Summer in Love 2017: " MI FAI VOLARE" di Samantha L'Ile


Uno

Il mare era increspato da una leggera brezza e luccicava per i raggi del sole, appena sorto in un cielo limpido e senza nuvole. I piedi, bagnati dalla schiuma bianca delle onde, affondavano nella sabbia mista a sassolini e il silenzio imperava nella piccola mezzaluna di Cala Liberotto. Erano solo le sei del mattino, ma le abitudini erano dure a morire e le palpebre si spalancavano all’alba, anche senza il trillo della sveglia.
Melissa chiuse gli occhi per godere appieno del momento: pace, voleva solo un po’ di pace per spazzar via lo stress dell’ultimo anno, il più schifoso dei trentasei vissuti fino ad allora. Sarebbero stati trentasette il primo ottobre, tra meno di due mesi. Quello era un pensiero decisamente stressante quindi spalancò gli occhi e si chinò ad accarezzare Kiki che le leccava il polpaccio salato. Il pelo nero tra le orecchie era morbidissimo e le regalava sempre una meravigliosa sensazione di tranquillità.
«Grazie dolcezza, sono pulitissima adesso.»
Non avrebbe mai creduto di diventare la padrona di un cane, infatti, era accaduto in un momento di pazzia e per vendetta contro Cristiano, che l’aveva scaricata dopo undici anni di fidanzamento. Quando si erano messi insieme aveva aspettato che lui terminasse l’università e la specializzazione in pediatria, poi erano arrivati i turni in ospedale e praticamente non si vedevano mai. Melissa aveva pazientato, fiduciosa in un futuro insieme con due o tre bambini, finché sette mesi prima lui se ne era andato all’estero con un’associazione umanitaria. Per tutti era un eroe da rispettare, per lei il bastardo che le aveva fatto sprecare più di un decennio. Melissa lo aveva accontentato in tutto, ma aveva detto no al suo desiderio di avere un cane, pensando al loro bel divano di pelle bianca e ai mobili nuovi. Dopo la separazione aveva letto un annuncio in cui si regalava una cucciola di Labrador di un anno e si era ritrovata a pensare “perché no?”. Non si era mai pentita di quella decisione impulsiva perché Kiki era mille volte più intelligente, affidabile e affettuosa di qualsiasi uomo. E non era nemmeno mai salita su quello che era diventato il suo divano di pelle bianca.
«Vuoi giocare?» Si guardò intorno e appena trovò un legnetto Kiki andò in visibilio. Lo lanciò lungo il bagnasciuga e iniziò il loro gioco preferito. «Brava, adesso riportamelo!»
Kiki si faceva sempre pregare prima di mollare il trofeo, era davvero buffa e stava rendendo più facile la sua vacanza da single. Anche quel viaggio era stato un impulso e dopo anni di vacanze in montagna, perché Cristiano al mare si annoiava, Melissa aveva fatto delle ricerche e trovato quella caletta dal nome profetico: a cala “Liberotto” si sarebbe liberata dal suo passato con un botto.
Era arrivata sei giorni prima e tutto era stato perfetto. Quasi tutto, se evitava di pensare all’incontro surreale con il padrone della villa che aveva affittato. Porzione di villa, ad essere precisi, la metà rivolta ad est e confinante con quella di Zeno. Quando le aveva aperto la porta, indossando solo un paio di boxer neri attillati, il cuore di Melissa aveva sussultato facendola sentire subito molto accaldata. Aveva pensato che forse quella vacanza le avrebbe riservato una bella, appassionata, sorpresa ed era arrossita come una ragazzina. Poi lui aveva grugnito parole incomprensibili e le aveva quasi tirato addosso le chiavi per scacciarla e tornare a dormire. In effetti era arrivata prima del previsto, ma erano comunque le nove di mattina, non l’alba, e si era aspettata un cortese benvenuto, considerando il costo esorbitante dell’affitto per una sola settimana. Per fortuna dopo quell’incontro l’uomo scorbutico era andato via e la villa era rimasta a sua completa disposizione.
«Kiki, vieni bella! Torniamo a casa per colazione.»
La cucciola ubbidiva ogni volta che sentiva una parola che aveva a che fare con il cibo. Melissa si incamminò a passo svelto per poi ricordarsi che era in vacanza, senza impegni né orari da rispettare. Rallentò e curiosò in giro: la pineta silenziosa, che più tardi si sarebbe riempita di automobili e ambulanti con le loro merci da vendere, le case lungo la spiaggia, le rocce affioranti in mezzo a quella distesa di acqua cristallina che la lasciava ancora senza parole. Il suo umore gioioso subì però un crollo verticale nei pressi della villa.
«Oh no, è tornato il capellone antipatico!» Sbuffò, ma Kiki la ignorò e corse verso la casa per salutare un altro cane. Doveva essere di Zeno e gli somigliava pure, con tutto quel pelo lungo e arruffato. Lui indossava una maglietta azzurra sopra i pantaloncini del costume e i ricci castano scuro erano trattenuti da una fascia nera, apparendo meno spettinati di quando l’aveva visto la prima volta.
«Buongiorno.»
Lui borbottò un saluto rapido ma la squadrò lentamente: le gambe affusolate, la vita stretta, il seno abbondante e infine il viso ovale dai tratti regolari e i grandi occhi celesti. Aggrottò le sopracciglia quando la fissò in viso, forse stupito dal colore delle iridi, il tutto senza dire una parola.
«Che bello il tuo cane.» Disse Melissa perché l’educazione veniva prima di tutto, ma lui non accennò alcun tentativo di risposta. «Come si chiama?»
«Dylan.»
Melissa osservò i soggetti, canide e umano, entrambi bellissimi esemplari.
«Lei è Kiki.»
I due animali si stavano annusando e Dylan cercava di approcciarla in modo sospetto. «È castrato?»
«Ah, sei una di quelle.» Zeno la squadrò di nuovo con un sorrisetto ironico sulle labbra. «No, non farei mai tagliare le palle al mio cane.»
Melissa restò a bocca aperta, ma si riprese immediatamente. «È una questione di praticità, comunque nemmeno Kiki è sterilizzata. Forse dovrei tenerla legata.»
«Poverina.» Zeno diede una grattata sulle teste dei due cani. «Non è in calore, lasciala pure gironzolare.»
«Ok, allora ciao.»
«Aspetta, ho dei fogli per te da parte di mia madre.»
Zeno sparì in casa con passo dinoccolato, come se avesse tutto il tempo del mondo. Aveva un bel fisico, alto e atletico, ma non eccessivamente muscoloso. Era un uomo attraente se non fosse stato per il caratteraccio e forse i capelli, che Melissa preferiva corti, ma gli occhi verdi erano splendidi sul viso abbronzato.
«Ecco, prendi.» Le porse una cartellina con i documenti per il viaggio di ritorno. Melissa riconobbe subito il tocco di Elisabetta, la madre di Zeno, con cui aveva parlato al telefono e che, con grande efficienza, aveva spostato il suo rientro in traghetto di un giorno. Sarebbe rimasta lì per sempre, ma doveva accontentarsi di altri tre giorni.
«Grazie.»
«Prego. In caso di problemi puoi bussare alla mia porta.»
«Ok.» La voce di Melissa suonò poco convinta mentre realizzava che lui sarebbe rimasto lì.
«Una lampadina fulminata o un’anta che apre male.» Continuò lui più gentilmente.
«Grazie, ma è tutto a posto e i mobili sono perfetti.»
Zeno sorrise compiaciuto e a ragione perché la villetta era arredata con un gusto impeccabile, dai divani alle lampade e soprattutto grazie ai mobili in noce che erano vere opere d’arte.
«In ogni caso sono qui accanto per ogni evenienza.»
Questa volta a Melissa parve sincero e rimase imbambolata di fronte al suo viso sorridente, aveva una splendida bocca e gli occhi luminosi con piccole rughe chiare ai lati. Gli sorrise di rimando mentre rientrava per la colazione, a passo lento perché le gambe erano diventate di colpo molli.

Due

Melissa trascorse la giornata in spiaggia dopo aver spiato Zeno che lavorava in giardino a petto nudo. Stava sistemando il barbecue esterno con dei bei mattoni rossi, ma la vista più interessante era il suo corpo svestito e la striscia di peli che correva dall’ombelico verso il basso, sparendo sotto ai pantaloncini blu. Si sentiva una spiona, ma non riusciva a smettere di fissarlo mentre usava le mani con fare esperto. Aveva cominciato a fantasticare su quelle dita che si muovevano sul suo corpo e si era morsicata il labbro quando uno spasmo le aveva attraversato fulmineo il ventre.
Si era data della stupida ed era corsa in spiaggia a fare un tuffo per rinfrescarsi. Si era imposta di restare lontana dalla villa perché non si fidava di se stessa ed era rincasata che erano quasi le nove. La casa di Zeno sembrava deserta, notò con sollievo misto a delusione, così lasciò Kiki a gironzolare fuori mentre si
faceva la doccia.
Indossò un abito giallo con le spalline sottili e lasciò i capelli sciolti in modo che si asciugassero all’aria calda della sera. A casa li tirava con la spazzola ma lì non le importava se si ribellavano in onde corvine. Uscì sul portico con un tè freddo e il lettore pieno di libri digitali e si accoccolò sulla sedia a dondolo.
«Kiki? Vieni bella!»
Si guardò intorno ma non riuscì a distinguerla perché con il pelo nero si mimetizzava nella notte. La chiamò di nuovo, ma non ricevette alcun segno. Preoccupata si alzò e urlò più forte, ma niente, non c’era traccia del cane. Corse verso la pineta, guardandosi intorno grazie alla luce della luna che filtrava tra le foglie.
«Kiki, vieni subito! Dai bella!»
Si rese conto che doveva essere molto lontana per non sentire le sue urla isteriche. E se l’avessero investita? E se fosse caduta dagli scogli? Rubata? Le si inumidirono gli occhi e sentì il panico crescere. Doveva calmarsi, tornare a prendere una torcia e cercarla più lontano.
«Porca miseria, dove sei?» Corse indietro e per poco non inciampò in una radice poi urlò terrorizzata quando andò a sbattere contro qualcuno.
«Calma, sono Zeno! Ti ho sentito urlare, che cosa succede?»
Gli afferrò la maglietta e cercò di spiegarsi, ma emise suoni confusi tra le lacrime.
«Aspetta, guardami.» Le prese il viso tra le mani e incatenò lo sguardo nei suoi occhi verde scuro. Funzionò alla perfezione perché Melissa smise di parlare e di respirare.
«Brava, respira.» La incoraggiò, accarezzandole le guance e asciugandole le lacrime con i pollici. «Il cane si è allontanato, giusto?»
Melissa mosse la testa su e giù senza fiatare. Zeno rise. «Ok. Credo sia una fuga d’amore perché manca anche Dylan.»
«Davvero?»
«Lui vaga spesso in giro.» Le lasciò andare il viso e con le dita alla bocca emise un fischio acutissimo. «Torniamo a casa, arriveranno subito.»
Le mise un braccio sulle spalle e la spinse lungo il sentiero. Melissa era ancora scossa e si lasciò attirare vicino, fianco contro fianco. La guidò fino al suo portico dove la fece sedere sul dondolo in legno infine fischiò di nuovo.
«Ti porto qualcosa da bere.»
Melissa perlustrava con lo sguardo tutto intorno quando Zeno le mise in mano un bicchierino di mirto.
«Bevi. Torneranno.» Si mise al suo fianco con il braccio appoggiato allo schienale, vicinissimo alle sue spalle.
«Devono essere lontanissimi se non hanno sentito i fischi.»
«No, credo che ci stiano ignorando. Saranno impegnati.»
Melissa assaggiò il liquore e sospirò, ancora agitata.
«Penserai che sono matta a fare tante scene per un cane.» Sussurrò imbarazzata, fissandosi le mani, ma quando il silenzio si protrasse alzò lo sguardo verso Zeno. La fissava con un’espressione inconfondibile di tenerezza che le fece sussultare il cuore.
«Affatto.»
Melissa sentì le dita di Zeno toccarle i capelli e le si chiusero le palpebre. La carezza continuò, lenta e dolce, mentre lei si sentiva sempre meglio. Quando riaprì gli occhi lui la stava ancora guardando. Avvicinare le labbra alle sue fu naturale come respirare. Le scoprì morbide ed esigenti mentre la mordicchiavano e la mano tra i capelli la teneva vicina e la accarezzava allo stesso tempo. La baciava con lentezza, scoprendola piano mentre la piccola fiamma che le si era accesa dentro diventava sempre più forte fino a divampare. Melissa perse la concezione del tempo e dello spazio e si abbandonò stupita, aprendosi al piacere che lui le stava dando. Quando si separarono, riluttanti, notarono il pubblico di fronte al dondolo: quattro occhi canini pieni di curiosità e due code che frustavano l’aria senza sosta. Melissa si alzò e abbracciò Kiki, sgridandola con poca convinzione. Sbirciò verso Zeno che appariva confuso quanto lei.
«Grazie per avermi consolata.» Era successo questo tra loro?
«Prego.»
«Buonanotte allora.»
«Buonanotte.»
Quando si richiuse la porta alle spalle, Melissa realizzò che era stato il bacio migliore della sua vita, un momento di struggente estasi al chiaro di luna.

Tre

La notte non aveva portato consiglio ma un sonno profondo da cui Melissa si destò sorridendo. Si stiracchiò e scoppiò a ridere quando vide Kiki fingere di dormire con la zampa appoggiata sul muso.
«Forza pigrona, andiamo a fare una passeggiata!»
Il mare all’alba era uno spettacolo meraviglioso ed era tutto per loro perché la zona era deserta.
«Vieni, vuoi giocare?» Melissa studiò l’atteggiamento abbattuto di Kiki che guardava in direzione della casa. «Vuoi tornare da Dylan? Non ti è bastato ieri sera, vero? È lo stesso anche per me, ne vorrei ancora e ancora.»
Melissa vide Kiki annuire, spostando la testa su e giù, come se le stesse davvero rispondendo.
«Siamo un po’ matte! Forse è l’aria di cala Liberotto. Forse si sono già dimenticati di noi.»
Temeva di aver ingigantito l’accaduto, in fondo era stato solo un bacio tra sconosciuti. Inoltre lei sarebbe partita entro due giorni e non aveva molto da guadagnare a fantasticare, ma non aveva nemmeno niente da perdere. “Perché no?” si chiese e si incamminò verso la villa.
«Vieni bella!»
Kiki arrivò come un treno e lei si sforzò di non correre e di tenere a bada le pulsazioni. Non aveva esperienza di amoreggiamenti estivi o forse doveva chiamarla avventura? Era stata con un solo uomo per tanti, troppi anni e non sapeva come comportarsi. L’unica cosa certa era che ne voleva ancora e al diavolo il resto. Sarebbe partita tra due giorni e voleva godersi ogni minuto lasciando i rimorsi per il rientro a Milano.
«Ok piccola, andiamo a vivere la nostra avventura.»
Kiki si mise a correre e la fece scoppiare a ridere per l’entusiasmo che dimostrava, erano proprio in sintonia. Di fronte all’ingresso di Zeno però esitò, ricordando che lui non era un tipo mattiniero. Sussultò sorpresa quando la porta si spalancò e Dylan saettò fuori verso Kiki, salutandola come se non si vedessero da anni.
«Ciao, sei qui.» Parlò lui con voce roca, ancora intrisa di sonno. Era arruffato e scompigliato e molto attraente. «Tieni.» Le offrì un vasetto in legno con una rosa intagliata sulla base panciuta e una fresca all’interno.
«Grazie.»
«Si mandano fiori dopo un appuntamento, o quello che è.» Melissa annusò la rosa rossa e passò il dito sull’incisione. «Grazie, è un pensiero dolcissimo e questo vaso è davvero grazioso.»
Zeno alzò le spalle come se non gli importasse ma gli luccicarono gli occhi. Melissa voleva baciarlo di nuovo, in effetti non aveva pensato ad altro nelle ultime ore, così si sollevò sulla punta dei piedi e lo tirò in basso con le mani tra i ricci ribelli. Questa volta furono entrambi più famelici e approfondirono subito il bacio mentre le mani di Zeno vagavano sul suo corpo. Lei gli si era aggrappata al collo e aveva chiuso gli occhi, persa di nuovo.
«Mi sembra di volare.» Sussurrò lui senza darle la possibilità di parlare, o di respirare, ma a chi importava?
“E a me sembra di cadere” pensò Melissa.
«Voglio portarti in un posto. Vieni con me?» Le chiese con voce roca e lei annuì perché non aveva voce. In che cosa si stava cacciando?

Quattro

L’oasi naturale di Biderosa era un vero paradiso dalla sabbia finissima e l’acqua calda e trasparente in cui restare immersi per ore. Il riflesso del sole sul mare creava sfumature incredibili dal turchese al blu intenso ed erano i soli a goderne perché la spiaggia era deserta così come la pineta dove i cani girovagavano felici, annusando ogni albero. Era come vivere in un sogno, tutto era intenso e carico di emozioni, ma il fattore più surreale era la sensazione di essere come due amanti di lunga data che conoscevano tutto dei loro corpi: ogni bacio era spontaneo, ogni carezza naturale come fosse la milionesima, le mani si trovavano e intrecciavano senza neanche guardare. Anche la conversazione fluiva spontanea tra un bacio e l’altro, ma la cosa più bella erano le risate. Per la prima volta in vita sua Melissa si divertiva e si godeva il momento senza piani per il futuro. Era sdraiata su una delle spiagge più belle che avesse visto, con le gambe a mollo nell’acqua cristallina e la mano intrecciata a quella di un uomo che era pressoché un estraneo.
«Ti invidio perché vivi qui. Milano in confronto è così deprimente.»
«Ma io non abito qui, ci stanno solo i miei da quando sono andati in pensione. Io vivo a Brescia e lavoro nel mobilificio di famiglia con mio fratello.»
«È vostro l’arredamento alla villa? Sono pezzi splendidi.»
«Grazie. La qualità è un nostro punto di forza.» Le accarezzò i capelli umidi, sembrava non riuscire a tenere le mani lontane da lei. «Il tavolo, le sedie e il dondolo li ho fatti io.»
«Davvero? Sono eccezionali.» Melissa si mise seduta e si rigirò le mani di lui nelle sue, osservandole con ammirazione: erano grandi e forti eppure delicate quando la sfioravano.
«Ho sempre voluto lavorare il legno e mio padre mi ha insegnato. Mi piace creare le cose, immaginarle e realizzarle come sono nella mia testa.»
«Anche il vaso con la rosa è una tua creazione?»
«Sì, stanotte non riuscivo a prendere sonno. Pensavo a questo.» La baciò di nuovo per la centesima volta.
«Vivi solo a Brescia?»
«Sì, non c’è nessuna di importante da un paio d’anni.»
«E prima?»
«Ero fidanzato, ma ci siamo lasciati a un mese dal matrimonio.»
«È terribile, mi dispiace.»
«Stavamo insieme da quattro anni e sposarsi sembrava il passo successivo. Tutti se lo aspettavano.»
«E poi?»
«Volevamo cose diverse. Io volevo un figlio da tempo e lei non era pronta. Se ci fossimo sposati forse l’avrebbe fatto per me, ma sapevo che non era giusto. Quando lo sai, lo sai.»
«Che cosa significa: quando lo sai, lo sai?»
«È una sensazione, è istinto. Quando incontri una persona e senti che sarà importante per te. Oppure quando qualcuno ti fa una promessa e magari ci crede, ma tu senti che non è vero e se decidi di fidarti è solo perché hai paura.»
«Istinto. Ho capito, a quanto pare il mio è rotto.» Lo fece ridere anche se per lei non c’era niente di divertente.
«Ne dubito. Parlami di te.»
«Non c’è molto da dire. Lavoro in un’agenzia di viaggi, gestisco le trasferte di lavoro delle ditte clienti. Vivo in affitto in un appartamento che non mi piace più perché mi ricorda il passato, ma non ho voglia di cercarne un altro.» Melissa sentiva quanto suonasse patetica quella confessione, ma non riusciva a bloccare le parole. «Ho buttato quasi un terzo della mia vita con un uomo che mi ha lasciata. A questa età sognavo di essere già mamma e invece sono sola. Sola con un cane.»
Melissa si aspettava frasi consolatorie invece Zeno si spostò sopra di lei e la fece sdraiare sulla sabbia morbida. Il suo corpo era muscoloso e caldo a contatto con la pelle ed era evidente quanto la desiderasse in quel momento. Sapere che la voleva fu meglio di qualsiasi parola e il suo corpo rispose con brividi di eccitazione.
«Sei bellissima.» Le sussurrò sulle labbra salate prima di impossessarsi della sua bocca, invadendola, mentre le mani le bruciavano la pelle ad ogni tocco. «Ti voglio.»
«Sì.»
«Vieni con me.»
La fece alzare e la prese in braccio senza sforzo ed era una situazione strana e tremendamente eccitante. Lei gli mise le mani nei capelli, arruffati dall’acqua salata, chiuse gli occhi e smise di pensare mentre gli baciava il collo. Domani sarebbe partita, ma ora era lì, con lui. Zeno riuscì a camminare fino alla pineta e la depose sul telo su cui avevano consumato il pranzo al sacco. Buttò via lo zaino, i collari e tutte le altre cose che ingombravano e la fece ridacchiare.
«Ti diverti? Adesso ti faccio smettere subito di ridere!»
E lo fece sfilandosi il costume e mostrandosi fieramente nudo, in mezzo alla pineta dove chiunque poteva arrivare all’improvviso. Melissa lo guardò a lungo, pregustando quello che sarebbe successo, e lui, sfacciato, si mise in posa. Gli sorrise e si slacciò il pezzo sopra del costume, gettandolo da parte, imbarazzata ed eccitata in egual misura. Zeno le si accovacciò accanto e l’aiutò a disfarsi del resto finché non furono entrambi pelle contro pelle.
«Mi sento così strana, non ho mai fatto una cosa del genere. Se arrivasse qualcuno?»
«I cani abbaierebbero. Non temere, siamo soli.»
«Ok.» Sussurrò appena in tempo prima che la bocca di Zeno piombasse sulla sua. Era scatenato e tenero allo stesso tempo e le fece perdere il poco controllo che le restava. Si sdraiò e chiuse gli occhi, godendosi le sue carezze mentre lui assaggiava ogni centimetro di lei. Era dannatamente bravo e presto Melissa si perse in un’estasi di luce, come quella che vedeva attraverso le palpebre chiuse. Restò sdraiata, immersa in una pozza di languida soddisfazione, con il sorriso sulle labbra per quello che era appena successo. Era stato bello e intenso e giusto. Quando riaprì gli occhi, vide che Zeno aveva preso un preservativo e la guardava con una tale passione da farla eccitare di nuovo. Gli rubò la bustina e lo spinse giù.
«Sei tutto mio, è il tuo turno ora.»
Baciò ogni parte del suo corpo, istigandolo a perdere il controllo e poi calmandolo per poter ricominciare da capo. Percorse con le labbra e con la lingua la scia di peli scuri che aveva sbirciato il giorno prima e poi andò oltre. I suoni che emetteva erano musica celestiale per lei che si sentiva bellissima e potente. Quando capì che era giunto quasi al limite, lo portò sul bordo del baratro e pensò di lasciarlo volare da solo, ma Zeno si riprese appena in tempo per afferrarla e metterla a cavalcioni sopra di lui.
«Mi fai volare Melissa.» Ansimò mentre entrava dentro di lei. «Volare.»
Lei inarcò la schiena e si offrì a lui, assecondandolo senza inibizioni, mentre le baciava il seno e la faceva impazzire di nuovo. Seguì il suo ritmo, salendo e scendendo, mentre il bordo dell’abisso si faceva sempre più vicino. Erano persi completamente, in quell’angolo di paradiso tutto loro, e quando non ce la fecero più urlarono e volarono giù, insieme.

Cinque

La mattina della partenza Melissa si svegliò felice, come non era da tanto tempo, eppure triste perché era tutto finito. La giornata all’oasi di Biderosa era stata la più bella della sua vita così come la notte che aveva trascorso tra le braccia di Zeno. Si erano amati ancora ed era stato meraviglioso e così giusto da farle rimpiangere che fosse già finito. Entro un’ora sarebbe partita per il porto e una volta salita sul traghetto avrebbe detto addio al suo amante perfetto. A Milano probabilmente il ricordo sarebbe sbiadito, come un vecchio film in bianco e nero. Era stato tutto così magico e surreale che forse non ci avrebbe creduto, una volta tornata nel suo appartamento deprimente.
«Il caffè è pronto.»
Melissa lo guardò avanzare verso il letto e pensò che avrebbe potuto dormire altre mille notti con lui, svegliandosi con la stessa gioia di quel momento. Si chinò a baciarla e lei lo attirò a sé.
«Tesoro non tentarmi. È tardi, rischi di perdere il traghetto se non prepari subito la valigia.»
«Certo, hai ragione.»
«Io porto a spasso i cani, tu fai la valigia poi ti aiuto a caricare l’auto.» La baciò ancora. «Sei bellissima anche di mattina.»
«Grazie, anche tu.»
«Lasciami andare o ti imprigionerò qui con me.»
“Perché no?” Pensò Melissa. Le sarebbe piaciuto moltissimo, ma non disse nulla e lo guardò uscire e ascoltò il suono dei suoi passi finché non svanì. «Mi piacerebbe davvero tanto.» Sussurrò a se stessa, scrollando il capo e dandosi della sciocca. Era stata una splendida avventura ed era felice di averla vissuta, ma adesso era ora di tornare alla vita vera.
Un’ora dopo era giunto il momento dei saluti, accanto all’automobile piena di bagagli e con il portellone aperto per far salire Kiki. La cucciola aveva capito cosa stava per accadere e stava salutando il suo amico in modo commovente. Zeno teneva la mano di Melissa e le stava dando dei teneri baci di addio.
«Siamo state bene, tutte e due.»
«Sì, lo so tesoro.» Rispose Zeno sorridendo e un altro bacio atterrò sulle sue labbra. Non sembrava per niente turbato.
«Non sono brava nei saluti, ma una cosa voglio dirtela. È stata la mia unica avventura e sono stata benissimo.»
«Oh, anche io.»
«Quello che voglio dire è che anche tu mi hai fatto volare e ti ricorderò sempre con affetto.»
«Ah, davvero?» Zeno la guardò con il sopracciglio inarcato verso l’alto come se avesse detto una sciocchezza e in effetti si sentì sciocca.
«Sì, anche se so che in pratica siamo due estranei.»
«Non direi affatto.» Le accarezzò una guancia, spostandole una ciocca di capelli dietro all’orecchio. «Sai, credo che Dylan andrebbe in depressione senza Kiki, smetterebbe di mangiare e di dormire fino a morirne. Tengo troppo al mio cane per lasciarlo schiattare così.»
Melissa osservò il sorriso biricchino di Zeno e sentì la speranza sbocciarle nel cuore ma riuscì solo a mugugnare mezza sillaba.
«Così ho pensato di portarlo a Milano a trovare la sua bella.»
«Davvero?» Squittì Melissa con gli occhi lucidi.
«Certo, in questo modo anche io potrei rivedere la mia. Ovviamente dovreste ospitarci.»
«Sì, certo. Quando vuoi!»
«Pensavo a domenica prossima. Fino a sabato sono inchiodato qui.»
«Sarebbe perfetto. Vero Kiki?»
I cani li guardarono con condiscendenza come fossero due padroni matti.
«Poi qualche volta potresti portare tu Kiki da Dylan.»
«Dici?»
«Potremmo alternarci per un po’.»
«E poi?»
«E poi vedremo.»
«Mi sembra un’ottima idea. Sì.» Melissa gli buttò le braccia al collo e lo baciò sollevata.
«Ora andate, è tardi.»
La aiutò a far salire il cane, le allacciò la cintura di sicurezza e chiuse lo sportello mentre lei metteva in moto.
«Avete tutto Melissa?»
«Sì, è tutto a posto.»
Si sporse attraverso il finestrino per baciarla. «Ti chiamo più tardi.»
«D’accordo.»
Le sue labbra la accarezzarono un’ultima volta poi si tirò indietro. «Un’ultima cosa Melissa. Quando lo sai, lo sai.»
Lei scosse il capo perché non aveva capito e lo guardò negli occhi. Il suo cuore si fermò quando vi lesse una promessa. «E io lo so, tesoro.»
Arretrò di mezzo metro e la lasciò partire, piena di speranza per il futuro come non era mai stata in vita sua.

«Hai capito Kiki? Quando lo sai, lo sai.» Lo vide scomparire nello specchietto retrovisore. «E lui lo sa.»

FINE


CHI E' L'AUTRICE

Samantha L’Ile vive in provincia di Varese con il marito e i figli. Laureata in Ingegneria Informatica, lavora in ambito amministrativo con i numeri ma sono le parole la sua vera passione. Lettrice compulsiva da sempre, ha pubblicato i romanzi “Amore, cioccolato e disastri”, “Non merito il tuo amore”, “Coppia di Cuori” e “Cuori Coraggiosi”, contemporanei autoconclusivi, e “Le Vicende degli Island”, una serie young adult di genere paranormale.
La trovate su Facebook, Twitter, Instagram e Pinterest. 
L'indirizzo del suo blog è: sammylile.blogspot.it

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12 commenti:

  1. Che bello! Ho il magone a separarmi da queste due belle persone e dai loro "amici".Brava Samantha!

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  2. bello questo racconto di due non più giovanissimi, finalmente. mi ha messo addosso molta allegria, perchè adoro il mare e mi piacciono gli uomini che capiscono al volo quando trovano l'altra metà delle mela e non se la lasciano sfuggire

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  3. Carino direi. Non mi ha fatto 'Aggrovigliare le budella', ma ammetto che è una storia dolce, piacevole e confortante. Però non si spiega perché il protagonista maschile umano si sia comportato in maniera così brusca, maleducata all'inizio e poi improvvisamente muta atteggiamento. Non ha senso.

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  4. Mi è piaciuto un sacco. Dolce , fresco... ed è vero a volte se si è molto fortunate anche un incontro apparentemente destinato a vita breve può durare per sempre. Come dice Zeno : Quando , lo sai , lo sai. A me è successo. Marina

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  5. Mi sono piaciuti il racconto, l'ambientazione e l'atmosfera. Peccato che sia stato così breve. Adoro i maschi decisi e intraprendenti. Complimenti all'autrice.

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  6. I cagnolini mi hanno conquistata subito, così come i loro padroni che finalmente hanno trovato l'anima gemella. Piacevole racconto estivo; una romantica avventura d'amore si trasforma nella promessa di un legame indissolubile in poche, ma decise parole "Quando lo sai, lo sai." "E io lo so, tesoro."
    Adorabile.

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  8. racconto molto carino e intrigante i cagnolini mi piacciono fanno un po' da cupido anche per i loro padroni chissa se si rincontreranno una volta ritornata alle proprie abitudini cittadine.elisabetta

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  9. storia tranquilla, anzi tranquillizzante: non tutti gli amori sono disperati e non è sempre necessario superare drammi e fatiche per essere sereni ed appagati..
    forse una spiegazione dell'atteggiamento iniziale di Zeno sarebbe stato gradito, ma in quanto racconto può funzionare anche così

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  10. Che bel racconto! Ho letto anche gli altri libri dell'autrice e mi piace il suo stile, la naturalezza con cui racconta i fatti, descrive i personaggi, fa accadere tutto in maniera spontanea. Ho sorriso quando sono arrivata al finale: "Quando si sa, si sa". Ben detto!
    Judith Sparkle
    Judith

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  11. l'amore quando arriva si fa riconoscere, non c'è nulla da fare, e a quanto pare questo vale pure per i cani :-D
    piacevolissima e dolce la storia tra zeno e melissa, entrambi feriti da amori precedenti finiti male ma che non hanno certamente perso la voglia di innamorarsi ancora!

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  12. Racconto piacevole e rilassante. Simpatici tutti i quattro protagonisti.

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