che cos'è? Uno Zegna?»
La voce di Roberto lo riportò al presente facendolo ripiombare tra il tintinnio dei cristalli e le luci soffuse. Lo stava prendendo in giro! Alessandro irrigidì sia mascella che postura e lo fissò negli occhi.
«No, è un Armani.»
«Bellissimo comunque» concluse con un lieve sorriso. Irritato Alessandro accolse con grande sollievo l'annuncio dell'inizio della cena, anche se tutto il cibo che ingurgitò aveva la consistenza della segatura e la tensione accumulata in quelle ore che gli si riversò nel sangue e confluì alla testa innescando un'emicrania di proporzioni epiche. Col mal di testa diventava ancora più ricettivo ai suoni, ai rumori e agli odori, come quello dell'ottima entrecôte argentina che aveva nel piatto e che gli stimolava la nausea ad ogni secondo che passava. In quell'istante avrebbe volentieri barattato quella serata con una settimana in completo isolamento pur di sfuggire a quel bombardamento sensoriale a cui stava chiaramente soccombendo.
Fortunatamente non era al tavolo di Roberto, ma poteva sentirlo, non solo la voce o lo sguardo, subiva soprattutto la sua presenza alla quale, era ormai chiaro, non era indifferente come sperava.
Alessandro strinse i denti e tenne duro per tutta la serata, ignorando di proposito il tavolo alla sua sinistra, sforzandosi di tenere una conversazione brillante che si affievolì ora dopo ora. I commensali comunque non diedero alcun segno di fastidio e non appena si aprirono le danze, due delle coppie scattarono in piedi e si riversarono al centro della stanza assieme a molte altre.
Poté tirare il fiato, anche se solo in parte. L'istinto di voltarsi a guardare era pressante, ma da buon vigliacco, non osava sbirciare. E se fosse venuto in compagnia? Dopotutto era lui in trasferta mentre Roberto giocava in casa. Magari aveva qualcuno, forse quel tizio che aveva visto...
Sentì un accumulo incandescente di gelosia insediarsi nel suo petto e soffocarlo.
Oddio, non mi è passata nemmeno un po'!
In maniera poco elegante poggiò i gomiti sul tavolo e prese a massaggiarsi le tempie. Meglio fermarsi col vino e correre ai ripari con due aspirine quanto prima, benché fosse convinto che non sarebbero servite a molto.
La serata si trascinò senza ulteriori sorprese consentendogli un finale dignitoso, ma fu il primo ad andarsene limitando i saluti ai Sansella e sparì velocemente.
Il suo albergo era a diversi chilometri, ma il taxi parve volare e in men che non si dica si ritrovò sotto le coperte. Nell'attesa che il farmaco facesse effetto, Alessandro cercò di liberare la mente da tutta la confusione che l'aveva investito quella sera e quando infine ci riuscì, ciò che vide prima di scivolare nel sonno, furono gli occhi color cioccolato di Roberto.

Una vibrazione insistente. Un ronzio. Una suoneria, ecco cos'era! Alessandro aprì gli occhi cisposi e agguantò l'apparecchio sul comodino mettendosi a sedere. Non riconosceva il numero, ma si aspettava una telefonata, solo non alle... undici e mezzo?
Balzò fuori dalle coperte e il freddo invernale lo avvolse, corse in bagno e agguantò un accappatoio. Prima o poi avrebbe dovuto abituarsi a indossare un pigiama come tutti i comuni mortali! Intanto il cellulare continuava a vibrare. Poi smise. Dopo circa sei secondi riprese a squillare mentre si sciacquava il viso. Asciugandolo schiarì più volte la gola per scacciare il sonno dalla voce e infine rispose.
«Credevo fossi morto.»
Alessandro sentì l'intero corpo tendersi. Il tono canzonatorio di Roberto in quella singola frase l'irritò a dismisura.
«Che vuoi? Questo non è il tuo numero di telefono.»
«Siamo nervosetti al risveglio. Ho pensato che non avresti risposto se l'avessi riconosciuto... cosa di cui ero
certo.»
Dannazione! La scaltrezza di Roberto era risaputa, ma per via della sorpresa c'era cascato come un idiota.
«Conosci la mia memoria» sbottò duramente, convinto di recuperare terreno.
«Anche molto altro, se è per questo.»
No, no, no! Non doveva farsi travolgere da quell'uomo, o rischiava di perdere la testa.
«A che devo la tua chiamata?» esclamò, sentendo bussare alla porta.
«Il capo reclama. Dobbiamo essere in sede tra... diciamo mezz'ora, puoi farcela?»
Col telefono incassato tra la spalla e il collo si allacciò la cintura dell'accappatoio, avviandosi all'ingresso. Quando aprì l'uscio restò senza parole alla vista di Roberto.
«Ho dimenticato di dirti che ero già qui» disse sornione provando a entrare, ma Alessandro quasi gli sbatté la porta in faccia.
«No! Tu qui non entri.»
Fissandolo dalla fessura, notò la camicia azzurra aperta fino a mostrare parte del petto. Una serie di ricordi lo colpirono ferocemente: lui che accarezzava quei pettorali, soffermandosi sui piatti bottoncini color caffè; Roberto che lo ricambiava, abbeverandosi come un assetato alla sua bocca, reclamando baci su baci; lui che gli si metteva alle sue spalle per...
Chiuse forte gli occhi.
«Ti aspetto in macchina, allora. Fa' presto. E trova il tempo per raderti» esclamò Roberto, lasciandolo sulla porta coi suoi pensieri.
Come un automa, Alessandro andò in bagno e fece una doccia, rivivendo nei dettagli i ricordi che l'avevano assalito senza pietà, ritrovandosi eccitato come non gli capitava da tempo.
«Ti odio, dannazione. Ti odio!» urlò con rabbia sotto l'acqua, mentre si donava il sollievo necessario per andare avanti.
Era un debole. Lo sapeva da sempre, ma in quell'istante comprese la reale portata della sua fragilità. Dava al mondo la sua vincente facciata esteriore, che in campo lavorativo era una realtà, ma nel privato cambiava tutto.
Insicuro. Collerico. Geloso. Egoista.
Con tristezza, appoggiò la fronte al braccio contro le piastrelle mentre l'acqua continuava ad accarezzargli le spalle, lavando via parte della sua vergogna nel sentirsi così limitato, così conscio della sua pochezza emotiva.
Ma non sarebbe servito a nulla crogiolarsi nelle sue mancanze, così si preparò in un baleno, abbondò di Cool Water di Davidoff, ma lasciò il filo di barba solo per indispettire Roberto.
Una volta uscito dall'albergo, puntò dritto verso la Giulietta nera dell'uomo, che lo fissava con un mezzo sorriso dal finestrino abbassato.
Senza una parola mise in moto e nell'abitacolo scese un gelido silenzio, subito spezzato dalle note di Nothing else matters dei Metallica.
Rigido come un manico di scopa, Alessandro puntò ostinatamente lo sguardo sul panorama senza vederlo.
La prima volta che era andato a casa sua lo stereo suonava quella canzone. Sapeva che era il suo gruppo preferito, ma non poteva essere un caso quella scelta.
«Complimenti per l'Hang Out.»
All'esclamazione amichevole di Roberto, Alessandro rispose con un mezzo grugnito senza voltarsi, continuando a fissare lo scorrere delle auto privo d'interesse. Non aveva alcuna intenzione d'intavolare un discorso con lui, anzi, non appena fosse sceso da quella dannata macchina, l'avrebbe lasciato sui gradini dell'azienda.
Nel mezzo dei suoi pensieri, squillò il cellulare di Roberto, al quale rispose in viva voce.
«Adami.»
«Signor Adami, sono la segretaria del presidente Sansella. Volevo ricordarle che tra poco più di trenta minuti ci sarà la riunione» esordì la perfetta voce femminile all'altro capo della comunicazione.
«Certamente. Siamo in auto. Arriveremo tra... poco più di dieci minuti. Direi che siamo in perfetto orario, non è vero, Clara?»
Eccolo lì il tono mellifluo che Alessandro conosceva bene e detestava da morire. Era capace di sciogliere un iceberg in pochi secondi e lui lo aveva apprezzato in più di un'occasione durante diverse campagne pubblicitarie.
Dio, che ipocrita che sono.
Mentre l'altro ciarlava con fare lusinghiero dando prova delle sue immense doti adulatorie, Alessandro constatò che avrebbe usato qualsiasi mezzo a sua disposizione pur di raggiungere un obiettivo.
Come anticipato da Roberto arrivarono al parcheggio della SanSpot dopo dieci minuti. Alessandro scattò fuori dall'auto e si avviò all'ingresso, subito tallonato dall'uomo. Una volta in ascensore fu il suo cellulare a squillare.
«Buongiorno Silvia, mi dica» esclamò, fissando un punto imprecisato tra la pulsantiera e le porte d'acciaio scorrevoli.
«Buongiorno Signor Costa. Volevo avvisarla che il consiglio di amministrazione ha indetto una riunione straordinaria per il ventisette dicembre.»
Oggi è il ventidue, ho altri cinque giorni per prepararmi, pensò compiaciuto a quella notizia. In azienda era già da un po' che si vociferava di una sua promozione ed era evidentemente giunto il momento di renderla effettiva.
«Perfetto» disse uscendo in fretta dall'angusta cabina e tenendo il passo di Roberto che si avviava di gran carriera verso un'enorme porta a vetri opaca in fondo a un corridoio affollato. «Partirò il ventisei dicembre. Ci vediamo presto, Silvia. Grazie.»
Chiuse la comunicazione con una smorfia soddisfatta e proseguì verso l'ufficio di cui Roberto aprì l'uscio.
«Credo che il tuo piano di lavoro andrà aggiornato» lo informò l'uomo quando gli passò accanto, oltrepassando la porta.
Alessandro s'irrigidì, ma non ebbe né il tempo né il modo di chiedere spiegazioni: la riunione era già in corso ed era chiaro che stessero aspettando solo il loro arrivo.
Come previsto, il nuovo presidente aveva di fronte al grande tavolo ovale Gorini e altre tre persone. Dopo il saluto d'obbligo tutti presero posto e l'efficientissima Clara con un cenno acconsentì affinché venissero serviti caffè, brioche e bevande.
Mentre ognuno attingeva secondo il proprio gusto, la riunione entrò nel vivo.
«Ci sono entrambi, quindi mi ritengo pienamente soddisfatto» disse Gorini con un sorriso di trionfo. «Firmiamo subito?»
Alessandro nascose il ghigno gongolante dietro la tazza che portò alle labbra. L'uomo credeva avesse vinto lui e invece avevano vinto loro, la SanSpot, e la campagna pubblicitaria che avrebbe ideato...
Si fermò con la tazza a mezz'aria.
Ha detto entrambi? Entrambi chi?
«Chiedo scusa, credo di aver bisogno di delucidazioni» esclamò poggiando il recipiente sul lucido piano in legno e voltandosi a guardare Gorini.
«Tu e Adami lavorerete alla campagna pubblicitaria del nuovo ibrido della...»
Alessandro perse completamente la testa alle parole del suo presidente al punto che scattò in piedi senza lasciarlo terminare.
«Mi spiace, signori, ma la mia sede è Milano. Chiunque volesse i miei servizi, deve conferire col mio referente d'ufficio. Mi perdoni se mi rivolgo a lei in questo modo, presidente, ma abbiamo molti progetti avviati che richiedono la mia presenza.»
Col cuore in gola, Alessandro fissò negli occhi il nuovo direttore generale dell'azienda per cui lavorava da ormai sette anni e che aveva osato contraddire.
Sansella Junior lo guardò con un sorriso e, per fortuna di Alessandro, non si scompose né diede in escandescenze.
«È già tutto sistemato. Ho chiamato Valerio Rossi mezz'ora fa, in via informale, ovviamente, ma non ci sono problemi. Ti trasferirai qui per il periodo di tre mesi e lavorerai con Roberto a questa campagna.»
Deglutendo con forza, Alessandro passò lo sguardo confuso dal suo capo al contraente e tornò indietro.
«Ma i miei impegni... proprio pochi minuti fa la mia segretaria mi ha avvisato di una riunione straordinaria tra cinque giorni.»
«Che riguardava proprio questo. Poiché sei già qui ho pensato che non valesse la pena farti tornare a Milano. Dopotutto è quasi Natale e la tua famiglia abita a Roma.»
E addio promozione del cazzo! pensò irritato, sentendosi fregato dalla sua stessa vanità e incastrato dagli eventi.
Guardò Gorini, che sorrideva con gli occhi luccicanti. Aveva vinto lui, si era sbagliato su tutta la linea!
Trattenendo la voglia di fuggire via, Alessandro tornò a sedersi e fece un cenno d'assenso, ma non si voltò mai verso Roberto, nemmeno quando mormorò: «Ti avevo avvisato».
Passarono due ore dove entrambi gli uomini presero appunti riguardo tutte le necessità esposte da Gorini.
«Ecco a voi le schede tecniche dell'ibrido,» disse il dirigente mentre un membro del suo staff faceva scivolare davanti a ognuno una cartellina piena di fogli, «ma riceverete gli ulteriori ragguagli di cui avrete bisogno via e-mail. Basterà chiedere. Avete tutti gli indirizzi.»
La stretta di mano tra i presidenti sancì il termine della riunione e, una volta lontano dai capi, Alessandro costrinse Roberto verso il suo ufficio, che si trovava dov'era due anni prima. Non appena entrarono, Alessandro sbatté la porta e ci appoggiò contro Roberto. «Sapevi già tutto.»
«Sì, lo sapevo. Ne abbiamo parlato ieri sera. Se fossi rimasto alla festa invece di scappare...»
«Io non sono scappato!» urlò Alessandro stringendo il bavero della giacca dell'altro pur di non afferrargli il collo, da cui si sentiva sempre più attratto. Roberto non si scompose minimamente e continuò.
«... avresti saputo tutto. Credi davvero di non essere scappato?»
«Io non sono un vigliacco. Non fuggo mai!»
Lo sguardo di Alessandro era intriso di rabbia e Roberto mise le proprie mani sui suoi polsi imponendogli d'indietreggiare, ma Alessandro strinse ancor di più avvicinandosi a un palmo dal suo naso.
«Sei sicuro di non fuggire? Nemmeno da me?»
Gli occhi color cioccolato di Roberto s'infiammarono ricordando ad Alessandro la loro prima volta, distraendolo e facendolo tentennare.
Roberto approfittò dell'attimo per ribaltare le loro posizioni e dominare l'altro.
«Bugiardo. Vigliacco. E anche coglione! Sei uno sparapalle. Non hai avuto il coraggio di confrontarti con me quando mi hai visto con Andrea...»
«Zitto» gl'intimò Alessandro vittima del passato. Non voleva sentire, non voleva ricordare e soprattutto non voleva provare quel brivido che ben conosceva e che lo stava scuotendo.
Ma Roberto, implacabile, proseguì come se non avesse parlato.
«... non mi hai chiesto chi fosse. Hai fatto solo due più due e per colpa della tua immaturità, hai preferito fuggire via.»
«Zitto...»
«No! Adesso mi ascolti. Aspetto questo momento da due lunghi anni, ora voglio godermelo.»
Alessandro vide il disprezzo bruciare in quelle profondità scure e ne ebbe timore. Sì, lui era più grosso, ma Roberto era prevalente. Sempre.
Con lo sguardo spaventato, lo fissò inerme, in attesa della reazione che più di tutte temeva: l'odio.
Come si sarebbe rapportato se gli avesse detto di odiarlo? Era tutto vero, era fuggito proprio per non vedersi rifiutare l'amore che bramava come l'aria e aveva messo l'intera situazione in stand-by, come se questo avesse potuto tenere fuori i suoi sentimenti.
«Andrea è mio fratello.»
Lì per lì Alessandro non comprese le parole e lo guardò stupito.
«Cosa?»
«Hai capito bene: Andrea è mio fratello. Quella sera era venuto da me perché aveva fatto a pugni e aveva un taglio a un sopracciglio. Quando mi hai visto chino sul suo viso, era perché lo stavo medicando, ma tu, da buon coglione, mi hai vomitato addosso tutta una serie d'insulti e sei scappato.»
«Perché cazzo non me l'hai detto?»
«Non mi senti quando parlo? Sei scappato» esclamò Roberto con un finto risolino sul viso. Alessandro tacque con la fronte aggrottata. Ancora non gli credeva, ma si stupì quando l'altro disse in tono amaro:
«E io sono colpevole quanto te, perché ti ho lasciato scappare».
«Che vuoi dire?»
«Sapevo che eri immaturo, che non eri sicuro dei miei sentimenti, eppure, invece di rassicurarti, ti ho lasciato credere che non me ne fregasse niente di te. Quando mi hai urlato di tutto, l'istinto mi diceva di prenderti a sberle, poi però ho capito che non avevo la tua fiducia, cosa che mi ha fatto imbestialire. Credo di essermi arrabbiato in questo modo poche volte in vita mia.»
Ancora incerto sul credergli o meno, Alessandro lo guardò di sottecchi e, con un improvviso lampo di qualcosa nello sguardo, Roberto continuò a spiegare.
«Se tu sei immaturo, io sono irascibile e ho mandato tutto a puttane a causa della rabbia.»
A quel punto tutto cambiò: l'aria nella stanza, la temperatura, perfino l'odore di cera per mobili divenne qualcos'altro. Roberto tolse le mani dalla giacca spostandole attorno al viso di Alessandro e lo tenne fermo.
«Ti ho dato due anni di tempo per comprendere. Per chiedere. Ho capito però che non muoverai mai un passo a causa della tua insicurezza.»
Alessandro aprì la bocca per rispondere, ma Roberto lo zittì con un dolcissimo bacio a fior di labbra che durò solo pochi istanti.

«Quindi lo faccio io. Mi assumo ogni responsabilità delle parole che sto per dire e che spero accetterai senza riserve: ti amo. Ti amavo due anni fa e non ho smesso di farlo durante il nostro periodo di distacco. Ho capito che è anche colpa mia, che non ho saputo gestire la rabbia, riversando su di te finta indifferenza. Ma ora basta. Ora voglio recuperare il tempo perduto, voglio riconquistarti e non getterò al vento l'opportunità che mi è stata data dal destino. Sappi che nei prossimi tre mesi farò di tutto per farti capitolare: ti corteggerò, ti stuzzicherò, ti sedurrò. Ma più di ogni altra cosa ti dimostrerò quanto ti amo, al di là di ogni tuo dubbio o insicurezza. Preparati.»
Detto questo, con gli occhi iniettati di desiderio, Roberto si fece da parte lasciandogli spazio e Alessandro, sebbene fosse confuso e ancora incredulo, riuscì a sedare il bisogno di sbatterlo contro il muro e farlo suo.
Con un cenno d'assenso uscì dalla stanza senza sbattere la porta. Poi si avviò lungo il corridoio. Verso l'ascensore. Una volta dentro la cabina, da solo e senza pubblico, diede sfogo al pianto che gli stava mozzando il respiro. Cosa diamine gli aveva detto Roberto? Che lo amava? Al solo pensiero il cuore gli fece una capriola nel petto, ma lo costrinse a battere normalmente.
Poteva fidarsi? Non lo sapeva, ma i suoi occhi... c'era stata una sincerità disarmante in quello sguardo. Sguardo in cui avrebbe voluto affogare e perdersi tra i suoi baci e le carezze...
Prima che le porte dell'ascensore si aprissero, indossò il paio di Rayban da sole per evitare che la gente notasse le lacrime e col cellulare chiamò un taxi che lo ricondusse in albergo dove pensò per tutto il pomeriggio.
Roberto cosa pretendeva che facesse? Che gli si buttasse tra le braccia come se nulla fosse accaduto? Seplicemente non poteva farlo. Aveva sofferto troppo in quei due anni e non era certo che non gli avrebbe spezzato il cuore.
Se davvero lo amava, Roberto avrebbe dovuto attendere che fosse pronto. Quando? E chi avrebbe potuto dirlo!

Il diavolo fa le pentole e non i coperchi, pensò Alessandro, ricordando le parole che soleva dirgli la nonna quando combinava marachelle che venivano presto scoperte.
E proprio com'era stato prevedibile lui, lo era Roberto, che le stava tentando tutte da due giorni per convincerlo a cedere.
Non essendosi trasferito dai suoi perché preferiva starsene da solo, Alessandro se l'era ritrovato all'ingresso dell'albergo ad aspettarlo con la scusa di dargli un passaggio.
«Comunque sono di strada» aveva detto quel mattino e, come quello precedente, l'aveva portato a fare colazione. Suo malgrado, Alessandro ne era lusingato, desiderava condividere queste cose con lui da così tanto tempo che non riusciva a tenere le distanze.
Sapeva che stava soccombendo, ma sarebbe stata una fine estremamente dolce.
«Stasera è la vigilia di Natale. La passi dai tuoi?» esordì Roberto dopo un sorso al cappuccino.
«Sì.»
«E dopo? Ti andrebbe di andare a giocare a carte da qualcuno?»
Alessandro sapeva già dove voleva andare a parare, ma non voleva cedere ancora. Non quella sera.
«Ti ringrazio, ma preferisco di no» esclamò pulendosi le labbra con un tovagliolo di carta. Senza attendere risposta andò alla cassa a pagare il conto, poi si avviò all'auto.
Dopo pochi minuti di silenzio, com'era prevedibile, Roberto sbottò.
«Hai intenzione di punirmi ancora, Alessandro? Non ti bastano due anni?»
Ma lui non rispose, guardando i negozi scorrergli veloci sotto gli occhi. Non era una punizione, o almeno lui non la intendeva in quel modo, ma sentiva la necessità di mettere un freno a certi comportamenti.
Alessandro non aveva capito la passione che era nata tra loro fino a che non l'aveva vissuta sulla propria pelle. Sapeva perfettamente quanto potesse essere deleteria, quanto fosse in grado di annullare ogni sua volontà, trasformandolo in un essere sensibile solo alle sue voglie.
Aveva sbagliato una volta e non voleva commettere lo stesso errore. Per il momento.
«Parlami, cazzo!» urlò Roberto prendendolo per la spalla. Alessandro si voltò e per la prima volta vide nello sguardo dell'altro uomo... disperazione.
Non è possibile, mi sto rincoglionendo. Garantito! pensò sconvolto quando gli occhi dell'uomo tornarono a posarsi sul manto stradale.
«Dammi una sola possibilità. Se dopo non vorrai più avere niente a che fare con me, ti lascerò stare!»
Cominceranno a piovere stelle dal cielo! rifletté Alessandro alla incomprensibile reazione di Roberto. Lo stava pregando e non ricordava di avergli mai sentito usare un tono del genere. Per nessuna ragione.
Forse era tutto vero, magari lo amava sul serio, ma come poteva tenere al sicuro i propri sentimenti? Come poteva rischiare che s'infrangessero come fragili bolle di sapone contro le menzogne?
Non era la passione che cercava, di quella ne era ben fornito quando ne aveva bisogno. Lui voleva amore, anzi lo pretendeva. Bramava il desiderio assoluto e totale di un individuo verso un altro, la dedizione costante fatta di incontri quotidiani, di baci e carezze, il continuo evolversi insieme.
Ma doveva essere realista e se non avesse dato a Roberto una possibilità, non avrebbero mai saputo se la storia poteva funzionare oppure no.
«Va bene. Vieni a prendermi stasera, prima di mezzanotte però. I miei vanno a messa e non voglio farmi trascinare in chiesa.»
Ci fu una lunga pausa nell'abitacolo che durò fino all'ingresso nel parcheggio. Quando Alessandro scese dall'auto e si avviò verso l'edificio, Roberto gli si affiancò.
«Non te ne pentirai. Te lo giuro.»
Con un cenno d'assenso e lo sguardo fisso di fronte a sé, Alessandro tacque per paura che la voce tremasse in modo penoso e decise di buttarsi a capofitto nel lavoro.
Alla vigilia della festività, gli uffici avrebbero chiuso prima e lui si ritrovava con la necessità di comprare i regali ai propri parenti.
Bella roba, pensò prenotando un taxi che, a chiusura avvenuta, lo condusse in un grosso centro commerciale zeppo fino all'inverosimile.
Ecco cosa succede a ridursi all'ultimo secondo. È proprio il caso di dirlo.
Preso dalla disperazione, s'infilò nella prima erboristeria e fece incetta di saponi, sali da bagno, bagnoschiuma e creme per il corpo sia maschili che femminili.
Stanco, ma soddisfatto per essere uscito indenne dal giogo dei doni natalizi, Alessandro si avviò verso l'uscita del grosso complesso completamente ricoperto di luci colorate. L'ultimo negozio sulla destra era una gioielleria e nella vetrina tutta luccichii e pietre preziose, un oggetto colpì la sua attenzione: un magnifico orologio con cassa e cinturino in acciaio.
Sarebbe perfetto al polso di Roberto, ragionò guardando il quadrante blu oltremare su cui giravano le sfere color argento. D'istinto mise la mano sulla maniglia per entrare quando vide riflessa la propria immagine sul vetro della porta del negozio.
Che cazzo sto facendo?, pensò, notando l'eccitazione che permeava i propri occhi.
Non era lui quello che voleva aspettare? Quello che voleva mettere le distanze?
Irritato con se stesso per l'inopportuno slancio, fece un passo indietro e si voltò. Doveva decidere cosa fare, non poteva incontrarlo quella sera senza dargli un accenno di risposta. Se l'aspettava ed era anche giusto. Inoltre era la notte di Natale e non poteva presentarsi a mani vuote, sarebbe stato imbarazzante.
Da buon vigliacco finse di avere il pretesto per tornare indietro e comprare l'orologio, ma proprio in quell'istante vide una ragazza che metteva al collo del suo ragazzo una sciarpa in cachemire con gli occhi pieni d'amore, e lui le rispose con un gran sorriso. Ecco la complicità che voleva, l'amore che desiderava.
Entrò nello stesso negozio della ragazza e ne uscì con un pacchetto dal nastro rosso.

«Dove andiamo?» chiese Alessandro particolarmente ciarliero. Dopo aver augurato buon Natale alla famiglia sulla porta della villetta in pietra e mattoni, si era fiondato nel tepore dell'abitacolo della Giulietta senza alcun indugio col suo pacco.
Se anche l'aveva visto, Roberto non diede segno d'averlo notato. Si limitò a sorridergli e partire.
«Da amici» si limitò a rispondere Roberto, svoltando a un crocevia.
«Qualcuno che conosco?» continuò Alessandro.
«Non credo.»
Superarono un semaforo in centro e svoltarono ancora. Poi proseguirono per altri tre chilometri in silenzio. Quando pensò che sarebbe scoppiato in mancanza di una risposta, Alessandro si accorse che erano entrati in un parco privato, in cui Roberto parcheggiò e gli fece cenno di scendere.
Felice di essere arrivato a destinazione, Alessandro accolse con un brivido il freddo pungente di quella notte gelida e stellata, sbatté i piedi a terra e seguì Roberto.
Una volta in ascensore si domandò come rompere il ghiaccio. Doveva buttare lì il discorso o aspettare che lo introducesse lui?
«Eccoci» esclamò Roberto avviandosi verso una porta. Poi tirò fuori un mazzo di chiavi e l'aprì.
Alessandro entrò in quell'ampio ambiente monocromatico dove l'unico tocco di colore veniva dalle serie di led porpora e glicine che illuminavano l'albero di Natale di fronte a una finestra. Il camino sulla parete di sinistra scoppiettava allegro, riscaldando la stanza.
«Questa è casa tua» disse, voltandosi a guardare Roberto, che sembrava imbarazzato.
«Già, abito qui da un po'. Vuoi darmi il cappotto?»
Senza parlare, Alessandro se lo fece scivolare dalle spalle e capì che Roberto era pronto a fargli un discorso, quello che lui aveva paura d'intavolare.
Si sedette di fronte al camino e attese fino a che l'altro tornò con due bicchieri di vino rosso.
«Sai cosa voglio» esordì l'uomo fissando le fiamme. «Non solo per me, per entrambi. Quello che c'è tra noi, l'hai mai provato con qualcun altro?»
Inspirando a fondo, Alessandro si limitò a negare.
«Nemmeno io, sebbene ci abbia provato. Dio solo sa quanto ci abbia provato!»
Con lieve disagio, Alessandro si spostò sul divano in modo da poterlo guardare meglio e Roberto fece altrettanto.
«Ero incazzato da morire, ferito dalla tua mancanza di fiducia in me e nei miei sentimenti. Tu sei scappato e io ho creduto che non ne valessi la pena. Ma avevo torto marcio» cominciò a dire Roberto, poi si passò con stanchezza le mani sul viso e appoggiò i gomiti alle ginocchia.
«È vero, cedo facilmente alla rabbia, è un lato del mio carattere che non posso cambiare, ma posso sforzarmi in tutti i modi di mitigare. Imparerò a mordermi la lingua, a contare fino a dieci, a cento, se necessario, ma non ti costringerò mai più a una fuga. Io e te parleremo, discuteremo e litigheremo. Sempre. Su qualunque cosa e su qualsiasi argomento, perché siamo diversi e proprio per questo complementari. Solo confrontandoci potremo costruire quel futuro che voglio più di ogni altra cosa al mondo. Non rinuncerò all'altra parte di me ora che l'ho ritrovata.»
Alessandro smise quasi di respirare alla tirata di Roberto, che lo guardò con un luccichio negli occhi color cioccolato, riducendo le distanze.
«Non rinuncerò a te, Alessandro. Mai.»
Il bacio che seguì fu lieve solo per pochi attimi, poi Roberto piombò addosso ad Alessandro costringendolo contro lo schienale mentre gli saccheggiava la bocca e stringeva con forza i capelli tra le dita. Quasi con disperazione.
Dopo qualche secondo di sbigottimento, Alessandro rispose al bacio con uguale intensità ma più dolcemente. Sentiva il bisogno di Roberto, lo percepiva e comprendeva la necessità di assecondarlo, di fargli capire che lo accettava senza riserve.
«Dio, quanto mi sei mancato.»
Le parole di Roberto gli scivolarono sul collo insieme alle sue labbra, poi ci furono solo baci e carezze, a volte delicate, altre più intense, ma tutte infinitamente meravigliose. Tra gemiti e sussurri, si tolsero i vestiti l'un l'altro e senza mai staccarsi completamente, scivolarono sul tappeto davanti al camino. Mentre si accarezzavano audacemente, Alessandro capì che la resa era ormai definitiva. Capì che l'amore che provava per Roberto andava oltre le proprie paure, sbaragliava tutte le difese che aveva inutilmente eretto contro un sentimento che non poteva e non voleva rinnegare. Sentì di appartenere a quell'uomo da sempre, da prima d'incontrarlo. Il loro era un amore già segnato nelle pagine del destino e chi era lui per metterlo in dubbio quando si sentiva scoppiare il petto dall'emozione? Quando sentiva i singulti di Roberto e tremava come se li provasse sulla propria pelle? Alessandro aprì gli occhi e guardò il suo amante che lo accarezzava con una riverenza che rasentava l'adorazione. Gli sollevò il viso obbligandolo a guardarlo per un lungo istante nel quale Roberto non si mosse e attese il responso.
La miglior risposta che poteva aspettarsi fu lo strattone con cui Alessandro lo costrinse a sdraiarsi per invertire le posizioni.
«Ora tocca a me» esordì cominciando la deliziosa tortura fatta di teneri morsi e dolci sospiri all'orecchio, baci arditi e carezze voluttuose, tutto per raggiungere l'apice in cui solo le urla soffocate di entrambi spezzarono il silenzio nella stanza, riempiendola d'amore.
Una volta tornati in sé, si strinsero con dolcezza e si guardarono negli occhi.
«Ti amo. Ora ho il coraggio di dirlo» disse Alessandro fissando il petto ancora ansimante e sudato di Roberto.
Il sorriso che gli aleggiava sulle labbra era a dir poco stupendo e Alessandro lo baciò ancora una volta.
«Aspetta!» esclamò Roberto ridendo. «Ascolta...»
Alessandro si fermò e sentì le campane dell'intera città suonare a festa. Era mezzanotte. Guardò nuovamente Roberto che gli sorrideva con dolcezza.
«Buon Natale, Alessandro.»
«Buon Natale a te.»
Dopo altri baci, decisero di fare una doccia, che subì ulteriori rallentamenti, ma alla fine, tra risate e carezze, si misero finalmente a letto. Mentre sistemava il cuscino, Alessandro sentì qualcosa di metallico raffreddargli la pelle del polso. Abbassò gli occhi e vide un magnifico bracciale in platino annodato al centro.
«Quello è il nodo d'amore. Speravo tanto che l'accettassi» disse Roberto guardandolo con tenerezza. Allora si ricordò del pacchetto. Corse a prenderlo e glielo porse.
Con curiosità, Roberto l'aprì e vide la sciarpa, ma Alessandro gliela strappò di mano e gliela legò al collo con un nodo speciale e sorridendo disse: «Anche il mio.»
«È dello stesso colore dei tuoi occhi.»
«Vero, ma solo nel mio sguardo troverai tutto quello che provo per te. Vuoi provare?» lo tentò Alessandro sedendosi a cavalcioni sull'uomo, che lo fissò con gli occhi brucianti di passione.
«Puoi scommetterci!» esclamò trascinandolo sotto le coperte, avvolgendolo con quell'amore che avevano appena ritrovato e riscoperto.

FINE

CHI E' L'AUTRICE

Cristiana Verazzo, alias Christiana V, nasce ad Albenga il 30/01/1972  è sposata da 10 anni e madre di Dario, un bimbo autistico di 9 anni. Diplomata all’Istituto Psicopedagogico e come acconciatrice professionale, si dedica adesso agli impegni familiari. Il piacere per la lettura prevalentemente fantastica in lei esiste da sempre, ma quello per la scrittura è recente. Risale a poco più di 5 anni or sono, quando, stretta nella morsa cinica della vita e delle sue difficoltà, ha sentito la necessità  di veicolare all’esterno quelle emozioni che si manifestavano sotto forma di sogni vividi e colorati, lasciandola spossata al mattino e in debito di energie per battagliare coi doveri quotidiani.
È nato così Il Sigillo di Ametista, edito da Albatros nel gennaio 2012, un urban fantasy che narra di personaggi a metà tra il magico e il surreale ambientato ai nostri giorni. Successivamente ha partecipato all’antologia “Donne Speciali” edito dalla Casa Editrice Montecovello col racconto “Fantasiosa”. È disponibile da giugno “L’Enigma dell’Opale” edito dalla Casa Editrice R.E.I., il sequel del Sigillo di Ametista, storia che prende spunto dai personaggi precedenti, ma con altri protagonisti, rendendolo, al pari del primo, un libro a sé. Sebbene facciano parte della stessa saga, sono entrambi autoconclusivi.
Cristiana ha scelto lo pseudonimo Christiana V col quale ha già firmato l’Enigma dell’Opale. Nel giugno 2013 partecipa all'antologia "Elements Tales", che s'ispira ai cinque elementi assieme a altre quattro autrici, e utilizzano lo pseudonimo Helas Maur  col racconto relativo all'aria Soffio Vitale. Arrivata al secondo posto nel concorso "I colori dell'Anima" col racconto "La scelta migliore" e pubblicata nell'antologia "365 giorni d'Amore" col racconto "La mia luce".  Numerose sono le partecipazioni di vario genere tra blog e forum come "L'ultimo regalo" e "Dietro la maschera".
In questo blog ha partecipato al concorso "Senza Fiato" col racconto Romantic Suspence "Alla Conquista di Te" e alla rassegna "Una romantica estate" con "Quando torna l'onda".





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17 commenti:

  1. Voglio fare i miei complimenti a Cristina V (anche lei ligure evvai!) per aver tentato la strada M/M per il racconto di Natale. Leggo il genere tanto quanto il romance "etero" , sono quindi soddisfatta che Cristina abbia tentato la strada e che il suo racconto faccia parte della rassegna; è un piccolo passo, certo, ma sono convinta che il genere meriti di fare breccia in Italia finalmente. Ancora grazie Cristina per il tuo racconto, ti auguro un Natale sereno.

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  2. Il racconto è bello, ben scritto e suggestivo quanto basta. Tratta l'argomento, comunque, per me "scabroso"- perbenismo ed ipocrisia imperante a parte ( e non parlo delle ns. amate blogger, tutte prive di preconcetti - in modo delicato e rispettoso di una bella storia d'amore. Certo che , da donna, rimane il rimpianto di un " doppio spreco" , perché Roberto ed Alessandro incarnano il prototipo del moderno uomo romantico!

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  3. Mi ha letteralmente conquistata! anche se è stato più difficile immedesimarsi nei personaggi, che sono due uomini, ho vissuto ogni scena con il fiato sospeso... complimenti all'autrice per il suo modo di scrivere diretto e completo! è impossibile non fare il tifo per questa coppia :)

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  4. non ho problemi ne con il romance M/M, ne con il dovermi immedesimare con una protagonista. Bel racconto!

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  5. Complimenti Chris! Che bella sorpresa! Bello bello! Una storia romantica con due protagonisti stupendi e bella anche la sorpresa che sia un M/M - leggerti e' sempre un piacere brava! Grazie di questo regalo di natale me lo sono proprio gustato - con affetto e stima Adele

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  6. Davvero molto bello e scritto benissimo! Complimenti!

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  7. Bello! Mi piacciono le seconde occasioni, specialmente a Natale. Ho sospirato fino alla fine :)

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  8. intenso scorrevole e romantico... mi è piaciuto molto

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  9. Dio, quanto vi ringrazio... e ho detto tutto!
    Christiana V

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  10. Bello! E' un po' che mi ritrovo a dire.... bello, bello e ancora bello a tutto ciò che scrive la Cri, e non solo per la scrittura che è sempre più raffinata, ma per le continue sorprese che ci riserva. Che dire : i tuoi racconti sono un regalo tutto da "scoprire".

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  11. Complimenti Cristiana! Splendido racconto! Non vedo l'ora di leggere il tuo prossimo romanzo :)
    Anita

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  12. Veramente molto bello e tenero.
    Leggo volentieri gli M/M e questo racconto è stata una piacevole sorpresa in questa rassegna. L'amore è amore indipendentemente da razza, religione o sesso.
    Ancora complimenti Cri!

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  13. Complimenti Cristiana!! Un racconto davvero molto bello,scorrevole,scritto molto bene!

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  14. Le seconde occasioni mi piacciono moltissimo. Lettura piacevolissima, complimenti!

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  15. Brava Cri come sempre. Bella storia M/M mi piacciono e spero che inizino ad essere più lette e commercializzate in Italia. Come al solito sei bravissima come scrittrice e soprattutto una bellissima persona baci. Silva

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  16. Chissà perché le storie d'amore m/m mi commuovono sempre di più di quelle etero, che pure mi piacciono tanto. Sarà che c'è sempre un tocco di quell'atmosfera "noi due soli contro il mondo" che rende tutto così emozionante e, forse, nonostante l'HEA, anche un filo malinconico.

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  17. Wow sono senza parole .È semplicemente stupendo .Una storia d'amore molto bella . È il primo M/M che leggo e devo dire che mi ha trasmesso una marea di emozioni .Bellissimo .Complimenti Cristiana .

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